Fabrizia

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Fabrizia
comune
Fabrizia – Stemma
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Vibo Valentia-Stemma.png Vibo Valentia
Sindaco Antonio Salvatore Minniti (Ramoscello d'ulivo) dal 28/11/2011
Territorio
Coordinate 38°29′17.16″N 16°18′06.48″E / 38.4881°N 16.3018°E38.4881; 16.3018 (Fabrizia)Coordinate: 38°29′17.16″N 16°18′06.48″E / 38.4881°N 16.3018°E38.4881; 16.3018 (Fabrizia)
Altitudine 947 m s.l.m.
Superficie 38,78 km²
Abitanti 2 314[1] (30-11-2012)
Densità 59,67 ab./km²
Comuni confinanti Acquaro, Arena, Galatro (RC), Grotteria (RC), Martone (RC), Mongiana, Nardodipace, San Pietro di Caridà (RC)
Altre informazioni
Cod. postale 89823
Prefisso 0963
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 102010
Cod. catastale D453
Targa VV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona E, 2 738 GG[2]
Nome abitanti fabriziesi
Patrono sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Fabrizia
Posizione del comune di Fabrizia nella provincia di Vibo Valentia
Posizione del comune di Fabrizia nella provincia di Vibo Valentia
Sito istituzionale

Fabrizia è un comune di 2.314 abitanti della provincia di Vibo Valentia.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fabrizia è un piccolo borgo sorto dalla trasmigrazione delle genti di Castelvetere e di Roccella. Fu fondata come comune autonomo nel 1591, tratta dal casale del principe di Roccella Fabrizio Carafa, che vi eresse la sua dimora estiva ed impose il proprio nome al luogo. Il castello esistente ancor oggi, rappresento "il fulcro di tutte le attivita" del feudo per lungo tempo. La famiglia Carafa dimostrò il suo legame al borgo facendo costruire vicino alla già esistente chiesa del SS.Sacramento (1737), la cappella del Rosario, che dalla sua consacrazione avvenuta nel 1742 fu proclamata d`esclusivo patronato dei Carafa.

Secondo il "catasto onciario " o "catasto Carolino" (1746) la località annoverava un'elevata quantità d´artigiani e mestieranti vari tra cui: fabbri, sarti, mastri d'ascia, muratori, casari, custode di neve, chianchieri, massari e braccianti. Sugli argini della fiumara "Allaro" v'erano numerosi mulini per la macina e diverse fornaci per la realizzazione di manufatti in argilla.

All'inizio del Ottocento, il trasferimento del casato a Napoli coincise, insieme al rovinoso terremoto del 1783, con un lento ma inesorabile declino dei possedimenti del principato. A causa del devastante terremoto, l'intero territorio accusò un forte regresso economico, dal quale si riprese solo con l'avvento del dominio Francese; la ripresa ebbe come forte traino la presenza sul territorio delle Regie Ferriere, costruite durante il dominio borbonico e potenziate dai francesi.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Edifici religiosi:

  • Chiesa di Sant'Antonio da Padova;
  • Chiesa del Rosario;
  • Chiesa del Carmine.

Edifici civili:

  • Palazzo della Cavalera;
  • Palazzo Capria;
  • Palazzo Mamone.

Feste[modifica | modifica sorgente]

  • la Tridicina: Rito in devozione di Sant'Antonio
  • Li Raxatiadi
  • Li virginiadi

Tradizioni popolari[modifica | modifica sorgente]

Li cuzzupi di li ziti[modifica | modifica sorgente]

Tradizione particolarmente interessante e che desta molta curiosità è quella di “li cuzzupi di li ziti” (biscotti dei fidanzati) o “cuzzupi di Pasqua”. Anche questo rito, come qualcuno dei precedenti, deriva da credenze pagane; “la cuzzupa” è un dolce tipico che viene preparato in occasione delle feste pasquali. Il dolce, ancor oggi fatto in casa, nella tradizione contadina, veniva preparato dalla madre “di lu zitu” (il fidanzato), aveva di solito la forma di due cuori intrecciati e veniva donato alla “zita” (fidanzata), quale gesto d’amore e fedeltà; a volte ciò avveniva come richiesta di fidanzamento ed il restituirne una parte allo spasimante voleva significare l’aver accettato la proposta. Oggi il gesto della “cuzzupa” si effettua molto di rado ed è una delle tradizioni che purtroppo si sta perdendo, rimane in ogni modo vivo e ricco di significati, che le generazioni cosiddette moderne non hanno saputo comprendere e apprezzare come semplice messaggio d’amore.

Rito di Lu majiu[modifica | modifica sorgente]

Legato ad un'insolita credenza, è il rito “di lu majiu” (il “maggio”): consiste nel porre all’esterno delle porte d'ingresso delle case, un ramoscello di faggio fiorito. Tale gesto si compie ogni anno puntualmente il 1º maggio ed è di buon augurio per l’avvento della bella stagione che nelle nostre montagne arriva proprio in questo periodo. La stranezza di tale rito è dovuta al fatto di credere che se non si pone il ramoscello di faggio alla porta non “arviscia”, cioè non si vedrà l’alba del giorno successivo.

Rito della strhina[modifica | modifica sorgente]

Un altro caratteristico rito è quello della “strhina” (la strenna). Esso riguarda i bambini che, il giorno di Natale e di Capodanno, vanno dai parenti più anziani per ricevere in regalo dei soldi. Un tempo era in uso che la madre preparasse “lu gurzidhu” (un sacchetto di panno che si legava con del filo di lana attorno al collo), nel quale i parenti più anziani ponevano delle monete in regalo. Assai particolare è l’usanza denominata “Lu vattisimu di li tiampi”. Essa è una tradizione tipicamente contadina ma che viene perpetrata anche da chi contadino non è. La leggenda vuole che la notte dell’Epifania (la notte tra il 5 e il 6 gennaio), a mezzanotte, ci si affacci per vedere da quale parte spira il vento; quella sarà la direzione per la maggior parte dell’anno.

Questo rito aiutava molto i contadini che, in base a “cu ci restau” (quale era la direzione del vento), avrebbero regolato i tempi della semina e degli altri lavori in campagna (non essendoci le previsioni meteorologiche). Un altro rito molto caratteristico è la “Riacita di Carnilevari”. Oggi, come un tempo, nei giorni del Carnevale, è in uso il proporre recite dialettali che spesso narrano di fatti e vicende accadute in paese. Una volta queste rappresentazioni mettevano alla berlina personaggi di spicco, spesso politici, della comunità o narravano la cronaca dei fatti salienti e pittoreschi accaduti durante l’anno (litigi, affari, corna, etc.).

Ora, soprattutto a causa della scarsa ironia, queste rappresentazioni non vengono più proposte, ci si limita a mettere in scena solo i personaggi inerenti al Carnevale.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Scioglimento Consiglio comunale[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009 il Consiglio comunale di Fabrizia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose con decreto del presidente della Repubblica (d.lgs. 267/2000 art. 143), secondo le indagini la 'Ndrangheta ha inquinato l'ente minando il buon andamento, l'imparzialità e la trasparenza dell'attività amministrativa grazie anche ai collegamenti diretti e indiretti di alcuni amministratori locali e alcuni dipendenti comunali con soggetti mafiosi, il tutto a danno del bene comune sotto l'aspetto sociale-culturale-economico[4]; la gestione commissariale è durata fino al novembre 2011.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ http://www.autonomiecalabria.it/lac/wp-content/uploads/2011/06/fabrizia.pdf

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]