Atena Lucana

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Àtena Lucana
comune
Àtena Lucana – Stemma
Àtena Lucana – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Salerno-Stemma.png Salerno
Amministrazione
Sindaco Pasquale Iuzzolino (Nuovamente per Atena) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 40°27′00″N 15°33′00″E / 40.45°N 15.55°E40.45; 15.55 (Àtena Lucana)Coordinate: 40°27′00″N 15°33′00″E / 40.45°N 15.55°E40.45; 15.55 (Àtena Lucana)
Altitudine 625 m s.l.m.
Superficie 25,73 km²
Abitanti 2 309[2] (31-01-2013)
Densità 89,74 ab./km²
Frazioni Atena Lucana Scalo, San Giuseppe, Serrone[1].
Comuni confinanti Brienza (PZ), Polla, Sala Consilina, San Pietro al Tanagro, Sant'Arsenio, Teggiano
Altre informazioni
Cod. postale 84030
Prefisso 0975
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 065010
Cod. catastale A484
Targa SA
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 2 049 GG[3]
Nome abitanti atinati o atenesi
Patrono san Biagio
Giorno festivo 3 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Àtena Lucana
Posizione del comune di Atena Lucana all'interno della provincia di Salerno
Posizione del comune di Atena Lucana all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Àtena Lucana è un comune italiano di 2.309 abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Si trova nel Vallo di Diano, sul versante nord, al confine con la Basilicata.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Àtena Lucana è la più antica cittadina del Vallo di Diano. Sorge su un colle nella parte occidentale della valle ad un'altitudine di 625 metri sul livello del mare. La sua storia affonda in origini pelasgico-micenee come testimoniano i ruderi delle sue mura megalitiche o pelasgiche del IV secolo a.C. che circondavano la città e forse la famosa e non individuata Larissa dei Pelasgi. Il ritrovamento di una grande necropoli del VII-VI secolo a.C. fa ritenere che Àtena fu una grande città greca i cui reperti evidenziano una fitta relazione culturale e commerciale con altre città della Magna Grecia. Verso la fine del V secolo a.C. si registra ad Àtena l'arrivo di popolazioni lucane che, oltre a modificare l'assetto dell'insediamento, determinano cambiamenti di carattere culturale. Sotto la dominazione lucana fu una delle dodoci città-stato della loro confederazione. L'ingresso di Àtena, invece, nell'orbita romana, risale al tempo della guerra tra i romani e Pirro (280-275 a.C.). Con le riforme agrarie dei Gracchi (133 a.C.) anche il territorio di Àtena è interessato alle assegnazioni di terre, come dimostrano i due cippi ritrovati che segnavano i confini territoriali. Dopo la guerra sociale (90-89 a.C.), la città di Àtina viene inserita nella tribù Pomptina, acquisendo la cittadinanza romana e divenendo un importante Municipium, governato da quattuorviri. Risulta pertantopreziosa un'iscrizione in lingua osca e caratteri greci del II secolo a.C. che ricorda l'edificazione di un edificio pubblico con il beneplacito del senato locale. Inoltre la valle di Diano era nota in età romana come Campus Àtinas, data l'importanza prioritaria del Municipium di Àtina sugli altri centri romanizzati della valle, Consilinum (Padula) e Tegianum (Teggiano). Il Campus Àtinas è menzionato da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia e da Marco Tullio Cicerone che scrive di avervi sostato nella villa degli Helvii, parenti