Barletta
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| Barletta | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 15 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 146,91 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 637 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Canne della Battaglia, Fiumara, Montaltino | ||||||||
| Comuni contigui: | Andria, Canosa di Puglia, Margherita di Savoia , San Ferdinando di Puglia, Trani, Trinitapoli | ||||||||
| CAP: | 70051 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0883 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 072007 | ||||||||
| Codice catasto: | A669 | ||||||||
| Class. sismica: | zona 2 (sismicità medio-alta) | ||||||||
| Class. climatica: | zona C, 1306 GG | ||||||||
| Nome abitanti: | barlettani | ||||||||
| Santo patrono: | San Ruggero | ||||||||
| Giorno festivo: | 30 dicembre | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Barletta (IPA: /barˈletta/, Varrètt o Barlett in pugliese) è una città di 93.667 abitanti[1] della Puglia, capoluogo, con le città di Andria e Trani, dell'omonima provincia. Il territorio comunale fa parte del bacino della valle dell'Ofanto e, oltre ad essere bagnato dall'omonimo fiume, che funge amministrativamente come linea dividente tra Barletta e Margherita di Savoia, ne ospita anche la foce. Il comune, che comprende la frazione di Canne, sito archeologico ricordato per la celeberrima battaglia vinta nel 216 a.C. da Annibale, è stato riconosciuto come città d'arte[2] dalla Regione Puglia nel 2005[3] per le sue bellezze architettoniche.
[modifica] Geografia fisica
| Per approfondire, vedi la voce Geografia della Puglia. |
[modifica] Territorio
Il territorio di Barletta, esteso su oltre 14.691 ettari[4] e con circa 13,5 km di costa, si affaccia sul mare Adriatico all'imboccatura sud-est del golfo di Manfredonia, di fronte al promontorio del Gargano, nell'area costiera in cui il litorale roccioso della Terra di Bari modifica le sue caratteristiche giungendo alle sabbie della foce del fiume Ofanto. Questo delimita a nord-ovest il territorio barlettano, che pertanto fa parte della valle dell'Ofanto. Il fiume ha sempre avuto un'influenza determinante sull'attività agricola della zona. Il corso fluviale segna anche il passaggio dalla Murgia carsica, sulla riva destra, alla vasta e fertile piana del Tavoliere delle Puglie, su quella sinistra.
La città sorge sulla costa 5 km a sud-est dalla foce dell'Ofanto ed è ubicata su di un bassopiano che varia dai 10 ai 30 metri sul livello del mare. Il centro abitato si estende per una lunghezza da est ad ovest di circa 6 km, una larghezza da nord a sud di circa 2 km ed un perimetro di circa 13 km.[5] Confina, da nord in senso antiorario, con i comuni di Margherita di Savoia, che dista circa 13,6 km dal centro abitato; Trinitapoli, a circa 17,4 km; San Ferdinando di Puglia, a circa 19,6 km; Canosa di Puglia, a circa 22,2 km; Andria, a circa 11,3 km; Trani, a circa 13 km.
Morfologicamente, il territorio comunale è caratterizzato da un'altimetria discendente dall'entroterra verso il mare e presenta un rilevante salto di quota solo a ridosso delle antiche mura urbiche, dove l'area intra-moenia è posta a un livello superiore, che varia dai cinque ai sette metri, rispetto a quella sottostante, caratterizzata progressivamente verso il mare da arenili, litoranea e spiaggia.[6]
Il terreno su cui insiste il territorio di Barletta è quello tipico della costa pugliese, caratterizzato geologicamente dalla presenza di arenarie, calcareniti, sabbia, argilla e tufo.[7] Le trasformazioni antropiche del suolo avvenute nel corso dei secoli hanno visto però il territorio modificare il suo paesaggio agricolo. Analizzandone infatti la storia della flora è possibile notare cambiamenti sostanziali dal XIX secolo ad oggi. L'area protesa verso Canosa, calcarenitica, precedentemente adibita a prato per il pascolo, a vigneti e ad alberi da frutta oggi denota la totale scomparsa del verde a pascolo a vantaggio di vigneti e oliveti. Stessa sorte è toccata alla zona verso Canne che non mostra più cerealicoltura e vegetazione spontanea, tipica anche delle sponde dell'Ofanto, caratterizzate da un terreno argilloso, ma vigneti e oliveti, resi possibili nel caso delle rive fluviali con la costruzione di argini che hanno permesso di evitare i danni delle inondazioni avvenute fino al XIX secolo.[8] Il territorio verso Trani, in precedenza paludoso, è stato bonificato ma quest'opera ha indotto allo stesso tempo una spontanea scomparsa delle specie fino ad allora presenti nei pressi delle acque stagnanti. La zona compresa tra Barletta ed Andria non mostra invece segni di sostanziali modifiche, mantenendo la sua tipica vegetazione ricca di oliveti.[9]
- Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003
[modifica] Clima
Il clima è quello mediterraneo, tipico della fascia costiera adriatica meridionale, caratterizzato da inverni non troppo freddi e da estati calde e secche. La neve cade poche volte l'anno e raramente con accumuli considerevoli. L'ultimo episodio di un certo rilievo è avvenuto il 15 dicembre 2007 quando 20cm di neve hanno ricoperto la città.[10]
La piovosità è tra le più basse della penisola. Essa infatti si aggira su una media di 550 millimetri annui ed è distribuita in circa settanta giorni, con maggiori afflussi di pioggia in autunno ed inverno e minimi tra la seconda metà del mese di giugno e la prima metà del mese di agosto.[11]
| Barletta - Valle dell'Ofanto | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 11,4 | 12,4 | 14,9 | 18,5 | 23,3 | 27,7 | 30,7 | 30,7 | 26,8 | 21,4 | 16,5 | 12,9 | 12,2 | 18,9 | 29,7 | 21,6 | 20,6 |
| T. min. media (°C) | 4,1 | 4,3 | 6,0 | 8,4 | 12,3 | 16,2 | 18,8 | 19,0 | 16,2 | 12,3 | 8,5 | 5,6 | 4,7 | 8,9 | 18 | 12,3 | 11 |
| Precipitazioni (mm) | 52 | 58 | 46 | 43 | 39 | 30 | 22 | 26 | 49 | 61 | 62 | 60 | 170 | 128 | 78 | 172 | 548 |
| Umidità relativa (%) | 76,6 | 75,1 | 73,5 | 71,1 | 68,7 | 64,2 | 60,2 | 61,3 | 68,3 | 74,4 | 76,5 | 77,0 | 76,2 | 71,1 | 61,9 | 73,1 | 70,6 |
- Classificazione climatica di Barletta:[12]
- Zona climatica: C
- Gradi giorno: 1306
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Storia di Barletta. |
[modifica] Età antica
| Le origini del nome |
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Il primo nome della città di Barletta, come testimoniato dalla Tabula Peutingeriana, è stato Bardulos, trasformato in seguito in Barduli. Il toponimo derivava dal nome della popolazione transadriatica che, intorno al IV secolo a.C., era approdata sulle coste barlettane: i Bardei. Durante il primo Medioevo la denominazione subì una nuova modifica, diventando Baruli, che negli atti dell'epoca assumeva anche la forma Barulum. In volgare la città era detta Varolum o Varletum, da cui deriverebbe il nome della città in dialetto barlettano, ossia Varrett. Solo dall'XI secolo la città è stata chiamata con l'attuale denominazione di Barletta.[13]
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Le prime testimonianze su Barletta - citata come Bardulos nella Tavola Peutingeriana - risalgono al IV secolo a.C. Tra il IV e il III secolo a.C. fu lo scalo marittimo di Canusium,[14] centro allora di maggior rilievo perché l'entroterra, oltre alle risorse naturali, era anche più salubre, poiché lontano dalle acque stagnanti e paludose dei fiumi che scendevano a valle.[15] Nel 216 a.C. nell'attuale agro barlettano, nei pressi della vicina Canne, durante la seconda guerra punica si tenne la nota battaglia di Canne, che vide la pesante sconfitta dei Romani da parte dei Cartaginesi di Annibale. Al momento dell'incursione romana l'antica Bardulos si trovava in un punto di crocevia tra la strada che conduceva nell'entroterra sannitico passando per Canne e Canosa e la via litoranea che, costeggiando l'Adriatico, collegava il Gargano con Barium e Brundisium.
[modifica] Età medioevale
La città, fino ad allora vissuta all'ombra della vicina Canosa, dopo la distruzione di Canne (547) ricevette una prima ondata migratoria di superstiti cannesi; in seguito alle vicende della guerra gotica, nel 586 accolse un secondo esodo, questa volta degli stessi canosini, che si stabilirono lungo le principali direttrici di traffico verso i paesi limitrofi.[16] L'incursione saracena dell'848 e la devastazione dell'875 decretarono la fine della supremazia di Canusium e la definitiva fuga dei suoi abitanti presso la vicina Baruli, che da semplice nucleo aggregativo si apprestava a diventare una vera e propria civitas.[17]
La città fiorì di fatto però solo nel Basso Medioevo come fortezza dei Normanni, diventando una tappa importante per i crociati e per tutto il traffico commerciale verso la Terra Santa. Nel 1156, in seguito alla distruzione di Bari, divenne capoluogo della Terra di Bari. Nel 1194 terminò il periodo normanno ed iniziò quello svevo, dominato dalla figura di Federico II: divenuto imperatore nel 1220, quattro anni dopo avviò la costruzione della sua domus nel castello barlettano, allora costituito unicamente dal fortino costruito precedentemente dai Normanni. L'importanza attribuita alla città dal sovrano svevo è testimoniata dall'annuncio, nel 1228, della sesta Crociata durante la Dieta tenutasi proprio nella domus federiciana.
Agli svevi succedette, nel 1266, la dinastia angioina. In questo periodo la sede di capoluogo fu spostata a Napoli ma Barletta continuò, con Carlo I, a beneficiare di ricchezza economica e di attenzioni da parte del sovrano, tanto che tre dei sette membri del Consiglio dell'Imperatore erano barlettani.[18] La dinastia aragonese subentrò nel 1442 a quella angioina e nel 1459 il nuovo re, Ferdinando I, fu incoronato proprio nella cattedrale di Barletta.[19]
[modifica] Età moderna
All'inizio del XVI secolo, durante la seconda guerra italiana che vedeva coinvolte Francia e Spagna, la città fu teatro di storiche vicende, quale la celebre Disfida di Barletta. Lo scontro tra cavalieri italiani e francesi, avvenuto a seguito di provocazioni di parte francese, si tenne il 13 febbraio 1503 nel territorio compreso tra Andria e Corato e si concluse con la vittoria della compagine italiana, guidata dal capitano Ettore Fieramosca.
In seguito a tali vicende Barletta divenne roccaforte degli spagnoli, che ne ampliarono le mura e il castello. Nel 1528 Barletta, già lacerata da divisioni interne, fu devastata dai francesi, che perpetrarono saccheggi e incendi tali da portare alla distruzione di numerose chiese ed edifici convenutali.[20] Da quel momento cominciò il declino di Barletta, favorito dal malgoverno spagnolo e dalle calamità naturali susseguitesi per tutto il XVII secolo: nel 1656 la peste colpì la città e il numero dei suoi abitanti passò dai ventimila di quell'anno agli ottomila del marzo 1657;[21] nel 1689, 1731, 1743 dei terremoti ridussero in ginocchio la popolazione.
[modifica] Età contemporanea
Segnali di rinascita si registrarono soltanto alla fine del XVIII secolo, in particolar modo durante i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat. Proprio durante il periodo murattiano, nel 1809, gli ordini religiosi presenti in città furono soppressi, con la conseguente confisca di tutti i loro beni. Tuttavia Barletta restò un attivo centro culturale e religioso e, nel 1860, fu elevata a diocesi da papa Pio IX col nome di Barletta-Nazareth.
