Africo

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Africo
comune
Africo – Stemma Africo – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
Sindaco Commissario straordinario ex art. 143 tuel, comune sciolto per infiltrazioni mafiose dal 31/07/2014
Territorio
Coordinate 38°03′00″N 16°08′00″E / 38.05°N 16.133333°E38.05; 16.133333 (Africo)Coordinate: 38°03′00″N 16°08′00″E / 38.05°N 16.133333°E38.05; 16.133333 (Africo)
Altitudine 15 m s.l.m.
Superficie 53,9 km²
Abitanti 3 127[1] (31.01.2013)
Densità 58,01 ab./km²
Comuni confinanti Bianco, Bruzzano Zeffirio, Bova, Cosoleto, Roghudi, Samo, Sant'Agata del Bianco, Staiti
Altre informazioni
Cod. postale 89030
Prefisso 0964
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 080001
Cod. catastale A065
Targa RC
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona B, 664 GG[2]
Nome abitanti africesi
Patrono san Leo di Africo
Giorno festivo 12 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Africo
Posizione del comune di Africo all'interno della provincia di Reggio Calabria
Posizione del comune di Africo all'interno della provincia di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Africo (Africu in calabrese) è un comune italiano di 3.127 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Africo ha la caratteristica di essere diviso in due porzioni a notevole distanza l'una dall'altra. La prima delle due è una piccola enclave nel comune di Bianco, la seconda invece si trova sulle pendici dell'Aspromonte, ove rimangono i ruderi dei borghi di Africo Vecchio e Casalnuovo.

Il paese nuovo sorge a pochi metri sul livello del mare, a margine di una piccola pianura affacciata sul Mar Ionio, chiusa a sud da Capo Bruzzano, sulla riva destra della fiumara Laverde, che proprio qui sfocia a mare. Africo Vecchio invece sorge sulla riva sinistra del torrente Aposcipo, nel cuore del Parco nazionale dell'Aspromonte; sulla riva opposta invece sorge, su una rupe, Casalnuovo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1783 Africo venne seriamente danneggiata da un forte terremoto; altri due sismi colpirono il borgo calabrese nel 1905 e nel 1908. L'economia del borgo era principalmente pastorizia, ma era anche praticato l'allevamento del baco da seta, a testimonianza dell'origine greca del borgo.

Le condizioni sociali ed igieniche di Africo nel periodo interbellico erano disastrose. Il meridionalista Umberto Zanotti Bianco, coadiuvato dal giovane Manlio Rossi Doria, eseguì una inchiesta su Africo nella quale riferiva come il paese fosse annidato su case dirute per il pregresso terremoto, isolato geograficamente, afflitto da tasse indiscriminate e da malattie, fosse privo di medico, di aule scolastiche (le lezioni si svolgevano nelle stanza da letto della maestra); gli abitanti si nutrivano di un immangiabile pane fatto con lenticchie e cicerchie[3][4].

Nell'ottobre del 1951 una violenta alluvione devastò Africo e Casalnuovo, che all'epoca versavano in notevoli condizioni di povertà. Poco dopo fu indetto un referendum fra la popolazione dei due villaggi, per decidere se abbandonare il vecchio abitato semidistrutto; tale opzione ebbe la maggioranza[5].

Venne così deciso lo spostamento delle due comunità lungo la costa. Agli africesi venne assegnata una piccola porzione del comune di Bianco, a molti chilometri di distanza da Africo vecchio: sorse così Africo Nuovo.

La decisione di trasferire la popolazione di Africo e Casalnuovo nella sua attuale sede presenta aspetti poco chiari; il progetto ebbe il sostegno del parroco di Africo e di un deputato del P.C.I., ma fin dall'inizio furono formulati seri dubbi circa la sua opportunità; in particolare si opposero l'Associazione Nazionale per gli interessi del Mezzogiorno e Umberto Zanotti Bianco, il quale fece osservare come gli abitanti (in prevalenza contadini), con il trasferimento, sarebbero stati spossessati della loro terra, trasferiti in un territorio carente di risorse, e sarebbero state in tal modo distrutte le basi di una vita comunitaria che gli abitanti si erano faticosamente costruiti nell'arco di molte generazioni:

« La burocrazia non ha il diritto di annullare con un tratto di penna questo lavoro secolare, con lo spedire quelle turbe disgraziate là ove la terra è posseduta da altri. »
(Umberto Zanotti Bianco[6])

Gran parte della popolazione sfollata da Africo vecchio e Casalnuovo fu costretta a vivere in campi profughi; Africo Nuovo iniziò ad esistere solo all'inizio degli anni '60[7].

Di fatto, il comune di Africo Nuovo rimase fino al 1980 privo di delimitazione territoriale, mentre i suoi abitanti avevano perso la loro antica condizione sociale (di contadini poveri) senza però averne acquistata una migliore[8].

Già nel periodo della costruzione del nuovo abitato, infatti, aveva iniziato a consolidarsi un'economia di tipo assistenziale, dapprima con il sussidio erogato ai profughi, poi grazie ai sussidi di disoccupazione; un'altra fonte di sussistenza era costituita dalle rimesse dei lavoratori africesi emigrati; l'assistenzialismo migliorò in modo significativo il tenore di vita della popolazione, ma senza che si realizzasse alcun adeguato sviluppo della produzione agricola né di quella industriale[9].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del Piano di Razionalizzazione della Rete Scolastica nel Comune sussistono le seguenti Istituzioni Scolastiche: istituto comprensivo "Brancaleone-Africo".

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]


Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ISTAT data warehouse
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Umberto Zanotti Bianco, «Tra la perduta gente (Africo)». Il Ponte (mag.-giu.-lug.-ago 1946), fasc. 5, 6 e 7-8. Estratto: Firenze: Felice Le Monnier, 1946, 29 p., [8] p. di tav. : ill.
  4. ^ Aldo Maria Morace, «Prefazione» e «Nota bibliografica». In: Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, Nuoro: Ilisso; Soveria Mannelli; Rubbettino, 2006, ISBN 88-498-1555-7 (Rubbettino), ISBN 88-89188-77-4 (Ilisso)
  5. ^ Corrado Stajano, L'Italia ferita. Storie di un popolo che vorrebbe vivere secondo le regole della democrazia, a cura di Riccardo Costantini e Fabio Francione, Cinemazero, Udine 2010, pag. 96.
  6. ^ Citato in: Corrado Stajano, L'Italia ferita. Storie di un popolo che vorrebbe vivere secondo le regole della democrazia, a cura di Riccardo Costantini e Fabio Francione, Cinemazero, Udine 2010, pag. 97.
  7. ^ Giorgio Amendola, Il pane di Africo, "l'Unità", domenica 11 febbraio 1979, pag. 3 (l'articolo di Amendola è una recensione del libro di Corrado Stajano Africo, Torino 1979).
  8. ^ Corrado Stajano, L'Italia ferita. Storie di un popolo che vorrebbe vivere secondo le regole della democrazia, a cura di Riccardo Costantini e Fabio Francione, Cinemazero, Udine 2010, pag. 96.
  9. ^ Giorgio Amendola, Il pane di Africo, "l'Unità", domenica 11 febbraio 1979, pag. 3.
  10. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vito Teti Il senso dei luoghi, Donzelli Editore, Roma 2004
  • Corrado Stajano, Africo, Einaudi, Torino 1979
  • Costantino Romeo Senior, La mafia e i paesi sperduti, 1990

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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