Taurianova

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Taurianova
comune
Taurianova – Stemma Taurianova – Bandiera
In senso orario:Duomo di Taurianova, Monumento ai caduti di Radicena, veduta aerea del centro di Taurianova, Cimitero monumentale di Taurianova, Chiesa del Rosario, Comune di Taurianova
In senso orario:Duomo di Taurianova, Monumento ai caduti di Radicena, veduta aerea del centro di Taurianova, Cimitero monumentale di Taurianova, Chiesa del Rosario, Comune di Taurianova
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
Sindaco Commissario straordinario ex art.143 TUEL, comune sciolto per infiltrazioni della 'ndrangheta dal 05/07/2013
Territorio
Coordinate 38°21′00″N 16°01′00″E / 38.35°N 16.016667°E38.35; 16.016667 (Taurianova)Coordinate: 38°21′00″N 16°01′00″E / 38.35°N 16.016667°E38.35; 16.016667 (Taurianova)
Altitudine 210 m s.l.m.
Superficie 47 km²
Abitanti 15 740[1] (31-12-2013)
Densità 334,89 ab./km²
Frazioni Amato, Donna Livia, Pegara, San Martino
Comuni confinanti Cittanova, Molochio, Oppido Mamertina, Rizziconi, Terranova Sappo Minulio, Varapodio
Altre informazioni
Cod. postale 89029
Prefisso 0966
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 080093
Cod. catastale L063
Targa RC
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti taurianovesi
Patrono Maria della Montagna
Giorno festivo 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Taurianova
Posizione del comune di Taurianova nella provincia di Reggio Calabria
Posizione del comune di Taurianova nella provincia di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Taurianova è un comune italiano di 15 740 abitanti[1] della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.

È il quinto comune della provincia per numero di abitanti.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Situato su un terrazzo alluvionale ai piedi della dorsale che salda le serre all'Aspromonte, Taurianova è una dei più importanti centri della provincia. È situata a 210 m s.l.m., nella parte più meridionale della piana di Gioia Tauro[2], a circa 15 chilometri dal mare, 6 chilometri dalla montagna e a 800 metri dal corso d'acqua più vicino, il torrente Razzà. Il clima è mediterraneo, con una temperatura media annua superiore ai 17 °C. I venti sono quelli umidi dell'Occidente, d'estate soffia talora lo scirocco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Villa comunale di Taurianova

Nasce ufficialmente come macro-comune il 12 marzo 1928, dal preesistente comune di Terranova (il quale riacquisterà poi la sua indipendenza amministrativa il 23 aprile 1946), unito alle località di Radicena e Jatrinoli, più l'annessione di frazioni e contrade quali San Martino, Amato, Pegara e Scroforio (quest'ultima poi riceduta al comune di Terranova Sappo Minulio[3].

