Triscele

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Triscele con gorgoneion

La triscele (anche triskele o triskell, conosciuta anche con il nome grecizzato di triskelion, in araldica triquetra, sebbene con significato più particolare, a volte erroneamente trinacria) è una raffigurazione di un essere con tre gambe (dal greco τρισκελής), più generalmente tre spirali intrecciate, o per estensione qualsiasi altro simbolo con tre protuberanze ed una triplice simmetria rotazionale. La figura dà il nome anche al simbolo. La storia dell'antica Triquetra è articolata e complessa e per alcuni versi ancora avvolta nel mistero poiché si ricollega alla mitologia. Secondo alcuni studiosi si tratta di un simbolo indoario, secondo altri celtico (triskele).

Triscele di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

La triscele rinvenuta a Palma di Montechiaro
La bandiera della Sicilia che mostra la Triscele siciliana

Dopo un ritrovamento della Triquetra, nella zona di Agrigento, a Palma di Montechiaro, è da accreditare in particolare l'ipotesi Minoica. Le prove della frequentazione Cretese in Sicilia sono ormai riconosciute e parrebbero confermare le notizie riportate da Omero. Secondo il mito infatti, Minosse partì da Cnosso per sbarcare in Sicilia, all'inseguimento del fuggiasco Dedalo[1]. Questa Triscele di terracotta di quel periodo è conservata nel Museo Archeologico di Agrigento. L’isola fu quindi chiamata Triquetra, Trichelia, Trinakìa con un solo significato: terra con tre alti promontori (Peloro, Pachino e Lilibeo) a raffigurazione triangolare.

La triscele, come simbolo della Sicilia, era inizialmente la testa della Gòrgone (o della più specifica Medusa), i cui capelli sono serpenti, dalla quale si irradiano tre gambe piegate all'altezza del ginocchio. La Gòrgone è un personaggio mitologico, che secondo il poeta greco Esiodo era ognuna delle tre figlie di Forco e Ceto: Medusa (la gòrgone per antonomasia), Steno (la forte), Euriale (la spaziosa).

Moneta con l'effige di Marco Claudio Marcello (I sec. a.C.) in un conio celebrativo curato da un discendente di Marcello (un certo P. Cornelio Lentulo Marcellino monetale), per ricordare la conquista della Sicilia (a questo allude il triscele a sinistra).

Un'altra versione della testa è quella di una donna, forse di una dea, in taluni casi raffigurata con le ali per indicare l'eterno trascorrere del tempo, contornata da serpenti per indicare la saggezza. I serpenti in seguito sono stati sostituiti da spighe di frumento, a voler significare la fertilità della terra dell'Isola (i serpenti furono sostituiti con spighe di grano dai Romani per simboleggiare il suo status di "granaio" di Roma).

Durante l'VIII secolo a.C., i Greci fondavano lungo le sponde del Mar Mediterraneo nuove città. Quando arrivarono in Sicilia rimasero affascinati dalla sua abbondanza. Circumnavigandola scoprirono che aveva una forma triangolare con tre punte, che oggi conosciamo come Capo Passero a sud, Capo Peloro a est e Capo Lilibeo a ovest. La triscele apparve sulla scena prima della colonizzazione greca dell'isola, ma furono i Greci per primi a chiamarla Trinakìa (mutato nel tempo in Trinacrìa), dalla parola greca: trinacrios, che significa treis (tre) e àkra (promontori), da cui anche nel latino trìquetra (a tre vertici). La triscele, in seguito, fu adottata dai greci come simbolo della Trinacria, che è rimasto un sinonimo per Sicilia.

La Triscele (in qualche caso indicato anch'esso come Trinacria) è stata adottata dal Parlamento Siciliano come parte integrante della bandiera siciliana, dove è stata posta al centro, tra il rosso e l'oro della bandiera, con la legge regionale n. 1 del 2000.[2] È presente inoltre nello stemma comunale della città di Caccamo.

Triscele dell'Isola di Man[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera dell'Isola di Man

La particolarità della triscele dell'isola di Man, che forse rappresentava il sole, è la sua forma sempre simmetrica, da qualsiasi punto la si osservi: alcuni hanno un senso orario, altri un senso antiorario; in alcuni la coscia più in alto corrisponde al mezzogiorno, in altri alle 11.30 o alle 10.00; in alcuni il ginocchio è piegato con un angolo di 90°, in altri a 60°, in altri ancora a quasi 120°; anche la calza che ricopre le gambe e gli speroni sono diversi tra loro; tutti, comunque, sono un riferimento diretto al motto in latino dell’isola — Quocunque Jeceris Stabit, che significa Ovunque lo getterai, starà retto, una frase che sottolinea la fermezza e la forza di carattere del popolo mannese, e che molte scuole hanno adottato come esortazione ad essere tenaci e lavorare duramente.

