Barletta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Barletta (disambigua).
(BAR)

« Barlètt c sì bell quenn chiov

a cammnè p'ù còrs a sar 'e nnòv!

S ferm 'na turìst 'nnènz a Rè: c iè bbell stu paièis, iè bbell assè. »

(IT)

« Barletta come sei bella quando piove

Camminando sul corso alle nove di sera!

Si ferma un turista dinnanzi ad Eraclio: che bello questo paese, è bello assai. »

(Gino Pastore, Barletta)

Barletta
comune
Barletta – Stemma Barletta – Bandiera
Vista della cattedrale dal bastione di san Vincenzo del castello
Vista della cattedrale dal bastione di san Vincenzo del castello
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Barletta-Andria-Trani-Stemma.png Barletta-Andria-Trani
Amministrazione
Sindaco Pasquale Cascella (centro-sinistra) dal 12/06/2013[1][2][3]
Territorio
Coordinate 41°19′00″N 16°17′00″E / 41.316667°N 16.283333°E41.316667; 16.283333 (Barletta)Coordinate: 41°19′00″N 16°17′00″E / 41.316667°N 16.283333°E41.316667; 16.283333 (Barletta)
Altitudine 15 m s.l.m.
Superficie 146,91 km²
Abitanti 94 946[4] (28-02-2014)
Densità 646,29 ab./km²
Frazioni Canne della Battaglia, Fiumara, Montaltino
Comuni confinanti Andria, Canosa di Puglia, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Trani, Trinitapoli
Altre informazioni
Cod. postale 76121
70051 fino al 30 aprile 2011
Prefisso 0883
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 110002
Cod. catastale A669
Targa BT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 306 GG[5]
Nome abitanti barlettani
Patrono san Ruggero
Giorno festivo 30 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Barletta
Posizione del comune di Barletta nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Posizione del comune di Barletta nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Sito istituzionale

Barletta (IPA: /barˈletta/, Varrétte o Barlétte[6] in barlettano[7]) è un comune italiano di 94.946 abitanti[4], capoluogo insieme ad Andria e Trani della provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia.

Il territorio comunale fa parte del bacino della valle dell'Ofanto e, oltre ad essere bagnato dall'omonimo fiume, che funge amministrativamente come linea dividente tra Barletta e Margherita di Savoia, ne ospita anche la foce.

Il comune di Barletta, che comprende la frazione Canne, sito archeologico ricordato per la celeberrima battaglia vinta nel 216 a.C. da Annibale, è stato riconosciuto come città d'arte dalla Regione Puglia nel 2005 per le sue bellezze architettoniche[8][9].

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Barletta, esteso su oltre 14.691 ettari[10] e con circa 13,5 km di costa, si affaccia sul mare Adriatico all'imboccatura sud-est del golfo di Manfredonia, di fronte al promontorio del Gargano, nell'area costiera in cui il litorale roccioso della Terra di Bari modifica le sue caratteristiche giungendo alle sabbie della foce del fiume Ofanto. Questo delimita a nord-ovest il territorio barlettano, che pertanto fa parte della valle dell'Ofanto. Il fiume ha sempre avuto un'influenza determinante sull'attività agricola della zona. Il corso fluviale segna anche il passaggio dalla Murgia carsica, sulla riva destra, alla vasta e fertile piana del Tavoliere delle Puglie, su quella sinistra.

La città sorge sulla costa 5 km a sud-est dalla foce dell'Ofanto ed è ubicata su di un bassopiano che varia dai 10 ai 30 metri sul livello del mare mentre il territorio comunale risulta compreso tra i 0 e i 158 metri sul livello del mare determinando così un'escursione altimetrica pari a 158 metri.[11] Il centro abitato si estende per una lunghezza da est ad ovest di circa 6 km, una larghezza da nord a sud di circa 2 km ed un perimetro di circa 13 km.[12] Confina, da nord in senso antiorario, con i comuni di Margherita di Savoia, che dista circa 13,6 km dal centro abitato; Trinitapoli, a circa 17,4 km; San Ferdinando di Puglia, a circa 19,6 km; Canosa di Puglia, a circa 22,2 km; Andria, a circa 11,3 km; Trani, a circa 13 km.

Morfologicamente, il territorio comunale è caratterizzato da un'altimetria discendente dall'entroterra verso il mare e presenta un rilevante salto di quota solo a ridosso delle antiche mura urbiche, dove l'area intra moenia è posta a un livello superiore, che varia dai cinque ai sette metri, rispetto a quella sottostante, caratterizzata progressivamente verso il mare da arenili, litoranea e spiaggia.[13]

Il terreno su cui insiste il territorio di Barletta è quello tipico della costa pugliese, caratterizzato geologicamente dalla presenza di arenarie, calcareniti, sabbia, argilla e tufo.[14] Le trasformazioni antropiche del suolo avvenute nel corso dei secoli hanno visto però il territorio modificare il suo paesaggio agricolo. Analizzandone infatti la storia della flora è possibile notare cambiamenti sostanziali dal XIX secolo al XXI secolo. L'area protesa verso Canosa, calcarenitica, precedentemente adibita a prato per il pascolo, a vigneti e ad alberi da frutta oggi denota la totale scomparsa del verde a pascolo a vantaggio di vigneti e oliveti. Stessa sorte è toccata alla zona verso Canne che non mostra più cerealicoltura e vegetazione spontanea, tipica anche delle sponde dell'Ofanto, caratterizzate da un terreno argilloso, ma vigneti e oliveti, resi possibili nel caso delle rive fluviali con la costruzione di argini che hanno permesso di evitare i danni delle inondazioni avvenute fino al XIX secolo.[15] Il territorio verso Trani, in precedenza paludoso, è stato bonificato ma quest'opera ha indotto allo stesso tempo una spontanea scomparsa delle specie fino ad allora presenti nei pressi delle acque stagnanti. La zona compresa tra Barletta ed Andria non mostra invece segni di sostanziali modifiche, mantenendo la sua tipica vegetazione ricca di oliveti.[16]

Nel territorio di Barletta sfocia in mare uno dei canali di bonifica noti come canale Ciappetta-Camaggio, che si forma ad Andria.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima è quello mediterraneo, tipico della fascia costiera adriatica meridionale, caratterizzato da inverni non troppo freddi e da estati calde e secche. La neve cade poche volte l'anno e raramente con accumuli considerevoli. L'ultimo episodio di un certo rilievo è avvenuto il 15 dicembre 2007 quando 20 centimetri di neve ammantarono la città.[17] In ordine cronologico l'ultimo fenomeno nevoso si è verificato il 7 febbraio 2012[18]

La piovosità è tra le più basse della penisola. Essa infatti si aggira su una media di 550 millimetri annui ed è distribuita in circa settanta giorni, con maggiori afflussi di pioggia in autunno ed inverno e minimi tra la seconda metà del mese di giugno e la prima metà del mese di agosto.[19]

Barletta - Valle dell'Ofanto Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 11,4 12,4 14,9 18,5 23,3 27,7 30,7 30,7 26,8 21,4 16,5 12,9 12,2 18,9 29,7 21,6 20,6
T. min. mediaC) 4,1 4,3 6,0 8,4 12,3 16,2 18,8 19,0 16,2 12,3 8,5 5,6 4,7 8,9 18,0 12,3 11,0
Precipitazioni (mm) 52 58 46 43 39 30 22 26 49 61 62 60 170 128 78 172 548
Umidità relativa media (%) 76,6 75,1 73,5 71,1 68,7 64,2 60,2 61,3 68,3 74,4 76,5 77,0 76,2 71,1 61,9 73,1 70,6

Origini del nome[modifica | modifica sorgente]

Bardulos nella Tabula Peutingeriana

Il primo nome della città di Barletta, come testimoniato dalla Tavola Peutingeriana, è stato Bardulos, trasformato in seguito in Barduli. Il toponimo, secondo un'ipotesi ottocentesca[21], sarebbe derivato dal nome della popolazione transadriatica che, intorno al IV secolo a.C., era approdata sulle coste barlettane: i Bardei.

Durante l'Alto Medioevo la denominazione subì una nuova modifica, diventando Baruli, che negli atti dell'epoca assumeva anche la forma Barulum. In volgare la città era detta Varolum o Varletum, da cui deriverebbe il nome della città in dialetto barlettano, ossia Varrett. Solo dall'XI secolo la città è stata chiamata con l'attuale denominazione di Barletta.[22]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Barletta.

Le prime testimonianze su Barletta, citata come Bardulos nella Tavola Peutingeriana, risalgono al IV secolo a.C. Tra il IV e il III secolo a.C. fu lo scalo marittimo di Canusium,[23] centro di maggior rilievo perché nell'entroterra, oltre alle risorse naturali, vi era anche un clima salubre, poiché lontano dalle acque stagnanti e paludose dei fiumi che scendevano a valle.[24] Nel 216 a.C. nei pressi della vicina Canne, durante la seconda guerra punica si tenne l'omonima battaglia che determinò la pesante sconfitta dei Romani da parte dell'esercito di Annibale. Prima di finire nell'orbita di Roma l'antica Bardulos si trovava in un crocevia tra la strada che conduceva nell'entroterra sannitico passando per Canne e Canosa e la via litoranea che, costeggiando l'Adriatico, collegava il Gargano con Barium e Brundisium.

La città, fino ad allora vissuta all'ombra della vicina Canosa ma dopo la distruzione di Canne (547) ricevette una prima ondata migratoria di superstiti cannesi; in seguito all'arrivo dei Longobardi, nel 586 accolse un secondo esodo, questa volta degli stessi canosini, che si stabilirono lungo le principali direttrici di traffico verso i paesi limitrofi.[25] L'incursione saracena dell'848 e la devastazione dell'875 decretarono la fine della supremazia di Canusium e la definitiva fuga dei suoi abitanti presso la vicina Baruli, che, così, poneva le basi per diventare una vera e propria civitas.[26]

La città fiorì di fatto però solo nel Basso Medioevo come fortezza dei Normanni, diventando una tappa importante per i crociati e per tutto il traffico commerciale verso la Terra santa. Nel 1156, in seguito alla distruzione di Bari, divenne capoluogo della Terra di Bari. Nel 1194 terminò il periodo normanno ed iniziò quello svevo, dominato dalla figura di Federico II: divenuto imperatore nel 1220, quattro anni dopo avviò la costruzione della sua domus nel castello barlettano, allora costituito unicamente dal fortino costruito precedentemente dai Normanni.[27] L'importanza attribuita alla città dal sovrano svevo è testimoniata dall'annuncio, nel 1228, della sesta Crociata durante la Dieta tenutasi proprio nella domus federiciana.[28] Agli svevi succedette, nel 1266, la dinastia angioina. Nonostante la sede di capoluogo fosse stata spostata a Napoli Barletta continuò, con Carlo I, a beneficiare di ricchezza economica e di attenzioni, tanto che tre dei sette membri del Consiglio dell'Imperatore erano barlettani.[29] La dinastia aragonese subentrò nel 1442 a quella angioina e nel 1459 il nuovo re, Ferdinando I, fu incoronato proprio nella cattedrale di Barletta.[30]

Monumento alla Disfida di Barletta

All'inizio del XVI secolo, durante la seconda guerra italiana che vide coinvolte Francia e Spagna, la città fu teatro di storiche vicende, quale la celebre Disfida di Barletta. Lo scontro tra cavalieri italiani e francesi, avvenuto a seguito di provocazioni di parte francese, si tenne il 13 febbraio 1503 nell'agro tra Andria e Corato, nel territorio della città di Trani e si concluse con la vittoria della compagine italiana, guidata dal capitano Ettore Fieramosca.[31] La città divenne roccaforte degli spagnoli, che ne ampliarono le mura ed il castello. Nel 1528, già lacerata da divisioni interne, fu devastata dai francesi, che perpetrarono saccheggi e incendi tali da portare alla distruzione di chiese ed edifici conventuali.[32] Da quel momento cominciò il declino di Barletta, favorito dal malgoverno spagnolo e dalle calamità naturali susseguitesi per tutto il XVII secolo: nel 1656 la peste colpì la città e il numero dei suoi abitanti passò dai ventimila di quell'anno agli ottomila del marzo 1657;[33] nel 1689, 1731, 1743 dei terremoti ridussero in ginocchio la popolazione.

Segnali di rinascita si registrarono soltanto alla fine del XVIII secolo, in particolar modo durante i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat. Proprio durante il periodo murattiano, nel 1809, gli ordini religiosi presenti in città furono soppressi, con la conseguente confisca di tutti i loro beni. Tuttavia Barletta restò un attivo centro culturale e religioso e, nel 1860, fu elevata a diocesi da papa Pio IX col nome di Barletta-Nazareth.[34] Negli anni del risorgimento innumerevoli furono le gesta del concittadino Angelo Raffaele Lacerenza, tanto che le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dei movimenti unitari nel sud Italia e alla formazione dell'esercito meridionale con la Brigata "Barletta".

La lapide commemorativa dell'eccidio tedesco del 12 settembre 1943 presso il palazzo delle Poste. Sul muro sono visibili i fori dei proiettili.

Il XX secolo si aprì con lotte contadine e scioperi che videro coinvolto il cerignolano Giuseppe Di Vittorio.[35] Il 24 maggio 1915, durante la prima guerra mondiale, la città fu bombardata dalla flotta austro-ungarica, che centrò, con sei colpi di cannone, il fronte settentrionale del castello. L'edificio non subì ulteriori colpi grazie all'intervento del cacciatorpediniere Turbine, immolatosi al suo posto.[36] Alla vigilia della guerra fu ricostituita la Brigata "Barletta" e impiegata dal 1915 al 1918 in varie battaglie, tra cui la nona battaglia dell'Isonzo.

Durante la seconda guerra mondiale, l'8 settembre 1943 e nei giorni successivi la città fu teatro di diversi episodi di Resistenza contro le truppe naziste. Non appena giunse il fonogramma in cui si ordinava di considerare i tedeschi come nemici, le truppe del Regio Esercito di stanza a Barletta furono posizionate dal colonnello Francesco Grasso, comandante della piazza, a difesa delle vie d'accesso alla città. Dopo appena due giorni di scontri furono tuttavia costrette alla resa, per evitare che Barletta fosse rasa al suolo. Da quel momento si ebbero numerosi episodi di rappresaglia che fecero trentadue vittime civili, oltre a decine di feriti.[37] L'episodio più grave avvenne il 12 settembre, quando undici vigili urbani e due netturbini furono fucilati presso il Palazzo delle Poste in una strage di massa. Per questi motivi la città di Barletta è stata insignita, unico caso in Italia, con la medaglia d'oro al valor militare ed al merito civile.