Il XX secolo si aprì con lotte contadine e scioperi; le lotte politiche furono particolarmente sostenute, in Puglia, dal cerignolano Giuseppe Di Vittorio.[22] Il 24 maggio 1914, durante la prima guerra mondiale, la città fu bombardata dalla flotta austro-ungarica, che centrò, con sei colpi di cannone, il fronte settentrionale del castello. L'edificio non subì ulteriori colpi grazie all'intervento del cacciatorpediniere Turbine, immolatosi al suo posto.
Durante la seconda guerra mondiale, l'8 settembre 1943 e nei giorni successivi la città fu teatro di diversi episodi di Resistenza contro le truppe naziste. Non appena giunse il fonogramma in cui si ordinava di considerare i tedeschi come nemici, le truppe dell'esercito italiano di stanza a Barletta furono posizionate dal colonnello Francesco Grasso, comandante della piazza, a difesa delle vie d'accesso alla città. Dopo appena due giorni di scontri furono tuttavia costrette alla resa, per evitare che Barletta fosse rasa al suolo. Da quel momento si ebbero numerosi episodi di rappresaglia[23] che fecero trentadue vittime civili, oltre a decine di feriti.[24] L'episodio più grave avvenne il 12 settembre, quando undici vigili urbani e due netturbini furono fucilati presso il Palazzo delle Poste. Per questi motivi la città di Barletta è stata insignita, unico caso in Italia, con la medaglia d'Oro al Valor Militare ed al Merito Civile.
Il 16 settembre 1959, 59 persone morirono nel crollo di un edificio in via Canosa (che oggi ha preso il nome dalla data del crollo). Per il triste evento la città fu visitata dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. [25]
Nel secondo dopoguerra, una delle tematiche più sentite dalla popolazione barlettana è stata la costituzione di una provincia autonoma da quella di Bari, della quale la città aveva fatto parte sin dall'unità d'Italia. Dopo una lunga mobilitazione popolare, con la legge 148/2004 dell'11 giugno 2004 è stata istituita la provincia di Barletta-Andria-Trani,[26] indicata anche come provincia "BAT" dall'acronimo delle tre città capoluogo; la sigla automobilistica della provincia è invece BT. Le prime elezioni provinciali si sono tenute il 10 e l'11 giugno 2009.
[modifica] Simboli
Lo Statuto comunale della Città di Barletta[27] afferma che
| « Il Comune ha diritto di fregiarsi del proprio stemma e gonfalone, approvati con le procedure di legge. Il Comune, per le sue tradizioni storiche e per i meriti acquisiti dalla sua comunità, è stato insignito del titolo di Città con decreto di riconoscimento del 9 marzo 1935 e successive modifiche ed integrazioni. Il Comune di Barletta assume il titolo di Città della Disfida a ricordo della storica Sfida del 13 febbraio 1503. » |
Il medesimo statuto [28] a proposito dello stemma e del gonfalone cittadino li descrive in questo modo:
| « Lo stemma è su fondo bianco d'argento, a quattro burelle di rosso, sovrastato da una corona turrita e circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Città. Il gonfalone è rappresentato da un "drappo rettangolare a forma di bandiera, di colore bianco, frangiato d'oro, caricato dello stemma comunale sopra descritto; il drappo attaccato ad un'asta di metallo sormontata da una freccia dorata con lo stemma del Comune. Nel drappo l'iscrizione centrata in oro: "Città di Barletta". Nastri e cravatta, tricolorati dai colori nazionali, frangiati d'oro". D'argento, a quattro burelle di rosso, sovrastato da una corona turrita e circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Città » |
Lo stemma attuale è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dell’8 settembre 2000, che ha modificato anche la forma della corona, prescrivendo quella attualmente prevista dal regolamento araldico.
Particolare è l'aneddoto sull'origine dello stemma cittadino. La leggenda racconta che il signore dell'antica Bardulos accompagnato dalle milizie cittadine, avesse ucciso in battaglia il capo dei pirati saraceni che avevano attaccato la città. Al ritorno in città, giunto nei pressi delle mura, pulì quattro delle sue dita ancora sporche di sangue, su una delle porte urbiche. Il sangue delle dita sarebbe rappresentato, nell'attuale stemma, dalle quattro striature orizzontali di colore rosso.[29]
[modifica] Onorificenze
La città è stata insignita della Medaglia d'oro al merito civile, l'8 maggio 1998, e della Medaglia d'oro al valor militare, il 7 luglio 2003.
Medaglia d'oro al valor militare
Medaglia d'oro al merito civile
Inoltre, con 11 medaglie d'oro e 215 medaglie d'argento attribuite a militari barlettani partecipanti alla prima e alla seconda guerra mondiale, la città è la più decorata d'Italia.[32]
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
| Per approfondire, vedi la voce Monumenti di Barletta. |
Caratteristico è il centro storico, costituito da numerose chiese e palazzi di notevole interesse storico e artistico, con il borgo medievale a ridosso della cattedrale e delimitato perimetralmente dai giardini del castello e dai tre assi viari principali della città, ossia corso Vittorio Emanuele, corso Garibaldi e via Cavour, che rispettivamente conducono a Margherita di Savoia, Canosa e Trani.
Tra i principali monumenti della città vi sono architetture militari come l'imponente castello, sede del Museo civico, del Museo della Memoria e della biblioteca comunale; il Colosso, localmente noto come "Eraclio",[33] un'enorme statua in bronzo risalente al V secolo. Il Colosso sorge nei pressi di una delle architetture religiose più antiche del comune, la basilica del Santo Sepolcro, un edificio romanico che testimonia la chiara impronta del culto dei crociati a Barletta;[34] la cattedrale, esempio di fusione tra stile romanico e gotico; architetture civili come il Teatro Curci e il Palazzo della Marra, esempio di barocco leccese al di fuori del Salento e sede della Pinacoteca De Nittis; la Cantina della Disfida, in cui si è tenuto lo scontro verbale che ha condotto all'omonima battaglia tra cavalieri francesi e italiani, e il sito archeologico di Canne, luogo di scontro tra le truppe romane e quelle cartaginesi, che custodisce i resti della cittadella medievale.
[modifica] Architetture religiose
| Per approfondire, vedi la voce Chiese di Barletta. |
[modifica] Cattedrale Santa Maria Maggiore
La cattedrale di Santa Maria Maggiore costituisce il fulcro principale della vita religiosa della città, nonché il suo cardine urbanistico: il tessuto urbano di Barletta si è infatti sviluppato a partire dal polo ecclesiastico dall'attuale cattedrale. La chiesa risulta posta al termine del tracciato direttore originario del primo nucleo cittadino. È situata nei pressi del castello, a cui volge le absidi gotiche. L'edificio attuale si presenta come un'architettura non unitaria, costruita nel corso di vari secoli.[35] Si distingue in una parte sotterranea ed una all'odierno livello stradale e risulta essere il frutto di stratificazioni millenarie, che hanno visto il sovrapporsi di tombe a grotticella del III secolo a.C., una basilica paleocristiana del VI secolo con ampliamenti di epoca altomedievale, risalenti al IX secolo, e infine l'edificio come si vede oggi, composto da due parti nettamente distinte: quella anteriore tipicamente romanica (XII secolo), e quella posteriore realizzata in forme gotiche (XIV secolo). Il campanile risale invece al XII secolo.
La chiesa ha raggiunto il suo massimo splendore durante le crociate, fungendo da punto di transito per i pellegrini che si recavano in Terra santa. La chiesa, in realtà oggi non più cattedrale, continua a conservare nell'uso comune tale denominazione.[36] Risulta disposta secondo un orientamento est-ovest, con absidi rivolte ad oriente. Divisa in tre navate con cappelle laterali nell'ala meridionale, presenta nell'area presbiterale un ciborio dietro cui si apre il coro. La cattedrale risulta oggi tornata al suo antico fasto dopo una lunga serie di lavori di restauro durati prima dal 1955 al 1981 e in una seconda fase dal 1981 al 1996.
[modifica] Basilica del Santo Sepolcro
Situata in una posizione strategica, nei pressi dei quali si leva il Colosso di Barletta, tra due antichi ed importanti assi di comunicazione viaria, l'adriatica e la via Traiana che conduce a Roma, la basilica del Santo Sepolcro, come dice la sua stessa denominazione, conserva uno stretto legame con la Terra Santa e il Sepolcro di Gesù Cristo. Per tale motivo è stata meta di transito per i pellegrini diretti in Terra Santa e per i crociati in viaggio, dal porto di Barletta, verso Gerusalemme.
L'edificio fu eretto in forme gotico-borgognone alla fine del XII secolo.[37] La facciata principale presenta una porta con arco ogivale, due archi ciechi e resti del pronao. Caratteristica è la fiancata sinistra caratterizzata da profonde arcate cieche con un portale gotico a baldacchino.
All'interno peculiari sono il nartece sormontato da una tribuna che precede le tre navate su pilastri, con archi e volte ad ogiva risalenti alla fine del XIV secolo, una cupola all'incrocio dei bracci e tre absidi semicircolari. A sinistra dell'ingresso è posto un fonte battesimale del XIII secolo. Presso l'altare dell'abside destra si trova una Madonna bizantineggiante del XVI secolo. Nella cappella sovrastante il nartece è posto il Tesoro, che comprende una croce patriarcale binata, un tabernacolo con il Cristo in Maestà in mandorla, una colomba eucaristica in rame dorato, un ostensorio risalente al XII secolo nonché degli affreschi del XIII secolo.[38]
[modifica] Chiese principali
[modifica] Chiesa di San Gaetano
La chiesa di San Gaetano risale al XVII secolo e conserva al suo interno una reliquia della Sacra Spina. È stata fondata nel XVII secolo dall'ordine dei Teatini, giunti a Barletta nei primi anni del secolo. Il complesso edilizio su cui si erge la chiesa era già presente al momento della fondazione ed era sede di una piccola chiesa intitolata a San Giuseppe. Chiesa e convento sono stati poi trasformati, prendendo la denominazione attuale nel 1667.[39] La chiesa è situata lungo via Cialdini, strada su cui si trovano numerosi altri edifici conventuali, quali quello di San Ruggero, Santa Maria della Vittoria e il Monte di Pietà. Nella primavera del 1656 iniziarono i lavori per l'edificazione dell'attuale chiesa; lavori poi sospesi per due anni a causa della peste sopraggiunta durante quello stesso anno e che terminarono nel 1667. Quando l'ordine dei Teatini fu soppresso la chiesa fu affidata ai confratelli della Santissima Trinità,[40] portarono con sé la preziosa reliquia della Sacra Spina della quale erano divenuti custodi, con il compito di renderle solenne omaggio nella quinta domenica di quaresima.[41]
[modifica] Chiesa di San Giacomo
La chiesa di San Giacomo, sita lungo corso Vittorio Emanuele e risalente all'XI secolo, si erge dove in antichità vi sarebbe stato un luogo di culto pagano.[40] Risulta disposta lungo l'asse est-ovest, parallelamente al corso, con altare ad oriente. L'accesso principale in origine non corrispondeva a quello attuale ma era posto sul fronte occidentale. In seguito però l'occupazione del suolo ad ovest della chiesa ha portato a spostare l'accesso sul lato nord, dove è oggi, dando luogo al portale che prende il nome di Porta maggiore. Il fronte principale vede la presenza nel mezzo di un obelisco con orologio. Nel 2001 la chiesa ha subito ingenti lavori di restauro, che ne hanno riportato in luce le linee architettoniche originarie. Sono state ripristinate monofore di varie epoche, il soffitto a capriate del XVIII secolo, nonché la cappella del Santissimo Salvatore con la dugentesca volta a crociera. La chiesa possiede un ricco patrimonio di tavole, tele, oggetti liturgici, reliquiari e paramenti sacri risalenti al periodo compreso tra il XIII e il XX secolo.[42]
[modifica] Chiesa di Sant'Andrea
La chiesa di Sant'Andrea è una delle chiese più antiche della città. Le prime testimonianze documentate risalgono al XII secolo ed individuano nell'area un tempio dedicato al Santo Salvatore. Nel XVI secolo i Della Marra, che erano proprietari dell'edificio religioso, lo donarono ai frati Minori Osservanti, la cui chiesa di Sant'Andrea fuori le Mura era stata distrutta durante il sacco del 1528.[43] La distruzione portò gli Osservanti con il loro complesso conventuale all'interno delle mura. La chiesa ha subito più fasi di costruzione e successivi ampliamenti, che si sono susseguiti fino al Novecento, quanto è stato realizzata l’apertura di una nuova strada a levante della fabbrica, denominato vicoletto Sant'Andrea, oggi via Bruno Marino.[44] La chiesa, divisa in tre navate con cappelle laterali, oggi ha due accessi: uno principale rivolto verso ovest, a cui si accede attraverso una ripida scalinata da via Sant'Andrea, e uno secondario posto a sud, che si apre su uno slargo posto alla medesima quota altimetrica. La chiesa è attualmente sottoposta a restauro conservativo.