Il nome deriverebbe da Nuova Taurianum[4], toponimo a sua volta derivante dall'antico insediamento della Magna Grecia, un tempo abitata dai calcidei di Zancle (l'odierna Messina) e dai bruzi della colonia Tauriana (o Taureana), quest'ultima distrutta intorno al 950 d.C.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Lo sviluppo dei due centri di Radicena e Iatrìnoli, all'origine dell'odierno nucleo urbano, e dell'attuale frazione San Martino, tutti antichi casali di Terranova, che per la loro posizione geografica si trovano al centro di un importante sistema viario, può considerarsi parallelo[5].
Attendibile è l'esperto di storia bizantina italiana André Guillou, il quale, richiamandosi a un documento di donazione, dimostra che Radicena esisteva fin dal 1050 e menziona dello stesso periodo il monastero di Santa Lucia situato ad ovest del suddetto centro. Padre Fiore, storiografo del Settecento, afferma che la loro fondazione è stata opera dei profughi provenienti da Tauriana, importante e fiorente centro della costa tirrenica, distrutto nel 950 dalle incursioni saracene dell'emiro di Palermo, Hasan-Ibn Alì, di casa Kelbita, il quale per il mancato tributo dovutogli dai Bizantini decise di occupare tutta la Calabria. Padre Fiore così si esprime: «Ond'è da trarre in conseguenza quanto grande e popolata fosse la già distrutta Taureana, mentre le sue reliquie furono bastanti a fondare la nuova città di Seminara, a riabitar Terranova, accrescere San Giorge, e forse ancora a dar principio a tutto dalla maggior parte dei villaggi i quali sono sotto la giurisdizione di Terranova, cioè Rizziconi, San Leo, San Martino, Cristò, Vatone, Radicena, Iatrinole, Bracade, Curtulade, Galatoni, Scroforio e Molochio».
Lo storico Giuseppe Romeo Toscano arriva alla conclusione che essendo "piazza Garibaldi" di Radicena tuttora denominata "Chianu 'i San Basili" (Piano di San Basilio), potrebbe darsi che ivi già sorgesse uno dei 137 conventi basiliani che lo storiografo polistenese Girolamo Marafioti afferma esservi stati nella Piana di San Martino, tra Seminara, Rosarno e Galatro, e che un certo numero di profughi di Taureana vi avesse trovato rifugio dando origine all'antico nucleo cittadino. A sostegno di questa tesi il fatto che a Radicena dagli "Atti di visita pastorale" emerge che esisteva una chiesa di San Basilio nel 1586 e che dagli atti notarili di fine Seicento si incontra spesso la definizione "quarterio di San Basilio".
La derivazione di Radicena e Iatrìnoli da San Martino, invece, è dimostrata da Domenico Valensise, storico polistenese, per il quale le genti fuggite da Taureana decisero di stanziarsi nelle zone oltre il fiume Metauros, dove costruirono un casale a cui diedero il nome di San Martino (noto per la Sua divina protezione). Molti vi rimasero, altri proseguirono andando a popolare le zone circostanti, fissandosi in piccoli nuclei abitativi, tra cui Radicena e Iatrinoli, facenti però sempre capo a San Martino che divenne il più importante centro civile e religioso della Piana, sede di chiese e conventi e munito di un Castello. Quest'ultimo mantenne una posizione di grandezza, di progresso e di tranquillità fino la discesa dei Normanni. Nel 1058 Ruggiero d'Altavilla saccheggiò e devastò San Martino e l'anno successivo nel 1059 represse presso la cittadina le ultime resistenze delle fiere genti di questa parte di Calabria, che furono costrette a riconoscere i Normanni come loro feudatari. San Martino perse la sua importanza, in particolare, quando dall'altra parte del torrente Marro sorse un altro borgo che i profughi di Taureana chiamarono con il nome della loro patria, "Tauriana Nova" poi "Terranova". La località, ritenuta dai Normanni più sicura, fu promossa a Contea e successivamente a Ducato. Così Radicena, Iatrinoli e San Martino ne diventarono casali seguendone le sorti.

Dopo il dominio feudale dei Laurìa, vi fu quello dei Sanseverino, dei Sant'Angelo, dei Caracciolo, dei de Cordoba, dei De Marini e dei Grimaldi.

Feudalesimo (dal 1100)[modifica | modifica wikitesto]

Furono sottoposti a vari feudatari, tra cui il più lungo fu il dominio feudale dei Lauria, venendo poi acquistati dalla famiglia Grimaldi di Gerace nel 1574. Nel corso del Cinquecento risulta dagli atti notarili che a Radicena e Iatrìnoli abbondavano le coltivazioni di grano e di gelseti, quest'ultima era l'unica pianta che producesse una rendita perpetua, e importante era anche l'allevamento dei cavalli e dei bovini.
Nel corso del Seicento, nonostante le difficoltà del banditismo e della carenza delle vie di comunicazione, molte famiglie si spostarono principalmente dal nord e dal centro Italia e andarono ad abitare nei due casali. Si trovano così cognomi nuovi come gli Zerbi, di origine ligure, i Sofia, da Santa Margherita Ligure, i Loschiavo, dalla Campania. S'intrecciarono matrimoni con altre famiglie illustri del luogo e dei paesi vicini: Contestabile residenti a Stilo, De Leonardis di Gerace, Luvarà di Terranova. Alla fine del Seicento si collocarono altre famiglie al centro degli interessi economici della zona: Drago, di origine greca, e Ganini, con questi ultimi che si distinsero in particolare a Iatrìnoli. Nei due casali esistevano notevoli coltivazioni di grano, lino, oliveti e vigne e molti erano i benestanti, tra cui le famiglie già menzionate. Ai proprietari privati si affiancava, da quanto si evince dagli atti notarili, anche il Convento di Santa Maria della Misericordia dei Domenicani di Radicena come il maggiore detentore di beni, infatti faceva compravendita con privati, permutava e dava soldi in prestito.