Il 16 settembre 1959, 59 persone morirono nel crollo di un edificio in via Canosa.[38] Per il triste evento la città fu visitata dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.[39][40] Gli anni sessanta anche per Barletta sono alla base della ripresa economica con l'insediamento delle industrie sulla via per Trani, la costruzione di nuovi plessi scolastici, l'inaugurazione del museo di Canne e il completamento del Palazzo di Città. Dal 1976 al 1996 la città va incontro a vent'anni di instabilità governativa e al susseguirsi di sedici giunte,[41] la città passa nelle mani del sindaco Francesco Salerno, scomparso il 10 settembre 2010,[42] che, per la prima volta nella storia, verrà confermato anche per il secondo mandato consecutivo.

Nel secondo dopoguerra, una delle tematiche più sentite dalla popolazione barlettana è stata la costituzione di una provincia autonoma da quella di Bari, della quale la città aveva fatto parte sin dall'unità d'Italia. Dopo una lunga mobilitazione popolare, con la legge 148/2004 dell'11 giugno 2004 è stata istituita la provincia di Barletta-Andria-Trani,[43] in seguito identificata tramite Decreto del presidente della Repubblica n. 133 del 15 febbraio 2006, con la sigla "BT". Le prime elezioni provinciali si sono tenute il 6 e 7 giugno 2009 ed hanno eletto Francesco Ventola primo Presidente della provincia.

Barletta ha ricevuto il riconoscimento di città d'arte[44] dalla Regione Puglia nel 2005[45] e quello di Civitas Mariae[46][47], dal l'8 maggio 2009.

Il 3 ottobre 2011 la città è nuovamente colpita da una tragedia: il crollo di una palazzina in via Roma, costata la vita a 5 donne, tra cui una ragazzina di soli 14 anni.[48][49][50] Il 4 ottobre, 2011il giorno dopo il crollo della palazzina, a Barletta arriva il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano per incontrare i parenti delle vittime in Prefettura e visitare il luogo del crollo.[51][52]

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Gonfalone del comune di Barletta

Lo Statuto comunale della Città di Barletta[53] afferma che

« Il Comune ha diritto di fregiarsi del proprio stemma e gonfalone, approvati con le procedure di legge. Il Comune, per le sue tradizioni storiche e per i meriti acquisiti dalla sua comunità, è stato insignito del titolo di Città con decreto di riconoscimento del 9 marzo 1935 e successive modifiche ed integrazioni. Il Comune di Barletta assume il titolo di Città della Disfida a ricordo della storica Sfida del 13 febbraio 1503. »

Il medesimo statuto[54] a proposito dello stemma e del gonfalone cittadino li descrive in questo modo:

« Lo stemma è su fondo bianco d'argento, a quattro burelle di rosso, sovrastato da una corona turrita e circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Città.

Il gonfalone è rappresentato da un "drappo rettangolare a forma di bandiera, di colore bianco, frangiato d'oro, caricato dello stemma comunale sopra descritto; il drappo attaccato ad un'asta di metallo sormontata da una freccia dorata con lo stemma del Comune. Nel drappo l'iscrizione centrata in oro: "Città di Barletta". Nastri e cravatta, tricolorati dai colori nazionali, frangiati d'oro". D'argento, a quattro burelle di rosso, sovrastato da una corona turrita e circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Città »

Lo stemma attuale è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, dell'8 settembre 2000, che ha modificato anche la forma della corona, prescrivendo quella prevista dal regolamento araldico.

Particolare è l'aneddoto sull'origine dello stemma cittadino. La leggenda racconta che il signore dell'antica Bardulos accompagnato dalle milizie cittadine, avesse ucciso in battaglia il capo dei pirati saraceni che avevano attaccato la città. Al ritorno in città, giunto nei pressi delle mura, pulì quattro delle sue dita ancora sporche di sangue, su una delle porte urbiche. Il sangue delle dita sarebbe rappresentato, nell'attuale stemma, dalle quattro striature orizzontali di colore rosso.[55] Curioso è notare che la città adriatica dirimpettaia, Dubrovnik (già Ragusa), ha uno stemma identico, mentre Ravello in Costiera amalfitana, i cui nobili controllarono a lungo le Puglie, ha stemma identico ma con una fascia in meno. Ricordarsi anche che i Ravellesi erano fazione ribelle ad Amalfi, e quindi avrebbero potuto riusare tale stemma perché contro Amalfi. Infatti gli Amalfitani, prima di trovare patria e dopo esser naufragati verso Bisanzio, avevano abitato per decenni presso Ragusa, altra odiata nemica, prima di rubarne le navi (che del resto introdussero in prima persona nella piccola repubblica). In seguito approdarono proprio presso Barletta, prima di migrare lungo le montagne, soggiornando a Melfi per molto, prima di fondare Amalfi. (Vedi Storia di Amalfi)

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

La città è stata insignita della medaglia d'oro al merito civile, l'8 maggio 1998, e della medaglia d'oro al valor militare, il 7 luglio 2003.

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«L'8 settembre 1943, il presidio di Barletta, modestamente armato, ma sorretto dallo spontaneo e fattivo sostegno dei cittadini, volle proseguire sulla via dell'onore e della fedeltà alla patria, opponendosi strenuamente alle agguerrite unità tedesche e infliggendo loro notevoli perdite. Soltanto il 12 settembre, dopo l'arrivo di soverchianti rinforzi tedeschi, il presidio, provato dalle perdite subite e sotto la minaccia della distruzione della città, fu costretto alla resa. Le truppe nemiche, occupata Barletta, per ritorsione trucidarono barbaramente 13 inermi cittadini che unirono così il loro sacrificio al valore dei militari in un comune anelito di libertà. La città di Barletta, fulgido esempio delle virtù delle genti del meridione d'Italia, consegna alle generazioni future il testimone dei valori scaturiti dalla rinascita della patria e dalla conquista della democrazia e della pace.[56]»
— Barletta 8-13 settembre 1943
Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«Occupata dalle truppe tedesche all'indomani dell'armistizio, la città si rese protagonista di una coraggiosa e tenace resistenza. Oggetto di una feroce e sanguinosa rappresaglia, contò numerose vittime tra i militari del locale presidio e i civili che, inermi e stremati dalle privazioni, furono in molti casi passati per le armi sul luogo ove attendevano alle quotidiane occupazioni. Splendido esempio di nobile spirito di sacrificio ed amor patrio.[57]»
— 12 - 24 settembre 1943.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiese principali[modifica | modifica sorgente]

Le absidi della cattedrale dai giardini del castello

Cattedrale di Santa Maria Maggiore

Situata nei pressi del castello, a cui volge le absidi gotiche, risulta posta al termine del tracciato direttore originario del primo nucleo cittadino. Si distingue in una parte sotterranea ed una al livello stradale e risulta essere il frutto di stratificazioni millenarie,[58] che hanno visto il sovrapporsi di tombe a grotticella del III secolo a.C., una basilica paleocristiana del VI secolo con ampliamenti di epoca altomedievale, risalenti al IX secolo, e infine l'edificio superiore, composto da due parti nettamente distinte: quella anteriore tipicamente romanica (XII secolo), e quella posteriore realizzata in forme gotiche (XIV secolo). Il campanile risale invece al XII secolo.
La chiesa ha raggiunto il suo massimo splendore durante le crociate, fungendo da punto di transito per i pellegrini che si recavano in Terrasanta.[59] Risulta disposta secondo un orientamento est-ovest, con absidi rivolte ad oriente. Caratterizzata da un impianto basilicale, risulta divisa in tre navate con cappelle laterali nell'ala meridionale; presenta nell'area presbiterale un ciborio dietro cui si apre il coro. L'edificio è tornato al suo antico fasto dopo i lavori di restauro durati prima dal 1955 al 1981 e in seguito dal 1981 al 1996. Fu elevata a cattedrale metropolitana dal beato Pio IX con bolla del 21 aprile 1860ed insignita del titolo di Basilica minore dal Beato Giovanni XXIII il 17 marzo1961.[60].

Basilica del Santo Sepolcro

Situata in una posizione strategica, nei pressi dei quali si leva il Colosso di Barletta, tra due antichi ed importanti assi di comunicazione viaria, l'adriatica e la via Traiana che conduce a Roma, la basilica, come dice la sua stessa denominazione, conserva uno stretto legame con la Terrasanta e il Sepolcro di Gesù Cristo.[61] È stata infatti meta di transito per i pellegrini diretti in Terra Santa e per i crociati in viaggio, dal porto di Barletta, verso Gerusalemme.[62] L'edificio fu eretto in forme gotico-borgognone alla fine del XII secolo.[62] La chiesa presenta un impianto basilicale a tre navate, scandite da sette campate, il braccio trasversale del transetto e un'abside terminante per navata; peculiari sono il nartece sormontato da una tribuna, che precede le tre navate su pilastri, con archi e volte ad ogiva risalenti alla fine del XIV secolo, una cupola all'incrocio dei bracci. Nella cappella sovrastante il nartece è posto il tesoro, che comprende una croce patriarcale binata, un tabernacolo con il Cristo in Maestà in mandorla, una colomba eucaristica in rame dorato, un ostensorio risalente al XII secolo nonché degli affreschi del XIII secolo.[63]

Chiesa di San Gaetano

Fondata nel XVII secolo, dall'Ordine dei chierici regolari teatini, giunti a Barletta nei primi anni del secolo, conserva al suo interno una reliquia della Sacra Spina. Il complesso edilizio su cui si erge la chiesa era già presente al momento della fondazione ed era sede di una piccola chiesa intitolata a san Giuseppe. Chiesa e convento furono poi trasformati, prendendo la denominazione che ancora conserva, nel 1667.[64] La chiesa è situata lungo via Cialdini, strada lungo la quale sono ubicati numerosi altri edifici conventuali, quali quello di San Ruggero, Santa Maria della Vittoria e il Monte di Pietà. Nella primavera del 1656 iniziarono i lavori per l'edificazione della chiesa dedicata a san Gaetano, sospesi per due anni a causa della peste sopraggiunta e terminati nel 1667. Quando l'ordine dei Teatini fu soppresso la chiesa fu affidata ai confratelli della Santissima Trinità,[65] che portarono con sé la preziosa reliquia della Sacra Spina della quale erano divenuti custodi, con il compito di renderle solenne omaggio nella quinta domenica di quaresima, portandola in processione.[66]

Chiesa di San Giacomo

Ubicata lungo corso Vittorio Emanuele e risalente all'XI secolo, si erge dove in antichità vi sarebbe stato un luogo di culto pagano.[65] Risulta disposta lungo l'asse est-ovest, parallelamente al corso, con altare ad oriente. L'accesso principale in origine era posto sul fronte occidentale, in seguito però la saturazione degli spazi mediante occupazione del suolo con edifici di carattere residenziale, indusse a spostare l'accesso sul lato nord, dando luogo al portale che prende il nome di "Porta maggiore". Il fronte principale vede la presenza nel mezzo di un obelisco con orologio. Nel 2001 la chiesa subì ingenti lavori di restauro, che ne riportarono in luce le linee architettoniche originarie. Furono ripristinate monofore di varie epoche, il soffitto a capriate del XVIII secolo, nonché la cappella del Santissimo Salvatore con la duecentesca volta a crociera. La chiesa possiede un ricco patrimonio di tavole, tele, oggetti liturgici, reliquiari e paramenti sacri risalenti al periodo compreso tra il XIII e il XX secolo.[67]

Chiesa di Sant'Andrea

Le prime testimonianze documentate dell'edificio ecclesiastico risalgono al XII secolo ed individuano nell'area un tempio dedicato al santo Salvatore. Nel XVI secolo i Della Marra, che erano proprietari dell'edificio religioso, lo donarono ai frati Minori Osservanti, la cui chiesa di Sant'Andrea fuori le Mura era stata distrutta durante il sacco del 1528.[68] La distruzione portò gli osservanti con il loro complesso conventuale all'interno delle mura. La chiesa ha subito più fasi di costruzione e successivi ampliamenti, che si susseguirono fino al Novecento, quanto fu realizzata l'apertura di una nuova strada a levante della fabbrica, denominata via Bruno Marino, anticamente detta vicoletto Sant'Andrea.[69] La chiesa, divisa in tre navate con cappelle laterali, dispone di due accessi: uno principale rivolto verso ovest, a cui si accede attraverso una ripida scalinata da via Sant'Andrea, e uno secondario posto a sud, che si apre su uno slargo posto alla medesima quota altimetrica. La chiesa, sottoposta recentemente a restauro conservativo, è stata riaperta nel 2010.

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

La suddivisione del territorio cittadino è stata effettuata sulla base delle delimitazioni delle circoscrizioni comunali.[70]

Chiesa del Santissimo Crocifisso

Quartiere Borgovilla-Patalini

  • Cappella del Cimitero nel cimitero in viale del Cimitero
  • Chiesa del Cuore Immacolato di Maria in via Barberini
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso in via Petrarca
  • Chiesa della Sacra Famiglia in via Canosa
  • Chiesa di San Giovanni Apostolo in Piazzale Don Tonino Bello
  • Chiesa di San Paolo Apostolo in via Donizetti
  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli in viale Marconi
  • Santuario della Madonna dello Sterpeto in viale del Santuario
  • Chiesa della Santissima Trinità in via Palmitessa

Quartiere San Giacomo-Settefrati

  • Chiesa dello Spirito Santo in via Boggiano
  • Chiesa di San Benedetto in via Regina Margherita
  • Chiesa di San Filippo Neri in via Scommegna
  • Chiesa di San Giacomo in corso Vittorio Emanuele
  • Chiesa di San Giuseppe in via Manfredi
  • Chiesa di San Nicola in via Canne
  • Chiesa di Sant'Agostino in piazza Principe Umberto
  • Complesso monastico di San Lazzaro in via Manfredi
  • Santuario dell'Immacolata in via Milano

Quartiere Santa Maria

Complesso conventuale di San Ruggiero
Cattedrale di Santa Maria Maggiore

Borgate e frazioni

Ossario commemorativo dei caduti slavi della prima e della seconda guerra mondiale

Ossario commemorativo dei caduti slavi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ossario commemorativo dei caduti slavi.

