Scilla (Italia)

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Scilla
comune
Scilla – Stemma
Scilla – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
Sindaco Aldo Aldi (Commissario straordinario) dal 27/06/2014
Territorio
Coordinate 38°15′00″N 15°43′00″E / 38.25°N 15.716667°E38.25; 15.716667 (Scilla)Coordinate: 38°15′00″N 15°43′00″E / 38.25°N 15.716667°E38.25; 15.716667 (Scilla)
Altitudine 72 m s.l.m.
Superficie 43,68 km²
Abitanti 5 097[1] (31-05-2012)
Densità 116,69 ab./km²
Frazioni Favazzina, Melia, Solano Superiore
Comuni confinanti Bagnara Calabra, Fiumara, Roccaforte del Greco, San Roberto, Sant'Eufemia d'Aspromonte, Santo Stefano in Aspromonte, Sinopoli, Villa San Giovanni
Altre informazioni
Cod. postale CAP 89058
Prefisso 0965
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 080085
Cod. catastale I537
Targa RC
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti scillesi
(in dialetto reggino scigghijtàni)
Patrono san Rocco
Giorno festivo 16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Scilla
Posizione del comune di Scilla all'interno della provincia di Reggio Calabria
Posizione del comune di Scilla all'interno della provincia di Reggio Calabria
Sito istituzionale
« Arrivai in città ammirando la sua strana posizione. Costruita su una altura discende come un lungo nastro sul versante orientale della montagna, poi girandosi a guisa di S viene a distendersi lungo il mare… »
(considerazione su Scilla dello scrittore Dumas[2])

Scilla (anticamente u Scigghiju in calabrese) è un comune italiano di 5.097 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.

Importante località turistica e balneare poco a nord di Reggio, Scilla costituisce uno tra i borghi più belli e caratteristici d'Italia, meta di artisti in ogni epoca e di ogni nazionalità e frequentatissima meta estiva.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Scilla è situato sull'omonima punta, che sorge 22 km a nord del capoluogo: il Promontorio Scillèo, proteso sullo Stretto di Messina, che anticamente veniva infatti denominato Stretto di Scilla.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini sono antichissime, confuse tra mitologia, storia, leggenda e poetiche immagini alimentate per millenni dalla suggestività dell'ambiente naturale.

Origine del nome[modifica | modifica sorgente]

Scilla veniva anticamente chiamato in greco antico Skylla o Skyllaion, in latino Scylla, dunque il nome di Scilla potrebbe probabilmente significare "scoglio".

Mitologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scilla (mitologia).

Pausania (grammatico di Cesarea), racconta che Scilla fu figlia di Niso, re di Megara. La principessa aiutò il re Minosse contro il proprio stesso padre permettendogli di conquistare delle terre che erano sotto il suo dominio. Il vincitore poi, non solo rifiutò di sposarla, ma l'abbandonò alle onde del mare, che ne portarono il corpo, di greca mirabile fattura, ai piedi del promontorio a cui fu dato il nome della vaga infelice fanciulla:

« esso si trova a 12 miglia da Messina, lungo la costa febea. »

Secondo Palifato, Polibio e Strabone il primo nucleo abitato di Scilla risalirebbe ai tempi della guerra di Troia. In questa remota epoca si è soliti riconoscere nella penisola italica ondate di migrazioni di popolazioni ibero-liguri provenienti dal mare e dirette verso sud. Si ritiene dunque che tali popolazioni potrebbero aver fondato qualche villaggio lungo i terrazzamenti più bassi del crinale aspromontano sud-occidentale, degradante verso lo Stretto. Trattandosi di popoli di pescatori, presumibilmente elessero come area d’insediamento il sito adiacente la rupe centrale di Scilla, dove la presenza dei numerosissimi scogli agevolava la pratica della pesca, consentendo al tempo stesso la costruzione delle rudimentali capanne.

