Guerra russo-persiana (1804-1813)

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Guerra russo-persiana (1804-1813)
Il dipinto raffigura un episodio della guerra, quando 493 russi respinsero per due settimane gli attacchi di 20.000 persiani; nella scena in questione i russi crearono un ponte umano, in maniera tale da poter trasportare due cannoni sopra i loro corpi.
Il dipinto raffigura un episodio della guerra, quando 493 russi respinsero per due settimane gli attacchi di 20.000 persiani; nella scena in questione i russi crearono un ponte umano, in maniera tale da poter trasportare due cannoni sopra i loro corpi.
Data 1804 - 1813
Luogo Transcaucasia
Iran settentrionale
Esito Vittoria russa; Trattato di Gulistan
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
10.000 50.000
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La guerra russo-persiana del 1804-1813 fu una guerra tra l'Impero russo e quello persiano.

Il conflitto ebbe per causa una disputa territoriale: il re persiano Fath Ali Shah voleva consolidare i territori settentrionali dell'impero, ovverosia le terre sulla sponda sud occidentale del Caspio (l'attuale Azerbaigian) e la Transcaucasia; analogamente alla sua controparte persiana, lo zar Alessandro I era anch'egli nuovo al trono ed egualmente determinato a controllare i territori contesi.

Premesse storiche[modifica | modifica sorgente]

Nel 1779, dopo la morte di Karim Khan, il leader della tribù Qajar Agha Mohammad Khan aveva intenzione di riunificare la Persia; nel 1794, tutti i suoi rivali erano stati eliminati (incluso Lotf Ali Khan, l'ultimo della dinastia Zand) ed aveva riaffermato la sovranità persiana sugli ex dominii in Georgia e nel Caucaso. Agha Mohammad venne assassinato nel 1797 (dopo essere stato formalmente incoronato come shah l'anno precedente). A lui succedette il nipote Fath Ali Shah, che tentò di mantenere la sovranità acquisita, ma venne disastrosamente sconfitto dalla Russia in due guerre.

La Persia a quel tempo rivendicava i khanati di Karabakh, Shirvan, Talysh e Shaki (tutti situati nell'odierno Azerbaigian); tali rivendicazioni, però, apparivano traballanti dopo l'annessione della Georgia (a sua volta territorio conteso) da parte dell'Impero russo nel 1801. Quest'ultimo, bramoso di estendere e consolidare il suo vantaggio, si spinse avanti militarmente, pianificando di espandere i propri confini fino all'Aras, ai confini della moderna Turchia.

Le forze in campo[modifica | modifica sorgente]

I russi erano impossibilitati a dedicare una consistente parte delle truppe al Caucaso, in virtù delle concomitanti guerre con la Francia, l'Impero ottomano, e la Svezia; di conseguenza, l'impero era costretto ad affidarsi su una superiore tecnologia, addestramento e strategia, vista anche la preponderante differenza numerica (alcune stime asseriscono che il rapporto tra le forze persiane e quelle russe fosse di cinque a uno). L'erede dello Shah Fath Ali, Abbas Mirza, provò a modernizzare l'esercito, cercando l'aiuto di esperti francesi (attraverso l'alleanza franco-persiana) e successivamente inglesi, ma questo servì solamente a ritardare la sconfitta persiana.

Le battaglie[modifica | modifica sorgente]

Questo dipinto, che una volta decorava il palazzo di Abbas Mirza, raffigura la sconfitta del reggimento di fanteria russo Trinità nella battaglia nei pressi di Sultanabad, il 13 febbraio 1812.[1]

I comandanti russi Gudovič e Cicianov provocarono lo scoppio della guerra attaccando l'insediamento persiano di Echmiadzin, celebre per essere la città più sacra dell'Armenia; Gudovič però non ebbe successo nell'impresa, stante la mancanza di truppe, e si ritirò a Yerevan dove proseguì un altro assedio, anch'esso poi rivelatosi fallimentare. Malgrado questi insuccessi, i russi mantennero il vantaggio per la maggior parte del conflitto, grazie alla superiore qualità strategica e delle truppe; l'incapacità di schierare più di 10.000 uomini, però, consentì ai persiani di allestire una discreta resistenza, seppur composta da cavalleria irregolare di bassa qualità.

Col proseguire delle ostilità i persiani aumentarono i loro sforzi, proclamando una guerra santa contro la Russia imperiale nel 1810, ma la cosa non sortì risultati apprezzabili; la situazione non cambiò nemmeno con l'invasione russa di Napoleone (alleato del persiano Abbas Mirza, ma che fornì poco aiuto concreto): persino con Mosca occupata dai francesi, le truppe non vennero ritirate ma continuarono la loro offensiva, che culminò con le vittorie del generale Kotljarevskij ad Aslanduz e Lenkoran, rispettivamente nel 1812 e 1813. La guerra si concluse con il trattato di Gulistan, che cedeva la maggioranza dei territori contesi all'Impero russo; questo portò alla decimazione dei khan che si ritrovarono impoveriti e costretti a dover pagare tributi alla Russia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Battle Between Persians and Russians, State Hermitage Museum. URL consultato il 19 settembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • N. Dubrovin. История войны и владычества русских на Кавказе, volumes 4-6. SPb, 1886-88.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]