Vibo Valentia

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Vibo Valentia
comune
Vibo Valentia – Stemma Vibo Valentia – Bandiera
Vibo Valentia – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Vibo Valentia-Stemma.png Vibo Valentia
Amministrazione
Sindaco Nicola D'Agostino (PdL) dal 12/04/2010
Territorio
Coordinate 38°40′31″N 16°05′45.24″E / 38.675278°N 16.0959°E38.675278; 16.0959 (Vibo Valentia)Coordinate: 38°40′31″N 16°05′45.24″E / 38.675278°N 16.0959°E38.675278; 16.0959 (Vibo Valentia)
Altitudine 476 m s.l.m.
Superficie 46,57 km²
Abitanti 33 609[1] (31-08-2013)
Densità 721,69 ab./km²
Frazioni Bivona, Longobardi, Piscopio, Porto Salvo, San Pietro, Stazione, Triparni, Vena Inferiore, Vena Media, Vena Superiore, Vibo Marina
Comuni confinanti Briatico, Cessaniti, Filandari, Francica, Mileto, Jonadi, Pizzo, San Gregorio d'Ippona, Sant'Onofrio, Stefanaconi
Altre informazioni
Cod. postale 89900
Prefisso 0963
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 102047
Cod. catastale F537
Targa VV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 1 586 GG[2]
Nome abitanti vibonesi
Patrono san Leoluca
Giorno festivo 1º marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vibo Valentia
Posizione del comune di Vibo Valentia nell'omonima provincia
Posizione del comune di Vibo Valentia nell'omonima provincia
Sito istituzionale
(LA)

« Ipsis autem Valentinis ex tam Illustri Nobilique Municipio [...] »

(IT)

« Ai delegati, poi, Valentini (di Vibo Valentia) uomini di così Illustre e Nobile Municipio [...] »

(Marco Tullio Cicerone, Verrine, Vv 16)

Vibo Valentia (IPA: [ˈvibovaˈlɛnʦja][3], pronuncia[?·info], già Monteleone di Calabria fino al 1928 e Monteleone, precedentemente all'unificazione d'Italia) è un comune italiano di 33 675 abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia in Calabria.

La provincia di Vibo è nata insieme a quella di Crotone nel giugno del 1992.

È il comune più popoloso della cosiddetta costa degli Dei o Costa bella. L'area urbana conta 87.245 abitanti[4].

La città di Vibo ha una storia lunga oltre 8.000 anni[5], è anche stata capoluogo della Calabria Ultra e tesoreria delle Calabrie (Ulteriore e Citeriore).

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Foto antica del fiume Mesima

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La posizione della città, adagiata sul pendio di un colle,[6] assume un'importanza strategica in ambito territoriale. Crocevia sin dai tempi dell'antica Grecia e dell'impero romano[7][8][9], domina sia l'hinterland, sia la catena montuosa delle Serre calabresi, sia la zona marittima con il suo porto e le stazioni turistiche. Servita da tutte le arterie di comunicazione, di cui ne è snodo, dall'autostrada A3 (Salerno-Reggio Calabria), alla linea ferroviaria, ai collegamenti con l'aeroporto internazionale poco distante, fino al porto del quartiere Vibo Marina.

La città di Vibo Valentia sorge su un grande terrazzamento collinare scistoso, l'altezza media è di 476 m s.l.m. ma raggiunge i 556 nella parte più alta e si trova sul livello del mare nella zona Marina. Le tre maggiori concentrazioni di attività industriali del comune sono presso la Località Aeroporto, presso Porto Salvo (adiacente Vibo Marina, grazie allo sfruttamento delle opportunità fornite dalla presenza del porto polifunzionale e dello scalo ferroviario), ed infine al confine con Maierato, mentre la zona commerciale è sita all'interno della città sulla collina, come anche la maggior concentrazione demografica.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il fiume più importante del territorio comunale è il Mesima, che nasce alle pendici del monte Mazzucolo (942 m) e sfocia nel mar Mediterraneo a nord di San Ferdinando, località tra Nicotera (VV) e Rosarno (RC). Gli confluiscono a sinistra il fiume Marepotamo, il fiume Metramo e il fiume Vena ed a destra il fosso Cinnarello e il torrente Mammella. Nel territorio comunale scorre alle spalle del castello normanno-svevo, all'interno dell'omonima vallata. La città presenta inoltre numerose fiumare, tra cui spiccano il Sant'Anna ed il Trainiti.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Vibo Valentia.

Il clima estivo in città non è mai veramente caldo, a stento supera i 30 gradi ma in compenso è umido ed afoso, situazione diversa sulla marina dove le temperature raggiungono anche i 35 gradi ma con un livello molto inferiore di umidità. Il clima è piacevole, mai troppo freddo e si concede spesso a giornate soleggiate che raggiungono anche i 20º. Le precipitazioni non sono molto frequenti, e in particolare le nevicate sono rare.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media dei mesi più freddi, gennaio e febbraio, si attesta a +12,2 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +26,3 °C.

Le precipitazioni medie annue si aggirano sui 550 mm e si distribuiscono mediamente in 73 giorni, con un prolungato minimo estivo ed un moderato picco tra l'autunno e l'inverno[10].

VIBO VALENTIA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12 12 15 17,9 22,4 26,1 28,8 29,6 26,8 23,0 18,8 15,6 13,2 18,4 28,2 22,9 20,7
T. min. mediaC) 4,5 5,0 7,0 10,0 16,1 19,8 22,3 23,0 20,5 17,3 14,0 11,5 7,0 11,0 21,7 17,3 14,3
Precipitazioni (mm) 64 68 54 47 23 15 15 22 37 61 68 86 218 124 52 166 560
Giorni di pioggia 10 9 8 7 3 2 2 3 4 7 8 10 29 18 7 19 73
Vento (direzione-m/s) SW
7,8
SW
8,2
SW
8,2
W
7,9
SW
6,6
SW
6,8
NW
7,7
NW
7,4
NW
6,8
SW
7,9
SW
8,7
SW
8,4
8,1 7,6 7,3 7,8 7,7

Classificazione climatica: zona D

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla preistoria all'epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Nomi nella storia

Nel corso della sua millenaria storia, Vibo Valentia ha avuto differenti nomi, che corrispondono all'evoluzione della città nelle epoche storiche:

  • Veip o Veipone, insediamento pre-ellenico;
  • Hipponion (forma paronomastica utilizzata dalle fonti letterarie, il nome realmente utilizzato dagli abitanti era Veiponion poi Eiponion per la caduta del digamma iniziale), nome della colonia greca;
  • Vibo Valentia in periodo romano;
  • Monteleone dal periodo svevo al fascismo.
Mura greche di Hipponion.

