San Pietro di Caridà

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San Pietro di Caridà
comune
San Pietro di Caridà – Stemma
San Pietro di Caridà – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Amministrazione
Sindaco Mario Masso (Lista civica Insieme per il futuro) dal 07/06/2009
Territorio
Coordinate 38°31′00″N 16°08′00″E / 38.516667°N 16.133333°E38.516667; 16.133333 (San Pietro di Caridà)Coordinate: 38°31′00″N 16°08′00″E / 38.516667°N 16.133333°E38.516667; 16.133333 (San Pietro di Caridà)
Altitudine 325 m s.l.m.
Superficie 48,08 km²
Abitanti 1 241[3] (30-11-2012)
Densità 25,81 ab./km²
Frazioni Corruttò, Garopoli, Misimizzi[1], Prateria, San Pier Fedele[2]
Comuni confinanti Acquaro (VV), Dinami (VV), Fabrizia (VV), Galatro, Laureana di Borrello, Serrata
Altre informazioni
Cod. postale 89020
Prefisso 0966
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 080075
Cod. catastale I102
Targa RC
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti caridaresi (cardarisi nel dialetto locale)
Patrono san Sebastiano
Giorno festivo 20 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Pietro di Caridà
Posizione del comune di San Pietro di Caridà all'interno della provincia di Reggio Calabria
Posizione del comune di San Pietro di Caridà all'interno della provincia di Reggio Calabria
Sito istituzionale

San Pietro di Caridà (Karydà, Καρυδά o Karià, Καρυά in greco antico) è un comune italiano di 1 241 abitanti[3] della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.

Il comune è situato ai piedi del Monte Crocco, al confine con la provincia di Vibo Valentia. Si tratta di un tipico paese collinare dell'entroterra calabrese, incorniciato da folti boschi e attraversato da vari ruscelli.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di San Pietro di Caridà comprende un territorio di 48,08 km²; il centro cittadino è sitato a circa 325 m s.l.m., ma l'altitudine minima è di 63 m, mentre la massima raggiunge i 1 260 m[4].

Il paese capoluogo, insieme alla vicina San Pier Fedele, è attraversato dalla strada provinciale 4, ex strada statale 536 di Acquaro; il territorio è attraversato dai fiumi Fermano, Marepotamo, Torno e dai torrenti Gallina, Ceramida, Serricella e Michelangelo[5]. Ricade nel territorio del comune, oltre che in quello di Galatro, a circa 900 m di altitudine, la diga del Metramo.

Confinante con i comuni di Serrata, Dinami, Laureana di Borrello, Fabrizia, Arena e Galatro, è parte della piana di Gioia Tauro, della Comunità Montana Versante Tirrenico Settentrionale e del Parco Antropico di Galatro[4].

Le frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di San Pietro di Caridà comprende cinque frazioni[6]:

  • San Pier Fedele[2], anticamente denominata San Pietro, fu comune autonomo dal 1809. Cambiò nome nel 1862, mentre nel 1928 fu aggregato al comune di Caridà[5]. Conta circa 360 abitanti[6].
  • Garopoli, insieme a San Pier Fedele è uno dei centri più antichi del comune, formato oggi da case per lo più non abitate. Situato tra San Pier Fedele e Dinami, ospita l'antica chiesa di San Nicola. È nota per aver ospitato lo studio dello scultore Domenico De Lorenzo, autore di molte delle statue situate nelle chiese della zona[5]; è inoltre il paese natale di Domenico Cavallari.
  • Prateria, anche se ha origini più antiche, tale nucleo urbano di circa 100 abitanti[6], in zona montana, vide luce tra il 1910 e il 1911 grazie alla società forestale calabrese che costruì delle baracche per le famiglie degli operai impiegati nella vicina falegnameria[5], nota durante gli anni della guerra per la costruzione di calci per i fucili impiegati dall'esercito.
  • Misimizzi[1], località di montagna formata da un piccolo agglomerato di fattorie abitato da poche famiglie.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Caridà deriva dal greco Caris (charis), termine usato per indicare un luogo caritatevole, ricco di misticismo e di venerazione; il gonfalone è descritto come uno stemma che «raffigura una torre d’argento, murata, chiusa e finestrata di nero, sinistrata di noce al naturale, su terrazzo verde, con il nome Caridà in oro, il tutto sormontato da una corona angioina», che ricorda la fedeltà alla dinastia angioina che ha caratterizzato la sua storia[5][7].