All'interno del cimitero locale, sul finire degli anni sessanta è stato eretto il monumento commemorativo dei caduti slavi della prima e della seconda guerra mondiale. La sua costruzione iniziò precisamente nel 1968, in occasione del gemellaggio tra Barletta e la città montenegrina di Herceg Novi, su iniziativa del sindaco Michele Morelli, al quale venne conferita l'onorificenza dell'Ordine della Bandiera Jugoslava con la Corona d'Oro per l'impegno generale nella realizzazione e la costruzione dei sacrari-monumento ai combattenti jugoslavi caduti o deceduti in Italia. Progettato dallo scultore Dušan Džamonja, il monumentale Sacrario di Barletta venne inaugurato il 4 luglio 1970. L'intera struttura ricopre una superficie che descrive un rettangolo avente lati pari a 70 e 20 metri, ergendosi per un'altezza di 11 metri. Interamente realizzata in cemento armato, si sviluppa su due piani, con un notevole effetto scenografico ed architettonico. Custodisce i resti di 825 morti e di altri 463 combattenti dei quali non erano state reperite le spoglie, per un totale di 1288 caduti[71][72]. I nomi dei partigiani slavi sono scolpiti su due grandi portali di bronzo, posti l'uno di fronte all'altro, in un'ampia sala circolare ed ordinati rispettivamente nei due elenchi dei "Caduti e morti nell'Italia meridionale" (Pali i umrli u južnoj Italiji) e dei "Dispersi sul territorio dell'Italia meridionale" (Nestali na teritoriji južne Italije). Di grande impatto è l'apertura circolare nel pavimento della sala principale, rivestito da un mosaico di colore rosso vivo per simboleggiare il sangue versato dai combattenti jugoslavi in occasione della Resistenza antifascista e antinazista italiana.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzi[modifica | modifica sorgente]

Palazzo della Marra

Sito in via Cialdini, è uno dei più prestigiosi esempi di architettura barocca in Puglia. Sin dalla metà del Cinquecento, è stato dimora d'importanti famiglie aristocratiche.[73] Costruito su tre livelli, l'edificio è caratterizzato, sul fronte principale, da un balcone la cui facciata risulta riccamente ornata, sorretto da cinque mensole ornate da mostri, cani e grifi. La corte centrale presenta un loggiato e colonne che sorreggono archi. È sede al secondo piano, in maniera permanente, della Pinacoteca De Nittis mentre, al primo piano, di mostre temporanee nonché di una sala conferenze.

Palazzo Santacroce

È ubicato esattamente di fronte alla facciata principale del duomo, tanto da occuparne un'ampia area del sagrato che in precedenza era di dimensioni maggiori.[74] La facciata principale presenta il piano terra bugnato e quello superiore caratterizzato da una perfetta simmetria delle bucature. Il portale d'accesso è dotato di un arco a sesto acuto, inquadrato da una cornice. In asse si trovano poi il balcone di rappresentanza e infine un timpano triangolare.

Palazzo de Leone Pandolfelli

Si trova in via Cavour, lungo l'antica "Strada del cambio". Le prime notizie su questo palazzo risalgono al 1418; sono attestati ulteriori rifacimenti durante la metà del XVI secolo.[75] La facciata principale è scandita ai livelli superiori da lesene che intervallano aperture su un balcone che corre lungo l'intero fronte.

Villa Bonelli

Costituisce un esempio unico nel territorio barlettano di villa extra moenia, circondata da giardini che custodiscono specie arboree tipiche della regione. Villa Bonelli conobbe il suo massimo splendore nei primi decenni del XIX secolo, quando i lavori di restauro e di ampliamento voluti dal conte Raffaele e da suo figlio Giuseppe ne fecero una delle più belle ville di Puglia.[76] È costituita da un salone delle feste, da una cappella, scuderie e un "giardino eclettico" corredato da fontane, serra e un campo di minigolf. Ai primi del Novecento l'edificio e il parco cominciarono a conoscere un declino che avrebbe portato alla chiusura del complesso. La villa è stata restituita ai cittadini nel corso del 2008 in seguito a lavori di riqualificazione che ne hanno permesso il ritorno al suo antico splendore.[77]

Tra gli altri palazzi presenti in città si ricordano:

  • Palazzo Bonelli
  • Palazzo Bruotschy
  • Palazzo de Martino
  • Palazzo degli Arcivescovi Nazareni
  • Palazzo dell'arco
  • Palazzo della Corte
  • Palazzo Esperti
  • Palazzo Gentile
  • Palazzo Gran Priore
  • Palazzo Marulli

Teatro Curci[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro Curci.

Il teatro comunale di Barletta, intitolato al compositore Giuseppe Curci, è situato nel pieno centro cittadino, di fronte al Palazzo di Città. L'odierno teatro fu progettato nel 1866 e inaugurato nel 1872.[78] Il primo spettacolo vide l'esecuzione della sinfonia L'Italia redenta, opera del compositore e direttore d'orchestra barlettano Giuseppe Curci. Nel 1906 furono restaurati gli stucchi della parte superiore del prospetto principale del teatro e furono completati i busti in terracotta presenti sul fronte, che raffigurano Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini, Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi e Saverio Mercadante. Nel 1960 il teatro fu chiuso perché in precarie condizioni e fu riaperto solo dopo una lunga serie di restauri terminati con l'inaugurazione, alla presenza del presidente del Consiglio Giulio Andreotti, nel 1977. La struttura restò chiusa temporaneamente nel 1988 per ottemperare ai lavori di adeguamento alle norme antincendio.

Il teatro Curci costituisce un notevole contenitore culturale per l'intera provincia, sede ogni anno di una stagione teatrale che ha visto negli anni rappresentazioni che variano dalla prosa alla concertistica, dalla danza alla commedia. Fa parte del complesso anche la galleria del teatro, adiacente ad esso e posta sul suo fianco orientale, utilizzata per la trasmissione pubblica in videoconferenza delle sedute del consiglio comunale cittadino e per mostre d'arte.[79]

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Mura di Barletta lungo un tratto di via Mura San Cataldo prima della ristrutturazione

Le mura della città[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mura di Barletta.

Le prime mura urbiche furono edificate dai Normanni, che occuparono il territorio barlettano tra l'XI ed il XII secolo. Le mura cingevano allora l'originario nucleo di Santa Maria. Durante la dominazione sveva l'imperatore Federico II ampliò il fortino normanno edificando la sua domus, individuabile nell'attuale sede della Biblioteca Comunale. Con l'arrivo degli Angioini vi furono nuovi lavori sulla cinta muraria, per proteggere l'area più a sud, un ampliamento del castello con la costruzione del palatium sul lato nord, abbattuto in seguito dagli Aragonesi, e lo scavo del fossato intorno al castello.[80]

Il periodo aragonese modificò significativamente il tracciato delle mura, fino a cingere un'ampia parte dell'edificato attualmente appartenente al quartiere San Giacomo-Settefrati. Fu in questo periodo che il castello assume la definitiva ed attuale conformazione architettonica. Nel 1860 ebbe inizio l'abbattimento della cinta muraria che ostacolava l'espansione edilizia, il commercio con le città limitrofe e la costruzione della ferrovia con la relativa stazione e degli stabilimenti industriali.[81] Dell'antica cinta muraria restano:

  • il castello;
  • tutte le mura "a mare" (mura del Carmine, dal nome dell'omonima chiesa) che partono da porta Marina per arrivare al Paraticchio.
  • un frammento (più propriamente, una paratia) a chiudere a nord-ovest il fossato del castello dal mare aperto (cui il fossato era congiunto prima dell'interramento)
  • il bastione, localmente conosciuto come il "Paraticchio", che si affaccia sugli arenili della litoranea di ponente;
  • Porta Marina nell'omonima piazza
  • un piccolo bastione in via Galliano (sormontato da abitazioni civili), nel suo punto di intersezione con via Magenta.

Il castello[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Barletta.

La costruzione ha forma quadrangolare con, agli spigoli, le caratteristiche torri-bastioni lanceolate. L'edificio è il risultato di una sovrapposizione di edificazioni e demolizioni susseguitesi nei secoli operate dalle varie dominazioni. Il nucleo originario, risalente all'XI secolo, è normanno, come testimonia la Torre maggiore inglobata nell'area meridionale dell'attuale edificio.[82] Durante le crociate divenne abituale ricovero per i cavalieri in partenza e in arrivo dalla Terra Santa. Evidente è il lascito di Federico II di Svevia, testimoniato nel lato sud da finestre ogivali che presentano l'aquila imperiale scolpita nelle lunette, motivo ricorrente dell'iconografia sveva. Nel 1228 l'imperatore tenne qui la dieta in vista della partenza per la sesta crociata.

Il castello

Il castello così come lo vediamo è stato realizzato a partire dal 1532, per volere del re spagnolo Carlo V. Nel 1867 fu acquistato dal Comune di Barletta, divenendo in seguito un deposito d'armi ed un carcere. Il 24 maggio 1914 la struttura fu bersagliata dalla corazzata austriaca Helgoland, alla quale si oppose il cacciatorpediniere Turbine evitando al castello ulteriori danneggiamenti. Durante la seconda guerra mondiale al suo interno fu stanziato un presidio militare che nel settembre del 1943 si oppose tenacemente all'esercito tedesco che intendeva occupare la città.

Nel 1973 si decise di sottoporre il castello, che versava in un notevole stato di degrado, ad un lungo restauro, restituendolo al suo splendore nel 1988. Nel 2001 sono stati effettuati lavori di riqualificazione, conclusisi il 7 dicembre 2002, dei Giardini del Castello, tra i cuori pulsanti della vita cittadina e vera e propria cerniera tra la litoranea di levante e il centro storico. Attualmente è sede della biblioteca comunale, del museo civico e pinacoteca e del lapidarium. Tra i pezzi più importanti qui conservati vi sono il Sarcofago degli Apostoli, prima testimonianza cristiana a Barletta,[83] e un busto di Federico II del XIII secolo.[84]

Porta Marina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porta Marina (Barletta).
Porta Marina

Porta Marina costituisce l'unico esempio rimanente delle antiche porte che cingevano la città di Barletta.[81] È situata nella piazza omonima e verso essa confluiscono via Mura San Cataldo, via Mura del Carmine e via Marina, che porta e prosegue, attraversando la piazza, fino alla Cantina della Disfida.

Porta Marina non è sempre stata situata nel medesimo punto: quella originaria si trovava al termine meridionale di via Sant'Andrea e al suo fianco trovava posto l'antico Palazzo della Dogana. Nel 1751 fu costruita la nuova porta, come testimonia l'iscrizione lapidea presente sulla parte superiore della porta, che si affaccia verso il mare, affiancata dalle armi della città e dallo stemma borbonico. Attualmente nei pressi della porta sono in corso indagini archeologiche al fine di accertare la presenza, sotto il livello stradale attuale, di un pozzo in corrispondenza della rotonda posta al centro della piazza.[85]

Altro[modifica | modifica sorgente]

Il Colosso[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colosso di Barletta.
Il Colosso di Barletta, chiamato [[Eraclio]]

La gigantesca statua in bronzo si erge in corso Vittorio Emanuele, nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro, sopra un basamento alto circa un metro. Restaurata durante il Medioevo, è caratterizzata da un uomo in vesti imperiali tardo-romane e bizantine, come mostrano il diadema e l'indumento circolare tipico dei militari di alto rango, presenti sul capo. La statua, nota a livello cittadino come "Eraclio",[86][87] in realtà è di incerta identificazione. Quelle finora proposte sono state Valentiniano I, Teodosio I, Arcadio, Onorio, Marciano, Leone I il Trace e Giustiniano I. Recentemente si è anche parlato dell'imperatore Teodosio II, all'età di quarant'anni, nel suo massimo momento di splendore, mentre il committente sarebbe Valentiniano III. Le indagini storiche effettuate fanno risalire le sue origini alla prima metà del V secolo e sostengono la costruzione della statua a Ravenna, eretta da Valentiniano III.[88] Sembra che Federico II abbia ritrovato la statua intorno al 1231 e nel 1240 avrebbe ordinato che venisse trasportata in Puglia, insieme ad altre opere d'arte; destinazione avrebbe dovuto essere Melfi, ma la morte dell'imperatore avrebbe causato un'improvvisa interruzione del trasporto, che avrebbe lasciato per sempre il gigante nella città di Barletta. In contrasto con chi sostiene che la statua sia stata trafugata durante il sacco di Costantinopoli nel 1204 e lasciata sulle spiagge di Barletta, analisi chimiche inquadrate negli ultimi restauri non hanno riscontrato alcun segno di un'eventuale presenza in mare della statua.[89]

La cantina della Sfida[modifica | modifica sorgente]

Nota anche come Osteria o Casa di Veleno, risalente al periodo compreso tra il XIV e il XV secolo,[90] è il luogo in cui secondo la tradizione cavalleresca, durante un banchetto allestito in onore dei francesi, sconfitti durante uno scontro con gli spagnoli, avvenne lo scontro verbale tra il Charles de La Motte e il capitano spagnolo don Diego di Mendoza.[91] Il diverbio sfociò nell'offesa, fatta da quest'ultimo nei confronti del condottiero d'oltralpe, paragonando il loro valore a quello degli italiani, suoi alleati e condusse alla battaglia meglio nota come la Disfida di Barletta, fra tredici italiani e altrettanti francesi. La Cantina è aperta al pubblico ed è visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì.[90]

Strade storiche[modifica | modifica sorgente]

Via Duomo

Via Duomo

È una delle vie più antiche della città, con una sezione stradale ridotta, di soli cinque metri e una lunghezza di cento metri. Si snoda dalla cattedrale di Santa Maria Maggiore sino alla "Piazzetta", ossia sino al nodo viario in cui confluiscono via Cialdini, via San Giorgio, via Sant'Andrea, corso Garibaldi e la stessa via Duomo. Lungo via Duomo si aprono numerosi vicoli ad essa ortogonali, che portano a nord verso le antiche mura, mentre a sud verso via Ettore Fieramosca. Studi tipologici effettuati sull'area la ricondurrebbero al borgo primordiale cittadino e questa via al tracciato più antico, lungo il quale si sarebbe formato il primo aggregato urbano.[92] Con il recupero architettonico e funzionale del centro storico via Duomo è oggi una delle vie più frequentate, grazie anche alla presenza di numerosi locali e alla funzione di collegamento tra corso Vittorio Emanuele e il castello.

Corso Giuseppe Garibaldi

Costituisce uno dei più antichi tracciati che collegavano la città di Barletta con l'importante città di Canosa di Puglia. La strada va dalla Piazzetta, ossia dall'ingresso di via Duomo fino all'incrocio con le odierne viale Giannone e via Baccarini, da cui ha inizio via Imbriani. Lungo i suoi lati si trovano molti dei negozi più eleganti della città, nonché numerosi palazzi storici, tra cui Palazzo Marulli, ed è divisa pressoché in due tronchi da piazza Caduti di Guerra con l'omonimo monumento.

Corso Vittorio Emanuele

È una delle vie più rappresentative della città, sia dal punto di vista storico che da quello commerciale. Anticamente divisa in due parti da Porta Croce, da sempre meta costante di un intenso traffico pedonale, su di essa vi sono numerosi monumenti nonché edifici di notevole importanza, quali la Torre dell'Orologio di San Giacomo con l'omonima chiesa, il Palazzo di Città, il Teatro Curci, la basilica del Santo Sepolcro e la statua del Colosso.

Via Cavour

Anticamente era conosciuta come "Strada del cambio", in quanto proprio lungo questo tratto viario si concentravano le attività bancarie per effettuare il cambio di valuta.[93] Questa via si è nel tempo specializzata con la presenza di numerosi palazzi storici come Palazzo de Leone Pandolfelli, Palazzo Esperti, Palazzo Gran Priore. Via Cavour si snoda dal palazzo in cui vi era la Banca d'Italia sino all'incrocio che conduce al castello, dove fino al 1925 si erigeva l'antica Porta San Leonardo, che apriva la via per Trani.

