Gioia Tauro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gioia Tauro
comune
Gioia Tauro – Stemma Gioia Tauro – Bandiera
Gioia Tauro – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Reggio Calabria-Stemma.png Reggio Calabria
Sindaco Renato Bellofiore (PD) dal 12/04/2010
Territorio
Coordinate 38°26′00″N 15°54′00″E / 38.433333°N 15.9°E38.433333; 15.9 (Gioia Tauro)Coordinate: 38°26′00″N 15°54′00″E / 38.433333°N 15.9°E38.433333; 15.9 (Gioia Tauro)
Altitudine 29 m s.l.m.
Superficie 38,99 km²
Abitanti 19 270[1] (31-10-2013)
Densità 494,23 ab./km²
Comuni confinanti Palmi, Rizziconi, Rosarno, San Ferdinando, Seminara
Altre informazioni
Cod. postale 89013
Prefisso 0966
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 080038
Cod. catastale E041
Targa RC
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti gioiesi
Patrono sant'Ippolito
Giorno festivo 13 agosto
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Gioia Tauro
Posizione del comune di Gioia Tauro nella provincia di Reggio Calabria
Posizione del comune di Gioia Tauro nella provincia di Reggio Calabria
Sito istituzionale

Gioia Tauro è un comune italiano di 19 270 abitanti[1] della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.

È il secondo comune per popolazione della provincia, centro agricolo, commerciale e industriale più importante e primo della Calabria per il mercato dell'olio[2], si affaccia nel mar Tirreno e dà il nome al golfo (da Capo Vaticano a Punta Pezzo) ed alla omonima piana.

La città, di aspetto moderno, sorge nell'antica area di Metauros fondata dai Calcidesi di Zancle nel VII a.C. e colonizzata in seguito dall'espansione tirrenica di Locri Epizefiri. Verso il 450 a.C. entra nell'orbita di Reggio divenendone l'avamposto tirrenico al confine col territorio locrese. Metauros fu abitata anche in epoca romana e si estese, nel II - IV secolo d.C., oltre l'altopiano che oggi caratterizza il centro cittadino. Si sono succeduti vari saccheggi e terremoti, che non lasciano alcuna traccia visibile della vecchia civiltà. In contrada Pietra è stata portata alla luce la più vasta necropoli del meridione d'Italia con la scoperta di migliaia di tombe risalenti al VII-IV secolo a.C. i cui corredi funerari di un certo valore sono custoditi nel Museo Archeologico cittadino Metauros, nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e presso il Metropolitan Museum di New York.

Centro di pesca del basso Tirreno vi si esercita una discreta attività peschereccia.
La città, servita da una stazione delle Ferrovie dello Stato, capolinea delle linee taurensi delle Ferrovie della Calabria che la uniscono a gran parte dei centri della Piana, possiede un porto per scambio container (il secondo d'Europa)[3].

Si estende in parte lungo la costa con direzione nord-sud e presenta una struttura pressoché regolare a scacchiera con lunghe vie rettilinee e ortogonali. L'espansione edilizia degli ultimi decenni ha provocato il formarsi di un continuum urbanizzato di oltre dodici km. che la salda a nord con San Ferdinando e ad est con Rizziconi.

Il medievale centro storico occupa uno scoglio roccioso denominato “Piano delle Fosse” (per gli antichi granai che custodiva) dal caratteristico contorno a losanga, un tempo delineato da una cinta di mura con torri quadre di guardia del XIV-XV sec., alcune ancor'oggi visibili.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La Piana di Gioia Tauro è, grazie alle bonifiche del XIX e XX secolo, la più fertile della regione. Intorno agli anni settanta del secolo scorso questa grande risorsa fu per alcuni anni quasi dimenticata, per favorire un progetto di un grande polo siderurgico, mai realizzato. Di questo progetto rimase solo il grande bacino portuale che, dopo anni di inattività, polemiche e derisioni, è divenuto il porto più rilevante del Mediterraneo ed uno dei più importanti del mondo[senza fonte].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Età antica[modifica | modifica sorgente]

Gioia Tauro ha origine dalla magno-greca Metauros, sorta intorno al VII secolo a.C. sull'altopiano coincidente con l'attuale centro cittadino, la cui esistenza è stata confermata in numerose campagne di scavi. I reperti archeologici rinvenuti sono custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e presso il Metropolitan Museum di New York qui giunti, probabilmente, a causa della dispersione nel mercato antiquario americano sul finire dell'Ottocento con l'arrivo di un'ondata imponente di migranti da ogni parte della Calabria.

