Francesco da Paola

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San Francesco da Paola
J Bourdichon 1507 Sanctus Francescus de Paula.jpg

Eremita

Nascita 27 marzo 1416
Morte 2 aprile 1507
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione Da Papa Leone X nel 1519
Santuario principale Santuario di san Francesco a Paola
Ricorrenza 2 aprile
Attributi Bastone, mantello
Patrono di Calabria, Sicilia, naviganti e pescatori, è invocato contro gli incendi, la sterilità e le epidemie

Francesco da Paola (Paola, 27 marzo 1416Tours, 2 aprile 1507) è stato un religioso italiano, proclamato santo da papa Leone X nel 1519. Eremita, è il fondatore dell'Ordine dei minimi. È il patrono del Regno delle Due Sicilie ed è compatrono della città di Napoli. È inoltre il patrono principale della Calabria, dov'è venerato in innumerevoli santuari e chiese fra i quali, in particolare, quelli di Paola, Cosenza, Polistena, Paterno Calabro, Spezzano della Sila, Pedace, Terranova da Sibari, Corigliano Calabro, Marina Grande di Scilla, Catona di Reggio Calabria e Sambiase di Lamezia Terme (ove è custodita la reliquia di un dito di san Francesco). Attualmente, parte delle sue reliquie si trovano presso il santuario di San Francesco di Paola, meta di pellegrini, provenienti da tutto il mondo. Inoltre, in Puglia nel comprensorio dei "Cinque Reali Siti" (provincia di Foggia) in tre comuni è praticato il culto di San Francesco. Infatti, a Stornarella e Carapelle è venerato come santo patrono, mentre ad Orta Nova come santo protettore.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La formazione[modifica | modifica sorgente]

Francesco nacque a Paola (Cosenza), il 27 marzo 1416 da Giacomo D'Alessio detto Martolilla e Vienna da Fuscaldo (il nome certo non si sa; venne dato questo nome dai vecchietti dell'epoca che dicevano che "vinia da fuscaldo"), una coppia di coniugi dalla salda fede cattolica, devoti, in particolare, a san Francesco d'Assisi, all'intercessione del quale, pur trovandosi già in età avanzata, chiesero la grazia di un figlio.

Nato, dunque, il primogenito, fu per loro spontaneo imporgli il nome di Francesco.

Al primo si aggiunse, presto, un'altra figlia, Brigida.

Da bambino, Francesco contrasse una forma grave d'infezione ad un occhio, tanto che i genitori si rivolsero nuovamente in preghiera al "poverello d'Assisi", promettendogli, in caso di guarigione, che il piccolo avrebbe indossato per un anno intero (il cosiddetto famulato) l'abitino dell'ordine francescano.

Il decorso della malattia fu rapido.

Fin da piccolo, Francesco fu particolarmente attratto dalla pratica religiosa, denotando umiltà e docilità all'obbedienza.

All'età di tredici anni narrò della visione di un frate francescano che gli ricordava il voto fatto dai genitori.

Accolto nel convento francescano di San Marco Argentano (Cosenza), vi rimase per un anno, adempiendo alla promessa dei genitori.

L'anno di famulato evidenziò le attitudini mistiche del giovane, compresi quei fenomeni soprannaturali che accompagneranno tutta la sua biografia, aumentandone la fama in vita ed il culto dopo la morte. Durante quest'anno di dedizione al convento, il piccolo Francesco si adoperò nell'osservanza regolare e nello sbrigare le mansioni umili della casa come la pulizia dei pavimenti, la cucina, il servizio della mensa e la questua, e praticava già molti digiuni e astinenze.

Concluso l'anno, i frati di San Marco Argentano avrebbero voluto trattenerlo, ma Francesco conservava il desiderio di conoscere anche altre modalità di vita consacrata prima di fare la sua scelta.

Nel 1430 svolse, con la famiglia, un lungo pellegrinaggio che, avendo Assisi come meta principale, coinvolse alcuni dei principali centri della spiritualità cattolica italiana: Loreto, Roma e Montecassino, toccando anche i romitori del Monte Luco.

