Pietro I di Russia

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Pietro I
Pietro I Romanov, Zar di tutte le Russie.
Pietro I Romanov, Zar di tutte le Russie.
Imperatore e Autocrate
di tutte le Russie
Stemma
In carica 2 novembre 1721 –
8 febbraio 1725
Predecessore Se stesso come Zar
Successore Caterina I
Zar di tutte le Russie
In carica 23 maggio 1682 –
2 novembre 1721
Incoronazione 25 giugno 1682
Predecessore Se stesso
Successore Se stesso come Imperatore
Zar di tutte le Russie
In carica 27 aprile 1682 –
23 maggio 1682
Predecessore Fëdor III
Successore Se stesso con Ivan V
Nome completo Pëtr Alekseevič Romanov
Altri titoli Granduca di Russia
Gran Principe di Kiev
Gran Principe di Vladimir-Suzdal
Gran Principe di Mosca
Duca di Estonia e Lituania
Nascita Mosca, 30 maggio 1672
Morte San Pietroburgo, 28 gennaio 1725
Casa reale Romanov
Padre Alessio I di Russia
Madre Natal'ja Kirillovna Naryškina
Consorte Evdokija Lopuchina
Ekaterina Skavronskaya
Figli Alessio
Alessandro
Paolo
Anna
Elisabetta
Natalia
Margherita
Pietro
Paolo
Natalia
Firma Peter the Great Signature.svg

Pietro I Romanov, in russo: Пётр Алексеевич Рома́нов?, Pëtr Alekseevič Romanov, /'pʲɔtr ʌlʲɪ'ksʲɛjɪvɪʧ rʌ'manəf/, detto Pietro il Grande, in in russo: Пётр Великий?, Pëtr Velikij, /'pʲɔtr vʲɪ'likɪj/ (Mosca, 30 maggio 1672[1]San Pietroburgo, 28 gennaio 1725[2]), fu zar e, dal 1721, imperatore di Russia. Il suo regno ebbe inizio nel 1682, all'età di 10 anni, in coreggenza con Ivan V, malato sia mentale sia fisico e pertanto impossibilitato a regnare. Alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1696, Pietro divenne l'unico sovrano fino al 1724, anno a partire dal quale la moglie Caterina I lo affiancò in questo compito.

È considerato un eroe nazionale russo. Compare sulle banconote da 500 rubli e francobolli; gli sono dedicati monumenti e opere letterarie.

Noto per l'elevata statura, era alto circa due metri.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù ed ascesa al trono[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Pietro da bambino

Pietro nacque a Mosca all'una del mattino del 30 maggio 1672, figlio dello zar Alessio e della sua seconda moglie Natal'ja Kirillovna Naryškina. Gli venne dato il nome Pietro in onore dell'apostolo e seguendo la vecchia usanza di prendere le misure ai bambini, fu dipinta un'immagine di San Pietro Apostolo su una tavoletta delle stesse misure del piccolo: 50 cm di lunghezza e 16 cm di larghezza.

La nascita del nuovo zarevič fu annunciata dai rintocchi della campana della torre di Ivan il Terribile e i cannoni del Cremlino spararono a salve per tre giorni mentre le campane delle milleseicento chiese di Mosca suonavano a festa. Pietro venne battezzato dal confessore personale dello zar Alessio il 29 giugno, giorno della solennità dei Santi Pietro e Paolo.[3]

L'8 febbraio 1676 lo zar Alessio morì e al trono di Russia salì Fedor, primogenito semi-invalido di Alessio e della prima moglie Marija Miloslavskaja. Nel 1674 lo zar Alessio aveva infatti nominato, per pura formalità, il figlio Fedor erede al trono pensando infatti che il figlio gli sarebbe premorto.

Durante il regno dello zar Fedor la vita di Pietro trascorse tranquillamente alternando i giochi allo studio nei palazzi del Cremlino o nel Kolomenskoe. L'educazione di Pietro era affidata a diversi tutori, tra i quali Nikita Zotov.

Il 27 aprile 1682 lo zar Fedor morì senza eredi. Il fratello di Fedor, Ivan, primo in linea di successione, era invalido ed infermo di mente e perciò l'assemblea dei boiari propose di far scegliere alla folla ammassata all'esterno del palazzo quale tra i due principi dovesse essere il nuovo zar. La folla, quasi all'unanimità, elesse Pietro come futuro zar sotto la reggenza della madre.[4]

La rivolta degli Strelzi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta di Mosca del 1682.

La zarevna Sofia, figlia di primo letto di Alessio I, contrariata della scelta, con l'aiuto di Ivan Miloslavskij, del principe Ivan Khovanskij e del principe Vasilij Golicyn istigò gli strelzi alla rivolta. Il 15 maggio 1682 i cavalieri Aleksandr Miloslavskij e Petr Tolstoj, su ordine di Sofia, si recarono nel Quartiere degli Strelzi informandoli che i Naryškin avevano assassinato lo zarevič Ivan e che volevano fare altrettanto con il resto della famiglia reale. All'udire tali informazioni, la rivolta scoppiò: armati di lance, alabarde, spade e moschetti gli Strelzi si diressero minacciosi verso il Cremlino.

Giunti al palazzo gli Strelzi chiesero a gran voce che gli fossero consegnati i Naryškin e Artamon Matveev responsabili, a loro dire, della morte dello zarevič Ivan. Compreso che la rivolta era frutto di un malinteso, Matveev chiese alla reggente Natalia di mostrare agli Strelzi che Pietro ed Ivan erano vivi. La donna, seppure spaventata, obbedì e questo fatto, insieme ad un discorso tenuto da Matveev e dal patriarca Gioacchino sembrò calmare la folla di rivoltosi. Ma appena Matveev rientrò dentro il palazzo, il principe Mikhail Dolgorukij, figlio del comandante degli Strelzi, minacciò la folla e questo gesto spinse gli Strelzi a riprendere la rivolta.

Dolgorukij venne preso di peso e gettato sulle lance degli altri rivoltosi, quindi il suo corpo venen fatto a pezzi. Poi i rivoltosi penetrarono all'interno del palazzo dove diedero sfogo alla loro ira depredando e massacrando i loro rivali e coloro che li proteggevano. Tra le vittime di questo massacro ci furono Artamon Matveev, la maggior parte dei boiari, Afanasij Naryškin, fratello della reggente Natalia, il direttore degli Affari esteri Ivanov, suo figlio Vasilij e il boiaro Romodanovskij. Il massacro terminò solo con il calare della notte e tutti corpi o i resti di essi vennero poi portati nella Piazza Rossa e per essere mostrati al popolo russo.

Il giorno seguente gli Strelzi tornarono ad assaltare il Cremlino questa volta in cerca di Ivan Naryškin, secondo fratello della reggente, di due medici sospettati di aver avvelenato Fedor e di altri traditori. Dato l'esito negativo della ricerca, gli Strelzi fecero ritorno al Cremlino anche il terzo giorno minacciando la stessa famiglia reale se non fosse stato consegnato loro Ivan Naryškin. Ivan, nella speranza di poter così calmare la rivolta, si consegnò nelle mani degli Strelzi, i quali prima lo torturarono per ore e poi fecero a pezzi il suo corpo. La rivolta ed il massacro compiuto dagli Strelzi era così terminato.

I due zar[modifica | modifica wikitesto]

Pietro I all'età di 10 anni, quando ancora regnava in coreggenza col fratello Ivan.

Il 23 maggio 1682 la zarevna Sofia istigò gli Strelzi affinché chiedessero un cambiamento al trono di Russia. Tramite una petizione mandata a Khovanskij, che Sofia aveva già nominato loro comandante, gli Strelzi chiesero che al giovane Pietro venisse affiancato il fratellastro Ivan sul trono di Russia o, in caso contrario, avrebbero nuovamente marciato contro il Cremlino. Riunitisi nel palazzo delle Sfaccettature, il patriarca, gli arcivescovi e i boiari accolsero la richiesta degli Strelzi e decretarono all'unanimità che due zar avrebbero regnato insieme in Russia.

Alcuni giorni dopo, il 29 maggio, gli Strelzi presentarono una nuova petizione, la quale chiedeva che, data la giovane età dei due zar, diventasse reggente la zarevna Sofia. il patriarca e i boiari acconsentirono e quello stesso giorno un decreto annunciò che la zarevna Sofia Alekseevna sostituiva la zarina Natalia in qualità di reggente. Appena divenuta reggente, Sofia provvide a mettere ai più alti posti di comando i suoi luogotenenti.

Lo zio Ivan Miloslavskij fu primo consigliere fino alla morte; Fedor Šaklovitij divenne il nuovo comandante degli Strelzi; il giovane monaco Sil'vestr Medvedev divenne suo consigliere ed il suo amante, il principe Vasilij Golicyn divenne il suo primo ministro. Il 25 giugno, alle ore cinque del mattino, nella Cattedrale dell'Assunzione ebbe luogo la duplice incoronazione dei due zar Ivan e Pietro.