Il quartiere di pescatori di Chianalea con il Castello Ruffo
Il quartiere di pescatori di Chianalea con il Castello Ruffo di notte

Tale ipotesi è in parte avvalorata dallo stesso Omero allorquando, nel descrivere Crataia come madre di Scilla, lascia intendere l’esistenza di uno stretto legame tra questa e la nascita del mito del Monstruum Scylaeum, da intendersi sorto ancora alla prima frequentazione umana del tratto di mare antistante l’odierna cittadina. Dal momento che Crataia è da più parti identificata con il vicino torrente Favazzina, ancora ai tempi del Barrio chiamato fiume dei pesci[3], se ne potrebbe dedurre che gruppi di popoli dediti alla pesca, giunti via mare lungo la bassa costa tirrenica, inizialmente siano approdati alla foce di questo fiume, dove era agevole praticare l’attività, e successivamente si siano spostati più a sud, trasferendo la propria residenza presso la costa scillese, più ricca di pesci.

Prime notizie, età magnogreca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Reggio Calabria, Anassila e Castello Ruffo di Scilla#Età magnogreca e romana.

In mancanza di precedenti testimonianze attendibili circa le epoche più remote, si è propensi a far risalire la prima fortificazione di Scilla agli inizi del V secolo a.C., allorquando durante la tirannide di Anassilao la città di Reggio raggiunse una notevole importanza, che le permise di ostacolare per oltre due secoli l'ascesa di potenze rivali.

Strabone racconta che nel 493 a.C. il tiranno di Reggio, Anassila il giovane, per porre fine alle reiterate razzie perpetrate dai pirati tirreni a danno dei commerci aperti dalla città con le colonie tirreniche, avesse mosso contro di loro con un forte esercito, sconfiggendo e scacciando i pirati da queste terre. Per i Tirreni gli innumerevoli scogli e l’alta rocca caratterizzanti la costa scillese costituivano un rifugio naturale ideale, luogo inaccessibile da cui dirigere redditizie scorrerie lungo le coste, nascondiglio sicuro per il bottino e baluardo di difesa contro eventuali controffensive nemiche.

La statua di San Rocco al momento dell'uscita dalla chiesa per la processione. Scilla, 22 agosto 2007.

Presumibilmente sorsero quindi contrasti e lotte tra i primi marinai e pescatori che avevano occupato la zona e i pirati Tirreni, alla cui bellicosità forse si deve attribuire la causa dell’arretramento dal mare dei pescatori, ostacolati dai pirati nella pratica su cui basavano il proprio sostentamento. Ciò spiegherebbe il trasferimento di residenza verso la zona alta di Scilla - l'attuale quartiere di San Giorgio - attuato da queste genti marinare, che si trasformano in agricoltori e cacciatori e mantengono poi attive le nuove pratiche fino all’età moderna.

Espertissimi nella navigazione, i Tirreni avevano dominato a lungo da incontrastati padroni le rotte del Mediterraneo, esercitando il proprio predominio soprattutto nello Stretto, grazie al presidio posto sulla rupe scillese, all'imboccatura del canale, presumibilmente fortificato. Più tardi però questi vennero sconfitti dai reggini, vittoria questa che segna un momento significativo nella storia di Scilla, considerata da Anassila un importante avamposto di controllo sulle rotte marittime. Mentre si assicura il dominio sul territorio circostante inglobando una nuova sezione del Chersoneso reggino, al tempo stesso Anassila ha cura di realizzare una "stazione delle navi" a Punta Pacì, ordinando la costruzione di un porto dotato di un agguerrito presidio militare.

