Grotteria

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Grotteria
comune
Grotteria – Stemma Grotteria – Bandiera
Grotteria – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
Sindaco Salvatore Leoncini dal 7/5/2012
Territorio
Coordinate 38°21′14″N 16°16′21″E / 38.353889°N 16.2725°E38.353889; 16.2725 (Grotteria)Coordinate: 38°21′14″N 16°16′21″E / 38.353889°N 16.2725°E38.353889; 16.2725 (Grotteria)
Altitudine 317 m s.l.m.
Superficie 37 km²
Abitanti 3 223[1] (31-12-2012)
Densità 87,11 ab./km²
Frazioni Agliona, Aspalmo, Bombaconi, Cambruso, Catalisano, Dragoni, Farri, Grotteria mare, Maida, Marcinà, Marmora, Ricciardo, Ruvari, Santo Stefano, Zinnì
Comuni confinanti Fabrizia (VV), Galatro, Gioiosa Ionica, Mammola, Marina di Gioiosa Ionica, Martone, San Giovanni di Gerace, Siderno
Altre informazioni
Cod. postale 89043
Prefisso 0964
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 080040
Cod. catastale E212
Targa RC
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti grotteresi
Patrono SS Crocifisso
Giorno festivo 2ª domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Grotteria
Posizione del comune di Grotteria all'interno della provincia di Reggio Calabria
Posizione del comune di Grotteria all'interno della provincia di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Grotteria è un comune italiano di 3.223 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Grotteria è un piccolo centro agricolo della Vallata del Torbido nella Locride, sul versante jonico della provincia di Reggio Calabria.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Grotteria è stata, nel corso dei secoli, un importante centro amministrativo e feudale: la contea di Grotteria arrivò ad inglobare, in pratica, tutti i centri della Locride tra la contea di Gerace e quella dell'antica Caulonia (Monasterace). Tra i centri della contea si annoveravano gli attuali comuni di Martone, di San Giovanni di Gerace, Mammola, Siderno e buona parte di Gioiosa Jonica[2]

Signori feudali di Grotteria furono i De Luna d'Aragona.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il clima aveva favorito in passato l'economia agricola basata prevalentemente sulla produzione di grano, olive, uva, pomodori, e accompagnata da allevamenti di ovini e caprini, nonché quella del baco da seta, oggi praticamente scomparsa.

Dell'intensa attività artigianale locale di un tempo (tra l'altro va ricordata la fiorente attività per la fabbricazione della pipa), oggi rimane soltanto una piccolissima traccia: sarti, falegnami, calzolai, fabbri, barbieri, che una volta avevano delle vere e proprie scuole, oggi si contano sulle dita della mano.

Tutto questo causato dalla massiccia emigrazione iniziata negli anni '50, e tuttora in corso in maniera inarrestabile, che ha svuotato quasi completamente il paese (gli abitanti attuali sono circa 3600 contro i 9242 del censimento del 1951), cosa comune a tutti i paesi dell'entroterra calabrese.

Luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiese e cappelle[modifica | modifica sorgente]

La religiosità dei grotteresi è testimoniata dal fatto che, nella sua storia, Grotteria giunse a possedere ben 23 luoghi di culto. Oggi rimangono le chiese del SS. Crocefisso; San Domenico; S. Maria Assunta (Matrice); S. Nicola; Cappella della Concezione; S. Antonio, e la chiesa di San Nicola de' Protonotaris di recente costruzione, anche se la parrocchia sorge fin dai tempi degli anni '50; Molte altre non esistono più: chiesa del Carmine; chiesa di S. Giorgio; chiesa di Valverde; chiesa del Soccorso; chiesa della SS. Annunziata; chiesa detta dell’Oratorio; chiesetta/cappelleta della Bofia

San Domenico Chiesa della Madonna del Rosario di Pompei[modifica | modifica sorgente]

Fu costruita nell’XI secolo e distrutta dal terremoto del 1793. Riedificata, fu nuovamente danneggiata dal sisma del 7 marzo 1928 e ristrutturata due anni dopo. La facciata presenta un portale in pietra con decorazioni a fiori affiancato da quattro finte colonne corinzie (due per lato). L’interno è a unica navata. L’altare in marmi policromi è sormontato dalla statua della Madonna di Pompei con Santa Caterina da Siena e San Domenico. Nella chiesa, inoltre, sono custoditi un fonte battesimale in marmo con copertura in legno e un’antica statua di Santa Filomena donata alla parrocchia dalla famiglia Tavernese.

S. Antonio[modifica | modifica sorgente]

Fu fondata nel 1640 dall'avvocato Antonio De Maggio. Successivamente divenne cappella privata della famiglia Macedonio. Nella facciata si apre un ingresso sormontato da un timpano a lunetta con stemma. Sopra una finestra. All’interno c’è una pala d’altare in muratura con la statua di S. Antonio da Padova. Nella chiesetta è anche custodita la statua di San Vincenzo Ferreri (XVIII secolo).