La città vantava una vivace produzione artigianale di ceramiche, bronzi, anfore attiche e corinzie e si distingueva anche per una fervida attività culturale: nel 630 a.C. vi nacque il più grande lirico greco, Tisia (detto Stesicoro).

Nel 445 a.C. viene invasa dai Bruzi ed essendo posta al confine tra la Repubbliche di Locri e Reggio è continuamente devastata. Intorno al III secolo a.C. si notano contatti con Roma. Nei cantieri navali di Metauros, come in quelli di Ipponio (Vibo Valentia) e Rhegium (Reggio Calabria), si approntano le navi che serviranno nelle guerre puniche ai Romani. Questi, nel 201 a.C., si insediano sul territorio e, oltre a mutare il nome in Metauria, provvedono nel 130 a.C. a far passare da qui la via Popilia (pressoché l'attuale tracciato dell'autostrada A3) ed a realizzare nuovi impianti urbani con sistema ortogonale. Col passare dei secoli, però, la città diviene una semplice stazione navale identificata col nome del vicino fiume Metauros (oggi Petrace) e così viene ricordata durante il regno di Tiberio (14-37 d.C.).

Nel 69 d.C. pare rianimarsi fino a quando due ondate di pestilenza, nel 166 e nel 189, non ne provocano il quasi totale spopolamento.

Età medievale[modifica | modifica sorgente]

Nel 568, è preda dei Longobardi che la devastano e costringono i pochi abitanti a riparare nella Piana ove vi rimangono fino al Mille. I superstiti, nell'883, subiscono anche le prime scorrerie dei pirati.

La città riappare, con la denominazione di Johe, nel 1271 in un registro di Carlo I d'Angiò. Per l'importanza strategica lungo la costa ospita, il 30 marzo 1283, il primo parlamento della storia ove il pontefice Onorio IV, con dignitari, ecclesiastici, feudatari e rappresentanti della Piana discutono ed approvano dei “capitula” per fermare l'imminente invasione degli aragonesi che, attestatisi a Johe nel giugno 1284, vengono colpiti invece dalla malaria.

Nel 1305 è possedimento di Ruggiero di Lauria e segue le vicende del casale di Terranova ma, non molto tempo dopo, passa a Nicolò Joinville. La moglie di questi, Margherita di Laurìa, la dona in eredità al proprio nipote Roberto Sanseverino nel 1341 e successivamente ereditata dai figli di questi, Ruggiero e Roberto, e poi da Enrico Sanseverino, detto il Ribelle, conte di Terranova e signore di Gioja che verrà ucciso nel 1422 dal re Ladislao.

Intorno al 1425 le famiglie Borgese e Caracciolo ne sono feudatarie e sono tra i dignitari che prendono parte alla “Congiura dei baroni”. Quando, nel 1444, Antonio Centelles riconquista la Calabria per il re Alfonso I, i capitani Grimaldi e Baldassino incendiano la città.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Nel 1479 viene acquistata per 80.000 ducati dal barone Aniello Arcomone ed ha una notevole parte nel successivo periodo delle guerre fra gli spagnoli ed i francesi per il predominio sul regno di Napoli. Il 21 aprile 1503, infatti, la battaglia di Gioja (passata alla storia come la seconda “battaglia di Seminara”) determinerà la vittoria di Ferdinando il Cattolico sul francese monsignor d'Aubigny.

Nel 1535, ancora un 21 aprile, si registra un'invasione di pirati che si scontrano con gli 80 soldati della locale guarnigione costiera del capitano Francesco Ruiz che erano riusciti ad avvistarli. Il viceré don Pedro de Toledo, quindi, dispone la costruzione (nel 1565) di nove torri di guardia lungo tutto il golfo dove, in ognuna di esse, vi avrebbero stazionato i Cavallari (guardie a cavallo) in comunicazione visiva tra loro. Ma, la domenica delle palme del 1568, vi è un nuovo sbarco di pirati con il rapimento di numerosi cittadini.

