Rosarno

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Rosarno
comune
Rosarno – Stemma Rosarno – Bandiera
Rosarno – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
Sindaco Elisabetta Tripodi (PD) dal 14/12/2010
Territorio
Coordinate 38°29′06″N 15°58′47″E / 38.485°N 15.979722°E38.485; 15.979722 (Rosarno)Coordinate: 38°29′06″N 15°58′47″E / 38.485°N 15.979722°E38.485; 15.979722 (Rosarno)
Altitudine 67 m s.l.m.
Superficie 39,46 km²
Abitanti 14 833[1] (31-08-2013)
Densità 375,9 ab./km²
Frazioni Bosco, Crofala, Scattarreggia, Testa dell'Acqua, Zimbario
Comuni confinanti Candidoni, Cittanova, Feroleto della Chiesa, Gioia Tauro, Laureana di Borrello, Melicucco, Nicotera (VV), Rizziconi, San Ferdinando
Altre informazioni
Cod. postale 89025
Prefisso 0966
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 080069
Cod. catastale H558
Targa RC
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona B, 823 GG[2]
Nome abitanti rosarnesi (rosarnisi)
Patrono san Giovanni Battista
Giorno festivo 24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rosarno
Posizione del comune di Rosarno nella provincia di Reggio Calabria
Posizione del comune di Rosarno nella provincia di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Rosarno è un comune italiano di 14 833 abitanti[1] della provincia di Reggio Calabria in Calabria.

Vertice settentrionale di un'area densamente popolata (170.000 abitanti circa), la Piana di Rosarno. La cittadina, confinante con la provincia di Vibo Valentia, oltre ad essere uno snodo ferroviario ed autostradale di primaria importanza per l'intera provincia, è stata anche, grazie all'impegno dell'allora sindaco antimafia Giuseppe Lavorato, il primo Comune d'Italia a costituirsi parte civile in un processo antimafia (ottenendo risarcimento dei danni patrimoniali, morali e di immagine causati dai mafiosi)[3] e uno dei primi a utilizzare per la collettività i beni confiscati alla 'Ndrangheta.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Rosarno si trova su una collina che si affaccia come un balcone naturale sul porto di Gioia Tauro e sulla pianura circostante.

Comprende un vasto e fertilissimo territorio che ha per limiti a nord il fiume Mésima, ad est il fiume Metramo ed i primi contrafforti delle Serre calabresi, a sud il Comune di Gioia Tauro, ad occidente San Ferdinando (frazione di Rosarno fino al 1977). La cittadina è adagiata su una collina a 67 m. s.l.m., da cui domina la sottostante pianura, ricca di aranceti ed uliveti, ed il porto di Gioia Tauro, distante in linea d’aria appena 6 km.

Nel 2004 Rosarno ha ottenuto il titolo di città, conferitogli del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno. Tuttavia i servizi sono scarsi (l'ospedale costruito negli anni '70 non è mai stato inaugurato) e molti sono i segni di incuria e di sperpero edilizio come il teatro greco in cemento armato mai effettivamente utilizzato.[4]

Il suo territorio (di cui 120 ettari sono parte del Piano Regolatore predisposto dall'ASI - Area Sviluppo Industriale - per gli insediamenti industriali) è la porta di ingresso terrestre (ferroviaria ed autostradale) al porto di Gioia Tauro ed alle aree destinate agli insediamenti produttivi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Medma.

Le origini di Rosarno sono da ricercare nell'antica colonia greca di Medma, fondata dai locresi alla fine del VI secolo a.C. La città scomparve nel II secolo d.C. ed il suo posto fu preso da Nicotera, città di probabile fondazione medmea.

In epoca medievale il toponimo si incontra per la prima volta nel 1037 in un documento napoletano. Ancora prima, i Monaci basiliani avevano eretto sulla collinetta chiamata Badia un monastero dedicato a Santa Maria del Rovito, di cui rimane, conservata nel Monastero Basiliano di Grottaferrata, una croce d’argento di origine bizantina con un’iscrizione che ne rivela la provenienza.