Via Ettore Fieramosca

Anticamente conosciuta come "Strada del forno" per la presenza di un forno costruito dai Greci per i bisogni della propria comunità,[94] si tratta di una strada che fungeva da cerniera di chiusura intorno al nucleo urbano più antico, detto "di santa Maria". Via Fieramosca è caratterizzata da un andamento curvilineo che, proseguendo lungo via San Giorgio e via Sant'Andrea, scendendo di quota, giunge fino a Porta Marina. Su questa via si affacciano Palazzo Pignatelli e Palazzo Esperti.
I Giardini del castello

Parchi e giardini[modifica | modifica sorgente]

Giardini del castello

Intitolati ai Fratelli Cervi, si estendono intorno al castello e fanno da cornice alla fortezza e alla cattedrale di Santa Maria Maggiore. In seguito ai restauri, conclusisi nel 2002 e che hanno visto la riqualificazione dei giardini, trasformati in parco con aree attrezzate, l'intera area è stata restituita alla cittadinanza barlettana, che ne ha fatto un punto nevralgico del centro storico.[95][96]
Villa Bonelli
La Villa Bonelli inizialmente è stata la residenza di famiglie molto nobili e prestigiose, attualmente è solo un ricordo di Barletta, ma è stata valorizzata dai giardini che la circondano. Ristrutturati recentemente offrono anche un servizio giochi per i bambini ma anche un clima sereno e confortevole per i cittadini di quella zona.
Giardini De Nittis
Arrivando nella città di Barletta con il treno, il turista si troverà davanti questa bellissima villa (chiamata anche "Villa della stazione"), piena di piante e fiori, dove affiorano qua e la delle statue a testimoniare la grande storia di questo comune.

Monumenti e statue[modifica | modifica sorgente]

Monumento ai caduti in guerra

Inaugurato il 18 marzo 1929[97], si erge nell'omonima piazza Caduti in Guerra nei pressi dell'antico Palazzo delle Poste, su un'aiuola circolare e costituito da un basamento marmoreo sul quale si imposta un ampio blocco di forma pressoché quadrangolare, terminante con una stele di colore bianco, a memoria dei compatrioti venuti a mancare durante la prima guerra mondiale. Sulla parte superiore del blocco di colore bianco è incisa la scritta Barletta ai suoi prodi figli caduti in guerra seguita dalle due date MCMXV (1915) e MCMXVIII (1918). Al momento della costruzione la stele era sovrapposta ad una fascia bronzea raffigurante dei soldati colti nell'attimo dell'ultimo sacrificio per la patria. Durante la seconda guerra mondiale questa fu però asportata e donata allo Stato per farne delle munizioni. A memoria di questo ulteriore sacrificio è stata posta in seguito una lastra commemorativa su cui è incisa la significativa frase Demmo anche il bronzo che eternava il nostro sacrificio. Nei suoi pressi, precisamente dinanzi alla parete laterale del Palazzo delle Poste il 12 settembre 1943 avvenne l'eccidio compiuto dai nazisti ai danni di dieci vigili urbani e due netturbini.[98]

Monumento a Massimo D'Azeglio

Nel 1880 l'amministrazione comunale, per volere del sindaco Francesco Paolo De Leone, eresse, nella piazza omonima, un monumento dedicato a Massimo D'Azeglio ad opera dello scultore locale Giuseppe Manuti, in segno di riconoscenza per aver reso celebre, mediante il suo romanzo dal titolo Ettore Fieramosca l'epica Disfida. La statua è stata recentemente restaurata e la conclusione dei lavori è stata onorata con l'inaugurazione da parte del sindaco Nicola Maffei, preceduta da un ritratto del politico e scrittore barlettano nel Teatro Curci.[99]
Un tratto di costa in località Pantaniello.

Litoranea di levante e di ponente[modifica | modifica sorgente]

La costa barlettana, complessivamente estesa dai confini territoriali con i comuni di Trani e Margherita di Savoia per circa 13 km,[13] è divisa in due tratti che prendono il nome di litoranea di ponente, ad ovest, e litoranea di levante, ad est, dalla loro collocazione rispetto al Porto che le separa. Il fronte-mare risulta essere quasi interamente sabbioso tranne che in prossimità dell'estremo levante, dove la sua conformazione assume carattere roccioso, progressivamente artificiale prima e naturale poi. Procedendo verso ponente invece trova luogo un'area paludosa, in località Pantaniello, a ridosso della foce del fiume Ofanto. Entrambe le zone costiere più estreme versano in un avanzato stato di degrado ambientale: ad ovest, oltre al fenomeno dell'incuria, le correnti fluviali e marine causano l'erosione degli arenili,[100] facendo indietreggiare la linea di battigia; ad est il canale a cielo aperto Ciappetta-Camaggio, che da Andria conduce al mare le acque fognarie provenienti dall'entroterra, spesso interessato da dissesti idrogeologici[101][102] oltre che dallo sversamento di rifiuti.[103] La litoranea di ponente è caratterizzata da tratti di spiaggia pubblica e privata oltre che da iniziative volte agli appassionati di pesca, surf, kitesurfing e immersione.[104]; quella di levante ospita invece numerose strutture ricettive e balneari,[105] oltre al molo di levante, su cui vi sono i resti dell'antico trabucco, attualmente ridotto a rudere a seguito di un incendio.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Canne.
Menhir di Canne

Canne[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio barlettano è presente il sito di Canne, ossia il luogo in cui si svolse le celebre Battaglia di Canne (2 agosto del 216 a.C.), in cui i Romani subirono la pesante sconfitta ad opera dei Cartaginesi di Annibale. Ormai in ginocchio, Canne non riuscì più a risollevarsi. Il lento ma inesorabile esodo dei suoi cittadini portò la maggior parte di questi ad emigrare nella vicina Barletta. Le rovine della cittadella restarono isolate e disabitate tanto che nel 1303 il suo territorio fu annesso, per volere di Carlo II d'Angiò, a quello della più estesa Barletta.

Il sito archeologico è caratterizzato dalla duplice presenza dell'Antiquarium e del Parco Archeologico con le rovine della cittadella medievale, distrutta definitivamente nel 1083. Nei dintorni della cittadella sono stati ritrovati i resti di un villaggio apulo, tra cui un menhir, e quelli di una necropoli. Il menhir, scoperto nel 1938, è alto circa tre metri ed è situato nei pressi della strada che conduce da Canne alla SS 93 per Canosa.

Tra il 2002 e il 2005 sono state condotte indagini archeologiche nell'area del complesso termale di San Mercurio, che hanno messo in luce una cisterna con il relativo impianto idrico. Nell'estate del 2008 l'Amministrazione comunale, d'intesa con l'Archeoclub, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e la Direzione dell'Antiquarium di Canne della Battaglia, ha promosso un campo di ricerca didattico di scavo archeologico, al fine di recuperare e valorizzare il territorio cannese e in particolar modo il complesso termale.[106]

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Il Parco naturale regionale Fiume Ofanto è un'area naturale protetta istituita nel 2003 dalla Regione Puglia[107] di cui fa parte la città di Barletta, insieme ai comuni di Canosa di Puglia, San Ferdinando di Puglia, Candela, Ascoli Satriano, Cerignola e Margherita di Savoia.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[108]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

I cittadini stranieri residenti a Barletta sono 1.849[109], così suddivisi per nazionalità (sono indicati solo i dati superiori alle 100 unità):

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

I dialetti della Puglia.

Il dialetto barlettano è una varietà linguistica facente parte dei dialetti pugliesi centro-settentrionali. In particolare, con quello di Margherita di Savoia e San Ferdinando di Puglia, esso costituisce una varietà del dialetto barese che si distingue da quella dauna. A causa della sua posizione geografica a cavallo tra l'area barese e quella foggiana, il dialetto locale risulta notevolmente influenzato da entrambi i dialetti.[6]

Si tratta di un idioma sviluppatosi gradualmente su di una base latino volgare e modificatosi nel tempo grazie agli apporti linguistici ricevuti dalle popolazioni che si sono avvicendate nell'area geografica interessata, dai Normanni agli Svevi (portatori di elementi germanici), dagli spagnoli ai francesi (portatori di ulteriori elementi romanzi).[110]

Nei primi del XX secolo ha avuto inizio un processo di logoramento e scolorimento del dialetto barlettano. Confrontando infatti il registro dialettale della fine del XIX con quello del XXI secolo è possibile notare numerose differenze dei suoni vocalici utilizzati.[111] Tra i fenomeni in atto vi sono il turbamento vocalico (ä, ö, ü); i frangimenti vocalici, consistenti nell'alterazione delle vocali toniche tanto nell'apertura quanto nel timbro, dando luogo a dittonghi e palatalizzazioni. I frangimenti riguardano tutte le vocali toniche per esempio u: fóusë corrisponde a 'fuso'; ó: nëpóutë corrisponde 'nipoti'; la neutralizzazione delle vocali toniche (ə́), per esempio chə́sə che corrisponde a casa, pane che corrisponde a pə́nə; la degeminazione della doppia occlusiva alveodentale sonora postonica come nei casi di carbonella che diventa carvunédə anziché carvunéddә, fenomeno particolarmente in uso tra i più giovani.[111]

Religione[modifica | modifica sorgente]

Barletta, con le città di Trani, Bisceglie e Nazaret, fa parte dell'omonima arcidiocesi (Archidioecesis Tranensis-Barolensis-Vigiliensis-Nazarensis in latino), sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto e appartenente alla regione ecclesiastica Puglia.[112] La diocesi è nominalmente "titolare di Nazaret" in quanto gli Arcivescovi Nazareni presero stabile dimora a Barletta dal 1327. Questa è stata costituita nel VI secolo e nel 2004 contava 274.060 battezzati su 286.560 abitanti.[113] La principale sede arcivescovile è Trani ma fino al 1860 Barletta, insieme a Nazaret, era sede di una diocesi autonoma. Attualmente è retta dall'arcivescovo Giovanni Battista Pichierri. L'arcidiocesi, oltre alle tre città titolari, annovera anche i centri di Corato, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli.

La città di Barletta venera come suoi santi patroni Ruggero e la Madonna dello Sterpeto. La figura del santo, in precedenza vescovo di Canne, è associata ai suoi trent'anni di episcopato, durante i quali si oppose con ogni mezzo al declino della cittadella da cui avrebbe avuto vita proprio la città di Barletta.[114] Il culto della Madonna dello Sterpeto è legato, secondo la tradizione barlettana, alla peste del 1656. Si ritiene infatti che il morbo abbia inspiegabilmente rallentato il suo corso dopo aver ritrovato in un monastero diroccato il quadro della Vergine.[115] La forte devozione alla Madonna è stata legittimata dalla proclamazione della città a Civitas Mariae,[116] titolo conferitole con decreto vescovile l'8 maggio 2009.[117]

Il rapporto che la città di Barletta ha avuto, fin dai tempi delle crociate, con la cultura orientale fa di essa uno dei centri direttamente collegati al mondo religioso dell'Oriente. La città manca ancora tuttavia di un edificio di culto in cui possa essere praticata la fede musulmana, ma da tempo la comunità politica e religiosa si adoperano per la coesistenza della religione di Allah con quella cristiana e, a tal proposito, proprio una scuola di estrazione cattolica, la scuola delle suore di Santa Chiara, ospita alcune ragazze sordomute musulmane. Nel 2004 è partito inoltre un progetto che prevedeva la costruzione di una "chiesa-moschea", un centro che potesse fungere non solo da richiamo religioso ma anche da centro culturale.[118]

Un movimento particolarmente sviluppato a Barletta, ma anche nel resto della provincia, è quello dei Testimoni di Geova. La comunità è presente in gruppi sul territorio fin dagli anni cinquanta, rappresentando insieme ai gruppi di Bisceglie, Cerignola, Bari, Taranto, Corato e Melissano una delle città con maggior numero di aderenti.[119]

A ridosso del centro storico è presente anche una chiesa evangelica battista, appartenente all'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia e alla famiglia di Chiese evangeliche sorte dalla riforma.[120] Tutte le altre minoranze etniche presenti sul territorio, non essendovi altre strutture apposite, praticano in forma privata il culto della propria religione.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

La processione del venerdì Santo

Festa Patronale[modifica | modifica sorgente]

Questa festa viene celebrata fin dal 1732, in seguito al terremoto che nel 1731 aveva colpito vaste aree del foggiano e del barese, lasciando quasi illesa la città di Barletta, se non per lievi danni alle abitazioni e da allora, ritenendo la Madonna ancora una volta protettrice, la festa viene ricordata ogni anno nella seconda domenica del mese di luglio.[121] La durata è di tre giorni, a partire dal sabato e venera i due santi protettori della città, ossia la Madonna dello Sterpeto e san Ruggero, anche se nel linguaggio comune è ricordata semplicemente come la "festa della Madonna". Questa ricorrenza è particolarmente sentita dai barlettani che si riversano per le vie del centro antico per onorare la processione in cui devoti in camice bianco, portano sulle loro spalle la cornice d'argento, ricca di ex voto in oro, nella quale è inserita l'effigie della Madonna dello Sterpeto, seguita dalla statua di san Ruggero, vescovo di Canne.[122] Al lungo corteo partecipano devoti, confraternite, ordini religiosi, clero, canonici unitamente all'arcivescovo, sindaco, autorità civili e militari, membri del comitato Feste patronali, oltre all'intera cittadinanza. Al corteo processionale si affiancano poi le consuete bancarelle, l'ampio luna park, montato per l'occasione e, durante la notte della domenica e del lunedì, i fuochi pirotecnici.

