Tributo

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Il tributo è un prelievo coattivo di ricchezza operato dallo Stato, da un ente pubblico o da altra pubblica amministrazione es. INPGI che è un ente impositore definito pubblica amministrazione dalla legge anche se fondazione con persona giuridica privata. Esso è espressione dell'esercizio della potestà impositiva di un ente sovrano.

Funzioni[modifica | modifica sorgente]

Tre sono le funzioni del tributo: acquisitiva, distributiva, promozionale.

  • La funzione acquisitiva consiste nel procurare all'Ente pubblico le risorse necessarie per il suo stesso funzionamento e per la realizzazione dei suoi obiettivi (tipicamente, per finanziare la spesa necessaria alla produzione di beni e servizi pubblici);
  • la funzione distributiva consiste nel modificare la distribuzione della ricchezza tra i contribuenti ed è strumentale al perseguimento di obiettivi di giustizia sociale. Essa viene realizzata, ad esempio, attraverso la introduzione di tributi progressivi, nei quali cioè il prelievo fiscale aumenta più che proporzionalmente all'aumentare della base imponibile;
  • la funzione promozionale, infine, consiste nell'incentivare o disincentivare determinate condotte dei contribuenti e viene realizzata tipicamente attraverso l'introduzione, rispettivamente, di agevolazioni o penalizzazioni fiscali. Essa è espressione, in ambito tributario, della cosiddetta "funzione promozionale del diritto".

Legislazione nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

L'art. 23 della Costituzione della Repubblica italiana afferma il principio che:

« Nessuna prestazione patrimoniale o personale può essere imposta se non in base alla legge»

Secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale sono definibili tributi quelle entrate erariali caratterizzate dalla:

« doverosità della prestazione e nel collegamento di questa alla pubblica spesa, con riferimento ad un presupposto economicamente rilevante.[1][2][3] »

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

La dottrina italiana classifica tradizionalmente i tributi, tenendo conto della loro funzione acquisitiva, in: imposte; tasse; contributi.

L'imposta è un prelievo coattivo di ricchezza operato per il finanziamento di spesa pubblica destinata al soddisfacimento di bisogni pubblici indivisibili quali, secondo la dottrina classica, la difesa dello Stato, la giustizia e l'ordine pubblico. È prelevata in relazione ad un fatto economico che esprime capacità contributiva, come il reddito nell'Imposta personale, il consumo nell'imposta sul valore aggiunto, etc., secondo il cosiddetto principio del sacrificio.

La tassa è un prelievo coattiva di ricchezza operato per il finanziamento di spesa pubblica destinata al soddisfacimento di bisogni pubblici divisibili prestati su domanda, come ad es. l'istruzione (tassa universitaria) o la sanità (ticket sanitario). Essa è ispirata al principio economico del beneficio e ha natura sinallagmatica (do ut des). Solitamente la tassa non copre per intero il costo del servizio pubblico, che quindi viene in parte finanziato da imposte.

Il contributo è un prelievo coattivo di ricchezza operato per il finanziamento di spesa pubblica destinata soddisfacimento di bisogni pubblici divisibili non prestati su domanda (es. contributi di urbanizzazione). È una categoria sulla cui esistenza non vi è accordo in dottrina, in quanto secondo parte di essa è possibile ricondurlo alla tassa (es. contributo di utenza stradale), in quanto dovuto per uno specifico servizio, o all'imposta (contributo al servizio sanitario nazionale). Il suo importo tende a coprire o ha relazione con il costo del servizio (contributi di bonifica). A differenza della tassa, che si applica quando si richiede un servizio, il contributo può essere attivato dall'Ente Pubblico per coloro che ricadono nell'ambito della prestazione di un determinato servizio. Ad es. nei il consorzi di bonifica si applica a tutti i proprietari di immobili nel territorio bonificato.

Nel linguaggio corrente per indicare i tributi viene spesso usato, impropriamente, il termine "Tasse".

Tributi e Costituzione[modifica | modifica sorgente]

La Costituzione prevede diverse norme che disciplinano i tributi:

  • art. 23: Nessuna prestazione patrimoniale o personale può essere imposta se non in base alla legge (riserva di legge relativa);
  • art. 53: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (secondo parte della dottrina, questa disposizione si applica soltanto alle imposte e non anche alle tasse e ai contributi).
  • art. 81: [...] Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. [...] Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta.
  • art. 120: La Regione non può istituire dazi di importazione o di esportazione o transito tra le Regioni [...].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Corte Costituzionale, sentenza n. 73 del 7 febbraio 2005
  2. ^ Corte Costituzionale, sentenza n. 64 del 10 marzo 2008
  3. ^ Corte Costituzionale, sentenza n. 334 del 14 dicembre 2009

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