Nato nella seconda metà del '900 d.C., nell'età bizantina, il primo villaggio sorgeva nell'attuale zona denominata Largo dei Nobili, arrivando presto a comprendere un'area che si estendeva tra le attuali vie Chiesa matrice, Vittorio Emanuele, Vico castello e Diaz, circondata da un'alta muraglia[7][5].

L'età feudale, durante la quale faceva parte dello Stato di Mileto, vide Caridà soggiogarsi a diverse famiglie nobili, tra le quali Sanseverino, Lauria, Ruffo di Montalto e, nel '500, dei De Mendoza[7][8]. Tra il '600 e il 1806, anno in cui fu abolito il sistema feudale, rientrò tra i possedimenti dei De Sylva principi di Eboli[9]. Durante tali secoli non mancarono periodi di malcontento e di proteste contro i baroni; in particolare fu di rilievo la protesta del 1751 dell'allora sindaco contro la principessa di Mileto, "illustre duchessa dell'Infantado", grazie alla quale è rimasta testimonianza delle varie vessazioni esarcitate dai feudatari nei relativi atti civili[10].

Con il decreto del 4 maggio 1811, istitutivo di comuni e circondari, Caridà divenne comune, incorporando anche Garopoli[11], mentre il vicino centro di San Pietro rimaneva comune autonomo[9][7]. Dopo tale riordino amministrativo attuato sotto il Regno di Napoli, era quindi parte del circondario di Laureana di Borrello[12], nel distretto di Palmi della provincia Calabria Ulteriore Prima[13]. Tra il 1862 e il 1863, per essere rimasti "fedeli" ai Borboni e allo stesso paese, mettendo in atto anche moti contro Caridà, San Pietro cambiò nome in San Pier Fedele[2], rimanendo comune autonomo fino al 1928, quando fu incorporato in Caridà, dando vita al nuovo comune di "San Pietro di Caridà"[7][14].

In una descrizione storica del 1823, Caridà è descritto come un luogo ricostruito dopo il terremoto del 1783, che lo aveva completamente distrutto, caratterizzato dalla produzione di grani, grani d'india, frutti, viti, olive, castagne e gelsi, con una popolazione di circa 1500 abitanti.[15]. Caridà era anche caratterizzato dalla presenza di un convento di frati osservanti, che davano vita alla congrega di Gesù Sagramentato e Maria Santissima Immacolata; all'epoca del terremoto del 1783, i 12 frati che risiedevono nel convento censirono una popolazione di 1540 unità a Caridà, più 483 in San Pietro e 186 in Garopoli; le vittime nei tre centri erano state 96[16].

Cenni artistici[modifica | modifica wikitesto]

Tra le opere di rilievo artistico del territorio del comune, figurano: la tela del '700 raffigurante la Madonna del Carmelo posta nella chiesa della frazione di Garopoli; gli affreschi della Chiesa di Santa Maria Assunta e la campana risalente al '600 della chiesa di Santa Maria del Carmelo[7]. Nel centro storico spiccano Palazzo Prostimo, Palazzo Merigliano, Palazzo Rosia, Palazzo Moricca, Palazzo Cavallari, attuale sede il municipio, e nell'adiacente Largo dei Nobili è situata una fontanina centenaria[7].

La chiesa matrice ospita stucchi neoclassici del decoratore Francesco Morani (Polistena, 1804-1878)[17]. Oltre alla chiesa matrice, dedicata a Santa Maria Assunta, Caridà ospita anche la citata chiesa di Santa Maria del Carmelo; la frazione si San Pierfedele ospita la chiesa di San Pietro Apostolo; Garopoli ospita la chiesa di San Nicola, mentre negli anni 2010 è stata ristrutturata una vecchia chiesetta costruita in Prateria[4].