Lo sfarzo della Città Eterna lo impressionò negativamente, spingendolo, sembra, a redarguire il cardinal Cusano, al quale fece notare che Gesù non aveva avuto abiti così sontuosi.

Franziskus von Paola.jpg

Rientrato a Paola, iniziò un periodo di vita eremitica, utilizzando un luogo impervio compreso nelle proprietà della famiglia e suscitando lo stupore dei paolani.

Nel 1435, altri si associarono a questa esperienza, riconoscendolo come guida spirituale.

Con i suoi, costruì una cappella e tre dormitori, dando, di fatto, inizio all'esperienza, tuttora in corso, dell'Ordine dei minimi.

Alle prime adesioni, se ne aggiunsero molte altre, tanto che il 31 agosto 1452 il nuovo arcivescovo di Cosenza, monsignor Pirro Caracciolo, concesse l'approvazione diocesana, atto che comportava la facoltà di istituire un oratorio, un monastero ed una chiesa.

E proprio l'edificazione del nuovo monastero fu l'occasione che i concittadini di Francesco utilizzarono per attestargli la loro profonda stima: persino i nobili paolani fecero da operai per affrettarne la costruzione.

La fama di santità di Francesco si diffuse rapidamente, tanto che nel 1467 papa Paolo II inviò a Paola un suo emissario per avere notizie sull'eremita calabrese.

Rientrato a Roma, l'inviato pontificio, monsignor Baldassarre De Gutrossis, presentava un rapporto obiettivo sulla vita di preghiera ed austerità che pervadeva il monastero.

Il 4 luglio dello stesso anno, quattro cardinali firmarono la lettera che concedeva l'indulgenza a coloro che avrebbero contribuito alla costruzione della chiesa del monastero di Paola, nonché a coloro che l'avrebbero visitata.

Nel 1470 ebbe inizio il procedimento giuridico-canonico per l'approvazione definitiva del nuovo ordine di eremiti. La "causa paolana" fu patrocinata da monsignor Baldassarre da Spigno.

Il 17 maggio 1474, papa Sisto IV riconosceva ufficialmente il nuovo ordine con la denominazione: Congregazione eremitica paolana di San Francesco d'Assisi.

Il riconoscimento della regola di estrema austerità venne invece con papa Alessandro VI, in concomitanza con il mutamento del nome in quello, ancora attuale, di Ordine dei Minimi.

Con l'approvazione, gli eremitaggi, sul modello di quello di Paola, fiorirono in Calabria e Sicilia.

Paterno Calabro, nel 1472, Spezzano della Sila, nel 1474, Corigliano Calabro, nel 1476, e Milazzo, nel 1480, furono gli apripista.

Francesco, che nel frattempo aveva trovato stabile dimora a Paterno Calabro, divenne, quindi, un punto di riferimento essenziale per la gente e per i poveri della sua terra.

A lui ci si rivolgeva per consigli di carattere spirituale ma anche per consigli più prettamente pratici.

La situazione politica[modifica | modifica sorgente]

Il Regno di Napoli era in quel periodo retto dagli aragonesi, anche se localmente il potere effettivo veniva retto dalle famiglie nobiliari secondo quello che era il sistema feudale. Naturalmente le condizioni di vita non erano facili per la maggioranza della popolazione, che occupava il livello sociale più basso.

Francesco adempì anche in tale contesto storico la missione della diffusione della vita cristiana.

Francesco Cappella, Miracolo di San Francesco da Paola, Olio su tela, 250 x 180 cm

Fra i fenomeni soprannaturali attribuiti a Francesco vi è quello della guarigione di un ragazzo affetto da un'incurabile piaga ad un braccio, sanata con delle banali erbe comuni; lo sgorgare miracoloso dell'acqua della "Cucchiarella", che Francesco fece scaturire colpendo con il bastone una roccia presso il convento di Paola e che ancora è meta di pellegrinaggi; le pietre del miracolo che restarono in bilico mentre minacciavano di cadere sul convento ("Fermatevi, per carità").

