Bruzi

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I Bruzi (o Brettii o Bruttii) erano un antico popolo di stirpe italica che abitò la quasi totalità dell'odierna Calabria (prima di questo popolo la Calabria fu abitata dagli Enotri Itali-Morgeti), in epoche successive, fu la parte meridionale della Regio III augustea Lucania et Bruttii.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Nel corso dell'età del Ferro, gruppi di genti di stirpe indoeuropea penetrarono in diverse ondate in Italia, distribuendosi lungo l'arco delle dorsali appenniniche centro-meridionali. Tali popoli, collettivamente, sono conosciuti con il nome di Italici. Tra di essi distinguiamo le popolazioni dei Sanniti, degli Oschi, dei Lucani, tutti caratterizzati da una lingua comune, l'Osco, Apuli e degli Enotri (Itali-Morgeti-Siculi).

La tradizione letteraria concorda nell'identificare i Bruzi inizialmente come pastori e servi dei Lucani, molti dei quali a carattere nomade, con alte concentrazioni prevalentemente nella parte settentrionale di quella che sarà la Regio III augustea. Infatti tali li definisce Strabone[1], e altrettanto Diodoro Siculo e Pompeo Trogo: quest'ultimo autore, inoltre, conferma la loro discendenza dai Lucani e la vittoriosa rivolta contro quest'ultimi intorno al 356 a.C., negli anni della lotta che vedevano Dione di Siracusa opporsi a Dionisio II.[2] Sono proprio i Lucani dunque a dare il nome a questo popolo, infatti i Lucani chiamavano "Bretti" i ribelli.[1] Nel frattempo, da popolo ormai libero, le tribù dei Bruzi si coalizzarono in una lega, ed eressero a loro capitale una città, non è dato di sapere se fondata ex novo o preesistente, e che chiamarono Consentia, nome che suggellava proprio il "consenso" delle varie tribù. Consentia ancora oggi è conosciuta con il nome di Cosenza.

Proprio per queste origini, il popolo bruzio viene descritto come un popolo di guerrieri, rude e bellicoso. La storia ce li tramanda come un popolo che ha fatto della sua potenza bellica e della voglia di indipendenza e libertà la sua grandezza, ma anche la sua rovina.

Consentia[modifica | modifica sorgente]

« Consentia urbs magna Bruttiorum. »
(Appio Claudio Cieco)

Una volta consolidatisi in una grande lega, venne il momento di cercare un posto strategico su cui erigere la propria capitale. Essa venne indicata sul colle Pancrazio, che dominava una grande vallata, ed era separata da essa da due fiumi che si univano proprio alla base del colle, e che lo rendeva un posto fortificato naturalmente. Il colle era però occupato da 600 mercenari africani al soldo di Dionisio, alleato dei Lucani. La cosiddetta "Battaglia della Rocca Bretica" vide i Bretti, guidati da una donna, conquistare il colle dopo un sanguinoso scontro e designando la definitiva resa dei Lucani. Venne sancita la pace, passata alla storia come la "Pace di Donna Brettia", in onore della condottiera dei Bruzi. Sul colle, dunque, venne eretta Consentia (l'attuale Cosenza), che prende il nome dal "consenso" dato da tutte le tribù bruzie e gli stessi Lucani che aderirono alla Confederatio Bruttiorum. In essa coniarono le proprie monete[3] ed iniziò un fiorente periodo per questo popolo.