Altri riti tradizionali[modifica | modifica sorgente]

  • Commemorazione del venerdì Santo che vede l'avvicendarsi della processione eucaristico-penitenziale dell'Ora Nona e la processione del Legno della Croce.
  • Commemorazione dell'anniversario della Battaglia di Canne. Si tiene il 2 agosto presso il sito archeologico di Canne.
  • Commemorazione liturgica di san Ruggero, celebrata il 30 dicembre, caratterizzata dalla processione durante la quale il busto argenteo del santo viene portato a spalla dai devoti.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Istituzioni ed enti pubblici[modifica | modifica sorgente]

Tra le istituzioni di cui Barletta è sede vi sono:

Associazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Nel marzo 1959 nell'ambito dell'organizzazione umanitaria Lions Clubs International venne costituito il Lions Club Barletta, successivamente variato in Lions Club Barletta Host.[127]
  • Nel dicembre del 1988 venne formato un altro Club, intitolato a Leontine De Nittis, compagna dell'omonimo pittore barlettano,[128] ed infine, nel luglio 1992, nasceva un terzo Club intitolato ad "Ettore Fieramosca. Gli associati mirano al raggiungimento di un attivo interesse al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità e ad incoraggiare tutti coloro i quali si dedicano al servizio, a migliorare la propria comunità senza scopo di lucro e a promuovere un costante elevamento del livello di efficienza e di serietà morale nel commercio, nell'industria, nelle professioni, negli incarichi pubblici e nel comportamento privato.[129]
  • Dal 1980 a Barletta vi è la sede distaccata dell'Archeoclub d'Italia, ente culturale che persegue l'obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio storico-culturale locale attraverso mostre, conferenze e visite guidate. Dal 7 dicembre 1992 iscritta all'Albo Comunale delle Associazioni[130], collabora con il Comune di Barletta, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Bari, Barletta - Andria - Trani e Foggia, la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Puglia, la Curia Arcivescovile. Dal 2011 si trasforma in Associazione di promozione sociale (A.P.S. legge 383/2000, legge regionale 39/2007), iscritta al n. 252 del registro regionale, assumendo il nome “Archeoclub di Barletta”.[131]
  • Nato nel 1981[132] il Club UNESCO promuove la comprensione internazionale attraverso la conoscenza delle civiltà, facilita la conoscenza dei vari paesi attraverso incontri, cicli di studio, viaggi culturali; inoltre partecipa alle campagne mondiali sostenute dall'UNESCO, fra cui il rispetto dei Diritti Umani, la lotta contro l'ignoranza e il pregiudizio, lo sfruttamento dei fanciulli e delle donne.
  • Il circolo ricreativo culturale Arci “Carlo Cafiero” è un'associazione di promozione sociale autonoma, pluralista, apartitica, a carattere volontario, senza finalità di lucro.[133] Nasce a Barletta nel 1978 e tra le sue attività si occupa di promozione sociale e culturale.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Con 11 medaglie d'oro e 215 medaglie d'argento attribuite a militari barlettani partecipanti alla prima e alla seconda guerra mondiale, la città è la più decorata d'Italia.[134]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

Barletta dispone di diverse biblioteche. La Biblioteca Comunale Sabino Loffredo, con sede nell'ala sud-est del castello di Barletta, l'antica domus federiciana, si estende su una superficie totale di 1.400 m² e conta un patrimonio librario di oltre 80.000 volumi. Sono ivi conservati inoltre il Fondo Apulia, il Fondo musicale Curci, Gallo e Cafiero, il Legato De Nittis e i Fondi antichi ed è possibile consultare oltre 150 riviste in abbonamento. Ottanta sono i posti a sedere.[135]

La Biblioteca e archivio diocesano Pio IX, è situata nel Palazzo Arcivescovile. Qui sono conservati circa 11.000 volumi ed opuscoli sciolti e 2.000 pergamene (in gran parte pubblicate nel Codice Diplomatico Barlettano a cura del sacerdote paleografo Salvatore Santeramo), nonché 70 riviste correnti.[136] Infine la Biblioteca dei Ragazzi, che raccoglie oltre 4.500 volumi per lettori di età compresa tra i tre e i quindici anni.[137]

Altre biblioteche presenti in città sono:

  • Biblioteca dell'Archivio di Stato di Bari;
  • Biblioteca dell'Istituto sperimentale per l'enologia di Asti.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Università[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

I principali musei della città sono:

  • Pinacoteca De Nittis la cui sede è il Palazzo della Marra, che comprende permanentemente la collezione De Nittis e periodicamente mostre temporanee;
  • Museo civico e pinacoteca di Barletta la cui sede è il castello di Barletta all'interno delle cui sale sono conservate le collezioni Immesi, Gabbiani e Ricci;
  • Museo della Cattedrale, che oltre ai numerosi reperti cristiani di notevole pregio e valore custodisce un archivio di oltre duemila pergamene e manoscritti, alcuni dei quali risalenti al IX secolo;
  • Casa-Museo Cafiero, ossia la residenza dell'anarchico Carlo Cafiero, nato a Barletta;
  • Antiquarium di Canne, il museo presente nel sito archeologico di Canne, che documenta gli insediamenti umani nel territorio di epoca preistorica, classica, apulo-greca e medievale. Presenta inoltre una ricca collezione di vasi dauno-peucezi dipinti a disegni geometrici risalenti al IV-III secolo a.C., provenienti dai sepolcreti di Canne;
  • Tesoro della basilica del Santo Sepolcro, custodito nella omonima basilica e che comprende diverse oreficerie sacre, alcune delle quali provenienti dalla Palestina;
  • Chiesa Greca di Santa Maria degli Angeli che al suo interno conserva l'antica iconostasi, che occupa l'intera parete minore della chiesa.

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

Le principali emittenti radiofoniche presenti in città sono:

  • Antenna 1
  • Radio Centro Puglia
  • Radio Gamma
  • Radio Studio 5

Stampa[modifica | modifica sorgente]

A Barletta sono presenti le sedi della Editrice Rotas e della Penna Blu Edizioni nonché di alcune testate giornalistiche di quotidiani e periodici quali:

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Le principali stazioni televisive a copertura regionale situate nel comune sono:

  • Teleregione (Puglia, Basilicata, Molise, Lazio)
  • Amica 9 TV (Puglia)
  • Teleradio Studio 5 (Puglia)
  • TV Ofanto (Puglia)
  • Telenorba - Redazione provinciale (Puglia, Basilicata, Molise)

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina pugliese.
Le/I carteddàte - Le cartellate
Le/I strascenàte - Le orecchiette

La gastronomia barlettana annovera numerosi prodotti appartenenti alla tradizione agricola e marinara.[140]

Paste fresche e prodotti della panetteria, pasticceria[modifica | modifica sorgente]

  • Cartellate: costituiscono uno tra i piatti tipici maggiormente degni di nota, ossia dei nastri di una sottile sfoglia di pasta, ottenuta con farina, olio e vino bianco, avvolta su sé stessa sino a creare una forma che somiglia ad una sorta di rosa coreografica, con cavità ed aperture, che poi verrà fritta in abbondante olio d'oliva. Infine la tradizione barlettana vuole che vengano impregnate di vincotto o di miele. Questa specialità è tipica del periodo natalizio.
  • Calzoncelli: oltre alle cartellate, utilizzando i medesimi ingredienti, vengono realizzati i cosiddetti calzoncelli farciti di mostarda. La loro preparazione è solitamente parallela a quella delle cartellate ed infatti se ne utilizza la stessa sfoglia di pasta, tagliata però creando una forma rettangolare sulla quale viene spalmata della mostarda, marmellata d'uva. La pasta rettangolare viene poi ripiegata in due, in modo da contenere la marmellata al suo interno. Dopo la frittura in olio abbondante, come nel caso delle cartellate, si impregnano i calzoncelli di vincotto o di miele.

Tra gli altri piatti tipici di rilievo vi sono:

Prodotti vegetali[modifica | modifica sorgente]

  • Mostarda: viene realizzata facendo cuocere a fiamma lenta gli acini dell'uva svuotati dei noccioli. Al termine della cottura si ottiene una marmellata di colore scuro a cui è possibile aggiungere zucchero e noccioline, oltre che frammenti di cioccolato. Il prodotto può essere conservato a lungo e viene utilizzato per farcire il dolce locale dei calzoncelli.

Tra gli altri piatti tipici di rilievo vi sono:

Vino[modifica | modifica sorgente]

Le campagne barlettane sono ricche di vigneti, oltre che di oliveti. La produzione vinicola barlettana è assistita anche da numerose cantine presenti a Barletta e in tutto il territorio circostante. È possibile produrre nella provincia di Barletta-Andria-Trani i rinomati Rosso Barletta e Rosso Barletta Invecchiato, due vini DOC ottenuti da vitigni di uva di Troia.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Rievocazione storica della Disfida di Barletta[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una rievocazione storica della leggendaria Disfida di Barletta, che si tiene il 13 febbraio di ogni anno e durante tutta la prima settimana di settembre, con una serie di iniziative promosse dal comune di Barletta. L'evento di maggior rilievo è il certame cavalleresco. L'intero centro storico viene addobbato per l'occasione con stendardi, scudi e fiaccole che illuminano i vicoli. Si inscena dunque un corteo con sbandieratori, trombonieri, cavalieri e dame, in cui spesso si avvicendano personalità del mondo dello spettacolo e nel fossato del castello si tiene una rappresentazione della battaglia avvenuta tra Ettore Fieramosca e Charles de la Motte, che ogni volta si conclude con il francese inerme, sceso da cavallo, che subisce il colpo finale di Fieramosca.

Concorso di poesia "La stradina dei poeti"[modifica | modifica sorgente]

Nel mese di agosto, ogni anno, in vico Stretto, nei pressi della Concattedrale, si svolge la mostra delle poesie partecipanti al concorso "La stradina dei poeti",[141] un'iniziativa promossa dall'Associazione artistico-culturale Ce.S.A.Coo.P.ARTE, con il patrocinio del Comune di Barletta. L'esposizione delle poesie, come "panni al vento", appese lungo tutta il vicolo, si conclude con la premiazione dei vincitori, nel mese di settembre, sempre presso vico Stretto, durante una serata di musica, teatro e poesia con la lettura delle opere ritenute degne di nota.

Persone legate a Barletta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Persone legate a Barletta.

Re, papi, filosofi, letterati, scrittori, santi, musicisti, religiosi, politici e tante altre personalità hanno lasciato traccia di sé, materialmente o idealmente, nella storia di Barletta, dal santo patrono Ruggero di Canne al papa Urbano VIII, dal pittore impressionista Giuseppe De Nittis all'atleta, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca del 1980, Pietro Mennea.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

La città di Barletta è un comune di medio-grandi dimensioni, caratterizzata da un nucleo antico abbastanza grande, la cui morfologia somiglia a quella di una noce. L'interno centro antico, che prende il nome di Santa Maria, sorge a ridosso del mare e delle antiche mura e si articola intorno a via Duomo. Su questa strada, che prosegue idealmente ad ovest verso Canosa di Puglia e termina ad est nel sagrato della cattedrale di Santa Maria Maggiore, si snodano numerosi vicoli ad essa ortogonali. La noce del primo nucleo aggregativo si chiude a sud con l'attuale via Fieramosca.

Il nucleo antico si rapporta a quello subito successivo attraverso tre strade di grande importanza per il centro storico ossia corso Garibaldi, corso Vittorio Emanuele e via Cavour. Da queste tre strade si sviluppano, attraverso la loro prosecuzione, altrettanti assi stradali di primaria importanza per i collegamenti con le città limitrofe:

  • corso Garibaldi diventa asse di collegamento per Canosa di Puglia;
  • corso Vittorio Emanuele diventa asse di collegamento per Margherita di Savoia e per il Gargano;
  • via Cavour diventa asse di collegamento per Trani e per Andria.

I tipici isolati ottocenteschi a scacchiera, peculiari della città di Trani e del murattiano di Bari, che si dispongono in maniera autonoma a ridosso del centro antico, quasi ignorandolo, nel caso di Barletta si attestano sui principali assi di collegamento con le vicine città.

L'avvento della ferrovia e la sua costruzione costituisce una linea di divisione precisa con la parte novecentesca della città, che non assume una conformazione morfologica ben restituibile e che trova il suo limite fisico attuale a sud nell'area destinata all'edilizia dei Piani di Edilizia Economica e Popolare, la cosiddetta zona 167 che, ogni anno che passa, diventa sempre più grande. L'ultimo piano regolatore generale approvato a Barletta, sebbene vi siano state diverse varianti normate negli anni successivi, risale al 1971. Importante è la formazione della Variante al PRG[142] denominata sinteticamente "PRG/2000". Un più recente contributo è costituito dalla pubblicazione nel 2005 del Piano strategico territoriale di Barletta. In accordo con le linee guida della Regione Puglia in materia urbanistica, al Comune di Barletta è in fase di redazione del piano urbanistico generale, che sostituirà il desueto strumento del PRG.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica sorgente]

Nel Cinquecento Barletta era suddivisa in tre quartieri che prendevano il nome dalle principali chiese in essi presenti e cioè di Santa Maria o Marsicano, del Santo Sepolcro o delle Sette Rue e di San Giacomo o Borgo novo.[143][144] Ai tempi della dinastia borbonica, tra il 1815 e il 1859, la città era divisa in sei quartieri, ossia quello di sant'Andrea, dei Teatini, dell'ex convento dei Celestini, del convento di San Giovanni di Dio e dei Minori Conventuali e il Gran Quartiere del Carmine, con altrettante porte d'accesso, e cioè Porta san Leonardo, provenendo da Trani, Porta Croce, nei pressi della basilica del Santo Sepolcro, Porta Nuova, all'incrocio con l'attuale piazza Aldo Moro, Porta Napoli, su corso Vittorio Emanuele verso Margherita di Savoia, Porta Reale, che costituiva con Porta Marina l'accesso dal mare.[145]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Suddivisione in circoscrizioni amministrative

Il Comune si riparte attualmente in tre circoscrizioni di decentramento:

Queste sono:[146][147]

Circoscrizione Denominazione
I Santa Maria
II San Giacomo - Settefrati
III Borgovilla - Patalini

Le circoscrizioni amministrative corrispondono ai tre quartieri di Santa Maria, che comprende il centro storico, San Giacomo-Settefrati, in cui è compresa la parte occidentale della città situata tra la ferrovia e il mare e Borgovilla-Patalini, che in precedenza costituivano due quartieri distinti e che comprende tutta la parte meridionale della città posta a sud della ferrovia, che si spinge verso Andria e Canosa.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Canne[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Canne.

Canne era un'antica città della Puglia. Sorge a 54 metri sul livello del mare, sopra un'altura nei pressi del fiume Ofanto, distante 9 km dalle coste del Mar Adriatico. Celebre per la famosa battaglia tra Romani e Cartaginesi, oggi nella località chiamata Canne della Battaglia si possono trovare resti archeologici di grande interesse risalenti alla sua distruzione, avvenuta nel 1083 per mano di Roberto il Guiscardo. La cittadella è facilmente raggiungibile attraverso la ferrovia Barletta-Spinazzola, fermandosi alla stazione di Canne della Battaglia. Si tratta dell'unico caso di stazione esistente in tutta Italia in cui si scende direttamente in un sito archeologico d'importanza mondiale.[148] Nei pressi della cittadella di Canne è sito il santuario di San Ruggero.

Chiesa di Santa Maria Annunziata a Montaltino.

Fiumara[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fiumara (Barletta).

Fiumara o La Fiumara, come viene solitamente chiamata nell'uso locale, è una frazione di Barletta costituita da un complesso residenziale, situato tra Barletta e Margherita di Savoia, costruito negli anni sessanta nei pressi di un'ormai scomparsa e pregiata zona umida. Normalmente quasi disabitato, si popola solo durante il fine settimana ed il periodo estivo.

Montaltino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Montaltino.