della madre Helvia, in una notte di aprile del 58. a. C., durante la sua fuga verso Brundisium e che ebbe in tale villa un sogno premonitore sul suo ritorno in patria. Nel De Divinatione l'oratore così riporta: ...cum in illa fuga in villa quadam Campi Atinatis maneres, magnamque partem noctis vigilasses...nihil atinati somnio fieri posse divinius (M.T. Cicerone, De Divinatione, lib.I 28,59). La città romana disponeva di edifici pubblici di una certa rilevanza, dimostrati dal materiale epigrafico conservato nel Museo Civico Archeologico. Le vestigia dell'anfiteatro romano ritrovate dall'avvocato e archeologo Giovanbattista Curto nel borgo medievale fuori la cinta muraria medievale incoraggiano a dedurre la grandezza della città che con i suoi templi dedicati a Giove, ai Penati, a Cibele, ad Esculapio, al Genio del Municipium Atinate ed Ercole Atenentino faceva di Àtina una delle più illustri e ragguardevoli siti di età romana. Un grande foro lastricato, unicum che si conosca da Pompei fino al sud Italia, accoglieva la basilica (dove successivamente fu costruita la Chiesa di S. Maria Maggiore. Le dominazioni barbariche e le incursioni saracene del IX-X secolo d.C. distrussero la città, costringendo gli abitanti ad arroccarsi sul colle e fondare la civitas medievalis con mura e torri e porte d'accesso. Nell'Alto Medioevo dopo il susseguirsi delle dominazioni longobarde e normanne, troviamo infeudata in Atena nel 1282 la famiglia Sanseverino, con Tommaso I, conte di Marsico fino al 1306. Durante la dominazione dei Sanseverino fu potenziato il sistema difensivo della città: Roberto Sanseverino fece edificare sulla sommità del castello un'altissima torre cilindrica da cui era possibile, secondo la credenza, intravedere il mare. Inoltre Roberto, nominato da papa Innocenzo VIII capitano delle truppe pontificie, faceva girare una girandola infuocata sulla sommità della torre di Atena quando riportava delle vittorie sul nemico, ad imitazione della girandola di Castel Sant'Angelo in Roma. Atena restò sotto i Sanseverino fino al 1507, quando Ferrante Sanseverino fu privato dei suoi beni e possedimenti che furono messi all'asta e acquistati dal principe di Stigliano per 25.000 ducati. Nel 1576 prendono possesso della terra di Atena i Caracciolo, marchesi di Brienza, che otterranno nel 1639 il titolo di principe sobra la tierra de Atina. I Caracciolo resteranno principi di Atena fino all'abolizione della feudalità e l'ultima esponente, la principessa Giulia Caracciolo donerà al nipote Luigi Barraco il palazzo costruito dal suo avo Giambattista nel XVI secolo. La peste del 1656 decimò la popolazione e soltanto nella metà del XVIII secolo l'andamento demografico riprese livelli elevati. Nel 1799 anche Atena partecipò alle rivolte giacobine e tra i personaggi più attivi si ricordano i fratelli Gerardo e Nicola Sabini del Sole. Nel Risorgimento uomini illustri furono il maggiore dei Mille Giuseppe Maria Pessolani, figlio di Saverioarcangelo Pessolani il Gran Luce della carboneria del Vallo di Diano. Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Sala, appartenente al Distretto di Sala del Regno delle Due Sicilie. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia, ha fatto parte del mandamento di Sala, appartenente al Circondario di Sala Consilina. Il comune ha deliberato per il referendum correlato al Progetto Grande Lucania.[4][5][6]