L’opera di fortificazione dell’alto scoglio fu portata a termine dai successivi tiranni reggini, spesso impegnati in scontri con i pirati che combattono avvalendosi del porto fortificato appositamente costruito a Monacena, verso Punta Pacì, in un luogo inaccessibile dal lato opposto allo scoglio. Baluardo della sicurezza dei reggini, la fortificazione di Scilla dotata di approdo è di fondamentale importanza agli effetti del felice esito della guerra contro la pirateria, consentendo ai tiranni di Reggio di opporre per lungo tempo una valida resistenza contro gli attacchi di nuovi nemici e contro i continui tentativi di rivalsa dei Tirreni sconfitti.

Agli inizi del III secolo a.C., dopo la presa di Reggio ad opera del tiranno di Siracusa Dionisio I, che nel 386 a.C. aveva distrutto la flotta navale della città di stanza a Lipari e nel porto di Scilla, I pirati tirreni tornarono ad essere audaci e si reinsediarono sul promontorio scillese, dove ripresero a dedicarsi alla pirateria avvalendosi del preesistente porto fortificato fino a quando, nel 344 a.C., il prode Timoleonte di Corinto riuscì a sconfiggerli definitivamente.

Per quanto riguarda la successiva storia della fortificazione dell'imponente scoglio di Scilla, si ha testimonianza di come essa coincida con la storia delle vicende che hanno caratterizzato il reggino all’indomani della tirannide siracusana.

In tarda età magnogreca lo scoglio scillese è una fortezza, conosciuta come Oppidum Scyllaeum, successivamente potenziata nelle sue strutture militari durante l'età romana, allorquando porto ed oppidum costituiscono un funzionale ed efficiente sistema di difesa per i nuovi dominatori del Mediterraneo.

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Panorama

Alla fine del II secolo a.C., durante le guerre condotte dai Romani contro i Tarantini sostenuti da Pirro, e in particolare durante la prima e la seconda guerra punica, i Cartaginesi che avevano stretto alleanza con i Bretti e circolavano liberamente lungo le coste reggine, furono fermati nella loro ascesa proprio grazie alla strenua resistenza opposta loro dalla fortificata città di Scilla, alleata di Roma.

L’importanza della Scilla latina cominciò a decadere all’indomani della conquista romana delle terre siciliane quando, dopo Reggio e Siracusa, Messina assurse al ruolo di nuovo caposaldo per il controllo dello Stretto.

Pur tuttavia Scilla, posta all’imbocco settentrionale del canale, continuò a costituire un’importante tappa d’approdo lungo la costa tirrenica continentale, tant’è che nel 73 a.C., durante la guerra condotta dai romani contro gli schiavi, la cittadina sembra essere stata prescelta da Spartaco, a capo dei ribelli, per accamparsi in attesa di poter attraversare lo Stretto.

La fuga in Sicilia, progettata dagli schiavi ribelli con il ricorso a zattere costruite col legno di castagno estratto dai boschi scillesi, non ebbe tuttavia alcun esito a causa della presenza lungo lo Stretto delle minacciose navi pompeiane.

Successivamente il tratto di mare antistante la cittadina fu teatro degli avvenimenti che segnarono l’ultimo scontro tra Pompeo e l'annata dei Triunviri, conclusosi nel 42 a.C. con la disfatta del primo.

In quel frangente il porto di Scilla offrì opportuno rifugio alle navi di Ottaviano pressate dalla flotta di Pompeo, allorquando il futuro Augusto, nel tentativo di rimandare lo scontro finale ad un momento a lui più propizio, colse l'importanza strategica di Scilla e, una volta liberatosi definitivamente dei rivali, decretò l’ulteriore fortificazione del suo porto.

Era cristiana[modifica | modifica sorgente]

Dopo Ottaviano non sembra che la fortificazione scillese abbia conosciuto nuovi rimaneggiamenti, sebbene la cittadina continui a detenere l’importante ruolo di centro marittimo locale, come testimonia san Gerolamo quando, approdato nel 385 a Scilla durante il suo viaggio verso Gerusalemme, ci ha lasciato testimonianza nel III libro delle sue opere, circa la grande esperienza dei marinai scillesi, capaci di fornirgli consigli assai utili per il buon proseguimento della navigazione.