Dal XIV secolo il feudo di Rosarno fu oggetto di dispute fra nobili feudatari e la corona, fino a giungere in possesso di Ludovico il Moro e poi di Isabella D’Aragona. Agli inizi del XVI secolo, Ettore Pignatelli ricevette dal re Ferdinando il Cattolico il feudo, mantenuto dalla sua famiglia fino al 1806. Carlo III di Borbone vi trascorse una vacanza nel 1735 cacciando fra i boschi della zona conosciuti per la selvaggina abbondante e per le piante medicinali.

Il 5 febbraio 1783 la città fu rasa al suolo da un devastante terremoto che colpì l’intera Calabria causando oltre 60.000 vittime. Rosarno registrò la scomparsa di 203 abitanti, ma la conseguenza più grave fu di ordine geologico, con l’abbassamento della vallata del fiume Mesima. Lo sconvolgimento idrico che ne seguì comportò l’insorgere della malaria e lo spopolamento urbano, condizione attenuata dagli interventi del Marchese Vito Nunziante, generale del re Ferdinando di Borbone, che iniziò un’azione di bonifica che col tempo trasformò una zona paludosa in territorio fertile.

A cavallo del secolo, Rosarno fu il quartier generale del Cardinale Ruffo, che liberò la città dall’esercito francese occupante e che da lì si mise in contatto con re Ferdinando I, nel frattempo riparato a Palermo. Il successore Ferdinando II visitò la città nel 1833, subito dopo la sua incoronazione, ritornandovi vent’anni dopo e ricevendo nell’occasione un’accoglienza trionfale. Anche Giuseppe Garibaldi, durante la sua impresa militare, sostò nel 1860 a Rosarno. Gli abitanti si prodigarono in favore dell’esercito di Garibaldi, e testimonianza degli eventi è fornita dal diario di viaggio dello scrittore-soldato francese Maxime Du Camp, al seguito della spedizione garibaldina.

Anche grazie alle operazioni di bonifica del territorio che si protrassero per decenni, Rosarno divenne un polo di attrazione economica e commerciale attirando migliaia di lavoratori dalla zona jonica e dal napoletano, favoriti dalla nuova linea ferroviaria che univa Eboli a Reggio Calabria e che, agli inizi del XX secolo, si segnalava per un traffico merci intenso. Una spinta verso l’evoluzione del settore agrario fu data dall’occupazione delle terre del Bosco nel 1945: centinaia di famiglie di contadini si insediarono nelle terre incolte dando luogo allo sviluppo di agrumeti e di oliveti[5].

Scontri di Rosarno[modifica | modifica sorgente]

Gli scontri di Rosarno furono violenti scontri a sfondo razziale avvenuti tra il 7 e il 9 gennaio 2010. Iniziati dopo il ferimento di due immigrati africani da parte di sconosciuti con una carabina ad aria compressa, in seguito si trasformarono in una rivolta urbana che ha visto contrapposti forze dell'ordine, cittadini e immigrati.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Negli anni 1950-1970 nella zona lavoravano molte raccoglitrici di olive, che si batterono per condizioni di vita migliori; ciò che rimane ora è un numero stimato di 5-7000 braccianti false che ricevono un'indennità di disoccupazione e altre forme di assistenza statale, che si somma ai contributi europei per l'agricoltura, ottenuti per produzioni inesistenti.[6]

Negli anni d'apertura delle frontiere, la città di Rosarno vide ospitare i primi immigrati di provenienza centrafricana come braccianti a basso costo per l'agricoltura. Nel 2010 erano circa 1500 gli extracomunitari impiegati nella raccolta stagionale nella piana di Rosarno, tutti alloggiati in stabilimenti industriali o agricoli abbandonati (come l'ex Opera Sila di Gioia Tauro e l'ex cartiera di San Ferdinando, sgomberata nel 2009), senza acqua, luce, gas, beni o servizi di alcun genere, a parte i pasti portati dalla Caritas.[7]

In un contesto misto a immigrazione clandestina e presenza della 'ndrangheta, le tensioni tra immigrati e abitanti locali diventarono sempre più pesanti nel corso del tempo.[7]

