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Agatocle

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Moneta di Agatocle.

Agàtocle (greco: Ἀγαθοκλῆς; Thermae, 361 a.C.Siracusa, 289 a.C.) fu tiranno di Siracusa dal 316 a.C., e re di Sicilia dal 307 a.C. o dal 304 a.C. alla morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 361 a.C. Imera (Thermae)[1][2] dove risiedeva suo padre Carcino di Reghion, che, esule, nel 343 a.C.[3] ottenne la cittadinanza nel periodo di Timoleonte e aprì a Siracusa una fabbrica di vasellame dove lavorò poi suo figlio Agatocle[4][5]. Secondo Timeo, invece, Agatocle da giovane sarebbe stato un pubblico prostituto[5]. Agatocle, nel 333 a.C., sposò la vedova del proprio generale Damas, nell'esercito del quale ricopriva la carica di chiliarca[6].

Schieratosi nelle lotte civili con il gruppo democratico contro gli oligarchici, fu bandito due volte (da Sostrato e da Acestoride)[7]. Tornato in patria, nel 319-318 a.C. (o 316[8]) ottenne con un colpo di Stato[9] la carica di strategos (στρατηγός) con pieni poteri[10].

Unificazione della Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Nel tentativo di espandere il proprio potere e unificare la Sicilia, intraprese una lunga guerra contro i Greci di Sicilia e i Cartaginesi. Attaccò i possedimenti cartaginesi in Sicilia, espugnando Messina, per poi passare alla devastazione delle campagne di Agrigento (entrando così in piena epicrazia cartaginese) ma fu battuto alla resa da Amilcare nella la battaglia di Ecnomo e la stessa Siracusa fu assediata (311 a.C.). Fuggito fortunosamente dalla città, Agatocle decise di attaccare i Cartaginesi direttamente in Africa, alleandosi nel 310 a.C. con Ofella re della Cirenaica, che disponeva di un esercito di 10.000 fanti, 600 cavalieri e 100 carri, e riuscendo quasi a espugnare la stessa Cartagine, dove sbarcò con un esercito di 13.500 uomini trasportato a bordo di 60 navi. I cartaginesi potevano invece mettere in campo 40.000 uomini, compresi 1.000 cavalieri, e 2.000 carri da battaglia. Nel primo scontro combattuto sul suolo africano le forze siracusane sconfissero quelle puniche, subendo 200 vittime contro 1.000. Nel frattempo, l'assedio a Siracusa si concludeva con un fallimento (309 a.C.); nel medesimo anno Agatocle dovette rientrare in Sicilia per fronteggiare una coalizione delle città greche capeggiata da Agrigento (308/307 a.C.), lasciando parte delle truppe in Africa al comando dei figli Arcagato ed Eraclide[11]. Lo richiamarono in Africa le difficili condizioni dell'esercito, che gli si ribellò, dopo averne uccisi i figli; riuscì a mettersi in salvo e a far ritorno in Sicilia, dove sconfisse nuovamente gli oligarchici ristabilendo il suo predominio su tutte le città greche ad eccezione di Agrigento (304 a.C.). Con i Cartaginesi pervenne infine a un accordo.

Re di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 307-306[12] o dal 304 a.C.[senza fonte] governò la Sicilia con il titolo di re (basileus), mantenendo la pace all'interno e difendendo i Greci d'Italia con varie operazioni militari (il suo esercito, formato da 30.000 fanti e 3.000 cavalieri, passò lo stretto nel 299 a.C. per contrastare l'offensiva dei Lucani contro Taranto; in seguito si oppose ai Bruzi (297/293 a.C.). A causa della propria salute fu costretto a tornare in Sicilia; nel 288 a.C. il figlio Agatocle - probabile successore - fu ucciso dal nipote Arcagato; nel medesimo anno la morte[13] gli impedì di realizzare l'impresa di una nuova spedizione in Africa, per la quale aveva provveduto ad arruolare mercenari mamertini.

