Bisignano

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Bisignano
comune
Bisignano – Stemma Bisignano – Bandiera
Bisignano – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Umile Bisignano (centrodestra) dal 29/05/2007
Territorio
Coordinate 39°31′00″N 16°17′00″E / 39.516667°N 16.283333°E39.516667; 16.283333 (Bisignano)Coordinate: 39°31′00″N 16°17′00″E / 39.516667°N 16.283333°E39.516667; 16.283333 (Bisignano)
Altitudine 350 m s.l.m.
Superficie 86,2 km²
Abitanti 10 436[1] (30-04-2012)
Densità 121,07 ab./km²
Comuni confinanti Acri, Cerzeto, Lattarico, Luzzi, Mongrassano, San Marco Argentano, Santa Sofia d'Epiro, Tarsia, Torano Castello
Altre informazioni
Cod. postale 87043
Prefisso 0984
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078017
Cod. catastale A887
Targa CS
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti bisignanesi
Patrono san Francesco di Paola e Umile da Bisignano
Giorno festivo 2 aprile e ultima domenica di Agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bisignano
Posizione del comune di Bisignano all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di Bisignano all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Bisignano (Visignànu in dialetto locale[2]) è un comune italiano di 10.436 abitanti della provincia di Cosenza.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Gaetano Gallo, nel suo libro intitolato "Bisignano, arte storia folklore" dice che lo stemma di Bisignano rappresenta un cavallo bianco sfrenato che esce fuorida due monti, alzando le zampe anteriori in atto di saltare sopra un campo azzurro. Aggiunge inoltre che in un disegno pubblicato da "Ughellus Fernadus", nel 1644, non vi fosse l'albero che appare, per la prima volta nella stampa che il Pacichelli Giovanni Battista pubblicò nel suo libro "Regno di Napoli in prospettiva".

Spiega, Gaetano Gallo, che il cavallo in esame, a prima vista, sembrerebbe alludere al pregiatissimo allevamento di tali animali durante l'epoca Aragonese, ma il carattere del cavallo, sfrenato, ovvero galoppante senza guida, allude a ben altro. Bisignano nel 1020, come Amalfi e Gaeta fu proclamata Città godendo così di una piena libertà civile, reggendosi a libero municipio con forma repubblicana, mentre intorno a lei la terra veniva contesa fra i longobardi e i normanni. Il significato di libertà è confermato dai due monti che il cavallo sforza e travolge impetuosamente. Il Gallo precisa che non bisogna tener conto dell'albero, in quanto è stato aggiunto successivamente. Riguardo ai colori: il verde nasconde due significati, il primo esprime speranza, promesse future, mentre il secondo completa il significato di libertà espresso dal cavallo che galoppa senza guida in una prateria. Il bianco del cavallo indica il comando; mentre l'azzurro esprime lustro, splendore e ragalità.[3]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

È posto a 350 metri sul livello del mare sulle ultime propaggini collinose della Sila greca, a dominio della valle del Crati. Sede vescovile dall'VIII secolo, vanta i ruderi di un castello bizantino-normanno e la cattedrale, risalente al XIII secolo ma quasi interamente rifatta.

Nicola Leoni, nel libro “Dalla Magna Grecia e delle Tre Calabrie” del 1845 descrive Bisignano così: "La città ha belli edifici, più parrocchie, un seminario, più monasteri, un monte di pietà. Educa un popolo di 4450 individui civili industriosi. È celebrata per le bellissime razze di cavalli. Si allontana da Cosenza a 20 miglia. La famiglia Sanseverino vi ebbe signoria. Ampio fertilissimo n’è il territorio che si distende in vallate, in aprici colli deliziosi, piantati di ulivi, di viti, di gelsi, e di tutta la numerosa famiglia dell’ubertose piante, irrigato da limpidissimi rivi. La Cattedrale col titolo dell’Assunta è di bell’architettura."

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Non si conoscono con esattezza quali furono gli albori della Città; alcuni storici antichi, e tra questi il Barrio, raccontano che il fondatore fu un tale Bescio, il quale condusse Aschenez, pronipote di Noè, fino in Calabria, dandole il nome di Bescia, che i Romani cambiarono in Besidia. Altri storici, invece, fanno risalire le origini agli Ausoni. Certamente nel IV secolo a.C. Bisignano era una delle principali città della Confederatio Bruttiorum (vedi Bruzi).