Varianti della triscele appaiono ancora oggi sullo stemma che illustra i diversi rami della antica nobiltà norvegese che governò l’isola fino al 1200. Questa versione appartiene alla famiglia Skancke. I successori di Magnus III e di Godfred Magnuson emigrarono in Norvegia dopo il fallimento nel 1275 della ribellione contro gli Scozzesi e divennero cavalieri, proprietari terrieri ed ecclesiastici di quel regno.

Triscele in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Triscele raffigurato in una chiesa a Karja, in Estonia

La triscele è presente anche negli stemmi di varie dinastie nobili d'Europa, quali gli Stuart d'Albany d'Inghilterra (forse derivato proprio dal loro dominio su isole del mare d'Irlanda, tra cui appunto l'isola di Man), i Rabensteiner di Francia, gli Schanke di Danimarca, i Drocomir di Polonia, e in quello di Gioacchino Murat, re delle Due Sicilie all'inizio del 1800. Nelle varie tradizioni mistiche e religiose il tiskell ha assunto molteplici significati:

  • i Tre Cerchi dell'essere o della manifestazione: Ceugant, il Mondo dell'Assoluto; Gwynwydd, il Mondo Spirituale dell'Aldilà e Abred, il Mondo Umano o della Prova;
  • internamente ad Abred è il simbolo dei tre aspetti del mondo materiale: la Terra (cinghiale), l'Acqua (Salmone) e il Cielo (Drago) che con il loro movimento si riuniscono tutti nel quarto elemento, il Fuoco, simboleggiato dal cerchio che racchiude il triskell.
  • la Triplice Manifestazione del Dio Unico: la Forza, la Saggezza e l'Amore e, quindi, le tre classi della società celtica che incarnavano tali energie, Guerrieri, Druidi e Produttori (i lavoratori);
  • il Passato, il Presente e il Futuro riuniti al centro in un unico Grande ed Eterno Ciclo chiamato Continuo Infinito Presente, in cui tutto esiste allo stesso momento. Ecco perché, nella festa celtica di Samhain del 1º novembre gli uomini potessero incontrare non solo i loro antenati defunti, ma anche i loro discendenti ancora a venire;
  • le tre fasi solari nella giornata: alba, mezzogiorno, tramonto;
  • la Dea nei suoi tre aspetti di Vergine-Madre-Vecchia/Figlia-Madre-Sorella;
  • la triplice manifestazione dell'uomo: corpo, emozioni/sentimenti/pensieri e spirito, ma anche Azione, Sentimento, Pensiero e le tre età dell'esistenza infanzia, maturità, vecchiaia;
  • la triplice specializzazione della dea Brigit come custode e dispensatrice del Fuoco Sacro e protettrice dei poeti, dei fabbri e dei guaritori;
  • il segno sul quale il santo cristiano Patrizio spiegherà il concetto della Trinità, che in realtà un'elaborazione del cristianesimo celtico, agli irlandesi, dopo avere trasformato però il triskell in un trifoglio.
  • il simbolo della trinità femminile della battaglia Morrigan-Macha-Boadb e di quella maschile Ogma-Lugh-Dagda

Anche il senso di rotazione apparente del simbolo, come anche nella svastica, assume un diverso significato: se, a partire dal centro del simbolo, le tre spirali si avvolgono su sé stesse da destra verso sinistra viene rappresentato il turbinare delle energie dall'interno verso l'esterno, ovvero la "manifestazione"; se invece si sviluppano da sinistra verso destra si simboleggia la discesa negli inferi. Nei popoli celtici e in termini di simbolismo assoluto il Triskell rappresenta nella sua versione destrorsa, ovvero con le spirali che si avvolgono verso sinistra, stilizzato, il movimento del sole, e diventa quindi una specie di "ruota del Sole", con riferimento al dio irlandese Dagda, e si connota così come simbolo positivo accanto alla svastica indoeuropea[3]. Nella sua variante sinistrorsa, ovvero con le spirali che si avvolgono, o "finiscono", verso destra, questo simbolo sarebbe un potente talismano contro il malocchio e la stregoneria in generale, probabilmente in riferimento al suo carattere di "chiusura" opposto a quello di "apertura" che distinguerebbe la versione destrorsa, ma c'è da dire che questa versione è maggiormente caratterizzata come "sinistra" e speculare alla sua opposta figurata come solare, luminosa e vitale.[4]

Relazioni storiche fra i tipi di triscele[modifica | modifica wikitesto]