Al Neolitico, risalgono tracce di un'intensa frequentazione[7][8] dell'attuale Vibo Valentia (strumenti del Neolitico sono venuti alla luce durante lo scavo della Necropoli Occidentale di Hipponion, Orsi segnalava altri rinvenimenti relativi a questo periodo vicino i resti del tempio dorico in località Belvedere Telegrafo e nel tratto delle mura greche in località Trappeto Vecchio, il Topa ricorda vari ritrovamenti del Neolitico a Vibo, infine in recenti scavi presso via Romei sono emerse significative tracce di questo periodo). Tracce di occupazione nell'Età del Bronzo e del Ferro sono state ritrovate durante lo scavo della Necropoli Occidentale, dell'area sacra in località Scrimbia e nell'area sacra in via Romei. Il nome di questo primo insediamento indigeno doveva essere Veip o Veipone. A partire dalla seconda metà del VII secolo a.C., fu colonia greca con il nome di Hipponion, fondata da Locri Epizefiri. Alla fine del VI secolo a.C., la città sconfisse in battaglia Crotone con l'aiuto di Locri e Medma: la notizia è riportata su uno scudo con incisa una dedica ritrovato ad Olimpia[11][12], è da sottolineare che Hipponion ricopre il primo posto sull'incisione di certo per la principalità avuta nello scontro. Inizialmente si era supposto che lo scudo fosse un trofeo della battaglia della Sagra, ma la differente collocazione cronologica di questo evento rispetto alla datazione dello scudo e il fatto che le fonti non riportino Hipponion e Medma nella battaglia della Sagra, mentre nella dedica Hipponion occupa il ruolo principale, ha fatto cadere tale teoria. Lo scudo infatti è della fine del VI secolo a.C.[12], sembra riferibile piuttosto a una battaglia non ricordata dalle fonti, inquadrabile probabilmente in un periodo di poco successivo allo scontro fra Sibari e Crotone, avvenuto nel 510 a.C. Nel 422 a.C. Tucidide riporta la notizia di uno scontro di Hipponiati e Medmei contro la propria madrepatria Locrii Epizephirii, inteso fino a poco tempo fa come una sorta di ribellione delle sub-colonie contro Locri, ma in realtà i ritrovamenti archeologici attestano che Hipponion dovette essere autonoma fin dall'inizio: i ricchi doni votivi dell'area sacra in località Scrimbia attestano infatti la presenza di una ricca classe aristocratica che aveva il controllo della città sin dall'età arcaica, ciò fa comprendere come l'organizzazione sociale di Locri fosse analoga a quella di Hipponion e quindi non subordinata a quella della città madre. Un altro segno dell'indipendenza di Hipponion è dato anche dallo scudo di Olimpia, dal quale si evince che fu Hipponion la città che guidò una guerra contro Crotone e dallo stesso Tucidide che definisce gli Hipponiati come "homoroi" (confinanti) dei Locresi. Probabilmente ci furono dei legami di tipo federale fra Locri, Hipponion e Medma secondo il quale in caso di guerra una polis poteva richiedere l'ausilio delle altre due, e forse per una richiesta troppo pesante da parte dei Locresi in questa lega, originò nel 422 a.C., lo scontro. Dell'esito del conflitto Tucidide non ci dà notizie, ma che sia stato favorevole a Hipponiati e Medmei sembra certo dai successivi avvenimenti che videro schierarsi Locri insieme a Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa. All'inizio del IV secolo a.C., infatti, Dionisio si sposava con una donna locrese e Locri dara supporto al tiranno nelle sue spedizioni in Italia. Nel 393 a.C., il tiranno, una volta occupata Medma, deporta parte dei suoi abitanti a Messana e lascia il territorio della città ai Locresi. Ciò spinse Hipponion, Reggio, Kaulon, Kroton, Thurii, Velia e una serie di centri minori, ad allearsi in vista della minaccia siracusana, creando la cosiddetta Lega Italiota, tuttavia nel 388 a.C. dopo la sconfitta degli Italioti a Kaulon nella battaglia dell'Elleporo (389a.C), Dionisio conquisterà Hipponion e deporterà parte degli abitanti a Siracusa, consegnandone il territorio ai Locresi. Nove anni dopo, nel 379 a.C., i Cartaginesi libereranno la città e la ripopoleranno con gli Hipponiati deportati da Dionisio e con altri esuli a causa della tirannia. Nel 356 a.C. la nascita del popolo Brettio causò non gravi problemi a Hipponion, che forse, seppure per un breve periodo verrà occupata da questa popolazione Italica. Nel 340-331 a.C. interverrà contro i Brettii Alessandro il Molosso re dell'Epiro che inizialmente riuscirà a liberare la greca Terina (città a Nord di Hipponion) passata da alcuni anni sotto il controllo brettio e conquistando le Brettie Pandosia e Cosenza, dando sollievo a per un certo periodo a Hipponion.

Mosaico di epoca romana nel parco archeologico in loc. S.Aloe

Ma nel 331 a.C. l'epirota morrà ucciso a tradimento vicino Pandosia. Inizierà alla fine del IV secolo a.C. la realizzazione di una nuova fase della cinta muraria, dotata di torri circolari che dovevano richiedere un enorme spesa pubblica e la presenza di manodopera specializzata. Nel 294 a.C. Agatocle, Tiranno di Siracusa conquista Hipponion secondo quanto tramandato da Diodoro "Agatocle pose l'assedio alla città degli Hipponiati ...[lacuna]... e mediante le macchine lanciasassi ebbero la meglio sulla città e la conquistarono" (Diod XXI, fr. 8). Agatocle rese Hipponion uno dei suoi principali centri per il controllo dei possedimenti in Italia: da Strabone sappiamo che ne ingrandì il porto, le testimonianze archeologiche attestano il rafforzamento delle mura che renderanno la città una vera e propria grande roccaforte. Poco dopo la morte di Agatocle ci sarà lo scontro delle città della Magna Grecia con i Romani e l'intervento di Pirro. Dopo la fine della guerra, Hipponion, come gli altri centri italioti e Bruzi, passera sotto il controllo dei Romani e verrà insediato un presidio romano. Il controllo romano sarà assente durante la seconda guerra Punica, quando i Brettii passati dalla parte di Annibale se ne impossesseranno. Nel 192a.C., pochi anni dopo la fine della II Guerra Punica, i Romani dedurranno a Hipponion una colonia a diritto Latino (Liv., XXXV, 40, 5-6) chiamata Valentia, con diritto di zecca e varie autonomie. Il nome Valentia (attestato sulle monete della colonia e dall'epigrafe di Polla che ricorda la costruzione della via Popilia), in Latino significa forza, potenza militare, insieme al massiccio invio di coloni superiore a tutti gli altri centri del Bruzio: 4.000 soldati, di sicuro con donne e figli, fa comprendere come la capitale dell'Impero riconosceva al centro tirrenico grande importanza strategica ed economica. Successivamente, dall'89 a.C. quando divenne municipio, Vibo Valentia fu il nome utilizzato per indicare la città (Strabone, Plinio il vecchio, ecc.).

