Restaurazione francese

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Regno di Francia
Regno di Francia – Bandiera Regno di Francia - Stemma
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Motto: Montjoye Saint Denis !
Dati amministrativi
Nome ufficiale Royaume de France
Lingue ufficiali francese
Lingue parlate francese, occitano, bretone
Inno Le Retour des Princes français à Paris
Capitale Parigi
Politica
Forma di Stato Monarchia
Forma di governo Monarchia costituzionale
Roi de France Elenco di monarchi francesi
Organi deliberativi Parlamento:
Camera dei Pari di Francia
Camera dei Deputati di Francia
Nascita 1814 con Luigi XVIII di Francia
Causa Restaurazione
Fine 1830 con Carlo X di Francia
Causa Rivoluzione di luglio
Territorio e popolazione
Bacino geografico Europa
Territorio originale Francia
Massima estensione 560.000 km² nel 1815
Popolazione 32.000.000 nel 1830
Economia
Valuta Franco francese
Produzioni cereali, vino, prodotti manifatturieri, beni di lusso
Esportazioni vino, tessuti, beni di lusso, suppellettili
Importazioni caffè, cacao, spezie
Religione e società
Religioni preminenti cattolicesimo
Religione di Stato cattolicesimo
Religioni minoritarie calvinismo, ebraismo
Classi sociali nobiltà, clero, borghesia, contadini
Regno di Francia - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da FranciaPrimo Impero francese
Succeduto da FranciaMonarchia di luglio
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Storia della Francia
Localizzazione della Francia
Voci principali

Ordine cronologico

Preistoria ed età antica

Medioevo

Età moderna

Età contemporanea

Il dopoguerra


Ordine tematico

Categoria: Storia della Francia

La Restaurazione francese ebbe inizio quando gli alleati, dopo aver estromesso Napoleone Bonaparte dalla Francia, riportarono al trono di Francia la dinastia borbonica. Il successivo periodo, fino alla Monarchia di Luglio viene chiamato, nella Storia della Francia, anche restaurazione borbonica, caratterizzata da un brusco conservatorismo e dal ripristino dei poteri politici della Chiesa cattolica.

Luigi XVIII (1814-1824)[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno al trono di Luigi XVIII nel 1814 venne realizzata grazie all'aiuto di Talleyrand, ex ministro degli esteri di Napoleone Bonaparte, il quale convinse gli Alleati di restaurare la monarchia borbonica. Luigi tuttavia fu obbligato di concedere una costituzione scritta, la Carta del 1814, nella quale veniva garantita un sistema legislativo bicamerale, con una camera dei Pari ereditaria e una camera dei deputati elettiva. Il suffragio veniva limitato agli uomini con considerevoli proprietà. Tuttavia la maggior parte delle riforme amministrative, economiche e legali del periodo rivoluzionario, tra cui il codice napoleonico, la suddivisione amministrativa periferica, restarono intatte. Le relazioni tra la Chiesa e lo Stato rimasero quelle regolate dal concordato del 1801.

Dopo un primo rigoglio di popolarità, le intenzioni di Luigi di rovesciare le conseguenze della Rivoluzione gli fecero perdere velocemente il pubblico consenso della maggioranza della popolazione. Dopo un anno di regno fuggì verso Gand dopo la notizia del ritorno trionfante di Napoleone, ma ritornò subito dopo la battaglia di Waterloo che mise fine ai Cento giorni di regno napoleonico. Questa seconda restaurazione vide le atrocità del Terrore bianco, soprattutto nel sud, dove molti simpatizzanti monarchici uccisero chi aveva facilitato il ritorno di Napoleone. Sebbene il re e i suoi ministri furono contrari a queste violenze, furono poco attivi per fermarle.

Acquaforte popolare colorata, tendente alla caricatura: «La famiglia reale e gli alleati rigiuardo alla felicità dell'Europa»

I primi ministri di Luigi furono inizialmente dei moderati, tra cui Talleyrand, il Duca di Richelieu e Élie Decazes. La Chambre introuvable eletta nel 1815, era dominata dai monarchici, venne dissolta da Richelieu. Le elezioni del 1816 portarono a una maggioranza più liberale. Lo stesso anno venne riproposto il divieto di divorzio. Intanto anche i liberali stavano diventando meno malleabili, cosicché nel 1820 causò la caduta di Decazes e il trionfo dei monarchici reazionari. Dopo un intervallo in cui Richelieu tornò al potere tra il 1820 e il 1821, venne formato un nuovo ministero con tutti reazionari, con a capo il Conte de Villèle. Tuttavia anche per Villèle le cose non andarono bene e fino a quando Luigi XVIII visse, le politiche di stampo reazionario vennero ridotte al minimo.