SS. Crocifisso[modifica | modifica sorgente]

Fu costruita, più ampia e in stile moderno, su una preesistente chiesetta risalente al XVI secolo. Il piccolo edificio, infatti, subì molti danni a causa del terremoto del 1783 e fu completamente distrutto da quello del 1908. La facciata presenta un portale in muratura con due nicchie laterali. All’interno, a unica navata, è custodito il SS.Crocifisso (probabilmente opera seicentesca di un frate cappuccino) al quale i grotteresi attribuiscono un prodigio. Nel febbraio 1745 una terribile tempesta si abbatté sulla zona provocando danni e vittime. I fedeli, allora, portarono in processione il Crocifisso e, improvvisamente, la pioggia cessò. Da allora il SS. Crocifisso diventò patrono di Grotteria sostituendo San Gaudioso[3].

S. Maria Assunta (Matrice)[modifica | modifica sorgente]

Fu eretta probabilmente alla fine del X secolo con il nome di Maria SS. Assunta della Cattolica dei Greci. Distrutta dal terremoto del 1783, fu ricostruita e riaperta al culto il 12 novembre 1926. La facciata presenta un portale in muratura sormontato da un timpano spezzato e da una finestra rettangolare (anch’essa con timpano). Più in alto un rosone cieco. Ai lati dell'ingresso, al quale si accede attraverso una scalinata, ci sono due finestre. Sulla chiesa svetta il campanile con l'orologio. L'interno è a tre navate. Sull'altare in marmi policromi, trova posto una tela raffigurante il Crocifisso. Le pareti e la cupola dell'abside sono interamente affrescate e vi si trovano anche alcune grandi tele di notevole pregio: “ Crocifisso tra Santi” (opera secentesca della maniera del Ribeira), “S. Francesco con l’Assunta” (anche questa opera secentesca di Fabrizio Santafei, della scuola di Andrea da Salerno), proveniente dal convento dei Cappuccini, che sorgeva nell'area oggi occupata dalla chiesa del Crocifisso, “Madonna delle Grazie con Angeli e Santi e un Giovinetto in costume nobiliare” (dipinto ad olio di Scuola Napoletana, recante l'iscrizione "Janaurius Sernelli A.D. 1720"). Lungo le navate ci sono due altari con le statue della Madonna Immacolata e di San Giuseppe. Nella chiesa sono anche conservate le statue della Madonna del Rosario e di S. Antonio Abate (quest'ultima opera del pittore e scultore locale, Giuseppe Cavaleri[4]).

S. Nicola de' Francò[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Nicola di Bari è detta di Francò dal cognome di una fedele che avviò i lavori di costruzione dell’edificio (XV secolo). La facciata presenta un portale in pietra sormontato da una finestra. Più in alto una struttura in muratura con campane. All’interno, a unica navata, c’è un altare in marmi policromi sul quale è stata sistemata una tela raffigurante la Madonna con il Bambino insieme a San Nicola e San Domenico. Nella chiesa è conservata anche una statua di San Nicola

Cappella della Concezione[modifica | modifica sorgente]

La cappella, ricavata nelle catacombe della chiesa matrice, fu sistemata tra il XIII e il XIV secolo. Della struttura originaria rimane ancora un'arte della pavimentazione e lo scheletro di alcuni gradini che comunicavano con la matrice. I lavori di recupero delle catacombe e di ampliamento della cappella sono stati interrotti per rischio di crollo. All’interno è custodita un’antica statua in marmo raffigurante la Madonna della Concezione con il Bambino (IV secolo d.C.).

Palazzi privati[modifica | modifica sorgente]

Percorrendo le vie del paese, si possono ammirare diversi portali che ornano le facciate dei principali Palazzi, testimonianza della storia del paese, ed elemento distintivo e di prestigio delle famiglie nobili locali. Generalmente i blocchi che compongono i portali sono in granito e lo stemma nobiliare è inserito nella chiave di volta, con sotto inciso l'anno di costruzione. Della loro storia si occupa ampiamente la "Cronaca di Grotteria"[5]

Palazzo Macedonio[modifica | modifica sorgente]

Contiguo alla Cappella di San Domenico, antica cappella gentilizia dei proprietari l'edificio, dimora dei duchi Macedonio ha un magnifico portale in pietra lavorata. lnteressante l’interno, con archi e colonne in pietra. Qui, in un’ampia nicchia, viene solitamente allestita la stalla del tradizionale preepe vivente che si tiene a Grotteria.