[modifica] Altre chiese
- Cappella del Cimitero
- Chiesa del Buon Pastore
- Chiesa del Cuore Immacolato di Maria
- Chiesa del Monte di Pietà
- Chiesa del Purgatorio
- Chiesa del Santissimo Crocifisso
- Chiesa della Sacra Famiglia
- Chiesa della Santissima Trinità
- Chiesa dello Spirito Santo
- Chiesa di San Benedetto
- Chiesa di San Cataldo
- Chiesa di San Domenico
- Chiesa di San Filippo Neri
- Chiesa di San Giovanni Apostolo
- Chiesa di San Giuseppe
- Chiesa di San Michele
- Chiesa di San Nicola
- Chiesa di San Paolo Apostolo
- Chiesa di San Pietro
- Chiesa di San Ruggero
- Chiesa di Sant'Agostino
- Chiesa di Sant'Antonio di Padova
- Chiesa di Santa Lucia
- Chiesa di Santa Maria degli Angeli o Chiesa dei Greci
- Chiesa di Santa Maria del Carmine
- Chiesa di Santa Maria della Vittoria
- Chiesa di Santa Maria delle Grazie
- Chiesa di Santa Maria di Nazareth
- Chiesa di Santa Marta
- Santuario dell'Immacolata
- Santuario della Madonna dello Sterpeto
[modifica] Architetture civili
[modifica] Palazzi
[modifica] Palazzo Della Marra
Palazzo della Marra, sito in via Cialdini, è uno dei più prestigiosi esempi di architettura barocca in Puglia. Sin dalla metà del 1500, è stato dimora d'importanti famiglie aristocratiche.[45] Costruito su tre livelli, l'edificio è caratterizzato, sul fronte principale, da un balcone la cui facciata risulta riccamente ornata, sorretto da cinque mensole ornate da mostri, cani e grifi. La corte centrale presenta un loggiato e colonne che sorreggono archi. Attualmente è sede al secondo piano, in maniera permanente, della Pinacoteca De Nittis mentre, al primo piano, di mostre temporanee nonché di una sala conferenze.
[modifica] Palazzo Santacroce
Palazzo Santacroce si trova esattamente di fronte alla facciata principale della cattedrale, tanto da occuparne un'ampia area del sagrato che in precedenza era di dimensioni maggiori.[46] La facciata principale presenta il piano terra bugnato e quello superiore caratterizzato da una perfetta simmetria delle bucature. Il portale d'accesso è dotato di un arco a sesto acuto, inquadrato da una cornice. In asse si trovano poi il balcone di rappresentanza e infine un timpano triangolare.
[modifica] Palazzo de Leone Pandolfelli
Palazzo de Leone Pandolfelli si trova in via Cavour, lungo l'antica "Strada del cambio". Le prime notizie su questo palazzo risalgono al 1418; sono attestati ulteriori rifacimenti durante la metà del XVI secolo.[47] La facciata principale è scandita ai livelli superiori da lesene che intervallano aperture su un balcone che corre lungo l'intero fronte.
[modifica] Altri palazzi
Tra gli altri palazzi presenti in città si ricordano:
- Palazzo Bruotschy
- Palazzo de Martino
- Palazzo degli Arcivescovi Nazareni
- Palazzo dell'arco
- Palazzo della Corte
- Palazzo Esperti
- Palazzo Gentile
- Palazzo Gran Priore
- Palazzo Marulli
[modifica] Teatro Curci
| Per approfondire, vedi la voce Teatro Curci (Barletta). |
Il Teatro Comunale di Barletta, intitolato al compositore Giuseppe Curci, è situato nel pieno centro cittadino, di fronte al Palazzo di Città. L'odierno teatro fu progettato nel 1866 e inaugurato nel 1872.[48] Il primo spettacolo vide l'esecuzione della sinfonia L'Italia redenta, opera del compositore e direttore d'orchestra barlettano Giuseppe Curci. Nel 1906 furono restaurati gli stucchi della parte superiore del prospetto principale del teatro e furono completati i busti in terracotta presenti sul fronte, che raffigurano Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini, Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi e Saverio Mercadante. Nel 1960 il teatro fu chiuso perché in precarie condizioni e fu riaperto solo dopo una lunga serie di restauri terminati con l'inaugurazione, alla presenza del presidente del Consiglio Giulio Andreotti, nel 1977. La struttura restò chiusa temporaneamnte nel 1988 per ottemperare ai lavori di adeguamento alle norme antincendio.
Oggi il Teatro Curci costituisce un notevole contenitore culturale per l'intera provincia, sede ogni anno di una stagione teatrale che ha visto negli anni rappresentazioni che variano dalla prosa alla concertistica, dalla danza alla commedia.
Fa parte del complesso anche la Galleria del Teatro, adiacente ad esso e posta sul suo fianco orientale, attualmente utilizzata per la trasmissione pubblica in videoconferenza delle sedute del consiglio comunale cittadino e per mostre d'arte.
[modifica] Villa Bonelli
Costituisce un esempio unico nel territorio barlettano di villa extra moenia, circondata da giardini che custodiscono specie arboree tipiche della regione. Villa Bonelli conobbe il suo massimo splendore nei primi decenni del XIX secolo, quando i lavori di restauro e di ampliamento voluti dal conte Raffaele e da suo figlio Giuseppe ne fecero una delle più belle ville di Puglia.[49] È costituita da un salone delle feste, da una cappella, scuderie e un "giardino eclettico" corredato da fontane, serra e un campo di minigolf. Ai primi del Novecento l’edificio e il parco cominciarono a conoscere un declino che avrebbe portato alla chiusura del complesso. La villa è stata restituita ai cittadini nel corso del 2008 in seguito a lavori di riqualificazione che ne hanno permesso il ritorno al suo antico splendore.[50]
[modifica] Architetture militari
[modifica] Le mura della città
| Per approfondire, vedi la voce Mura di Barletta. |
La prima cinta urbana ed il suo successivo ampliamento furono edificati dai Normanni, che occuparono il territorio barlettano tra l'XI ed il XII secolo. Le mura cingevano allora l'originario nucleo di Santa Maria. Durante la dominazione sveva l'imperatore Federico II ampliò il fortino normanno edificando la sua domus, individuabile nell'attuale sede della Biblioteca Comunale. Con l'arrivo degli Angioini vi furono nuovi lavori sulla cinta muraria, per proteggere l'area più a sud, un ampliamento del castello con la costruzione del palatium sul lato nord, abbattuto in seguito dagli Aragonesi, e lo scavo del fossato intorno al castello.[51]
Il periodo aragonese modificò significativamente il tracciato delle mura, fino a cingere un'ampia parte dell'edificato attualmente appartenente al quartiere San Giacomo-Settefrati. Fu in questo periodo che il castello assume la definitiva ed attuale conformazione architettonica. Nel 1860 ebbe inizio l'abbattimento della cinta muraria che ostacolava l'espansione edilizia, il commercio con le città limitrofe e la costruzione della ferrovia con la relativa stazione e degli stabilimenti industriali.[52] Oggi dell'antica cinta muraria restano:
- il castello;
- un frammento a nord-ovest nei pressi del fossato del castello e ad esso attiguo;
- il bastione, localmente conosciuto come il "Paraticchio", che si affaccia sugli arenili della litoranea di ponente;
- Porta Marina nell'omonima piazza.
[modifica] Il castello
| Per approfondire, vedi la voce Castello di Barletta. |
La costruzione ha forma quadrangolare con, agli spigoli, le caratteristiche torri-bastioni lanceolate. L'edificio è il risultato di una sovrapposizione di edificazioni e demolizioni susseguitesi nei secoli operate dalle varie dominazioni. Il nucleo originario, risalente all'XI secolo, è normanno, come testimonia la Torre maggiore inglobata nel area meridionale dell'attuale edificio.[53] Durante le crociate divenne abituale ricovero per i cavalieri in partenza e in arrivo dalla Terra Santa. Evidente è il lascito di Federico II di Svevia, testimoniato nel lato sud da finestre ogivali che presentano l'aquila imperiale scolpita nelle lunette, motivo ricorrente dell'iconografia sveva. Nel 1228 l'imperatore tenne qui la dieta in vista della partenza per la sesta crociata.
Il castello così come lo vediamo oggi è stato realizzato a partire dal 1532, per volere del re spagnolo Carlo V. Nel 1867 fu acquistato dal Comune di Barletta, divenendo in seguito un deposito d'armi ed un carcere. Il 24 maggio 1914 la struttura fu bersagliata dalla corazzata austriaca Helgoland, alla quale si oppose il cacciatorpediniere Turbine evitando al castello ulteriori danneggiamenti. Durante la seconda guerra mondiale al suo interno fu stanziato un presidio militare che nel settembre del 1943 si oppose tenacemente all'esercito tedesco che intendeva occupare la città.
Nel 1973 si decise di sottoporre il castello, che versava in un notevole stato di degrado, ad un lungo restauro, restituendolo al suo splendore nel 1988. Nel 2001 sono stati effettuati lavori di riqualificazione, conclusisi il 7 dicembre 2002, dei Giardini del Castello, oggi tra i cuori pulsanti della vita cittadina e vera e propria cerniera tra la litoranea di levante e il centro storico. Attualmente è sede della Biblioteca Comunale, del Museo Comunale e del lapidarium. Tra i pezzi più importanti qui conservati vi sono il Sarcofago degli Apostoli, prima testimonianza cristiana a Barletta,[54] e un busto di Federico II del XIII secolo.[55]
[modifica] Porta Marina
| Per approfondire, vedi la voce Porta Marina (Barletta). |
Porta Marina costituisce l'unico esempio rimanente delle antiche porte che cingevano la città di Barletta.[52] È situata nella piazza omonima e verso essa confluiscono via Mura San Cataldo, via Mura del Carmine e via Marina, che porto e prosegue, attraversando la piazza, fino alla Cantina della Disfida.