Le origini del nome

Il nome pare derivare da un pre-latino *ater-, nero, forse dal fiume che scorreva nella città, analogamente ad altri centri italici quali Aterno, Atri, Atessa, eccetera. La specifica Lucana fu aggiunta nell'Ottocento.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa Collegiata di S. Maria Maggiore

La chiesa fu edificata sulle rovine di un edificio romano e la prima notizia risale al 23 agosto del 967 quando venne designata come Ecclesia Archipresbyteralis. Nel 1541, Paolo III la elevò alla dignità di collegiata e venne retta da un capitolo di canonici. Fu cappella feudale della famiglia Sanseverino. L'edificio sacro si presenta nel rifacimento del 1741, quando l'arciprete-abate Nicola Sabini del Sole decise di ristrutturarlo in chiave barocca. al lato si erge il campanile in pietra del XIV secolo dove sono presrnti cornici a avanzi architettonici di età classica. L'interno ad aula unica ospita dieci cappelle laterali che conservano simulacri lignei e altari in marmo e pietra. Da segnalare sono l'elegante busto ligneo di San Biagio del XVIII, patrono della cittadina, l'Assunta di Giacomo Colombo e la seicentesca statua di S. Antonio da Padova. Sull'aula si imposta un soffitto a cassettoni interamente stuccato. Nel secondo registro, invece, furono realizzati nel 1751 otto ovali in tela dal pittore di Polla Nicola Peccheneda, raffiguranti i Santi Apostoli. Sempre delle stessa campagna decorativa fanno parte i quattro ovali presenti nel catino absidale e che rappresentano l'Annunciazione, la nascita di Maria Santissima, la Presentazione di Maria al tempio e la visitazione a S.Elisabetta. Dietro l'altare maggiore del XVIII secolo con balaustra in marmi policromi fa bella mostra di sé la grande tela di ignoto autore dell'Assunzione di Maria Vergine al cielo. A culminare lo splendore della controfacciata sono due tele di ignoto autore, realizzate per la Confraternita del SS.Rosario. Esse riproducono la Vergine con Bambino e santi dell'ordine domenicano. Degno di ammirazione è il pavimento, realizzato con pietre di età romana e coccio pesto. Sullo stesso sono presenti tombe a terragna di famiglie gentilizie atinati come gli Spagna, i Sabini del Sole, i Cicchetti e i principi Caracciolo.

  • Santuario di S. Ciro (già chiesa di S. Michele Arcangelo)

È tra le chiese più antiche di Atena. Le prime testimonianze risalgono al secolo XI e sorge sul sito di un tempio romano, sacro alla dea Cibele. Fino al 1965 questa chiesa era dedicata all'arcangelo Michele e le sue origini sono da considerarsi immemorabili, come reca incisa l'iscrizione lapidaria apposta sull'architrave del portale d'ingresso: TEMPLUM HOC AB IMMEMORABILI CONSECRATUM ET DIVO MICHAELI DICATUM DECENTIUS ET COMMODIUS REDACTUM/ R. D. SILVERIO ABB. BARRILE RECTORE A.D. MDCCXXXIX. Dell'architettura romanica conserva la facciata a capanna e l'impianto basilicale a tre navate. Coevo è un prezioso affresco, conservato nella sagrestia, raffigurante l'Ecce Homo. L'altare maggiore fu realizzato nel 1861 dai marmorari Agnello e Fiorentino Conforti da Salerno che separa la navata centrale dal seicntesco coro ligneo, sovrastato da una cupola ornata da stucchi. Nella parte centrale della scarsella, sopra il coro ligneo, è collocata una tela del XVII secolo rappresentante San Michele arcangelo che sconfigge il demonio. Tra le cappelle laterali si segnalano: la cappella marmorea di San Ciro (al termine della navata destra) con un altare in marmo policromo dove è conservata la statua del martire del 1863 di Michele Abruzzese da Salerno; la cappella della famiglia Pessolano che conserva una tela di Nicola Peccheneda riproducente la Vergine Immacolata tra i santi Stefano, Luigi e Pasquale; cappella della Crocifissione con omonima tela del XVIII secolo; cappella Curto con tela del Seicento della Vergine delle Grazie ed infine la cappella dei Sabini del Sole con tela ad opera del pittore Feliciano Mangieri di Brienza raffigurante la Vergine del Carmine tra i santi Giovanni Battista ed Evangelista e Vito martire. Il 19 maggio 2013, in occasione del 150º anniversario del miracolo di S. Ciro a Atena, la chiesa è stata elevata a Santuario diocesano.