La Confederatio Bruttiorum[modifica | modifica sorgente]

Da quel momento, finita la fase nomade di questo popolo, in meno di un secolo, i Bretti si costituirono in numerosi piccoli villaggi distanti pochi chilometri l'uno dall'altro, intervallati da roccaforti chiamate oppida, nuclei urbani fortificati, nelle quali si riunivano le classi sociali più elevate (guerrieri, magistrati e, si pensa, sacerdoti) per prendere decisioni per la gestione e la difesa dei villaggi limitrofi. Venne battuta moneta, e il tessuto sociale iniziò a prendere forma con il consolidamento delle classi sociali. La più importante era quella dei guerrieri. Iniziarono le mire espansionistiche, ed i Bruzi riuscirono ad ottenere importanti successi sia a sud che a nord del loro territorio fino ad impattare ad oriente e ad occidente con le polis della Magna Grecia che verranno anche esse a più riprese piegate dalla furia bretica. Era nata la "CONFEDERATIO BRVTTIORVM", il culmine dell'espansione, della cultura e dell'economia dei Bretti. Essa si può identificare nell'attuale intera provincia di Cosenza, escludendone la parte più settentrionale, quella compresa tra il Pollino e l'istmo tra la foce del Crati e quella del Laos, corrispondente, secondo Strabone alla parte meridionale della Lucania storica, ed arrivando ad estendersi, con le successive conquiste i territori interni della dorsale appenninica dalla Sila fino a raggiungere l'Aspromonte.

Oltre ad un sistema di monetazione proprio, i Bretti, di lingua osca, ma definiti dagli antichi popolo bilingue per la familiarità che avevano anche col greco appreso negli assidui contatti col mondo italiota. Avevano anche adottato formalmente una scrittura basata appunto sull'alfabeto dorico di tipo acheo[4].

Oltre Consentia, le principali città erano (in latino, lingua che ricalcava i nomi originali[senza fonte]): Pandosia (città di cui ancora oggi si cercano le tracce e che forse doveva sorgere fra gli attuali comuni di Castrolibero, Mendicino, Marano Principato e Marano Marchesato sul Crati o presso l'attuale Acri sul Mucone), Aufugum (l'attuale Montalto Uffugo), Bergae, Besidiae l'attuale Bisignano ed Otriculum[5]. La così detta confederazione dei Bruzi.

La guerra con i Greci[modifica | modifica sorgente]

Tra la metà del IV e la metà del III secolo a.C., i Bruzi attaccarono e conquistarono diverse città magno-greche, (tra cui, sul versante tirreno Themesa e Terina, Hipponion (l'attuale Vibo Valentia), e su quello ionico addirittura la mitica Sybaris). Le poleis magno-greche riuscirono a respingerli solo per un breve periodo dopo l'alleanza con Dionisio. I Greci d'Italia quindi tentarono di resistere per l'ultima volta, invocando l'aiuto di Alessandro il Molosso, re d'Epiro e zio di Alessandro Magno, ma anch'esso venne sconfitto dai Bruzi perdendo la vita proprio alle porte di Pandosia (331 a.C.).

La conquista romana[modifica | modifica sorgente]