Comunque i numerosi ritrovamenti, testimoniano le antichissime e importanti origini della Città, in periodi storici che risalgono al XV e XIV secolo a.C. I siti archeologici di Bisignano nelle località di Mastro D'Alfio e di Comò custodiscono, sepolte, le vestigia della Bruzia Besidiae. In particolare, nella zona di Mastro D'Alfio, affiora, dal cumulo di terra che lo ricopre, un forno di età greca a due bocche e nella medesima zona furono ritrovate le grandi giare del IV secolo a.C. custodite nel Museo della Sibaritide. Notizie della città sono già note intorno al 205 a.C., quando alleata di Annibale, nella battaglia di Campovile, sconfisse i Romani.

Sede vescovile[modifica | modifica wikitesto]

Per carenza di documentazione sono altrettanto ignote sono le origini di Bisignano sede vescovile. Secondo l’Arcidiocesi Cosenza-Bisignano, è attendibile l’ipotesi che stabilisce che la Diocesi di Bisignano sia stata istituita a cavallo dei secoli VII e VIII, subentrando a quella di Thurii, di cui noi si hanno più notizie dal 680. Il primo Vescovo che risulta da un documento ufficiale del 743 è Auderamus, il quale partecipa al Sinodo convocato a Roma da Papa Zaccaria. Niceforo II Foca, imperatore bizantino, nel 963 riconquisto la Calabria scacciando i Longobardi dalla valle del Crati imponendo il rito Bizantino anche alla Diocesi di Bisignano. Ma già nel 983, Papa Benedetto VII la assegna alla Metropolia di Salerno, come risulta dalle bolle papali del 986 e del 1058. La posizione però è contraddittoria fino all’XI secolo in quanto per le fonti greche Bisignano dipende da Reggio Calabria, mentre per quelle latine da Salerno. Secondo l’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, Bisignano era il confine tra il dominio longobardo e quello bizantino e quindi, molto probabilmente, non era soggetta a nessuna di esse. Dopo il concordato di Melfi, periodo normanno, la Diocesi di Bisignano è ricordata nel “Liber Censum” della Chiesa di Roma come “Domini Papae”, ovvero era soggetta direttamente alla Sede Apostolica. Notizie più precise circa i confini e i possedimenti della Diocesi si hanno dal momento in cui fu redatta, da parte del Vescovo Ruffino, la Platea, dalla lettura della quale emerge la presenza in Bisignano di monasteri Basiliani e latini, chiese parrocchiali, rurali e luoghi culturali, menzionati successivamente in numerosi documenti ecclesiastici i quali dimostrano un’intensa e continua vita religiosa. Nel 1806 furono espropriate le terre ecclesiastiche in Bisignano e nel 1809 furono soppressi i Monasteri dei Domenicani, dei Cappuccini, dei Conventuali, dei Paolotti, dei Riformati e il Terz’Ordine dei Santa Maria delle Grazie. Nel 1818 la Diocesi di Bisignano è stata unita a quella di San Marco Argentano e nel 1979 è stata definitivamente unita all’Arcidiocesi di Cosenza. (Tratto dal sito dell'Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano)

Dominazione romana[modifica | modifica wikitesto]

Dominazione longobarda[modifica | modifica wikitesto]

Durante la dominazione longobarda (568774), venne nominato Anderamo vescovo di Bisignano.

Dominazione bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Il cronista Colaniello Pacca annota che nel 1026 Bisignano fu assediata, presa, profanata e saccheggiata dai Saraceni che venivano dalla vicina Sicilia.[4] [5]

Dominazione normanna[modifica | modifica wikitesto]

La città era Comune nel 1061 guidata "dai consigli" di Pietro De Turra (fatto prigioniero da Roberto Guiscardo per ottenere la resa della città[6]).

Nel 1056 Bisignano, Cosenza e quasi tutta la Calabria Citra furono costrette a pagare un tributo e prestare servigio ai Normanni grazie ad un’astuzia di Roberto D’Altavilla, detto, dopo questo episodio, il Guiscardo. Sotto le mura di Bisignano Roberto D’Altavilla chiama a colloquio Pietro Turra, ricchissimo signore di quella città, per risolvere alcune questioni sorte tra i Bisignanesi e i Normanni che vivevano nella vicina San Marco. Mentre i due signori discorrevano sotto gli occhi dei Bisignanesi da un lato e i Normanni dall’altro, Roberto, con un movimento repentino, afferra Pietro, di forme smisurate, a metà del corpo e se lo mette in spalla correndo verso i suoi uomini. I Bisignanesi, colti di sorpresa corrono verso Roberto D’Altavilla per liberare Pietro Turra arrivando ad azzuffarsi con i Normanni, e mentre questi si azzuffano, Pietro invano si sforza, con i piedi e con le mani, di divincolarsi. Roberto lo attanaglia sempre più, ora rotolandosi sul terreno, ora spingendolo alla meglio, ora trascinandolo, riesce a farlo prigioniero. Pietro Turra ottenne la libertà solo dopo aver pagato un riscatto di 20 mila scudi. [7][8]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Bisignano fu dominio dei Normanni e nel 1400 feudo dei Ruffo di Catanzaro.

