Insigne e reale ordine di San Gennaro

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Insigne e Reale Ordine di San Gennaro
Ster en kleinood van de Orde van Sint-Januarius.jpg
Le insegne dell'ordine
Flag of the Kingdom of the Two Sicilies (1816).svg
Regno di Napoli, Regno delle Due Sicilie
Tipologia Ordine dinastico-statale
Motto IN SANGUINE FOEDUS
Status cessato (concesso solo privatamente)
Istituzione Napoli, 3 luglio 1738
Primo capo Carlo VII di Napoli
Cessazione Napoli, 1859
Ultimo capo Francesco II delle Due Sicilie
Gradi Cavaliere (classe unica)
Precedenza
Ordine più alto -
Ordine più basso Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio
IT TSic Order Santo Gennaro BAR.svg
Nastro dell'ordine
Francesco I delle Due Sicilie: tra le tre medaglie sul petto, la prima a sinistra è quella dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro

L'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro (o semplicemente Ordine di San Gennaro) è un ordine cavalleresco dinastico-statale dell'ex Regno delle Due Sicilie. Esso fu l'ultimo grande ordine dinastico di collare ad essere costituito come cavalierato di fratria, con la limitazione d'ammissione ai soli cattolici e con diretta dipendenza dalla dinastia regnante dei Borbone delle Due Sicilie.

Storia dell'ordine[modifica | modifica sorgente]

Il fondatore dell'ordine, Carlo VII di Napoli, che governò dal 1734 al 1759, fu il primo monarca dal 1502, regnante di questo regno, a risiedervi stabilmente. Come giovane re, Carlo venne considerevolmente influenzato dal padre, il re Filippo V di Spagna, che aveva dato prova di una capace, ma errata politica, non contribuendo a riportare la pace tra i due regni, ma ristabilendo semplicemente l'influenza spagnola sull'Italia.

La fondazione dell'ordine fu un processo che durò diversi anni, ed il matrimonio tra il giovane re e la principessa Maria Amalia di Sassonia, divenne l'occasione giusta per inaugurarlo. Lo statuto e la fondazione dell'ordine vennero realizzati il 3 luglio 1738 e le prime consegne delle medaglie vennero effettuate dopo soli tre giorni.

Gli statuti prevedevano che i sessanta aderenti fossero nobili cattolici, (anche se in tempi successivi vi vennero ammessi anche nobili non cattolici, ma in casi eccezionali e l'ordine giunse a sorpassare i sessanta aderenti diverse volte).

Come ordine di collare (e quindi il più importante del Regno), esso venne inteso di rango eguale all'Ordine del Toson d'oro, detenuto nel ramo spagnolo dal padre, ed all'ordine dello Spirito Santo, retto dai cugini Borbone di Francia. Ad ogni modo, non di rado, i membri della casata dei Borbone-Napoli ottennero le onorificenze di tutti e tre gli ordini della Real Casa di Borbone. In segno di sottomissione, il re Carlo riservò al padre Filippo V il diritto di nominare annualmente sei cavalieri, rinvigorendo l'unione tra i domini della casa di Borbone.

Un ordine "santo"[modifica | modifica sorgente]

Il legame con la religione cattolica era molto sentito. I cavalieri, ad esempio, secondo l'articolo VII della costituzione dell'ordine, avevano l'obbligo di ritrovarsi periodicamente con gli altri membri, di rispettare l'inviolabilità della persona del gran maestro, di partecipare quotidianamente alla celebrazione eucaristica, di fare la comunione perlomeno a Pasqua e nella festa di san Gennaro, di partecipare alle celebrazioni in memoria dei cavalieri defunti e di non ingaggiare o accettare un duello ma di riferire la questione al gran maestro. Papa Benedetto XIV, confermò la fondazione dell'ordine nella bolla papale del 30 maggio 1741, le cui provvisioni vennero leggermente modificate con una seconda bolla, datata al 26 luglio di quello stesso anno. Il carattere cristiano dell'ordine e l'autorità papale diedero a questa fondazione una protezione specifica, che ad esempio servì a proteggere l'istituzione dall'abolizione quando Vittorio Emanuele II di Savoia, nel 1860, conquistò il Regno delle Due Sicilie.