Radicena, Jatrinoli e San Martino furono anticamente delle contrade e casali sotto l'amministrazione di Terranova Sappo Minulio. Radicena risale almeno al 1050, data di donazione della monaca Kometo, vedova di Giovanni, discendente da Elia Erotikes, alla chiesa di Oppido Mamertina. Il filologo Gerhard Rohlfs nel “Dizionario toponomastico ed Onomastico della Calabria” asserisce che Radicena, in dialetto “Redicina”, deriva dal greco tardo "ρаδικενаς", ovvero "tetto di radici". Mentre Iatrìnoli in dialetto "Jatrinuni" o "Iatrinni", sembra nato da "Iatridoni", i discendenti dalla famiglia "Iatridi", dal cognome greco "Iatris". Emilio Barillaro nel "Dizionario bibliografico" ritiene che Radicena appartenga al periodo bizantino, secolo XI, da "Radikena". G. B. Marzano nel "Dizionario etimologico del dialetto calabrese" sostiene che Radicena e Iatrìnoli derivino dal greco e Iatrìnoli significhi "medicare", "guarire" da "iatros". L'arciprete F. Maria De Luca dice che Iatrinoli derivi dal sostantivo greco "iatreion", "il paese dove il medico esercita la sua arte", per far rammentare la sua fondazione nella tenuta di pertinenza di un medico. A parere dello stesso De Luca, Iatrìnoli potrebbe essere un nome promiscuo dal greco "iatros" e dal latino "nolo", "non volere", e "colo", "esercitare", per dire che non aveva bisogno del medico, dandosi vanto della salubrità del luogo.
Ai primi del Settecento si verificò una crisi profonda dell'agricoltura, cardine dell'economia, e molti subivano il carcere per non poter pagare le tasse e vendevano tutto quello che possedevano per poter sostenere la propria famiglia. La proprietà ecclesiastica era molto estesa nei due casali e le terre venivano date a censo ai grandi esponenti della nobiltà e della borghesia. Il terremoto del 5 febbraio del 1783 distrusse completamente sia Terranova che San Martino, mentre a Radicena e Iatrìnoli si provocarono danni non ingenti: venne distrutta la Chiesa di Santa Maria della Misericordia o del Rosario, la torre dei Gemelli annessa alla Chiesa matrice di Radicena. Le chiese e gli edifici importanti distrutti o danneggiati vennero ricostruiti in forme barocche e neoclassiche. Dalle statistiche emerge che a Radicena ci furono 756 morti e a Iatrìnoli 312. Costituita la Cassa sacra, all'indomani del terremoto, Radicena fece parte del Comprensorio D (assieme ad Anoia, Laureana, Oppido, Polistena, San Giorgio Morgeto, Seminara e Terranova) e il suo distretto comprendeva, oltre alla città, Iatrìnoli, San Martino e Vatoni. Ma la trasformazione sociale, subentrata dopo il terremoto, non mutò la condizione delle plebi rurali che sentivano sempre più il peso del proprietario borghese, col minuscolo pezzo di terra gravato di censo bollare (contratto con cui veniva data in prestito un somma di denaro dietro garanzia, che veniva restituita dal richiedente con gli interessi). Per questo stato di cose dilagava il brigantaggio. Nel periodo dell'istituzione della Repubblica Partenopea, molti sanfedisti, fautori dei Borboni, approfittarono al passaggio del cardinale Ruffo per diffondere disordine. A Radicena seminavano disordine due bande di malfattori: una ad opera di Domenico Moretti e l'altra capeggiata da Domenico Sicari, responsabili di molti delitti compiuti nei paesi vicini.

In particolare, tra il XI e il XIII secolo, la frazione di San Martino ebbe un ruolo protagonista, tanto da dare anch'essa il nome alla stessa Piana, per un certo periodo. San Martino ospitò diversi nobili e sovrani, oltre che il pontefice Onorio IV. Ruggiero il Normanno vi celebrò qui il proprio matrimonio. La frazione Amato invece, fu fondata nei primi decenni del XIX secolo, su iniziativa del marchese Gagliardi, allora totale possidente dell'intera Piana.

Dal 1800 a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Con gli anni della ricostruzione post-terremoto del 1783 e l'abolizione della feudalità nel 1806, il breve periodo dell'Amministrazione Francese contribuì non poco a dare a questa parte di Calabria una fisionomia diversa, e lasciarvi fermenti culturali che lieviteranno idee e comportamenti nuovi. Si tratta di pochi provvedimenti amministrativi che da soli non sono sufficienti a cambiare in maniera radicale le sorti della zona, ma che tuttavia sono caratterizzate da una inusuale sintesi politica i cui effetti segneranno profondamente la coscienza civile e il pensiero politico di una collettività fino ad allora relegata nel limbo del vassallaggio più servile. Per la prima volta, forse, si può parlare di storia, intesa nel senso nobile della parola, perché per la prima volta si avverte la presenza attiva di uno Stato che, eliminato il padrone e la sua ingordigia, ridimensionato il censo alla Chiesa e l'egoismo della borghesia, guarda alla collettività e ne riconosce i meriti e le necessità. Radicena e Iatrìnoli con l'ordinamento amministrativo disposto dai Francesi per la legge 19 gennaio 1807, diventarono Università nel cosiddetto Governo di Casalnuovo (oggi Cittanova). Nel 1815 fu istituito il Distretto di Palmi che comprendeva 35 comuni tra cui le due cittadine di Radicena e Iatrìnoli. I comuni erano governati da sindaci, dai decurioni, dal capourbano, dal sottocapourbano, dal conciliatore e dal supplente giudiziario. Durante il ricostituito governo borbonico furono emanate per Radicena diverse ordinanze come l'autorizzazione di un mercato nel sabato di ciascuna settimana e la fiera di Sant'Orsola che si celebrava dal precedente giovedì fino all'ultima domenica di settembre e proseguiva per otto giorni. Era molto rinomata e conosciuta per tutte le province del Regno. Il primo gennaio 1842 il Circondario di Casalnuovo fu diviso in due circondari distinti: l'uno formato da Casalnuovo, l'altro si compose del comune di Radicena, che fu capoluogo, del comune di Iatrìnoli e dei villaggi di San Martino e Terranova. Molti furono i liberali che lottarono contro il governo borbonico. Tra i più importanti ricordiamo: Girolamo Zerbi e Antonio Fera, medico chirurgo. Il primo partecipò a tutti i movimenti insurrezionali e soprattutto a quello del 2 settembre 1847. Fu arrestato e processato il 23 aprile 1851 e condannato a morte. La condanna venne commutata in 24 anni di carcere; ma solo dopo sette anni di tormentosa prigionia, morì. Antonio Fera cominciò a congiurare insieme agli altri patrioti reggini il 27 agosto del 1847, riunitosi nel palazzo di Casimiro de Lieto, e per questo fu condannato all'ergastolo. Molte sono le testimonianze e lettere autografe del suo coraggio e della sua abnegazione patriottica. Dopo l'unità d'Italia nelle campagne di Radicena e Iatrìnoli abbondavano la raccolta del lino e degli agrumeti. Il 9 settembre 1894 avvenne il miracolo della "Madonna della Montagna", patrona di Radicena. Verso mezzanotte, come riferisce su "Pro Fide" di quell'anno lo scrittore taurianovese Francesco Sofia Moretti: "La luna pallida, spettatrice agli umani eventi, questa volta fu attraversata da due raggi di luce, come il gran segno di Costantino - due enormi fasci luminosi che incrociano sul petto del gran disco; e quasi indescrivibile è questa volta lo spettacolo di una Croce formatasi improvvisamente". Agli albori del Novecento Radicena era un importante centro agricolo e commerciale, capoluogo di mandamento e quindi sede di uffici governativi, quali la Pretura, l'agenzia delle Imposte, l'Ufficio del Registro, la Caserma dei Carabinieri, oltre che un distaccamento del ventesimo Reggimento Fanteria per la guardia delle Carceri, di una Banca Agricolo-Industriale, di un teatro di prosa; mentre a Iatrinoli veniva inaugurato l'ospedale Principessa di Piemonte, sorto per opera dei lasciti di alcuni esponenti delle famiglie benestanti. Il terremoto del 1908 provocò lievi danni a Radicena e Iatrinoli: il crollo della cupola della Chiesa matrice di Iatrinoli e del campanile di Radicena. Questo, che ha dato adito alle voci di Miracolo operato dalla Patrona di Radicena “Maria Ss.ma della Montagna” che avrebbe concesso la sua protezione ai due comuni. Con regio decreto del 16 febbraio 1928 Radicena, Iatrìnoli e Terranova Sappo Minulio (che dal 1946 ritornò ad essere comune autonomo) formarono il Comune di Taurianova. Durante la seconda guerra mondiale Taurianova ospitava gli uffici provinciali della Rai e l'ufficio zootecnico, sfollati da Reggio, e divenne anche sede del Comando della Divisione "Mantova" e della Divisione "Lupi di Toscana". Nella sua immediata periferia s'installò un deposito per l'approvvigionamento di una intera armata e di una polveriera; nelle vicinanze s'accampò una grossa divisione tedesca Panzergrenadier.

Sul territorio di Taurianova insistono alcune 'ndrine che gestiscono le attività illecite e si sono infiltrate anche nell'economia legale, l'ambito politico-amministrativo non è immune da tali penetrazioni tanto che il consiglio comunale della cittadina è stato sciolto per infiltrazioni mafiose(ex art. 143 d.lgs. 267/2000) tre volte: la prima nel 1991(uno dei primi comuni ad essere sciolti per tale motivo in Italia), la seconda nel 2009 e la terza nel 2013

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma e gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

Stemma del Comune di Taurianova

Al Comune è stato dato il diritto di fregiarsi di uno stemma e di un gonfalone con il decreto del Presidente della Repubblica del 16 ottobre 1954.

Descrizione dello stemma:

« Troncato, la parte superiore d'oro con la figura armata al naturale di San Martino a cavallo che porge al povero la metà del suo mantello tagliato con la spada; la parte inferiore divisa in due con la figura a destra d'azzurro al pino al naturale radicoso, sulla terrazza di verde attraversata in palo da un fiume sinuoso d'argento; la parte sinistra di argento alla fenice nella sua immortalità, fissante un sole nel canton sinistro, il tutto al naturale. Innestato in punta: fusato d'argento e di rosso. Ornamenti esteriori da Comune. »

Descrizione del gonfalone:

« drappo di colore azzurro al palo di giallo, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata in argento: Comune di Taurianova. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette argentate poste a spirale. nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento. »

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria delle grazie[modifica | modifica wikitesto]

Il duomo di Taurianova e Piazza Macrì

Il Duomo di Taurianova è situato in Piazza Macrì (un tempo intitolata a Re Umberto I). L'edificio è in stile romanico, con influenze gotiche e moresche. La chiesa originaria, in cui veniva adorata Santa Maria Ambasiade, venne distrutta dal terremoto del 1736, ricostruita e consacrata da Monsignor Carafa il 4 giugno 1737, ma un ulteriore crollo provocò la caduta della torre dei Gemelli, annessa alla chiesa, distrutta poi dal terremoto del 1908. I lavori per la costruzione di una nuova chiesa terminarono il 5 ottobre 1929 e vennero effettuati a cura dell'architetto Vittorio Paron. L'imponente facciata è decorata con arcatelle e un rosone ed è fiancheggiata da due torri campanarie, che la superano in altezza e che ricevano luce da alcune trifore. L'interno è a tre navate e una balaustra in marmo bianco divide la navata centrale dal presbiterio, dove è collocato l'altare maggiore. A uno dei pilastri che separa la navata centra dalla laterale è addossato un pulpito ligneo. L'altare maggiore è in marmo, e su di esso è postala statua della Vergine della Montagna, incoronata regina di Taurianova nel 1994, opera in legno realizzata dal napoletano Michele Salerno, vissuto nel settecento. Inoltre è conservata una grande campana di bronzo realizzata da Misurra.

Particolare:portone della Chiesa del Rosario

Chiesa del Rosario[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa del Rosario è la più antica del paese: inizialmente era dedicata a San Basilio, in seguito al culto di Santa Maria della Misericordia ed era annessa al Convento dei Domenicani fondati il 12 marzo 1537 da Niccolò Severino. Entrambi gli edifici vennero distrutti da un terremoto e ricostruiti con il contributo dello Stato(come è inciso sul marmo fissato sul portale della Chiesa) Il convento venne soppresso su ordine del Governo militare francese di occupazione il 7 agosto 1809, mentre la Chiesa venne danneggiata dal terremoto del 1908 e ristrutturata. Proprio durante questa fase vennero apportate diverse modifiche. L'attuale facciata ha impronta classica: due ordini di colonne e due cornicioni spessi e sagomati e al posto del rosone, in alto al centro, si apre una grande finestra. Unica eccezione è il portone: due colonne in tufo reggono un grosso architrave che a sua volta regge un timpano spezzato. All'interno di questo è presente una lapide marmorea con lo stemma dei Domenicani e l'intestazione della chiesa; figura inoltre una data: "1803". L'interno presenta una sola grande navata rettangolare che termina con l'abside quadrata. Sia la struttura che le decorazioni dell'interno riflettono lo stile neoclassico della facciata. In fondo all'abside, addossato alla parete, è collocato l'altare maggiore in marmo abbellito con stucchi colorati e al centro di questo si apre una nicchia con l'immagine votiva della Madonna di Pompei. Stessa struttura presenta l'altare della Madonna del Carmine. Entrambe le opere sono state realizzate da Michele Bacillari agli inizi del XIX secolo La chiesa ospita una grande campana fusa nel 1018 da Jacobus Musarra e proveniente dal Monastero di Santa Caterina di Terranova. Un furto ha causato la perdita di due statue molto preziose: una di San Pietro e una di San Paolo. Ha avuto la stessa sorta un dipinto ad olio su tela raffigurante la Circoncisione di Gesù Cristo, opera del monteleonese Emanuele Paparo con figure classiche e influenza barocca, e due grandi dipinti che rivestivano le pareti laterali e rappresentavano il Giudizio Universale e San Gaetano. Ci sono diverse statue in legno, tra cui una raffigurante Cristo risorto, di produzione calabrese e realizzata verso la fine del Settecento, un'altra invece raffigura San Giovanni Evangelista. Ancora più numerose sono invece le realizzazione in marmo: notevole è per esempio un medaglione raffigurante la Madonna con il Bambino(1800)incorniciato da un rilievo di frutta in stucco. Altre opere della stessa fattura sono la figura di San Pietro su marmo alabastrino e la figura di San Paolo, sempre su lastra marmorea.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010[7] i cittadini stranieri residenti erano 519 persone (l'3,27% della popolazione). Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

  • Romania: 244 (1,53%, il 47% della popolazione straniera)
  • Marocco: 117 (0,73%)

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Sono numerose le tradizioni di Taurianova, soprattutto legate a festeggiamenti religiosi. La più importante è la festa di Maria Santissima della Montagna, celebrata l'8 settembre, con solenne processione della statua della Vergine per le vie del paese e con l'antica tradizione detta "u mbitu". Tra i festeggiamenti civili in onore della Madonna vi sono concerti e spettacoli pirotecnici. Oltre al suddetto evento, l'elenco completo delle celebrazioni cattoliche che vengono svolte durante l'anno, nel territorio comunale, è il seguente:

  • Festa di San Giuseppe, il 19 marzo[8] e il 1º maggio;
  • Festa di Sant'Antonio da Padova, il 13 giugno;[9]
  • Festa di Maria Santissima del Carmelo, il 16 luglio;[10]
  • Festa di Maria Santissima della Colomba, la prima domenica di agosto, nella frazione di San Martino di Taurianova;[11]
  • Festa di Maria Santissima della Montagna, l'8 settembre;[12]
  • Festa di San Pio da Pietrelcina, il 23 settembre,[13]
  • Festa di San Martino di Tours, l'11 novembre, nella frazione di San Martino di Taurianova;[14]
  • Festa di Maria Santissima Immacolata, l'8 dicembre, nella frazione di Amato di Taurianova;[15]
  • Festa di Santa Lucia, il 13 dicembre.[16]

Festeggiamenti in onore di Maria Santissima della Montagna[modifica | modifica wikitesto]

I festeggiamenti in onore della Patrona di Taurianova, Maria Santissima della Montagna, hanno inizio il 29 agosto:in questa data si svolge infatti "u mbitu" ("l'invito"), un'antica tradizione taurianovese. Alla fine di una celebrazione le autorità religiose, politiche e militari assistono all'accensione dei "luppinazzi", ovvero steli secchi di piante di lupini, nella piazza di fronte alla Chiesa Matrice per simboleggiare l'inizio della novena ed invitare i paesi vicini alla festa patronale del paese. Anticamente era tradizione che il fuoco venisse acceso dal sindaco, infatti una poesia recita "Ndavi l'onori ca davanti a chiazza, na vota a l'annu aduma i luppinazza" e valeva come gesto di vicinanza da parte del sindaco al popolo. Adesso accanto alla figura del sindaco c'è quella del parroco del Duomo di Taurianova durante l'accensione, mentre in piazza e nelle vie adiacenti giungono migliaia di persone, compresi migranti che tornano a Taurianova per l'occasione.

Diversi studiosi del folklore si sono interessati di questa manifestazione, andando a cercare le sue origini tra il sacro ed il profano. Infatti il fuoco è spesso utilizzato da Dio come mezzo di comunicazione con l'uomo, ma è anche un segno che si ripete spesso nella cultura popolare con altri significati. Era anche il modo migliore per invitare gli altri paesi alla festa, infatti in mancanza di altri mezzi di comunicazione il fumo che si innalzava dal rogo e il chiarore da esso provocato erano facilmente visibili ed efficaci.

Molte leggende avvolgono questo rito, una riguarda la scelta di bruciare proprio piante di lupini anziché parti di altri alberi di cui la zona è ricca. Si racconta che Maria, per fuggire da Erode, si nascose con Gesù in un campo di lupini secchi, che però

fecero un rumore tale da attirare le guardie di Erode, allora Maria maledisse questa pianta, infatti molto amara, e quindi i taurianovesi la bruciano come segno di spregio e vendetta. La mattina del 29 giungono in Piazza Macrì carri trainati da buoi, bardati a festa e con l'icona della Madonna al centro della fronte, carichi di "luppinazza" (anticamente questi venivano offerti dai contadini delle zone vicine, specialmente da Sambiase). Gli anziani in base alla direzione delle fiamme e alla loro altezza formulavano ipotesi e supposizioni sull'andamento dell'agricoltura e del commercio, mentre adesso rimane un'occasione di unione per il popolo taurianovese e spesso è accompagnato da altre manifestazioni per dare inizio ai festeggiamenti.

Con "u 'mbitu" si da inizio alla novena, periodo di preparazione alla festa patronale che vede impegnati i fedeli sia durante le celebrazioni che in altre manifestazioni. Per esempio in questo periodo è usanza creare delle stelle votive illuminate con l'immagine della Patrona di Taurianova, da appendere ai balconi delle case, e ormai da alcuni anni si svolge anche un concorso che vede premiata la stella votiva più bella. In questi giorni per le vie del paese girano spesso gruppi di persone con strumenti tipici (zampogna) che animano e preparano gli animi alla festa.

La festa in onore della Madonna della Montagna ha il suo culmine religioso e civile in tre giorni:7, 8 e 9 settembre: l'8 si svolge la solenne processione per le vie del paese, al termine di questi la statua viene fatta fermare davanti all'ingresso del Duomo taurianovese, quasi come per assistere allo spettacolo pirotecnico. Il 9 settembre invece avviene la rievocazione del miracolo. Secondo la storia un benestante del luogo, Don Vincenzo Sofia, nel 1787 ordinò una scultura in legno della Madonna ad un artigiano di Serra San Bruno con bottega a Napoli. Durante il viaggio, la nave che trasportava la preziosa opera, si trovò in una tempesta e i marinai cercarono di alleggerirla cercando di gettare il carico in mare, ma ciò risultò impossibile e apparve una donna con le sembianza di Maria che salvò la nave dalla sciagura. Arrivata a Taurianova si sentì l'esigenza di venerare questa statua, e mentre una grande folla era radunata in chiesa l'effigie iniziò a muovere i suoi occhi. Partì subito una processione che venne interrotta da un altro avvenimento: apparve una croce nella luna. Questo evento ci viene raccontato da diverse opere scritte, compresa una poesia di un illustre taurianovese: il latinista Francesco Sofia Alessio.

Il 16 novembre dello steso anno Maria manifestò la sua vicinanza al popolo Taurianovese salvando la cittadina dal terremoto che danneggiò gravemente gli altri paesi vicini. Da allora in questi tre giorni moltissime persone vengono a rendere omaggio alla sacra immagine della Madonna e la festa religiosa è accompagnata da altre manifestazioni civili come l'esibizione di artisti, anche noti a livello nazionale, sia di musica contemporanea che di musica tipica o di complessi bandistici.

È ormai tradizione che il 10 settembre, a festa terminata, al termine di una celebrazione eucaristica il popolo si appresti a baciare il piede della Madonna per poi riporre la statua nella nicchia posta sull'altare della Chiesa Matrice.