Lo stato di abbandono in cui sembra trovarsi la fortezza di Scilla in tarda età romana, presumibilmente, dipende dal localizzarsi la stessa al di fuori degli itinerari terrestri percorsi dai barbari, durante le loro invasioni nel sud della penisola.

Costoro, infatti, nel loro "calare" a sud, utilizzano i tracciati viari romani rimasti agibili in quell’epoca di decadenza. Scilla, che non era allacciata alla via Popilia, unica strada consolare esistente lungo la costa tirrenica, rimane dunque estranea ai fatti essenziali del tempo.

Difatti la Via Consolare Popilia, nel tratto più meridionale del suo percorso non bordeggiava la costa, bensì risaliva verso l’interno passando per Solano e, superate le Grotte di Tremusa, raggiungeva la statio ai Piani della Melia, dirigendosi poi verso Cannitello, «ad Fretum», senza ripiegare verso Scilla.

Età bizantina[modifica | modifica sorgente]

Ai primi monaci basiliani gli storici attribuiscono la fondazione del Monastero e della chiesa di San Pancrazio, tra l’VIII e il IX secolo d.C., fortificati per volontà della stessa Bisanzio, che aveva affidato ai Padri il compito di difesa delle coste dello Stretto.

Era moderna e contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Il terremoto del 1783 rappresenta uno spartiacque importante nella storia di Scilla per la particolarità con la quale si abbatté sulla cittadina e anche perché rappresentò la fine di uno sviluppo economico che Scilla ebbe lungo tutto il settecento.

Ritrovamenti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Tracce dei resti dell’antico porto, oggi scomparse a causa delle violente tempeste e delle fortissime correnti marine, furono rinvenute ancora nel XVIII secolo a seguito delle ricerche in tal senso effettuate dallo studioso locale Rocco Bovi.

Stemma cittadino[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma viene così descritto nello statuto comunale: consiste in una monade con all'interno una sirena con il volto di donna e nel bordo esterno la dicitura «SCILLÆ CIVITAS».

Esso quindi raffigura una sirena coronata con due code tenute insieme con le mani, e reca la dicitura latina "Scillæ Civitas" (la città di Scilla). Lo stemma non è racchiuso nel tradizionale scudo sannitico prescritto normalmente per gli stemmi dei comuni italiani.

Ripartizioni cittadine e comunali[modifica | modifica sorgente]

Quartieri[modifica | modifica sorgente]

Panorama di Marina Grande da piazza San Rocco.

San Giorgio[modifica | modifica sorgente]

Il centro storico di Scilla è denominato "San Giorgio", e si sviluppa intorno alla Piazza San Rocco, nella quale hanno sede, fra l'altro, la chiesa di San Rocco, patrono di Scilla, e il palazzo comunale. La Piazza San Rocco è costituita da un vasto terrazzamento costruito su un costone di roccia, e si affaccia a strapiombo sul panorama dello Stretto di Messina. Lo sguardo abbraccia Punta Pacì (che delimita l'estremità meridionale dell'area di Scilla), la Sicilia (in particolare Ganzirri e, nelle giornate terse, Capo Milazzo), in lontananza alcune delle Isole Eolie (Lipari, Panarea e Stromboli), e il Castello Ruffo.

Il centro storico comprende l'antico abitato di Bastìa, contraddistinto dalle basse casette affacciate sui caratteristici vicoli. Alcuni elementi architettonici dello stile locale originario restano visibili nelle costruzioni oggi esistenti, fra i quali il caratteristico arco ribassato e la tipica finestrella di forma circolare.