  • Chiesa di S. Nicola

L'edificazione della chiesa di San Nicola è ascrivibile tra la fine del IX e gli inizi del X secolo d.C. L'edificio sorge intra moenia della città medievale e come tutte le chiese anteriori al Mille ha l'abside rivolto ad est, in modo che i fedeli, pregando, volgano le spalle all'Occidente, simbolo del peccato. La struttura a navata unica termina con un'abside quadrato sormontato da una volta a crociera del XIV secolo. L'altare maggiore in pietra e marmi intarsiati è datato 1790 ed apparteneva all'antica parrocchia di San Michele come dimostra il bassorilievo sotto la mensa, raffigurante l'Arcangelo. Dietro l'altare maggiore vi è una tela del 1645 di S. Nicola di Bari. Ha subito nel corso dei secoli vari rimaneggiamenti, in particolar modo nel XIX secolo, quando l'interno fu completamente rifatto in chiave neoclassica. Il coro ligneo ai lati dell'aula fu realizzato nella seconda metà del XIX secolo per ospitare i confratelli della congrega di S. Maria della Colomba che qui aveva la propria sede. È la chiesa dove, nel 1863, la giovane Marianna Pessolano "moribonda, andò a prostrarsi dinanzi la statua di San Ciro e fu guarita", come ricorda la lapide posta in occasione del 150º anniversario del miracolo.

  • Cappella di S. Giuseppe

È una cappella di origine medievale come dimostra l'affresco del XIV secolo sopra il portale d'ingresso. Precedentemente intitolata a S. Caterina d'Alessandria, l'edificio mutò intitolazione agli inizi del XIX secolo ad opera della nobile famiglia Pessolano Filos che la acquistò dal demanio facendone gentilizia cappella. Al suo interno è conservato un altare in pietra di Padula recante l'arma araldica della famiglia. Nel retro un elegante busto ligneo rappresentante San Giuseppe impreziosisce l'area sacra.

  • Cappella delle Anime del Purgatorio o di S. Sofia

La cappella fu eretta nei pressi dell'anfiteatro romano e intitolata inizialmente a S.Sofia. Nel XVIII secolo fu conosciuta come cappella del Purgatorio e successivamente divenne di proprietà della famiglia Mango e restaurata dal sacerdote don Lucantonio Mango in occasione dell'anniversario di ordinazione sacerdotale.

  • Santuario di Maria SS. della Colomba

Il santuario è posto fuori dal centro dell'abitato e si allunga sopra l'omonima valle detta della Palomba. Il culto è legato alla miracolosa apparizione della Vergine SS. ad un pastore che avendo smarrito un giovenco tra le forre e le scoscede della roccia lo ritrovò prostrato dinanzi ad una sacra immagine mariana posta in un incavo di un albero. La tradizione vuole, inoltre, che una prodigiosa nevicata abbia tracciato il perimetro della cappella, proprio sul luogo dell'avvenuta apparizione. Prima dell'unità d'Italia, il convento fu sede dei frati francescani, i quali erano propagatori del culto della Vergine delle Grazie. L'entrata si apre con un portale in pietra del secolo XVIII, dove nella chieva di volta è scolpita una colomba; ai lati due angeli in pietra di Padula e opere di Andrea Carrara sorreggono una colomba. Accanto al complesso si innalza il campanile con tre campane che oltre a richiamare i fedeli per le funzioni liturgiche, venivano suonate per placare le tempeste. Prima di entrare nel sacello si attraversa il chiostro, ampliato nel 1840, quando fu necessario prolungare l'antica cappella e congiungerla con il nuovo corpo edificato a valle, per accogliere le salme dei defunti dopo la proibizione di seppellire i morti all'interno dell'abitato. Sotto gli archi che delimitano su di un lato il perimetro del chiostro, infatti, sono ben visibili alcune botole che chiudono camere sepolcrali. La struttura originaria della cappella - prima dell'allungamento - terminava dove finisce il ciclo pittorico di Anselmo Palmieri di Polla, realizzato nel 1713. Il ciclo pittorico diviso in varie scene dentro riquadri pittorici rappresenta la Nascita di Maria, la presentazione di Maria al tempio, lo Sposalizio con S. Giuseppe, la Visitazione, la Natività di Gesù e la Circoncisione. L'aula termina con un presbiterio rialzato e collegati da una imponente scalinata con balaustra in pietra di Padula. L'altare maggiore in commessi litici e marmorei conserva nell'edicola una pregevole scultura della Vergine in pietra e stucco del XIV secolo, legata all'iconografia bizantina.