Nel 1461 con Luca Sanseverino ha inizio la dinastia dei principi di Bisignano e la città diviene capoluogo del principato fino ai primi del XIX secolo oltre che protagonista delle alterne vicende legate alla fortuna militare e politica del casato dei Sanseverino. I rovinosi terremoti ed in particolare quello del 1887 portarono alla distruzione di gran parte del cospicuo patrimonio monumentale della città. La diocesi di Bisignano vanta tradizioni storiche millenarie: fu eretta (fu istituita?) probabilmente tra il VII e l'VIII secolo. Nel X secolo apparteneva alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Reggio Calabria e adottava il rito bizantino. Nel XIII secolo la diocesi, ben definita nei suoi confini, vantava una numerosa presenza di chiese e conventi. Nel 1818 la diocesi fu unita a quella di San Marco Argentano, mentre dal 1979 è stata unita a quella di Cosenza. Il patrimonio artistico e culturale di Bisignano è particolarmente interessante ed è concentrato nel centro storico, tra i quartieri di: Piazza, Piano, Giudecca, San Simone, Santa Croce, San Zaccaria, San Pietro e Cittadella.

Attività artigianali[modifica | modifica wikitesto]

Fra le attività artigianali che un tempo erano svolte nella città e che in qualche modo sono sopravvissute all'evoluzione tecnologica, sono degne di nota le arti della liuteria, della lavorazione del ferro e della lavorazione della ceramica.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Santuario di Sant'Umile[modifica | modifica wikitesto]

Il Santuario di Sant'Umile, conosciuto come “Convento la Riforma”, è stato fondato dal Beato Pietro Cathin, inviato da San Francesco d’Assisi. Nella metà del 1400 vi dimorarono i Minori Osservanti che lasciarono il posto, verso la fine del 1500, ai Minori Riformati (Ordine francescano). Il portale, che risale al XV secolo è sormontato dallo stemma dei Principi Sanseverino e dal monogramma cristologico di San Bernardino da Siena, conduce nella navata centrale la quale culmina nell’abside, su cui è posta la scultura lignea di Gesù Crocefisso, opera di Frate Umile da Petralia e risalente al 1637 (anno della morte di Sant’Umile). All’interno del convento si trova una scultura marmorea raffigurante la Madonna delle Grazie, attribuita alla scuola di Antonello Gagini (1537), e un dipinto su tela raffigurante il martirio di San Daniele Fasanella a Ceuta, opera di un ignoto pittore napoletano della scuola di Luca Giordano. Naturalmente è possibile visitare la cella di Sant’Umile da Bisignano, che oltre a custodire varie reliquie del Santo, conserva un dipinto del XVIII secolo, a lui dedicato. La cappella dedicata a Sant’Umile risale all’anno della sua beatificazione, 1882, anno cui è databile anche la prima statua lignea del Santo. Dalla Chiesa si accede al chiostro duecentesco. Su una colonnina vi è incisa la data di fondazione del Convento (1222).[9]

Duomo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale di Bisignano.

La “Cattedrale” è intitolata a Santa Maria Assunta presenta forme architettoniche tipiche del periodo normanno. I molti terremoti hanno danneggiato la cattedrale che, prima dei rifacimenti, presentava una facciata con tre porte che immettevano nelle navate interne, sullo stesso stile della Cattedrale di Cosenza. L’interno è in tre navate terminanti con tre absidi. La navata centrale presenta decorazioni a tempera raffiguranti scene della vita della Madonna e di Cristo, eseguiti negli anni ‘30 dal pittore Emilio Iusi da Rose. Sull’abside centrale, originariamente affrescata con scene dell’Assunzione di Maria, è stato aggiunto, durante l’episcopato di Monsignor Rinaldi (1956 - 1977), un mosaico raffigurante l’Immacolata Concezione.[10]

La biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita dal vescovo Bonaventura Sculco nel 1765, in cui fece confluire parte del patrimonio librario di famiglia, ammontante a circa 2.000 volumi. A ricordo della sua fondazione, fu posta una lapide realizzata da Giuseppe Galzerano di Catanzaro, attualmente posta all’ingresso dell’ex-seminario diocesano di Bisignano. Conserva tuttora alcune antiche pergamene in carta pecora e numerosissimi processetti matrimoniali risalenti all’epoca in cui Bisignano era Diocesi autonoma.[11]

Madonna dei Sette Veli[modifica | modifica wikitesto]

FALCONE Luigi, nel libro "La pietà popolare in Italia", racconta che a Bisignano la Vergine è venerata sotto i 2 titoli della Madonna dei Sette Veli e dell’Addolorata, il cui culto è stato importati da Foggia, dal Monsignor Vincenzo Ricotta, vescovo di Bisignano dal 1896 al 1909. Il primo titolo si spiega col fatto che, secondo la leggenda, dei veli avvolgevano il quadro quando fu ritrovato in un canneto, nello stesso luogo dove, poi, fu edificata Foggia. Questo quadro è la copia di quello che si conserva nella cattedrale di Foggia.

Santa Maria di Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

L’antica chiesetta di S. Maria di Costantinopoli, detta anche “ ‘A Marunnella, si chiama così perché si riteneva che la primitiva immagine venisse da Costantinopoli. Nel documento redatto dal Vescovo Ruffino, la Platea, nel XIII secolo, risulta essere stata <<Posita intus civitatem Bisiniani, loco ubi dicitur li pignatari>>. Tale costruzione presenta nel registro inferiore della facciata il motivo della successione di tre arcate: quelle laterali sono cieche, mentre quella centrale è “sfondata” dall’apertura rettangolare del portone d’ingresso. Questo piano visuale principale è sormontato, nel registro superiore, dalla cornice dentellata, cui si sovrappone il timpano, sulla sommità, caratterizzato da una serie di nove arcatelle cieche, di altezza variabile digradante, che richiamano le tre arcate maggiori sottostanti. I due cantonali, ben rilevati e sagomati, trasmettono un’immagine di forza e delimitano i margini della visione frontale, nel suo complesso di estrema semplicità e linearità. [12] archeoclub

San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di S. Domenico risale al XV secolo, quando era parte integrante del Convento dei padri Domenicani, fondato nel 1475. Attualmente si possono osservare, nella parte retrostante l’attuale Chiesa, solo alcuni resti dell’antico convento, che restò attivo fino ai primi anni del 1800, periodo in cui i frati furono costretti dai Francesi ad abbandonare Bisignano.Tra questi ruderi si noti soprattutto la presenza di parte del campanile, lo stesso raffigurato nella stampa settecentesca del Pacichelli. Nella storia del convento ricordiamo la visita dell’imperatore Carlo V nel 1535 e la fondazione della Confraternita del SS. Rosario nel 1707, la cui intensa attività durò fino al 1958. La presenza dei Domenicani fu caratterizzata soprattutto dal loro ruolo di “uomini di sapere”, tanto da riscuotere ammirazione dai Principi S. Severino.La Chiesa, nel corso dei secoli ha subito numerosi aggiustamenti strutturali per via dei terremoti che la danneggiarono, alterandone,così, l’originaria struttura. L’ultimo sisma che la distrusse quasi completamente fu quello del 1887. Nella precedente struttura si poteva osservare anche il rosone centrale della facciata, simile a quello della Chiesa di S. Domenico in Cosenza. Nei decenni successivi al sisma, i riti religiosi vennero tenuti nell’annessa Cappella della Confraternita del SS. Rosario, corrispondente all’attuale struttura che oggi ospita i saloni della Chiesa e la sacrestia. Non esistono fotografie di come era un tempo strutturata tale Cappella, ma siamo in grado , sulla base di alcuni racconti, di indicarne le caratteristiche. Vi si accedeva dall’attuale Chiesa, da una porta posizionata nel secondo arca di sinistra. Entrando, a lato sinistro vi era ricavato un angolo separato dal resto da un cancello, dove trovavano posto la Madonna Addolorata, S. Vincenzo e S. Domenico. Poco più avanti , una scala lignea conduceva su fino all’organo a canne. Nel resto della Chiesa si porta ricordo di due cripte usate nei secoli passati per la sepoltura dei defunti. L’Altare era invece posizionato nell’attuale sacrestia, sopra il quale era collocata la statua della vergine SS. del Rosario. I lavori di ricostruzione della Chiesa di S. Domenico, iniziati nel 1910, terminarono solo nel 1962. Attualmente la facciata è in stile romanico-gotico, ospitante quattro logge laterali e una bifora ad arco a sesto acuto. Nel campanile troviamo quattro campane, di cui la più grande risalente al 1839, mentre le altre vennero fuse rispettivamente nel 1906, 1979 e 1983. [13] archeoclub

Viale Roma[modifica | modifica wikitesto]

Viale Roma, detto "il Viale", è la piazza principale della Città, nonché centro della vita mondana degli abitanti, sia giovani che meno giovani.