Tra gli artisti storici di San Pietro di Caridà figura Fortunato Morani (1768-1844), architetto, decoratore e scultore, padre del più noto Vincenzo Morani (nato a Polistena nel 1809, morto a Roma nel 1870), autore dell'altare a stucco della chiesa matrice, e lo scultore Giuseppe Maria Sigillò (1835-1913)[17]. Dal punto di vista letterario tra i caridaresi si distinse Fra Domenico Caristina (1740-1803), lettore di filosofia e esaminatore sinodale nel seminario di Nicotera[18]. A Garopoli vi era lo studio dello scultore Domenico De Lorenzo.

Le feste tradizionali[modifica | modifica wikitesto]

Le principali feste sono legate alle tradizioni religiose, per le quali vengono invitati ad esibirsi alcuni gruppi musicali e teatrali di media entità, ed organizzati spettacoli pirotecnici; ma solitamente, a causa delle scarse disponibilità finanziarie, non vengono organizzati grandi eventi.

  • Feste in onore della Madonna del Carmine e della Madonna delle Grazie (entrambe festeggiate, ad anni alterni, la seconda domenica di agosto)
  • Festa in onore di San Rocco (16 agosto)
  • Festa in onore di San Placido (nella frazione di S. Pier Fedele la seconda domenica di ottobre)

Di rilievo e occasione di rientro dei cittadini emigrati permangono le celebrazioni della Santa Pasqua e del Natale; in occasione della Pasqua anche a Caridà si tiene annualmente la tradizionale rappresentazione dell'affruntata.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

L'amministrazione, dal 2009, è guidata dal sindaco Mario Masso, rappresentante di lista civica legato alla sezione locale del Partito Democratico.

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b o Misi-Miz
  2. ^ a b c in alcune fonti San Pierfedele
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2012.
  4. ^ a b c San Pietro di Caridà - Geografia, spdc.altervista.org, giugno 2007. URL consultato il 18 giugno 2014.
  5. ^ a b c d e f Arcipretura di San Pietro di Caridà - Il paese, arcipreturasanpietrodicarida.eu, 2011. URL consultato il 18 giugno 2014.
  6. ^ a b c Frazioni del Comune di San Pietro di Caridà, comuniecitta.it. URL consultato il 18 giugno 2014.
  7. ^ a b c d e f g San Pietro di Caridà - La storia, spdc.altervista.org, giugno 2007. URL consultato il 18 giugno 2014.
  8. ^ Giuseppe Galasso, Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Guida Editori, 1992.
  9. ^ a b Bicentenario di Caridà, Caridà News, 4 maggio 2011. URL consultato il 18 giugno 2014.
  10. ^ Saverio Di Bella, Giovanni Iuffrida, Di terra e di mare: itinerari, uomini, economie, paesaggi nella costa napitina moderna, Rubbettino Editore, 2004.
  11. ^ in alcune fonti più antiche indicato come Garropoli
  12. ^ Bullettino delle leggi del Regno di Napoli, 1813.
  13. ^ Gabriello De Sanctis, Dizionario statistico de' paesi del Regno delle Due Sicilie, 1840.
  14. ^ Regio Decreto n. 749 del 22 marzo 1928
  15. ^ Giuseppe Maria Alfano, Istorica descrizione del regno di Napoli ultimamente diviso in quindici provincie..., dai torchi di Raffaele Miranda, 1823.
  16. ^ Giovanni Vivenzio, Istoria e teoria de'tremuoti in generale ed in particolare di quelli della Calabria, e di Messina del MDCCLXXXIII, 1783.
  17. ^ a b Enzo Le Pera, Arte di Calabria tra Otto e Novecento. Dizionario degli artisti calabresi nati nell'Ottocento, Rubbettino Editore, 2001.
  18. ^ Niccolò Carminio Falcone, Biblioteca storica topografica delle Calabrie dell'avv. Niccola Falcone, 1846.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]