Chianalea[modifica | modifica sorgente]

Chianalea (a Chjanalèa) ossia Piana delle Galee, nome di un'antica imbarcazione ovvero sinonimo arcaico di pescespada. Zona costiera situata sul versante settentrionale della scogliera che ospita il Castello che la divide da Marina Grande. Chianalea offre solo pochi metri di spiaggia essendo quasi tutta la sua costa costituita da scogli e rocce che rendono pericoloso e difficile entrare in acqua. Tutta Chianalea è percorsa da un'unica strada che la connette da un lato con il porto e dall'altro con la SS18. Elemento piacevole della zona è il grande numero di case costruite quasi tutte a ridosso del mare, che le hanno valso il soprannome di "piccola Venezia del Sud". Si colloca infine a metà tra Marina Grande e Chianalea il già menzionato porto che ospita barche da pesca e, durante il periodo estivo, piccole e medie imbarcazioni da diporto. Maggiori informazioni Turistiche sul Borgo più Bello d'Italia su http://www.chianalea.it/ .

Marina Grande[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Marina Grande (Scilla).

Si tratta della zona della spiaggia, delimitata, a sud e a nord, da due imponenti costoni di roccia. Un'altra attrattiva di Marina Grande è la chiesa cinquecentesca dello Spirito Santo, dove si trova il dipinto di Francesco Celebrano La discesa dello Spirito Santo (1799)

Jeracari[modifica | modifica sorgente]

Si tratta dell'espansione più recente del centro abitato, si è formata circa trent'anni fa ed è costituita prevalentemente da cooperative, inoltre vi si trova il Campo sportivo comunale. Il quartiere è separato dal centro storico da una piccola zona disabitata e dal cimitero. Zona un tempo ricca di vigneti, in tempi recenti vi sono stati costruiti molti condomini.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Sono inoltre frazioni del comune di Scilla, separate dai quattro quartieri del capoluogo:

  • Favazzina, situata sulla costa tirrenica, a pochissimi chilometri a nord del capoluogo comunale, è una piccola e accogliente stazione balneare.
  • Melia, in cui sono fiorenti l'agricoltura e l'allevamento, è situata a circa 800 m d'altezza, in una posizione ideale per la vicinanza al mare di Scilla (circa 15 minuti in auto), ed agli stabilimenti montani di Gambarie.
  • Solano Superiore, situata alle pendici dell'Aspromonte, è molto apprezzata per la mitezza del clima durante il periodo estivo. È contigua a Solano Inferiore, frazione del comune di Bagnara Calabra. Apprezzata per la coltivazione delle patate e per l'allevamento dei maiali e delle capre.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[4]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Pesca tradizionale del Pescespada.

Una delle principali attività cui era dedita la popolazione, fino a qualche anno fa, era la pesca che trovava la sua più alta espressione nella "caccia" al pescespada (pesca tradizionale) condotta con il lontre, una speciale barca a remi usata fino agli anni cinquanta, e successivamente con la passerella, una speciale barca a motore con una lunga passerella a prua e una alta antenna centrale, detta falere, che serve per rilevare la presenza del pesce.

Altra attività sempre in crescita è il turismo, attraendo Scilla per il mare, le spiagge, l'offerta di ristorazione, le bellezze naturali e le opere architettoniche.

Porto[modifica | modifica sorgente]

  • Porto di Scilla, scalo turistico peschereccio e porto rifugio della Costa Viola, sorge sotto la rupe da cui si erge il castello "Ruffo" proprio all'imbocco nord dello Stretto di Messina.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Elenco di Sindaci e Commissari prefettizi dal 1946 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

