Jonadi

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Jonadi
comune
Jonadi – Stemma Jonadi – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Vibo Valentia-Stemma.png Vibo Valentia
Amministrazione
Sindaco Nazzareno Fialà (lista civica) dal 28/03/2010
Territorio
Coordinate 38°38′00″N 16°03′00″E / 38.633333°N 16.05°E38.633333; 16.05 (Jonadi)Coordinate: 38°38′00″N 16°03′00″E / 38.633333°N 16.05°E38.633333; 16.05 (Jonadi)
Altitudine 430 m s.l.m.
Superficie 8,7 km²
Abitanti 3 796[1] (31-12-2010)
Densità 436,32 ab./km²
Frazioni Baracconi, Case Sparse, Nao, Vena
Comuni confinanti Filandari, Mileto, San Costantino Calabro, San Gregorio d'Ippona, Vibo Valentia
Altre informazioni
Cod. postale 89851
Prefisso 0963
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 102017
Cod. catastale E321
Targa VV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti jonadesi
Patrono san Nicola di Bari
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Jonadi
Posizione del comune di Jonadi nella provincia di Vibo Valentia
Posizione del comune di Jonadi nella provincia di Vibo Valentia
Sito istituzionale

Jonadi è un comune italiano di 3.683 abitanti della provincia di Vibo Valentia. Fino al 1995 era in provincia di Catanzaro.

Storia[modifica | modifica sorgente]

A parte un breve testo, intitolato " Comune di Jonadi Cenni Storici", risalente al 1982 e redatto dal sindaco dell'epoca, l'avvocato Antonino Cordopatri, non esistono testi di pubblico dominio recanti informazioni storiche sul paese. Certo è che il paese fu casale di Mileto, del quale seguì le vicende. Appartenne a Ruggero Lauria, ai Sanseverino di Marsico, ai Ruffo di Montalto, ai Sanseverino di Bisignano e ai Silva.

Nel 1807, per volere di Giuseppe Bonaparte (con decreto francese del 19.01.1807) fu proclamata l'autonomia "dell'università di Jonadi" facente parte della provincia di Calabria Ultra e distretto di Mileto. Il primo sindaco fu Giuseppe Mesiani, che durò in carica fino a tutto il 1811.

Nel 1810 passò a far parte dal circondario di Mileto a quello di Monteleone (l'attuale Vibo Valentia) e nel 1818 prese il nome di "comune di Jonadi". Nel 1812 dai documenti presenti nell'archivio comunale, risultavi essere due sindaci: Giuseppe Maria Falduti e Gaetano Carlizzi, rispettivamente sindaci il primo di Nao ed il secondo di Jonadi.

Nel 1879 entrò a far parte, nella regione Calabria, della costituita provincia di Catanzaro con la quale rimase sino al 1995, anno in cui passò sotto l'attuale provincia di Vibo Valentia.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Numerosi sono gli edifici di culto presenti nel comune (ben cinque nel capoluogo e due nella frazione di Nao) a testimonianza della devozione di questa piccola comunità.

La Chiesa Matrice, dedicata a santa Maria Maggiore, di età rinascimentale, custodisce al suo interno un piccolo Ciborio marmoreo scolpito a fogliame, e la Resurrezione di Cristo, tela settecentesca dipinta ad olio.

La Chiesa di San Nicola, risale al XVIII secolo, il suo interno è riccamente decorato, conserva degli affreschi sulla cupola dell’abside e sul soffitto che per lo più raffigurano degli angeli.

La Chiesa della Madonna degli Angeli, edificata nel XVI secolo, che custodisce, nel pregiato reliquario offerto da Don Orazio Falduti, la Candela apparsa miracolosamente, la mattina del sabato 23 del mese di maggio 1626, al venerando sacerdote Giovan Battista De Gennaro, che stava celebrando sull’altare consacrato alla Madonna, la santa Messa con l’assillante preoccupazione che le due piccole candele da lui procurate non sarebbero state sufficienti per ultimare il “Santo Ufficio”. Notevole la pala d'altare tardo rinascimentale, raffigurante la Madonna del Rosario, attribuita a Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnolo.

Le altre due chiese del capoluogo sono la chiesa della Madonna Addolorata, che conserva la statua di Santa Fara, alla quale gli ionadesi sono molto devoti, e la piccola chiesa di San Rocco. Quelle della frazione Nao sono la chiesa della Madonna del Rosario e la chiesetta dell'Immacolata.