Porta Marina non è sempre stata situata nel medesimo punto: quella originaria si trovava al termine meridionale di via Sant'Andrea e al suo fianco trovava posto l'antico Palazzo della Dogana. Nel 1751 fu costruita la nuova porta, come testimonia l'iscrizione lapidea presente sulla parte superiore della porta, che si affaccia verso il mare, affiancata dalle armi della città e dallo stemma borbonico. Attualmente nei pressi della porta sono in corso indagini archeologiche al fine di accertare la presenza, sotto il livello stradale attuale, di un pozzo in corrispondenza della rotonda posta al centro della piazza.[56]
[modifica] Altro
[modifica] Il Colosso
| Per approfondire, vedi la voce Colosso di Barletta. |
La gigantesca statua in bronzo si erge in corso Vittorio Emanuele, nei pressi della basilica del Santo Sepolcro, sopra un basamento alto circa un metro. Restaurata durante il Medioevo, è caratterizzata da un uomo in vesti imperiali tardo-romane e bizantine, come mostrano il diadema e l'indumento circolare tipico dei militari di alto rango, presenti sul capo. La statua, nota a livello cittadino come "Eraclio",[57] in realtà è di incerta identificazione. Quelle finora proposte sono state Valentiniano I, Teodosio I, Arcadio di Bisanzio, Onorio, Marciano di Bisanzio, Leone I di Bisanzio e Giustiniano I. Recentemente si è anche parlato dell'imperatore Teodosio II, all'età di quarant'anni, nel suo massimo momento di splendore, mentre il committente sarebbe Valentiniano III. Le indagini storiche effettuate fanno risalire le sue origini alla prima metà del V secolo e sostengono la costruzione della statua a Ravenna, eretta da Valentiniano III.[58] Sembra che Federico II abbia ritrovato la statua intorno al 1231 e nel 1240 avrebbe ordinato che venisse trasportata in Puglia, insieme ad altre opere d'arte; destinazione avrebbe dovuto essere Melfi, ma la morte dell'imperatore avrebbe causato un'improvvisa interruzione del trasporto, che avrebbe lasciato per sempre il gigante nella città di Barletta. In contrasto con chi sostiene che la statua sia stata trafugata durante il sacco di Costantinopoli nel 1204 e lasciata sulle spiagge di Barletta, analisi chimiche inquadrate negli ultimi restauri non hanno riscontrato alcun segno di un'eventuale presenza in mare della statua.[59]
[modifica] Parchi e giardini
[modifica] Giardini del castello
I Giardini del castello, intitolati ai Fratelli Cervi, si estendono intorno al castello e fanno da cornice alla fortezza e alla cattedrale di Santa Maria Maggiore. In seguito ai restauri, conclusisi nel 2002 e che hanno visto la riqualificazione dei giardini, trasformati in parco con aree attrezzate, l'intera area è stata restituita alla cittadinanza barlettana, che ne ha fatto un punto nevralgico del centro storico, con copertura wireless gratuita.[60]
[modifica] Vie storiche
[modifica] Corso Giuseppe Garibaldi
Costituisce uno dei più antichi tracciati che collegavano la città di Barletta con l'importante città di Canosa di Puglia. La strada va dalla Piazzetta, ossia dall'ingresso di via Duomo fino all'incrocio con le odierne viale Giannone e via Baccarini, da cui ha inizio via Imbriani. Lungo i suoi lati si trovano molti dei negozi più eleganti della città, nonché numerosi palazzi storici, tra cui Palazzo Marulli ed è divisa pressoché in due tronchi da piazza Caduti di Guerra con l'omonimo monumento.
[modifica] Corso Vittorio Emanuele
È una delle vie più rappresentative della città, sia dal punto di vista storico che da quello commerciale. Anticamente divisa in due parti da Porta Croce, da sempre meta costante di un intenso traffico pedonale, su di essa vi sono numerosi monumenti nonché edifici di notevole importanza, quali la Torre dell'Orologio di San Giacomo con l'omonima chiesa, il Palazzo di Città, il Teatro Curci, la basilica del Santo Sepolcro e la statua del Colosso.
[modifica] Via Cavour
Anticamente era conosciuta come "Strada del cambio", in quanto proprio lungo questo tratto viario si concentravano le attività bancarie per effettuare il cambio di valuta.[61] Questa via si è nel tempo specializzata con la presenza di numerosi palazzi storici come Palazzo de Leone Pandolfelli, Palazzo Esperti, Palazzo Gran Priore. Via Cavour si snoda dal palazzo in cui vi era la Banca d'Italia sino all'incrocio che conduce al castello, dove fino al 1925 si erigeva l'antica Porta San Leonardo, che apriva, allora come oggi, la via per Trani.
[modifica] Via Duomo
Via Duomo è una delle vie più antiche della città, con una sezione stradale ridotta, di soli cinque metri e una lunghezza di cento metri. Si snoda dalla cattedrale Santa Maria Maggiore sino alla "Piazzetta", ossia sino al nodo viario in cui confluiscono via Cialdini, via Fieramosca e corso Vittorio Emanuele. Lungo via Duomo si aprono numerosi vicoli ad essa ortogonali, che portano a nord verso le antiche mura, mentre a sud verso via Ettore Fieramosca. Studi tipologici effettuati sull'area la ricondurrebbero al borgo primordiale cittadino e questa via al tracciato più antico, lungo il quale si sarebbe formato il primo aggregato urbano.[62] Con il recupero architettonico e funzionale del centro storico via Duomo è oggi una delle vie più frequentate, grazie anche alla presenza di numerosi locali e alla funzione di collegamento tra corso Vittorio Emanuele e il castello.
[modifica] Via Ettore Fieramosca
Anticamente conosciuta come "Strada del forno" per la presenza di un forno costruito dai Greci per i bisogni della propria comunità,[63] si tratta di una strada che fungeva da cerniera di chiusura intorno al nucleo urbano più antico, detto "di santa Maria". Via Fieramosca è caratterizzata da un andamento curvilineo che, proseguendo lungo via San Giorgio e via Sant'Andrea, scendendo di quota, giunge fino a Porta Marina. Su questa via si affacciano Palazzo Pignatelli e Palazzo Esperti.
[modifica] Siti archeologici
| Per approfondire, vedi la voce Canne. |
[modifica] Canne
Nel territorio barlettano è presente il sito di Canne, ossia il luogo in cui si svolse le celebre Battaglia di Canne (2 agosto del 216 a.C.), in cui i Romani subirono la pesante sconfitta ad opera dei Cartaginesi di Annibale. Ormai in ginocchio, Canne non riuscì più a risollevarsi. Il lento ma inesorabile esodo dei suoi cittadini portò la maggior parte di questi ad emigrare nella vicina Barletta. Le rovine della cittadella restarono isolate e disabitate tanto che nel 1303 il suo territorio fu annesso, per volere di Carlo II d'Angiò, a quello della più estesa Barletta.
Il sito archeologico è caratterizzato dalla duplice presenza dell'Antiquarium e del Parco Archeologico con le rovine della cittadella medievale, distrutta definitivamente nel 1083. Nei dintorni della cittadella sono stati ritrovati i resti di un villaggio apulo, tra cui un menhir, e quelli di una necropoli. Il menhir, scoperto nel 1938, è alto circa tre metri ed è situato nei pressi della strada che conduce da Canne alla SS 93 per Canosa.
Tra il 2002 e il 2005 sono state condotte indagini archeologiche nell'area del complesso termale di San Mercurio, che hanno messo in luce una cisterna con il relativo impianto idrico. Nell'estate del 2008 l'Amministrazione comunale, d'intesa con l’Archeoclub, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e la Direzione dell'Antiquarium di Canne della Battaglia, ha promosso un campo di ricerca didattico di scavo archeologico, al fine di recuperare e valorizzare il territorio cannese e in particolar modo il complesso termale.[64]
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
Nella tabella sono riportati i dati riferiti al 31 dicembre della popolazione di Barletta dal 2002 al 2007.[65]
| Anno | Residenti | Variazione |
|---|---|---|
| 2002 | 92.436 | |
| 2003 | 92.783 | 0,1% |
| 2004 | 93.104 | 0,0% |
| 2005 | 93.081 | - 0,3% |
| 2006 | 93.230 | - 0,1% |
| 2007 | 93.595 | 0,1% |
[modifica] Etnie
La tabella riporta i dati della popolazione straniera residente a Barletta, riferiti al 31 dicembre 2007.[66] Si segnalano le comunità con più di cento unità:
| Bandiera | Nazione di origine | Numero di presenze |
|---|---|---|
| Albania | 290 | |
| Romania | 242 | |
| Algeria | 183 | |
| Tunisia | 129 | |
| Marocco | 119 |
[modifica] Lingue e dialetti
Il dialetto barlettano è una varietà linguistica facente parte dei dialetti pugliesi centro-settentrionali. In particolare il dialetto barlettano, con quello di Margherita di Savoia e San Ferdinando di Puglia, costituisce una varietà apulo-barese che si distingue da quella apulo-daunica. A causa della sua posizione geografica a cavallo tra l'area barese e quella foggiana, il dialetto locale ne risulta notevolmente influenzato da entrambi i dialetti.[67]
Si tratta di un idioma sviluppatosi gradualmente su di una base latino volgare e modificatosi nel tempo grazie agli apporti linguistici ricevuti dalle popolazioni che si sono avvicendate nell'area geografica interessata, dai Normanni agli Svevi (portatori di elementi germanici), dagli Spagnoli ai Francesi (portatori di ulteriori elementi romanzi.[68]
Nei primi del XX secolo ha avuto inizio un processo di logoramento e scolorimento del dialetto barlettano. Confrontando infatti il registro dialettale della fine del XIX con quello del XXI secolo è possibile notare numerose differenze dei suoni vocalici utilizzati.[69] Tra i fenomeni in atto vi sono il turbamento vocalico (ä, ö, ü); i frangimenti vocalici, consistenti nell'alterazione delle vocali toniche tanto nell'apertura quanto nel timbro, dando luogo a dittonghi e palatalizzazioni. I frangimenti riguardano tutte le vocali toniche per esempio u: fóusë corrisponde a 'fuso'; ó: nëpóutë corrisponde 'nipoti'; la neutralizzazione delle vocali toniche (ə́), per esempio chə́sə che corrisponde a casa, pane che corrisponde a pə́nə; la degeminazione della doppia occlusiva alveodentale sonora postonica come nei casi di carbonella che diventa carvunédə anzichè carvunéddә, fenomeno particolarmente in uso tra i più giovani.[69]
[modifica] Religione
| Per approfondire, vedi la voce Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. |
Barletta, con le città di Trani, Bisceglie e Nazaret, fa parte dell'omonima arcidiocesi (Archidioecesis Tranensis-Barolensis-Vigiliensis-Nazarensis in latino), sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto e appartenente alla regione ecclesiastica Puglia.[70] La diocesi è nominalmente "titolare di Nazaret" in quanto gli Arcivescovi Nazareni presero stabile dimora a Barletta dal 1327. Questa è stata costituita nel VI secolo e nel 2004 contava 274.060 battezzati su 286.560 abitanti.[71] La principale sede arcivescovile è Trani ma fino al 1860 Barletta, insieme a Nazaret, era sede di una diocesi autonoma. Attualmente è retta dall'arcivescovo Giovanni Battista Pichierri. L'arcidiocesi, oltre alle tre città titolari, annovera anche i centri di Corato, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli.