  • Cappella dei Santi Sebastiano e Leonardo o S. Maria della Salute (XV secolo)
  • Cappella della Vergine del Carmine (XVIII secolo)
  • Cappella della Madonna di Costantinopoli (XIV secolo)
  • Cappella di S. Antonio agli Arnici (XVI secolo)
  • Cappella di S. Giuseppe ad Atena Scalo (XVIII secolo)
  • Cappella del Cuore di Gesù (XX secolo)
  • Chiesa Parrocchiale di S. Michele arcangelo (XX secolo)
  • Ruderi Chiesa paleocristiana di S. Pancrazio (VI-VI secolo)
  • Ruderi cenobio di S. Ippolito (IX-X secolo)

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzo Caracciolo (XVI secolo)
  • Palazzo Marino (1781)
  • Palazzo Pessolano-Filos (1802) con annessa gentilizia cappella
  • Palazzo D'Alto (XIX secolo)
  • Palazzo Caporale (1866)
  • Palazzo Spagna (1809)con cappella gentilizia
  • Palazzo De Benedictis (XVII secolo)
  • Palazzo Gargano (XVII secolo)
  • Palazzo Pessolani (XVIII secolo)
  • Palazzo Vincenzo Curto (1765)
  • Palazzo Gaetano Maria Curto (1819)
  • Orologio Civico (1899) soprastante la chiesa di S. Nicola
  • Monumento di Atteone (1739)

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

  • Castello ruderi XI secolo
  • Torri medievali del XIV secolo
  • Porta d'Aquila (età romana, poi medievale)

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

  • Area archeologica in loc. Serrone
  • Mura megalitiche (IV secolo a.C.)
  • Percorso epigrafico all'interno del centro storico (epigrafi dell'antica città romana di Atina con didascalia)

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[7]

Nel 1811, quando il governo napoleonico decise la distribuzione per sorteggio dei terreni ex feudali ai 575 capi famiglia del paese, Atena contava 2.350 abitanti. La situazione completa delle famiglie dell'epoca è stata pubblicata da Alfonso Pessolano, nel volume "Gente di Atena. Nomi e Cognomi". Lapelosa. Sala Consilina 2013.

Per le epoche precedenti all'istituzione dell' anagrafe comunale (1º gennaio 1809), i dati relativi alla popolazione derivanti, generalmente, dai censimenti statali e dai catasti onciari si trovano riepilogati per fuochi (focolare, ossia gruppo familiare mediamente composto da 5 individui) nel Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani (Napoli 1802), da cui si riportano i numeri dei fuochi presenti nei vari anni indicati tra parentesi: 181(1532); 211(1545); 277(1561); 285(1595); 113(1648); 67(1669).

Dal XVIII secolo, cominciano ad essere disponibili i numeri degli abitanti, riportati G. Cassandro[8] per il 1732 con 1486 abitanti e da R. Villari[9], per gli anni 1748 (1.614) e 1791 (2.083).

Altre fonti preziose ai fini demografici risultano i Registri Parrocchiali e, in particolare, I Libri dei Battesimi e gli Stati delle Anime delle due parrocchie di Atena. La registrazione dei battesimi fu avviata dalla Parrocchia di S. Maria Maggiore nel 1485, in anticipo di circa 80 anni rispetto ai dettami del Concilio di Trento, cosa che pone Atena nel Gotha italiano degli antesignani delle registrazioni anagrafiche.[10] Di altissimo interesse anche gli Stati delle Anime, compilati dalle parrocchie con frequenza annuale (in genere, la prima domenica dopo la Pasqua), da cui si possono desumere, per ciascuna famiglia, la residenza, i dati anagrafici (nome cognome) e l'età di ogni suo componente[11].

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2007 ad Atena Lucana risultano residenti 70 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono:[12]

Religione[modifica | modifica sorgente]

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana appartenenti principalmente alla chiesa cattolica[13]; il comune appartiene alla forania di Polla, della diocesi di Teggiano-Policastro, ed ha due parrocchie:

  • S. Maria Maggiore a Atena Lucana.
  • S. Michele Arcangelo a Atena Scalo.