A Napoli davanti al Re che vuole tentarlo con un vassoio pieno di monete d’oro offerte per la costruzione di un convento, San Francesco rifiuta, prende una moneta, la spezza e ne fa uscire sangue. Il sangue che usciva dalle monete era quello dei sudditi, del popolo che subisce i potenti. Di fronte ad una ingente offerta di denaro e ad una proposta di prosperità e di ricchezza definitive, chiunque sarebbe capace di lasciarsi sedurre; così non fu per il Santo Paolano.

Egli era molto affezionato ad un agnellino che aveva chiamato Martinello. Un giorno, gli operai, mentre lavoravano ebbero fame e decisero di mangiare il povero agnellino. Dopo averlo cotto e consumato, gettarono le ossa e i resti nella fornace. San Francesco cominciò subito a cercarlo e chiese agli operai che lavoravano al convento di Paola se avessero visto il suo Martinello; essi negarono, ma quando cominciò a chiamarlo l'agnellino uscì dalle fiamme completamente sano e in vita. Appena l'agnellino uscì dalla fornace fu grandissimo lo stupore e l'imbarazzo degli operai nei confronti di San Francesco.

Del 1º Aprile 1464 è il miracolo fatto dal Santo a Galatro. In quell’anno di carestia Cola Banaro ed altri otto operai, tutti di Arena (Italia), si dirigevano verso la piana di Terranova per trovare lavoro. Attraversato il passo di Borrello e giunti in territorio di Galatro, essi si imbatterono in San Francesco diretto in Sicilia. Questi chiese loro un po' di pane ma essi, già a loro volta affamati, risposero che non ne avevano neppure un pezzetto. Allora San Francesco disse: “Datemi le vostre bisacce, perché dentro c'è del pane”. Cola diede le bisacce al Santo che le aprì e vi trovò pane bianchissimo, ancora caldo e fumante. Tutti mangiarono di quel pane, e quanto più ne mangiavano tanto più esso aumentava. Per tre giorni gli operai e San Francesco si alimentarono di quel pane. Esiste ancora oggi nella località del miracolo un casolare sulla cui parete esterna è affrescata un’immagine del Santo che risale al ‘600.

Ma il "miracolo" più famoso è certamente quello noto come l'attraversamento dello Stretto di Messina sul suo mantello steso, dopo che il barcaiolo Pietro Coloso si era rifiutato di traghettare gratuitamente lui ed alcuni seguaci, che ha contribuito a determinarne la "nomina" a patrono della gente di mare d'Italia.

Altro "carisma" attribuito al santo eremita fu la profezia, come quando previde che la città di Otranto sarebbe caduta in mano ai turchi nel 1480 e riconquistata dal re di Napoli.

L'esperienza francese[modifica | modifica sorgente]

La notizia delle sue doti di santità e taumaturgia raggiunse anche la Francia, tramite i mercanti napoletani, arrivando al re Luigi XI il quale, ammalatosi gravemente, lo mandò a chiamare chiedendogli di visitarlo.

Francesco era molto restio all'idea di lasciare la sua gente bisognosa tanto da indurre il sovrano francese ad inviare un'ambasceria presso il Papa affinché ordinasse a Francesco di recarsi presso di lui.

Il Papa e il re di Napoli colsero l'occasione per rinsaldare i fragili rapporti con l'allora potentissima Francia, intravedendo, in prospettiva, la possibilità di raggiungere un accordo per abolire la Prammatica Sanzione di Bourges del 1438.

Ci vollero alcuni mesi però per convincere Francesco a lasciare la sua terra per attraversare le Alpi, e ad abbandonare il suo stile di vita austero, per passare a vivere in un palazzo reale.

Il 2 febbraio 1483, partendo da Paterno Calabro, Francesco insieme al Beato Bernardino Otranto di Cropalati, lasciò la Calabria alla volta della Francia, risalendo per il Vallo di Diano si fermò prima a Polla, poi nell'abbazia di Santa Maria La Nova di Campagna e a Salerno. Passò per Napoli dove fu accolto da una grande folla acclamante e dallo stesso re Ferdinando I.

