Virilità

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Virilità
Virilità - Titolo.jpg
Scena dal film Virilità nel porto di Giardini Naxos.
Titolo originale Virilità
Paese di produzione Italia
Anno 1974
Durata 92 min
Colore Colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Paolo Cavara
Soggetto Gian Paolo Callegari
Sceneggiatura Giovanni Simonelli, Gian Paolo Callegari
Produttore Carlo Ponti
Interpreti e personaggi

Virilità è un film commedia del 1974, diretto da Paolo Cavara, con Turi Ferro, Agostina Belli e Marc Porel.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Turi Ferro e Agostina Belli nel film Virilità sulla spiaggia di Sant'Alessio Siculo
Turi Ferro in una scena in piazza Cammareri a Forza d'Agrò

In un paese della Sicilia orientale don Vito La Casella (Turi Ferro), industriale del pesce in scatola, ha divorziato e si è risposato con la giovane segretaria Cettina (Agostina Belli).

Don Vito a causa della sua esuberanza, ha una reputazione da don Giovanni e non perde occasione nel dimostrare ai paesani la sua "virilità".

Dopo tre anni di studi a Londra il figlio Roberto (Marc Porel), avuto dalla prima moglie, torna in paese accompagnato da due amici.

Don Vito confonde i sessi dei due giovani. Infatti fa il baciamano al ragazzo, che crede donna per via dei capelli lunghi, e fa portare le valigie alla ragazza, che crede uomo, perché porta dei jeans e capelli cortissimi.

Don Vito, come vuole la tradizione siciliana, tenta di combinare le nozze tra suo figlio Roberto e Lucia (Anna Bonaiuto), figlia del farmacista del paese.

Roberto, che aveva respirato aria di libertà a Londra rifiuta il matrimonio combinato. Questo scatena l'ira di Lucia che, vedendosi rifiutata, mette in giro la voce della presunta omosessualità di Roberto.

Turi Ferro, Pippo Pattavina e altri attori in piazza Santissima Trinità a Forza d'Agrò.

Voce che in poche ore diventa certezza e che arriva alle orecchie del padre di Roberto, don Vito che va su tutte le furie e non accetta che il nome dei La Casella sia infangato da tale vergogna.

Intanto Roberto e Cettina, seconda moglie del padre, intraprendono una tenera storia d'amore, che conducono clandestinamente, mentre don Vito è fuori casa. Rientrato improvvisamente don Vito sorprende i due amanti in camera da letto, ma riesce a non farsi vedere.

Arrabbiato si sente tradito, dalla moglie e dal figlio, ma in cuor suo è sollevato nel vedere che Roberto è "Uomo" e non "Purpu" (omosessuale) come dicono in paese.

Ora don Vito è dilaniato dal dubbio: È meglio essere "Cornuto" o avere un figlio omosessuale?

Dopo varie vicissitudini si decide e fa in modo che la relazione tra il figlio e la moglie diventi pubblica e così la proverbiale "Virilità" dei La Casella è salva.

Nell'ultima scena don Vito si pente di essersi risposato e confessa che al Referendum abrogativo della legge per il divorzio voterà contrario al divorzio, così non sarà mai stato sposato per la seconda volta e quindi non sarà mai stato nemmeno "Cornuto".

Roberto e Cettina alle Gole dell'Alcantara.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«Don Vito, notabile di Forza d’Agrò, si è preso, grazie al divorzio, una moglie nuova, giovane e bella. Roberto, il figlio della prima moglie. Tornato dall’Inghilterra, se ne innamora e, vistosi ricambiato, per allontanare ogni intenzione, lascia che nascano dubbi sulla sua virilità. Mentre però i suoi concittadini lo bersagliano con i loro dileggi, in un momento di abbandono finisce tra le braccia della matrigna. Il padre lo coglie sul fatto, ma preferendo la nomea delle corna a quella di avere un figlio poco virile, anziché rifugiarsi nel delitto d’onore, mette tutti al corrente, e in modo clamoroso, del proprio infortunio. Così salva, se non la reputazione personale, almeno quella della virilità della famiglia. Il gioco di preferire un disonore piuttosto che un altro, nel clima folclorico dei miti siciliani, è forse la trovata migliore del film. La commedia, però, che le fa da supporto – scritta da Gian Paolo Callegari e da Gianni Simonelli – esita troppo spesso sui toni cui affidarsi e se per un verso sembra optare per il gioco paesano, nell’ambito di una parodia tutta scoperta ma allegra di facce e tradizioni vernacole, per un altro verso, lasciandosi invischiare dal tema Tristano e Isotta, abbocca in più punti all’esca del sentimentalismo, sfiorando inutilmente il dramma e il melodramma. Paolo Cavara, tuttavia, nonostante i film “seri” diretti finora (L’occhio selvaggio, La cattura), rifacendosi alle satire aspre e gustose di certe sue inchieste filmate (La donna nel mondo, I malamondo), si è sforzato di porre riparo a queste incertezze puntando apertamente sul “grottesco”: con deformazioni pungenti, con facezie, con graffi e, soprattutto, con un pirandellismo messo intenzionalmente sossopra da una ventata di follia in cui molto, se non tutto, si trasforma in cella umorosa, in caricatura. Le situazioni languide, i personaggi un po’ queruli si svuotano così, in più momenti, del loro spessore negativo grazie a un piglio burlesco che tende a ridicolizzare le zitelle vogliose, le processioni in maschera, i notabili, i politici, i maldicenti di paese; ed anche con furbeschi ammiccamenti, quel cinema italiano minore che da tempo li ha fatti oggetto delle proprie farse. Certo, molti scompensi narrativi sussistono e le esitazioni sui toni da assumere non sono sempre fugate, ma alla lunga lo scherzo prevale e finisce per imporsi, senza fatiche eccessive, ai più divertiti consensi del pubblico. Come gli autori volevano. Al personaggio che preferisce esser rispettato come padre piuttosto che come marito dà corpo, con solida consistenza, Turi Ferro; meno efficace nei momenti accigliati in cui calca troppo la mano, esagerando effetti, colori, felicissimo invece nella commedia franca ed aperta che domina con disinvoltura, superando gli schemi tradizionali della recitazione dialettale a favore di una bonaria ironia costruita su doti tutte personali, sapientemente espressive.(…) La fotografia di Claudio Cririllo, annebbia a bella posta la solarità siciliana con immagini pastose in cui cose e persone assumono spesso contorni sfumati, ovattati. Le musiche di Daniele Patucchi si cimentano con successo nella beffa del patetismo; non disdegnando a tratti, però, gli echi arcadici del flauto di Pan.»