L'altra confessione cristiana presente è quella evangelica con due comunità:

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

  • 31 gennaio: Solennità di San Ciro medico, eremita e martire. Protettore.
  • 3 febbraio: Solennità di San Biagio vescovo e martire. Patrono di Atena Lucana.
  • Terza domenica di maggio: Festa di San Ciro con tradizionale processione e fuochi artificiali.
  • 1º maggio: S. Giuseppe ad Atena Scalo.
  • 13 giugno: Sant'Antonio. Processione alla cappella in contrada Arnici.
  • 2 luglio: Solennità di Maria SS. della Colomba. Protettrice di Atena Lucana.
  • Seconda domenica di agosto: Festa di San Biagio, Patrono. Il sabato, percorso storico-enogastronomico nel centro storico Piatti Poveri.
  • 8 ottobre: S. Francesco Borgia. Tradizionale Fiera.
  • 8 dicembre: Falò Immacolata ad Atena Scalo.
  • 13 dicembre: Falò di Santa Lucia Atena Paese.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Museo civico archeologico

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

In base allo statuto comunale[1] le frazioni sono:

  • Atena Lucana Scalo

Economia[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune fa parte della Comunità montana Vallo di Diano.

Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino interregionale del fiume Sele.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

  • Campo Sportivo loc. Braida[16].

La squadra di calcio locale è la Società Calcistica Pro-Atena Calcio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Statuto e regolamenti del comune di Atena Lucana - Salerno
  2. ^ Dato Istat - Bilancio demografico Anno 2013.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Guida completa per visitare Atena Lucana di Paolo Francesco Magnanti. Anno 2008
  5. ^ Notizie storiche sulla distrutta città di Atinum Lucana di Giovanbattista Curto. Sala Consilina Tipografia De Marsico 1901
  6. ^ Atena Antica di Elena D'Alto, Laveglia editore.
  7. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Storia di una terra del Mezzogiorno. Atena Lucana e i suoi Statuti, vds Bibliografia
  9. ^ Mezzogiorno e contadini nell'età moderna, vds. Bibliografia.
  10. ^ A. Pessolano. Gente di Atena. Nomi e cognomi, vds. Bibliografia.
  11. ^ Tali documenti sono disponibili, solo parzialmente e di rado consentono di ottenere una situazione complessiva dell'intero paese.
  12. ^ Dati Istat
  13. ^ [1] Sito della Diocesi
  14. ^ Campi e Colonie
  15. ^ ADI - Chiese Cristiane Evangeliche - Assemblee di Dio in Italia
  16. ^ Teseogiovani - Rete Informagiovani della Provincia di Salerno

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Atena è stata descritta ed analizzata in diverse pubblicazioni, di cui si citano le principali:

  • Leopoldo Cassese, Rassegna Storica Salernitana n. 1-4. 1949
  • Giovanni Cassandro, Storia di una terra del Mezzogiorno. Gli Statuti di Atena. Ed. La Bussola
  • Rosario Villari, Mezzogiorno e contadini nell'età moderna. La Terza Ed. 1961
  • Padre Luca Mandelli, Lucania sconosciuta. Atena metropoli degli Atinati (manoscritto del 1661, pubblicato nel 1723)
  • Pietro Ebner, Economia e società nel Cilento Medioevale. Centro Studi Meridionali 1979
  • Leopoldo Cassese, Scritti di Storia Meridionale La Veglia Ed. 1970
  • Elena d'Alto, Atena Antica La Veglia Ed. 1985
  • Mons. Salvatore Rada, San Ciro m.e.m. Culto nel Mezzogiorno. 1902
  • Michele Ciro Langone, Unità d'Italia. Il contributo degli Atinati. 2011
  • Alfonso Pessolano, Gente di Atena. Nomi e Cognomi. 2013
  • G.Battista Curto, Notizie storiche su Atinum Lucana. 1901.
  • Michele Lacava, Istoria di Atena Lucana. Tip. Giannini. 1893.
  • AA.VV., Atina. Immagini e Suggestioni. Lapelosa. 2005.
  • Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli. Napoli 1802

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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