La città di Barletta venera come suoi santi patroni Ruggero e la Madonna dello Sterpeto. La figura del santo, in precedenza vescovo di Canne, è associata ai suoi trent'anni di episcopato, durante i quali si oppose con ogni mezzo al declino della cittadella da cui avrebbe avuto vita proprio la città di Barletta.[72] Il culto della Madonna dello Sterpeto è legato, secondo la tradizione barlettana, alla peste del 1656. Si ritiene infatti che il morbo abbia inspiegabilmente rallentato il suo corso dopo aver ritrovato in un monastero diroccato il quadro della Vergine.[73] La forte devozione alla Madonna è stata legittimata dalla proclamazione della città a Civitas Mariae,[74] titolo conferitole con decreto vescovile il 8 maggio 2009.[75]
Il rapporto che la città di Barletta ha avuto, fin dai tempi delle crociate, con la cultura orientale fa di essa uno dei centri direttamente collegati al mondo religioso dell'Oriente. La città manca ancora tuttavia di un edificio di culto in cui possa essere praticata la fede musulmana, ma da tempo la comunità politica e religiosa si adoperano per la coesistenza della religione di Allah con quella cristiana e, a tal proposito, proprio una scuola di estrazione cattolica, la scuola delle suore di Santa Chiara, ospita alcune ragazze sordomute musulmane. Nel 2004 è partito inoltre un progetto che prevedeva la costruzione di una "chiesa-moschea", un centro che potesse fungere non solo da richiamo religioso ma anche da centro culturale.[76]
Un movimento particolarmente sviluppato a Barletta, ma anche nel resto della provincia, è quello dei Testimoni di Geova. La comunità è presente in gruppi sul territorio fin dagli anni cinquanta, rappresentando insieme ai gruppi di Bisceglie, Cerignola, Bari, Taranto, Corato e Melissano una delle città con maggior numero di aderenti.[77]
A ridosso del dentro storico è presente anche una chiesa evangelica battista, appartenente all'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia e alla famiglia di Chiese evangeliche sorte dalla riforma.[78] Tutte le altre minoranze etniche presenti sul territorio, non essendovi altre strutture apposite, praticano in forma privata il culto della propria religione.
[modifica] Istituzioni, enti e associazioni
Tra le istituzioni di cui Barletta è sede vi sono:
- Comando provinciale della Guardia di Finanza
- Uffici della Prefettura[79]
[modifica] Cultura
[modifica] Istruzione
[modifica] Biblioteche
Barletta dispone di diverse biblioteche. La Biblioteca Comunale Sabino Loffredo, con sede nell'ala sud-est del castello di Barletta, l'antica domus federiciana, si estende su una superficie totale di 1.400 metri quadri e conta un patrimonio librario di oltre 80.000 volumi. Sono ivi conservati inoltre il Fondo Apulia, il Fondo musicale Curci, Gallo e Cafiero, il Legato De Nittis e i Fondi antichi ed è possibile consultare oltre 150 riviste in abbonamento. Sessantaquattro sono i posti a sedere.[80]
La Biblioteca e archivio diocesano Pio IX, è situata nel Palazzo Arcivescovile. Qui sono conservati circa 11.000 volumi ed opuscoli sciolti e 2.000 pergamene (in gran parte pubblicate nel Codice Diplomatico Barlettano a cura del sacerdote paleografo Salvatore Santeramo), nonché 70 riviste correnti.[81] Infine la Biblioteca dei Ragazzi, che raccoglie oltre 4.500 volumi per lettori di età compresa tra i tre e i quindici anni.[82]
Altre biblioteche presenti in città sono:
- Biblioteca dell'Archivio di Stato di Bari;
- Biblioteca dell'Istituto sperimentale per l'enologia di Asti.
[modifica] Scuole
- Scuole secondarie di I grado: 6 scuole
- Scuole secondarie di II grado: 10 scuole (3 istituti professionali, 5 istituti tecnici, 2 licei)
[modifica] Musei
I principali musei della città sono:
- Pinacoteca De Nittis la cui sede è il Palazzo Della Marra, che comprende permanentemente la collezione De Nittis e che periodicamente ospita mostre temporanee;
- Museo e Pinacoteca di Barletta la cui sede è il castello di Barletta all'interno delle cui sale sono conservate le collezioni Immesi, Gabbiani e Ricci;
- Museo della Cattedrale, che oltre ai numerosi reperti cristiani di notevole pregio e valore custodisce un archivio di oltre duemila pergamene e manoscritti, alcuni dei quali risalenti al IX secolo;
- Casa-Museo Cafiero, ossia la residenza dell'anarchico Carlo Cafiero, nato a Barletta;
- Antiquarium di Canne, il museo presente nel sito archeologico di Canne, che documenta gli insediamenti umani nel territorio di epoca preistorica, classica, apulo-greca e medievale. Presenta inoltre una ricca collezione di vasi dauno-peucezi dipinti a disegni geometrici risalenti al IV-III secolo a.C., provenienti dai sepolcreti di Canne;
- Tesoro della Basilica del Santo Sepolcro, custodito nella Basilica del Santo Sepolcro e che comprende diverse oreficerie sacre, alcune delle quali provenienti dalla Palestina;
- Chiesa Greca di Santa Maria degli Angeli che al suo interno conserva l'antica iconostasi, che occupa l'intera parete minore della chiesa.
[modifica] Media
[modifica] Radio
Le principali emittenti radiofoniche presenti in città sono:
- Antenna 1
- Radio Centro Puglia
- Radio Gamma
- Radio Studio 5
[modifica] Stampa
A Barletta è presente la sede della casa editrice Rotas nonchè le sedi di alcune testate giornalistiche di quotidiani e periodici quali:
- Il Fieramosca
- La Gazzetta del Mezzogiorno (inserto locale: Gazzetta del Nordbarese)
[modifica] Televisione
Le principali stazioni televisive a copertura regionale situate nel comune sono:
- Teleregione (Puglia, Basilicata, Molise, Campania)
- Amica 9 TV (Puglia)
- Teleradio Studio 5 (Puglia)
- TV Ofanto (Puglia)
- Barletta.tv (WebTV - Italia)
[modifica] Cucina
| Per approfondire, vedi la voce Cucina pugliese. |
La gastronomia barlettana annovera numerosi prodotti appartenenti alla tradizione agricola e marinara. [83]
[modifica] Paste fresche e prodotti della panetteria, pasticceria
- Cartellate: costituiscono uno tra i piatti tipici maggiormente degni di nota, ossia dei nastri di una sottile sfoglia di pasta, ottenuta con farina, olio e vino bianco, avvolta su sé stessa sino a creare una forma che somiglia ad una sorta di rosa coreografica, con cavità ed aperture, che poi verrà fritta in abbondante olio d'oliva. Infine la tradizione barlettana vuole che vengano impregnate di vincotto o di miele. Questa specialità è tipica del periodo natalizio.
- Calzoncelli: oltre alle cartellate, utilizzando i medesimi ingredienti, vengono realizzati i cosiddetti calzoncelli farciti di mostarda. La loro preparazione è solitamente parallela a quella delle cartellate ed infatti se ne utilizza la stessa sfoglia di pasta, tagliata però creando una forma rettangolare sulla quale viene spalmata della mostarda, marmellata d'uva. La pasta rettangolare viene poi ripiegata in due, in modo da contenere la marmellata al suo interno. Dopo la frittura in olio abbondante, come nel caso delle cartellate, si impregnano i calzoncelli di vincotto o di miele.
Tra gli altri piatti tipici di rilievo vi sono:
- cavatelli
- dolci di pasta di mandorle
- lagane
- orecchiette
- scarcelle.
[modifica] Prodotti vegetali
- Mostarda: viene realizzata facendo cuocere a fiamma lenta gli acini dell'uva svuotati dei noccioli. Al termine della cottura si ottiene una marmellata di colore scuro a cui è possibile aggiungere zucchero e noccioline, oltre che frammenti di cioccolata. Il prodotto può essere conservato a lungo e viene utilizzato per farcire il dolce locale dei calzoncelli.
Tra gli altri piatti tipici di rilievo vi sono:
- lampascioni sott'olio o sott'aceto
- marmellata di fichi
- olio d'oliva
- salsa di pomodoro
- vincotto.
[modifica] Vino
Le campagne barlettane sono ricche di vigneti, oltre che di oliveti. La produzione vinicola barlettana è assistita anche da numerose cantine presenti a Barletta e in tutto il territorio circostante. È possibile produrre nella provincia di Barletta-Andria-Trani i rinomati Rosso Barletta e Rosso Barletta Invecchiato, due vini DOC ottenuti da vitigni di uva di Troia.
[modifica] Personalità legate a Barletta
- San Ruggero di Canne (metà dell'XI secolo - 1129),[84] santo, vescovo di Canne e patrono di Barletta
- Andrea Bonello (XIII secolo), giurista della corte federiciana
- Ferdinando d'Aragona (1423 - 1494), re di Napoli incoronato il 4 febbraio 1459 nella Cattedrale di Barletta
- Gabriele da Barletta (1458 ca. - 1520 ca.), frate domenicano, teologo
- Ettore Fieramosca (1476 - 1515), condottiero che guidò i cavalieri italiani nella Disfida di Barletta
- Mariano Santo (1488 - 1577), chirurgo-urologo nato a Barletta
- Maffeo Barberini (1568 - 1644), arcivescovo di Nazaret a Barletta, poi papa col nome di Urbano VIII
- Ludovico Abenavolo (XVI secolo), condottiero partecipante alla Disfida di Barletta
- Paolo da Barletta (XVI secolo - 1580), [85] agostiniano, missionario in India, beato
- Raffaele di Barletta (XVI secolo - 1566), [86] frate servita, beato
- Cesare Fracanzano (XVII secolo - 1651), pittore di scuola napoletana nato a Barletta
- Francesco Sponzilli (1796 - 1864), studioso, scrittore, architetto
- Giuseppe Curci (1808 - 1877), musicista, direttore d'orchestra e compositore
- Francesco Conteduca (1844 - 1930), medaglia d'oro al Valor Militare
- Carlo Cafiero (1846 - 1892), rivoluzionario anarchico
- Giuseppe De Nittis (1846 - 1884), pittore impressionista
- Michele Genovese (detto Piripicchio) (1907 - 1980) uomo di spettacolo
- Nicola Monterisi (1867 - 1944), studioso, arcivescovo di Salerno
- Mario Gallo (1878 - 1945), regista cinematografico italo-argentino
- Raffaele Dimiccoli (1887 - 1956), sacerdote, vicario della diocesi di Barletta
- Giuseppe Carli (1896 - 1915) medaglia d'oro al Valor Militare, prima medaglia d'oro della Prima Guerra Mondiale
- Vittorio Gallo (1911 - 1937), medaglia d'argento al Valor Militare, caduto nella guerra in Africa Orientale
- Luigi Giannella (1914 - 2007), medaglia d'oro al Valor Militare; Pilota del 4° Stormo della Regia Aeronautica Italiana
- Carlo Maria Giulini (1914 - 2005), direttore d'orchestra
- Pasquale Gialluisi (1932 - 2001), arbitro di calcio di Serie A dal 1968 al 1977
- Vincenzo Desario (1933), direttore generale della Banca d'Italia
- Francesco Monterisi (1934), arcivescovo, segretario del collegio cardinalizio
- Michele Seccia (1951), vescovo della diocesi di Teramo, già vescovo di San Severo
- Pietro Mennea (1952), atleta (200 m piani), medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980
- Antonio Damato (1972), arbitro di calcio di Serie A e B
- Gennaro Delvecchio (1978), calciatore di Serie A
- Licia Nunez (Licia Del Curatolo) (1978), attrice, modella
- Pia Carmen Lionetti (1987), arciere
[modifica] Eventi
[modifica] Disfida di Barletta
Si tratta di una rievocazione storica della leggendaria Disfida di Barletta, che si tiene il 13 febbraio di ogni anno e durante tutta la prima settimana di settembre, con una serie di iniziative promosse dal comune di Barletta. L'evento di maggior rilievo è il certame cavalleresco. L'intero centro storico viene addobbato per l'occasione con stendardi, scudi e fiaccole che illuminano i vicoli. Si inscena dunque un corteo con sbandieratori, trombonieri, cavalieri e dame, in cui spesso si avvicendano personalità del mondo dello spettacolo e nel fossato del castello si tiene una rappresentazione della battaglia avvenuta tra Ettore Fieramosca e Charles de la Motte, che ogni volta si conclude con il francese inerme, sceso da cavallo, che subisce il colpo finale di Fieramosca.
