Monterosso Calabro

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Monterosso Calabro
comune
Monterosso Calabro – Stemma Monterosso Calabro – Bandiera
Monterosso Calabro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Vibo Valentia-Stemma.png Vibo Valentia
Amministrazione
Sindaco Ercole Massara (Con Massara per Monterosso) dal 29/03/2010
Territorio
Coordinate 38°43′00″N 16°17′00″E / 38.716667°N 16.283333°E38.716667; 16.283333 (Monterosso Calabro)Coordinate: 38°43′00″N 16°17′00″E / 38.716667°N 16.283333°E38.716667; 16.283333 (Monterosso Calabro)
Altitudine 310 m s.l.m.
Superficie 18 km²
Abitanti 1 775[1] (30-11-2012)
Densità 98,61 ab./km²
Comuni confinanti Capistrano, Maierato, Polia, San Vito sullo Ionio (CZ)
Altre informazioni
Cod. postale 89819

(precedentemente 88020)

Prefisso 0963
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 102023
Cod. catastale F607
Targa VV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona C, 1 311 GG[2]
Nome abitanti monterossini
Patrono San Nicola
Giorno festivo Madonna del Soccorso

prima domenica di luglio

Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Monterosso Calabro
Posizione del comune di Monterosso Calabro nella provincia di Vibo Valentia
Posizione del comune di Monterosso Calabro nella provincia di Vibo Valentia
Sito istituzionale
Panorama notturno
Ruderi Chiesa dell'Addolorata (Condolima)

Monterosso Calabro è un comune italiano di 1.775 abitanti in provincia di Vibo Valentia. Il territorio si estende da un'altezza di 25 m. fino a circa 1000 m. sul livello del mare. Fa parte della Comunità montana Serre Calabre.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Panorama notturno
Lago Angitola e Golfo di Sant'Eufemia visti da Monterosso Calabro

È posto nelle Serre Calabresi alle pendici del monte Coppari (951 m s.l.m.); la parte storica del paese si estende su una collina, la zona residenziale e moderna ai piedi del monte.

Nel territorio di Monterosso Calabro ricade una gran parte del Lago Angitola, bacino artificiale creato da una diga di sbarramento dell'omonimo fiume. L'area è oasi protetta del WWF e dà ospitalità a molte particolari specie arboree (Salice bianco, Pino d'Aleppo, Ontano nero) e faunistiche (Gorgiera marrone, Falco pescatore, anatre e aironi).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Processione Madonna del Soccorso
Processione Madonna del Soccorso (particolare)

Non si hanno notizie certe sulla fondazione del villaggio. A quanto sembra, tuttavia, già in epoca normanna (XI-XII sec.) esisteva la torre di avvistamento, nota come Rocca Capana (questo fu secondo alcuni il primo nome del borgo). Il nome "Monterosso" si dovrebbe, tuttavia, al particolare riflesso rossastro che assume la collina durante le ore che precedono il tramonto del sole (Mons Ruber).

Facente parte del feudo di Castelmonardo, appartenne ai Ruffo di Calabria Conti di Catanzaro e, dopo due brevi periodi di autonomia da feudatario nel corso del ’400, entrò in possesso del milanese Antonio Trezze (o delle Trezze). Da questi il feudo di Castelmonardo (con i casali tra cui Monterosso) passò a suo figlio Giovan Francesco e poi al figlio di quest’ultimo Antonio che fu l’ultimo Delle Trezze a detenere Castelmonardo in quanto ne fu spodestato per ribellione. Dopo un breve periodo, durante il quale la baronia fu tenuta dal barone di Briatico Ferrante Bisbal, venne definitivamente in possesso dei Pignatelli di Monteleone (1534) che la tennero fino all’eversione della feudalità. Nel 1544 il paese venne gravemente danneggiato dal terremoto. Durante XVII sec., si diffuse la lavorazione della seta e del lino e venne costruita una filanda di cui rimangono pochi avanzi. Il secolo del barocco fu anche segnato da un susseguirsi catastrofico di calamità naturali; diversi e devastanti furono i sommovimenti tellurici. Nel 1620 fu investito da una gelata di grandi proporzioni. Secondo un aneddoto, una pariglia di 20 buoi riuscì ad attraversare il fiume Angitola completamente ghiacciato. Nell’estate del 1625 fu la volta di una terribile siccità, che compromise il raccolto. Il terremoto del 1783 rase al suolo tutte le case di Monterosso; la chiesa dell’Addolorata, i conventi dei camaldolesi e quello dei carmelitani furono distrutti. Le suore del Carmelo riuscirono a sfuggire al forte sisma rifugiandosi nel chiostro, rimasto illeso. Il paese venne ricostruito grazie all’impegno del Duca Pignatelli e ai contributi della Cassa sacra, organo straordinario istituito dai Borbone dopo il terremoto con il compito di requisire i beni della Chiesa di tutta la Calabria Ulteriore e di rivenderli ai privati.