  • C.C. Il Castello, Corso Italia.
  • Museo del Palio, Via Lucantonio Pirozzo n.1

Persone legate a Bisignano[modifica | modifica wikitesto]

  • Umile da Bisignano, religioso francescano, santo
  • Paolo Piromalli, vescovo domenicano
  • Vincenzo Fasanella, poeta e matematico nonché membro dell'Accademia Cosentina
  • Massimo di Fasanella D'Amore di Ruffano[14] vicepresidente esecutivo della PepsiCo American Beverage e della PepsiCo South America Beverage
  • Enzo Siciliano, scrittore e critico letterario, il cui padre era bisignanese
  • Gino Strada, medico fondatore della ONG Emergency insignito della cittadinanza onoraria di Bisignano per la sua attività
  • Michel Fingesten, pittore ceco di origine ebraica, autore dell'opera Il Martirio di San Bartolomeo custodita nella chiesa dedicata al santo, nel quartiere San Simone
  • Marcello Ritacco, politico universitario (UNICAL) Presidente Associazione MATRIX
  • Rosario Curia, insegnante, storico e musicista. Direttore del Comitato UNESCO per la lotta contro l'analfabetismo; socio fondatore dell'Istituto Storico di Calabria; premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il 1986.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

In passato diverse società con alterne fortune hanno rappresentato la città nel panorama calcistico regionale, arrivando durante la stagione 2008/2009, attraverso la fusione fra la vecchia San Francesco Calcio di Bisignano e la S.S. Mongrassano, a disputare il campionato di Promozione sfiorando i play off per l'accesso all'Eccellenza, per poi non iscriversi al campionato successivo per problemi economici.

Nella stagione 2009/2010 è stata fondata l'FCD Bisignano, con una società totalmente nuova e una squadra formata da soli ragazzi di Bisignano. Nonostante le premesse erano quelle di disputare un campionato tranquillo, la squadra gioca bene e vince e al termine della stagione riesce a conquistare, tramite i play off, un'insperata promozione in Seconda Categoria. Dopo due stagioni di seconda categoria terminate con salvezze tranquille, nel 2012/2013 la squadra viene ripescata in Prima Categoria. Purtroppo, nonostante una buona rosa, la squadra non ingrana e retrocede dopo il Play out perso contro l'Orsomarso. Attualmente l'F.C.D. Bisignano milita nel girone B calabrese di Seconda Categoria.

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

La prima società maschile è stata fondata 1983 raggiungendo la promozione in serie B-1 nazionale prima di subire alcun retrocessioni, nel 2011 grazie all' avvento di una nuova società, che vede come presidente Benedetto Alessandro, si è rimessa in piedi ripartendo dalla prima divisione. Dopo aver effettuato subito il salto in serie D, la Volley ha disputato due campionati di medio basso profilo fino alle stagione 2012/2013 quando, in seguito alla vittoria nella finale play off contro il Volley Roccella, la Volley Bisignano è ritornata nel massimo campionato regionale, ovvero la serie C. La squadra femminile, invece, dopo una serie di campionati di serie C (massimo torneo regionale), riesce nel 2009/2010 a conquistare la promozione in B2 dopo un campionato combattutissimo con il CAV Gallico. Successivamente disputa tre campionati di fila tra i professionisti. Nelle prime due stagioni la Pallavolo Vallecrati riesce a salvarsi mentre nella terza retrocede dopo un deludente penultimo posto. Nell'estate 2013, nonostante fosse stata ripescata in B2, a causa di problemi di natura economica la squadra rinuncia alla B2 e non si iscrive nemmeno in serie C. Solo negli ultimi giorni riescono a perfezionare l'iscrizione al campionato di serie D.[senza fonte]

Feste[modifica | modifica wikitesto]

Festa di Sant'Umile[modifica | modifica wikitesto]

I festeggiamenti civili e religiosi del Santo della cittadina della Valle del Crati, si svolgono nell'ultimo week end di Agosto.