[modifica] Festa Patronale
Questa festa viene celebrata fin dal 1732, in seguito al terremoto che nel 1731 aveva colpito vaste aree del foggiano e del barese, lasciando quasi illesa la città di Barletta, se non per lievi danni alle abitazioni e da allora, ritenendo la Madonna ancora una volta protettrice, la festa viene ricordata ogni anno nella seconda domenica del mese di luglio.[87] La durata è di tre giorni, a partire dal sabato e venera i due santi protettori della città, ossia la Madonna dello Sterpeto e San Ruggero, anche se nel linguaggio comune è ricordata semplicemente come la "festa della Madonna". Questa ricorrenza è particolarmente sentita dai barlettani che si riversano per le vie del centro antico per onorare la processione in cui devoti in camice bianco, portano sulle loro spalle la cornice d’argento, ricca di ex-voto in oro, nella quale è inserita l'effigie della Madonna dello Sterpeto, seguita dalla statua di San Ruggero, vescovo di Canne.[88] Al lungo corteo partecipano devoti, confraternite, ordini religiosi, clero, canonici unitamente all’arcivescovo, sindaco, autorità civili e militari, membri del comitato Feste patronali, oltre all'intera cittadinanza. Al corteo processionale si affiancano poi le consuete bancarelle, l'ampio luna park, montato per l'occasione e, durante la notte della domenica e del lunedì, i fuochi pirotecnici.
[modifica] Altri eventi
- Commemorazione del Venerdì Santo che vede l'avvicendarsi della processione eucaristico-penitenziale dell'Ora Nona e la processione del Legno della Croce.
- Commemorazione dell'anniversario della Battaglia di Canne. Si tiene il 2 agosto presso il sito archeologico di Canne.
- Commemorazione liturgica di San Ruggero, celebrata il 30 dicembre, caratterizzata dalla processione durante la quale il busto argenteo del santo viene portato a spalla dai devoti.
[modifica] Geografia antropica
[modifica] Urbanistica
La città di Barletta è un comune di medio-grandi dimensioni, caratterizzata da un nucleo antico tuttavia ridotto, la cui morfologia somiglia a quella di una noce. L'interno centro antico, che prende il nome di Santa Maria, sorge a ridosso del mare e delle antiche mura e si articola intorno a via Duomo. Su questa strada, che prosegue idealmente ad ovest verso Canosa di Puglia e termina ad est nel sagrato della cattedrale Santa Maria Maggiore, si snodano numerosi vicoli ad essa ortogonali. La noce del primo nucleo aggregativo si chiude a sud con l'attuale via Fieramosca.
Il nucleo antico si rapporta a quello subito successivo attraverso tre strade di grande importanza per il centro storico ossia corso Garibaldi, corso Vittorio Emanuele e via Cavour. Da queste tre strade si sviluppano, attraverso la loro prosecuzione, altrettanti assi stradali di primaria importanza per i collegamenti con le città limitrofe:
- corso Garibaldi diventa asse di collegamento per Canosa di Puglia;
- corso Vittorio Emanuele diventa asse di collegamento per Margherita di Savoia e per il Gargano;
- via Cavour diventa asse di collegamento per Trani e per Andria.
I tipici isolati ottocenteschi a scacchiera, peculiari della città di Trani e del murattiano di Bari, che si dispongono in maniera autonoma a ridosso del centro antico, quasi ignorandolo, nel caso di Barletta si attestano sui principali assi di collegamento con le vicine città.
L'avvento della ferrovia e la sua costruzione costituisce una linea di divisione precisa con la parte novecentesca della città, che non assume una conformazione morfologica ben restituibile e che trova il suo limite fisico attuale a sud nell'area destinata all'edilizia dei Piani di Edilizia Economica e Popolare, la cosiddetta zona 167. L'ultimo piano regolatore generale approvato a Barletta, sebbene vi siano state diverse varianti normate negli anni successivi, risale al 1971. Importante è la formazione della Variante al PRG[89] denominata sinteticamente "PRG/2000". Un più recente contributo è costituito dalla pubblicazione nel 2005 del Piano strategico territoriale di Barletta. In accordo con le linee guida della Regione Puglia in materia urbanistica, al Comune di Barletta è in fase di redazione del piano urbanistico generale, che sostituirà il desueto strumento del PRG.
[modifica] Suddivisioni storiche
Nel Cinquecento Barletta era suddivisa in tre quartieri che prendevano il nome dalle principali chiese in essi presenti e cioè di Santa Maria o Marsicano, del Santo Sepolcro o delle Sette Rue e di San Giacomo o borgo novo.[90] [91] Ai tempi della dinastia borbonica, tra il 1815 e il 1859, la città era divisa in sei quartieri, ossia quello di sant'Andrea, dei Teatini, dell'ex convento dei Celestini, del convento di San Giovanni di Dio e dei Minori Conventuali e il Gran Quartiere del Carmine, con altrettante porte d'accesso, e cioè Porta san Leonardo, provenendo da Trani, Porta Croce, nei pressi della basilica del Santo Sepolcro, Porta Nuova, all'incrocio con l'attuale piazza Aldo Moro, Porta Napoli, su corso Vittorio Emanuele verso Margherita di Savoia, Porta Reale, che costituiva con Porta Marina l'accesso dal mare.[92]
[modifica] Suddivisioni amministrative
Il Comune si riparte attualmente in tre circoscrizioni di decentramento:
| Circoscrizione | Denominazione |
|---|---|
| I | Santa Maria |
| II | San Giacomo - Settefrati |
| III | Borgovilla - Patalini |
Le circoscrizioni amministrative corrispondono ai tre quartieri di Santa Maria, che comprende il centro storico, San Giacomo-Settefrati, in cui è compresa la parte occidentale della città situata tra la ferrovia e il mare e Borgovilla-Patalini, che in precedenza costituivano due quartieri distinti e che comprende tutta la parte meridionale della città posta a sud della ferrovia, che si spinge verso Andria e Canosa.
[modifica] Frazioni
[modifica] Canne
| Per approfondire, vedi la voce Canne. |
Canne era un'antica città della Puglia. Sorge a 54 metri sul livello del mare, sopra un'altura nei pressi del fiume Ofanto, distante 9 km dalle coste del Mar Adriatico. Celebre per la famosa battaglia tra Romani e Cartaginesi, oggi nella località chiamata Canne della Battaglia si possono trovare resti archeologici di grande interesse risalenti alla sua distruzione, avvenuta nel 1083 per mano di Roberto il Guiscardo. La cittadella è facilmente raggiungibile attraverso la ferrovia Barletta-Spinazzola, fermandosi alla stazione di Canne della Battaglia. Si tratta dell'unico caso di stazione esistente in tutta Italia in cui si scende direttamente in un sito archeologico d’importanza mondiale.[95]
[modifica] Fiumara
| Per approfondire, vedi la voce Fiumara (Barletta). |
Fiumara o La Fiumara, come viene solitamente chiamata nell'uso locale, è una frazione di Barletta costituita da un complesso residenziale, situato tra Barletta e Margherita di Savoia, costruito negli anni sessanta nei pressi di una ormai scomparsa e pregiata zona umida. Normalmente quasi disabitato, si popola solo durante il fine settimana ed il periodo estivo.
[modifica] Montaltino
| Per approfondire, vedi la voce Montaltino. |
Montaltino è una contrada situata su una collina nelle campagne barlettane a 3 km dalla città. Il documento più antico in cui la frazione viene citata risale al XIV secolo ma non si conosce con precisione il suo periodo di fondazione. In precedenza apparteneva ai cosiddetti "Sei casali di Barletta". Oggi è un modesto villaggio di alcune decine di abitanti.
[modifica] Economia
| Per approfondire, vedi la voce Economia della Puglia. |
L'economia barlettana è legata soprattutto alla produzione agricola e industriale. In ambito agricolo le coltivazioni più diffuse risultano quelle derivanti da vigneti e oliveti. Barletta è infatti centro vinicolo d'importanza nazionale, grazie anche alla presenza della cantina sociale e di diversi stabilimenti enologici. L'apparato industriale risulta ben sviluppato, con una numerosa presenza di imprese calzaturiere e tessili, tipiche dell'intera provincia. Il settore chimico riveste un ruolo rilevante; importante è il grande cementificio della Buzzi Unicem, che opera a livello nazionale. Contribuisce infine all'economia della città un settore commerciale di discrete proporzioni, trainato soprattutto dalle attività portuali. Il porto commerciale è particolarmente legato al trasporto di fertilizzanti, bauxite e sale, oltre che al mercato ittico all'ingrosso. Nel 1955 fu costruita una teleferica per il trasporto del sale, che collegava il porto con le saline di Margherita di Savoia. La lunghezza complessiva era di 13 km, di cui 1,5 km attraversavano il litorale barlettano. È stata demolita a partire dal 2000.[96]
[modifica] Agricoltura
All'interno dell'economia barlettana un ruolo di spicco è da sempre rivestito dall'agricoltura, sia per quel che riguarda la produzione diretta sia per le attività ad essa legate. Tale forma di economia e di lavoro supera i confini strettamente cittadini: è infatti frequente trovare numerosi terreni di proprietà degli agricoltori barlettani nelle campagne di Trinitapoli, di San Ferdinando e in comuni della Capitanata. L'agricoltura barlettana è fondata sul binomio costituito da grandi proprietari terrieri e manodopera di braccianti agricoli che, a Barletta come nel resto della Puglia, dalla fine del XX secolo sempre più frequentemente è caratterizzata da cittadini extracomunitari.[97]
Uno dei momenti topici per l'agricoltura barlettana è quello della determinazione dei salari e dell'ingaggio dei braccianti, che si tengono ancora oggi in piazza Aldo Moro. Resta tuttavia frequente l'uso locale dell'antica denominazione della piazza, precedentemente chiamata piazza Roma.[98]
Le coltivazioni più diffuse nel territorio barlettano sono:
- la vite, con i tipici tendoni,[99] dalla quale si producono ottimi vini tra cui il noto Rosso Barletta e il Rosso Barletta Invecchiato, entrambi vini DOC pregiati;[100];
- l'olivo, da cui si produce il tipico olio extravergine d'oliva;
- gli alberi da frutto.
Tra le cooperative agricole presenti a Barletta vi sono la Cantina sociale, nata alla fine degli anni quaranta, e la Cantina Cooperativa Coltivatori Diretti.
[modifica] Industria
L'elemento trainante dell'economia barlettana negli ultimi secoli è stato il settore agricolo, ma nel XX secolo l'industria ha rivestito un importante quanto contraddittorio ruolo nell'evoluzione economica della città. Se da una parte è stata infatti sede di numerose fabbriche attive in settori diversificati dell'industria a livello nazionale, dall'altra proprio alcune di esse hanno subito un vero e proprio tracollo finanziario che le ha indotte al fallimento.
Tra i più importanti stabilimenti industriali del XX secolo in seguito falliti figurano:
- Montecatini, storica azienda chimica che a seguito di una profonda crisi nel 1966 entrò a far parte del gruppo Montecatini Edison;
- Distillerie Italiane, la cui area territoriale è attualmente sottoposta a progetto di riqualificazione, con la creazione di un orto botanico e un centro per anziani;[101]
- Cartiera Mediterranea, ormai fallita e in stato di avanzato degrado.