Da Carlo III a Ferdinando[modifica | modifica sorgente]

Carlo VII ereditò la corona spagnola alla morte del padre, divenendo monarca con il nome di Carlo III, il 10 agosto 1759. Secondo l'articolo II del trattato di Napoli del 3 ottobre di quello stesso anno, egli stabilì che Ferdinando, suo secondo figlio (il terzo in linea di nascita, dal momento che il primo dei figli di Carlo III era stato escluso dal trono in quanto sofferente di gravi disturbi mentali) venisse nominato re delle Due Sicilie. Il nuovo sovrano, ricevette le corone di Napoli e Sicilia, con il decreto pragmatico del 6 ottobre 1759. Questo fece sì che inoltre egli ereditasse l'ordine dal padre e di conseguenza che questo passasse ai suoi discendenti in linea diretta, i re delle Due Sicilie, appunto.

L'ordine continua tutt'oggi ad essere conferito dai pretendenti al trono delle Due Sicilie, della casata dei Borbone di Napoli.

Lo Stato Italiano ha riconosciuto l'autorizzazione a fregiarsi di tale onorificenza, nonostante che si tratti di un Ordine cavalleresco dinastico-statuale collegato alla pretensione dinastica al trono delle Due Sicilie.

Struttura dell'ordine[modifica | modifica sorgente]

Originariamente, oltre alla figura del gran maestro, l'ordine constava dei seguenti ministri:

  • cancelliere
  • segretario
  • tesoriere
  • maestro delle cerimonie

Questi ruoli vennero limitati con un decreto del 17 agosto 1827, di modo che i discendenti di chi aveva già ricoperto questa carica, non potessero ricoprirla a loro volta.

Per antico privilegio ai Cavalieri di Gran Croce dell'Ordine era riservato il trattamento di "Eccellenza".

Insegne dell'ordine[modifica | modifica sorgente]

Divisa.SanGennaro.png
Decoration without ribbon - it.svg
Collare
IT TSic Order Santo Gennaro BAR.svg
Cavaliere

La medaglia dell'ordine, veniva portata sospesa a una fascia rossa di circa un metro, che partiva dalla spalla destra e finiva sul fianco sinistro, ed è composta da croce maltese biforcata e puntata, smaltata di bianco con raggi di sole rossi e d'oro che si estendono lungo i bracci, circondati da quattro gigli dorati con al centro l'immagine di san Gennaro in abiti vescovili, uscente da una nuvola d'oro, reggente (secondo l'iconografia tradizionale) un pastorale e le ampolline conservate nel duomo di Napoli e contenenti il sangue del martire. La placca da petto è d'argento.

Il motto dell'Ordine è IN SANGUINE FOEDUS ("nel sangue, l'unione"), esplicito riferimento all'annuale miracolo che si compie in occasione della festa del santo, dove si liquefa il sangue contenuto nelle ampolline.

Il collare dell'ordine è composto di diciotto lacci d'oro che alternano otto gigli ad un ornamento composto di due lettere “C” (per “Carlo”) caricata di trofei e foglie.[1]

Collare dell'Ordine

Membri illustri[modifica | modifica sorgente]

  • (oltre i Principi della R. Casa Borbone delle Due Sicilie)
  • Antonio Lucchesi Palli, Principe di Campofranco (nel 1812)
  • Carlo Guevara Suardo, Duca di Bovino (1816)
  • Antonio Statella, Principe di Cassaro (1824)
  • Pietrantonio Sanseverino, Principe di Bisignano (1831)
  • Pietro Valguarnera, Principe di Valguarnera (1831)
  • Nicola Maresca, Duca di Serracapriola (1831)
  • Sebastiano Marulli, Duca d'Ascoli (1831)
  • Carlo Filangieri, Principe di Satriano (1831)
  • Giuseppe Ceva Grimaldi Pisanelli, Marchese di Pietracatella (1831)
  • Marchese Francesco Saverio Del Carretto (1837)
  • Trojano Spinelli, Duca di Laurino (1843)
  • Marchese Michele Imperiali (1843)
  • Duca Riccardo de'Sangro (1843)
  • Giuseppe Caracciolo, Principe di Torella (1849)
  • Francesco Pinto, Principe di Ischitella (1852)
  • Cardinale Sisto Riario Sforza (1854)

ESTERI

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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