Festa di San Francesco di Paola[modifica | modifica wikitesto]

2 aprile Nonostante la soppressione del convento dei Minimi, ad opera dei Francesi (1809), a Bisignano, il culto e la devozione a San Francesco di Paola si sono mantenuti vivi. Il santo è festeggiato non solo il 2 aprile, ma anche il 14 luglio, per ricordare la protezione accordata agli abitanti in occasione del terremoto del 1767. In caso di prolungata siccità o di poggia torrenziale, è invocato dai membri delle confraternite del Rosario e dell’Immacolata Concezione con la pia pratica del "trivulu" (lamento). Trattasi di una pratica penitenziale, analoga a quella dei flagellanti, che dura tre giorni.[15] Durante il "trivulu" la statua di San Francesco di Paola viene prelevata dalla Chiesa di appartenenza e portata presso la Cattedrale, dove viene tenuta in ostaggio finché non si ottiene la pioggia.
Mosignor Giuseppe Maria Perrimezzi nel suo libro “La Vita di San Francesco di Paola fondatore dell’ordine de’ minimi”, scrive che San Francesco ad un cieco di Bisignano restituì la luce solamente col fargli il segno della croce su gli occhi. San Francesco guarì anche un altro uomo di Bisignano, storpio nelle mani e nei piedi, che gli fu condotto sopra un cavallo, con il solo toccarlo.

Palio del Principe[modifica | modifica wikitesto]

ultima domenica di giugno

La Notte Magica[modifica | modifica wikitesto]

3º sabato di agosto

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[16]


Nel 1532 i suoi abitatori furono tassati per fuochi (=famiglie) 1085, nel 1545 per 1284, nel 1561 per 1447, nel 1595 per 1237, nel 1648 per 1000; e nel 1669 per 541. [17]

Bisignanesi nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Come nel resto delle città del sud Italia, anche Bisignano è stata caratterizzata da massicci flussi migratori che si sono succeduti nel corso degli anni.Per ogni epoca le mete preferite sono stati tutti quei paesi che avevano l'economia in forte crescita, laddove si sono create nel tempo vere e proprie comunità di Bisignanesi che mantengono tuttora vive le tradizioni e le usanze della natia Bisignano mescolandole a quelle delle terre che li hanno accolti. I flussi migratori agli inizi del novecento furono verso le nazioni in forte crescita dell'America, quali il Brasile, l'Argentina e in misura minore l'Uruguay per quanto riguarda la parte meridionale del continente, mentre gli Stati Uniti e il Canada per quanto riguarda la parte settrentionale. Nel secondo dopo-guerra, i flussi migratori interessarono per lo più i paesi del Vecchio Continente, in particolar modo Germania Francia Belgio, e in misura minore Svizzera e Gran Bretagna.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2012.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 81.
  3. ^ Dal libro "BISIGNANO ARTE STORIA FOLKLORE" di Gaetano Gallo fu Carlo
  4. ^ Tratto dal libro “Dalla Magna Grecia e delle Tre Calabrie” di Nicola Leoni edito a Napoli presso la Tipografia di Vincenzo Priggiolba nel 1845
  5. ^ Tratto dal “Dizionario Geografico ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giusitiniani edito a Napoli presso Vincenzo Manfredi nel 1797.
  6. ^ Bisignanoinrete.com
  7. ^ Tratto dal libro "Storia della Compagnie di Ventura in Italia di Ercole Ricotti"
  8. ^ tratto dagli Annali delle Due Sicilie, dall’origine e fondazione della monarchia fino a tutto il regno dell’augusto sovrano Carlo III Borbone di Matteo Camera
  9. ^ Tratto dal sito: www.santumile.com
  10. ^ Tratto dal sito internet della Parrocchia Santa Maria Assunta di Bisignano.
  11. ^ Tratto da "Le chiese di Bisignano" a cura dell’Archeoclub d’Italia sede di Bisignano
  12. ^ tratto da “Le Chiese di Bisignano” a cura dell’Archeoclub d’Italia sede di Bisignano
  13. ^ tratto da “Le Chiese di Bisignano” a cura dell’Archeoclub d’Italia sede di Bisignano
  14. ^ Massimo Fasanella d'Amore Profile - Forbes.com
  15. ^ Tratto dal libro “La pietà popolare in Italia” a cura di Giuseppe Maria Viscardi e Paule Lerou edito da Edizioni di Storia e Letteratura – Roma
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Dal “Dizionario Geografico ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giusitiniani edito a Napoli presso Vincenzo Manfredi nel 1797.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]