Montaltino è una contrada situata su una collina nelle campagne barlettane a 3 km dalla città. Il documento più antico in cui la frazione viene citata risale al XIV secolo ma non si conosce con precisione il suo periodo di fondazione. In precedenza apparteneva ai cosiddetti "Sei casali di Barletta". Oggi è un modesto villaggio di alcune decine di abitanti.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.

L'economia barlettana è legata soprattutto alla produzione agricola e industriale. In ambito agricolo le coltivazioni più diffuse risultano quelle derivanti da vigneti e oliveti. Barletta è infatti centro vinicolo d'importanza nazionale, grazie anche alla presenza della cantina sociale e di diversi stabilimenti enologici. L'apparato industriale risulta ben sviluppato, con una numerosa presenza di imprese calzaturiere e tessili, tipiche dell'intera provincia. Il settore chimico riveste un ruolo rilevante; importante è il grande cementificio della Buzzi Unicem, che opera a livello nazionale. Contribuisce infine all'economia della città un settore commerciale di discrete proporzioni, trainato soprattutto dalle attività portuali. Il porto commerciale è particolarmente legato al trasporto di fertilizzanti, bauxite e sale, oltre che al mercato ittico all'ingrosso. Nel 1955 fu costruita una teleferica per il trasporto del sale, che collegava il porto con le saline di Margherita di Savoia. La lunghezza complessiva era di 13 km, di cui 1,5 km attraversavano il litorale barlettano. È stata demolita a partire dal 2000.[149]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Le olive da cui si ricava il pregiato olio

All'interno dell'economia barlettana un ruolo di spicco è da sempre rivestito dall'agricoltura, sia per quel che riguarda la produzione diretta sia per le attività ad essa legate. Tale forma di economia e di lavoro supera i confini strettamente cittadini: è infatti frequente trovare numerosi terreni di proprietà degli agricoltori barlettani nelle campagne di Trinitapoli, di San Ferdinando e in comuni della Capitanata. L'agricoltura barlettana è fondata sul binomio costituito da grandi proprietari terrieri e manodopera di braccianti agricoli che, a Barletta come nel resto della Puglia, dalla fine del XX secolo sempre più frequentemente è caratterizzata da cittadini extracomunitari.[150]

Uno dei momenti topici per l'agricoltura barlettana è quello della determinazione dei salari e dell'ingaggio dei braccianti, che si tengono ancora oggi in piazza Aldo Moro. Resta tuttavia frequente l'uso locale dell'antica denominazione della piazza, precedentemente chiamata piazza Roma.[151]

Le coltivazioni più diffuse nel territorio barlettano sono:

Tra le cooperative agricole presenti a Barletta vi sono la Cantina sociale, nata alla fine degli anni quaranta, e la Cantina Cooperativa Coltivatori Diretti.

Industria[modifica | modifica sorgente]

Un'immagine dall'alto della Cementeria di Barletta

L'elemento trainante dell'economia barlettana negli ultimi secoli è stato il settore agricolo, ma nel XX secolo l'industria ha rivestito un importante quanto contraddittorio ruolo nell'evoluzione economica della città. Se da una parte è stata infatti sede di numerose fabbriche attive in settori diversificati dell'industria a livello nazionale, dall'altra proprio alcune di esse hanno subito un vero e proprio tracollo finanziario che le ha indotte al fallimento. Risultano insistere sul territorio comunale 2.148 attività industriali con 9.747 addetti pari al 41,06% della forza lavoro occupata.[154]

Tra i più importanti stabilimenti industriali del XX secolo in seguito falliti figurano:

  • Montecatini, storica azienda chimica che a seguito di una profonda crisi nel 1966 entrò a far parte del gruppo Montecatini Edison;
  • Distillerie Italiane, la cui area territoriale è attualmente sottoposta a progetto di riqualificazione, con la creazione di un orto botanico e un centro per anziani;[155]
  • Cartiera Mediterranea, ormai fallita e in stato di avanzato degrado.

Oggi le più grandi industrie della città interessano il settore chimico e dei materiali da costruzione, costituendo un'importante funzione occupazionale e produttiva:

  • la Cementeria di Barletta, appartenente al gruppo Buzzi Unicem, fondata il 17 febbraio 1912[156];
  • la Timac Italia, operante nel settore dei concimi e dei fertilizzanti.

Dopo la crisi del settore tessile-calzaturiero, che dagli anni ottanta interessa in modo sempre più marcato l'economia locale,[157] dagli anni duemila quello dell'abbigliamento sta vivendo un momento di forte crescita, con marchi noti in tutta Italia.[158]

Colazione in giardino di Giuseppe De Nittis, conservato presso la Pinacoteca De Nittis.

Servizi[modifica | modifica sorgente]

I servizi sono garantiti da 2.006 attività che dichiarano 3.939 addetti pari al 30,74% della forza lavoro occupata, altre 1.348 attività di servizio con 5.111 addetti pari al 21,53% della forza lavoro occupata e 167 attività amministrative con 4.943 addetti pari al 20,82% della forza lavoro occupata.[159]

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Barletta è sede di grandi e piccoli eventi culturali. La volontà di fare di Barletta un polo attrattivo dal punto di vista turistico è testimoniata dall'organizzazione di numerose manifestazioni di carattere canoro e di stagioni teatrali che hanno visto avvicendarsi nel fossato del castello e sul palco del Teatro Curci musicisti e attori di fama nazionale. Il turismo è sostenuto dalla notevole vocazione artistica e culturale della città, come testimonia il riconoscimento di "città d'arte",[160] conferitole nel 2005, nonché dalla presenza di un litorale costiero lungo 13 km. A partire dal 31 gennaio 2008 l'Amministrazione comunale in collaborazione con l'Archeoclub d'Italia sede di Barletta e l'Assessorato ai Beni Culturali della Regione Puglia, al fine di garantire un'adeguata sensibilità e conoscenza dei beni culturali, ha promosso un progetto di formazione dedicato alla Cultura del Turismo[161] nonché un ciclo di conferenze presso Palazzo della Marra di contenuto storico-artistico.[162][163]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Planimetria stradale del territorio nei pressi di Barletta

Barletta è crocevia tra le strade del litorale adriatico e quelle che conducono verso l'entroterra pugliese e lucano e, allo stesso tempo, si trova nei pressi di uno dei più importanti nodi autostradali del Mezzogiorno: l'intersezione tra l'Autostrada A16 Napoli-Canosa e l'Autostrada A14 Bologna-Taranto. È collegata al casello autostradale di Andria dell'A14 attraverso la SS 170, che giunge fino alla città di Andria; il casello dista 627 km da Bologna e 117 km da Taranto. Barletta dista 11 km da Andria e 13 km da Trani, co-capoluoghi della provincia.

A sud della città corre la Strada statale 16 Adriatica, che nel tratto territoriale di Barletta funge da tangenziale della città e la collega con Bari e Foggia. Da Barletta inoltre ha inizio la Strada statale 93 Appulo-Lucana, che corre quasi parallelamente al fiume Ofanto e giunge fino a Potenza. Questa interseca nei pressi di Canosa la strada provinciale 231 Andriese Coratina, ex SS 98: si tratta dell'antica Via Traiana.

In sintesi i principali collegamenti stradali e autostradali con la città di Barletta sono costituiti da:[164]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Linee ferroviarie passanti per il nodo di Barletta. In evidenza le principali stazioni

La stazione di Barletta è un nodo ferroviario della Puglia, per la convergenza tra la Ferrovia Adriatica, la ferrovia Bari-Barletta, gestita da Ferrotramviaria e che ricalca il percorso della precedente tranvia a vapore, e la Ferrovia Barletta-Spinazzola.

La città è servita altresì dalla stazione di Barletta Scalo, appartenente anch'essa alla linea di Ferrotramviaria.

In passato la stazione centrale era unita al porto, terminando presso la stazione di Barletta Marittima, con un raccordo in seguito soppresso.

Porti[modifica | modifica sorgente]

Un pilone della teleferica in località Pantaniello.
Il Porto di Barletta: la "darsena dei pescatori".

Il porto di Barletta, totalmente artificiale, ospita traffico industriale e, come previsto dal Piano Operativo Triennale[165] dell'Autorità Portuale del Levante, il 21 luglio 2009 è stata attivata la prima linea traghettuale per servizio passeggeri tra i porti di Barletta e Durazzo.[166] Si tratta di un porto con bacino artificiale, delimitato da due moli asimmetrici, uno di levante non operativo, che ospita il trabucco e la darsena dei pescatori, e l'altro di ponente articolato in quattro ulteriori bracci, sui quali si svolgono tutte le attività portuali. I moli sono posti ad una distanza minima all'imboccatura di 450 metri tra loro; i fondali sono costituiti da sabbia e fango, raggiungono una profondità massima di 6,60 metri e permettono l'approdo di imbarcazioni di lunghezza totale pari a 165 metri.[167]

È uno dei più apprezzati dell'Adriatico per ampiezza di bacino e sicurezza.[168] Grazie ai numerosi insediamenti industriali presenti nei territori vicini, il porto costituisce un notevole punto di interscambio per una pluralità di materiali che variano da sostanze rinfuse solide quali il cemento, la pietra e l'argilla, alimentari quali il grano, la farina e il sale, grazie anche all'industria salina della vicina Margherita di Savoia, oltre a prodotti chimici come il concime e prodotti liquidi alla rinfusa, quali benzina verde e gasolio.[169]

Le attività commerciali del Porto di Barletta, strettamente legate all'industria del sale della limitrofa Margherita di Savoia, nella seconda meta del XX secolo hanno portato alla realizzazione di un impianto di trasporto terra-mare a fune,[170] che riducesse i tempi di spedizione ed evitasse il trasporto su gomma. Nel 1955 il sindaco Isidoro Alvisi inaugurò un sistema di teleferiche lungo circa 13 km.[171] Gli eccessivi costi di manutenzione hanno tuttavia fatto sì che nel 1981 questo fosse dismesso[172][173] e demolito negli anni 2000.[174]

Sul finire del XX secolo sono stati inoltre abbattuti i piloni posti nelle acque del mare che bagna Barletta, dalla locale amministrazione comunale.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Ampie porzioni del centro storico di Barletta sono chiuse al traffico veicolare, eccetto quello dei residenti. Il trasporto pubblico è gestito dalla società Autolinee Scoppio con un totale di sette linee adibite al trasporto cittadino.[175] I collegamenti con autobus verso Bari sono garantiti della locale azienda di trasporti provinciale; inoltre in città vi è il capolinea di una delle linee su gomma delle Ferrovie del Gargano, grazie alla quale è possibile raggiungere i paesi del foggiano ed il Gargano. La stazione dei bus si trova in via Manfredi.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Il 10 giugno 2013 Pasquale Cascella, appoggiato da liste di centro-sinistra, viene eletto sindaco al ballottaggio. Raccoglie il 62,89% dei consensi contro il 37,11% del candidato del centro-destra Giovanni Alfarano.[1][2][3]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Barletta.

Consolati[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Barletta è gemellata con:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Società Sportiva Barletta Calcio.

La principale squadra di calcio della città, nonché l'unica di carattere professionistico, è la Società Sportiva Barletta Calcio. Il club, contraddistinto dai colori sociali bianco e rosso, ha disputato quattro campionati in Serie B tra il 1987 ed il 1991 e vanta più di trenta partecipazioni in Serie C. Ripescata, al termine della stagione 2007-2008, nel calcio professionistico dopo tredici anni di assenza, dopo aver militato per due anni nella Lega Pro Seconda Divisione, ottenendo il quinto posizionamento in classifica nella stagione 2009-2010, il 4 agosto 2010 la società viene ripescata in Lega Pro Prima Divisione in seguito al fallimento di numerose società calcistiche.[179]. Il Barletta nella sua storia annovera, tra i calciatori militanti, nomi celebri quali Evaristo Beccalossi, Claudio Pellegrini, Odoacre Chierico e Gennaro Delvecchio, che è cresciuto calcisticamente nella compagine barlettana dove giocò fino al 1995. La squadra gioca nello Stadio Cosimo Puttilli.

Le altre squadre calcistiche della città sono:

  • A.S.D. Real Bat (Girone A di Promozione)
  • G.S.D. Audace Barletta

C'è anche una squadra di calcio femminile, l'A.C. Femminile Barletta, che milita nel campionato regionale di Serie C. Nel calcio a 5 le principali squadre cittadine sono l'A.S.D. Barletta Calcio a 5 e il Futsal Barletta, entrambe militanti in Serie B.

Formazione Barletta 1986-1987, anno della storica promozione in Serie B

Atletica leggera[modifica | modifica sorgente]

L'arrivo vittorioso di Mennea nei 100 metri agli Europei di Roma 1974.

Nella storia dell'atletica leggera barlettana spicca il nome di Pietro Mennea, detentore del primato mondiale dei 200 metri piani dal 1979 al 1996, con il tempo di 19"72. Il record, stabilito il 12 settembre 1979, è stato il più longevo primato maschile in tale specialità, detenuto per 17 anni, fino al 19"32 di Michael Johnson. Quello di Mennea è tuttora il record europeo dei 200 metri piani. Mennea detenne anche il record del mondo a livello del mare dal 1980 al 1983 con 19"96, tempo stabilito il 17 agosto 1980 proprio sulla pista dello Stadio Cosimo Puttilli di Barletta.[180].