Il 10 marzo 1574 la città, per 280.000 ducati, diviene possedimento della famiglia Grimaldi (che la terrà in feudo fino al 1806).

La notte del 24 giugno 1625 Gioja viene assaltata dai corsari sbarcati da cinque galee. I Cavallari segnalano il pericolo, ma non vengono creduti. Nell'occasione si registrano 10 persone rapite che verranno successivamente riscattate. Un nuovo assalto di pirati si verifica il 20 giugno 1638, malgrado il vicario generale Giovan Tommaso Blanch avesse informato i sindaci delle terre di Rosarno e Gioja del pericolo imminente.

Nel 1653, in seguito alla riforma operata dal papa Innocenzo X, viene soppresso il convento basiliano.

La fine del secolo XVII e l'immediato inizio del XVIII vede realizzate le vecchie aspirazioni da Elisabetta Farnese a cui viene riconosciuto ed assegnato il Regno. Don Carlo, infatti, suo primogenito, nel suo viaggio per Palermo (dove verrà incoronato Re il 3 giugno 1735) viene ospitato a Gioja dal principe Gian Francesco Grimaldi.

Il 5 febbraio 1783 la città è interessata dal “Flagello della Calabria”, un terribile terremoto. Nel borgo “Piano delle Fosse” fuoriescono dal suolo enormi correnti di fango che in un attimo distruggono i granai e provocano la totale perdita del vino e dell'olio. Si registrano pure 18 morti (fra i quali 7 bambini) ed i danni ammontano a 100.000 ducati.

È protagonista nell'impresa dei Sanfedisti in Calabria ove il cardinale Ruffo è presente il 21 febbraio 1799 allorquando l'uditore Angelo di Fiore chiede, da Gioja, a Francesco Prestia e Antonio Romano in Mileto di procurare alloggi necessari per 10.000 persone.

Appena tre anni dopo si registrano nuovi invasioni di algerini e tunisini ma costoro fanno naufragio e vengono catturati. Nel 1805 Napoleone, accusando i Borbone di tramare contro di lui, pone termine alla dinastia. Ma nel 1807 la propaganda borbonica è particolarmente attiva tanto che, sui muri cittadini, appaiono i manifesti per incitare la gente alla rivolta. Viene distaccato così il IV reggimento di linea al comando del generale Gallone.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Riconquistato il Regno, nel 1814, i Borbone aprono Gioja ai commerci con Napoli istituendo poi un regolare servizio marittimo nel 1844 e facilitando l'arrivo di moltissimi amalfitani che diverranno la spina dorsale del commercio cittadino. Ma anche dei Borbone la popolazione è stanca e comincia a manifestare sempre più apertamente per la causa italiana. I patrioti gioiesi Francesco Gullace e Carmelo Silipigni vengono catturati nel 1848 e condannati al confino. Il 24 agosto 1860 Garibaldi conquista la città anche se deve contrastare le ormai esauste armate borboniche. Il 17 marzo 1861 viene proclamato il regno d'Italia. Due anni più tardi, il 26 marzo, viene concesso a Gioja di fregiarsi dell'appellativo “Tauro”.

Gli impianti industriali sorti subito dopo l'Unità (1864), le migliorate condizioni economiche generali, l'imminente arrivo della ferrovia (1887) portano il Comune a proporre, nel 1874, a quello di Rosarno la costruzione di un porto. Gli amministratori rosarnesi, malcelando l'invidia per il ricco commercio gioiese, rispondono negativamente ben due anni dopo. Ma ormai il dado è tratto. Viene decisa (1911-1924) anche la costruzione di due linee ferroviarie a scartamento ridotto (le odierne Ferrovie della Calabria).

Pagine gloriose le scrivono i combattenti gioiesi nella guerra italo-turca, nella prima guerra mondiale, nella guerra d'Africa, nella guerra di Spagna e nella seconda guerra mondiale. Quest'ultima guerra recherà gravi lutti alla popolazione che subisce ben tre bombardamenti (1943).

