Taurianova

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Taurianova
comune
Taurianova – Stemma
Taurianova – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Calabria – stemma Calabria
Provincia Reggio Calabria – stemma Reggio Calabria
Sindaco Domenico Romeo dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 38°21′0″N 16°1′0″E / 38.35°N 16.01667°E / 38.35; 16.01667 (Taurianova)Coordinate: 38°21′0″N 16°1′0″E / 38.35°N 16.01667°E / 38.35; 16.01667 (Taurianova)
Altitudine 210 m s.l.m.
Superficie 47 km²
Abitanti 15 852[1] (31-07-2011)
Densità 337,28 ab./km²
Frazioni Amato, Donna Livia, Pegara, San Martino
Comuni confinanti Cittanova, Molochio, Oppido Mamertina, Rizziconi, Terranova Sappo Minulio, Varapodio
Altre informazioni
Cod. postale 89029
Prefisso 0966
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 080093
Cod. catastale L063
Targa RC
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti taurianovesi
Patrono Maria della Montagna
Giorno festivo 8 settembre
Localizzazione
Taurianova è posizionata in Italia
Taurianova
Posizione del comune di Taurianova nella provincia di Reggio Calabria
Posizione del comune di Taurianova nella provincia di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Taurianova è un comune italiano di 15.852 abitanti[2] della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.

Nasce dalla fusione tra i due comuni di Radicena e Iatrìnoli.

Indice

[modifica] Geografia

Situato su di un terrazzo alluvionale ai piedi della dorsale che salda le serre all'Aspromonte, il comune di Taurianova è uno dei più importanti centri della provincia.

La città è situata nella parte più meridionale della piana di Gioia Tauro, a circa 15 chilometri dal mare, a sei dalla montagna, a ottocento metri dal torrente Razzà.

Il clima è mediterraneo, con una temperatura media annua superiore ai 17 °C. Venti predominanti sono quelli umidi dell'Occidente; d'estate soffia talora lo scirocco.

[modifica] Etimologia

Gerhard Rohlfs nel “Dizionario toponomastico ed Onomastico della Calabria” asserisce che Radicena, in dialetto “Redicina” o “Dericina”, deriva dal latino tardo "radicina", ovvero "radice". Mentre Iatrìnoli, in dialetto "Jatrinuni" o "Iatrinni", sembra nato da "Iatridoni", i discendenti dalla famiglia "Iatridi", dal cognome greco "Iatris".

Andrè Guillou nel "Teothokos de Hagia-Agàthé" considera Radicena toponimo di origine latina, da "radicina", mentre Iatrinoli toponimo di origine greca e significherebbe "ostretica", "levatrice".

Emilio Barillaro nel "Dizionario bibliografico" ritiene che Radicena appartenga al periodo bizantino, secolo XI, da "Radikena".

G. B. Marzano nel "Dizionario etimologico del dialetto calabrese" sostiene che Radicena e Iatrìnoli derivino dal greco e Iatrìnoli significhi "medicare", "guarire" da "iatros".

L'arciprete F. Maria De Luca dice che Iatrinoli derivi dal sostantivo greco "iatreion", "il paese dove il medico esercita la sua arte", per far rammentare la sua fondazione nella tenuta di pertinenza di un medico. A parere dello stesso De Luca, Iatrìnoli potrebbe essere un nome promiscuo dal greco "iatros" e dal latino "nolo", "non volere", e "colo", "esercitare", per dire che non aveva bisogno del medico, dandosi vanto della salubrità del luogo.

[modifica] Storia

Lo sviluppo dei due centri di Radicena e Iatrìnoli, all'origine dell'odierno nucleo urbano, e dell'attuale frazione San Martino, tutti antichi casali di Terranova, che per la loro posizione geografica si trovano al centro di un importante sistema viario, può considerarsi parallelo[3].

Attendibile è l'esperto di storia bizantina italiana André Guillou, il quale, richiamandosi a un documento di donazione, dimostra che Radicena esisteva fin dal 1050 e menziona dello stesso periodo il monastero di Santa Lucia situato ad ovest del suddetto centro. Padre Fiore, storiografo del Settecento, afferma che la loro fondazione è stata opera dei profughi provenienti da Tauriana, importante e fiorente centro della costa tirrenica, distrutto nel 950 dalle incursioni saracene dell'emiro di Palermo, Hasan-Ibn Alì, di casa Kelbita, il quale per il mancato tributo dovutogli dai Bizantini decise di occupare tutta la Calabria. Padre Fiore così si esprime: «Ond'è da trarre in conseguenza quanto grande e popolata fosse la già distrutta Taureana, mentre le sue reliquie furono bastanti a fondare la nuova città di Seminara, a riabitar Terranova, accrescere San Giorge, e forse ancora a dar principio a tutto dalla maggior parte dei villaggi i quali sono sotto la giurisdizione di Terranova, cioè Rizziconi, San Leo, San Martino, Cristò, Vatone, Radicena, Iatrinole, Bracade, Curtulade, Galatoni, Scroforio e Molochio».