Luigi XVIII morì il 16 settembre 1824, suo successore al trono fu il fratello Carlo conte di Atrois, il quale prese il nome di re Carlo X.

Carlo X (1824-1830)[modifica | modifica wikitesto]

Durante il regno del fratello, il conte di Artois capeggiò l'opposizione reazionaria, che arrivò al potere dopo il drammatico assassinio del duca di Berry, con il ministro Villèle, il quale restò in carica anche dopo l'ascesa al trono di Carlo X. Il nuovo re non si riprese mai dalla perdita del figlio. Nel febbraio 1825 il governo di Villèle votò una legge antisacrilega, con la quale veniva punito con la morte chiunque rubasse le ostie consacrate.

Il governo Villèle si dimise nel 1827 sotto la pressione della stampa liberale, tra cui il Journal des débats, che ospitava gli articoli di Chateaubriand. Il successore di Villèle, il visconte di Martignac, tentò di sferzare una via più moderata, ma nel 1829 Carlo incaricò Jules de Polignac (nipote di Louise de Polastron), un ultrà reazionario, come capo del governo. Polignac diede l'impulso alla colonizzazione francese in Algeria. La dissoluzione della camera dei deputati, con le sue ordinanze di luglio, per mezzo delle quali veniva instaurato un rigido controllo sulla stampa e la restrizione del suffragio, portarono alla cosiddetta "Rivoluzione di Luglio" del 1830. Nonostante Polignac cercasse fortemente l'appoggio dell'aristocrazia, della Chiesa cattolica e dei contadini, fu molto impopolare presso le classi operaie delle nascenti industrie e della borghesia liberale.

Carlo abdicò in favore di suo nipote, il conte di Chambord ed emigrò in Inghilterra. Tuttavia la camera dei deputati, in maggioranza formata da borghesi liberali, rifiutò di confermare re, con il nome di Enrico V, il conte di Chambord. In un voto , largamente boicottato dai conservatori, dichiarava il trono francese vacante, elevando al potere così Luigi Filippo d'Orlèans.

La fine della Restaurazione (1827–1830)[modifica | modifica wikitesto]

C'è ancora un considerevole dibattito tra gli storici sulla causa della caduta di Carlo X. Ciò che generalmente viene accettato è che tra il 1820 e il 1830 la recessione economica e la crescita dell'opposizione liberale fecero in modo di abbattere il regime conservatore dei Borbone.

Tra il 1827 e il 1830, la Francia dovette far fronte a una crisi economica, forse anche peggiore di quella che causò la Rivoluzione qualche decennio prima. Una serie di cattivi raccolti fecero salire il prezzo dei grani. Per rispondere alla crisi, i contadini francesi chiedevano l'abbassamento delle tariffe sul grano in modo da facilitare la loro situazione economica. Tuttavia, Carlo X, sottomettendosi alle pressioni dei ricchi proprietari terrieri, lasciò le tariffe come erano. Già in precedenza, Luigi XVIII, dopo il famoso anno senza estate (1816) e la conseguente carestia, aveva diminuito le tariffe, ma ciò, per contro, gli aveva causato le ire dei proprietari terrieri francesi, tradizionale base d'appoggio dei Borbone.

Allo stesso tempo, pressioni internazionali, combinate assieme a un indebolimento delle province, portarono a una decrescita economica nei centri urbani. Mentre l'economia francese stava andando in crisi, una serie di elezioni portò a rafforzare il blocco liberale. Infatti da 17 deputati del 1824, i liberali passarono a 180 nel 1827 e 274 nel 1830. La maggioranza liberale vide aumentare il potere grazie anche all'insoddisfazione verso le politiche del centrista Martignac e del reazionario Polignac. I liberali chiedevano l'espansione del suffragio e l'adozione di politiche economiche più liberali. Inoltre chiedevano il diritto di nominare il primo ministro.

L'incremento del "blocco liberale" nella Camera dei deputati corrisponde alla crescita esponenziale della stampa liberale. Centrata soprattutto su Parigi, la stampa liberale forniva un punto di vista diverso dai servizi giornalistici conservatori. La stampa liberale divenne importante nelle opinioni politiche del pubblico parigino; può essere vista come un punto di incontro tra la borghesia liberale e i ceti più poveri.

Quindi nel 1830, il governo di Carlo X si trovava in difficoltà su diversi fronti. La maggioranza liberale non aveva intenzione di finanziare la politica aggressiva di Polignac. La crescita della stampa liberale di Parigi fu pertanto la causa di un cambiamento delle opinioni politiche in senso più progressista, cosicché la base di potere di Carlo X diventò sempre più isolata.

Le quattro ordinanze[modifica | modifica wikitesto]

Teoricamente, con l'adozione della carta del 1814, la Francia diventava una monarchia costituzionale. Sebbene al re venissero ancora attribuiti molti poteri, il sovrano fu più volte riluttante a far passare alcuni decreti. La Carta fissava anche il metodo di elezione dei deputati e i diritti del blocco di maggioranza. Tuttavia Carlo X nel 1830 si trovò di fronte al problema di non poter preservare le sue politiche con una maggioranza in seno alla Camera dei Deputati senza oltrepassare i suoi poteri costituzionali. Venne pertanto richiesta un'azione risolutiva. Nel marzo 1830 venivano posti in atto dei decreti con i quali veniva fortemente alterata la carta del 1814. Questi decreti sono conosciuti come le Quattro ordinanze, esse comprendevano:

  • Dissoluzione della Camera dei deputati;
  • Restrizione della libertà di stampa;
  • Restrizione del suffragio a solo la gente più ricca di Francia;
  • Nuove elezioni immediate basate sul nuovo suffragio.

Il 10 luglio 1830, poco prima che il re facesse le sue dichiarazioni, un gruppo di giornalisti liberali e ricchi editori, con a capo Adolphe Thiers, si incontrarono a Parigi per decidere su una strategia per contrapporsi a Carlo X. Venne così deciso, solo tre settimane prima della Rivoluzione, quando Carlo avesse fatto il suo proclama, l'establishment giornalistico avrebbe pubblicato dei commenti velenosi sulle politiche del monarca nel tentativo di mobilitare le masse. Così quando Carlo X fece le sue dichiarazioni il 25 luglio 1830, la stampa liberale si mobilitò, con la pubblicazione di articoli e lamentele nelle quali veniva descritto il dispotismo dell'azione del re.

Anche il popolo di Parigi iniziò ad insorgere, guidato da fervore patriottico. Vennero innalzate barricate. Vennero attaccate le infrastrutture di Carlo X. In pochi giorni, la situazione degenerò e il re non fu più in grado di controllarla. Poiché la Corona si mosse per far sospendere la stampa liberale, il popolo parigino difese strenuamente queste pubblicazioni e, non solo, anche attaccando la stampa favorevole ai Borbone e paralizzando l'apparato coercitivo. Scorgendo l'opportunità, i liberali iniziavano a proporre risoluzioni nella Camera dei Deputati.

I re abdicò il 30 luglio. Venti minuti dopo l'abdicazione, anche il figlio di Carlo, il duca di Angouleme, abdicò. La corona quindi doveva passare al nipote di Carlo X, ossia a Enrico V, ma la Camera dei Deputati dichiarò il trono vacante e elevò Luigi-Filippo d'Orléans al potere, cosicché iniziò il periodo della "monarchia di luglio".

Luigi-Filippo e la Casa di Orléans[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Filippo ascese al trono con la Rivoluzione di Luglio del 1830, tuttavia non diventò "re di Francia", bensì "re dei francesi", cosicché venne marcato il concetto di sovranità nazionale e abbattuto, almeno in parte, il concetto legittimista, di sovranità per volere divino. Nel 1848 venne esautorato anche Luigi Filippo. Si formò così la seconda repubblica francese, dopo l'elezione come presidente, di Luigi Napoleone Bonaparte.

Partiti politici della Restaurazione[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Restaurazione i partiti politici videro sostanziali cambiamenti di allineamento. La Camera dei Deputati oscillava tra la fase monarchico-reazionaria e la fase liberal-progressista. Gli oppositori alla monarchia erano assenti dalla scena politica dopo la repressione del "Secondo Terrore bianco".

Tutti i partiti erano timorosi della gente comune, tanto che Adolphe Thiers ne riferì come "la moltitudine a buon mercato". La visione politica si fermava a favorire i ceti dominanti. I cambiamenti politici all'interno della Camera dei Deputati erano dovuti all'abuso delle maggioranze o a eventi critici.

Le discussioni politiche riguardavano soprattutto la lotta tra potenti, invece di una più nobile contrapposizione tra tirannia e nobile difesa degli interessi del popolo. Sebbene molti deputati rivendicavano la difesa degli interessi del popolo, molti di loro aveva paura non solo della gente comune, delle innovazioni e del socialismo, ma anche di estendere il diritto di voto.

I principali gruppi politici della Restaurazione in Francia[modifica | modifica wikitesto]

  • Constitutionnels, socialmente legati al ceto medio-alto: avvocati, ufficiali in epoca Napoleonica, accademici. Essi temevano sia il ritorno dell'aristocrazia sia il trionfo della democrazia. Accettarono la carta del 1814 perché da un lato dava un minimo di garanzie civili, dall'altro ergeva una barriera alle grandi masse, considerate incapaci di affrontare la cosa pubblica. Personalità importanti furono Pierre-Paul Royer-Collard, François Guizot e il conte di Serre. I loro giornali erano Le Courrier Français e il Le Censeur.
  • Doctrinaires, che promossero un ritorno a una monarchia moderata, e all'inizio della Restaurazione si opponevano ai reazionari.
  • Independents, che rappresentavano le istanze della classe medio-bassa: dottori, avvocati, piccola borghesia e commercianti. Essi rifiutavano la carta del 1814, poiché la consideravano troppo conservatrice. Rigettavano anche i trattati del 1815, la bandiera bianca borbonica e la preminenza del clero e della nobiltà. Importanti personalità erano monarchici parlamentari come Benjamin Constant, ufficiali dell'Impero francese come il generale Foy, avvocati repubblicani come Jacques Antoine Manuel e La Fayette, l'eroe dei due mondi. I loro giornali di riferimento erano La Minerve, Le Constitutionnel e Le Globe.
  • I monarchici liberali, i quali volevano abbassare le tasse per aiutare le classi medie.
  • I repubblicani, collocati all'estrema sinistra nello spettro politico della restaurazione francese. Benché appartenenti al ceto medio, si rivolgevano al miserabile mondo dei lavoratori. I lavoratori non erano rappresentati e le loro dimostrazioni venivano represse ferocemente, causando solo il rafforzamento del parlamentarismo, ma non un'evoluzione democratica. Per alcuni, come Blanqui, la rivoluzione sembrava l'unica soluzione.
  • I monarchici reazionari, che volevano il ritorno dell'Antico regime, com'era prima del 1789. Erano anti-repubblicani, anti-democratici e predicavano il "Governo dall'alto". Tolleravano solo il voto censuario, ristretto a ricchi contribuenti. Erano interessati di preservare l'aristocrazia e di promuovere l'assolutismo. Pensavano che la Carta del 1814 fosse troppo rivoluzionaria. I reazionari, in sintesi, auspicavano il ritorno della monarchia assoluta e del ripristino dei privilegi ai nobili. Teorici di rilievo del movimento reazionario furono Louis de Bonald e Joseph de Maistre. I loro capi parlamentari erano François Régis de La Bourdonnaye, barone di Vitrolles e, nel 1829, Jules de Polignac. Le loro pubblicazioni di riferimento erano La Quotidienne e La Gazette.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

in lingua francese (salvo diversamente indicato):

  • Alphonse de Lamartine, Histoire de la Restauration
  • Achille Tenaille de Vaulabelle, Histoire des deux restaurations jusqu’à l’avènement de Louis-Philippe, de janvier 1813 à octobre 1830, 1874, 7 à 10 vol. selon l'édition, Garnier frères, Paris
  • Guillaume de Bertier de Sauvigny, Alfred Fierro, Bibliographie critique des mémoires sur la Restauration écrits ou traduits en français, Bibliothèque nationale, Paris, 1988.
  • Éric Le Nabour, Les deux Restaurations, Tallandier, Paris, 1992.
  • Emmanuel de Waresquiel, Benoît Yvert, Histoire de la Restauration (1814-1830) : naissance de la France moderne, Perrin, Paris, 1996. Réédité en format de poche avec mise à jour de la bibliographie, Perrin, Paris, 2002. ISBN 2-26201-901-0
  • Jean-Yves Mollier, Martine Reid et Jean-Claude Yon (dir.), Repenser la Restauration, Nouveau monde, 2005. ISBN 2-84736-106-5

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