Palazzo Palermo[modifica | modifica sorgente]

Portale del Palazzo Palermo di Santa Margherita nella ex Piazza San Domenico a Grotteria, oggi intestata a Nicola Palermo

Sorge nell'antica Piazza di San Domenico, oggi intestata al patriota Nicola Palermo della famiglia dei fondatori, i baroni Palermo di Santa Margherita.

Palazzo Arena[modifica | modifica sorgente]

Fondato nel XVI secolo dalla nobile famiglia de Arena (oggi estinta) sorge in Via Vittorio Emanuele III e, pur versando in uno stato di estremo degrado, presenta ancora il più bello tra i portali monumentali dei Palazzi nobili del Paese, la cui costruzione risale al 1773.

Palazzo Lupis-de Luna d'Aragona[modifica | modifica sorgente]

Fondato dall'antica famiglia feudataria dei de Luna d'Aragona nel XVI secolo e per alleanze matrimoniali giunto ai Manso e nel XVII secolo ai Lupis-Macedonio, si trova nell'antica Piazza del Tocco[6][7][8][9]. Tra gli elementi artistici di rilievo il portale monumentale, opera secentesca della scuola scultorea di Serra San Bruno e la biblioteca che raccoglie oltre 7.000 volumi e diverse collezioni d'arte, busti e ritratti, tra gli altri, dello scultore locale Giuseppe Cavaleri.

Il portale di Palazzo Lupis, opera di scalpellini di Serra San Bruno nel sec. XVIII

Villa Falletti[modifica | modifica sorgente]

Possente costruzione edificata dalla famiglia Falletti nel XVII secolo, in località Bombaconi. Su due livelli, conserva un bel portale lapideo.

Feste e tradizioni locali[modifica | modifica sorgente]

La Cunfruntata[modifica | modifica sorgente]

La domenica di Pasqua, dopo la messa, alcuni fedeli danno vita ad una suggestiva rappresentazione della Passione di Cristo durante la quale portano sulle spalle le statue dell’Addolorata, di San Giovanni e del Cristo risorto. San Giovanni si reca dalla Madonna per annunciarle che il figlio è risorto. Inizialmente lei non crede, ma poi decide di seguire l’apostolo. Percorrendo le strade del centro storico le statue di Gesù e della Vergine si incontrano in piazza San Domenico e, improvvisamente, alla Madonna viene tolto il velo nero che le copre il capo per far posto a un drappo azzurro.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[10]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2012.
  2. ^ Vedi, tra gli altri:
    • Mario Pelicano Castagna, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari in Calabria, vol. III, ad vocem "Grotteria", Catanzaro, 1990
    • Pellicano Castagna M., Araldica moderna della Locride sta in "Storia e cultura della Locride", a cura di G. Calogero, Messina 1964
    • Pellicano Castagna M., Le ultime intestazioni feudali in Calabria Chiaravalle C., 1978
    • Domenico Lupis Crisafi, Cronaca di Grotteria dalla sua fondazione all'anno 1860, Gerace Marina, 1887, ristampa a cura del Comune, 1982
    • Fortunato Lupis Crisafi, Da Reggio a Metaponto, Gerace Marina, 1905
    • Calogero G. (a cura di) Storia e cultura della Locride, Messina, 1964
    • Lobstein (von) F., Il settecento calabrese e altri scritti 3 voll., Fausto Fiorentino, Napoli, 1973
    • Naymo V., Il castello di Gioiosa in Calabria Ulteriore, Gioiosa J.,1996
    • Naymo V., La platea di S. Maria “la Cattolica” di Grotteria, Sta in Incontri Meridionali 1/2, 1995
    • Naymo V., Uno stato feudale nella Calabria del Cinquecento. La Platea di Giovan Battista Carafa marchese di Castelvetere e conte di Grotteria (1534), Gioiosa Jonica, 2004.
  3. ^ Il restauro del SS. Crocifisso di Grotteria
  4. ^ Domenico Lupis, Giuseppe Cavaleri. L'uomo, l'artista e il patriota nella grotteria dell'Ottocento, Rubettino, Soveria Mannelli, 2003
  5. ^ Domenico Lupis Crisafi, Cronaca di Grotteria dalla sua fondazione all'anno 1860, Gerace Marina, 1887, ristampa a cura del Comune, 1982
  6. ^ vedi: "Dimore Storiche in Calabria", a cura dell'ADSi sezione Calabria, Roma, 2011, pagg. 93-95 "Grotteria, Palazzo Lupis";
  7. ^ [Sito istituzionale del Comune di Grotteria http://www.grotteriacomune.com/Territorio.asp]
  8. ^ e [altro sito sul Comune di Grotteria http://www.comune.grotteria.rc.it/index.php?action=index&p=85]
  9. ^ Castelli della provincia di reggio Calabria
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Grotteresi celebri[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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