Lo storico Giuseppe Romeo Toscano arriva alla conclusione che essendo "piazza Garibaldi" di Radicena tuttora denominata "Chianu 'i San Basili" (Piano di San Basilio), potrebbe darsi che ivi già sorgesse uno dei 137 conventi basiliani che lo storiografo polistenese Girolamo Marafioti afferma esservi stati nella Piana di San Martino, tra Seminara, Rosarno e Galatro, e che un certo numero di profughi di Taureana vi avesse trovato rifugio dando origine all'antico nucleo cittadino. A sostegno di questa tesi il fatto che a Radicena dagli "Atti di visita pastorale" emerge che esisteva una chiesa di San Basilio nel 1586 e che dagli atti notarili di fine Seicento si incontra spesso la definizione "quarterio di San Basilio".

La derivazione di Radicena e Iatrìnoli da San Martino, invece, è dimostrata da Domenico Valensise, storico polistenese, per il quale le genti fuggite da Taureana decisero di stanziarsi nelle zone oltre il fiume Metauros, dove costruirono un casale a cui diedero il nome di San Martino (noto per la Sua divina protezione). Molti vi rimasero, altri proseguirono andando a popolare le zone circostanti, fissandosi in piccoli nuclei abitativi, tra cui Radicena e Iatrinoli, facenti però sempre capo a San Martino che divenne il più importante centro civile e religioso della Piana, sede di chiese e conventi e munito di un Castello. Quest'ultimo mantenne una posizione di grandezza, di progresso e di tranquillità fino la discesa dei Normanni. Nel 1058 Ruggiero d'Altavilla saccheggiò e devastò San Martino e l'anno successivo nel 1059 represse presso la cittadina le ultime resistenze delle fiere genti di questa parte di Calabria, che furono costrette a riconoscere i Normanni come loro feudatari. San Martino perse la sua importanza, in particolare, quando dall'altra parte del torrente Marro sorse un altro borgo che i profughi di Taureana chiamarono con il nome della loro patria, "Tauriana Nova" poi "Terranova". La località, ritenuta dai Normanni più sicura, fu promossa a Contea e successivamente a Ducato. Così Radicena, Iatrinoli e San Martino ne diventarono casali seguendone le sorti.

Furono sottoposti a vari feudatari, tra cui il più lungo fu il dominio feudale dei Lauria, venendo poi acquistati dalla famiglia Grimaldi di Gerace nel 1574. Nel corso del Cinquecento risulta dagli atti notarili che a Radicena e Iatrìnoli abbondavano le coltivazioni di grano e di gelseti, quest'ultima era l'unica pianta che producesse una rendita perpetua, e importante era anche l'allevamento dei cavalli e dei bovini.

Nel corso del Seicento, nonostante le difficoltà del banditismo e della carenza delle vie di comunicazione, molte famiglie si spostarono principalmente dal nord e dal centro Italia e andarono ad abitare nei due casali. Si trovano così cognomi nuovi come gli Zerbi, di origine ligure, i Sofia, da Santa Margherita Ligure, i Loschiavo, dalla Campania. S'intrecciarono matrimoni con altre famiglie illustri del luogo e dei paesi vicini: Contestabile residenti a Stilo, De Leonardis di Gerace, Luvarà di Terranova. Alla fine del Seicento si collocarono altre famiglie al centro degli interessi economici della zona: Drago, di origine greca, e Ganini, con questi ultimi che si distinsero in particolare a Iatrìnoli[senza fonte]. Nei due casali esistevano notevoli coltivazioni di grano, lino, oliveti e vigne e molti erano i benestanti, tra cui le famiglie già menzionate. Ai proprietari privati si affiancava, da quanto si evince dagli atti notarili, anche il Convento di Santa Maria della Misericordia dei Domenicani di Radicena come il maggiore detentore di beni, infatti faceva compravendita con privati, permutava e dava soldi in prestito.