Gian Luigi Rondi Il Tempo. Anno XXXI. n. 24

Box Office[modifica | modifica wikitesto]

Il film ottenne alla sua uscita un ottimo successo di pubblico, incassando 1 miliardo e 261 milioni.[1]

Testimonianza del Regista[modifica | modifica wikitesto]

La virilità nel suo aspetto più ampio, intesa come aspetto fondamentale dell’uomo in tutti i campi, cioè nella sua piena determinazione, carica vitale di forza, volontà, conquista sociale e sessuale, è il tema che Paolo Cavara si è posto con il film Virilità, soggetto di Gian Paolo Callegari e sceneggiatura di Giovanni Simonelli, cui ha collaborato lo stesso Cavara. La vicenda è imperniata sul dilemma di un uomo che viene a trovarsi in situazioni che si frappongono fra l’eterna lotta dei sentimenti e le convenzioni correnti, capaci di falsare, con il loro carico di pregiudizi e di equivoci, la realtà, la natura più autentica di un individuo.(…) Il regista Paolo Cavara, parlando del suo film, le cui riprese si svolgono in gran parte in Sicilia, tra Messina e Taormina (dove la vicenda è ambientata) dice:

«Si tratta di una commedia umana in un clima di follia razionale, dal carattere un po’ pirandelliano, in bilico tra dramma ed umorismo ma essenzialmente puntato sulla comicità». «Il fatto che io giri un film del genere – prosegue Cavara – forse può far pensare, considerati i lavori da me fatti finora, che io affronti per la prima volta una pellicola comica. Indubbiamente è la mia prima pellicola comica a soggetto; tuttavia come autore di documentari e di film inchiesta, ritengo di averne già realizzate. La rappresentazione obiettiva della realtà è infatti sempre comica. Nei documentari ad inchiesta ho sempre sottolineato questo lato che del resto traspariva in modo naturale, senza forzatura. Comunque in questo caso propongo di raccontare la follia con un senso di verità, con tutta la verità, cioè, che la follia contiene. Una follia, comunque, talmente lucida che diventa estremamente vera e semplice. Naturalmente in tutto ciò il discorso erotico c’entra perché l’erotismo fa parte della vita, della "follia” dell’uomo, della sua tragedia esistenziale. Ma - spiega ancora Cavara - è soltanto una componente, fra altre non meno importanti componenti. Tuttavia i due elementi fondamentali sono la farsa e le convenzioni in lotta fra loro, nell’ambito delle apparenze, con il loro reciproco rapporto che man mano si fa teso ed intenso fino a divorarsi vicendevolmente.»

Interprete principale è Turi Ferro… «È l’attore ideale per questo ruolo - rileva Cavara – con il quale mi sento onorato di lavorare. L’ho sempre classificato uno dei più grandi attori italiani, serio, disciplinato, preparato, acuto, dalla profonda sensibilità. Il contributo di Ferro in questo film, se mi si permette la battuta, è di ferro, cioè di primissimo ordine. Un attore della sua statura nel cinema sta affermandosi soltanto ora perché è soltanto nella maturità che si affermano i grandi attori in quanto è a un dato momento della carriera che si può essere in grado di affrontare personaggi di grosso calibro nelle loro variegate dimensioni fisiche e psicologiche. La completezza del personaggio è possibile quando si ha bene assimilato il senso vero dell’arte e della vita. In questa direzione il personaggio del mio film, Vito La Casella, è stato per Ferro un invito convincente a dare il meglio di sé»(…)

L’ambientazione è nella Sicilia orientale, in particolar modo in quella provincia causidica, di origine greca, che ha spiccato (come dimostrano la letteratura e il teatro di Brancati) dalla dialettica, ricca di esuberanze, discorsività e sottigliezze; una dialettica lucida e razionale che in Virilità è determinata appunto nella commedia e nel dramma in modo da creare i presupposti di contrasto umano fino a toccare i vertici del grottesco.

Il Messaggero, mercoledì 17 ottobre 1973

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel film le Gole dell'Alcantara sembrano essere facilmente raggiungibili dal centro del paese, tuttavia nella realtà esse distano quasi trenta chilometri.
  • La parola "purpu", che viene più volte pronunciata nel film, in siciliano ha due significati: polpo, oppure in senso dispregiativo omosessuale.
  • La canzone del film si intitola "La Verità" ed è interpretata dalla cantante pugliese Rosanna Fratello. Il brano si può ascoltare nell' album Canti e canzoni dei nostri cortili (1974) della stessa cantante.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sandro Casazza, "Il tramonto della zia sexy", La Stampa, 11 gennaio 1978.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti bibliografici[modifica | modifica wikitesto]

Cavara spiega alcuni aspetti di Virilità: Il Tempo. LIBERA TRIBUNA DEGLI AUTORI 30 gennaio 1974

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]