L’ordinamento amministrativo disposto dal generale Championnet nel 1799, lo incluse nel Cantone di Monteleone. Ma durò poco in quanto i sanfedisti, guidati dal Cardinale Ruffo, furono accolti in pompa magna dal clero e dagli abitanti di Monterosso.

La legge promulgata dai francesi il 19 gennaio 1807 ne faceva un Luogo nel Governo di Filadelfia. Con il riordino del 4 maggio 1811divenne Capo di Circondario comprendente i Comuni di Filadelfia, Francavilla Angitola, Polia, Capistrano, San Nicola da Crissa e Vallelonga.

Durante i moti Risorgimentali massiccia fu l’adesione dei monterossini alla causa unitaria.

Assunse l'attuale denominazione di "Monterosso Calabro" nel 1863 con il riassetto amministrativo intervenuto in seguito all'Unità d'Italia.

Agli inizi del XX secolo, il terremoto dell’8 settembre 1905 causò molti danni: crollarono il campanile della chiesa del Santissimo Sacramento e le chiese dedicate alla Madonna del Soccorso e all’Addolorata. Esattamente vent’anni dopo un altro sisma colpì il borgo.

Nel 1939 la "Società Talco e Grafite Val Chisone" di Pinerolo impiantò le strutture per lo sfruttamento delle miniere di grafite e bauxite impiegando centinaia di minatori locali che ogni mattina si recavano a lavoro con le biciclette Frejus fornite dalla ditta. Il 31 ottobre 1948 la Società Val Chisone interruppe l'attività estrattiva. Ancora visibile oggi il vecchio deposito di grafite.

Nel 1992 è tra i 50 comuni che passano dalla provincia di Catanzaro alla neoistituita provincia di Vibo Valentia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Museo della Civiltà Contadina ed Artigiana della Calabria - Palazzo Aceti-Amoroso
  • Museo Multimediale delle Serre Calabresi
  • Chiesa di Maria del SS. Soccorso
  • Chiesa del SS. Rosario
  • Chiesa di Maria SS. del Carmelo
  • Ruderi Chiesa dell'Addolorata (Condolima)
  • Area di archeologia industriale ex Miniera
  • Palazzo Basile
  • Palazzo Massara
  • Palazzo Polia
  • Via dei Mulini e dei Frantoi ad acqua
  • Statua Bronzea al Milite Ignoto

Museo[modifica | modifica sorgente]

A Monterosso Calabro ha sede il "Museo della Civiltà Contadina ed Artigiana della Calabria", ospitato nel settecentesco palazzo Aceti-Amoroso. Fondato nel 1983 e gestito della Pro-Loco, espone nelle sue sale numerosi strumenti e attrezzi da lavoro legati alla vita agricola ed artigiana del piccolo centro oltre a diversi contributi che riprendono le tradizioni lavorative rurali ed artigianali di altre aree della Calabria. È suddiviso in sezioni tematiche: arte contadina, tessile, terracotta, legno, ferro e costume.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Persone legate a Monterosso Calabro[modifica | modifica sorgente]

  • Arnoldo Farina: nato a Monterosso Calabro nel 1924, ha fondato nel 1974 l'UNICEF Italia per la difesa dei diritti dei bambini e ne è stato presidente per anni. È morto a Roma nel 1998. A lui è dedicata una piazzetta nel centro cittadino.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

  • Sindaco: Avv. Ercole MASSARA (eletto il 29/03/2010)
  • Centralino Comune: 0963/325002

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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