I Bretti erano ormai riconosciuti come una piccola potenza in rapida ascesa. La loro prerogativa era quella di continuare a svilupparsi come civiltà autonoma e conquistatrice e ciò li spinse all'ostilità verso Roma, quando essa bussò ai loro confini, ed in seguito, dunque, alla loro definitiva disfatta. Iniziò così una serie di sconfitte, fra cui quella del 275 a.C. La Confederazione dei Bruzi si era alleata con Pirro re d'Epiro e, tacitamente, quindi con molte delle città della Magna Grecia; con la loro disfatta, cadeva per la prima volta Consentia, che fu annessa alla Repubblica. Il fatto portò quindi nel 270 a.C. alla completa caduta di tutto il territorio sotto il domino dei Romani. Ma i Bretti in realtà non si sottomisero mai del tutto e, riorganizzatisi, approfittarono dell'invasione di Annibale nel 218 a.C. con il quale si allearono durante le Guerre Puniche. Riconquistarono così Consentia e, forti del nuovo alleato, mossero guerra di nuovo contro Roma per riottenere la loro indipendenza. Quando Annibale però venne sconfitto e costretto a tornare in patria, ordinò ai Bruzi di seguirlo, ma essi vollero rimanere nelle loro terre, attirando così su di loro la sua vendetta. Una volta ricacciato Annibale, che lasciò però dietro di sé terra bruciata, iniziò una nuova massacrante lotta contro Roma, la quale, ben presto, riuscì a sedare ogni focolaio di bretica indipendenza. Il territorio venne di nuovo sottomesso da Servilio, e questa volta i Brettii vennero puniti duramente. Roma tolse a Consentia la carica di città-stato, sciolse la Confederazione e confiscò quasi tutto il territorio trasformandolo in colonia romana (II e I secolo a.C.). Nel 73 a.C. Consentia e i Bretti tentarono un'ultima volta di riconquistare la libertà e l'autonomia perdute unendosi alla rivolta che Spartaco aveva mosso contro la Repubblica, scatenando una guerra civile, e trovando proprio nei Bruzi fieri alleati. Nel 71 a.C., dopo due anni di rivolte, Spartaco venne accerchiato e sconfitto dal console Licinio Crasso nei pressi del fiume Sele, tantissimi erano i Bruzi tra i 5.000 morti in battaglia e i 6.000 crocefissi. Roma nuovamente punisce i Bretti, come riferisce Appiano: essi subiscono l'umiliazione di non poter servire negli eserciti romani come soldati, ma solo come attendenti al servizio dei magistrati della Repubblica. Nel 29 a.C. Consentia diventa colonia sotto Augusto, il quale le concesse la cittadinanza romana dopo essersi assicurato delle totale resa dei Bretti. Non è fuori luogo ritenere infatti che l'etnico BRVTTII, in seguito l'unico e solo usato per definire questo popolo, in realtà altro non sia che una trasformazione omofonetica, effettuata a scopo "punitivo" dai Romani dopo la ripetuta ribellione di Consentia all'Urbe, una sorta di "damnatio memoriae" perpetrata attraverso il passaggio da Bretti, in greco BPETTIOI (o meglio nella più frequente forma ΒΡΕΤΤΙΩΝ, al genitivo, come leggibile sulla monetazione della Confederazione) a BRVTTII,o peggio BRVTII ovvero in latino "bruti", "vili", nel senso proprio di traditori, di ribelli alle leggi e al dominio di Roma.

Territorio: il Bruzio[modifica | modifica sorgente]

L'antica regione dei Bruttii è spesso indicato come Bruttium[6], o Bruzio che insieme con la Lucania, formava la Regio III, una delle undici regioni in cui era divisa l'Italia augustea e corrisponde grosso modo all'odierna Calabria.

Prima della conquista romana essa era abitata dal popolo italico dei Bruzi e, dall'VIII al III secolo a.C., le sue coste furono colonizzate dai Greci divenendo parte della Magna Grecia; le colonie principali erano Rhegion, Sybaris, Kroton. Il centro nevralgico di questo popolo era Consentia la quale venne eletta dalle tribù dei Bretti, dopo essersi coalizzate in una lega, "capitale" della regione. Fu occupata dai Romani assieme al resto della Magna Grecia nel 265 a.C., ma durante la seconda guerra punica si ribellò a Roma per allearsi con Annibale, per poi ritornare sotto il saldo controllo della Repubblica Romana dopo la sconfitta del condottiero cartaginese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Geografia, VI 1, 4.
  2. ^ Strabone li definiva già liberi prima della rivolta, per indulgenza dei loro padroni. Si veda il citato passo VI 1, 4.
  3. ^ N. Putortì - Rosarno. Scoperta di monete mamertine-brezie in NSA 1924 pag. 103
  4. ^ I Bruzi e l'eclissi della Magna Grecia in calabriaonline.com.
  5. ^ F. Lenormant La Magna Grecia Vol. III
  6. ^ Il coronimo Bruttium, da cui deriva quello italiano, Bruzio, che sebbene largamente in uso nella letteratura scientifica, è sconosciuto al latino classico, nel quale viene utilizzato sotto la forma plurale dell'etnico: Bruttii, "[territorio] dei Bruzi" (si veda la bibliografia). A volte viene sostituito erroneamente dal coronimo Brutium.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]