A Roma incontrò diverse volte Papa Sisto IV che gli affidò diversi incarichi. Si imbarcò quindi a Civitavecchia per la Francia.

Al suo arrivo presso la corte, nel Castello di Plessis-lez-Tours, Luigi XI gli si inginocchiò. Egli non lo guarì dal male ma l'azione di Francesco portò ad un miglioramento dei rapporti tra la Francia e il Papa.

Francesco visse in Francia circa venticinque anni e seppe farsi apprezzare dal popolo semplice come dai dotti della Sorbona.

Molti religiosi francescani, benedettini ed eremiti, affascinati dal suo stile di vita, si aggregarono a lui anche in Francia, contribuendo all'universalizzazione del suo ordine.

Questo comportò gradualmente il passaggio da un puro eremitismo ad un vero e proprio cenobitismo, con la fondazione di un secondo ordine (per le suore) ed un terzo (per i laici). Le rispettive regole furono approvate da Papa Giulio II il 28 luglio 1506.

Il re Carlo VIII, successore di Luigi XI, stimò molto Francesco e contribuì alla fondazione di due monasteri dell'Ordine dei Minimi, uno a Plessis-les-Tours ed uno sul monte Pincio a Roma.

Nel 1498, alla morte di Carlo VIII, ascese al trono Luigi XII che, benché Francesco chiedesse di tornare in Italia, non lo concesse.

Il sereno epilogo e la grande eredità spirituale[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine, morì in Francia a Plessis-les-Tours il 2 aprile 1507. Approssimandosi la sua fine, chiamò a sé i suoi confratelli sul letto di morte, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell'austerità nella regola. Provvide alla nomina del vicario generale ed infine, dopo avere ricevuto i sacramenti, si fece leggere la Passione secondo Giovanni mentre la sua anima spirava.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Fu canonizzato nel 1519, a soli dodici anni dalla morte durante il pontificato di Papa Leone X (al quale predisse l'elezione al soglio pontificio quando questi era ancora bambino), evento molto raro per i suoi tempi.

Nel 1562, degli ugonotti forzarono la sua tomba, trovarono il corpo incorrotto e vi diedero fuoco.

La sua festa si celebra il 2 aprile, giorno della sua nascita al Cielo. Tuttavia, non potendosi spesso celebrare come festa liturgica perché quasi sempre ricorre in Quaresima, la si festeggia ogni anno a Paola nell'anniversario della sua canonizzazione, che avvenne il 1º maggio del 1519. La notizia, però, arrivò a Paola tre giorni dopo; per questo i festeggiamenti si tengono dall'1 al 4 maggio.

Nelle raffigurazioni religiose san Francesco viene rappresentato:

  • Vestito di un saio, con un bastone in mano ed una barba bianca fluente.
  • Mentre attraversa lo stretto di Messina sul suo mantello, che funge da scafo e da vela, sostenuta dal suo bastone, in compagnia di un fraticello.
  • Vestito di un saio, mentre regge un teschio con una mano e un flagello con l'altra.
  • Mentre levita sopra una folla di fedeli con accanto il motto CHARITAS.
Veduta del Santuario di Paola

Il V centenario della morte[modifica | modifica sorgente]

Il 2 aprile 2007 ricorreva il quinto centenario della morte, ai festeggiamenti del quale il presidente della Giunta regionale della Calabria, Agazio Loiero, aveva ufficialmente invitato papa Benedetto XVI, il quale ha inviato a Paola un proprio rappresentante.

Il 7 febbraio 2008 la cittadinanza di Paola, insieme alle gioiellerie della Città, alla presenza del nuovo Correttore Provinciale dell'Ordine e del maestro orafo Gerardo Sacco, hanno fuso insieme l'oro usato raccolto in beneficenza per omaggiare il Patrono della Calabria, con la nuova Chiave della Città, in segno di riconoscenza nell'Anno del V Centenario.