Oggi le più grandi industrie della città interessano il settore chimico e dei materiali da costruzione, costituendo un'importante funzione occupazionale e produttiva:
- la Cementeria di Barletta, appartenente al gruppo Buzzi Unicem, fondata il 17 febbraio 1912[102];
- la Timac Italia, operante nel settore dei concimi e dei fertilizzanti.
Dopo la crisi del settore tessile-calzaturiero, che dagli anni ottanta interessa in modo sempre più marcato l'economia locale,[103] dagli anni duemila quello dell'abbigliamento sta vivendo un momento di forte crescita, con marchi noti in tutta Italia.[104]
[modifica] Turismo
Negli anni più recenti Barletta è stata sede di grandi e piccoli eventi culturali. La volontà di fare di Barletta un polo attrattivo dal punto di vista turistico è testimoniata dall'organizzazione di numerose manifestazioni di carattere canoro e di stagioni teatrali che hanno visto avvicendarsi nel fossato del castello e sul palco del Teatro Curci musicisti e attori di fama nazionale. Il turismo è sostenuto dalla notevole vocazione artistica e culturale della città, come testimonia il riconoscimento di "città d'arte",[105] conferitole nel 2005, nonché dalla presenza di un litorale costiero lungo 13 km. A partire dal 31 gennaio 2008 l'Amministrazione comunale in collaborazione con l'Archeoclub d’Italia sede di Barletta e l'Assessorato ai Beni Culturali della Regione Puglia, al fine di garantire un'adeguata sensibilità e conoscenza dei beni culturali, ha promosso un progetto di formazione dedicato alla Cultura del Turismo[106] nonché un ciclo di conferenze presso Palazzo della Marra di contenuto storico-artistico.[107] [108]
[modifica] Infrastrutture e trasporti
[modifica] Strade
Barletta, per il suo posizionamento sulla costa adriatica, è punto di crocevia tra le strade litoranee e quelle che conducono verso l'entroterra pugliese e lucano e, allo stesso tempo, si trova nei pressi di uno dei più importanti nodi autostradali del Mezzogiorno: l'intersezione tra l'autostrada A16 Napoli-Canosa e l'autostrada A14 Bologna-Taranto. È collegata al casello autostradale di Andria-Barletta dell'A14 attraverso la SS 170, che giunge fino alla città di Andria; il casello dista 627 km da Bologna e 117 km da Taranto. Barletta dista 11 km da Andria e 13 km da Trani, co-capoluoghi della provincia.
A sud della città corre la SS 16 Adriatica, che nel tratto territoriale di Barletta funge da tangenziale della città e la collega con Bari e Foggia. Da Barletta inoltre ha inizio la Strada Statale 93 Appulo-Lucana, che corre quasi parallelamente al fiume Ofanto e giunge fino a Potenza. Questa interseca nei pressi di Canosa la strada provinciale 231 Andriese Coratina, ex SS 98: si tratta dell'antica Via Traiana.
In sintesi i principali collegamenti stradali e autostradali con la città di Barletta sono costituiti da:[109]
Autostrada A14 Bologna-Taranto, uscita Andria-Barletta;
Autostrada A16 Napoli-Canosa, uscita Canosa;
SS 16 Adriatica, che costituisce la Tangenziale di Barletta e collega la città con Bari e con Foggia;
Strada Statale 93 Appulo-Lucana, partendo da Barletta collega la città con Potenza.
[modifica] Ferrovie
La stazione di Barletta è un nodo ferroviario della Puglia, per la convergenza tra la Ferrovia Adriatica, le Ferrovie del Nord Barese e la Ferrovia Barletta-Spinazzola. Mentre nel primo caso Barletta costituisce un nodo passante, posto circa alla stessa distanza tra la stazione di Bari Centrale e quella di Foggia, per gli altri due ne è il capolinea. Da Barletta infatti si diparte il tronco ferroviario che conduce a Spinazzola, passando per la stazione di Canne della Battaglia, e il tronco ferroviario che, correndo nell'entroterra pugliese, collega la stazione di Barletta Centrale (FNB), situata nel medesimo parco ferroviario della stazione FFSS, a Bari.
La città dispone, oltre che della stazione principale, da cui si dipartono tutte le linee ferroviarie presenti, anche della stazione Barletta Scalo, appartenente al percorso delle Ferrovie del Nord Barese. La stazione, insieme al piazzale antistante, è stata inaugurata nel 1865 [110] mentre esattamente cento anni dopo è stata inaugurata la linea delle Ferrovie del Nord Barese anche nota come Bari Nord. In passato la stazione centrale era unita, mediante un raccordo, al porto, terminando presso la stazione di Barletta Marittima, con un raccordo in seguito soppresso.
[modifica] Porti
| Per approfondire, vedi la voce Porto di Barletta. |
Il porto ospita traffico industriale e commerciale. Si tratta di un porto con bacino artificiale, delimitato da due moli asimmetrici, uno di levante non operativo e l'altro di ponente articolato in quattro bracci, nei quali si svolgono tutte le attività portuali. I moli sono posti ad una distanza minima all'imboccatura di 450 metri tra loro.
È uno dei più apprezzati delll'Adriatico per ampiezza di bacino e sicurezza.[111] Grazie ai numerosi insediamenti industriali presenti nei territori vicini, il porto costituisce un notevole punto di interscambio per materiali che variano dal cemento al grano, dal marmo ai prodotti petroliferi.
[modifica] Aeroporti
Gli scali aeroportuali più vicini a Barletta, entrambi distanti 60 km dalla città, sono quello di Bari-Palese e quello di Foggia.
[modifica] Mobilità urbana
| Per approfondire, vedi le voci Tangenziale di Barletta e SS 16. |
Il trasporto pubblico è gestito dalla società Autolinee Scoppio con un totale di sette linee adibite al trasporto cittadino.[112] I collegamenti con autobus verso Bari sono garantiti della locale azienda di trasporti provinciale; inoltre in città vi è il capolinea di una delle linee su gomma delle Ferrovie del Gargano, grazie alla quale è possibile raggiungere i paesi del foggiano ed il Gargano. La stazione dei bus si trova in via Manfredi.
[modifica] ZTL
Il centro storico di Barletta è chiuso al traffico eccetto che per i residenti in possesso dell'apposito permesso (ZTL, "zona a traffico limitato"). I varchi di accesso alla ZTL sono quattro:
- varco numero 1: corso Garibaldi - ex Banca d'Italia;
- varco numero 2: via Marina - Caserma Guardia di Finanza;
- varco numero 3: via Duomo;
- varco numero 4: via Municipio.
Per tali tratti stradali non vi è alcun impedimento fisico che ne vieti o ne regoli l'accesso, che viene monitorato costantemente dalla Polizia Municipale per mezzo di telecamere.[113] [114] L'orario di validità della ZTL, dunque del transito ai soli mezzi autorizzati, è dalle ore 20.30 alle ore 03.00 del giorno seguente, sia nei giorni feriali che in quelli festivi.
Vi sono poi ulteriori accessi per alcuni tratti interni del centro storico, ed in questi casi l'ingresso è protetto e regolato da dissuasori a scomparsa automatici, abbassabili mediante telecomandi rilasciati solo ai residenti autorizzati; si tratta dei tratti stradali di via Duomo e via Nazareth.[115]
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Nicola Maffei (centrosinistra) dal 28/05/2006
Centralino del comune: 0883 578111
Posta elettronica: segreteriasindaco@comune.barletta.ba.it
[modifica] Amministrazioni precedenti
| Periodo | Primo Cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 4 novembre 1970 | 4 marzo 1972 | Domenico Borraccino | PCI - PSI | Sindaco |
| 22 marzo 1972 | 30 gennaio 1973 | Giuseppe Rizzi | PCI | Sindaco |
| 31 gennaio 1978 | 19 maggio 1978 | Commissario |
| 20 maggio 1973 | 20 ottobre 1975 | Michele Tupputi | DC - PSI - PSDI - PRI | Sindaco |
| 21 ottobre 1975 | 8 maggio 1976 | Giuseppe Palmitessa | DC - PSI | Sindaco |
| 30 luglio 1976 | 28 giugno 1978 | Armando Messina | DC - PSI - PSDI - PRI | Sindaco |
| 29 giugno 1978 | 4 dicembre 1978 | Commissario |
| 5 dicembre 1978 | 8 giugno 1980 | Franco Borgia | PSI - PCI | Sindaco |
| 5 ottobre 1980 | 18 agosto 1983 | Michele Frezza | DC - PSI - PSDI - PRI | Sindaco |
| luglio 1983 | dicembre 1983 | Gabriele Lionetti | DC - PSI - PSDI - PRI - PLI | Sindaco |
| gennaio 1984 | ottobre 1984 | Renato Russo | DC - PSI - PSDI - PRI - PLI | Sindaco |
| ottobre 1984 | maggio 1985 | Aldo Bernardini | DC - PSI - PSDI - PRI - PLI | Sindaco |
| ottobre 1985 | maggio 1986 | Sabino Carpagnano | DC - PSI - PSDI - PRI - PLI | Sindaco |
| luglio 1986 | marzo 1987 | Gabriele Lionetti | DC - PSDI - PRI - PLI | Sindaco |
| aprile 1987 | luglio 1988 | Gabriele Lionetti | DC - PSI - PSDI - PRI - PLI | Sindaco |
| giugno 1988 | luglio 1989 | Nicola Larosa | Sindaco |
| 24 gennaio 1990 | novembre 1990 | Pino Di Cuonzo | PSI | Sindaco |
| novembre 1990 | aprile 1991 | Raffaele Grimaldi | PSI | Sindaco |
| maggio 1991 | gennaio 1992 | Raffaele Grimaldi | PSI - PDS | Sindaco |
| febbraio 1992 | maggio 1993 | Sebastiano Lavecchia | DC | Sindaco |
| luglio 1992 | febbraio 1993 | Anna Chiumeo | Sindaco |
| aprile 1993 | gennaio 1994 | Raffaele Grimaldi | PSI | Sindaco |
| giugno 1994 | febbraio 1996 | Raffaele Fiore | PPI | Sindaco |
| giugno 1996 | maggio 1997 | Ruggiero Dimiccoli | L'Ulivo | Sindaco |
| 16 gennaio 1998 | 2002 | Francesco Salerno | Centro-sinistra | Sindaco |
| 2002 | 2006 | Francesco Salerno | Centro-sinistra | Sindaco |
| 30 gennaio 2006 | 28 maggio 2006 | Antonio Nunziante | Commissario |
| 29 maggio 2006 | in carica | Nicola Maffei | L'Unione | Sindaco |
[modifica] Consolati
[modifica] Gemellaggi
[modifica] Sport
[modifica] Calcio
| Per approfondire, vedi la voce Società Sportiva Barletta Calcio. |
La principale squadra di calcio della città, nonché l'unica di carattere professionistico, è la Società Sportiva Barletta Calcio. Il club, contraddistinto dai colori sociali bianco e rosso, ha disputato quattro campionati in Serie B tra il 1987 e il 1991 e vanta trentadue partecipazioni in Serie C. Attualmente milita nella Lega Pro Seconda Divisione, ripescata nel calcio professionistico dopo tredici anni.[116] Il Barletta nella sua storia annovera, tra i calciatori militanti, nomi celebri quali Evaristo Beccalossi, Claudio Pellegrini, Odoacre Chierico e Gennaro Delvecchio, che è cresciuto calcisticamente nella compagine barlettana dove giocò fino al 1995. La squadra gioca nello Stadio Cosimo Puttilli.
Tra le società minori vi sono l'A.S.D. Real Barletta e il G.S. Audace Barletta, militanti rispettivamente in promozione e in prima categoria. Vi è anche una squadra di calcio femminile, l'A.C. Femminile Barletta, che milita nel campionato regionale di Serie C. Nel calcio a 5 la principale squadra cittadina è la Tessitura Mediterranea BA, che milita in Serie B.