Ma altrettanti pagine gloriose le scrive la marineria gioiese facendo registrare negli anni cinquanta un imponente traffico marittimo che portano la città ad emergere nel meridione d'Italia per il dinamismo commerciale. Fioriscono così molte industrie ed opifici.

Nei successivi anni settanta, in seguito anche ad un'imponente rivolta di popolo passata alla storia come i "moti di Reggio" viene deciso di costruire un gigantesco porto al servizio di un fantomatico V centro siderurgico (che non verrà mai costruito). Il porto, aperto al traffico dal 25 luglio 1991, è oggi utilizzato soprattutto come terminal containers ed è divenuto in pochissimo tempo il primo porto italiano e del Mediterraneo tanto che alla città è stato dato il nome di “Porta dell'Europa”[senza fonte].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di Gioia Tauro.

Alle 17.10 del 22 luglio 1970 il treno direttissimo Palermo - Torino venne fatto deragliare da un ordigno esplosivo nei pressi della città, in uno degli attentati correlati ai Moti di Reggio.

Nel 1991 e nel 2008 il comune viene sciolto per 'Ndrangheta.[4]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Metauros, anfora a figure nere con cavaliere e cane di produzione calcidese. Seconda metà del VI secolo a.C. (Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale)[senza fonte]
Metauros, skyphos di produzione calcidese. Seconda metà del VI secolo a.C. (Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale)[senza fonte]

Dell'antica Metauros si è presunta l'acropoli e sono stati scoperti i ruderi di una casa romana del II secolo d.C. come pure quelli di un tempio greco, di un acroterio rappresentante un gruppo equestre fittile databile 490-480 a.C., di alcuni skyphos calcidesi nonché numerose monete, anfore, coppe, lucerne, vasi corinzi, ionici, attici e romani. Di grande rilievo è stata la scoperta della necropoli durante le campagne di scavi: 1850 tombe, la più vasta del meridione d'Italia. Pochi i monumenti antichi visibili: il borgo medievale "Piano delle Fosse" ove spiccano il Palazzo Municipale, il Palazzo Baldari (oggi biblioteca/mediateca e centro conferenze), il Palazzo della Principessa di Gerace (oggi Tripodi), la Chiesa-Cattedrale di Sant'Antonio e la prima e minuscola chiesa del borgo del sec. XI; in piazza Municipio v'è la tipica fontana settecentesca detta 'U tri canali; in piazza Duomo spicca la figura neoclassica della chiesa matrice (il Duomo, appunto) al cui interno vi sono pregevoli opere d'arte dell'Ottocento e recenti vetrate artistiche policrome; i palazzi (sec. XVII-XVIII) di via del Commercio, di via Roma e lungo la Piazza dell'Incontro (pal. Maurigoffe, 1786).

Borgo di Geolja: il "Piano delle Fosse", l'antico centro storico[modifica | modifica sorgente]

Il borgo è il centro storico di Gioia. La sua storia è la storia del territorio della Piana del Tauro; è la storia di una condizione umana e sociale. Ad un osservatore, che si pone sull'Aspromonte, il territorio della Piana appare come un mare di verde intenso e fitto, che scende da 500 m. di altitudine fino al mare Tirreno. Il mare di Gioia, per la felice posizione geografica naturale, fu sempre sbocco di imbarco e sbarco di merci. Infatti, sono stati trovati alla foce del fiume Metauros, ancoraggi, anfore e altri utensili che testimoniano, come nel passato, fin dal periodo neolitico, esistessero rapporti commerciali con le Isole Eolie e con le coste dei paesi che si affacciavano sul Mediterraneo.

Gioia ha origini nobili, nasce dall'antica METAURIA, una città fondata dai greci Calcidesi nel VI sec. a.C. e successivamente fu colonia Greco-Locrese. La località fu ambita dai Greci, non solo perché si prestava alla costruzione del Porto e presentava un ricchissimo e fertilissimo entroterra agricolo, ma anche perché rappresentava uno sbocco nel mare Tirreno. 