La città possedeva un ampio territorio: in epoca greca la sua chora (territorio in greco) era confinante con quella di Locri Epizephiri (Thucid. 5,5,1). Secondo gli studi più recenti il suo territorio doveva avere per confine a Nord il torrente Lametos (ora Amato), a Sud Nicotera e ad Est la catena montuosa delle Serre, ad ovest il mar Tirreno; in epoca romana il confine dell'ager Vibonensis (così come lo chiama Tito Livio) si era spinto a Sud poco più in giù del fiume Mesima (prendendo anche il posto di Medma, situata presso l'odierna Rosarno, che da fiorente colonia greca era ormai scomparsa in epoca Romana). Durante il periodo romano, la costruzione della Via Popilia interessò la città che divenne un'importante stazione. Di grande importanza per lo sviluppo della città fu anche il porto, i cui resti sono in parte interrati e in parte sott'acqua fra la località Trainiti e Bivona nel comune di Vibo Valentia. Parlando di Vibo, Strabone riferisce che essa possedeva un epineion, ossia un porto che sorge ad una certa distanza dalla città da cui dipende, che sarebbe stato rafforzato da Agatocle tiranno di Siracusa, dopo averlo conquistato nel 294 a.C. Durante l'epoca romana, il porto divenne il principale scalo di partenza, sul Tirreno, del legname della Silva Bruttia per la costruzione delle navi del potente esercito romano. Grazie alla sua importanza strategica e politica, Vibo ebbe l'onore di ospitare Giulio Cesare, Ottaviano e Cicerone, che la ricorda nelle sue lettere. Caio Giulio Cesare aveva utilizzato il porto della città, durante le guerre civili, per ospitare metà della sua flotta; lo stesso Cesare descrive un episodio bellico avvenuto nei pressi del porto della città. La flotta stanziata a Vibo riuscì a respingere un assalto dei Pompeiani, guidati da Cassio Longino, distruggendo la nave dello stesso generale nemico che dovette fuggire su una scialuppa per, poi, una volta raggiunto le altre navi allontanarsi definitivamente dalle acque Vibonesi.[13] Ottaviano come il suo padre adottivo utilizzò il porto della città come base navale. Infatti, nel 36 a.C., il futuro imperatore venne sconfitto e messo in fuga da Sesto Pompeo (figlio del più famoso Gneo) che si era impadronito della Sicilia, così con la flotta duramente colpita dalla sconfitta si rifugiò nella fiorente città tirrenica ove stabilì il suo quartier generale e visse per circa un anno. Appiano nell'opera sulle guerre civili descrive i vari spostamenti della flotta che aveva come base principale Vibo Valentia. Quando Pompeo venne sconfitto definitivamente, la città, che per l'importanza e la prosperità raggiunta era stata scelta come territorio da assegnare ai veterani come colonia, venne esonerata dal gravoso incarico insieme a Reggio per i meriti ottenuti in questo frangente,[14] mantenendo così illesa la sua fiorente economia. Almeno a partire dal V secolo (ma probabilmente già un secolo prima) diventa sede di una diocesi, il nome nel tardo impero cambia in quello di Vibona.

Dal Medioevo al secolo XIX[modifica | modifica wikitesto]

Castello Normanno-Svevo di Vibo Valentia

Dopo la fine dell'impero romano i bizantini provvidero a fortificarla, ma i saraceni l'attaccarono e saccheggiarono più volte. Ruggero il Normanno pose nell'XI sec. i suoi accampamenti a Vibo e in seguito trasferì la sede della diocesi, presente a Vibo fin dal V o IV secolo, nella sua Mileto. Sempre in questo periodo, Ruggero smantellò colonne e marmi degli antichi edifici classici di Vibo Valentia per utilizzarli a Mileto nella costruzione di altri edifici. Federico II di Svevia passando dalla città, rimasto impressionato per la bellezza e il potenziale strategico del luogo (Nicolai de Jamsilla, De rebus gestis Federici II imperatoris), diede l'incarico al "secreto" di Calabria, Matteo Marcofaba di ricostruirla e ripopolarla e d'allora cambiò il nome in Monteleone di Calabria.

In questo periodo venne realizzata la prima fase del castello che per errore veniva attribuita al periodo Normanno. Sotto gli Angioini la città acquisì ancora più prestigio e prosperità, divenendo serie del vicario reale. Sempre nello stesso periodo venne ulteriormente rafforzato e ingrandito il castello e la cinta muraria medievale. In seguito fra il periodo Angioino e Aragonese, divenne Feudo dei Caracciolo e poi comune demaniale. Nel 1501, usurpando quelli che erano i diritti della città, venne affidata nuovamente come feudo ai Pignatelli. Per questo scoppiò una rivolta per il quale dovette intervenire il generale Lo Tufo del regno di Napoli. Quest'ultimo non riuscendo a domarla, chiamò per discutere i sette capi del popolo che vennero uccisi a tradimento. Qualche anno dopo, la monteleonese Diana Recco che aveva perso un fratello e il padre nella rivolta, uccise a pugnalate il generale Lo Tufo che stava partecipando alla cerimonia di matrimonio di una delle figlie. In ogni caso i Pignatelli pensarono allo sviluppo della città, creando filande, oleifici e favorendo molte attività artigianali.

Nell'Ottocento i francesi la elevarono a capoluogo della Calabria Ultra e da allora fino a pochi decenni addietro fiorirono tanti mestieri, il cui ricordo è nel nome di strade (Via Forgiari, via Chitarrari, via Argentaria, ecc.) e di istituzioni come il Real Collegio Vibonese (l'ancora esistente Convitto Filangieri e il teatro Comunale, demolito negli anni sessanta). Dopo il ritorno dei Borbone la città perse il ruolo di capoluogo e la sua importanza politica ed economica venne ridimensionata. Durante le guerre per l'Unità d'Italia, Garibaldi passò da Monteleone dove ottenne aiuti materiali e finanziamenti da parte degli abitanti.

Periodo fascista[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Luigi Razza

Sotto il Fascismo, per opera di Luigi Razza, giornalista, politico, deputato al Parlamento e Ministro dei Lavori Pubblici, si avviò un grande rilancio nel campo dei lavori pubblici, in cui spicca la costruzione del Palazzo del Municipio (finito di costruire nel 1935 e che, secondo il progetto iniziale, avrebbe dovuto accogliere, al termine, la Prefettura della costituenda provincia) in stile razionalista. Per iniziativa dello stesso Razza, nel 1927 un regio decreto ispirato dal governo fascista che diverrà effettivo il 13 gennaio 1928, ribattezzò la città da Monteleone di Calabria a, secondo la dizione latina, Vibo Valentia. La spinta edilizia pubblica nella città ebbe un deciso arresto quando il ministro Razza scomparve in un incidente aereo in Egitto nel 1935. La città ha voluto successivamente onorarne la memoria con una statua bronzea, a figura intera, scolpita da F. Longo nel 1938 e personalmente inaugurata da Benito Mussolini nel 1939 durante la sua visita alla città, la quale si erge in Piazza San Leoluca su un alto piedistallo, sormontato da una stele recante in cima l'effigie marmorea della Vittoria alata. Un'altra effigie gli è stata riservata nel Palazzo del Municipio, a lui intitolato. A Luigi Razza la città ha inoltre intitolato il proprio aeroporto militare, lo stadio, una piazza e una via del centro storico.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Avvenimento più importante degli ultimi anni, nel 1992, è stata la proclamazione dell'omonima provincia, che in precedenza era compresa nella provincia di Catanzaro.

Palazzo Luigi Razza, attuale sede del comune

Nel 1993, con la realizzazione di un monumento, la città ha inteso onorare la memoria di un suo abitante, Michele Morelli, patriota e martire del risorgimento.

Nel corso degli anni novanta, Vibo Valentia dedica una Piazza e un busto bronzeo al poeta Vincenzo Ammirà.

Il 3 luglio 2006 viene duramente colpita da una alluvione, che provoca la morte di 4 cittadini ed ingenti danni economici all'industria, al turismo ed ai beni dei privati. I danni maggiori si registrano nelle località di Longobardi, Vibo Marina e Bivona, investite da una grande quantità di acqua, fango e detriti. Gli interventi di sistemazione sono stati affidati ad una commissione presieduta da Pasquale Versace, docente di Idrologia e Progettazione di Opere Idrauliche all'Università della Calabria.


Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Vibo Valentia-Stemma2.png

Scudo partito d'oro e di rosso e al terzo superiore spaccato di azzurro. Nel primo a tre monti di verde, sul medio (quello centrale) più alto un leone rampante lampassato di rosso, di cui una metà di azzurro nel campo d'oro, e l'altra dello stesso nel campo di azzurro. Nel secondo ha due corna di amaltea (cornucopie) d'oro colme di frutta dello stesso e un'asta d'argento sostenente sull'estremità una civetta nel campo di azzurro. Scudo timbrato da corona ducale, con la dicitura in basso S.P.Q.V.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Altare del duomo
Maria Maddalena di A. Gagini, del trittico in marmo del duomo di Vibo Valentia
Estasi di Sant'Ignazio (olio su tela di Ludovico Mazzanti), nella chiesa di San Michele
  • Chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca (Duomo di Vibo Valentia): edificata nel Seicento sui resti di un'antica basilica bizantina del IX sec., è stata restaurata dopo il terremoto del 1783 sotto la supervisione di Emanuele Paparo. Il suo impianto è a croce latina con unica navata, ornata da affreschi neoclassici ottocenteschi. Di pregio sono l'altare maggiore settecentesco, in marmo policromo, da cui spicca una scultura cinquecentesca a tutto tondo della Madonna della Neve, e un trittico marmoreo rinascimentale, opera dell'artista Gagini, raffiguranti la Madonna delle Grazie, San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena,ove è anche possibile scorgere lo stemma della potente famiglia dei Pignatelli.
  • Santuario della Madonna della Salute (Chiesa di Santa Ruba): sorge a metà strada fra Vibo e uno dei paesi satelliti della stessa (San Gregorio d'Ippona). Di origini antiche (venne costruita attorno all'anno 1000 da Papa Callisto II), presenta una cupola d'ispirazione orientale. È detto Chiesa di Santa Ruba dalla località Santa Ruba dove esso sorge[15].
  • Chiesa del Rosario: costruita nel 1337 in stile gotico, nella locazione di un preesistente teatro romano fu annessa al convento dei Frati Minori Conventuali. La chiesa, fu più volte ricostruita in seguito a cataclismi (come il terremoto del 1783) e conserva dell'originale stile Gotico la Cappella De Sirica Crispo; è retta dall'omonima Arciconfraternita e conserva all'interno diversi quadri dell'artista locale Giulio Rubino nonché 5 statue lignee policrome dei Misteri Dolorosi e un Cristo Risorto opera di Ludovico e Domenico Rubino (fratelli del pittore Giulio) che vengono portate in processione durante la Settimana Santa.
  • Chiesa del Carmine: risalente al Seicento, venne ricostruita attorno al 1864 in forma circolare.
  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli: costruita tra il 1621 e il 1666, dapprima annessa al convento dei Frati Minori Riformati (oggi Convitto Nazionale), è dal 1866 curata dai Padri Cappuccini. Conserva all'interno un Crocifisso ligneo detto "degli Angeli" di ignoto autore del '600, meta di migliaia di devoti che si recano ogni anno, per antica tradizione, in pellegrinaggio nei venerdì di marzo.
  • Chiesa di San Michele: si ha traccia di questa antica chiesa, esempio di architettura rinascimentale al sud, dalla data dell'8 agosto 1519, quando il Vescovo di Mileto, Andrea Della Valle, la elevò a Parrocchia. Il campanile, su probabile disegno del Peruzzi, a torre quadrata, con tre ordini sovrapposti, aveva un orologio il cui meccanismo è stato ritrovato sul posto e sarà conservato in un museo, all'interno vi è un quadro di Luca Giordano San Michele che scaccia Lucifero.
  • Chiesa di San Giuseppe: voluta dai Padri Gesuiti e annessa al collegio da loro ivi fondato, fu aperta al culto nel 1701 col titolo di Sant'Ignazio o del Gesù; conserva all'interno numerose opere pittoriche tra cui La visione di Sant'Ignazio e scultoree come il gruppo ligneo di San Giuseppe sull'altare maggiore; è sede parrocchiale unitamente alla vicina chiesa di San Michele e vi è tuttora attiva la Confraternita di Gesù, Maria e Giuseppe che cura tra l'altro la suggestiva processione della Madonna Desolata la notte del Venerdì Santo.
  • Chiesa dello Spirito Santo: edificata nel 1579, è tuttora sconsacrata al culto; fu il primo duomo della città nonché sede e dimora, nel 1613, dell'allora vescovo Virgilio Cappone. Conservava al suo interno molte opere artistiche che, alla sua chiusura furono spostate in altre chiese della città; la parrocchia di cui era sede fu trasferita, pur mantenendo lo stesso titolo, nella vicina chiesa di Santa Maria La Nova.
  • Chiesa Santa Maria la Nova: costruita nel 1521 con il nome di Santa Maria di Gesù dal duca Ettore Pignatelli, ne custodisce il sarcofago. Si presenta attualmente con stili diversi ed ospita al suo interno un marmo del Gagini. Durante la dominazione napoleonica fu adibita a stalla e deposito militare, fu restaurata e riaperta nel 1837 per volontà di Enrico Gagliardi.
  • Chiesa di Santa Maria del Soccorso: costruita originariamente attorno al 1632, venne rifatta nel 1791 su disegni di Bernardo Morena.
  • La Madonnella: antica sede dei Cappuccini, annualmente vi si celebra il culto della Madonna del Buon Consiglio e di sant'Anna.
  • Chiesa di Sant'Antonio di Padova: chiesa del XVII sec. annessa al convento dei Frati Minori Cappuccini; all'interno vi è possibile osservare un altro affresco di Luca Giordano, La Madonna col bambino tra i Santi Anna e Felice.


Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Porta e torre del Conte d'Apice (porta della cinta urbica medievale)
  • Arco Marzano (porta della cinta urbica medievale)

Castello normanno-svevo[modifica | modifica wikitesto]

Castello normanno - svevo
Santa Maria Maggiore e San Leoluca

Il castello sorge dov'era ubicata probabilmente l'Acropoli di Hipponion che in parte si estendeva pure sulla collina vicina. Nonostante la prima fase di costruzione della struttura venga volgarmente attribuita all'età Normanna, in realtà, essa risale al periodo Svevo[16] quando Matteo Marcofaba governatore della Calabria venne incaricato da Federico II di ripopolare e favorire lo sviluppo della città. il castello venne ampliato da Carlo d'Angiò nel 1289 quando assunse più o meno un aspetto simile a quell'odierno. Fu rafforzato dagli Aragonesi nel XV secolo ed infine rimaneggiato dai Pignatelli tra il XVI-XVII s,perdendo quasi del tutto la funzione militare e assumendo invece quella di abitazione nobiliare. Il secondo piano fu demolito di proposito, in quanto pericolante, a causa dei danni riportati dopo il terremoto del 1783. Il castello presenta oggi delle torri cilindriche, una torre speronata ed una porta ad un'arcata di epoca angioina. È oggi sede del Museo archeologico statale.

Mura di Hipponion[modifica | modifica wikitesto]

In località "Trappeto Vecchio" a pochi passi dal cimitero, si trovano i resti di una parte del tracciato delle mura di Hipponion di circa 400 m. Queste erano lunghe in origine circa 7,5 km. Il tratto visitabile è stato messo in luce dall'archeologo Paolo Orsi fra il 1916 e il 1921. Sono state riconosciute 6 fasi costruttive di cui, a parte la prima del VI secolo a.C., tutte le altre sono costruite con blocchi ciclopici squadrati di arenaria e calcarenite. Delle ultime due fasi rimangono, almeno in pianta 8 torri circolari. Qualcuna di esse si è conservata oltre le fondamenta, in particolare una che raggiunge circa i 4 metri di altezza. Queste torri dovevano essere alte in origine circa 10 metri[7].

Castello di Bivona[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di Bivona venne fatto edificare nella prima metà del Quattrocento da Mariano d'Alagno fratello di Ugone e di Lucrezia, governatore di Monteleone, a difesa del porto. Il castello ha una pianta più o meno rettangolare con quattro torri circolari agli angoli. Venne abbandonato alla fine del Seicento per la formazione di paludi nelle vicinanze. D'allora il castello è rimasto in totale stato di abbandono, da poco è iniziato il restauro che lo renderà nuovamente agibile.


Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Capialbi

Sito in via Ruggero il Normanno, ai piedi del Castello, il palazzo, di 1500 m²., è stato costruito alla fine del XVII - inizi del XVIII secolo, su preesistenti costruzioni del 400 e 500 forse appartenenti ai Pignatelli e al governo di Monteleone.Presenta una facciata in muratura mista, a vista, su cui si apre il portale d'ingresso con arco a tutto sesto in granito, formato da conci diversamente lavorati. Al suo interno è custodita una ricca collezione archeologica ed un'importante biblioteca.

  • Palazzo Cordopatri

Il palazzo fu fatto costruire da Antonino Cordopatri nel 1784, su alcuni ruderi di un'antica costruzione del 600 andata distrutta durante il terremoto del 1783. Ubicato nella via omonima, sorge nel cuore della Vibo vecchia ed è una fra le prime costruzioni sorte dopo il 1783, come è evidenziato dagli elementi decorativi neoclassici del prospetto principale.Lo stato di conservazione dell'edificio, soprattutto della parte centrale, è pessimo. Lesioni, parti mancanti, crepe, umidità stanno avendo il sopravvento sulle strutture murarie interne ed esterne.

  • Palazzo Romei

Il palazzo, ubicato in via F. Cordopatri, venne costruito alla fine del Quattrocento da Giovanni Andrea Romei su progetto di L.B. Alberti. L'edificio ha la forma di un parallelogramma, posto su tre livelli. Di una bellezza particolare sono i suoi balconcini con ringhiera in ferro battuto a "pancia", realizzati con listelli volutiformi e applicazioni floreali. All'interno è visibile un affresco con lo stemma gentilizio della famiglia.

  • Palazzo di Francia

Il palazzo sorge sulla parte più alta di via Gioacchino Murat, via che prese questo nome per la presenza del Murat in casa del Marchese, durante il suo breve regno.L'edificio di 1800 m²., ricorda vagamente alcune ville vesuviane del Settecento, come villa Campolieto e villa De Gregorio a Roma, per alcuni spunti della facciata, e per la concezione dell'atrio opposto all'entrata del parco. Elementi Vanvitelliani concorrono a darne un gusto chiaramente classico.Il palazzo da poco più di un decennio è sottoposto a vincolo di tutela unitamente al parco.

  • Palazzo Gagliardi

Alla fine del XVIII secolo, sull'area occupata precedentemente dalla Chiesa dei SS: Marco e Luca, sorgeva il primo palazzo Gagliardi, di dimensioni ridotte e che aveva pregevoli pitture del Paparo e del Pagano. Nel 1860 vi soggiornò Giuseppe Garibaldi, come è ricordato da una lapide sull'attuale facciata. L'edificio venne demolito nel XIX secolo per dar posto ad un altro più grande. Fu donato nel 1952/53 all'Associazione per il Mezzogiorno per utilizzarlo a scopi culturali e successivamente dall'Associazione passò al Comune della città. In passato ha ospitato il Museo archeologico.

  • Palazzo Marzano

Palazzo Marzano sorge al centro del quartiere Marzano, nei pressi della chiesa di S. Michele. È di proprietà della famiglia Marzano sin dal 1658.Il palazzo a forma di E, ha un certo valore artistico soprattutto per il bellissimo portale d'ingresso, formato da una serie di cornici allineate verticalmente.Nella struttura del palazzo non sono state effettuate modifiche sostanziali. Un piccolo intervento si ebbe nel 1700 quando, per motivi di eredità, venne realizzata una parete divisoria nella sala principale.

  • Palazzo Stagno d'Alcontres

Il palazzo apparteneva alla famiglia di Francia, quando nel 1927 conflui` nel patrimonio della famiglia messinese degli Stagno per lascito testamentario del Cav. Antonio di Francia alla nipote Teresa Stagno d'Alcontres.

  • Palazzo Gagliardi - oggi Murmura

Il palazzo fu fatto costruire dai Marchesi Gagliardi, passando poi all'attuale famiglia in seguito al matrimonio di un rappresentante della stessa con Antonietta Gurgo vedova Gagliardi. A due piani, di 1700 m²., sorge su piazza Garibaldi, fra il palazzo Gagliardi e la Chiesa di S. Maria degli Angeli. Al piano terra due ampi portali con arco a tutto sesto immettono, attraverso un imponente androne, negli appartamenti padronali

  • Villa Cordopatri

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa comunale "Regina Margherita"
  • Villa Gagliardi (classica villa gentilizia con strutture architettoniche e artistiche per lo più andate perdute, vegetazione italiana e alberi secolari)
  • Parco Botanico palazzo Di Francia
  • Parco Urbano, quartiere Moderata Durant
  • Parco delle Rimembranze, Piazza d'Armi (con stele dedicata all'eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi)
  • Lago dell'Angitola

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il boom degli anni sessanta, la città degli anni settanta subì una sostanziale stabilizzazione dell'evoluzione demografica. L'aumento dell'attività edilizia nel corso degli anni ottanta consentì alla città di "recuperare" il trend demografico positivo che aveva caratterizzato i decenni precedenti. Nel 2001, tuttavia, la popolazione della città risulta in diminuzione rispetto alle rilevazioni precedenti.

Come quasi tutte le medie città calabresi in evoluzione durante gli anni novanta (vedi ad esempio Cosenza nei confronti di Rende), Vibo Valentia ha subito negli ultimi anni un progressivo spopolamento del centro a tutto vantaggio dei limitrofi comuni di Jonadi, Sant'Onofrio, Stefanaconi, San Gregorio d'Ippona, Maierato e Pizzo.

Vibo Valentia, con i suoi comuni satellite, costituisce una vasta area urbana di circa 75.000 abitanti.

Abitanti censiti[17]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

I cittadini stranieri residenti a Vibo Valentia sono 1.126[18], così suddivisi per nazionalità (sono indicati solo i dati superiori alle 50 unità)::

  1. Romania, 223
  2. Marocco, 223
  3. Ucraina, 169
  4. Bulgaria, 152
  5. Cina, 89
  6. Polonia, 57

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetti calabresi.

Il calabrese meridionale, come tutti i dialetti, si è evoluto negli anni. Nato dal greco dei coloni ellenici che fondarono varie colonie, fra le quali la stessa Hipponion, l'idioma ellenico fu parlato come in altre zone della regione anche nel periodo Romano, insieme al latino, e poi fino all'età bizantina.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Persefone[modifica | modifica wikitesto]

La mitologia racconta che là, dove l'aspro sperone del monte Ipponio si protende sul mare di Lampetia, la giovane dea Persefone-Kore, figlia di Zeus, chiamato in italiano Giove versore, e di Demetra, fu rapita un giorno da Plutone che la costrinse a seguirlo nell'Averno su un carro trainato da cavalli furenti. Il padre Zeus dispose che trascorresse i mesi dell'inverno nell'Ade e i mesi estivi sulla terra. In quel luogo fu innalzato un tempio e le fanciulle dell'antica Veip, in primavera, vestite a festa, con la testa cinta di fiori, rendevano omaggio alla dea.

Diana Recco[modifica | modifica wikitesto]

Diana Recco fu una leggendaria eroina monteleonese (vibonese) del XVI secolo. In quel periodo Vibo Valentia era sotto il dominio della signoria del duca Pignatelli, il quale represse duramente una rivolta facendo giustiziare a morte sette cittadini ed esponendo le loro teste sui torrioni del suo castello. Diana Recco, sorella e figlia di due dei rivoltosi che furono uccisi, si fece vendetta dopo dieci anni dall'evento pugnalando il duca Pagnatelli.