Nel 2011, l'atleta Domenico Ricatti, tesserato per il Centro Sportivo dell'Aeronautica Militare, si laurea campione italiano assoluto dei 10000 m a Torino; il 25 settembre del 2011 corre la maratona di Berlino con il tempo di 2h16 31", arrivando al traguardo primo tra gli italiani e dodicesimo assoluto, permettendogli di essere il maratoneta più forte di sempre a Barletta.[181]. Il 30 settembre 2012 Domenico Ricatti conquista il titolo di campione italiano assoluto dei 10 km su strada a Scicli.[182]

L'atletica leggera a Barletta è sostenuta da numerose società tra cui anche l'A.S.D. Athletic Team Barletta, che nel palmarès annovera una vittoria nella finale nazionale di Serie A1 Allieve 2007[183] e dalla Atletica Sprint Barletta che ha organizzato 15 edizioni del meeting internazionale "Certame Atletico Disfida di Barletta". Inoltre, Nicola Cascella, ex atleta dell'Aeronautica Militare, è divenuto nelle stagioni 2008 e 2009 campione italiano dei 400 metri ostacoli, vestendo nelle medesime stagioni la maglia azzurra con la Nazionale A in Coppa Europa e ai Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009. A livello amatoriale si mette in evidenza la ultramaratoneta Angela Gargano che detiene il record italiano della gara più lunga mai disputata in Italia con 562,330 km

Tiro con l'arco[modifica | modifica sorgente]

Nella specialità olimpica del tiro con l'arco la barlettana Pia Carmen Lionetti è risultata nel 2005 campionessa del mondo (juniores) sia come individuale, che con la squadra, nel 2006 medaglia di bronzo ai campionati europei. Dal 20 maggio 2008 è entrata a far parte dell'Aeronautica Militare ed ha rappresentato l'Italia alle Olimpiadi di Pechino del 2008, ottenendo il quinto piazzamento nella gara a squadre.[184]

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Durante gli anni ottanta la pallacanestro di Barletta aveva toccato il suo vertice, ma poco dopo sia la Playbasket Barletta, militante in Serie A Femminile, che l'A.S. Barletta Basket, che disputava le gare nel campionato di Serie B2 Maschile, fallirono. Stessa sorte toccò alla Nuova Pallacanestro Sidis Barletta, fondata negli anni novanta e che, dopo aver militato in Serie C2 e in Serie C1, fallì nel settembre 2007. Nella stagione 2007-2008 la Patalini Barletta, seconda squadra cittadina, affidata all'esordiente coach Marco Lattanzio e con l'inserimento di molti giovani giocatori provenienti dal fallimento della Nuova Pallacanestro, riuscì a vincere il campionato di serie D approdando in C2 e l'anno successivo a raggiungere i play off promozione perdendo in finale contro il Trinitapoli. Nel 2010 la squadra cambia denominazione in A.S.D. Cestistica Barletta e arriva sesta perdendo ai quarti di finale contro il Nardò. Nella stagione 2011-2012 la squadra arriva seconda e vince i playoff imponendosi, in trasferta, nella finale con la Virtus Lucera davanti a un centinaio di sostenitori biancorossi. Per la stagione 2012-2013 la Cestistica milita nel campionato di C1. Dopo un campionato sofferto,la Cestistica riesce a mantenere la categoria ,avendo la meglio sul Delta Salerno, e ribaltando il fattore campo.

Tennis[modifica | modifica sorgente]

Negli anni settanta e ottanta il tennis a Barletta ha visto importanti successi di atleti, quali Ruggero Gorgoglione e Isidoro Alvisi, giunti fino alla prima categoria e alla nazionale italiana di tennis. Negli anni novanta il settore tennistico giovanile ha portato Michele Scardigno nella nazionale giovanile. Dal 1997 la città è sede del torneo professionistico Open Barletta, primo ATP Challenger in Europa su terra rossa[185].

Pallavolo[modifica | modifica sorgente]

Nella pallavolo maschile è presente la Polisportiva Futura Volley Barletta, che attualmente milita in Serie D, mentre in campo femminile l'A.S.D. Cardo Volley Barletta milita in Serie C e la Nelly Volley Barletta in serie C.

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1980 Barletta è stata sede di arrivo della 13ª tappa del Giro d'Italia, vinta da Giuseppe Saronni. Nel 2013 è stata sede di passaggio della 6ª tappa, vinta da Mark Cavendish.

Scacchi[modifica | modifica sorgente]

Dal 20 agosto 2003 è presente sul territorio cittadino la "Barletta Scacchi Club", affiliata alla Federazione Scacchistica Italiana, ente morale patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e riconosciuto dal CONI come Federazione Sportiva Associata.[186] Annovera circa cinquanta soci e tre Istruttori Federali riconosciuti dal CONI. Tra i titoli vinti finora il 1º posto alle finali nazionali nel 2005 e nel 2008.

Tennis da tavolo[modifica | modifica sorgente]

La squadra barlettana che rappresenta questo sport è la Polisportiva Asi Ottica Lamusta Barletta che milita nel campionato nazionale di serie C1.[187]

Rugby[modifica | modifica sorgente]

La squadra barlettana che rappresenta questo sport è denominata Draghi BAT e milita nel campionato di serie C girone Puglia-Calabria.

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Stadio Cosimo Puttilli

Situato nel quartiere Borgovilla-Patalini è il principale impianto sportivo della città. Inizialmente noto semplicemente come Stadio Comunale, è stato poi intitolato a Cosimo Puttilli, atleta degli anni trenta e quaranta. Viene principalmente utilizzato per le partite di calcio casalinghe del Barletta Calcio. L'impianto è fornito di manto da gioco in erba naturale e di una pista d'atletica regolamentare a più corsie, sulla quale Pietro Mennea ha stabilito il record del mondo a livello del mare. Attualmente, in seguito alla chiusura di alcuni settori degli spalti, ha attualmente una capienza massima di circa quattromila posti.[188]

Circolo Tennis Hugo Simmen

Il Circolo Tennis Barletta è stato fondato nel 1965 grazie all'impegno di alcuni appassionati, tra cui l'ingegnere svizzero Hugo Simmen. Ha ospitato numerose ed importanti competizioni tennistiche fin dal 1969, quando fu organizzato un incontro di Coppa Davis tra Italia e Austria. Tra i più noti tennisti esibitisi si ricordano Nicola Pietrangeli, Ion Ţiriac, Beppe Merlo e Martin Mulligan. Durante gli anni novanta si sono svolte importanti manifestazioni di carattere internazionale, che hanno visto la presenza di Rafael Nadal.[189] Dal 1995 l'impianto è stato intitolato al suo fondatore Hugo Simmen.