Una prima marcia di protesta della comunità africana rosarnese si era svolta nel dicembre 2008, dopo che uno sconosciuto aveva fatto fuoco su alcuni immigrati residenti in una fabbrica fatiscente ferendo gravemente un ventunenne ivoriano. In quel caso la risposta degli immigrati fu pacifica, e un consistente numero di africani attraversò le strade rosarnesi per chiedere il miglioramento delle condizioni di vita.[8][9][10]

Gennaio 2010[modifica | modifica sorgente]

Il pomeriggio del 7 gennaio 2010, alcuni sconosciuti spararono diversi colpi con un'arma ad aria compressa su tre immigrati di ritorno dai campi (per la precisione, un giovane marocchino, un ivoriano e un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno).[7] La sera stessa del ferimento, un primo consistente gruppo di africani protestò violentemente per l'accaduto scontrandosi con le autorità dell'ordine. Il giorno seguente la reazione si fece più feroce e più di 2000 immigrati marciarono su Rosarno ingaggiando diversi scontri con la polizia. Dopo che le tensioni salirono a causa di attacchi a negozi e automobili, la protesta degli immigrati scatenò una risposta altrettanto accesa da parte dei rosarnesi, i quali armati di mazze e bastoni formarono ronde autonome ferendo anche gravemente diversi africani.[8][10][11][12]

Due giorni dopo gli scontri, il numero dei feriti era di 53 persone, divisi tra: 18 poliziotti, 14 rosarnesi e 21 immigrati, otto dei quali ricoverati in ospedale.[13]

Nei giorni seguenti si verificarono diversi agguati, spedizioni punitive e gambizzazioni verso gli immigrati, dall'incendio di alcune automobili di loro proprietà fino ad arrivare all'appiccamento di un fuoco in un capannone di ritrovo per i migranti.[14][15] Infine le forze dell'ordine riuscirono a riportare la calma tra ambedue le parti. Per evitare l'insorgere futuro di ulteriori tensioni, la maggior parte degli immigrati fu trasferito in altri luoghi, tra cui i Cpt/Cie (Centri di identificazione ed espulsione) di Napoli e Bari, e la loro partenza fu applaudita e acclamata dagli abitanti di Rosarno.[13][16][17]

Implicazioni della 'ndrangheta[modifica | modifica sorgente]

Qualche tempo dopo gli scontri, la magistratura iniziò a indagare circa la possibilità che alcune cosche mafiose calabresi potessero aver avuto interessi a far scoppiare gli scontri oppure che li avessero sostenuti per ottenere consenso popolare. Le 'ndrine presenti sul territorio rosarnese sono due: Pesce e Bellocco (esse influiscono sulle varie attività economiche della cittadina e del comune limitrofo di San Ferdinando, taglieggiando le industrie, controllando il porto di Gioia Tauro, il traffico internazionale di droga e gestendo gli appalti come quello per l'ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria).

Nei giorni degli scontri la polizia arrestò Antonio Bellocco, esponente dell'omonima famiglia, perché investì con la propria auto alcuni immigrati e reagì caldamente al tentativo di blocco delle forze dell'ordine.[16][18] Il 12 gennaio, un'operazione parallela gli scontri portò all'arresto di diversi membri del clan Bellocco nel centro città di Rosarno.[19]

Reazioni[modifica | modifica sorgente]

Dopo gli attacchi, Roberto Maroni, ministro dell'Interno ed esponente di spicco della Lega Nord, dichiarò come la rivolta fosse il risultato di una politica di forte tolleranza verso l'immigrazione clandestina.[20]

Il parroco di Rosarno, don Carmelo Ascone, criticò apertamente i fatti accaduti e la situazione di disagio e disperazione in cui vivevano gli immigrati.[8] L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni giudicò la sommossa razziale uno dei peggiori fatti accaduti nella recente storia italiana.[17]

Aboul Gheit, ministro degli esteri egiziano, il 12 gennaio denunciò in un suo comunicato l'esistenza di una campagna di aggressione contro gli «immigrati e dalle minoranze arabe e musulmane in Italia», chiedendo al governo italiano di «prendere le misure necessarie per la protezione delle minoranze e degli immigrati».[21]