I Greci Locresi vissero in contrasto con le altre colonie Greche, specie con Zancle e Reggio che pretendevano un forte pedaggio per l’attraversamento dello Stretto di Messina, al fine di immettersi nel mar Tirreno e studiarono un percorso più breve, attraversando il monte Zomaro, cioè tagliando la Calabria trasversalmente, così come l’attualissimo percorso della nuova superstrada Jonio Tirreno, rivitalizzando l’antica Metauria.

Le vestigia di questa città furono visibili fino al 1500. Della necropoli, invece, venuta alla luce nella campagna di scavi del 1960, dopo i prelievi dei corredi funerari di altissimo pregio, oggi esposti nel museo Archeologico di RC, le tombe sono state distrutte. Il tollerato abusivismo edilizio, ha devastato e continua a devastare ancora oggi, la fascia archeologica che va dal centro di Gioia fino alle sponde del fiume Metauros e dal centro di Gioia fino al fiume Mesima.

« Vedrai ciò che prima desiderasti. A Metauria si tiene un mercato annuo. L'agro è fertile. Il mare pescoso. »
(Lucilio, III libro delle satire)

Ma della Piana descritta da Lucilio, nel periodo romano restò ben poco. A causa del disboscamento sconsiderato, che i Romani produssero, e che può considerarsi il 1° squilibrio ecologico, il territorio della piana subì dissesti idro-geologici di enorme gravità che culminarono poi, nelle grandi endemie di malaria. Fu a causa delle alluvioni che le popolazioni rivierasche si rifugiarono verso le zone collinari interne, ma fu anche a causa dei terremoti e maremoti che l’entroterra si popolo. 

Il territorio della piana del Tauro, nonostante i disastri tornò sempre ad essere lussureggiante. Le culture arboree si estendono, ancor oggi, su 43.606 ettari e gli uliveti su 61.107 ettari. Insomma, nella Piana si contano ancora 5 milioni di piante di olivo, di cui molte risalgono a 400 anni di età. Nel territorio esisteva ed esiste il più grande agglomerato di culture olivicole del mondo. Naturalmente sono stati gli ulivi che hanno fatto la storia economica del territorio.

In seguito a queste vicende, nonostante la malaria mietesse vittime, restarono sul posto alcuni abitanti. Si parla di 5 fuochi = 22 abitanti (così attesta un documento del 1276). Furono questi pochissimi abitanti, che nel 950 d.C., fondarono il borgo di Geolja (attuale centro storico di Gioia).

Il borgo nacque, naturalmente, in zona più elevata e più asciutta, una testa di crinale, a 1 Km dal mare, sollevata dal basamento circa 30 m, zona sopraelevata ma poco discosta dalla vecchia Metauria. Il terreno era recintato su 3 lati da un dirupo e ad Est da un fossato. Era un agglomerato di pagliai e di case baraccate e qualche magazzino per la custodia dei prodotti agricoli.

Il borgo faceva parte della Contea di Terranova del feudo dei principi Normanni, feudo che si estendeva dallo Jonio al Tirreno e quindi seguì le sorti del feudo. Fu casale del Principato, fu casale del Ducato, fu casale del Marchesato, fu casale della Contea ( man mano che il feudo venne frazionato per motivi di dissesti o di eredità). 

Con la vittoria degli spagnoli sui francesi, in una battaglia che si svolse duramente sul fiume Metauros, nel 1503, Carlo V donò il feudo, allora marchesato, all'eroe protagonista della battaglia, Gran Capitano Consalvo De Cordova. Dagli eredi De Cordova fu venduto ai De Marinis di Genova, i cui eredi successivamente lo vendettero all’asta ai Grimaldi di Genova (1564 - 1754). L’ultima dei Grimaldi sposò un Serra di Napoli della dinastia dei Serra Cardinale investiti duchi da Alfonso II d’Aragona nel 1621. Estinti i Grimaldi, il feudo di Gerace Terranova, Gioia, passò alla famiglia Serra. La figlia di Livio Serra (1892) sposò il Barone Musco.