Vita a Preobraženskoe[modifica | modifica wikitesto]

Avendo timore per la propria vita e per quella dei figli Pietro e Ivan, la zarina Natalia abbandonò il Cremlino per trasferirsi con loro nella dimora di Preobraženskoe sul fiume Jauza. Qui, il giovane Pietro ebbe modo di divertirsi giocando alla guerra insieme a quei compagni di giochi assegnatigli quando aveva cinque anni e provenienti dalle più nobili famiglie di boiari. Nel giro di poco tempo Pietro creò a Preobraženskoe un vero e proprio accampamento di militari adolescenti.

L'arruolamento in questo "esercito" fu permesso anche ai ragazzi provenienti dalle basse classi sociali come i figli di scudieri e dei servi. Fu da questa accolta di giovani nobili e stallieri che Pietro in seguito formerà il reggimento Preobraženskij, rimasto in azione fino alla caduta della monarchia russa nel 1917.[5] Invece di assumere il grado di colonnello, Pietro si arruolò nel reggimento Preobraženskij come tamburino per poter così suonare lo strumento che adorava.

Egli non faceva mai distinzione tra sé e gli altri suoi compagni di reggimento, arrivando perfino a dormire nelle loro stesse tende e a mangiare il medesimo cibo. Era sua convinzione che "bisogna imparare il mestiere di soldato ed eventualmente fare carriera iniziando dalla gavetta" e che se lui, lo zar, si comportava così, nessun nobile avrebbe osato reclamare per sé ruoli di comando sulla base del titolo. Questo curioso comportamento, Pietro se lo porterà dietro per tutta la vita; infatti quando marcerà con il suo vero esercito o navigherà con la sua vera flotta lo farà sempre da ufficiale subalterno e mai come capo supremo.[6]

Passando gran parte del suo tempo nei suoi giochi militari, Pietro si era fortificato nel corpo ma non nella cultura. Infatti, da quando aveva lasciato il Cremlino, il giovane Pietro aveva quasi completamente abbandonato gli studi. Nel 1688 Pietro ricevette in regalo dal principe Jakov Dolgorukij un sestante. Visto che nessuno era però in grado di dirgli come funzionasse quello strumento, lo zar si recò nel Quartiere Tedesco in cerca di un esperto, che fu trovato nella persona di Franz Timmerman, un anziano mercante olandese. L'uomo fu ben disposto a spiegare a Pietro l'utilizzo del sestante, ma in cambio pretese che il giovane zar si fosse messo a studiare l'aritmetica e la geometria. Pietro, spinto dal desiderio di usare lo strumento, si mise di buona lena a studiare aritmetica e geometria e tornò ad interessarsi anche a vecchie materie come la geografia.

Insieme a Timmerman, Pietro compì visite nei villaggi vicini e nelle vaste tenute reali. Nel giugno 1688, mentre si trovavano in una tenuta reale vicino a Izmajlovo Pietro trovò in un magazzino una vecchia barca rimasta inutilizzata da tempo e quasi completamente marcita. Su ordine dello zar, Timmerman rimise a nuovo la barca e da quando essa fu pronta in poi Pietro andò in barca tutti i giorni lungo il fiume Jauza prendendo lezioni di vela.

Desideroso di costruire nuove barche, insieme a Timmerman e a Brandt, falegname olandese giunto in Russia nel 1660, Pietro costruì un cantiere navale sulla riva orientale del lago Pleščeevo vicino a Pereslavl'. Insieme a loro, e ad altri operai olandesi, lo zar lavorò alla costruzione di cinque navi; tuttavia nessuna di esse era terminata allorquando Pietro fu costretto a tornare a Mosca per l'inverno.

Matrimonio con Evdokija[modifica | modifica wikitesto]

Evdokija Fëdorovna Lopuchina, prima moglie di Pietro.

Nel frattempo si era aperto il problema della successione al trono. Ivan, infatti, dal matrimonio al quale era stato costretto aveva avuto solo figlie femmine e alla zarevna Sofia era impedito il matrimonio. Pietro si trovava così costretto a sposarsi e a generare un erede per il trono di Russia. Poiché egli non dimostrava il minimo interesse per la cosa lasciò che fosse la madre Natalia a combinare il matrimonio.

La donna scelse per il figlio la giovane Evdokija Lopukhina, appartenente ad una vecchia famiglia moscovita. Il loro matrimonio, celebrato il 27 gennaio 1689, si rivelò un completo fallimento a tal punto che, dopo poco tempo, a stento Pietro riusciva a sopportare la presenza della moglie al suo fianco. Ben presto tra la stessa Natalia ed Evdokija iniziarono forti tensioni e divvergenze[7].

Al lago Pleščeevo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 1689 prese le distanze da moglie e madre e fece ritorno al lago Pleščeevo per controllare a che punto fosse la costruzione delle navi. Un ordine perentorio della madre lo costrinse a fare ritorno a Mosca, dalla quale riuscirà ad allontanarsi solamente un mese dopo per far ritorno al lago per completare le navi.

Gli anni di reggenza furono per la Russia un vero disastro: l'esercito era male organizzato, la colonizzazione delle lontane province siberiane si era arrestata e il commercio russo languiva in mani straniere. Gli unici successi erano riscontrabili in politica estera. Ma questo non bastava però a far cessare il malumore del popolo.

Costretto nuovamente a tornare a Mosca per una cerimonia ufficiale, Pietro venne messo al corrente del fatto che si stava avvicinando una crisi politica che forse avrebbe portato alla fine politica della reggente Sofia. Infatti le due campagne militari in Crimea volute dalla reggente e guidate dal di lei amante, il principe Vasilij Golicyn, si erano concluse con due completi fallimenti e ciò aveva suscitato un'ondata di risentimento nei sempre più numerosi oppositori al regime di Sofia.

L'esautorazione di Sofia[modifica | modifica wikitesto]

La reggente Sofia Alekseevna.

Nel tardo pomeriggio del 17 agosto 1689 iniziò a circolare una lettera anonima nella quale si comunicava che nel corso della notte l'esercito privato di Pietro avrebbe assaltato il Cremlino ed ucciso lo zar Ivan e la reggente Sofia. Fedor Šaklovitij, il nuovo comandante degli Strelzi, ordinò quindi che le porte del Cremlino fossero chiuse e che un gruppo di sentinelle pattugliasse tutta la strada per Preobraženskoe. A Preobraženskoe la notizia dell'agitazione al Cremlino causò qualche allarmismo, ma non venne presa nessuna precauzione.

Quella sera un ciambellano di Pietro venne inviato al Cremlino con un dispaccio d'ordinaria amministrazione. Sapendo che era stato inviato da Pietro, il corriere venne catturato e condotto alla presenza di Šaklovitij. Appena seppe quanto capitato al messaggero di Pietro, il luogotenente colonnello degli Strelzi Larion Elizarov, fedele allo zar Pietro, dedusse che stava per iniziare l'attacco a Preobraženskoe ed inviò due uomini ad avvisare lo zar. I due messaggeri giunsero a Preobraženskoe poco dopo la mezzanotte ed informarono Pietro dell'imminente attacco da parte degli Strelzi. Pietro, insieme ad alcuni fedelissimi, fuggì nel cuore della notte da Preobraženskoe per rifugiarsi al monastero della Trinità. Nel giro di poche ore Natalia ed Evdokija, fuggite da Preobraženskoe e scortate dai soldati-ragazzi di Pietro, giunsero anch'esse al monastero.

Compreso che la fuga di Pietro verso il monastero poteva essere usata a vantaggio politico dello zar, Sofia capì che la sua posizione era seriamente minacciata. Quando seppe che Pietro ordinò al colonnello del reggimento Stremjani, Ivan Cykler di raggiungerlo immediatamente al monastero balenò in lei il terrore che Cykler potesse confessare sotto tortura le intenzioni di Šaklovitij di eliminare i Naryškin. Quando giunse al monastero, Cykler disse tutto quello che sapeva senza bisogno della tortura e si offrì di passare dalla parte di Pietro. Vistasi perduta, Sofia capì che la sua unica salvezza sarebbe stata una riconciliazione inviò al monastero Ivan Troekurov affinché persuadesse Pietro a ritornare nella capitale. La missione di Troekurov ebbe però esito negativo.

Pietro scrisse poi una lettera ai colonnelli di tutti i reggimenti degli Strelzi ordinando loro di raggiungerlo al monastero con dieci uomini di ogni reggimento. Sofia per impedire una tale mobilitazione di Strelzi dichiarò che chiunque avesse avuto intenzione di partire per il monastero sarebbe stato decapitato. Il giorno seguente Pietro inviò un dispaccio ufficiale allo zar Ivan e a Sofia nel quale pregava la sorellastra perché provvedesse affinché i suoi ordini fossero rispettati. La reggente, nella speranza di ottenere una riconciliazione, supplicò il patriarca Giocacchino affinché si recasse al convento a persuadere Pietro. Il patriarca si recò al monastero, ma appena vi giunse si schierò subito dalla parte del giovane zar.