[modifica] Atletica leggera
Nella storia dell'atletica leggera barlettana spicca il nome di Pietro Mennea, detentore del primato mondiale dei 200 metri piani dal 1979 al 1996, con il tempo di 19"72. Il record, stabilito il 12 settembre 1979, è stato il più longevo primato maschile in tale specialità, detenuto per 17 anni, fino al 19"32 di Michael Johnson. Quello di Mennea è tuttora il record europeo dei 200 metri piani. Mennea detenne anche il record del mondo a livello del mare dal 1980 al 1983 con 19"96, tempo stabilito il 17 agosto 1980 proprio sulla pista dello Stadio Cosimo Puttilli di Barletta.[117] Oggi l'atletica leggera a Barletta è sostenuta dall'Athletic Team Barletta, che nel palmares annovera, oltre ad altri titoli minori, una vittoria nella finale nazionale di Serie A1 Allieve 2007.
[modifica] Tiro con l'arco
Nella specialità olimpica del tiro con l'arco la barlettana Pia Carmen Lionetti è risultata nel 2005 campionessa del mondo (juniores) sia come individuale, che con la squadra, nel 2006 medaglia di bronzo ai campionati europei. Dal 20 maggio 2008 è entrata a far parte dell'Areonautica Militare ed ha rappresentato l'Italia alle Olimpiadi di Pechino del 2008, ottenendo il quinto piazzamento nella gara a squadre. [118]
[modifica] Pallacanestro
Durante gli anni ottanta la pallacanestro di Barletta aveva toccato il suo vertice, ma poco dopo sia la Playbasket Barletta, militante in Serie A Femminile, che la Pallacanestro Barletta, che disputava le gare nel campionato di Serie B2 Maschile, fallirono. Stessa sorte toccò alla Nuova Pallacanestro Sidis Barletta, fondata negli anni novanta e che, dopo aver militato in Serie C2 e in Serie C1, fallì nel settembre 2007. Nella stagione 2007-2008 la Patalini Barletta, squadra satellite della Sidis, riuscì a vincere il campionato Serie D grazie all'inserimento di molti ex giocatori della Nuova Pallacanestro. Tra le società attualmente attive vi sono, oltre alla Patalini Barletta (Serie C2), la Virtus Barletta (Prima Divisione), l'Olimpia Barletta (Prima Divisione) e la Midas R.A.P. Barletta (Prima Divisione).
[modifica] Tennis
Negli anni settanta e ottanta il tennis a Barletta ha visto importanti successi di atleti, quali Ruggero Gorgoglione e Isidoro Alvisi, giunti fino alla prima categoria e alla nazionale italiana di tennis. Negli anni novanta il settore tennistico giovanile ha portato Michele Scardigno nella nazionale giovanile. La città è sede del torneo internazionale di tennis Città della Disfida, primo ATP Challenger in Europa su terra rossa,[119] che nel 2008 era giunto alla dodicesima edizione.
[modifica] Pallavolo
Nella pallavolo maschile è presente la Polisportiva Futura Volley Barletta, che attualmente milita in Serie D, mentre in campo femminile l'A.S.D. Cardo Volley Barletta milita in Serie C e l'A.S. Volley Barletta in seconda divisione.
[modifica] Impianti Sportivi
[modifica] Stadio Cosimo Puttilli
| Per approfondire, vedi la voce Stadio Cosimo Puttilli. |
Lo stadio Cosimo Puttilli è il principale impianto sportivo della città ed è situato nel quartiere Borgovilla-Patalini. Inizialmente noto semplicemente come Stadio Comunale, è stato poi intitolato a Cosimo Puttilli, atleta degli anni quaranta. Viene principalmente utilizzato per le partite di calcio casalinghe del Barletta Calcio.
L'impianto è fornito di manto da gioco in erba naturale e di una pista d'atletica regolamentare a più corsie, sulla quale Pietro Mennea ha stabilito il record del mondo a livello del mare. Attualmente, in seguito alla chiusura di alcuni settori degli spalti, ha una capienza massima di circa cinquemila posti.[120]
[modifica] Circolo Tennis Hugo Simmen
Il Circolo Tennis Barletta è stato fondato nel 1965 grazie all'impegno di alcuni appassionati, tra cui l'ingegnere svizzero Hugo Simmen. Ha ospitato numerose ed importanti competizioni tennistiche fin dal 1969, quando fu organizzato un incontro di Coppa Davis tra Italia e Austria. Tra i più noti tennisti esibitisi si ricordano Nicola Pietrangeli, Ion Tiriac, Beppe Merlo e Martin Mulligan. Durante gli anni novanta si sono svolte importanti manifestazioni di carattere internazionale, che hanno visto la presenza di Rafael Nadal.[121] Dal 1995 l'impianto è stato intitolato al suo fondatore Hugo Simmen.
[modifica] Altri impianti sportivi
- Paladisfida "Mario Borgia"
- Palazzetto "Angelo Marchiselli"
- Stadio Velodromo "Lello Simeone"
[modifica] Note
- ^ Bilancio demografico al 30 settembre 2008, dati ISTAT. URL consultato il 27-4-2009.
- ^ Barletta è città d'arte - Prima Pagina Barletta. URL consultato il 2008.
- ^ con Determinazione Dirigenziale n. 228 del 4 luglio 2005
- ^ Comuni italiani
- ^ Informazioni geografiche dal sito del Comune di Barletta
- ^ Rita Ceci; Ruggiero Mascolo, Barletta, leggere la città , Barletta, Edizioni Libreria Liverini, 1986. p. 7
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., pp.90-93
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.90
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.93
- ^ Meteo a Barletta in data 15 dicembre 2007
- ^ Dati climatologici medi della città di Barletta
- ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
- ^ Renato Russo, Barletta. La storia , Barletta, Rotas, 2004. p. 40
- ^ Giuseppe Strappa; Matteo Ieva; Maria Antonietta Dimatteo, La città come organismo , Bari, Adda, 2003. p. 34
- ^ Strappa, Ieva, Dimatteo, op. cit., p.20
- ^ Russo, op. cit., pp.68-69
- ^ Russo, op. cit., p.73
- ^ Russo, op. cit., p.117
- ^ Russo, op. cit., p.129
- ^ Renato Russo, Le cento chiese di Barletta - Dagli ordini mendicanti al XX secolo , Barletta, Rotas, 1998. p.253
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.114
- ^ Russo, op. cit., p.213
- ^ L'eccidio di Barletta. URL consultato il 14-4-2009.
- ^ Pier Michele Girola. «Barletta, strage dimenticata». Famiglia Cristiana, 11-11-1973. URL consultato in data 12-3-2009.
- ^ Italo Del Vecchio. «Su via Canosa n. 7 c'era una casa». La Gazzetta del Mezzogiorno, 18-9-1959. URL consultato in data 18-3-2009.
- ^ Russo, op. cit., p.289
- ^ Statuto comunale all'art.5,comma 1. URL consultato il 19-3-2009.
- ^ Statuto comunale all'art.5, comma 2. URL consultato il 19-3-2009.
- ^ Russo, op. cit., p.87
- ^ Motivo del conferimento della medaglia d'oro al valor militare sul sito del Quirinale. URL consultato il 19-3-2009.
- ^ Motivo del conferimento della medaglia d'oro al merito civile sul sito del Quirinale. URL consultato il 19-3-2009.
- ^ Sito del Comune - Barletta città più decorata del paese. URL consultato il 19-3-2009.
- ^ Il "Colosso" di Barletta ed il Codice di Teodosio II. URL consultato il 27-4-2009.
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.208
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.176
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.178
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.209
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.437
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.164
- ^ a b Ceci, Mascolo, op. cit., p.165
- ^ Renato Russo, Le cento chiese di Barletta - Dagli ordini mendicanti al XX secolo , Barletta, Rotas, 1998. p. 414-416
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.167
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.149
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.150
- ^ Storia di Palazzo Della Marra - Sito della Pinacoteca De Nittis. URL consultato il 27-4-2009.
- ^ Sito del Comune di Barletta - Palazzo Santacroce. URL consultato il 27-4-2009.
- ^ Sito del Comune di Barletta - Palazzo de Leone Pandolfelli. URL consultato il 27-4-2009.
- ^ Sito del Teatro Curci - Cenni Storici. URL consultato il 27-4-2009.
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.94
- ^ Comunicato Stampa del Comune di Barletta sulla riapertura di Villa Bonelli. URL consultato il 27-4-2009.
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.46
- ^ a b Ceci, Mascolo, op. cit., p.47
- ^ Marcello Grisotti, Barletta, il castello, la storia, il restauro , 1995, Adda, Barletta. pp.15-22
- ^ Renato Russo, Guida al Castello di Barletta e ai suoi segreti , 2005, Rotas, Barletta. p.61
- ^ Russo, op. cit., p.59
- ^ Comunicato stampa del Comune sulla manutenzione straordinaria di piazza Marina. URL consultato il 19-3-2009.
- ^ Sito del Comune - Il Colosso di Barletta. URL consultato il 27-4-2009.
- ^ Émilienne Demeugeot, Le colosse de Barletta, Mefra, 1982 . pp. 951-978
- ^ Purpura Gianfranco (1993). "Il Colosso di Barletta ed il Codice di Teodosio II". Atti dell'Accademia Romanistica Costantiniana, IX Convegno Internazionale, Perugia: Iura
- ^ Sito del Comune di Barletta - Copertura wireless presso i Giardini del Castello. URL consultato il 27-4-2009.
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., pp.65-66
- ^ Renato Russo, Barletta nel '500. Al tempo della Disfida e della dominazione spagnola , Barletta, Rotas, 2003. p.251
- ^ Ceci, Mascolo, op. cit., pp.65
- ^ Il campo di ricerca: terme romane di San Mercurio a Canne della Battaglia. URL consultato il 20-3-2009.
- ^ Dati aggiornati al 31 dicembre derivanti dalle indagini effettuate presso gli Uffici di Anagrafe. Elaborazione su dati Istat. URL consultato il 19-3-2009.
- ^ Cittadini stranieri secondo demo Istat 2007. URL consultato il 3-11-2008.
- ^ Marco Ignazio De Santis, Lessico barlettano , Barletta, Amministrazione comunale, 1988. p. 3
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[modifica] Bibliografia
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- Comitato feste patronali, (2002), Il Genio della mia terra, architettura sacra a Barletta, Volume 2, Rotas, Barletta, (ISBN non disponibile).
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- Ruggiero Marcella, (1994), San Giacomo Maggiore, Barletta, Rotas, Barletta, (ISBN non disponibile).
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- Santeramo Salvatore, Tupputi Vincenzo (a cura di), (2005), Barletta nel '500, Crsec, Barletta, (ISBN non disponibile).
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- Strappa Giuseppe, Ieva Matteo, Dimatteo Maria Antonietta, (2003), La città come organismo, Adda, Bari, ISBN 88-8082-487-2.
- Vista Francesco Saverio, (1902), Note storiche sulla città di Barletta, Papeo, Barletta, (ISBN non disponibile).
[modifica] Voci correlate
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[modifica] Collegamenti esterni
- Sito ufficiale del Comune di Barletta. URL consultato il 2-5-2009.
- Teatro Curci. URL consultato il 2-5-2009.
- Pinacoteca Giuseppe De Nittis. URL consultato il 2-5-2009.
- La Disfida di Barletta. URL consultato il 2-5-2009.
- Parco Letterario Ettore Fieramosca. URL consultato il 2-5-2009.
- Barletta su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Barletta")
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