Quasi sempre le terre furono destinate in dote alle figlie femmine che sposarono nobili romani, napoletani, o pugliesi. I maschi non vissero quasi mai in Calabria (tranne che per le visite saltuarie nei periodi del raccolto), perché obbligati dai regnanti a vivere a Napoli, vicini alla corte e li costruirono i loro palazzi gentilizi, e li consumarono e spesso dissolsero il loro patrimonio perché costretti a mantenere un lussuoso appannaggio. Capitò spesso nelle famiglie la mancanza di eredi maschi; così le lussureggianti terre calabresi finirono ad eredi collateralicon conseguente frazionamento.

Intanto la Sicilia era in mano ai Musulmani e la costa del basso Tirreno, in particolare il golfo di Sinus Bruttius (l’attuale Golfo di Gioia) era invasa da pirati provenienti dalle coste africane orientali e occidentali. Questi con le loro periodiche scorrerie, già note ai tempi dei romani, depredavano gli abitanti, trucidavano, devastavano e portavano via donne e bambini per venderli come schiavi.

Le incursioni barbaresche continuarono fino al 1827 (tempi abbastanza recenti).

Nel 1500 il governo spagnolo fortificò il Borgo di Gioia, su tre lati con Bastioni e mura di cinta e ad Est con ponte levatoio.

Il Borgo divenuto cittadella fortificata fu dotato di 4 Torri di avvistamento (in quel periodo la popolazione raggiunse i 1600 abitanti). Naturalmente si presume che, secondo il costume dell’epoca, per la costruzione dei bastioni della cittadella, siano stati utilizzati i materiali che si trovavano sul posto, cioè le ultime vestigia dell’antica Metauria.

Ma le incursioni barbaresche continuarono con scadenza biennale e in coincidenza con la produzione olearia anch’essa biennale. ll Borgo, intanto, ancora una volta divenuto polo di accentramento della produzione agricola non solo della Piana ma di tutta la zona tirrenica, tentava di sopravvivere, difendendo i raccolti e per custodirli furono create delle fosse nel sottosuolo per i cereali e per la conservazione dell’olio. Da qui la denominazione del Borgo volgarmente "chianu d’i fossi" (Piano delle fosse).

Dai documenti emergono le date delle incursioni ed alcuni nomi dei prigionieri; sono degli schiavi riscattati a suon di ducati d’oro. 

La procedura per il riscatto veniva condotta da una organizzazione napoletana: la Santa casa della Redenzione dei cattivi di Napoli. Questa organizzazione trattava l’entità del riscatto a nome delle famiglie dei prigionieri che versavano alla stessa una percentuale per il servizio. L’ organizzazione curava la liberazione degli schiavi ed il trasporto per ricondurli alla loro terra d’origine, tramite i mercanti napoletani.

Risulta che a Geolja, le trattative di riscatto, per taluni prigionieri, durarono decine d’anni.

Dell’antica Geolja resta autentica, ancora oggi, la struttura urbanistica della Cittadella fortificata, con la via Tauro e la via Roma, assi longitudinali più antichi, dove convergono tutti gli assi urbani (vicoli e vicoletti) ed edifici (magazzini e case) dei tessuti circostanti.

La zona di Piazza Silipigni (detta Chianu d’i fossi), sarà stata sempre il polo fondamentale dell’organismo urbano, perché non solo vi si affacciava il più importante Edificio Pubblico, la Chiesa, ma vi convergevano tutte le stradine.[5]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Località Festeggiamenti
Duomo consacrato a Sant'Ippolito Centro 13 agosto
Chiesa di Sant'Antonio Piano delle Fosse 13 giugno
Chiesa di Maria SS. di Porto Salvo Quartiere Marina 8 settembre
Chiesa dell'Immacolata Quartiere Stazione 8 dicembre
Chiesa di San Francesco di Paola Quartiere Monacelli 2 aprile
Chiesa della Sacra Famiglia Quartiere Eranova
Chiesa di San Gaetano Catanoso SS. 111 20 settembre

Altro[modifica | modifica sorgente]