L'Economist pubblicò un articolo contestando il comportamento della nazione a fronte di quella definita come «una pulizia etnica di una velocità, una cattiveria e una completezza balcaniche» al cui fondo non ci sarebbe stata però intolleranza razziale ma il disagio socioeconomico del territorio, accennando all'indigenza del Meridione in generale che, influenzato pesantemente dal crimine organizzato e lo scarso sviluppo economico, avrebbe perso la sfida di coesione portata dalla globalizzazione.[22]

Le critiche più pesanti furono però rivolte dall'ONU, la quale chiarì in una relazione realizzata appositamente per valutare la situazione che in Italia sarebbero presenti seri problemi di razzismo e violenza per i quali le istituzioni dovrebbero rispondere garantendo pieno rispetto delle leggi sull'immigrazione, sui diritti umani e politiche d'integrazione.[23]

L'ex Sindaco antimafia di Rosarno Giuseppe Lavorato in merito alla rivolta dei migranti ha osservato che bisogna:... assicurare il giusto reddito all'agricoltore, il legittimo salario al bracciante italiano o straniero, un equo prezzo al cittadino consumatore[24].

Scioglimento consiglio comunale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1992 e nel 2008 il consiglio comunale di Rosarno è stato sciolto per infiltrazioni mafiose con decreto del presidente della Repubblica (d.lgs. 267/2000 art.143); le indagini hanno riscontrato l'inquinamento della pubblica amministrazione causato principalmente dalla 'ndrina dei Pesce grazie ai collegamenti diretti e indiretti con alcuni amministratori locali e alcuni dipendenti comunali infatti la relazione del Ministro dell'interno dichiara:la criminalità organizzata si è in modo preponderante inserita negli organismi comunali, facendo eleggere componenti delle varie "famiglie" che, in quanto tali, non possono essere condizionati nel loro operato con la conseguenza che l'interesse della criminalità organizzata è prevalente su quello pubblico[25].

Beni artistici[modifica | modifica sorgente]

Beni artistici e culturali della città[26]:

  • Chiesa di San Domenico, ora detta “Chiesa del Rosario”, annessa al distrutto Convento dei Padri Domenicani Predicatori, fondato nel 1526 col nome di “Santa Maria del Soccorso. Il Convento ospitò fra’ Girolamo Musitano, uno dei più dotti teologi del XVII sec., autore delle “Teologicarum Disputationum”.

Unica testimonianza dell’antico Monastero, distrutto dal terremoto del 1783, è l’attuale Chiesa del Rosario, l’antica cappella dei frati, ad unica navata. L'altare maggiore in marmo finemente lavorato, è dedicato alla Vergine del Rosario, negli stipi laterali sono conservate le statue di San Rocco e della Madonna del Rosario. La Chiesa ospita altre due sacre effigi: di S. Rita e S. Michele. Un prezioso medaglione in marmo raffigurante Pio V è alloggiato sotto l'altare moderno. La volta della Chiesa è stata affrescata nel 1926 da Zimatore Grillo. Sotto il pavimento si conservano ancora le fosse sepolcrali. Dal XVIII secolo opera la Confraternita del Rosario.

  • Chiesa Matrice o di San Giovanni Battista, protettore della città. Ora Santuario Maria SS. di Patmos. Con un decreto di mons. Domenico Crusco, Amministratore Apostolico della Diocesi di Oppido-Palmi, su richiesta del parroco don Pino Varrà, la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista è stata elevata a Santuario Diocesano in onore di Maria SS. di Patmos Non si conosce l’anno di costruzione. Ma esisteva certamente nel 1540. In quell’anno, e precisamente il 12 luglio, è presente nel Registro Vaticano. Distrutta dal terremoto del 1783, fu ricostruita. Venne abbattuta nel 1929 e riedificata sullo stesso sito, ma in posizione migliore.