Azzo duce di Calabria[modifica | modifica wikitesto]

Azzo duce di Calabria alla testa di mille Valentini rigettò in mare le orde Saracene che volevano distruggere la romana Valentia. Per celebrare la vittoria, per un arco di tempo di venti anni, Vibona Valentia tramutò il nome in "Millarmi".

Gruppo folk[modifica | modifica wikitesto]

La città si fa fregio di un gruppo folkloristico, il "Gruppo folk città di Vibo Valentia", il quale negli anni ha avuto modo di partecipare numerose volte all'Europeade, nelle capitali di mezza europa e ad altre manifestazioni nazionali e internazionali.[senza fonte]

I riti della Pasqua[modifica | modifica wikitesto]

Il mercoledì Santo viene celebrata l'Opera Sacra, cioè la passione vivente di Cristo. Il giovedì Santo, le chiese allestiscono i "Sepolcri" (altare della reposizione) che, dopo la Missa in Coena Domini, ricevono il pellegrinaggio di migliaia di persone. La tradizione, in particolare, vuole che se ne visitino in numero dispari. Il venerdì Santo, dalla chiesa del Rosario esce la processione dei Misteri Dolorosi tradizionalmente chiamata dei "Vari" dove sfilano le statue che raffigurano i vari momenti della Passione e Morte di Cristo accompagnate dalla banda che intona delle marce funebri. A tarda sera, molto suggestiva è la Processione della Madonna Desolata, partendo dalla chiesa di San Giuseppe con musica e lumi ad acetilene seguita da una marea di popolo commosso e silenzioso che accompagna per le strade cittadine la statua dell'Addolorata. La domenica di Pasqua, infine, ha luogo la cosiddetta Affruntata: tra due ali di folla la Madonna Addolorata e San Giovanni vanno alla ricerca del Cristo Risorto. Il momento più suggestivo è dato dall'incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto: nell'attimo dell'incontro, infatti, alla statua della Madonna viene strappato il velo nero, segno del lutto, per far spazio ad un vestito azzurro e bianco, simbolo della festa della Resurrezione. La tradizione vuole che, se il velo nero rimane al suo posto, grandi sciagure attendono la città. È per questo motivo che la comparsa del vestito azzurro e bianco viene salutata con un lungo applauso liberatore; segue poi una breve processione con le tre statue.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Ospedale civile di Vibo Valentia Giulio Vespasiano Jazzolino
  • Villa dei Gerani
  • Poliambulatorio Moderata Durant
  • Consultorio familiare
  • Centro cardiologico VIGI
  • A.S.P. Vibo Valentia

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Marco Tullio Cicerone a Vibo Valentia[modifica | modifica wikitesto]

Marco Tullio Cicerone sostò a Vibo Valentia nel 71 a.C., nel 58 a.C. e nel 44 a.C. La fonte storica di queste soste è lo stesso Cicerone, che ne dà dettagliate notizie nelle Lettere e nelle Verrine.

Busto marmoreo di Cicerone

Nel 71 a.C. sostò a Vibo durante il suo viaggio verso la Sicilia, dove si recò accompagnato dal cugino Lucio Tullio per raccogliere prove e testimonianze relative al processo contro il pretore Verre. Si fermò alcuni giorni nella città, venendo a conoscenza di numerosi dettagli per l'accusa. La zona costiera di Vibo Valentia, infatti, soffrì gravi danni a causa delle incursioni piratesche ad opera di gruppi di Italici con cui Verre era connivente. A tal proposito, nel processo Cicerone disse:

(LA)

« Ipsis autem Velentinis ex tam illustri Nobilique Municipio tantis de rebus responsum nullum dedisti, cum esses cum tunica pulla et pallio »

(IT)

« Ai delegati, poi, di Vibo (ai Valentini) uomini di così illustre e nobile Municipio non desti alcuna risposta su un argomento di tanta importanza, avendo addosso una tunica oscura, dell'umile gente, e il pallio »

(Cic. Verr., V, 16)

La sosta del 58 a.C., presso la villa dell'amico Sicca, è documentata invece nella lettera ad Attico: Cicerone, nel marzo dello stesso anno lascia Roma su consiglio dello stesso Attico per sfuggire alla lex Clodia. Nella lettera, scritta nel viaggio tra Capua e Vibo si legge:

(LA)

« Utinam illum diem videam, quam tibi agam gratias, quod me vivere coegisti! Adhuc quidem valde me poenitet. Sed oro, ut ad me Vibonem stastim venias, quo ego multis de causis converti iter menum.Sed eo si veneris, de toto itinere ac fuga mea consilium capere potero. Si id non faceris mirabor, sed confido te esse facturum »

(IT)

« Voglia il cielo ch'io veda il giorno in cui mi sia dato di ringraziarti per avermi persuaso a vivere. Fino ad ora certamente non ho che da pentirmene amaramente, ma vorrei pregarti di venire subito a Vibona (Vibo), verso cui, per molte ragioni, ho dovuto mutar cammino. Se verrai, potrò prendere una decisione su tutto il viaggio e sul luogo dell'esilio. Se non farai così, rimarrò dolorosamente stupito. Ma confido che lo farai »

(Cic. Att., III, 3)

Alla morte di Cesare, Cicerone viene richiamato a Roma, ma deve di nuovo partire a causa della pericolosa situazione venutasi a creare nello scontro con Antonio. È così che nel 44 a.C. sosta nuovamente a Vibo da dove scrive ad Attico:

(LA)

« [..] perveni enim Vibonem ad Siccam [..] Ibi tamquam domi mea scilicet [..] »

(IT)

« [..] sono giunto a Vibona presso Sicca [..] qui mi pareva di essere a casa mia [..] »

(Cic. Att. XVI, 6)

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca Comunale
  • Biblioteca "Vito Capialbi"
  • Biblioteca Sistema Bibliotecario Vibonese
  • Biblioteca Archivio di Stato di Vibo Valentia
  • Biblioteca Liceo "Morelli"
  • Archivio di Stato
  • Archivio Storico Comunale
  • Archivio "Marchesi Caracciolo"
  • Archivio Storico Morelli

Università[modifica | modifica wikitesto]

  • Università della Calabria
  • Politecnico Internazionale "Scientia et Ars", la prima università della musica d'Italia, fondata nel 2005 è stata fortemente voluta dall'allora ministro dell'istruzione Letizia Moratti.[senza fonte]
  • Conservatorio di Musica "F. Torrefranca", fondato nel 1970 e dedicato al musicologo, nato a Vibo Valentia, autorevole studioso del Quattrocento musicale italiano
  • Accademia delle belle arti "Fidia"

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Rarissima laminetta orfica
  • Museo archeologico statale Vito Capialbi, fondato nel 1969, dal 1995 è ubicato nelle sale del Castello Normanno-Svevo. All'interno del museo è possibile trovare reperti archeologici rinvenuti in varie aree della città, soprattutto relativi alle epoche greca e romana. Attenzione merita la laminetta aurea, la più completa nel testo tra quelle rinvenute nella Magna Grecia, che testimonia il culto orfico. Databile al V-IV secolo a.C., è una sorta di breviario per ottenere la felicità nell'aldilà.
  • Museo dell'arte Sacra
  • Museo dei marchesi di Francia
  • Museo della tonnara
  • Museo della civiltà contadina

Media[modifica | modifica wikitesto]