Ai primi del Settecento si verificò una crisi profonda dell'agricoltura, cardine dell'economia, e molti subivano il carcere per non poter pagare le tasse e vendevano tutto quello che possedevano per poter sostenere la propria famiglia. La proprietà ecclesiastica era molto estesa nei due casali e le terre venivano date a censo ai grandi esponenti della nobiltà e della borghesia. Il terremoto del 5 febbraio del 1783 distrusse completamente Terranova e San Martino, mentre a Radicena e Iatrìnoli si provocarono danni non ingenti: venne distrutta la Chiesa di Santa Maria della Misericordia o del Rosario, la torre dei Gemelli annessa alla Chiesa matrice di Radicena. Le chiese e gli edifici importanti distrutti o danneggiati vennero ricostruiti in forme barocche e neoclassiche. Dalle statistiche emerge che a Radicena ci furono 756 morti e a Iatrìnoli 312. Costituita la Cassa sacra, all'indomani del terremoto, Radicena fece parte del Comprensorio D (assieme ad Anoia, Laureana, Oppido, Polistena, San Giorgio Morgeto, Seminara e Terranova) e il suo distretto comprendeva, oltre alla città, Iatrìnoli, San Martino e Vatoni. Ma la trasformazione sociale, subentrata dopo il terremoto, non mutò la condizione delle plebi rurali che sentivano sempre più il peso del proprietario borghese, col minuscolo pezzo di terra gravato di censo bollare (contratto con cui veniva data in prestito un somma di denaro dietro garanzia, che veniva restituita dal richiedente con gli interessi). Per questo stato di cose dilagava il brigantaggio. Nel periodo dell'istituzione della Repubblica Partenopea, molti sanfedisti, fautori dei Borboni, approfittarono al passaggio del cardinale Ruffo per diffondere disordine. A Radicena seminavano disordine due bande di malfattori: una ad opera di Domenico Moretti e l'altra capeggiata da Domenico Sicari, responsabili di molti delitti compiuti nei paesi vicini.

Nel 1806 ci fu l'abolizione della feudalità. Il breve periodo dell'Amministrazione Francese contribuì non poco a dare a questa parte di Calabria una fisionomia diversa e a lasciarvi fermenti culturali che lieviteranno idee e comportamenti nuovi. Si tratta di pochi provvedimenti amministrativi che da soli non sono sufficienti a cambiare in maniera radicale le sorti della zona, ma che tuttavia sono caratterizzate da una inusuale sintesi politica i cui effetti segneranno profondamente la coscienza civile e il pensiero politico di una collettività fino ad allora relegata nel limbo del vassallaggio più servile. Per la prima volta, forse, si può parlare di storia, intesa nel senso nobile della parola, perché per la prima volta si avverte la presenza attiva di uno Stato che, eliminato il padrone e la sua ingordigia, ridimensionato il censo alla Chiesa e l'egoismo della borghesia, guarda alla collettività e ne riconosce i meriti e le necessità. Radicena e Iatrìnoli con l'ordinamento amministrativo disposto dai Francesi per la legge 19 gennaio 1807, diventarono Università nel cosiddetto Governo di Casalnuovo (oggi Cittanova). Nel 1815 fu istituito il Distretto di Palmi che comprendeva 35 comuni tra cui le due cittadine di Radicena e Iatrìnoli. I comuni erano governati da sindaci, dai decurioni, dal capourbano, dal sottocapourbano, dal conciliatore e dal supplente giudiziario. Durante il ricostituito governo borbonico furono emanate per Radicena diverse ordinanze come l'autorizzazione di un mercato nel sabato di ciascuna settimana e la fiera di Sant'Orsola che si celebrava dal precedente giovedì fino all'ultima domenica di settembre e proseguiva per otto giorni. Era molto rinomata e conosciuta per tutte le province del Regno. Il primo gennaio 1842 il Circondario di Casalnuovo fu diviso in due circondari distinti: l'uno formato da Casalnuovo, l'altro si compose del comune di Radicena, che fu capoluogo, del comune di Iatrìnoli e dei villaggi di San Martino e Terranova. Molti furono i liberali che lottarono contro il governo borbonico. Tra i più importanti ricordiamo: Girolamo Zerbi e Antonio Fera, medico chirurgo. Il primo partecipò a tutti i movimenti insurrezionali e soprattutto a quello del 2 settembre 1847. Fu arrestato e processato il 23 aprile 1851 e condannato a morte. La condanna venne commutata in 24 anni di carcere; ma solo dopo sette anni di tormentosa prigionia, morì. Antonio Fera cominciò a congiurare insieme agli altri patrioti reggini il 27 agosto del 1847, riunitosi nel palazzo di Casimiro de Lieto, e per questo fu condannato all'ergastolo. Molte sono le testimonianze e lettere autografe del suo coraggio e della sua abnegazione patriottica. Dopo l'unità d'Italia nelle campagne di Radicena e Iatrìnoli abbondavano la raccolta del lino e degli agrumeti. Il 9 settembre 1894 avvenne il miracolo della "Madonna della Montagna", patrona di Radicena. Verso mezzanotte, come riferisce su "Pro Fide" di quell'anno lo scrittore taurianovese Francesco Sofia Moretti: "La luna pallida, spettatrice agli umani eventi, questa volta fu attraversata da due raggi di luce, come il gran segno di Costantino - due enormi fasci luminosi che incrociano sul petto del gran disco; e quasi indescrivibile è questa volta lo spettacolo di una Croce formatasi improvvisamente". Agli albori del Novecento Radicena era un importante centro agricolo e commerciale, capoluogo di mandamento e quindi sede di uffici governativi, quali la Pretura, l'agenzia delle Imposte, l'Ufficio del Registro, la Caserma dei Carabinieri, oltre che un distaccamento del ventesimo Reggimento Fanteria per la guardia delle Carceri, di una Banca Agricolo-Industriale, di un teatro di prosa; mentre a Iatrinoli veniva inaugurato l'ospedale Principessa di Piemonte, sorto per opera dei lasciti di alcuni esponenti delle famiglie benestanti. Il terremoto del 1908 provocò lievi danni a Radicena e Iatrinoli: il crollo della cupola della Chiesa matrice di Iatrinoli e del campanile di Radicena. Questo, che ha dato adito alle voci di Miracolo operato dalla Patrona di Radicena “Maria Ss.ma della Montagna” che avrebbe concesso la sua protezione ai due comuni. Con regio decreto del 16 febbraio 1928 Radicena, Iatrìnoli e Terranova Sappo Minulio (che dal 1946 ritornò ad essere comune autonomo) formarono il Comune di Taurianova. Durante la seconda guerra mondiale Taurianova ospitava gli uffici provinciali della Rai e l'ufficio zootecnico, sfollati da Reggio, e divenne anche sede del Comando della Divisione "Mantova" e della Divisione "Lupi di Toscana". Nella sua immediata periferia s'installò un deposito per l'approvvigionamento di una intera armata e di una polveriera; nelle vicinanze s'accampò una grossa divisione tedesca Panzergrenadier.