  • Rocco De Marco, marzo 1946, sindaco
  • Giuseppe D'Amico, ottobre 1946, sindaco
  • Antonio Bellantoni, gennaio 1949, sindaco
  • Emanuele Colasurdo, Rocco Lo Faro, novembre 1949, commissario prefettizio, sub commissario
  • Antonia Assunta Paladino, giugno 1952, sindaco
  • Mario Micale, luglio 1954, commissario prefettizio
  • Francesco Dente, maggio 1955, commissario prefettizio
  • Pietro Panuccio, maggio 1956, sindaco
  • Rocco Minasi, gennaio 1965, sindaco
  • Pietro Panuccio, giugno 1970, sindaco
  • Rocco Siclari, giugno 1976, sindaco f. f.
  • Vincenzo Panzera, febbraio 1977, commissario prefettizio
  • Giuseppe Vita, luglio 1979, sindaco
  • Antonio Cardona, settembre 1981, sindaco
  • Giuseppe Vita, aprile 1983, sindaco
  • Gaetano Ciccone, giugno 1983, sindaco
  • Giuseppe Pirrotta, maggio 1986, sindaco
  • Pasquale Caratozzolo, luglio 1988, sindaco
  • Pasquale Ciccone, marzo 1992, sindaco
  • Antonino Galletta luglio 1992, sindaco
  • Bruno Briganti, novembre 1992, sindaco
  • Grazia Martello, giugno 1993, sindaco
  • Mario Patafio, luglio 1995, sindaco f.f.
  • Rocco Bueti, aprile 1997, sindaco
  • Gaetano Ciccone, maggio 2001, sindaco
  • Pasquale Caratozzolo, maggio 2011, sindaco
  • Aldo Aldi, giugno 2014, commissario straordinario

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • San Rocco è il patrono della città, mentre titolare della parrocchia arcipretale è Maria Santissima Immacolata.

Persone legate a Scilla[modifica | modifica sorgente]

  • Alba Florio, poetessa, vincitrice di diversi e importanti premi letterari.
  • Antonio Imbesi, docente universitario presso l'Università di Messina, diede il nome "Scilla" ad un'erba da lui catalogata.
  • Vincenzo Paladino, ordinario di Letteratura italiana presso la facoltà di Lettere dell'Università di Messina, curatore dell'opera di Corrado Alvaro ed affermato critico letterario.
  • Nicola Florio, Magistrato, presidente Onorario Corte di Cassazione, Cavaliere di Gran Croce
  • Santo Bergamo, vescovo, arciprete di Scilla dal 1939 al 1969.
  • Rocco Minasi, sindaco e parlamentare
  • Carmine Pirrotta, pittore e scultore
  • Raffaele Piria, scienziato e chimico di fama internazionale.
  • Luigi Gullì, musicista
  • Giuseppe Zagari, medico e scienziato era considerato una delle più grandi figure della clinica medica italiana.
  • Giovanni Minasi, storico
  • Apollodoro di Scilla, medico che scrisse "De Vemis".
  • Giuseppe Marino, pittore
  • Pino Romanò, pittore
  • Clara De Franco, poetessa e scrittrice
  • Mario Benedetto, pittore e incisore
  • Mariano Bovi, incisore
  • Giuseppe Piria, Cavaliere della Repubblica, Cavaliere di Malta, benefattore, illustre imprenditore
  • Antonio Ribuffo, è considerato il fondatore della Scuola dermatologica Romana, avendo formato intere generazioni di medici e dermatologi guadagnandosi la fama di scienziato e clinico di livello eccelso, riconosciuta in Italia e all'estero. È stato Direttore della Clinica Dermatologica dell'Università di Roma La Sapienza, ha inoltre ricoperto importanti cariche istituzionali quali Presidente della Società Italiana di Dermatologia e Venereologia e Segretario del Consiglio dei Clinici dell'Università La Sapienza di Roma.

Criminalità organizzata[modifica | modifica sorgente]

A Scilla ha base la cosca di 'ndrangheta coinvolta tra l'altro nelle inchieste sulla Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria[5].

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2012.
  2. ^ [1] cfr pag 227
  3. ^ De antiquitate et situ Calabriae, citato da Sertorio Quattromano
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ ‘Ndrangheta, doppio blitz: dai lavori sull’A3 ai certificati medici falsi per i boss – Il Fatto Quotidiano

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]