  • il borgo medievale (sec. X) denominato “Piano delle Fosse” con la coeva chiesetta di piazza Carmelo Silipigni;
  • la torre di don Giacomo (sec. XV);
  • la chiesa di Sant'Antonio, allora chiesa parrocchiale, risalente al XVII secolo, subì gravissimi danni alle navate esterne (che furono demolite) a causa del terremoto del 7 marzo 1928. Venne ricostruita solo la navata centrale e la nuova chiesa venne consacrata e dedicata a S. Antonio di Padova il 4 aprile 1930. L'orologio, che sormontava il campanile, venne spostato sul frontone dell'attuale palazzo di città ove è in bella mostra sulla piazza G. Matteotti.
  • la fontana artistica 'U tri canali (sec. XVII);
  • il palazzo Maurigoffe (1786) che si affaccia su Piazza dell'Incontro;
  • il palazzo Sant'Ippolito (sec. XVIII), sede di rappresentanza municipale;
  • il palazzo della Principessa di Gerace (sec. XVIII), oggi palazzo Tripodi;
  • il palazzo Baldari (sec. XVIII), oggi biblioteca-mediateca, centro conferenze e sede del museo archeologico "Metauros";
  • il neoclassico Duomo (1933), consacrato a Sant'Ippolito, al cui interno vi sono pregevoli opere d'arte dell'Ottocento;
  • i palazzi (sec. XVII-XVIII) lungo l'antica via del Commercio, oggi via Roma (il tratto iniziale) e via G. Lomoro (il tratto finale fino alla moderna rotatoria del Quadrivio Sbaglia).

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Gioia Tauro, come molti paesi della Calabria, è afflitta dal problema della 'Ndrangheta. Due volte il comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, nel 1991 e poi nel 2008[4].

Le 'ndrine di Gioia Tauro, i Piromalli ed i Molè, influiscono anche sulle varie attività economiche del paese taglieggiando le imprese e controllando il porto di Gioia Tauro e gestendo gli appalti come quello per l'ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Gioia Tauro[modifica | modifica sorgente]

Cittadini onorari

Media e televisione[modifica | modifica sorgente]

Quotidiano
Quotidiani
Rivista
Riviste
Televisore
Televisione
  • Cronaca Ieri, Oggi e Domani
  • Sigma Tv (canale 656 del digitale terrestre)

In passato nella città di Gioia Tauro sono state attive molte radio private, tra le quali va citate "Amica Radio", "Radio Golfo" e alcune emittenti tv come "Telecalabria 1" che è stata la prima emittente ripetitrice di Canale 5 in Calabria, "Tv Esse" e "Tele Blu".

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Porti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porto di Gioia Tauro.
Porto di Gioia Tauro

Gioia Tauro è il porto italiano che movimenta più merci in container, prima di Genova e La Spezia; occupa il terzo posto in Europa nella classifica dei porti contenitori (dopo Rotterdam ed Amburgo) ed il primo nel Mediterraneo.

Il porto di Gioia Tauro, con i suoi 3.500.000 Teu imbarcati e sbarcati nel 2008, rappresenta da solo più di un terzo dell'intero traffico nazionale ed è specializzato nel transhipment, per cui ha sostituito Malta come nodo di distribuzione dei traffici in partenza dal Nord America e dall'Estremo Oriente verso il Mediterraneo centrale ed orientale ed è in grado di svolgere un ruolo di rilancio dell'economia meridionale.

Nonostante la sua relativa giovinezza, il porto di Gioia Tauro, hub a vocazione di puro transhipment, continua ad espandere la propria attività. Il Medcenter Terminal Container (MCT) è - ad oggi - l'unica infrastruttura di riferimento per lo smistamento container in esso operante.

Vi lavorano direttamente 1030 dipendenti e 1800 sono i lavoratori dell'indotto. La superficie destinata alla lavorazione dei container è pari a 1,5 milioni di metri quadrati.

I lavori per la costruzione di questa enorme struttura portuale, collocata perfettamente al centro del Mediterraneo, iniziarono nel lontano 1975 e durarono circa dieci anni. L'idea originaria era quella di farla diventare un terminal di supporto al mai costruito V centro siderurgico e successivamente, sfumata "l'idea" della industrializzazione dell'area circostante (il famoso "pacchetto Colombo"), si pensò di utilizzarla come terminal di supporto alla centrale a carbone dell'Enel i cui lavori si sarebbero arenati a seguito di un'inchiesta della magistratura.