Altri impianti sportivi

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Pasquale Cascella proclamato sindaco di Barletta, comune.barletta.bt.it, 12 giugno 2013. URL consultato il 20 giugno 2013.
  2. ^ a b Elezioni Amministrative 2013 - Ballottaggio, comune.barletta.bt.it, 10 giugno 2013. URL consultato il 10 giugno 2013.
  3. ^ a b Scrutini Comune di BARLETTA - Comunali - Elezioni comunali del 26 e 27 maggio 2013 - Ministero dell'Interno, Elezioni.interno.it, 10 giugno 2013. URL consultato il 10 giugno 2013.
  4. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2014.
  5. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  6. ^ a b Marco Ignazio De Santis, Lessico barlettano, Barletta, Amministrazione comunale, 1988, p.3.
  7. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 64.
  8. ^ Barletta è città d'arte - Prima Pagina Barletta. URL consultato il 26 luglio 2011.
  9. ^ Osservatorio del commercio della Regione Puglia: registro delle città d'arte e turistiche.. URL consultato il 26 luglio 2011.
  10. ^ Comuni italiani. URL consultato il 22 giugno 2011.
  11. ^ Cenni geografici del Comune di Barletta - puglia.indettaglio.it. URL consultato il 22 giugno 2011.
  12. ^ Informazioni geografiche dal sito del Comune di Barletta. URL consultato il 22 giugno 2011.
  13. ^ a b Rita Ceci, Ruggiero Mascolo, Barletta, leggere la città, Barletta, Edizioni Libreria Liverini, 1986, p. 7.
  14. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., pp.90-93
  15. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p. 90
  16. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.93
  17. ^ Meteo a Barletta in data 15 dicembre 2007.
  18. ^ Anche domani le scuole di Barletta restano chiuse per il maltempo, Barlettalife.it, 7 febbraio 2012. URL consultato il 12 marzo 2012.
  19. ^ Dati climatologici medi della città di Barletta.
  20. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani. URL consultato il 22 giugno 2011.
  21. ^ Francesco Costantino Marmocchi, Dizionario di geografia universale, volume I parte II, Torino 1858, pp. 893-894, che cita a sua volta Nicola Corcia (Storia delle Due Sicilie dall'antichità più remota al 1789) come il primo a formulare questa ipotesi
  22. ^ Renato Russo, Barletta. La storia, Barletta, Rotas, 2004, p. 40.
  23. ^ Giuseppe Strappa, Matteo Ieva; Maria Antonietta Dimatteo, La città come organismo, Bari, Adda, 2003, p. 34.
  24. ^ Strappa, Ieva, Dimatteo, op. cit., p. 20
  25. ^ Russo, op. cit., pp.68-69
  26. ^ Russo, op. cit., p.73
  27. ^ Marcello Grisotti, Barletta, il castello, la storia, il restauro, 1995, Adda, Barletta, pp.106-107..
  28. ^ Grisotti, op. cit., p.15.
  29. ^ Russo, op. cit., p. 117
  30. ^ Russo, op. cit., p.129
  31. ^ Russo, op. cit., p.140.
  32. ^ Renato Russo, Le cento chiese di Barletta - Dagli ordini mendicanti al XX secolo, Barletta, Rotas, 1998, p. 253.
  33. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p. 114
  34. ^ Russo, op. cit., pp.176-180.
  35. ^ Russo, op. cit., p.213
  36. ^ Russo, op. cit., p.164.
  37. ^ Pier Michele Girola, Barletta, strage dimenticata in Famiglia Cristiana, 11 novembre 1973. URL consultato il 12 marzo 2009.
  38. ^ Renato Russo, Barletta, la storia, 2004, Rotas, Barletta, p.257.
  39. ^ Italo Del Vecchio, Su via Canosa n. 7 c'era una casa in La Gazzetta del Mezzogiorno, 18 settembre 1959. URL consultato il 18 marzo 2009.
  40. ^ Renato Russo, Barletta, la storia, 2004, Rotas, Barletta, p.257.
  41. ^ Renato Russo, Barletta, la storia, 2004, Rotas, Barletta, p.281.
  42. ^ Ansa - Morto ex sindaco di Barletta Francesco Salerno. URL consultato il 2 luglio 2011.
  43. ^ Russo, op. cit., p. 289
  44. ^ Barletta è città d'arte - Prima Pagina Barletta. URL consultato il 22 giugno 2011.
  45. ^ con Determinazione Dirigenziale n. 228 del 4 luglio 2005
  46. ^ Deliberazione originale della giunta comunale. URL consultato il 22 giugno 2011.
  47. ^ Comunicato stampa del Comune - Barletta Civitas Mariae. URL consultato il 22 giugno 2011.
  48. ^ Tragedia del palazzo caduto, la verità in un video dei vicini, corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 6 ottobre 2011. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  49. ^ Barletta, le lacrime e la rabbia: "Dimettetevi" Nove indagati, anche il titolare della ditta, bari.repubblica.it, 6 ottobre 2011. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  50. ^ Barletta, diecimila in piazza per le vittime del crollo, lagazzettadelmezzogiorno.it, 7 ottobre 2011. URL consultato il 7 ottobre 2011.
  51. ^ «Non temete, vi sarò sempre vicino» Le parole del Presidente a Barletta, corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 5 novembre 2011. URL consultato il 6 novembre 2011.
  52. ^ Il viaggio del ricordo e del dolore Napolitano sul cratere di Barletta, bari.repubblica.it, 4 ottobre 2011. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  53. ^ Statuto comunale all'art.5,comma 1. URL consultato il 19 marzo 2009.
  54. ^ Statuto comunale all'art.5, comma 2. URL consultato il 19 marzo 2009.
  55. ^ Russo, op. cit., p.87
  56. ^ Motivo del conferimento della medaglia d'oro al valor militare sul sito del Quirinale. URL consultato il 19 marzo 2009.
  57. ^ Motivo del conferimento della medaglia d'oro al merito civile sul sito del Quirinale. URL consultato il 19 marzo 2009.
  58. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.176
  59. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p. 178
  60. ^ Mondimedievali. URL consultato il 22 giugno 2011.
  61. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.208
  62. ^ a b Ceci, Mascolo, op. cit., p.209
  63. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.437
  64. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p. 164
  65. ^ a b Ceci, Mascolo, op. cit., p. 165
  66. ^ Renato Russo, Le cento chiese di Barletta - Dagli ordini mendicanti al XX secolo, Barletta, Rotas, 1998, p. 414-416.
  67. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.167
  68. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p. 149
  69. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p. 150
  70. ^ Sito del Comune di Barletta - Testo unico del regolamento delle elezioni e del regolamento di funzionamento dei consigli di circoscrizione. URL consultato il 10 luglio 2011.
  71. ^ Giacomo Scotti, Il battaglione degli straccioni. I militari italiani nelle brigate jugoslave: 1943-1945, Milano, Mursia, 1974, pp.196.
  72. ^ Vito Antonio Leuzzi, Giulio Esposito, In cammino per la libertà. Luoghi della memoria in Puglia (1943-1956), Bari, Edizioni dal Sud, 2008, pp.146-147.
  73. ^ Storia di Palazzo Della Marra - Sito della Pinacoteca De Nittis. URL consultato il 27 aprile 2009.
  74. ^ Sito del Comune di Barletta - Palazzo Santacroce. URL consultato il 27 aprile 2009.
  75. ^ Sito del Comune di Barletta - Palazzo de Leone Pandolfelli. URL consultato il 27 aprile 2009.
  76. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p. 94
  77. ^ Sito del Comune di Barletta - Comunicato stampa sulla riapertura di Villa Bonelli. URL consultato il 27 aprile 2009.
  78. ^ Sito del Teatro Curci - Cenni Storici. URL consultato il 27 aprile 2009.
  79. ^ Sito del Comune di Barletta - "Un luogo altro": Un polmone verde nella zona 167. Presentazione ed esposizione progetto.. URL consultato il 20 agosto 2011.
  80. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p. 46
  81. ^ a b Ceci, Mascolo, op. cit., p. 47
  82. ^ Grisotti, op. cit., pp.15-22
  83. ^ Renato Russo, Guida al Castello di Barletta e ai suoi segreti, 2005, Rotas, Barletta, p. 61.
  84. ^ Russo, op. cit., p.59
  85. ^ Comunicato stampa del Comune sulla manutenzione straordinaria di piazza Marina. URL consultato il 19 marzo 2009.
  86. ^ Il "Colosso" di Barletta ed il Codice di Teodosio II. URL consultato il 27 aprile 2009.
  87. ^ Sito del Comune - Il Colosso di Barletta. URL consultato il 27 aprile 2009.
  88. ^ Émilienne Demeugeot, Le colosse de Barletta, Mefra, 1982, pp.951-978.
  89. ^ Purpura Gianfranco, Il Colosso di Barletta ed il Codice di Teodosio II, Atti dell'Accademia Romanistica Costantiniana, IX Convegno Internazionale, Perugia, Iura, 1993.
  90. ^ a b Puglia imperiale - Cantina della Sfida. URL consultato il 19 giugno 2011.
  91. ^ "Il Fieramosca" - La Cantina della Sfida, la culla dell'amor patrio.. URL consultato il 19 giugno 2011.
  92. ^ Renato Russo, Barletta nel '500. Al tempo della Disfida e della dominazione spagnola, Barletta, Rotas, 2003, p. 251.
  93. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., pp.65-66
  94. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.65
  95. ^ Barlettalife: Il Castello di Barletta. URL consultato il 25 giugno 2011.
  96. ^ Sito del Comune di Barletta - Copertura wireless presso i Giardini del Castello. URL consultato il 27 aprile 2009.
  97. ^ Barletta, il monumento ai caduti della grande guerra. URL consultato il 16 giugno 2011.
  98. ^ Barletta, l'eccidio della vergogna. URL consultato il 16 giugno 2011.
  99. ^ Sito del Comune di Barletta - Il 17 ottobre inaugurazione statua Massimo D'Azeglio recentemente restaurata. URL consultato il 15 giugno 2011.
  100. ^ Sito del Comune di Barletta - Lavori di difesa costiera: Levante , Ponente, Salinelle. URL consultato il 19 giugno 2011.
  101. ^ Sito del Comune di Barletta - Dissesti idrogeologici del canale Ciappetta - Camaggio: l'esito dell'incontro odierno. URL consultato il 19 giugno 2011.
  102. ^ Sito del Comune di Barletta - Dissesti connessi all'esondazione del canale Ciappetta - Camaggio. URL consultato il 19 giugno 2011.
  103. ^  Amica9Tv. (IT) Barletta - Ciappetta Camaggio: cosa scorre all'interno del canale?, a 2:56. You Tube, 16 ottobre 2011. URL consultato in data 21 giugno 2011.
  104. ^ Apuliaturistica - Barletta. URL consultato il 19 giugno 2011.
  105. ^ Sito del Comune di Barletta - Ospitalità. URL consultato il 19 giugno 2011.
  106. ^ Il campo di ricerca: terme romane di San Mercurio a Canne della Battaglia. URL consultato il 20 marzo 2009.
  107. ^ Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP). URL consultato il 22 giugno 2011. 6º Aggiornamento approvato il 27 aprile 2010 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 115 alla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010.
  108. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  109. ^ Dato Istat al 31/12/2010
  110. ^ De Santis, op. cit., pp.4-5
  111. ^ a b De Santis, op. cit., p.3
  112. ^ L'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e Nazareth. URL consultato il 14 aprile 2009.
  113. ^ Annuario pontificio del 2005 e precedenti relativo all'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e Nazareth. URL consultato il 27 aprile 2009.
  114. ^ Russo, op. cit., pp.84-85
  115. ^ Russo, op. cit., p. 164
  116. ^ Sito del Comune di Barletta - Barletta "Civitas Mariae". URL consultato il 13 maggio 2009.
  117. ^ Corriere dell'Ofanto - Barletta dichiarata "Civitas Mariae". URL consultato il 13 maggio 2009.
  118. ^ Cristiani e musulmani insieme a Barletta nasce la chiesa-moschea. URL consultato il 27 aprile 2009.
  119. ^ Assemblea dei Testimoni di Geova. URL consultato il 19 marzo 2009.
  120. ^ Le chiese evangeliche battiste presenti in Italia. URL consultato il 22 giugno 2011.
  121. ^ Russo, op. cit., p. 167
  122. ^ Russo, op. cit., p. 236
  123. ^ Compagnia di Barletta - Polizia Municipale. URL consultato il 9 febbraio 2010.
  124. ^ Compagnia di Barletta - Guardia di Finanza. URL consultato il 9 febbraio 2010.
  125. ^ Commissariato di Barletta - Polizia di Stato. URL consultato il 9 febbraio 2010.
  126. ^ Comunicato stampa del Comune sull'istituzione di alcuni uffici della Provincia di Barletta-Andria-Trani in fase di attuazione. URL consultato il 22 giugno 2011.
  127. ^ Lions Club Barletta Host.
  128. ^ Lions Club Barletta Leontine De Nittis: storia. URL consultato il 17 giugno 2011.
  129. ^ The International Association of Lions Club - Distretto 108 / AB – ITALY. URL consultato il 17 giugno 2011.
  130. ^ Archeoclub d'Italia - Sede distaccata di Barletta: curriculum. URL consultato il 17 giugno 2011.
  131. ^ Archeoclub di Barletta - Chi siamo, archeobarletta.it. URL consultato il 30 ottobre 2011.
  132. ^ Per i 30 anni di vita, il club di Barletta organizza un convegno sulla dieta mediterranea. URL consultato il 17 giugno 2011.
  133. ^ Statuto associazionale di promozione sociale Circolo Arci "Carlo Cafiero". URL consultato il 17 giugno 2011.
  134. ^ Sito del Comune - Barletta città più decorata del paese. URL consultato il 19 marzo 2009.
  135. ^ Sito della Biblioteca Comunale Sabino Loffredo. URL consultato il 17 maggio 2011.
  136. ^ Fondo pergamenaceo dell'Archivio Diocesano Pio IX di Barletta. URL consultato il 27 aprile 2009.
  137. ^ Sito del Comune di Barletta - Biblioteca dei Ragazzi. URL consultato il 27 aprile 2009.
  138. ^ UniTre - Sede di Barletta. URL consultato il 9 febbraio 2010.
  139. ^ Associazione Santa Elisabetta
  140. ^ Il sito che elenca i prodotti tipici dei comuni della Puglia. URL consultato il 25 febbraio 2009.
  141. ^ Renato Russo, La stradina dei poeti, Barletta, Rotas, 2010, pp.13-14.
  142. ^ La variante è stata realizzata per l'adeguamento alla legge regionale n.56/1980
  143. ^ Salvatore Santeramo in Vincenzo Tupputi (a cura di), Barletta nel '500, Barletta, Crsec, 2005, p. 7.
  144. ^ Renato Russo, Barletta nel '500. Al tempo della Disfida e della dominazione spagnola, Barletta, Rotas, 2003, pp.251-252.
  145. ^ Russo, op. cit., p. 190
  146. ^ Decentramento amministrativo in Circoscrizioni del Comune di Barletta. URL consultato il 19 marzo 2009.
  147. ^ Testo unico del regolamento delle elezioni e del regolamento di funzionamento dei consigli di circoscrizione. URL consultato il 19 marzo 2009.
  148. ^ Sito del Comune di Barletta - Canne della Battaglia. URL consultato il 27 aprile 2009.
  149. ^ Russo, op. cit., p. 256
  150. ^ Dati Regione Puglia risalenti al 19 marzo 2007. URL consultato il 14 aprile 2009.
  151. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., pp.64-67
  152. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.275
  153. ^ istituiti con decreto del 1º giugno 1977, Gazzetta Ufficiale del 12 ottobre 1977, numero 278.
  154. ^ Cenni occupazionali sull'industria del Comune di Barletta - puglia.indettaglio.it. URL consultato il 9 febbraio 2010.
  155. ^ Avviso comunale sulla bonifica dell'area. URL consultato il 19 marzo 2009.
  156. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.328
  157. ^ La crisi del settore tessile-calzaturiero su La Repubblica. URL consultato l'11 aprile 2009.
  158. ^ La Gazzetta del Mezzogiorno - "Barletta moda" continua a crescere. URL consultato il 27 aprile 2009.
  159. ^ Cenni occupazionali sui servizi del Comune di Barletta - puglia.indettaglio.it. URL consultato il 9 febbraio 2010.
  160. ^ Sito del Comune di Barletta - "Barletta è città d'arte". URL consultato il 22 giugno 2009.
  161. ^ Sito dell'Archeoclub d'Italia, sede di Barletta - Cultura del turismo. URL consultato il 3 maggio 2009.
  162. ^ Sito del Comune di Barletta - Corso di formazione "Cultura del turismo". URL consultato il 3 maggio 2009.
  163. ^ Sito del Comune di Barletta - Concluso il progetto di formazione "Cultura del turismo". URL consultato il 3 maggio 2009.
  164. ^ Mappa di avvicinamento alla città di Barletta. URL consultato il 22 giugno 2011.
  165. ^ Autorità Portuale del Levante - Piano Operativo Triennale. URL consultato il 22 giugno 2011.
  166. ^ Sito del Comune di Barletta - Porto di Barletta: attivazione di un collegamento ferry con l'Albania. URL consultato il 21 giugno 2011.
  167. ^ Autorità Portuale - Dati relativi al traffico merci..
  168. ^ Ceci, Mascolo, op. cit., p.71
  169. ^ Rita Ceci, Ruggiero Mascolo, Barletta, leggere la città, Barletta, Edizioni Libreria Liverini, 1986, p. 71.
  170. ^ Guide d'Italia - Puglia, Touring Editore, 2008, p.202.
  171. ^ Araldica barlettana - 1955: La teleferica Margherita di Savoia - Barletta per il trasporto del sale.. URL consultato il 21 giugno 2011.
  172. ^ Associazione Amici della Salapia e della Puglia - Salinis antica terra del sale. URL consultato il 21 giugno 2011.
  173. ^ Teleferica Barletta - Margherita di Savoia su Google Maps. URL consultato il 21 giugno 2011.
  174. ^ Renato Russo, Barletta, la storia, 2004, Rotas, Barletta, p.256.
  175. ^ Trasporto pubblico urbano - città di Barletta. URL consultato il 19 marzo 2009.
  176. ^ Ecco il nuovo corpo consolare di Puglia, Basilicata e Molise in La Gazzetta del Mezzogiorno. URL consultato il 23 giugno 2011.
  177. ^ Sito del Comune - Gemellaggi ed opportunità. URL consultato il 22 febbraio 2010.
  178. ^ Il gemellaggio con la città di Castelnuovo di Cattaro è avvenuto precisamente il 13 maggio 1968.
  179. ^ Lega Pro: ripescate 24 società, Ansa.it. URL consultato il 4 agosto 2010.
  180. ^ Russo, op. cit., p. 268
  181. ^ 2 ore 16 min 31 sec .. e non finisce qui..!, domenicoricatti.com, 29 settembre 2011. URL consultato il 29 settembre 2011.
  182. ^ FIDAL, Ricatti tricolore sei 10km a Scicli, fidal.it. URL consultato il 1º ottobre 2012.
  183. ^ Federazione Italiana di Atletica Leggera Puglia: "All'Athletic Team Barletta la Finale A1 Allieve di Sulmona". URL consultato il 28 giugno 2011.
  184. ^ Scheda dell'atleta alle Olimpiadi di Pechino 2008. URL consultato il 20 aprile 2009.
  185. ^ Sito Ufficiale del Circolo Tennis Hugo Simmen - Torneo ATP su terra rossa. URL consultato il 27 aprile 2009.
  186. ^ Barletta Scacchi Club Barletta. URL consultato il 17 giugno 2011.
  187. ^ Tennistavolo: seconda di andata favorevole al team Asi Lamusta, barlettalife.it, 7 ottobre 2011. URL consultato il 7 ottobre 2011.
  188. ^ Sito Ufficiale della S.S. Barletta Calcio - Dati sull'impianto sportivo. URL consultato il 15 dicembre 2010.
  189. ^ Sito Ufficiale del Circolo Tennis Hugo Simmen - Storia. URL consultato il 27 aprile 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Angelo Ambrosi, (1976), Architettura dei Crociati in Puglia. Il Santo Sepolcro di Barletta, Dedalo, Bari, ISBN 88-220-1832-X.
  • Comitato feste patronali, (2001), Il Genio della mia terra, architettura sacra a Barletta, Volume 1, Rotas, Barletta, ISBN non esistente.
  • Comitato feste patronali, (2002), Il Genio della mia terra, architettura sacra a Barletta, Volume 2, Rotas, Barletta, ISBN non esistente.
  • Rita Ceci, Ruggero Mascolo, (1986), Barletta, leggere la città, Edizioni Libreria Liverini, Barletta, ISBN non esistente.
  • Marco Ignazio De Santis, (1988), Lessico barlettano, Amministrazione comunale, Barletta, ISBN non esistente.
  • Giuseppe Doronzo, (2005), I borghi antichi di Barletta, Crsec, Barletta, ISBN non esistente.
  • Marcello Grisotti,, Il restauro del Castello, Atti della conferenza cittadina sui beni culturali e ambientali di Barletta, Barletta, Adda, 1982.
  • Marcello Grisotti, (1995), Barletta, il castello, la storia, il restauro, Adda, Barletta, ISBN 88-8082-210-1.
  • Vito Antonio Leuzzi, Esposito Giulio (2008), In cammino per la libertà. Luoghi della memoria in Puglia (1943-1956), Edizioni dal Sud, Bari, ISBN 88-7553-057-2.
  • Sabino Loffredo, (1993), Storia della città di Barletta, Vecchi, Trani, ISBN 88-7037-202-2.
  • Renato Russo, (1993), La Basilica del Santo Sepolcro di Barletta, la storia, l'architettura, Rotas, Barletta, ISBN non esistente.
  • Renato Russo, (1997), Le cento chiese di Barletta - Tra mito e storia, dalle origini alle Crociate, Rotas, Barletta, ISBN non esistente.
  • Renato Russo, (1998), Le cento chiese di Barletta - Dagli ordini mendicanti al XX secolo, Rotas, Barletta, ISBN non esistente.
  • Renato Russo, (2003), Barletta nel '500. Al tempo della Disfida e della dominazione spagnola, Rotas, Barletta, ISBN 88-87927-35-9.
  • Renato Russo, (2003), Il Castello di Barletta. La storia, Rotas, Barletta, ISBN 978-88-87927-32-0.
  • Renato Russo, (2004), Barletta. La storia, Rotas, Barletta, ISBN 88-87927-47-2.
  • Renato Russo, (2004), Giuseppe De Nittis, la vita e le opere ricordi e testimonianze, Rotas, Barletta, ISBN 88-87927-44-8.
  • Renato Russo, (2005), Guida al Castello di Barletta e ai suoi segreti, Rotas, Barletta, ISBN 88-87927-51-0.
  • Renato Russo, (2007), La Pinacoteca De Nittis a Palazzo della Marra - Vita dell'artista, storia del palazzo, Rotas, Barletta, ISBN 88-87927-86-3.
  • Renato Russo, (2010), La stradina dei poeti, Rotas, Barletta, ISBN 978-88-96135-31-0.
  • Marcella Ruggiero, (1994), San Giacomo Maggiore, Barletta, Rotas, Barletta, ISBN non esistente.
  • Salvatore Santeramo, (1917), Il simbolismo della Cattedrale di Barletta, Dellisanti, Barletta, ISBN 88-271-1948-5.
  • Salvatore Santeramo, Vincenzo Tupputi (a cura di), (2005), Barletta nel '500, Crsec, Barletta, ISBN non esistente.
  • Salvatore Santeramo, (1921), Le chiese distrutte di Barletta, Dellisanti, Barletta, ISBN non esistente.
  • Giacomo Scotti, (1974), Il battaglione degli straccioni. I militari italiani nelle brigate jugoslave: 1943-1945, Mursia, Milano, ISBN non esistente.
  • Giuseppe Strappa, Matteo Ieva, Maria Antonietta Dimatteo, (2003), La città come organismo, Adda, Bari, ISBN 88-8082-487-2.
  • Touring Club, (2008), Guide d'Italia - Puglia, Touring Editore, Milano, ISBN 978-88-365-4556-8.
  • Francesco Saverio Vista, (1902), Note storiche sulla città di Barletta, Papeo, Barletta, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Geografia e ambiente:

Luoghi di interesse:

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Questa è una voce in vetrina. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 5 maggio 2009 — vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Segnalazioni  ·  Archivio  ·  Voci in vetrina in altre lingue   ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki