Rosarno
| Rosarno comune |
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| Dati amministrativi | |||||
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| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Elisabetta Tripodi (PD) dal 14/12/2010 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 38°29′6″N 15°58′47″E / 38.485°N 15.97972°ECoordinate: 38°29′6″N 15°58′47″E / 38.485°N 15.97972°E | ||||
| Altitudine | 67 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 39,46 km² | ||||
| Abitanti | 14 458[1] (31-08-2012) | ||||
| Densità | 366,4 ab./km² | ||||
| Frazioni | Bosco, Crofala, Scattarreggia, Testa dell'Acqua, Zimbario | ||||
| Comuni confinanti | Candidoni, Cittanova, Feroleto della Chiesa, Gioia Tauro, Laureana di Borrello, Melicucco, Nicotera (VV), Rizziconi, San Ferdinando | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 89025 | ||||
| Prefisso | 0966 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 080069 | ||||
| Cod. catastale | H558 | ||||
| Targa | RC | ||||
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta) | ||||
| Cl. climatica | zona B, 823 GG[2] | ||||
| Nome abitanti | rosarnesi (rosarnisi) | ||||
| Patrono | san Giovanni Battista | ||||
| Giorno festivo | 24 giugno | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Rosarno nella provincia di Reggio Calabria |
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| Sito istituzionale | |||||
Rosarno è un comune italiano di 14.458 abitanti[3] della provincia di Reggio Calabria in Calabria.
Vertice settentrionale di un'area densamente popolata (170.000 abitanti circa), la Piana di Rosarno. La cittadina, confinante con la provincia di Vibo Valentia, oltre ad essere uno snodo ferroviario ed autostradale di primaria importanza per l'intera provincia, è stata anche, grazie all'impegno dell'allora sindaco antimafia Giuseppe Lavorato, il primo Comune d'Italia a costituirsi parte civile in un processo antimafia (ottenendo risarcimento dei danni patrimoniali, morali e di immagine causati dai mafiosi)[4] e uno dei primi a utilizzare per la collettività i beni confiscati alla 'Ndrangheta.
Indice |
Geografia [modifica]
Rosarno si trova su una collina che si affaccia come un balcone naturale sul porto di Gioia Tauro e sulla pianura circostante.
Comprende un vasto e fertilissimo territorio che ha per limiti a nord il fiume Mésima, ad est il fiume Metramo ed i primi contrafforti delle Serre calabresi, a sud il Comune di Gioia Tauro, ad occidente San Ferdinando (frazione di Rosarno fino al 1977). La cittadina è adagiata su una collina a 67 m. s.l.m., da cui domina la sottostante pianura, ricca di aranceti ed uliveti, ed il porto di Gioia Tauro, distante in linea d’aria appena 6 km.
Nel 2004 Rosarno ha ottenuto il titolo di città, conferitogli del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno. Tuttavia i servizi sono scarsi (l'ospedale costruito negli anni '70 non è mai stato inaugurato) e molti sono i segni di incuria e di sperpero edilizio come il teatro greco in cemento armato mai effettivamente utilizzato.[5]
Il suo territorio (di cui 120 ettari sono parte del Piano Regolatore predisposto dall'ASI - Area Sviluppo Industriale - per gli insediamenti industriali) è la porta di ingresso terrestre (ferroviaria ed autostradale) al porto di Gioia Tauro ed alle aree destinate agli insediamenti produttivi.
Storia [modifica]
| Per approfondire, vedi Medma. |
Le origini di Rosarno sono da ricercare nell'antica colonia greca di Medma, fondata dai locresi alla fine del VI secolo a.C. La città scomparve nel II secolo d.C. ed il suo posto fu preso da Nicotera, città di probabile fondazione medmea.
Scomparsa Medma, la prima notizia riguardante Rosarno – situata in epoca medievale lungo la via Popolia - è del 1037, il cui nome, di origine bizantina (dal patronimico Rousare, sta a significare “il paese dei membri della famiglia Rùsari” ) si incontra appunto in un codice napoletano di quell’anno. Ebbe una certa importanza come “castrum” a protezione della Piana e stazione obbligata verso la Sicilia, quando Ruggero il Normanno pose la capitale del Regno nella vicina Mileto. Prima del X sec. un complesso monastico venne edificato dai Monaci Basiliani sulla collinetta denominata Badia, intitolato a Santa Maria del Rovito, che riuscì a sopravvivere per ben 800 anni fino a quando non venne soppresso nel 1809 per effetto del decreto di Gioacchino Murat. Unica testimonianza dell’antichissimo convento è una preziosissima croce bizantina in argento del sec. XII, conservata nel Monastero basiliano di Grottaferrata, su cui in greco è impressa l’iscrizione: “A Te tutta pura Madre del Verbo offerse Costantino nella liberazione dei morbi”. Nel 1305 il feudo di Rosarno risulta intestato nei Registri Angioini a Giovanni Ruffo di Catanzaro. Per effetto del matrimonio tra Enrichetta Ruffo ed Antonio Centelles, il feudo venne trasferito nel 1439 a quest’ultimo, per ritornare alla Corona nel 1463, dopo la vittoria di Ferdinando d’Aragona sul ribelle feudatario. Assegnata dapprima alla famiglia d’Alagno o d'Alagna, e poi ad Agnello Arcamone, la terra di Rosarno pervenne a Ludovico il Moro che nel 1499 la cedette ad Isabella d’Aragona, duchessa di Milano. Nel 1507, il Ducato di Monteleone, la Contea di Borrello e la Signoria di Rosarno, permutate da Isabella con il Ducato di Bari, furono concessi da re Ferdinando il Cattolico ad Ettore Pignatelli (ma secondo qualche storico da questi acquistati in modo fraudolento), la cui famiglia ne mantenne il possesso fino al 1806, anno dell’eversione della feudalità. Nel febbraio del 1735 il giovane re Carlo III di Borbone venne per 15 giorni ospitato dai Pignatelli nel loro palazzo di Rosarno. Durante questo soggiorno il Re trascorse gran parte del tempo andando a caccia nel Bosco, rinomato per l’abbondanza di selvaggina e per le sue erbe medicinali. Fu qui, racconta Pietro Colletta, che il Sovrano, costretto un giorno dalla pioggia a riparare in un povero tugurio, “trovando giovine donna or ora sgravata, volle farsi suo padrino; donò di cento doppie d’oro la madre; assegnò al fanciullo ducati venticinque al mese finché in età di sette anni venisse alla reggia”.
Rosarno diede i natali nel 1745 al Cardinale Francesco Maria Pignatelli, famoso per avere ricevuto la rinuncia al Pontificato da parte di Papa Pio VII (quando con lui si recò a Parigi), preoccupato che Napoleone avrebbe potuto con la forza e la violenza strappare concessioni alienanti i diritti della Chiesa.
Rosarno fu completamente distrutta dal terremoto del 5 febbraio 1783, che causò oltre 60.000 vittime nell’intera Calabria. Lo sconvolgimento tellurico – che produsse alla periferia del paese una fenditura lunga circa 1 km, larga 100 metri e profonda 30 - non solo comportò la perdita di 203 cittadini, ma ebbe tristissime conseguenze sul territorio, a causa dell’abbassamento della vallata del Mesima. La città “fu da cima a fondo distrutta a segno, che una confusa e indistinta ruina ora ricopre quel suolo, ove furono i suoi edifici”. I gravi fenomeni di disordine idraulico che ne seguirono, portarono all’impianto della malaria e alla conseguente decimazione della popolazione, ridottasi sul principio del XIX secolo ad appena 700 anime!
Nel 1799, il Generale Championnet, per l’ordinamento amministrativo che dava alla regione, riconosceva autonomo Rosarno, e l’includeva nel Cantone di Seminara. Per decreto 4 maggio 1811, istitutivo dei Comuni e dei Circondari, veniva considerato tra i primi e posto nella giurisdizione di Nicotera. Per la legge 1 maggio 1816, istitutiva della nuova provincia di Reggio, veniva in questa trasferito ed assegnato al Circondario di Laureana.
Posta a presidio della Valle del Mesima e della Piana, preda degli eserciti diretti alla conquista della Sicilia, Rosarno fu al centro degli avvenimenti che caratterizzarono la storia della nostra regione durante l’Ottocento. Nel corso della rivolta sanfedista del 1799, occupata dalle truppe francesi, fu liberata dal Cardinale Ruffo, che vi pose il quartier generale per alcuni giorni, in attesa di proseguire la marcia verso nord alla conquista di Napoli. Il Ruffo approfittò della sosta rosarnese per scrivere alcune lettere al ministro Acton e a re Ferdinando, riparato a Palermo sotto la protezione degli inglesi. Nei boschi di Rosarno trovarono rifugio per diversi anni alcune bande di briganti, fedeli alla Corona, tra cui il terribile Francesco Moscato, detto “u Bizzarru”, di Vazzano, un paesino delle Serre. Venne catturato e ucciso a seguito della campagna di feroce repressione condotta per i francesi dal generale Manhes. Nel 1833, appena salito al trono, il re Ferdinando II, in visita nelle Calabrie, viene a Rosarno, ospite del generale Vito Nunziante nella sua bella dimora di San Ferdinando. Fa regalo alla chiesa di una bellissima campana di bronzo. Vi fa ritorno nel 1852, accolto trionfalmente dai rosarnesi con una solenne celebrazione nel Duomo cittadino. Durante la spedizione per la conquista del Regno di Napoli, nella città fece sosta Giuseppe Garibaldi con il suo esercito. Il 26 agosto 1860 fece un bivacco ai piedi dell’abitato, presso la Fontana Nuova, ove si rifocillò con i suoi uomini. Il Comune provvide a rifornire la truppa di pane, facendo venire da Nicotera sufficienti provviste. Del passaggio dei garibaldini da Rosarno ne dà notizia nelle sue “Impressioni di viaggio” Maxime Du Camp, lo scrittore-soldato francese al seguito dei Mille.
Dall’infelice condizione in cui era caduta dopo il terremoto del 1783, seguito dall’impianto della malaria, Rosarno venne progressivamente affrancata, grazie alla bonifica avviata dal Marchese Vito Nunziante, fedelissimo generale di re Ferdinando di Borbone, cui venne affidato il compito di procedere al risanamento del territorio, dietro lautissimo compenso: il possesso degli 854 ettari bonificati! Migliaia furono i lavoratori impiegati nella gigantesca opera di redenzione agraria, provenienti dai paesini del Monte Poro, e dal Cosentino, tutti raggruppati in un villaggio in riva al mare, che prese il nome nel 1831 di San Ferdinando, frazione di Rosarno fino al 1978, quando fu eretto a Comune autonomo.
Completata nel corso dei decenni a venire con interventi mirati a contenere la furia delle acque che devastanti dall’Aspromonte e dalle Serre si riversavano verso il mare, la bonifica della Piana di Rosarno produsse gli effetti sperati, trasformando un territorio acquitrinoso e insalubre in una plaga ubertosa e lussureggiante, a tal punto da rendere possibile l’impianto di colture agricole pregiate, quali quelle agrumicole ed olivicole. Ottimi risultati sta conseguendo la coltivazione del kiwi.
Grazie alle accresciute potenzialità economiche, nel corso degli anni Rosarno vide incrementare progressivamente la popolazione, divenendo punto di riferimento per migliaia di lavoratori provenienti dai paesi vicini e dalla zona jonica, e di commercianti di prevalente origine napoletana (Gargano, Criscuolo) che, grazie all’apertura della linea ferroviaria Eboli-Reggio Calabria, aprirono empori e magazzini sulla via Nazionale, in prossimità della stazione ferroviaria. All’inizio del Novecento la ferrovia registrava un movimento merci tale da consentire un reddito annuo di mezzo milione di lire. I traffici commerciali di ben 7 mandamenti (Polistena, Cinquefrondi, Laureana, Mileto, Nicotera, Soriano e Arena) facevano capo alla cittadina. Gli operatori dei paesi vicini potevano trovarvi “quei generi che prima forniva solo Gioia Tauro”, un centro a vocazione schiettamente commerciale, a cui Rosarno in quegli anni aveva strappato il primato. Un ulteriore impulso alla trasformazione agraria venne dato dall’occupazione delle terre del Bosco (come già detto, rifugio privilegiato delle bande di briganti fedeli al deposto re borbonico durante il decennio francese), avvenuta nel 1945. Ben 750 ettari incolti vennero incamerati in modo pacifico da altrettante famiglie di contadini, che impiantandovi agrumeti ed oliveti riuscirono a venir fuori dalla condizione di ancestrale miseria ed assicurarsi un avvenire più dignitoso.
Scontri di Rosarno [modifica]
Gli scontri di Rosarno furono violenti scontri a sfondo razziale avvenuti tra il 7 e il 9 gennaio 2010. Iniziati dopo il ferimento di due immigrati africani da parte di sconosciuti con una carabina ad aria compressa, in seguito si trasformarono in una rivolta urbana che ha visto contrapposti forze dell'ordine, cittadini e immigrati.
Antefatto [modifica]
Negli anni 1950-1970 nella zona lavoravano molte raccoglitrici di olive, che si batterono per condizioni di vita migliori; ciò che rimane ora è un numero stimato di 5-7000 braccianti false che ricevono un'indennità di disoccupazione e altre forme di assistenza statale, che si somma ai contributi europei per l'agricoltura, ottenuti per produzioni inesistenti.[6]
Negli anni d'apertura delle frontiere, la città di Rosarno vide ospitare i primi immigrati di provenienza centrafricana come braccianti a basso costo per l'agricoltura. Nel 2010 erano circa 1500 gli extracomunitari impiegati nella raccolta stagionale nella piana di Rosarno, tutti alloggiati in stabilimenti industriali o agricoli abbandonati (come l'ex Opera Sila di Gioia Tauro e l'ex cartiera di San Ferdinando, sgomberata nel 2009), senza acqua, luce, gas, beni o servizi di alcun genere, a parte i pasti portati dalla Caritas.[7]
In un contesto misto a immigrazione clandestina e presenza della 'ndrangheta, le tensioni tra immigrati e abitanti locali diventarono sempre più pesanti nel corso del tempo.[7]
Una prima marcia di protesta della comunità africana rosarnese si era svolta nel dicembre 2008, dopo che uno sconosciuto aveva fatto fuoco su alcuni immigrati residenti in una fabbrica fatiscente ferendo gravemente un ventunenne ivoriano. In quel caso la risposta degli immigrati fu pacifica, e un consistente numero di africani attraversò le strade rosarnesi per chiedere il miglioramento delle condizioni di vita.[8][9][10]
Gennaio 2010 [modifica]
Il pomeriggio del 7 gennaio 2010, alcuni sconosciuti spararono diversi colpi con un'arma ad aria compressa su tre immigrati di ritorno dai campi (per la precisione, un giovane marocchino, un ivoriano e un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno).[7] La sera stessa del ferimento, un primo consistente gruppo di africani protestò violentemente per l'accaduto scontrandosi con le autorità dell'ordine. Il giorno seguente la reazione si fece più feroce e più di 2000 immigrati marciarono su Rosarno ingaggiando diversi scontri con la polizia. Dopo che le tensioni salirono a causa di attacchi a negozi e automobili, la protesta degli immigrati scatenò una risposta altrettanto accesa da parte dei rosarnesi, i quali armati di mazze e bastoni formarono ronde autonome ferendo anche gravemente diversi africani.[8][10][11][12]
Due giorni dopo gli scontri, il numero dei feriti era di 53 persone, divisi tra: 18 poliziotti, 14 rosarnesi e 21 immigrati, otto dei quali ricoverati in ospedale.[13]
Nei giorni seguenti si verificarono diversi agguati, spedizioni punitive e gambizzazioni verso gli immigrati, dall'incendio di alcune automobili di loro proprietà fino ad arrivare all'appiccamento di un fuoco in un capannone di ritrovo per i migranti.[14][15] Infine le forze dell'ordine riuscirono a riportare la calma tra ambedue le parti. Per evitare l'insorgere futuro di ulteriori tensioni, la maggior parte degli immigrati fu trasferito in altri luoghi, tra cui i Cpt/Cie (Centri di identificazione ed espulsione) di Napoli e Bari, e la loro partenza fu applaudita e acclamata dagli abitanti di Rosarno.[13][16][17]
Implicazioni della 'ndrangheta [modifica]
Qualche tempo dopo gli scontri, la magistratura iniziò a indagare circa la possibilità che alcune cosche mafiose calabresi potessero aver avuto interessi a far scoppiare gli scontri oppure che li avessero sostenuti per ottenere consenso popolare. Le 'ndrine presenti sul territorio rosarnese sono due: Pesce e Bellocco (esse influiscono sulle varie attività economiche della cittadina e del comune limitrofo di San Ferdinando, taglieggiando le industrie, controllando il porto di Gioia Tauro, il traffico internazionale di droga e gestendo gli appalti come quello per l'ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria).
Nei giorni degli scontri la polizia arrestò Antonio Bellocco, esponente dell'omonima famiglia, perché investì con la propria auto alcuni immigrati e reagì caldamente al tentativo di blocco delle forze dell'ordine.[16][18] Il 12 gennaio, un'operazione parallela gli scontri portò all'arresto di diversi membri del clan Bellocco nel centro città di Rosarno.[19]
Reazioni [modifica]
Dopo gli attacchi, Roberto Maroni, ministro dell'Interno ed esponente di spicco della Lega Nord, dichiarò come la rivolta fosse il risultato di una politica di forte tolleranza verso l'immigrazione clandestina.[20]
Il parroco di Rosarno, don Carmelo Ascone, criticò apertamente i fatti accaduti e la situazione di disagio e disperazione in cui vivevano gli immigrati.[8] L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni giudicò la sommossa razziale uno dei peggiori fatti accaduti nella recente storia italiana.[17]
Aboul Gheit, ministro degli esteri egiziano, il 12 gennaio denunciò in un suo comunicato l'esistenza di una campagna di aggressione contro gli «immigrati e dalle minoranze arabe e musulmane in Italia», chiedendo al governo italiano di «prendere le misure necessarie per la protezione delle minoranze e degli immigrati».[21]
L'Economist pubblicò un articolo contestando il comportamento della nazione a fronte di quella definita come «una pulizia etnica di una velocità, una cattiveria e una completezza balcaniche» al cui fondo non ci sarebbe stata però intolleranza razziale ma il disagio socioeconomico del territorio, accennando all'indigenza del Meridione in generale che, influenzato pesantemente dal crimine organizzato e lo scarso sviluppo economico, avrebbe perso la sfida di coesione portata dalla globalizzazione.[22]
Le critiche più pesanti furono però rivolte dall'ONU, la quale chiarì in una relazione realizzata appositamente per valutare la situazione che in Italia sarebbero presenti seri problemi di razzismo e violenza per i quali le istituzioni dovrebbero rispondere garantendo pieno rispetto delle leggi sull'immigrazione, sui diritti umani e politiche d'integrazione.[23]
L'ex Sindaco antimafia di Rosarno Giuseppe Lavorato in merito alla rivolta dei migranti ha osservato:Gli agricoltori devono aprire gli occhi e riconoscere che il loro reddito è falcidiato e decurtato dall'imperio mafioso, che parte dalle campagne e arriva nei mercati. Negli anni '70, la 'ndrangheta ha allontanato dai nostri paesi i commercianti che pagavano il prodotto ad un prezzo remunerativo, per rimanere sola acquirente ed imporre il proprio basso prezzo,si è poi impadronita di tutti i passaggi intermedi, fino ad arrivare nei mercati e controllare anche il prezzo al consumo.Questa è la filiera perversa che deruba agricoltori, lavoratori e consumatori. La filiera che bisogna combattere ed abbattere per assicurare il giusto reddito all'agricoltore, il legittimo salario al bracciante italiano o straniero, un equo prezzo al cittadino consumatore[24].
Scioglimento Consiglio comunale [modifica]
Nel 1992 e nel 2008 il Consiglio comunale di Rosarno è stato sciolto per infiltrazioni mafiose con decreto del presidente della Repubblica (d.lgs. 267/2000 art.143), le indagini hanno riscontrato l'inquinamento della pubblica amministrazione causato principalmente dalla 'ndrina dei Pesce grazie ai collegamenti diretti e indiretti con alcuni amministratori locali e alcuni dipendenti comunali infatti la relazione del Ministro dell'interno dichiara:la criminalità organizzata si è in modo preponderante inserita negli organismi comunali, facendo eleggere componenti delle varie "famiglie" che, in quanto tali, non possono essere condizionati nel loro operato con la conseguenza che l'interesse della criminalità organizzata è prevalente su quello pubblico[25].
Beni artistici [modifica]
Beni artistici e culturali della città[26]:
- Chiesa di San Domenico, ora detta “Chiesa del Rosario”, annessa al distrutto Convento dei Padri Domenicani Predicatori, fondato nel 1526 col nome di “Santa Maria del Soccorso. Il Convento ospitò fra’ Girolamo Musitano, uno dei più dotti teologi del XVII sec., autore delle “Teologicarum Disputationum”.
Unica testimonianza dell’antico Monastero, distrutto dal terremoto del 1783, è l’attuale Chiesa del Rosario, l’antica cappella dei frati, ad unica navata. L'altare maggiore in marmo finemente lavorato, è dedicato alla Vergine del Rosario, negli stipi laterali sono conservate le statue di San Rocco e della Madonna del Rosario. La Chiesa ospita altre due sacre effigi: di S. Rita e S. Michele. Un prezioso medaglione in marmo raffigurante Pio V è alloggiato sotto l'altare moderno. La volta della Chiesa è stata affrescata nel 1926 da Zimatore Grillo. Sotto il pavimento si conservano ancora le fosse sepolcrali. Dal XVIII secolo opera la Confraternita del Rosario.
- Chiesa Matrice o di San Giovanni Battista, protettore della città. Ora Santuario Maria SS. di Patmos. Con un decreto di mons. Domenico Crusco, Amministratore Apostolico della Diocesi di Oppido-Palmi, su richiesta del parroco don Pino Varrà, la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista è stata elevata a Santuario Diocesano in onore di Maria SS. di Patmos Non si conosce l’anno di costruzione. Ma esisteva certamente nel 1540. In quell’anno, e precisamente il 12 luglio, è presente nel Registro Vaticano. Distrutta dal terremoto del 1783, fu ricostruita. Venne abbattuta nel 1929 e riedificata sullo stesso sito, ma in posizione migliore.
Nell’attuale edificio, provenienti dal vecchio, si conservano un pregevole quadro ad olio raffigurante la Madonna con Gesù e San Giovanni fanciullo, che gli esperti fanno risalire al XVI secolo, di pittore ignoto. La Chiesa, a tre navate, ha altrettanti altari: su quello maggiore troneggia la statua della Madonna di Patmos, rifacimento della statua lignea, distrutta da un incendio, rinvenuta sul lido di Rosarno nel 1400 proveniente da un Monastero dell’isoletta greca, dopo che i Monaci l’affidarono alle onde per sottrarla alla furia degli iconoclasti musulmani; quello di sinistra è dedicato al Sacro Cuore, mentre a destra si trova l'altare della Sacra Famiglia. Piccoli altari sulle pareti laterali ospitano le statue di S. Giovanni Battista, di Santa Teresa, della Vergine del Carmelo, di San Francesco e di Sant'Antonio di Padova. Si conservano ancora oggi le insigni reliquie di S. Costanza, Vergine e Martire, di San Bonifacio e Vittoria. Una lapide marmorea del XVIII sec. attesta la presenza in Rosarno della nobile famiglia Grimaldi di Monaco.
- Chiesa del Purgatorio. Nel 1698 appare nel registro parrocchiale anche come “Chiesa dei morti”, o “della Santissima Trinità”. Il culto per le “anime sante del Purgatorio” è antico ed è testimoniato da un’iscrizione sulla campana grande del 1649.
Un quadro collocato sopra l’altare di epoca più recente attesta la grande devozione dei rosarnesi per le anime purganti. Venne inviato dall’Argentina nel 1903 da un tale Juan Rodolico, emigrato, e rappresenta le sofferenze dei defunti destinati al Purgatorio, con le mani tese verso l’alto, dove sta ad attenderle Dio, Bene Supremo. Il gioiello più prezioso di questa Chiesetta (già distrutta dal terremoto del 1783, e nuovamente danneggiata da quello del 1894, fu ricostruita l’anno successivo) è un crocefisso ligneo di pregevole fattura, di autore ignoto, e risalente probabilmente al XVII secolo. Nella Chiesa si trovano: la Varetta con Cristo deposto dalla Croce e la statua di Cristo Redento, protagoniste della Settimana santa (caratterizzata dalla famosa “Affruntata”, l’incontro nella piazza principale della città, domenica di Pasqua, con la partecipazione di migliaia di fedeli, della Madonna con il Figlio risorto), ed una statua di S. Antonio Abate.
- Chiesa dell’Immacolata. L’antica Chiesa dell’Immacolata, costruita sul finire del XVII sec., era ubicata nell’attuale Piazza Duomo. Venne abbattuta nel 1942 assieme a numerose abitazioni adiacenti per fare posto al monumentale Edificio Scolastico.
Nei primi anni ’50, a cura della famiglia dei Baroni Paparatti, in contrada Gallo, in prossimità della collina Barbalace e a pochi metri da via Roma, fu costruita l’attuale chiesetta che porta l’antico nome. In essa si conserva una bella statua della Vergine Immacolata, con indosso un prezioso vestito di seta turchina ricamato in oro, appartenente, si dice, alla principessa Mastrilli. Nelle piccole nicchie laterali sono collocate le statue di S. Lucia, S. Nicola, S. Alfonso, San Giuseppe. Delle due campane superstiti la più antica è la più piccola, fatta fondere nel 1701.
- Chiesa dell’Addolorata. Fondata come Chiesa filiale della Parrocchia S. Giovanni Battista, venne ospitata in una piccola baracca, alla periferia del Rione Case Nuove, di recente formazione. Venne ingrandita nel 1930 per fare fronte alle necessità di un quartiere che andava di anno in anno espandendosi.
L’attuale edificio venne costruito nel 1939. Elevata a parrocchia nel 1953, divenne centro di promozione umana e religiosa in un quartiere abitato in prevalenza da contadini e proletari, grazie all’opera instancabile di don Peppino Gagliardi. Dal gennaio 1984 è retta da don Carmelo Ascone, a cui va ascritto il merito di avere intrapreso nel corso degli anni un’accurata opera di abbellimento artistico. Al suo interno si trovano le statue dell’Addolorata e dei SS. Cosma e Damiano, oggetto di culto particolarmente sentito da parte dei fedeli.
- La Torre dell’Orologio. Ubicata nella Piazzetta San Giovanni Bosco, venne edificata nel 1812 dall’Amministrazione Comunale, sindaco Fortunato Laghani. Collocata in una posizione felice per fare da sfondo alla via principale, ora Corso Garibaldi, rappresenta il simbolo della città.
Evoluzione demografica [modifica]
Abitanti censiti[27] 
Secondo un rapporto di Medici Senza Frontiere, Rosarno ospita più di 5000 immigrati, 23 diverse nazionalità, tra extra-comunitari e comunitari, che ne fanno la terza zona d'Italia ad alta densità di stranieri in rapporto alla popolazione residente, dopo Napoli e Foggia.
Etnie e minoranze straniere [modifica]
Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010[28] i cittadini stranieri residenti erano 492 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
Amministrazione [modifica]
- Il comune è stato compreso nel Circondario di Palmi[29], ente istituito nel 1998 dalla Provincia di Reggio Calabria e abolito nel 2011.
Sport [modifica]
Impianti sportivi [modifica]
- Stadio "Giovanni Paolo II" prima struttura in onore di papa Giovanni Paolo II dopo la morte.[senza fonte]
- Palazzetto dello sport comunale - "Palafamurro"
Squadre di calcio [modifica]
- Associazione Calcio Rosarnese, ultimo campionato di Serie D, girone I 2009-2010, dopo il fallimento si è fusa con Il Cittanova Interpiana.
- Polisportiva Nuova Rosarnese 2011, campionato di Seconda Categoria 2012-2013
- Squadra di calcio a 5 Rosarno c5 milita nel campionato di Serie D regionale dopo il fallimento nel 2010 della San Giuseppe Rosarno, arrivata fino in Serie B nella stagione 2009-2010.
Squadre di basket [modifica]
- A.S.DIL Basket Rosarno, attualmente nel campionato DNC - Girone H
Personalità [modifica]
Tra i rosarnesi illustri si ricordano:
- Cardinale Francesco Maria Pignatelli, nacque a Rosarno il 22 febbraio 1745, da una delle più importanti famiglie nobiliari del Regno di Napoli, figlio di Fabrizio III Pignatelli, duca di Monteleone, e di Costanza de' Medici. Nel 1809 si recò a Parigi, al seguito di Papa Pio VII, il quale depositò nelle mani del fiero Cardinale la rinunzia al pontificato se Napoleone gli avesse strappato con la forza e la violenza concessioni alienanti i diritti della Chiesa;
- Francesco Foberti (1866-1945). Scrisse alcune opere fondamentali per la conoscenza di Gioacchino da Fiore, tra cui Gioachinismo antico e moderno. La biblioteca comunale porta il suo nome.
- Dionigi e Stefano Alemagna (secolo XVI), letterati.
- Girolamo Musitano (secolo XVI/XVII), storico.
- Domenico Montagnese (1887-1970), poeta sensibile e dalla delicata umanità.
- Vincenzo Lacquaniti (1905-1971). Giornalista, poeta, musicista e scrittore.
- Vincenzo Marvasi (1912-1942), autore del poema eroicomico in sestine "La Medmea", che racconta la guerra immaginaria tra rosarnesi e nicoteresi per chi dovesse accaparrarsi l'eredità dell'antica Medma. Morì ad El-Alamein. Gli fu conferita la medaglia d'argento al valor militare. La scuola elementare di piazza Duomo è intitolata alla sua memoria.
- Gaetano Grillea (1917-1993). Poeta dialettale di stampo popolaresco.
- Sandro Paparatti (1915-1998). Docente universitario. Molto apprezzati i suoi studi sulla letteratura francese.
- Cosimo Pirozzo, studente, partì volontario per la Spagna unendosi alla prima brigata di internazionalisti italiani, la "Colonna Italiana Rosselli". Morì in battaglia nel 1937 per salvare la vita a un compagno.
- Salvatore Settis, archeologo italiano nato a Rosarno l'11 giugno 1941. Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa dal novembre 1999 (Scadenza del mandato di direttore: 31 ottobre 2011) e presidente del consiglio superiore dei beni culturali.
- Vittorio Laghi, medico specialista in malattie tropicali ed infettive, professore ordinario e direttore della Scuola di specializzazione in medicina tropicale" presso il Dipartimento delle malattie tropicali - Policlinico Umberto I - Università degli Studi di Roma "La Sapienza".
- Pietro Scibilia, industriale, patron della GIS gelati (già Sovrana gelati con sede in Via Nazionale sud, Rosarno) ed ex presidente del Pescara calcio.
- Giuseppe Valarioti (Rosarno, 1 marzo 1950 – Nicotera, 11 giugno 1980) è stato un politico e insegnante italiano.Dirigente del Partito Comunista Italiano fu ucciso dalla 'ndrangheta.
- Giuseppe Lavorato (Rosarno, 31 gennaio 1938) ex Deputato del PCI e storico Sindaco di Rosarno (dal 1994 al 2003) diede vita alla primavera rosarnese combattendo il malaffare politico-'ndranghetista
Eventi [modifica]
- Fiera di gennaio (secondo mercoledì di gennaio, piazza Valarioti);
- Sagra della zagara (aprile), con la presentazione di vari prodotti (dall'agrume al prodotto finito);
- Festa del patrono San Giovanni Battista (24 giugno);
- Festa SS Cosma e Damiano (luglio);
- Festa San Rocco (luglio);
- Sagra della Massaia (agosto);
- Rassegna-Festival nazionale del Teatro amatoriale (agosto);
- Palio dei Rioni - Corteo storico (agosto);
- Magna Graecia Teatro Festival (agosto);
- Mercato (il sabato, piazza Valarioti);
- Premio Nazionale "Valarioti", concesso all'impegno antimafia e a quello sociale di enti, personaggi e istituzioni;
- Festa dei Popoli, manifestazione socio-culturale e canora nata con lo scopo di sensibilizzare le popolazioni locali verso il fenomeno migranti. (7 gennaio).
Foto [modifica]
Bibliografia [modifica]
- Giuseppe Lacquaniti, Storia di Rosarno, da Medma ai giorni nostri, 2 vol., pagg. 498, Barbaro Editore, Oppido Mamertina, 1980;
- Giuseppe Lacquaniti, "Medma, colonia di Locri Epizefiri". Editrice SOSED "La Città del Sole" - Virgiglio editore - 2003.
Note [modifica]
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2012.
- ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, p. 151. Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011. URL consultato in data 25 aprile 2012.
- ^ Dato Istat al 31/08/2012
- ^ [http://mediacalabria.blogspot.com/2007/09/storica-sentenza-del-tribunale-di-palmi.html mediacalabria
- ^ La Stampa, 12 gennaio 2010, articolo di Roberto Giovannini
- ^ Tonino Perna, Una bomba a orologeria, dimenticata, il manifesto, 10 gennaio 2010, p. 1.
- ^ a b c Leo Lancari, La rivolta degli immigrati, guerriglia a Rosarno: La protesta nata dopo il ferimento di extracomunitari, il manifesto, 8 gennaio 2010, p. 4.
- ^ a b c Racial violence continues in Italy as four migrant workers wounded in shootings, The Guardian, January 9, 2010
- ^ Rosarno, ancora proteste dopo la sparatoria di ieri, La Repubblica, December 13, 2008
- ^ a b A Rosarno la rivolta degli immigrati. Corriere della Sera. URL consultato in data 24 gennaio 2010.
- ^ African migrants riot over 'racist' attack in Italy, BBC News, 8 January 2010
- ^ Rosarno, altri quattro immigrati feriti. Spari e scontri in strada: è battaglia.
- ^ a b Southern Italian town world's 'only white town' after ethnic cleansing, The Guardian, January 11, 2010.
- ^ A Rosarno la rivolta degli immigrati - Corriere della Sera
- ^ Rosarno, altri quattro immigrati feriti Spari e scontri in strada: è battaglia - Corriere della Sera
- ^ a b Italians cheer as police move African immigrants out after clashes with locals, The Observer, 10 January, 2010
- ^ a b Migrants leave Italian town amid violence. CNN, 11 gennaio 2010. URL consultato in data 11 gennaio 2010.
- ^ 'Ndrangheta: Tra Arrestati Figlio Boss Bellocco, Coinvolto In Scontri a Rosarno. notizie.yahoo.com. URL consultato in data 21 gennaio 2010.
- ^ Operazione anti-'ndrangheta a Rosarno, Corriere della Sera, January 12, 2010
- ^ Police quell immigrant riots in Italy, The Daily Telegraph, 9 January 2010.
- ^ Egitto contro Italia: violenza sugli immigrati, Corriere della Sera, 13 gennaio 2010
- ^ L'accusa dell'Economist, Rosarno pulizia etnica. rainews24.rai.it. URL consultato in data 24 gennaio 2010.
- ^ Violenze a Rosarno, l’Onu: in Italia problemi di razzismo. ilsecoloxix.ilsole24ore.com. URL consultato in data 24 gennaio 2010.
- ^ Rosarno: dove nasce la rivolta. Memoria corta e filiera mafiosa / Notizie / Home - Unimondo
- ^ ROSARNO | Legautonomie Calabria
- ^ Notizie ricavate da: Giuseppe Lacquaniti, Storia di Rosarno, da Medma ai giorni nostri, 2 vol., pagg. 498, Barbaro Editore, Oppido Mamertina, 1980
- ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
- ^ Statistiche demografiche ISTAT
- ^ Circondario di Palmi sul sito della provincia. URL consultato in data 26-04-2011.