Nel 1993 bastò un semplice sorvolo all'armatore genovese Angelo Ravano per intuire che il porto di Gioia Tauro poteva essere utilizzato come hub di transhipment: il passaggio di contaniner dalle grandi navi transoceaniche alle navi di più modeste dimensioni per la distribuzione nel corto raggio.

Dal 13 settembre 1995, data del primo ingresso della nave CMBT Concord, è stato un susseguirsi di successi che ha permesso al porto di Gioia Tauro di scalare fulmineamente la classifica dei porti europei e mondiali fino a consolidarsi attualmente come il più grande scalo terminal del Mediterraneo per la movimentazione di container.

Ferrovia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi stazione di Gioia Tauro.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 9 giugno 1996 Aldo Alessio Partito Democratico della Sinistra Sindaco
9 giugno 1996 12 maggio 1997 Oreste Iovino Commissario prefettizio
12 maggio 1997 27 maggio 2001 Aldo Alessio Democratici di Sinistra Sindaco
27 maggio 2001 22 aprile 2008 Giorgio Dal Torrione Centro Cristiano Democratico poi UDC Sindaco
22 aprile 2008 12 aprile 2010 Mario Fasano
Domenico Galati
Gerardo Bisogno
Commissari prefettizi [12]
12 aprile 2010 in carica Renato Bellofiore Partito Democratico Sindaco

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Tennis[modifica | modifica sorgente]

  • Circolo tennis Gioia 1974

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile anno 2013.. URL consultato il 18-3-2014.
  2. ^ Giovanni Aliberti, Economia e società a Napoli dal Settecento al Novecento, Editori Meridionali Riuniti, 1974
  3. ^ Vittorio Daniele, Ritardo e crescita in Calabria: un'analisi economica, ed. Rubbettino, 2005
  4. ^ a b Sciolto Consiglio comunale di Gioia Tauro
  5. ^ Franca Balsamo De Luca - Geolja - Pubblicazione patrocinata dal comune di GioiaTauro - Assessorati: Pubblica Istruzione, Commercio e Turismo - altre Fonti: P.Moretto-Calabria Medievale, G.Cataldi-Il territorio della piana di Gioija, R.Liberti-Gioia Tauro, De Salvo-Metauria e Tauriana, G.Valente-Le torri costiere della Calabria, Barrio-Calabria nel 1500, Riggio-Schiavi calabresi in Tunisia Barbaresca, De Salvo-Studi storici su Seminara, Palmi, Gioja, G.Pangallo-I casali di Terranova, G.Cingari-Storia della Calabria antica, Domestico-Magna Grecia in Calabria
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Sito Arcadja
  8. ^ Sito LUISS di Roma
  9. ^ Estratto dal volume "Gioia Tauro, storia, cultura, economia; ed. Rubbettino 2004"
  10. ^ Biografia ufficiale
  11. ^ Sito ufficiale di Filippo Marino
  12. ^ Conisglio Comunale sciolto per infiltrazioni mafiose [1].
  13. ^ Circondario di Palmi sul sito della provincia. URL consultato il 27-04-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio De Salvo, Notizie storiche e topografiche intorno a Metauria e Tauriana, ed. De Angelis, 1886;
  • Antonio De Salvo, Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro, ed. Lopresti, 1889;
  • Rocco Liberti, Gioia Tauro spigolature storiche, ed. Barbaro, 1963;
  • Antonio Orso, Gioia Tauro, ed. Barbaro, 1977;
  • Rocco Liberti, Gli antichi casali scomparsi di Terranova, ed. Barbaro, 1980;
  • Pietro P. Vissicchio, Gioja Tauro - Vicende storiche cittadine da Metauros ad oggi, ed. Ausonia, 1995;
  • AA.VV., Gioia Tauro - storia, cultura, economia, ed. Rubbettino, 2004;
  • Vittorio Savoia, Vita religiosa a Gioia Tauro, ed. Barbaro, 2005.
  • Franca Balsamo De Luca, Geolja, ed. Virgiglio, 1995

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]