Quotidiani Periodici TV Radio
  • L'ora di Vibo
  • Il quotidiano Vibo e provincia
  • Gazzetta del sud Vibo e provincia
  • Calabria Ora Catanzaro Vibo Valentia Crotone
  • Il Vibonese
  • Monteleone
  • Vibo sport e tempo libero
  • Quaderni calabresi
  • Rete Kalabria
  • Calabria TV
  • Vibo ValentiaTV (WebTV)
  • Radio Onda Verde
  • Radio Lattemiele
  • Radio speranza
  • Radio 2000 stereo
  • Radio gabbiano verde
  • Radio serra 98

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Nuovo Teatro Comunale (costruzione non ancora iniziata)
  • Teatro Oratorio Salesiano
  • Teatro Valentini (attualmente dismesso)

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002[19], nelle vie del centro storico della città, viene girato il film "Un mondo d'amore" per la regia di Aurelio Grimaldi, la cui storia tratta un pezzo di vita di Pier Paolo Pasolini. La maggior parte delle scene sono state girate nei palazzi del Settecento della città vibonese.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Caretteristici del territorio vibonese sono percorsi enogastronomici della cucina locale a base prevalente di pesce, come i surici (Pesce pettine) che si gustano in particolare nel più noto ristorante di Pizzo, e un'ampia scelta di dessert a come i caratteristici gelati, semifreddi e tartufi.

prodotti locali sono:

  • Le fileja, caratteristica pasta fresca.
  • La 'nduja, salume spalmabile ricavato dal maiale.
  • La soppressata di Calabria, altro salume.
  • Il pecorino del Poro, formaggio.
  • La ricotta delle Serre
  • La cipolla rossa di Tropea.
  • Patate 'mpacchiuse
  • Il Vecchio Amaro del Capo, liquore alle erbe di Calabria.
  • Il liquorice, liquore di liquirizia Calabrese.
  • Il vino di Brattirò.
  • Il tartufo di Pizzo, gelato multigusto originariamente alla nocciola.
  • I cururicchi, dolce natalizio.
  • I mastazzola, dolce alle mandorle.
  • I curucullova, dolce pasquale.
  • I zzippuli, dolce carnascialesco.
  • Le susamelle, dolce tipico.

Persone legate a Vibo Valentia[modifica | modifica wikitesto]

Del passato[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Razza - (Vibo Valentia, 1892 - Il Cairo, 1935) - ministro del periodo fascista
  • Michele Morelli - (Vibo Valentia, 1790 - Napoli, 1822) patriota
  • Pasquale Cordopatri - (Vibo Valentia, 4 maggio 1842 - 24 maggio 1921) - senatore e patriota
  • San Leoluca - (Corleone - Vibo Valentia) patrono di Vibo Valentia e Corleone
  • Vincenzo Ammirà - (Vibo Valentia, 1821 - 1890) - poeta e scrittore
  • Vito Capialbi - (Vibo Valentia, 1790 - Vibo Valentia, 1853) - archeologo, intellettuale e storico
  • Francesco Antonio Curatoli - (Vibo Valentia, 1670 - Vibo Valentia, 1722) - pittore, musicista ed architetto
  • Carlo Diano - (Vibo Valentia, 1902 - Padova, 1974) - studioso e filologo
  • Enrico Gagliardi - (Vibo Valentia, 1820 - Vibo Valentia, 1891) - senatore e rivoluzionario
  • Emanuele Paparo - (Vibo Valentia, 1788 - Vibo Valentia, 1828) - letterato e pittore
  • Carlo Massinissa Presterà - (Vibo Valentia, 1816 - Napoli, 1891) - intellettuale romantico
  • Fausto Torrefranca - (Vibo Valentia, 1883 - Vibo Valentia 1955) - musicista internazionale
  • Edmondo Buccarelli - (Vibo Valentia) - eroe nazionale e medaglia d'oro al valor militare
  • Giovanbattista Romei - (Vibo Valentia, 1773 - Vibo Valentia, 1808) - patriota
  • Raffaele Buccarelli - (Vibo Valentia) - patriota ed educatore
  • Gregorio D'Alessandria - (Vibo Valentia) - letterato
  • Ferdinando Santacatarina - (Stefanaconi, 1818 - Vibo Valentia, 1855) - filosofo
  • Luigi Bruzzano - (Vibo Valentia, 1838 - Vibo Valentia, 1902) - letterato
  • Federico Tarallo - (Reggio Calabria, 1841 - Vibo Valentia, 1913) - pittore e poeta
  • Quinto Laronio - (Vibo Valentia I secolo a.C.) console suffetto e generale
  • Aldo Borelli - (Vibo Valentia 1890 - ?) direttore del Corriere della Sera dal 1929 al 1943
  • Giulio Iasolino - conosciuto anche come Giulio Iazzolino (Vibo Valentia 1538-1622) anatomista e medico
  • Domenico Colao - (Vibo Valentia, 1881 - Roma 1943) artista e pittore del primo novecento
  • Alessandro Bagnato - (Tropea, 1890 - Vibo Valentia, 1974) scrittore, poeta e storico
  • Giovam Battista Froggio - (Vibo Valentia, 1917 - Roma, 1986) scrittore, poeta, esperto del dialetto vibonese e storico

Contemporanei[modifica | modifica wikitesto]


Vibo Valentia fu la sede in cui si svolsero due edizioni delle finali del concorso di bellezza Miss Italia nel biennio 1972-'73, che videro l'incoronazione rispettivamente di: Adonella Modestini (Caorle, 1955) e Margareta Veroni (Carrara, 1954)

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Longobardi (a km 4,4 da Vibo Valentia), Portosalvo, San Pietro di Bivona (a km 3,6 da Vibo Valentia), Vena Superiore (a km 4,53 da Vibo Valentia), Vena Media (a km 4,43 da Vibo Valentia), Vena Inferiore (a km 4,06 da Vibo Valentia).

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il mare di Vibo Valentia

L'economia del comune di Vibo Valentia si basa sulla produzione agricola, sull'artigianato, sull'industria, sul porto e sul turismo.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Andando verso l'entroterra cambia il paesaggio e ci si addentra verso l'altopiano ed il Parco Naturale Regionale delle Serre che ospita fra le altre l'oasi del lago Angitola. Qui è particolarmente florido l'artigianato nella zona della Serre (Soriano e Sorianello) con la lavorazione del vimine e della ceramica. Presso Serra San Bruno vi è il museo della Certosa, la più antica esistente in Italia.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo industriale è situato nella zona tra Vibo Marina, Porto Salvo e località Aeroporto, nella quale sorgono importanti piccole, medie e grandi imprese, ma non mancano aziende internazionali che progettano e realizzano impianti industriali e petrolchimici ed i relativi componenti meccanici. Nel comune di Maierato è presente lo stabilimento della Tonno Callipo, rinomata industria di tonno, la quale dà il nome all'omonima squadra di pallavolo della città.

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

Uno degli elementi di maggior spicco dell'economia vibonese è senza dubbio il commercio che vede nel centro commerciale Vibo Center (il secondo della Calabria) e nei corsi Vittorio Emanuele III e Umberto gli apici.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

« Appena la vidi seppi che quella terra, dalla quale si scorgevano magiche isole era la mia

seconda terra, e qui sono venuto a vivere. Sto su un promontorio alto sul mare e un panorama stupendo »

(Giuseppe Berto)

Il turismo è indubbiamente la voce più importante dell'economia della Provincia di Vibo Valentia, grazie alla presenza di centri costieri quali Tropea, Pizzo e Capo Vaticano (Ricadi), dotati di importanti strutture alberghiere e villaggi vacanze atti ad accogliere flussi turistici di ogni tipo. Sulla costa tra Briatico e Capo Vaticano il mare è tra i più cristallini della Calabria e il paesaggio si presta a spettacoli naturali come i tramonti sullo sfondo delle Eolie (in particolare Stromboli).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Porto[modifica | modifica wikitesto]

Il porto di Vibo Valentia

Il porto di Vibo Marina è un importante base commerciale e turistica per attività quali la commercializzazione di pesce, frumento e petrolio; dal porto partono durante il periodo estivo collegamenti per le Isole Eolie (ME). Numerosi cantieri per la manutenzione di piccole e medie imbarcazioni sorgono all'interno della struttura. Nella zona del porto è presente la sede degli uffici doganali (frazione di Vibo Marina).