Il 27 agosto Pietro inviò nuove lettere ripetendo gli stessi ordini delle precedenti e minacciando di morte coloro che non lo avessero ubbidito. Queste lettere sortirono il loro effetto ed una massa di Strelzi abbandonò la capitale per recarsi al monastero. In un ultimo tentativo di risolvere la crisi tramite una riconciliazione, Sofia decise di recarsi lei stessa a parlamentare con Pietro.

Partì accompagnata da Golicyn, Šaklovitij e un drappello di Strelzi, ma una volta giunta al villaggio di Vozdviž venne fermata dagli uomini di Pietro e costretta a tornare a Mosca. Poche ore dopo Pietro inviò alla sorella altre missive nelle quali annunciava di aver scoperto dell'esistenza di un complotto per assassinarlo e che i due cospiratori erano Šaklovitij e Sil'vestr Medvedev, i quali dovevano essere arrestati e condotti al monastero per essere processati. Tali lettere spinsero la maggior parte degli Strelzi ad abbandonare Sofia e a schierarsi con Pietro.

Rimasta sola e senza via d'uscita, Sofia tentò di arringare una folla di Strelzi e di cittadini, senza però riuscirvi. Il 14 settembre giunse nel Quartiere Tedesco un proclama di Pietro rivolto a tutti i militari che risiedevano nel quartiere nel quale ribadiva l'esistenza di un complotto e li invitava a raggiungerlo al monastero. Dopo un dubbio iniziale, gli ufficiali stranieri, capitanati dal generale Patrick Gordon partirono alla volta del monastero. Gli Strelzi rimasti a Mosca minacciarono Sofia di dare inizia ad una rivolta se non fosse stato consegnato loro Šaklovitij. La donna, nel timore di venire anch'essa uccisa in un eventuale tumulto, glielo consegnò ed essi lo portarono al cospetto di Pietro.

L'arresto della reggente Sofia.

La lotta era finita e la reggenza conclusa; Pietro aveva vinto. Alla vittoria doveva seguire la vendetta. Il primo a subirne le più dure conseguenze fu Šaklovitij: interrogato sotto tortura confessò di aver tramato contro Pietro e fu per questo condannato a morte e decapitato quattro giorni dopo fuori dalle mura del convento. Medvedev, intercettato mentre tentava la fuga in Polonia, fu condotto al monastero, torturato, imprigionato, nuovamente torturato ed infine, due anni dopo, gustiziato.

Golicyn, il quale si era presentato al monastero di sua spontanea volontà il giorno dell'arresto di Šaklovitij, fu privato del titolo di boiardo e delle sue proprietà ed esiliato con la famiglia in un villaggio dell'Artico. La reggente Sofia venne deposta e costretta a ritirarsi a vita nel convento di Novodevičij. Il 16 ottobre 1689 Pietro fece finalmente ritorno a Mosca tra due ali di folla in ginocchio che gli riconosceva per sempre il titolo di monarca assoluto.

I primi anni di regno[modifica | modifica wikitesto]

Pietro I il Grande in un ritratto giovanile.

Per altri cinque anni lo zar trascurò il governo per ritornare alla vita che conduceva a Preobraženskoe e al lago Pleščeevo fatta di soldati-ragazzi, di barche e di assenza di responsabilità. Durante questo periodo il governo fu amministrato da un ristretto gruppo di persone che avevano sostenuto Pietro nel suo recente scontro con la reggente Sofia.

La zarina Natalia ne era il capo nominale; il patriarca Giacchino era il suo più stretto collaboratore; Lev Naryškin, fratello di Natalia, era il direttore degli Affari esteri e il boiaro Tikhon Strešnev era il ministro degli Interni. Si annoveravano al governo anche altri nomi di prestigio: Boris Golicyn, Urusov, Romodanovskij, Troekurov, Prozorovskij, Golovkin, Dolgorukij. Repnin e Vinius conservarono i loro mandati e Boris Šeremetev rimase a capo dell'armata russa meridionale a fronteggiare i tartari.

Nascita dello zarevič e morte del patriarca[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 febbraio 1690 nacque lo zarevič Alessio Petrovič. A questa grande gioia per la Russia fece seguito un grande lutto: il 17 marzo di quello stesso anni morì infatti il patriarca Giacchino. Come suo successore parte del clero più colto, e lo stesso Pietro, proponeva Marcello, metropolita di Pskov mentre la zarina Natalia e i boiari proposero Adriano, metropolita di Kazan'. Dopo cinque mesi di dibattito, nonostante la ferma opposizione di Pietro, fu scelto Adriano.

L'Allegra Compagnia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1690, dopo la morte del patriarca Giacchino, Pietro iniziò a frequentare sempre più assiduamente il Quartiere Tedesco. In tale luogo ebbe modo di conoscere e stringere amicizia con Andrej Vinius, un russo olandese, con il generale scozzese Patrick Gordon e con l'avventuriero svizzero François Lefort. Fu proprio a casa di Lefort che Pietro conobbe la giovane Anna Mons, figlia di un mercante di vini di Vestfalia.

In breve tempo Anna divenne la sua amante e la rimase per ben dodici anni, nel corso dei quali più di una volta la donna sperò di poter rimpiazzare Evdokija come zarina di Russia. Lo zar, Vinius, Gordon, Lefort, i principi russi Mikhail Čerkasskij e Fedor Romodanovskij ed altre persone formarono un gruppo molto compatto che prese il nome di "Allegra Compagnia". Il gruppo conduceva una vita vagabonda piombando all'improvviso a mangiare, bere e dormire in qualche villa nobiliare con grande stupore dei proprietari.

Giochi militari[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'estate 1690 Pietro partecipò ad una manovra militare durante la quale il reggimento Preobraženskij attaccò il campo fortificato del reggimento Semenovskij. Durante questa esercitazione, Pietro stesso rimase ferito quando un recipiente pieno di polvere pirica gli scoppiò vicino ustionandogli il viso. Nell'autunno 1691 ebbero luogo due finte battaglie tra i due reggimenti. Nella seconda di esse alcuni soldati persero la vita e Gordon e il principe Ivan Dolgorukij rimasero feriti, ma mentre il primo se la cavò con una settimana di riposo a letto, il secondo morì pochi giorni dopo a causa di un'infezione.

Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Durante tutto questo periodo Pietro non aveva dimenticato le sue barche. Nel 1691 assunse venti ingegneri navali olandesi e quando si recò al lago Pleščeevo li trovò a lavorare con Brandt a due fregate e a tre imbarcazioni da diporto. Nel 1692 Pietro si recò al lago per ben quattro volte ed in una di queste occasioni si fece accompagnare dalla madre e dalla moglie. Tornato a Mosca, nel novembre 1692, Pietro fu colpito da un forte attacco di dissenteria che lo costrinse a letto per sei settimane e che fece temere per la sua vita.

A fine febbraio 1693 Pietro si recò nuovamente a Preslav'l a lavorare alle sue navi e vi rimase per tutta la durata della Quaresima. Nel luglio di quello stesso anno Pietro, ormai stancatosi del lago Pleščeevo, si recò ad Arcangelo, un porto sito vicino al Mar Bianco, dove iniziò a navigare in mare aperto a bordo del San Pietro, un piccolo battello costruito appositamente per lui.

Al termine dell'estate Pietro iniziò la costruzione di un vascello più grande dando ordine che venisse terminato entro l'inverno. Inoltre chiese a Lefort e a Vinius di ordinare una fregata olandese a Nicholas Witsen, borgomastro di Amsterdam. Lasciato Arcangelo a metà settembre, Pietro rientrò a Mosca un mese dopo. Il 4 febbraio 1694, dopo una malattia di soli due giorni, la zarina Natalia morì all'età di quarantadue anni. Pietro si trovava ad un banchetto quando fu avvertito che sua madre stava morendo.

Corse immediatamente da lei, ma dopo un diverbio con il patriarca Adriano se ne andò incollerito. Si trovava a Preobraženskoe quando gli comunicarono che sua madre era morta. Caduto nello sconforto, Pietro non partecipò neppure ai funerali della madre, ma si recò a tumulazione avvenuta a pregare da solo sulla sua tomba. Nella primavera 1694 Pietro tornò ad Arcangelo, ove trovò completata la nave da lui iniziata l'estate precedente e alla quale venne dato il nome di San Paolo.

Deciso a recarsi al monastero Soloveckij, la notte del 10 giugno Pietro salì a ordo del San Pietro insieme ad Afanasij, arcivescovo di Kholmogory, alcuni amici ed un gruppo di soldati. Il giorno seguente, ad 80 miglia al largo di Arcangelo, l'imbarcazione fu colpita da un violento nubifragio. Dopo circa ventiquattro ore di terrore la piccola nave giunse al monastero Pertominsk, nella cui cappella si radunò l'intero equipaggio per ringraziare il Signore di aver salvato loro le vite. Il 16 giugno Pietro salpò nuovamente alla volta del monastero Soloveckij, dove rimase tre giorni.

Il suo ritorno ad Arcangelo fu salutato con gioia dagli amici, i quali temevano che, visto il temporale, il San Pietro fosse naufragato. Il 21 luglio la fregata olandese Sacra Profezia che Pietro aveva ordinato giunse al porto di Arcangelo. Una settimana più tardi la piccola flotta di Pietro scortò un convoglio di mercantili olandesi e inglesi di ritorno in patria fino a Svjatoj Nos. Memorie dell'esperienza precedente Pietro non volle avventurarsi nelle acque del Mar Glaciale Artico e fece quindi ritorno ad Arcangelo, dal quale partì il 3 settembre per ritornare a Mosca.

Nel settembre 1694 in un'ampia vallata vicino al villaggio di Kožukhovo si tenne l'ultima esercitazione militare di Pietro in tempo di pace. Lo zar infatti decise che era giunto il momento di smettere di giocare alla guerra e di rivolgere il suo esercito contro i turchi con i quali la Russia era ancora in stato di guerra[8].

Prima Campagna d'Azov[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna d'Azov.

Nell'inverno 1695 Pietro annunciò che in estate la Russia avrebbe ripreso la guerra contro i tartari della Crimea e il loro padrone, l'impero ottomano. Il desiderio di Pietro di raggiungere il mare e di mettere alla prova il suo esercito insieme ad altre ragioni (le continue incursioni tartare e la necessità di ottenere un risultato militare che soddisfacesse la Polonia) spinsero Pietro ad attaccare la fortezza turca di Azov.

Il duplice obiettivo della campagnia di Azov consisteva nel controllo delle foci dei fiumi Dnepr e Don da dove i fortini turchi controllavano i cosacchi ucraini ed impedivano ai russi l'accesso al Mar Nero. Diversamente dalle precedenti disastrose campagne, questa volta l'armata russa si sarebbe mossa via fiume usando le chiatte come mezzi di trasporto.

Furono formate due distinte armate: l'armata orientale, il cui compito era quello di muoversi a sud del Don per attaccare la fortezza di Azov, e quella occidentale, il cui compito era muoversi lungo il Dnepr per attaccare i due forti di Očakov e Kazikerman e distrarre il grosso della cavalleria tartara dalle truppe di Pietro ad Azov. Nel mese di marzo il generale Gordon lasciò Mosca con 10.000 soldati muovendo verso sud attraverso la steppa mentre il grosso dell'esercito (21.000 uomini) con Pietro, Lefort e Golovin lasciò la capitale a maggio imbarcandosi sulle chiatte, raggiungendo Gordon ad Azov il 29 giugno.

La campagna si rivelò però fallimentare a causa di diversi problemi: mancavano ingegneri esperti in assedi; il sistema di approvvigionamento era impreparato ad affrontare il problema del vettovagliamento di 30.000 uomini per un lungo periodo; gli Strelzi si rifiutavano di eseguiri ordini impartiti da ufficiali europei. A peggiorare la situazione fu il tradimento del marinaio olandese Jacob Jensen che passato ai turchi rivelò loro importanti informazioni per sconfiggere l'esercito russo. Il 15 agosto i russi sferrarono un massiccio attacco a sorpresa contro la fortezza senza però riuscire ad espugnarla e riportando perdite superiori ai millecinquecento uomini.

Un secondo attacco fallimentare e l'arrivo del freddo inverno costrinse Pietro a togliere l'assedio ad Azov il 12 ottobre. La ritirata verso nord fu un disastro che costò in vite umane più della campagna di assedio. Per sette settimana i russi arrancarono sotto la pioggia attraverso la steppa inseguiti e falcidiati dalla cavalleria tartara. Il 2 dicembre i superstiti raggiunsero Mosca. Pietro, imitando i precedenti di Sofia e Golicyn che egli stesso aveva condannato, tentò di mascherare la sconfitta imbastendo un trionfale rientro nella capitale.

Seconda Campagna d'Azov[modifica | modifica wikitesto]

La presa della fortezza di Azov nel 1696.

Senza perdersi d'animo, Pietro iniziò subito i preparativi per un secondo attacco badando bene di risolvere i problemi che si erano creati nel corso del primo. Ordinò la costruzione di 25 galee provviste di armamento e di 1.300 nuove chiatte in grado sia di trasportare viveri e truppe sia di poter affrontare le navi turche. Affinché fossero pronte entro il mese di maggio 1696, Pietro fece costruire nuovi cantieri navali a Voronež, città sul fiume Don; ampliò i cantieri già esistenti; reclutò un enorme numero di operai e si appellò al doge di Venezia affinché gli mandasse tecnici esperti nella costruzione delle galee.

Lo stesso Pietro si mise a costruire le navi: mentre il futuro "Grande" era impegnato in questa fatica erculea, l'8 febbraio 1696 lo zar Ivan morì improvvisamente. Ora Pietro era il solo zar, l'unico, supremo governatore dello stato russo. Nonostante la mobilitazione generale fosse pià circoscritta rispetto alla precedente, la forza destinata a sferrare il secondo assalto ad Azov era il doppio: 46.000 soldati russi affiancati da 15.000 cosacchi ucraini, 5.000 cosacchi del Don e 3.000 calmucchi.

Il 3 maggio parte della flotta russa iniziò il suo viaggio lungo il Don. Pietro, partito tempo dopo con una flotta di otto galee leggere, raggiunse il grosso della flotta il 26 maggio. Si aprirono subito le ostilità. Il 29 maggio mentre i turchi stavano trasportando dalle navi a terra i viveri destinati alla fortezza, i cosacchi riuscirono a catturarne dieci e a mettere in fuga gli altri. Alcuni giorni dopo Pietro riuscì a far passare indisturbata la sua intera forza di 29 galee oltre la fortezza di Azov. La città venne così completamente isolata. L'esercito russo riuscì a cingere completamente d'assedio la città.

Il 26 giugno i cannoni russi aprirono il fuoco contro la fortezza di Azov. Giorni dopo i turchi annunciarono la loro resa. Pietro permise loro di lasciare Azov chiedendo però in cambio la consegna da parte loro del traditore Jensen. Pietro ordinò la demolizione di tutte le opere d'assedio ed il ripristino delle mura fortificate e dei bastioni della città. Le moschee furono trasformate in chiese cristiane. Prima di lasciare Azov, Pietro assistette alla messa celebrata in una chiesa nuova. Il 10 ottobre lo zar fece trionfale ritorno a Mosca.

Costituzione della flotta russa[modifica | modifica wikitesto]

Non appena celebrato il trionfo di Mosca, Pietro riunì a Preobraženskoe il consiglio dei boiari e annunciò la sua intenzione di colonizzare Azov e Taganrog e di costruire una flotta navale. Trentamila famiglie di contadini e tremila Strelzi furono inviati ad Azov come colonizzatori militari mentre ventimila ucraini furono inviati a Taganrog a costruire il porto.

Il 20 ottobre 1696 un decreto approvò la costituzione della Marina russa. Gli oneri per la costruzione delle nuove navi, costruite nei cantieri di Voronež, furono suddivisi tra i mercanti, la chiesa e i proprietari terrieri. Lo stato avrebbe costruito per proprio contro dieci navi; ogni latifondista ne avrebbe costruita una; così come una ne doveva costruire ogni grande monastero. Tutte queste navi dovevano essere terminate in diciotto mesi.

Nonostante da tutta Europa giunsero carpentieri navali, per costruire la flotta che Pietro aveva in mente ci sarebbe stato bisogno di molti più tecnici. Altro problema si sarebbe presentato allorquando la flotta fosse stata varata poiché almeno alcuni ufficiale dovevano essere russi. Il 22 novembre Pietro dichiarò che avrebbe mandato più di cinquanta russi, in gran parte giovani rampolli delle famiglie più nobili, in Europa a studiare nautica e ingegneria navale. Negli anni che seguirono, decine e decine di altri giovani russi vennero inviati all'estero per l'addestramento nautico; le conoscenze che portarono con sé al loro rimpatrio concorsero a trasformare la Russia.

La Grande Ambasceria[modifica | modifica wikitesto]

Con la presa di Azov, Pietro aveva però ottenuto l'accesso solo al Mar d'Azov perché l'entrata al Mar Nero era ancora bloccata dalla potente fortezza turca di Kerč, posta di traverso sullo stretto tra il Mar d'Azov e il Mar Nero. Per forzare questo stretto la Russia aveva bisogno non solo di uomini e tecnologia avanzata ma anche di alleati potenti e fidati.

Con lo scopo principale di creare un'alleanza contro i turchi venne costituita la Grande Ambasceria, alla quale avrebbe prese parte lo stesso zar in incognito con il nome di Petr Mikhajlov. Capo dell'Ambasceria, con il grado di primo ambasciatore, venne nominato Lefort. Gli altri due ambasciatori erano Fedor Golovin e Prokofij Voznicyn. Al loro seguito c'erano venti nobili e trentacinque volontari; ai quali facevano seguito ciambellani, preti, segretari, interpreti, musici, cantori, cuochi, cochieri, settanta soldati e quattro nani, per un totale di oltre duecentocinquanta persone.[9]

Per governare la Russia in sua assenza, Pietro istituì un consiglio di reggenza composto da Lev Naryškin, dal principe Boris Golicyn e dal principe Petr Prozorovskij. Nominalmente subordinato a questi tre uomini, ma di fatto viceré di Russia fu il principe Fedor Romodanovskij. [9] La vigilia della partenza dell'Ambasceria fu funestata da un tragico episodio: il colonnello degi Strelzi Ivan Cykler e due boiari furono imprigionati con l'accusa di aver complottato contro lo zar.

Nonostante la scarsità di prove contro di essi, furono tutti condannati a morte e giustiziati in uno dei modi più atroci che la storia conosca: furono tagliate loro prima le gambe e le braccia, poi la testa e sotto il palco del boia era stata posta la bara di Ivan Miloslavskij, aperta affinché il sangue dei condannati defluisse sul cadavere.[10] Il 20 marzo 1697 la Grande Ambasceria partiva alla volta di Novgorod e Pskov.

Livonia[modifica | modifica wikitesto]

Attraversata la frontiera russa, entrò nella provincia baltica della Livonia, controllata dagli svedesi. Intenzionato ad attraversare la Dvina, Pietro fu invece costretto, causa la presenza di ghiaccio nel fiume, a fermarsi per una settimana a Riga, capitale della Livonia. Erik Dahlberg, governatore svedese di Riga, si ritrovò completamente impreparato a ricevere con i dovuti onori i membri dell'Ambasceria.[11]

Per tutta la settimana non si tennero banchetti o ricevimenti per gli ambasciatori. Inoltre lo zar, sorpreso a disegnare e a misurare i bastioni della città, rischiò di essere ucciso da una sentinella svedese che lo credeva una spia russa. La vicenda si risolse con le scuse di Dahlberg fatte allo zar.[12] Queste cose contribuirono a far sì che nella memoria di Pietro Riga rimanesse sempre una città sgradevole e inospitale.

Ducato di Curlandia[modifica | modifica wikitesto]

Attraversata la Dvina, Pietro entrò nel ducato di Curlandia. Sebbene il suo paese fosse povero, il duca Federico Casimiro Kettler non commise l'errore di Riga ed onorò l'Ambasceria con fastosi intrattenimenti.[13][12]

Brandeburgo[modifica | modifica wikitesto]

Destinazione successiva fu Königsberg, nell'ellettorato del Brandeburgo, ove fu accolto dall'elettore stesso, Federico III di Hohenzollern. Federico sognava di trasformare l'elettorato in un potente regno che assumesse il nome di Prussia e di trasformare il proprio titolo in Federico I, re di Prussia. Il titolo gli poteva essere concesso dall'imperatore d'Austria, ma l'espansione del regno poteva avere luogo solo a spese della Svezia. Federico cercava quindi l'alleanza russa per contrapporsi alla Svezia. Pietro, ancora in guerra con la Turchia, non ritenne opportuno provocare gli svedesi ma stabilì con Federico un trattato di mutuo soccorso in caso di attacco da parte dei loro reciproci nemici.

Malauguratamente anche a Königsberg Pietro si mise nei guai. Il giorno del suo onomastico, facendo conto su una visita di Federico, Pietro aveva preparato uno spettacolo pirotecnico in suo onore. Ignaro dell'importanza della giornata, Federico aveva lasciato la città e delegato alcuni suoi ministri a rappresentarlo alla festa dello zar. Pietro, rimasto offeso, proferì a voce alta la frase «L'elettore è una persona eccellente, ma i suoi ministri sono il diavolo!» e poi, preso dall'ira, cacciò in malomodo un brandeburghese che pensava stesse ridendo di lui.

Sbollita la rabbia, lo zar scrisse una lettera di scuse a Federico e prima della partenza fece ulteriore ammenda inviando a Federico un grosso rubino.[14][15] Sebbene desideroso di partire alla volta dell'Olanda, Pietro si volle trattenere a Königsberg fino a quando non si fosse risolta la situazione della Polonia, il cui trono era conteso da due pretendenti: Augusto, elettore di Sassonia e Francesco Luigi di Borbone, principe di Conti, sostenuto da Luigi XIV.

Un re francese sul trono polacco avrebbe significato la fine della partecipazione della Polonia alla guerra contro i turchi e l'estensione del potere della Francia nell'Europa orientale. Se la Dieta avesse eletto Conti come re, Pietro era pronto ad invadere la Polonia. Verso metà agosto giunse lanotizia che Augusto di Sassonia era stato eletto re di Polonia. Felice della cosa Pietro desiderava raggiungere l'Olanda via mare, ma fu costretto a cambiare i suoi piani a causa della presenza nel Baltico di navi da guerra francesi.

Lo zar lasciò Königsberg in gran segreto per evitare di incontrare curiosi desiderosi di vederlo. Passando per la Germania, a Koppenbrügge, Pietro ebbe modo di conoscere e pranzare con Sofia, vedova dell'elettore di Hannover, e sua figlia Sofia Carlotta, elettrice del Brandeburgo. Dopo questi incontri, Pietro si diresse verso l'Olanda.

Olanda[modifica | modifica wikitesto]

Desideroso di visitare la città di Zaandam, celebre per i suoi cantieri navali, una volta che fu giunto ad Emmerich sul Reno, Pietro noleggiò una barca e si diresse con essa alla volta della città. Vi giunse la mattina di domenica 18 agosto.[16] Presentatosi in incognito ad un cantiere, lo zar iniziò a lavorare insieme agli altri operai alla costruzione delle navi. In breve tempo la sua identità venne scoperta e in ancor minor tempo gente da tutta l'Olanda giunse a Zaandam per vederlo. Pietro, non sopportando tutta quella folla che gli impediva anche di uscire di casa, fu costretto a lasciare in fretta la città e a fare rotta verso Amsterdam.

I magnati di Amsterdam, intuendo l'importanza che questa Ambasceria avrebbe potuto avere in futuro, per uno sviluppo commerciale con la Russia, avevano deciso di riceverla con gli onori e il protocollo riservati ai re. Furono quindi organizzati ricevimenti, rappresentazioni d'opera e balletti. Fu durantte questi festeggiamenti che Pietro conobbe Nicholas Witsen, borgomastro della città. Con l'aiuto di Witsen, Pietro venne assunto a lavorare presso i cantieri della Compagnia delle Indie Orientali.

Inoltre, per aiutarlo nel tirocinio della costruzione nautica, il consiglio dei direttori della Compagnia delle Indie Orientali ordinò di gettare la chiglia di una nuova fregata, affinché lo zar e i suoi compagni potessero studiare i metodi di costruzione olandesi proprio fin dall'inizio. La fregata fu infine chiamata Gli Apostoli Pietro e Paolo e Pietro lavorò alla realizzazione di ogni fase di essa.

La curiosità di Pietro era insaziabile. Voleva vedere tutto con i propri occhi; visitò fattorie, segherie, filande, cartiere, botteghe di artigiani, musei, giardini botanici e laboratori. Durante i suoi mesi di permanenza ad Amsterdam conobbe architetti, scultori e Van der Heyden, l'inventore della pompa da incendio, che tentò di persuadere a trasferirsi in Russia. Fece visita all'architetto Simon Schonvoet, al museo di Jacob de Wilke ed imparò a disegnare sotto la guida di Schonebeck.

A Delft fece visita all'ingegnere barone di Coehoorn, che gli dette lezioni sulla scienza delle fortificazioni. Diverse volte Pietro lasciò il cantiere per far visita al professor Fredrik Ruysch, noto professore di anatomia. Fu Ruysch a consigliare Pietro nella scelta dei medici da portare in Russia addetti all'esercito e alla marina. A Leida Pietro conobbe il dottor Boerhaave, professore di anatomia e direttore di un noto giardino botanico. A Deft incontrò il naturalista Antoni van Leeuwenhoek, inventore del microscopio.

Ad Ultrecht Pietro ebbe modo di conoscere Guglielmo III d'Orange, re d'Inghilterra e statolder dell'Olanda, un uomo che lo zar aveva ammirato fin dall'infanzia. Pietro gli propose un'alleanza di cristiani contro i turchi, ma Guglielmo, già impegnato nella guerra con la Francia, non volle assumersi l'onere di aprire un altro fronte di ostilità in oriente. Pietro, tramite la persona di Lefort, fece la stessa proposta ai capi formali dell'Olanda, Le Loro Sovranità degli Stati Generali, ma anche da essi ricevette parere contrario.

In Olanda Pietro conobbe anche il celebre ammiraglio olandese Gilles Schey, il quale fece realizzare per lui una grande finta battaglia navale sull'Ij. Pietro tentò di persuadere con ogni mezzo l'ammiraglio ad andare in Russia per supervisionare la costruzione della sua flotta, ma l'uomo declinò l'offerta proponendo al proprio posto l'ammiraglio Cornelius Cruys. Durante l'autunno Pietro, accompagnato da Witsen, visitò l'Olanda in lungo e in largo. Eccetto che per queste gite, Pietro lavorò nel cantiere navale per quattro mesi. Il 16 novembre la nave era pronta per il varo e Witsen, a nome della città di Amsterdam, la offrì in dono a Pietro.

Lo zar, commosso, volle chiamare la fregata Amsterdam. Pietro era compiaciuto del dono, ma lo fu ancora di più dell'attestato ricevuto da Gerrit Pool, il capocantiere, dove si attestava che Petr Mikhajlov aveva acquisito le nozioni fondamentali dell'arte nautica. Desideroso di apprendere i segreti fondamentali del disegno nautico, ora che la fregata era finita, Pietro decise di recarsi in Inghilterra per studiare le tecniche nautiche inglesi. Il 7 gennaio 1698, dopo cinque mesi di permanenza in Olanda, Pietro e il suo seguito salirono a bordo della Yorke, nave ammiraglia di Sir David Mitchell, che il giorno seguente partì per l'Inghilterra.

Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Ventiquattro ore dopo la Yorke arrivò al largo della costa di Suffolk. Alla foce del Tamigi l'ammiraglio Mitchell e Pietro si trasferirono su un'imbarcazione più piccola denominata Mary. La Mary risalì il Tamigi e la mattina dell'11 gennaio gettà l'ancora vicino al Ponte di Londra. Pietro passò i primi giorni londinesi in una casa sita al numero 21 di Norfolk Street.[17]

Il 23 gennaio, accompagnato dall'ammiraglio Mitchell e da due compagni russi, Pietro fu ricevuto da re Guglielmo a Kensington Palace. Questa visita fu l'unica cerimonia ufficiale cui partecipò Pietro durante il soggiorno londinese. In incognito amava camminare per la città incuriosito da tutto. Per comodità e per sfuggire alla curiosità della folla, lo zar si trasferì a Deptford nella Sayes Court di proprietà dello scrittore John Evelyn.

Ben sapendo della scarsa osservanza di Pietro nei confronti della fede ortodossa, l'arcivescovo di Canterbury Thomas Tenison e il re Guglielmo, con l'aiuto di Gilbert Burnet, vescovo di Salisbury, tentarono di convertire lo zar al protestantesimo senza riuscirci. In quel periodo diversi appartenenti ad altre religioni tentarono la stessa cosa. Sempre in quel periodo i mercanti inglesi chiesero ed ottennero dallo zar il monopolio per il commercio del tabacco in Russia.

Anche in Inghilterra, come in Olanda, Pietro lavorava nei cantieri navali del basso Tamigi. Nei momenti in cui non lavorava girava per Londra e dintorni per visitare tutti i luoghi interessanti. Visitò l'ospedale della marina a Greenwich, le tombe dei sovrani inglesi a Westminster, il castello di Windsor, Hampton Court, l'osservatorio di Greenwich, l'arsenale di Woolwich e la Torre di Londra.

Durante il suo intero soggiorno in Inghilterra Pietro si dedicò alla continua ricerca di uomini qualificati da assumere al proprio servizio facendoli venire in Russia. Alla fine convinse una sessantina di inglesi a seguirlo. Fra loro c'erano il maggiore Leonard van der Stamm, maestro carpentiere navale a Deptfort; il capitano John Perry, ingegnere idraulico al quale Pietro affidò la costruzione del canale Volga-Don, e il professor Henry Farquharson, matematico dell'università di Aberdeen, incaricato di fondare una scuola di matematica e scienza nautica a Mosca.

La simpatia e la gratitudine di Pietro per re Guglielmo divennero ancora più grandi quando il sovrano inglese gli fece dono dell'imbarcazione Royal Transport, e raggiunse il culmine quando poté assistere alle manovre navali della flotta inglese, organizzate per lui nell'isola di Wight. Le relazioni tra i due sovrano andarono raffreddandosi quando Pietro scoprì che Guglielmo aveva spinto affinché l'imperatore d'Austria concludesse una pace con i turchi. Se tale pace avesse avuto luogo sarebbero venute meno le ragioni che spinsero Pietro ad istituire la Grande Ambasceria e cioè rafforzare l'alleanza della Russia con gli altri stati contro i turchi.

Pietro, sebbene riluttante, era dunque costretto a lasciare l'Inghilterra per recarsi a Vienna. Il 18 aprile fece la sua visita di congedo a re Guglielmo. Il 2 maggio lasciò Londra con rammarico a bordo della Royal Transport. Fece un'ultima visita alla Torre e un breve scalo ai cantieri navali di Woolwich per salutare i suoi compagni di lavoro. Rimessasi in viaggio, al crepuscolo la Royal Transport giunse a Gravesend. La mattina seguente salpò alla volta di Margate, dove l'estuario del Tamigi incontra il mare. Qui trovò una squadra navale inglese al comando dell'ammiraglio Mitchell, che lo scortò in Olanda.

Pietro non ritorno mai più in Inghilterra ma gli rimase talmente nel cuore che ebbe più volte a dire «L'Inghilterra è la più bella e la migliore di tutte le isole del mondo[18] Benché abbia fallito il suo obiettivo principale, creare un'alleanza anti-ottomana, la Grande Ambasceria prosegue il suo viaggio attraverso l'Europa. Visitando l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero e la Francia Pietro viene a contatto con la cultura dell'occidente. Egli studia la costruzione di navi a Deptford e ad Amsterdam e di artiglierie a Konigsburg.

Il suo viaggio termina nel 1698 quando deve tornare in Russia a causa della ribellione degli strelizi. La ribellione è, in realtà, schiacciata ancora prima del ritorno dello zar; le truppe a lui fedeli perdono un solo soldato negli scontri. Pietro comunque agisce con estremo rigore e brutalità verso gli ammutinati: oltre 1200 di essi sono torturati e giustiziati con lo zar stesso che agisce come boia. Gli strelizi sono dispersi e la sorellastra di Pietro, Sofia, anima della ribellione, è costretta a diventare monaca e a rinchiudersi in un convento.

Subito dopo il suo ritorno Pietro pone termine al suo matrimonio con Evdokija Lopuchina da cui ha avuto tre figli benché solamente uno, lo zarevič Alessio, sia ancora in vita. Il lungo viaggio in Europa convince lo zar che le abitudini dell'Europa occidentale sono, in generale, superiori alla tradizione russa. Egli ordina a tutti i suoi cortigiani e ufficiali di tagliarsi le lunghe barbe e di vestire all'occidentale.

I boiari che intendono conservare la barba, quasi un simbolo del loro status, devono pagare una tassa di cento rubli all'anno. Nel 1699 Pietro abbandona anche il tradizionale Calendario bizantino, in cui l'anno inizia il primo settembre, in favore del Calendario Giuliano. Anche il calcolo degli anni viene riformato e come punto d'inizio viene abbandonata la supposta data della creazione del mondo in favore di quella della nascita di Cristo.

La grande guerra del nord e la costruzione di San Pietroburgo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande guerra del Nord.

Essendo fallita la prospettiva di una campagna congiunta contro l'Impero ottomano, Pietro stipula un trattato di pace con questo e rivolge nuovamente le sue attenzioni al Mar Baltico il cui controllo è stato acquisito dall'Impero svedese intorno alla metà del XVII secolo. Pietro, con l'appoggio di Danimarca, Norvegia, Sassonia e Regno di Polonia, dichiara quindi guerra alla Svezia che è guidata dal re sedicenne Carlo XII.

La Russia scopre ben presto di essere scarsamente preparata per affrontare la Svezia e il primo tentativo di conquistare le coste del Baltico finisce nel disastro della battaglia di Narva (1700), che sembra mettere fuori gioco la Russia. Carlo XII approfittando del momento indirizza la sua azione contro Polonia e Sassonia. Nel frattempo Pietro riorganizza il suo esercito e conquista l'Estonia svedese.

Sicuro di poterlo battere in qualsiasi momento, il re di Svezia ignora l'azione dello zar e continua a combattere in Polonia e Sassonia. Mentre polacchi e svedesi sono impegnati a combattersi, Pietro fonda la grande città di San Pietroburgo (in onore di San Pietro apostolo) in Ingria, una regione catturata agli svedesi nel 1703, servendosi delle capacità dell'architetto svizzero Domenico Trezzini di Astano, che dapprima realizza la fortezza con al centro la cattedrale dei santi Pietro e Paolo, seguita poi da numerosi altri importanti edifici amministrativi e di rappresentanza.

Pietro il Grande dopo la battaglia di Narva del 1700, in un dipinto di Nikolaj Sauerweid del 1859

Pietro proibisce la costruzione di edifici in pietra al di fuori di San Pietroburgo, che egli intende far diventare capitale della Russia, cosicché tutti gli scalpellini possano partecipare alla costruzione della nuova città. Nello stesso periodo Pietro si lega a Martha Skavronskaja, una lituana di povere origini presa prigioniera dai Russi durante la guerra del Nord[19]. Martha si converte alla religione ortodossa con il nome di Caterina; i due si sposano segretamente intorno al 1707.

In seguito alle numerose sconfitte il re di Polonia Augusto II abdica nel 1706 lasciando libero Carlo XII di rivolgere nuovamente le sue attenzioni alla Russia che invade nel 1708. Dopo il suo ingresso in Russia Carlo sconfigge Pietro nella battaglia di Golovčin, nel luglio 1708, ma nella seguente battaglia di Lesnava subisce, per la prima volta gravi perdite, quando Pietro distrugge una colonna di rinforzi svedesi proveniente da Riga. Privato del loro aiuto Carlo deve abbandonare il suo piano di marciare verso Mosca.