Inoltre il paese di Longobardi ha offerto la custodia per la Chiave, come segno tangibile della vicinanza con Paola e con San Francesco. Il 2 aprile 2008 è stata sancita la chiusura ufficiale dei solenni festeggiamenti del Pio Transito del Santo, ed è stata offerta la Chiave con lo Scrigno, ed inoltre l'Amministrazione Comunale di Paola ha offerto il nuovo Bastone argenteo per il busto del Santo, sempre realizzato dal maestro Sacco.

Santuari di San Francesco Da Paola[modifica | modifica sorgente]

  • Santuario di San Francesco da Paola (Genova)
  • Convento di San Francesco di Paola (Pedace)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Russo, Bibliografia di S. Francesco di Paola, 2 voll., Roma 1957 e 1967.
  • I Codici autografi dei processi cosentino e turonense per la canonizzazione di S. Francesco di Paola (1513), Roma 1964
  • Vita S. Francisci de Paula, Minimorum Ordinis institutoris, scripta ab anonimo eiusque sancti discipulo eique coaevo, a cura di Giuseppe Perrimezzi, Roma 1707 (rist. Paola 1967)
  • Giuseppe Roberti, S. Francesco di Paola fondatore dell'Ordine dei Minimi (1416-1507). Storia della sua vita, Roma 1963
  • S. Francesco di Paola, Chiesa e società del suo tempo., Atti del convegno Internazionale di studio (Paola 20 – 24 maggio 1983), Roma 1984
  • Amedeo Miceli di Serradileo, Nobili e feudatari nel Processo Cosentino (1512-1513) per la Canonizzazione di S. Francesco di Paola" in "Bollettino Ufficiale dell'Ordine dei Minimi", Roma, XXXVI, n. 1, gennaio-marzo 1990.
  • Amedeo Miceli di Serradileo, Vicende di una lettera inedita (1469) di S. Francesco di Paola diretta a Simone d'Alimena, in "Bollettino Ufficiale dell'Ordine dei Minimi", Roma, XLII, nn. 3-4, luglio-dicembre 1996.
  • Amedeo Miceli di Serradileo, San Francesco di Paola ed i miracoli dei pesci resuscitati, in "Rivista Storica Calabrese" Reggio Calabria, 2007.
  • Amedeo Miceli di Serradileo, I Cavaniglia e la Calabria, ipotesi per una ricerca, in "Diego Cavaniglia, la rinascita di un conte", a cura di frà Agnello Stoia, Centro Francescano di Studi sul Mediterraneo, Montella (AV), 2010, pp. 153-160.
  • Pietro Addante, San Francesco di Paola, San Paolo, 1988
  • Alessandro Galuzzi, Origine dell'Ordine dei Minimi, Roma 1967
  • Giuseppe Fiorini Morosini, Il carisma penitenziale di S. Francesco di Paola e dell'Ordine dei Minimi. Storia e spiritualità, Roma 2000
  • Redazioni della regola e correttorio dei Minimi. Testo latino e versione italiana, a cura di Antonio Castiglione, Roma 1978
  • Fede, Pietà, Religiosità popolare e S. Francesco di Paola. Atti del II convegno Internazionale di Studio (Paola, 7-9 dicembre 1990), Roma 1992
  • Gianni Iacovelli, L' attività taumaturgica di s. Francesco di Paola, Gerni (Collana Scientia), 1990
  • Filippo Abbiati, Guida ai miracoli di san Francesco di Paola, Orizzonti Meridionali, 2007
  • Giuseppe N. Catrambone, Il viaggio incantato di San Francesco di Paola, Adelphi, 2007
  • Giovanni Sole, Francesco di Paola. Il santo terribile come un leone, Rubbettino, 2007
  • Maurizio Ulino, Una confraternita viva dal XIII secolo. La confraternita di S. Maria della Neve della città di Campagna (13 dicembre 1258), Studi & Ricerche, Campagna (Sa) 2010.
  • P. De Leo, Le erbe del santo: nell'orto di Francesco di Paola, Soveria Mannelli 2004.
  • P. De Leo, Le reliquie di San Francesco di Paola donate alla chiesa e convento della Croce di Ferrara da Renata di Francia, in "Analecta Pomposiana", XXXV-XXXVI (2010-2011), pp. 19-31.

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