Crudeli discordie tra i membri della sua famiglia lo avevano indotto a rinunciare a un successore dinastico: designò come suo erede il popolo di Siracusa.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Quando si trattò di raggiungere i propri scopi, Agatocle fu spietato, ma fu considerato un tiranno popolare. Sposò Teossena, figlia del faraone Tolomeo I, e la figlia Lanassa sposò Pirro, re dell'Epiro. Negli ultimi anni la sua salute peggiorò: è probabile che sia morto di vecchiaia, ma alcune fonti indicano che fu avvelenato da Arcagato e Menone, con una penna d'oca che il tiranno utilizzava come stecchino. Durante la tremenda agonia, avrebbe restaurato la democrazia estromettendo il nipote dal potere.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Plauto[modifica | modifica wikitesto]

Viene nominato nella commedia Pseudolus di Plauto. Simone, padre del protagonista Calidoro, dice a Pseudolo, suo servo:

« Se davvero, come vai proclamando, tu le compirai (riuscire ad affrancare l'amante di Calidoro, Fenicia, con le sue dracme), avrai superato quanto a valore il re Agatocle. »

Machiavelli[modifica | modifica wikitesto]

Niccolò Machiavelli lo prese a modello per l'VIII capitolo de Il Principe, dove parla di coloro che presero il potere attraverso i propri crimini.

« Agatocle Siciliano, non solo di privata ma di infima e abietta fortuna, divenne re di Siracusa. Costui, nato di uno figulo, tenne sempre, per li gradi della sua età, vita scellerata: nondimanco, accompagnò le sue scelleratezze con tanta virtù di animo e di corpo, che, voltosi alla milizia, per li gradi di quella pervenne ad essere pretore di Siracusa. [...] Non può chiamare virtù ammazzare è sua cittadini, tradire gli amici, essere sanza fede, sanza pietà, sanza religione; li quali modi possono fare acquistare imperio, ma non gloria. Perché, se si considerassi la virtù di Agatocle nello entrare e nello uscire de' periculi, e la grandezza dello animo suo nel sopportare e superare le cose avversa, non si vede perché egli abbia ad essere iudicato inferiore a qualunque eccellentissimo capitano; nondimanco, la sua efferata crudeltà e inumanità, con infinite scelleratezze, non consentono che sia infra gli eccellentissimi uomini celebrato. »
(Machiavelli, Il Principe cap. VIII)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Agathocles», da William Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology
  2. ^ Alcuni fanno risalire la sua nascita al 360/359 a.C., per questa datazione tarda si è proposta anche un più tardo arrivo di Agatocle a Siracusa, che risalirebbe al 342/1 a.C. ovvero a diciotto anni (Polibio, Storie, a cura di Roberto Nicolai, XII, 15 n. 115).
  3. ^ Polibio, XII, 15. Polibio afferma che Agatocle giunse a Siracusa all'età di diciotto anni.
  4. ^ Diodoro, XX, 63, 4
  5. ^ a b Polibio, XII, 15---> Timeo, FGrHist F 124b. Timeo assume anche l'ipotesi che lo stesso Damas avesse un diretto legame con Agatocle.
  6. ^ Diodoro Siculo XIX, 3, 3.
  7. ^ Diodoro Siculo XIX, 4, 3.
  8. ^ FGrHist 239 B 14 ---> Marmor Parium. Il marmo interpone quattro anni dal ritorno in patria e la presa del potere.
  9. ^ Polibio IX, 23, 2; Diodoro Siculo XIX, 6,4 - XIX, 8,6; Polieno V, 3,7; Giustino XXII, 2,9-12.
  10. ^ FGrH 239 B 12;, Diodoro Siculo XIX, 9, 1-7.
  11. ^ Diodoro Siculo XX, 55,5; Giustino XX, 8,1.
  12. ^ Diodoro Siculo XX, 54, I
  13. ^ Polibio XII, 15,3; Diodoro Siculo XX, 101,3 - XXI, 16,4-6; Giustino XXIII, 2,6-13.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Tiranno di Siracusa Successore
oligarchia di Sosistrato 316 a.C.-288 a.C. anarchia, poi Iceta
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