Nell’attuale edificio, provenienti dal vecchio, si conservano un pregevole quadro ad olio raffigurante la Madonna con Gesù e San Giovanni fanciullo, che gli esperti fanno risalire al XVI secolo, di pittore ignoto. La Chiesa, a tre navate, ha altrettanti altari: su quello maggiore troneggia la statua della Madonna di Patmos, rifacimento della statua lignea, distrutta da un incendio, rinvenuta sul lido di Rosarno nel 1400 proveniente da un Monastero dell’isoletta greca, dopo che i Monaci l’affidarono alle onde per sottrarla alla furia degli iconoclasti musulmani; quello di sinistra è dedicato al Sacro Cuore, mentre a destra si trova l'altare della Sacra Famiglia. Piccoli altari sulle pareti laterali ospitano le statue di S. Giovanni Battista, di Santa Teresa, della Vergine del Carmelo, di San Francesco e di Sant'Antonio di Padova. Si conservano ancora oggi le insigni reliquie di S. Costanza, Vergine e Martire, di San Bonifacio e Vittoria. Una lapide marmorea del XVIII sec. attesta la presenza in Rosarno della nobile famiglia Grimaldi di Monaco.

  • Chiesa del Purgatorio. Nel 1698 appare nel registro parrocchiale anche come “Chiesa dei morti”, o “della Santissima Trinità”. Il culto per le “anime sante del Purgatorio” è antico ed è testimoniato da un’iscrizione sulla campana grande del 1649.

Un quadro collocato sopra l’altare di epoca più recente attesta la grande devozione dei rosarnesi per le anime purganti. Venne inviato dall’Argentina nel 1903 da un tale Juan Rodolico, emigrato, e rappresenta le sofferenze dei defunti destinati al Purgatorio, con le mani tese verso l’alto, dove sta ad attenderle Dio, Bene Supremo. Il gioiello più prezioso di questa Chiesetta (già distrutta dal terremoto del 1783, e nuovamente danneggiata da quello del 1894, fu ricostruita l’anno successivo) è un crocefisso ligneo di pregevole fattura, di autore ignoto, e risalente probabilmente al XVII secolo. Nella Chiesa si trovano: la Varetta con Cristo deposto dalla Croce e la statua di Cristo Redento, protagoniste della Settimana santa (caratterizzata dalla famosa “Affruntata”, l’incontro nella piazza principale della città, domenica di Pasqua, con la partecipazione di migliaia di fedeli, della Madonna con il Figlio risorto), ed una statua di S. Antonio Abate.

  • Chiesa dell’Immacolata. L’antica Chiesa dell’Immacolata, costruita sul finire del XVII sec., era ubicata nell’attuale Piazza Duomo. Venne abbattuta nel 1942 assieme a numerose abitazioni adiacenti per fare posto al monumentale Edificio Scolastico.

Nei primi anni ’50, a cura della famiglia dei Baroni Paparatti, in contrada Gallo, in prossimità della collina Barbalace e a pochi metri da via Roma, fu costruita l’attuale chiesetta che porta l’antico nome. In essa si conserva una bella statua della Vergine Immacolata, con indosso un prezioso vestito di seta turchina ricamato in oro, appartenente, si dice, alla principessa Mastrilli. Nelle piccole nicchie laterali sono collocate le statue di S. Lucia, S. Nicola, S. Alfonso, San Giuseppe. Delle due campane superstiti la più antica è la più piccola, fatta fondere nel 1701.

  • Chiesa dell’Addolorata. Fondata come Chiesa filiale della Parrocchia S. Giovanni Battista, venne ospitata in una piccola baracca, alla periferia del Rione Case Nuove, di recente formazione. Venne ingrandita nel 1930 per fare fronte alle necessità di un quartiere che andava di anno in anno espandendosi.

L’attuale edificio venne costruito nel 1939. Elevata a parrocchia nel 1953, divenne centro di promozione umana e religiosa in un quartiere abitato in prevalenza da contadini e proletari, grazie all’opera instancabile di don Peppino Gagliardi. Dal gennaio 1984 è retta da don Carmelo Ascone, a cui va ascritto il merito di avere intrapreso nel corso degli anni un’accurata opera di abbellimento artistico. Al suo interno si trovano le statue dell’Addolorata e dei SS. Cosma e Damiano, oggetto di culto particolarmente sentito da parte dei fedeli.