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

  • Aeroporto ed Eliporto militare di Vibo Valentia "Luigi Razza".

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Vibo Valentia.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Principali impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Nome Sport Capienza
Stadio Luigi Razza Calcio 7.000
Stadio Piscopio Calcio 1.500
Stadio Vibo Marina Calcio 1.000
Campo sportivo P.G.S. Calcio 200
PalaRete Salesian Basket Basket 60-80
Palazzetto della Provincia Volley - Varie 5.000
PalaValentia Volley - Varie 2.250
PalaPace Calcio/5 - Basket - Varie 1.200
PalaMarina Volley - Calcio/5 - Basket - Varie 700
Piscina comunale Nuoto - Pallanuoto 400
Bocciodromo Bocce 200
Tennis viale della pace Tennis 200
Sporting club Tennis 200

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Maschile[modifica | modifica wikitesto]

Tonno Callipo Vibo Valentia - Marmi Lanza Verona al Palavalentia (07-02-2010)
  • La squadra di pallavolo maschile Callipo Sport milita in serie A1 e può annoverare nel suo palmarès una medaglia d'argento nella coppa Italia di A1 (2005) e una in supercoppa italiana (2005) oltre ad una d'oro (2003) e due d'argento (2004, 2008) nella coppa Italia di A2, è stata inoltre vincitrice della coppa Calabria nel 1993
  • La società Callipo Sport milita nel campionato nazionale di B2.
  • La società Johnatan Vibo Marina milita nel campionato di serie D.
  • Nella stagione agonistica 2005/06 il pallavolista Francesco De Fina è il primo vibonese ad esordire nel campionato maschile di A1 di volley.
  • Nei Campionati mondiali svoltisi in Giappone nei mesi di novembre e dicembre 2006 il vibonese Giuseppe De Fina nel ruolo di scout-man della nazionale bulgara è stato premiato con la medaglia di bronzo per l'ultimo gradino del podio racimolato dalla squadra balcanica battendo nella finale terzo e quarto posto per 3-1 la Serbia e Montenegro.

Femminile[modifica | modifica wikitesto]

  • La Pianeta Casa Vibo Valentia milita nel campionato di serie C.
  • La Tonno Callipo Vibo Valentia attiva attualmente nei settori giovanili femminili.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

U.S. Vibonese 1928 al L.Razza

Calcio a 5[modifica | modifica wikitesto]

  • La A.S.D. Licogest Vibo Calcio a 5, ora sciolta, ha disputato il campionato nazionale di serie A2.
  • La squadra di calcio a 5 Città di Vibo Valentia milita nel campionato di serie C2.
  • La squadra di calcio a 5 A.S. Vibo milita nel campionato di serie D.
  • La squadra di calcio a 5 Bulldog Vibo milita nel campionato di serie D.
  • La squadra di calcio a 5 Jonathan Vibo Marina milita nel campionato di serie D.

Basket[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 è nata la Pallacanestro Vibo Valentia che disputa i campionati giovanili ed alla stagione 2008/2009 il campionato di Promozione

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Olimpionici[modifica | modifica wikitesto]

  • Nelle Olimpiadi di Atene in Grecia del 2004 Massimiliano Mondello ha rappresentato l'Italia nello sport del ping-pong in coppia con Min Yang. Mondello è stato per 6 volte campione italiano (nel 1993, 1994, 1995, 1996, 2004 e 2005) di questa disciplina.
  • Nella XXIV Olimpiade svoltasi nel 1988 a Seul (Corea del Sud), il pugile Giovanni Parisi vinse l'oro (Pugilato - pesi piuma). Giovanni Parisi è stato inoltre Campione del Mondo 1992-93 dei superleggeri WBO ed ha più volte difeso il titolo.

Motociclismo[modifica | modifica wikitesto]

  • Motoclub Leoni di Calabria (vice campioni italiani di mototurismo nel 2004)

Poker[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Bonavena è stato il primo italiano a vincere una tappa dell'EPT (European Poker Tour) oltre ad esser stato il vincitore del torneo internazionale del casinò di San Remo.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat al 31/08/2013
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana.
  4. ^ (QUADRO TERRITORIALE REGIONALE a valenza PAESAGGISTICA, Calabria 2009) http://www.urbanistica.regione.calabria.it/qtr/allegati/documenti/dp/parte_seconda/qc1/QC1_Territori_regionali_sviluppo.pdf
  5. ^ La storia di ViboValentia. URL consultato il 7 luglio 2013.
  6. ^ Mappa satellitare, wikimapia.org. URL consultato il 10 giugno 2010.
  7. ^ a b c Maria Teresa Iannelli e Vincenzo Ammendolia (a cura di), I volti di Hipponion, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000.
  8. ^ a b Annali scuola Normale Superiore di Pisa, 1989
  9. ^ Fulvio Mazza (a cura di), Vibo Valentia: storia, cultura, economia, Rubbettino, 1995, ISBN 88-7284-419-3.
  10. ^ Tabella climatica. URL consultato il 10 giugno 2010. [collegamento interrotto]
  11. ^ Kunze-Schleif,Olympiabericht III pag. 77-79, 1939
  12. ^ a b MADDOLI G., 1996, 'La dedica degli Ipponiati a Olimpia (SEG XI 1211)
  13. ^ De bello civili III, CI
  14. ^ App. Alex. de bell. civ. lib. IV
  15. ^ G. Vaianella, La Chiesa di Santa Ruba - Storia Culto Documenti - Adhoc Edizioni 2012
  16. ^ F. Martorano, Il castello di Vibo Valentia: una fondazione federiciana in Quaderni del dipartimento patrimonio architettonico e urbanistico, nº 9, 1995, pp. 155-174.
  17. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  18. ^ Dato Istat al 31/12/2010
  19. ^ scheda del film sull'IMDB. URL consultato il 12-07-2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Furci, Monteleone : Provincia del Regno di Napoli (1806 - 1816) - Mapograf, 1994
  • Carlino Carlo, Il giardino di Proserpina - Edizioni Zenith, 1996
  • Nazareno Salimbeni, Luigi Razza - Uomo da non dimenticare - Mapograf, 1998
  • Florence Fanto, La vita la politica a Vibo Valentia dal 1918 al 1940 - Mapograf, 2003
  • Romano Michele A., L'archeologia di Paolo Orsi a Monteleone Calabro (1912-­1925) - Qualecultura, 2006 - ISBN 88-95270-00-2
  • Francesco Albanese, Vibo Valentia nella sua storia (2 volumi) - Ed. Grafica Calabrese, 1974
  • Fulvio Mazza, Vibo Valentia. Storia, cultura, economia - Rubbettino, 1995
  • Maria Teresa Iannelli e Vincenzo Ammendolia (a cura di) I volti di Hipponion, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000
  • Annali scuola Normale Superiore di Pisa, 1989
  • Fabrizio Fabroni, Il mio mare: raccolta di immagini del mare della provincia di Vibo Valentia - Amm. provinciale Vibo Valentia, 2011

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