Festa di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Ormai da diversi anni la Parrocchia di San Giuseppe organizza a marzo alcune attività in onore del Santo. Queste comprendono 9 martedì antecedenti alla festa, detti "Mercoledì di San Giuseppe", ma la vera e propria festa inizia il 10 marzo, con l'avvio della novena. Durante questa giungono nella parrocchia alcuni missionari a cui sono affidati le riflessioni per preparare alla celebrazione del 19 marzo, giorno carico di manifestazioni religiose e civili. Di solito si svolge una messa ogni ora, con un'alta partecipazione di bambini che vengono appunto affidati alla protezione del Santo, il pomeriggio invece parte la Processione per le vie del paese che termina con uno spettacolo pirotecnico e una festa organizzata dalla parrocchia e da associazione ad essa collegate che si svolge nelle vie vicine alla Chiesa. Tipico di questa festa è consumare le crespelle (la sagra delle crespelle è giunta alla XX edizione).

Festa di Sant'Antonio da Padova[modifica | modifica wikitesto]

Una festa molto radicata nella comunità è quella in onore di Sant'Antonio, la cui immagine è venerata nel convento dei Padri Cappuccini. Usanza molto antica è quella della "tridicina" (31 maggio-12 giugno), nata come vera e propria forma di pellegrinaggio attraverso Via Cappuccini per giungere nello spiazzale davanti alla Chiesa, diventata adesso come un'occasione per meditare in preparazione della festa che si svolge il 13 giugno grazie alle prediche di oratori che giungono a Taurianova per questa occasione. Una tradizione particolare è quella della benedizione del pane, che anticamente veniva distribuito ai poveri, ora a familiari ed amici. Il 13 giugno si svolge una processione della statua del Santo, trasportata da diversi portatori volontari che indossano un saio, per le vie del paese che termina con fuochi d'artificio e l'esibizione di artisti nello spiazzale di fronte alla Chiesa.

Festa della Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di luglio si svolgono le celebrazioni in onore di Maria Santissima del Monte Carmelo, venerata nella chiesa dei Santissimi Apostoli Pietro e Paolo. Questa festa è molto antica e risale a quando Taurianova era ancora separata in due comuni e uno, Jatrinoli, era protetto da questa figura che riceve ancora oggi tanta devozione dal popolo taurianovese. La sera del 6 luglio si svolge "l'invito alla festa" che consiste nel lancio di palloncini e fuochi pirotecnici, per dare l'inizio alla novena. Il 15 e il 16 luglio si ha il cuore della festa, con diverse manifestazioni civili e religiose tra cui la consegna dei premi "Araba Fenice" a cittadini o associazioni che si sono distinte per valori e poi il 16 luglio la processione della statua per le vie del paese.

Persone legate a Taurianova[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La fertile zona pianeggiante è prevalentemente coltivata ad agrumi, ortaggi, viti e olivi. La produzione olearia ha per lungo tempo costituito la principale risorsa economica cittadina. Accanto alle aziende agricole sono presenti alcune piccole industrie operanti nei settori meccanico, della lavorazione del legno e di quelle del cemento, mentre in espansione risulta anche il settore turistico. Vi sono numerose aziende manifatturiere e un'imponente produzione di dolciumi, primo fra tutti il torrone.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Taurianova è amministrato dal Commissario straordinario dal 5 luglio 2013, dopo lo scioglimento dell'ente, da parte del Consiglio dei ministri, per infiltrazioni della 'ndrangheta.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è la Polisportiva Taurianovese A.S.D. che milita nell'Eccellenza Calabria.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica di Piazza Italia.jpg

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat al 31/12/2013
  2. ^ Taurianova nell’Enciclopedia Treccani
  3. ^ Storia - Comune di Taurianova
  4. ^ Taurianova (RC) - Italia: Informazioni
  5. ^ Domenico Caruso, Storia e Folklore Calabrese
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  7. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  8. ^ Tra fede e tradizione popolare. E dopo la processione, i «crispedi».
  9. ^ Festa di Sant'Antonio - TAURIANOVA ORE 22.00 Taurianova (RC) Taurianova
  10. ^ Madonna del Carmine Jatrinoli, Taurianova (RC)
  11. ^ LA FESTA DI MARIA DELLA COLOMBA
  12. ^ Comune di taurianova - Tradizioni
  13. ^ Festa di S. Pio da Pietrelcina
  14. ^ La festa di San Martino 2006 sul web
  15. ^ MARIA SS. DELL'IMMACOLATA AMATO DI TAURIANOVA.
  16. ^ Festa Santa Lucia 2011.
  17. ^ Circondario di Palmi sul sito della provincia. URL consultato il 2 maggio 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]