  • La Torre dell’Orologio. Ubicata nella Piazzetta San Giovanni Bosco, venne edificata nel 1812 dall’Amministrazione Comunale, sindaco Fortunato Laghani. Collocata in una posizione felice per fare da sfondo alla via principale, ora Corso Garibaldi, rappresenta il simbolo della città.
  • Edificio Scolastico "E. Marvasi". Intitolato al poeta rosarnese Enzo Marvasi, è ubicato nel centro storico di Rosarno, sulla piazza principale della città. L'edificio è stato progettato dal famoso architetto e urbanista italiano Marcello Piacentini nel 1936, inaugurato il 4 novembre 1939, costituisce un caratteristico esempio dell'architettura dell'epoca fascista. La struttura comprende: piano terra, primo piano e un piano posto a livello della sede stradale di via Leonardo Megna. Gli androni, le scale, i corridoi e le aule sono ampi e proporzionati alla volumetria dell'intera struttura.
  • Museo archeologico di Medma. Ubicato nella piazzetta "Filippo di Medma" è stato inaugurato il 6 aprile 2014 alla presenza di Salvatore Settis, archeologo e studioso di fama mondiale, che iniziò la sua carriera proprio qui, nella sua città d'origine. I primi scavi nell'odierna Rosarno risalgono a cento anni fa, quando l'archeologo Paolo Orsi riportò alla luce le testimonianze di questo significativo centro della Magna Grecia. Diversi oggetti rinvenuti durante le campagne di inizio '900 sono oggi esposti presso importanti istituzioni, tra cui il Museo Archeologico di Reggio Calabria e il British Museum di Londra. Alcuni di essi, tra cui diversi ex voto legati al culto di Afrodite e di Atena, sono finalmente tornati nel loro luogo d'origine[27].
  • Parco Archeologico dell'Antica Medma. Ubicato in viale della Pace - Piano delle Vigne.
  • Museo della civiltà contadina, delle tradizioni popolari e dell'emigrazione. Ubicato all'interno del Parco Archeologico di Medma (Piano delle Vigne).

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[28]

Secondo un rapporto di Medici Senza Frontiere, Rosarno ospita più di 5000 immigrati, 23 diverse nazionalità, tra extra-comunitari e comunitari, che ne fanno la terza zona d'Italia ad alta densità di stranieri in rapporto alla popolazione residente, dopo Napoli e Foggia.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010[29] i cittadini stranieri residenti erano 492 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 novembre 1994 22 giugno 2003 Giuseppe Lavorato Partito Democratico della Sinistra poi DS Sindaco
22 giugno 2003 3 novembre 2005 Giacomo Saccomanno Forza Italia Sindaco
3 novembre 2005 12 giugno 2006 Maria Stefania Caracciolo Commissario prefettizio
12 giugno 2006 15 dicembre 2008 Carlo Martelli Forza Italia poi PdL Sindaco
15 dicembre 2008 14 dicembre 2010 Rosario Fusaro
Domenico Bagnato
Francesco Campolo
Commissari prefettizi [30]
14 dicembre 2010 in carica Elisabetta Tripodi Partito Democratico Sindaco

Sport[modifica | modifica sorgente]

Associazione Calcio Rosarnese

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Squadre di calcio[modifica | modifica sorgente]

Squadre di basket[modifica | modifica sorgente]

  • A.S.DIL Basket Rosarno, attualmente nel campionato DNC - Girone H

Persone legate a Rosarno[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Fiera di gennaio (secondo mercoledì di gennaio, piazza Valarioti);
  • Sagra della zagara (aprile), con la presentazione di vari prodotti (dall'agrume al prodotto finito);
  • Festa del patrono San Giovanni Battista (24 giugno);
  • Festa SS Cosma e Damiano (luglio);
  • Festa San Rocco (luglio);
  • Sagra della Massaia (agosto);
  • Rassegna-Festival nazionale del Teatro amatoriale (agosto);
  • Palio dei Rioni - Corteo storico (agosto);
  • Magna Graecia Teatro Festival (agosto);
  • Mercato (il sabato, piazza Valarioti);
  • Premio Nazionale "Valarioti", concesso all'impegno antimafia e a quello sociale di enti, personaggi e istituzioni;
  • Festa dei Popoli, manifestazione socio-culturale e canora nata con lo scopo di sensibilizzare le popolazioni locali verso il fenomeno migranti. (7 gennaio);
  • Rassegna Teatrale estiva "Nuovamente Teatro Popularia" (luglio).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat al 31/08/2013
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ [http://mediacalabria.blogspot.com/2007/09/storica-sentenza-del-tribunale-di-palmi.html mediacalabria
  4. ^ La Stampa, 12 gennaio 2010, articolo di Roberto Giovannini
  5. ^ Storia di Rosarno, Sito del Comune. URL consultato il 14 agosto 2013.
  6. ^ Tonino Perna, Una bomba a orologeria, dimenticata, il manifesto, 10 gennaio 2010, p. 1.
  7. ^ a b c Leo Lancari, La rivolta degli immigrati, guerriglia a Rosarno: La protesta nata dopo il ferimento di extracomunitari, il manifesto, 8 gennaio 2010, p. 4.
  8. ^ a b c Racial violence continues in Italy as four migrant workers wounded in shootings, The Guardian, January 9, 2010
  9. ^ Rosarno, ancora proteste dopo la sparatoria di ieri, La Repubblica, December 13, 2008
  10. ^ a b A Rosarno la rivolta degli immigrati, Corriere della Sera. URL consultato il 24 gennaio 2010.
  11. ^ African migrants riot over 'racist' attack in Italy, BBC News, 8 January 2010
  12. ^ Rosarno, altri quattro immigrati feriti. Spari e scontri in strada: è battaglia.
  13. ^ a b Southern Italian town world's 'only white town' after ethnic cleansing, The Guardian, January 11, 2010.
  14. ^ A Rosarno la rivolta degli immigrati - Corriere della Sera
  15. ^ Rosarno, altri quattro immigrati feriti Spari e scontri in strada: è battaglia - Corriere della Sera
  16. ^ a b Italians cheer as police move African immigrants out after clashes with locals, The Observer, 10 January, 2010
  17. ^ a b Migrants leave Italian town amid violence, CNN, 11 gennaio 2010. URL consultato l'11 gennaio 2010.
  18. ^ 'Ndrangheta: Tra Arrestati Figlio Boss Bellocco, Coinvolto In Scontri a Rosarno, notizie.yahoo.com. URL consultato il 21 gennaio 2010.
  19. ^ Operazione anti-'ndrangheta a Rosarno, Corriere della Sera, January 12, 2010
  20. ^ Police quell immigrant riots in Italy, The Daily Telegraph, 9 January 2010.
  21. ^ Egitto contro Italia: violenza sugli immigrati, Corriere della Sera, 13 gennaio 2010
  22. ^ L'accusa dell'Economist, Rosarno pulizia etnica, rainews24.rai.it. URL consultato il 24 gennaio 2010.
  23. ^ Violenze a Rosarno, l’Onu: in Italia problemi di razzismo, ilsecoloxix.ilsole24ore.com. URL consultato il 24 gennaio 2010.
  24. ^ Rosarno: dove nasce la rivolta. Memoria corta e filiera mafiosa / Notizie / Home - Unimondo
  25. ^ ROSARNO | Legautonomie Calabria
  26. ^ Notizie ricavate da: Giuseppe Lacquaniti, Storia di Rosarno, da Medma ai giorni nostri, 2 vol., pagg. 498, Barbaro Editore, Oppido Mamertina, 1980
  27. ^ La Stampa - In Calabria apre il museo archeologico dell'antica città di Medma
  28. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  29. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  30. ^ Conisglio Comunale sciolto per infiltrazioni mafiose [1].
  31. ^ Circondario di Palmi sul sito della provincia. URL consultato il 10-11-2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Lacquaniti, Storia di Rosarno, da Medma ai giorni nostri, 2 vol., pagg. 498, Barbaro Editore, Oppido Mamertina, 1980;
  • Giuseppe Lacquaniti, "Medma, colonia di Locri Epizefiri". Editrice SOSED "La Città del Sole" - Virgiglio editore - 2003.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]