Non accettando l'idea di ritirarsi in Polonia o di tornare in Svezia, Carlo invade l'Ucraina. Abilmente Pietro si ritira verso sud distruggendo tutto ciò che potrebbe servire agli svedesi che vengono così a trovarsi in una difficile situazione a causa della mancanza di rifornimenti e della rigidità dell'inverno.

Nell'estate del 1709 Carlo rinnova i suoi sforzi per conquistare l'Ucraina ma si trova ad affrontare un nemico molto aggressivo e nella battaglia di Poltava (27 giugno 1709) Pietro raccoglie i frutti di anni di lavoro per potenziare l'esercito russo infliggendo al nemico gravi perdite (10000 morti) e catturando poi quanto rimane dell'esercito svedese.

Il cavaliere di bronzo, statua equestre che rappresenta Pietro il Grande, eretta per volere di Caterina II

L'esito di questa battaglia ribalta le sorti della guerra: in Polonia Augusto II rioccupa il trono mentre Carlo si rifugia nell'Impero ottomano dove opera per convincere il sultano Ahmed III ad aiutarlo a riprendere la guerra. Pietro incautamente dichiara guerra agli ottomani nel 1711 ma la campagna a sud ottiene risultati fallimentari al punto che la Russia, per ottenere la pace, deve cedere i porti sul Mar Nero conquistati nel 1697. In cambio il sultano espelle il re di Svezia.

A nord gli eserciti di Pietro hanno maggior fortuna e conquistano la Livonia respingendo gli svedesi all'interno della Finlandia, che verrà occupata in larga parte nel 1714. La flotta russa riesce anche a violare le acque svedesi. Nell'ultima fase della guerra Pietro riceve anche l'aiuto dell'Hannover e del regno di Prussia. Malgrado le sconfitte Carlo XII continua a combattere e solo la sua morte in battaglia, nel 1718 permetterà l'apertura di trattative di pace.

Nel 1720 la Svezia firma la pace con tutti i belligeranti tranne che con la Russia con cui firma poi il trattato di Nystad, nel 1721, che mette fine a quella conosciuta come la Grande guerra del nord. La Russia ottiene l'Ingria svedese, l'Estonia svedese, la Livonia e parte della Carelia; in cambio versa due milioni di riksdaler e rinuncia a parte della Finlandia. Allo zar viene comunque permesso di conservare alcuni terre finlandesi intorno a San Pietroburgo che dal 1712 è divenuta capitale.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Pietro il Grande di Paul Delaroche.

Nel 1717 viene smascherata una congiura ordita dal boiaro Aleksandr Kikin, che raggruppava vari oppositori di Pietro I attorno al suo figlio maggiore, Aleksej. La sentenza è di condanna a morte per tutti i cospiratori, incluso Aleksej, nel 1718[20]. Anche la madre di Aleksej viene perseguita a causa di false accuse di adulterio.

Gli ultimi anni di regno di Pietro I sono contrassegnati da ulteriori riforme. Nel 1721, dopo aver concluso la pace con la Svezia, viene acclamato Imperatore di tutta la Russia. (alcuni gli propongono di prendere il titolo di Imperatore dell'Est ma egli rifiuta). Il titolo imperiale viene riconosciuto da Polonia, Svezia e Prussia ma non dagli altri monarchi europei. Nella mente di molti la parola imperatore connota superiorità sui semplici re. Molti regnanti temono che Pietro voglia proclamare la sua autorità su di loro come, a suo tempo, l'imperatore del Sacro Romano Impero aveva proclamato la sua supremazia su tutte le nazioni cristiane.

Pietro riforma anche il governo della Chiesa ortodossa russa. Il capo tradizionale della chiesa è il patriarca di Mosca. Nel 1700, quando il seggio rimane vacante, Pietro non nomina un nuovo patriarca bensì un coadiutore che svolge tutto il lavoro. Nel 1721 istituisce il Santo Sinodo, un concilio di dieci ecclesiastici che prende il posto del patriarca e del coadiutore. Nel 1722 Pietro crea un nuovo ordine gerarchico per la nobiltà conosciuto come Tavola dei Ranghi, in esso la posizione è, formalmente, determinata dalla nascita.

Allo scopo di privare i boiari del loro potere Pietro afferma che la posizione può essere determinata dal merito nel servizio all'imperatore. Sempre con lo scopo di ridurre il potere dei boiari ha già, alcuni anni prima, soppresso l'assemblea dei nobili (forma di consiglio dello zar) sostituendola con un senato di dieci membri di sua nomina. La Tavola rimane in vigore fino alla fine della monarchia in Russia nel 1917. Pietro introduce anche nuove tasse allo scopo di trovare i fondi per la costruzione di San Pietroburgo.

Abolisce la tassa sulla terra e quella sulla famiglia sostituendole con un'imposta pro-capite. Le tasse sulla terra o sulla famiglia erano pagate solamente dai proprietari o da coloro che mantenevano una famiglia mentre la nuova tassa è pagata da tutti compresi servi e poveri. Nel 1724 associa al trono Caterina, la sua seconda moglie, attribuendole il titolo di Imperatrice anche se peraltro mantiene nelle sue mani tutto il potere.

La sua ultima iniziativa militare fu la spedizione in Persia (1721-1724). Dawd Beg, khan persiano, nell'agosto 1721 occupa Shemakha, importante emporio russo sul Mar Caspio, nel kahanto di Shirwan, depredandone le mercanzie. Per ritorsione Pietro invirò 50.000 soldati con 80 navi nel mar Caspio, facendo occupare la penisola di Agrakan e conquistando Derbent, mentre lo zar di Kartli Vaktang IV con 30.000 uomini e il patriarca armeno con 8.000 soldati, alleati ai russi, marciano con Dawd Beg a Ganjia. Nel 1723 le truppe russe conquistano le province di Ghilan e Bakù. Gli Ottomani accorrono in aiuto di Dawd Beg e invadono Kartli, conquistano Tbilisi e i khanati di Erivan e Tabriz.

Nel settembre 1723 i Persiani chiedono la pace e si alleano con i Russi ai quali è ceduta Derbent, Baku, Ghilian, Mazanderam e Astrabad (litorale occidentale e meridionale del Caspio). Nel giugno 1724 è firmata la pace russo-turca: gli Ottomani ottengono la Georgia, Erivan, Kasvin e Shemakhà. Nel 1725 è completata la costruzione del Peterhof, un palazzo nei pressi di San Pietroburgo che diventa famoso come la Versailles russa.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Pietro il Grande sul letto di morte

Non avendo eredi, una legge del 1722 concesse a Pietro il privilegio di scegliere il suo successore ed egli scelse la moglie Caterina. Pietro morì nel 1725, venendo poi seppellito nella Cattedrale di Pietro e Paolo, nell'omonima fortezza da lui voluta a San Pietroburgo. L'imperatrice Caterina ha l'appoggio sulla guardia imperiale. Dopo la morte di quest'ultima nel 1727 il trono passa al nipote di Pietro I, Pietro II (figlio di Alessio) con il quale termina la discendenza diretta maschile dei Romanov.

Dopo di lui la successione al trono è caotica: i due successivi monarchi sono figli del fratellastro di Pietro I, Ivan V; i discendenti diretti di Pietro riconquisteranno il trono solo nel 1741 con un colpo di stato. Nessun figlio salirà direttamente al trono occupato da un genitore prima di Paolo I che succede a Caterina la Grande, nel 1796, oltre settanta anni dopo la morte di Pietro I, che dedica al predecessore la famosa statua equestre del Cavaliere di bronzo.

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Figli di Pietro I di Russia.

Dalle sue due mogli, Pietro ebbe sedici figli.

