Chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca

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Chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Calabria Calabria
Località Vibo Valentia-Stemma.pngVibo Valentia
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria, Leoluca di Corleone
Diocesi Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea
Consacrazione 1766
Architetto Francesco Antonio Curatoli, interventi successivi di Emanuele Paparo
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione 1680
Completamento 1723

La chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca è il principale luogo di culto cattolico di Vibo Valentia, situato nell'omonima Piazza San Leoluca. Costruito sopra i resti di una più antica basilica danneggiata dai terremoti, è decorato da numerosi e pregevoli stucchi barocchi e conserva importanti opere d'arte, fra cui il trittico statuario di Antonello Gagini, opera rinascimentale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale chiesa principale di Vibo Valentia sorge nella posizione dove esisteva anticamente una cattedrale bizantina probabilmente del IX secolo, che venne fortemente danneggiata durante i terremoti del 1638 e 1659. Resa ormai pericolante e inagibile, viene colta l'occasione per un rinnovo definitivo, in termini di dimensioni e di gusto architettonico. Nel 1680 hanno inizio i lavori di costruzione della nuova chiesa su progetto di Francesco Antonio Curatoli[1]. Il progetto del Duomo nuovo era inizialmente più ampio, ma viene in seguito ridimensionato su pressione dei vicini padri domenicani per il fatto che il nuovo edificio, con la sua mole, avrebbe oscurato la loro chiesa. Il cantiere si protrae per una quarantina d'anni e viene ultimato nel 1723, a un anno dalla morte del suo progettista. Appena costruita, la chiesa presenta al posto dell'attuale frontone una grande corona basilicale e vi è anche una cupola con lanterna. L'edificio viene consacrato nel 1766[1] Nel 1783, solamente diciassette anni dopo la consacrazione, un forte terremoto danneggia la struttura, lesionando la cupola, che viene abbattuta. L'interno viene restaurato su progetto di Emanuele Paparo con l'ausilio di Fortunato Morano, che si occupa degli stucchi. Anche la facciata viene parzialmente ricostruita, donandole l'aspetto attuale. Nell'Ottocento subisce nuovi interventi e vengono aggiunti i vari affreschi neoclassici.

Elenco degli arcipreti[modifica | modifica wikitesto]

n. dal al nome cognome
1 1645 1663 don Silvestro Turbolo
2 1663 1669 don Onofrio Sorbilli
3 1669 1669 don Bernardino Vadolato
4 1669 1729 don Gregorio Ruggieri[2]
5 1729 1735 don Giacinto De Vito
6 1737 1749 don Francesco Saverio Amalfitani
7 1749 1757 don Pietro Gagliardi
8 1757 1763 don Diego Seminara
9 1763 1773 don Michele Casaburo
10 1773 1775 don Cesare Crispo
11 1775 1805 don Vincenzo Pelaggi
12 1805 1809 don Nicola Ortona
13 1809 1834 don Luigi Maria Palermo
14 1834 1844 don Giovanni Battista Scrugli
15 1844 1845 don Filippo Morsilli
16 1845 1847 don Giuseppe Perna
17 1847 1858 don Antonio Ceniti
18 1876[3] 1888 don Davide Romei
19 1888 1891 don Vincenzo Lo Bianco
20 1891 1916 don Francesco Maria Massara
21 1916 1918 don Giuseppe Guerrisi
22 1920 1966 don Domenico Perri
23 1966 1971 mons. Francesco Albanese
24 1971 2004 mons. Onofrio Brindisi
25 2004 2013 mons. Giuseppe Fiorillo
26 2013 don Antonio Purita

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'altare maggiore
Il Trittico di Antonello Gagini