Completano il quadro i resti di un antico convento del 1595.

Nel centro storico sono presenti diverse case e palazzi nobiliari, alcuni dei quali presentano notevoli portali, opera delle maestranze locali. Si possono citare il palazzo Falduti, il palazzo Cordopatri (gia` Falduti) il palazzo Mesiani, il palazzo Carlizzi.

Il palazzo Falduti, di epoca settecentesca, presenta un bellissimo loggiato a tre archi. Questa nobile famiglia di origine spagnola, estintasi con la morte di Marina (in Cordopatri) nel 2001, risultava presente a Jonadi fin dal sedicesimo secolo e godeva del beneficio di un oratorio privato nel proprio palazzo.

Tradizioni[modifica | modifica sorgente]

Le confraternite[modifica | modifica sorgente]

A Jonadi esistono due Confraternite laicali: la più antica, la Confraternita dei Nobili denominata "Stellario", istituita a Roma e successivamente rinominata Confraternita del SS. Sacramento o di San Nicola, e la Confraternita di Maria SS. Addolorata.

In passato tutti gli abitanti del paese che lo desiderassero, potevano iscriversi a queste confraternite. Questi iscritti si chiamavano "fratelli". Alla morte, l'iscrizione garantiva un posto nella cappella del cimitero e delle messe commemorative. In cambio gli iscritti dovevano, indossando la veste tipica o, come fu aggiunto in un secondo momento, il medaglione della confraternita, partecipare obbligatoriamente alle processioni del Corpus Domini, del Venerdì Santo e del giorno in cui ricorrevano i festeggiamenti (15 agosto per San Nicola e 15 settembre per l'Addolorata). Altro obbligo era quello di partecipare ai funerali di un fratello morto.

La veste (Confraternita dell'Addolorata e Confraternita di San Nicola) in genere era costituita da un tunica bianca stretta in vita da un cordone, da una mantellina che variava di colore tra le varie confraternite e un cappuccio. Si permise in seguito di indossare vestiti civili, a condizione che si portasse al collo un medaglione, sostenuto da una fascia con i colori della congrega. Chi non indossava tale veste o mancava per tre volte, senza giustificati motivi, alle processioni obbligatorie, veniva cancellato dalla lista dei fratelli. Tale assenza veniva chiamata "mancanza". Qualora l'assenza venisse giustificata con validi motivi, malattia o impedimento per motivi di lavoro, allora il fratello doveva pagare una somma stabilita per tale "mancanza", mantenendo comunque l'iscrizione.

Attualmente tali usi, anche se in maniera meno rigida, sono ancora in uso tra le persone più anziane.

Il presepe vivente[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo natalizio, per le caratteristiche viuzze della parte vecchia del paese, si svolge il suggestivo Presepe vivente.

Questa tradizione, più che trentennale, vede la partecipazione di gran parte della popolazione e costituisce una grande attrattiva per i comuni della zona.

In tale occasione vengono preparati i dolci tipici del periodo, tra cui le "zeppole". Particolare rilevante, nella rappresentazione di antichi mestieri, è l'utilizzo di utensili oramai caduti in disuso, come ad esempio "'u tilaru", il telaio, su cui le donne fino a tempo fa tessevano scialli e coperte.

Tra i mestieri, oramai non più praticati, raffigurati nella sacra rappresentazione sono da citare l'arrotino e il cestaio.

La sacra rappresentazione termina con l'arrivo dei Re Magi alle suggestive grotte naturali che si trovano all'inizio del paese in una suggestiva cornice naturalistica nei pressi degli antichi lavatoi pubblici chiamati " funtana vecchja ", ove le donne erano solite recarsi per lavare la propria biancheria. Tra le lavandaie, questa circostanza, rappresentava uno dei momenti di socializzazione più importanti poiché, durante l'attesa per l'asciugatura della propria biancheria, le donne potevano dialogare e conversare fra di loro.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[2]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sac. Serafino Avenoso, Raffaele Currà. Cenni storici del miracoloso Quadro della Madonna degli Angeli che si venera in Jonadi. Ionadi, 1990.
  • Antonino Cordopatri. "Comune di Jonadi cenni storici". Ionadi, 1982

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