Da Evdokija Lopuchina

Nome Data di nascita Data di morte Note
Alessio Petrovič 18 febbraio 1690 26 giugno 1718 Sposò nel 1711 la Principessa Carlotta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel, dalla quale ebbe figli
Alessandro Petrovič 13 ottobre 1691 14 maggio 1692  
Paolo Petrovič 1693 1693  

Da Caterina I

Nome Data di nascita Data di morte Note
Pietro Petrovič 1704 1707 Nato e morto prima del matrimonio tra Pietro e Caterina
Paolo Petrovič 1705 1707 Nato e morto prima del matrimonio tra Pietro e Caterina
Caterina Petrovna 7 febbraio 1707 1708 Nata e morta prima del matrimonio tra Pietro e Caterina
Anna Petrovna 27 gennaio 1708 15 maggio 1728 Sposò nel 1725 Carlo Federico, Duca di Holstein-Gottorp, dal quale ebbe figli
Elisabetta Petrovna 29 dicembre 1709 5 gennaio 1762 Probabilmente sposò nel 1742 Alexei Grigorievich, Conte Razumovsky, dal quale non ebbe figli
Natalia Petrovna 20 marzo 1713 27 maggio 1715  
Margherita Petrovna 19 settembre 1714 7 giugno 1715  
Pietro Petrovič 15 novembre 1715 19 aprile 1719  
Paolo Petrovič 13 gennaio 1717 14 gennaio 1717  
Natalia Petrovna 31 agosto 1718 15 marzo 1725  
Pietro Petrovič
7 ottobre 1723
 
Paolo Petrovič
1724
 

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante
— 1713

Pietro il Grande al cinema[modifica | modifica wikitesto]

Sulla vita dello Zar Pietro I il Grande sono stati realizzati svariati film

Anno Film Attore Note
1910 Pyotr Velikiy Pyotr Voinov
1922 Peter der Große Emil Jannings
1925 Karl XII Nicolai De Seversky
Karl XII, del II
1937 Pietro il grande (Pyotr pervyy I) Nikolai Simonov
1938 Pyotr pervyy II
1944 David Bek Vladimir Yershov
1970 Zar und Zimmermann Raymond Wolansky Film TV
Ballada o Beringe i ego druzyakh Roman Tkachuk
1972 Tabachnyy kapitan Vladlen Davydov Film TV
1973 Dmitriy Kantemir Aleksandr Lazarev
1978 Racconto di come lo zar Pietro ammoglio' il proprio moro
(Skaz pro to, kak tsar Pyotr arapa zhenil)
Aleksej Petrenko
1981 Junost' Petra Dmitriy Zolotukhin
1984 Rossiya molodaya Miniserie TV
Demidovy Aleksandr Lazarev
1986 Pietro il Grande (Peter the Great) Graham McGrath (Pietro bambino)
Jan Niklas (Pietro giovane)
Maximilian Schell (Pietro adulto)
Denis DeMarne (Pietro anziano)
Miniserie TV
Pietro il Grande (parte prima) (Peter the Great) Versione cinematografica della miniserie
Pietro il Grande (parte seconda) (Peter the Great)
Russia Evgeniy Tilicheev Miniserie TV
V nachale slavnykh del Dmitriy Zolotukhin Sequel di Junost' Petra
1996 Tsarevich Aleksei Viktor Stepanov
2000 Tayny dvortsovykh perevorotov Nikolay Karachentsov Serie TV
2002 Molitva za getmana Mazepu Vyacheslav Dovzhenko
Arca russa (Russkiy kovcheg) Maksim Sergeyev
2003 Peter in Paradise Rory McCann Film TV
2004 Chernyy prints Yuriy Tsurilo
2006 "What's So Great About Peter?", episodio della serie Time Warp Trio Dwayne Hill
"Russia", episodio della serie Engineering an Empire Richard Davis
2007 Sluga Gosudarev Andrey Sukhov
2011 Petr Pervyy. Zaveshchanie Aleksandr Baluev Miniserie TV

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]


Anno Libro Autore Note
1671 The Present State of Russia Samuel Collins
1716 The State of Russia Under The Present Tsar John Perry
1723 The Present State of Russia Friederich Christian Weber 2 volumi
1755 History of Peter the Great Alexander Gordon 2 volumi
1787 Original Anecdotes of Peter the Great Staehlin von Storcksburg
1842 Anecdotes historiques sur Pierre le Grand et sur ses voyages en Hollande et à Zaandam M. Jacobus Scheltema
1858-1863 Istorija carstvovanija Petra Velikago Nikolaj Gerasimovič Ustrjalov 6 volumi
1884 Peter the Great Euguene Schuyler 2 volumi
1887 Pis'ma i Bumagi Imperatora Petra Velikogo Pietro il Grande 12 volumi [21]
1897 Peter the Great Kasimierz Waliszewskij
The Pupils of Peter the Great Robert Nisbet Bain
1899 History of the Russian Fleet during the Reign of Peter the Great by a Contemporary Englishman Sir Cyprian Bridge
1929-1934 Pietro il Grande (Петр Первый, Pyotr Pervyj) Aleksej Nikolaevič Tolstoj Premio Stalin per la letteratura 1941
1929 Peter the Great: A Life of Peter I of Russia Called the Great Stephen Graham
History of Russia Sergej Fëdorovič Platonov
1931 History of Russia: From the Earliest Times to the Rise of Commercial Capitalism Michael Nicholaevič Pokrovsky
1940-1948 Petr I: Materialy dlja biografii Michail Michajlovič Bogoslovskij 5 volumi
1947 Petr Velikij: Sbornik Statej Aleksandr Ignat'evič Andreev
1949 Russkij flot i vnešnjaja politika Petra I Evgenij Viktorovič Tarle
1952 Russia Under Two Tsars, 1682-1689: The Regency of Sophia C. Bickford O'Brien
1955 Rossija pri Petre Pervom Berngard Borisovič Kafengauz
1956 Peter the Great Constantin De Grunwald
1958 Peter the Great Vasily Osipovič Kluchervsky
1960 Peter the Great: Emperor of All Russia Ian Grey
A History of Russia Bernard Pares
1963 Peter the Great, Reformer or Revolutionary? Mafrc Raeff
A History of Russia Nicholas Valentine Riasonovsky
1964 Petr I, Tzar und Kaiser Reinhard Wittram 2 volumi
1965 Peter the Great and the Ottoman Empire Benedict Humphrey Sumner
Peter the Great and the Emergence of Russia
1966 The Russians at Sea: A History of the Russian Navy David Woodward
1968 The Tsar: Russian Autocrats, 1533-1917 Ronald Hingley
Diary of an Austrian Secretary of Legation at the Court of Tsar Peter the Great Johann Georg Korb
1971 The Church Reform of Peter the Great James Cracraft
1973 Rossija v period reform Petra I Nikolai Ivanovič Pavlenko, Leonid Alekseevič Nikiforov e Mai Yakovlevič Volkov
1974 Russia Under the Old Regime Richard Pipes
Modernization of Russia under Peter I and Catherine II Basil Dmytryshyn
1979 Fire and Water: A Life of Peter the Great Alex De Jong
The Image of Peter the Great in Russian Fiction Zenia Gasiorowska
Pietro il Grande (Pierre le Grand) Henri Troyat
1980 Pietro il Grande (Peter the Great. His Life and World) Robert K. Massie Premio Pulitzer Premio Pulitzer nel 1981
1993 Pietro il Grande (Peter the Great) Stephen J. Lee
1996 Pietro il Grande e la Russia del suo tempo (Peter the Great) William Marshall
1998 Russia in the age of Peter the Great Lindsey Hughes
Russia in the Age of Peter the Great
2001 Peter the Great Paul Bushkovitch
Pietro il Grande. La lotta per il potere (1671-1725)
(Peter the Great: The Struggle for Power, 1671–1725)
Peter the Great and the West: New Perspectives Lindsey Hughes
2002 Pietro il Grande (Peter the Great: A Biography) Lindsey Hughes
2003 The Revolution of Peter the Great James Cracraft
2007 Peter the Great Jacob Abbott
2010 Peter the Great Derek Wilson

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 9 giugno secondo il calendario gregoriano.
  2. ^ 8 febbraio secondo il calendario gregoriano.
  3. ^ Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, pp. 22-23, ISBN 88-17-86647-4.
  4. ^ Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, pp. 30-31, ISBN 88-17-86647-4.
  5. ^ Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, p. 56, ISBN 88-17-86647-4.
  6. ^ Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, p. 57, ISBN 88-17-86647-4.
  7. ^ Nicholas Riasanovsky, A History of Russia, Oxford: Oxford University Press, 2000, p. 218.
  8. ^ Nicholas Riasanovsky, op. cit., p. 216
  9. ^ a b Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, 1980, p. 152, ISBN 88-17-86647-4.
  10. ^ Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, 1980, p. 153, ISBN 88-17-86647-4.
  11. ^ Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, 1980, p. 154, ISBN 88-17-86647-4.
  12. ^ a b Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, 1980, p. 155, ISBN 88-17-86647-4.
  13. ^ Ian Grey, Peter the Great, BUR, 1960, p. 101.
  14. ^ Michail Michajlovič Bogoslovskij, Petr I: Materialy dlja biografii, II, BUR, 1960, p. 101.
  15. ^ Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, 1980, p. 157, ISBN 88-17-86647-4.
  16. ^ Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, 1980, p. 161, ISBN 88-17-86647-4.
  17. ^ Robert K. Massie, Pietro il Grande, BUR, 1980, p. 180, ISBN 88-17-86647-4.
  18. ^ Aleksandr Ignat'evič Andreev, Petr Velikij: Sbornik Statej, BUR, 1947, p. 88.
  19. ^ Irina Artemʼeva, Caterina di Russia: l'imperatrice e le arti, Editore Electa, 1998
  20. ^ Mosca, San Pietroburgo, Guide Routard. Europa, Touring Editore, 2004, p. 271
  21. ^ L'anno di pubblicazione è molto posteriore all'anno in cui l'opera è stata scritta

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Zar di Russia Successore
Feodor III 27 aprile - 23 maggio 1682 Se stesso con Ivan V
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con Ivan V sino al 8 febbraio 1696
Se stesso come Imperatore
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Nuovo Titolo
(Se stesso come Zar)
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Predecessore Duca di Estonia e Lituania Successore
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