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

All'esterno, la chiesa presenta una facciata moderatamente barocca, un poco plastica e con vaghi accenni rinascimentali. Sono presenti un corpo centrale, che costituisce la facciata vera e propria della chiesa, e due campanili gemelli laterali, che chiudono al loro interno il prospetto della chiesa. Facciata e campanili sono collegati da un motivo unitario di lesene su due ordini, quello inferiore tuscanico e quello superiore ionico, separati da un cornicione che, al centro, si piega verso l'alto seguendo i profili del portale sottostante e della finestra al di sopra, evidenziando così maggiormente la zona centrale e focale del prospetto. L'ordine superiore di lesene sostiene un altro cornicione, sul quale si impostano il timpano triangolare del corpo centrale e le celle campanarie dei due campanili, che proseguono verso l'alto con un ulteriore ordine di lesene ioniche, chiuse in sommità da un ultimo cornicione e da una copertura a cupola. Unici elementi plastici del corpo centrale sono i vari fregi e l cornici che decorano il portale d'ingresso e il finestrone superiore, mentre i due campanili, soprattutto grazie alle varie nicchie presenti e alle relative cornici, sono caratterizzati da una maggiore plasticità.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Internamente, la chiesa è impostata su una pianta a croce latina, con navata unica e transetto. Sull'intersezione fra quest'ultimo e la navata era presente la cupola, inserita nel progetto originario e poi abbattuta dopo il terremoto del 1783. L'imposta è ancora presente, così come parte del tamburo con i finestroni circolari, ma a questo livello l'alzato si interrompe bruscamente ad è concluso da una generica copertura a volta. Le pareti dell'aula sono ritmate da lesene di ordine corinzio, ornate da numerosi ed elaborati stucchi bianchi che ricoprono anche la volta a botte di copertura. Sono inoltre presenti quattro cappelle laterali, due per lato.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa custodisce al suo interno un maestoso altare maggiore settecentesco in marmi policromi di notevole fattura. dal quale emerge la statua rinascimentale della Madonna della Neve. L'opera di maggior valore qui conservata resta però il celebre Trittico statuario rinascimentale di Antonello Gagini[1], eseguito fra il 1523 e il 1524 e fatto trasportare all'interno della chiesa da Emanuele Paparo nel 1810. L'opera si trovava precedentemente nella chiesa di Santa Maria del Gesù, nota anche come chiesa di Santa Maria la Nova. Il trittico è composto da una ordinata cornice architettonica in marmo scuro con colonne corinzie, che inquadra tre nicchie dove trovano posto, da sinistra a destra, le statue della Madonna delle Grazie, di San Giovanni Evangelista e di Santa Maria Maddalena. Quest'ultima, in particolare, grazie al suo armonico equilibrio delle parti è considerata un capolavoro della statica. Il coronamento superiore del trittico, con affresco centrale e volute, è da considerarsi aggiunta successiva. La chiesa è poi ornata da elaborati stucchi, anch'essi opera settecentesca, e dai quadri di Emanuele Paparo che si ispirano ad opere pittoriche di varie epoche.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne Gaetano Cavalli opus 413, costruito nel 1894.

Lo strumento è racchiuso all'interno di un'artistica cassa lignea dipinta e scolpita in stile barocco, che incornicia il finestrone della controfacciata. La trasmissione è integralmente meccanica e la consolle, ha finestra, ha un'unica tastiera di 58 note e pedaliera di 27 note.

Di seguito, la disposizione fonica:

Manuale
Principale 16'
Principale 8'
Bordone 8'
Viola da gamba 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Quindicesima 2'
XIX e XXII 1.1/3'
XXVI e XXIX 2/3'
Unda maris 8'
Voci angeliche 16'
Clarino 16'
Tromba 8'
Pedale
Subcontrabasso 16'
Basso armonico 8'

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Scheda della chiesa sul sito tourcalabria.it
  2. ^ è stato l'arciprete più longevo, ricoprendo tale carica per 60 anni
  3. ^ tra il 1858 e il 1876 la chiesa fu gestita dai quattro sacerdoti economi don Giuseppe Colace, don Gregorio Cosentino, don Domenico Calogero e don Domenico Gerace

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]