Sul territorio di Taurianova insistono alcune 'ndrine che gestiscono le attività illecite e si sono infiltrate anche nell'economia legale, l'ambito politico-amministrativo non è immune da tali penetrazioni tanto che il consiglio comunale della cittadina è stato sciolto per infiltrazioni mafiose(ex art. 143 d.lgs. 267/2000) due volte: la prima nel 1991(uno dei primi comuni ad essere sciolti per tale motivo in Italia) e la seconda nel 2009.

[modifica] Economia

La fertile zona pianeggiante è prevalentemente coltivata ad agrumi, ortaggi, viti e olivi. La produzione olearia ha per lungo tempo costituito la principale risorsa economica cittadina. Accanto alle aziende agricole sono presenti alcune piccole industrie operanti nei settori meccanico, della lavorazione del legno e di quelle del cemento, mentre in espansione risulta anche il settore turistico. Vi sono numerose aziende manifatturiere e un'imponente produzione di dolciumi, primo fra tutti il torrone.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010[4] i cittadini stranieri residenti erano 519 persone (l'3,27% della popolazione). Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

  • bandiera Romania 244 (1,53%, il 47% della popolazione straniera)
  • bandiera Marocco 117 (0,73%)

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Domenico Romeo dal 30/05/2011

  • Il municipio è sito in Piazza Libertà, 2.

[modifica] Stemma e gonfalone

Stemma del Comune di Taurianova

Al Comune è stato dato il diritto di fregiarsi di uno stemma e di un gonfalone con il decreto presidenziale del 16 ottobre 1954.

Descrizione dello stemma:

« Troncato, la parte superiore d'oro con la figura armata al naturale di San Martino a cavallo che porge al povero la metà del suo mantello tagliato con la spada; la parte inferiore divisa in due con la figura a destra d'azzurro al pino al naturale radicoso, sulla terrazza di verde attraversata in palo da un fiume sinuoso d'argento; la parte sinistra di argento alla fenice nella sua immortalità, fissante un sole nel canton sinistro, il tutto al naturale. Innestato in punta: fusato d'argento e di rosso. Ornamenti esteriori da Comune. »

Descrizione del gonfalone:

« drappo di colore azzurro al palo di giallo, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata in argento: COMUNE DI TAURIANOVA. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette argentate poste a spirale. nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento. »

[modifica] Personalità legate a Taurianova

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2011.
  2. ^ Dato Istat al 31/07/2011
  3. ^ Domenico Caruso, Storia e Folklore Calabrese
  4. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  5. ^ Circondario di Palmi sul sito della provincia. URL consultato il 02-05-2011.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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