Il simbolo ha origine indo-aria. La disposizione delle tre gambe, facendo pensare a una rotazione, ha portato gli studiosi a risalire fino alla simbologia religiosa orientale, in particolare quella del dio del tempo Baal (nel cui monumento a Vaga, in Tunisia, sopra il toro, vi è una triscele), oppure a quella della luna, dove le tre gambe sono sostituite da falci. E in Asia Minore tra il VI e il IV secolo a.C. la triscele fu incisa nelle monete di varie città, in antiche regioni, quali Aspendo (in Panfilia, sul Mediterraneo orientale), Berrito e Tebe (nella Troade, territorio intorno a Troia, tra lo Scamandro e l'Ellesponto), Olba (in Cilicia, tra Armenia e Siria), e in alcune città della Licia. Oltre ai Celti, anche i popoli teutoni la utilizzavano, (la chiamavano "Triskele").

Inoltre, il simbolo fu utilizzato anche a Creta, in Macedonia, e nella Spagna celtiberica. La tesi sulle origini della trinacria trovano un riferimento sostanziale nella storia della Grecia antica. I combattenti spartani infatti incidevano nei loro scudi una gamba bianca piegata all'altezza del ginocchio, come simbolo di forza. Questa immagine, infatti, si può ritrovare nei dipinti sui vasi antichi. Uno di tali esemplari si trova al Museo Archeologico di Agrigento; si tratta si un'anfora attica figure nere attribuita al Pittore di Edimburgo con rappresentazione di guerrieri, della fine del VI secolo a.C.

Anche la provincia di Monza e della Brianza ha utilizzato un Triskele per rappresentare il proprio stemma provinciale. Il Triskele da essa utilizzato, fa riferimento al significato di Brianza che deriva dal termine celtico «brig» (colle) e dalla conformazione della zona, ricca di fiumi. Il Triskele è stato scelto proprio per la forma geometrica che rappresenta il territorio diviso dal percorso di fiumi.

Le relazioni siculo-normanne[modifica | modifica wikitesto]

La grande somiglianza tra la triscele Siciliana e quella dell'Isola di Man è stata oggetto di molte discussioni per diversi secoli. Una possibile spiegazione si riferisce ad un'origine indoeuropea del simbolo, che certamente viene creato in un'epoca più antica di quella dell'antica Grecia. In alternativa si può ipotizzare una relazione con la colonizzazione dell'Isola di Man da parte di popolazioni vichinghe e alla conquista della Sicilia da parte dei Normanni. Solo in Sicilia tuttavia il simbolo è stato utilizzato in modo continuativo, dalla Preistoria e dalla colonizzazione Greca durante le varie conquiste dei Romani, dei Goti, degli Arabi, dei Normanni, ecc.: la triscele ha sempre fatto parte dello stemma nazionale siciliano, utilizzato nelle bandiere, scolpito sui palazzi, ecc.

Un'altra teoria è che tale simbolo fosse stato "esportato" dai Normanni, giunti in Sicilia nel 1072, nell'isola britannica, che la adottò come simbolo, in sostituzione di quello precedente di origine scandinava.
Per capire come arrivò sull'Isola di Man bisogna risalire agli ultimi anni del regno svevo di Sicilia. Federico II di Svevia (Federico I di Sicilia) ebbe come terza moglie Isabella d'Inghilterra, figlia di Giovanni Senzaterra. Nel 1254, quattro anni dopo la sua morte, il figlio illegittimo, Manfredi, fu fatto reggente. Il papa Innocenzo IV lo scomunicò e Manfredi reagì impadronendosi del regno di Sicilia, che comprendeva tutta l'Italia meridionale, a sud dei territori dello Stato della Chiesa. Il papa offrì quindi la corona del regno di Sicilia a Enrico III d'Inghilterra per il figlio Edmondo il Gobbo e il re iniziò a preparare l'esercito e si organizzò una parata del giovane principe in costume siciliano, per la quale furono preparate bandiere con lo stemma siciliano e lo stemma reale di Inghilterra. Il re Alessandro III di Scozia sposo di Margherita d'Inghilterra e genero di Enrico III d'Inghilterra che aveva acconsentito a far parte della spedizione, era presente durante la parata. La progettata spedizione tuttavia non ebbe mai luogo e poco dopo ad Alessandro III venne data l'Isola di Man.

È intorno al 1266 che i tre cassyn (in mannese o manx) divengono definitivamente parte dello stemma. Fatto in un certo senso ironico, dal momento che nello stesso anno, Carlo d'Angiò, sconfisse Manfredi nella Battaglia di Benevento prendendo così il Regno di Sicilia, ponendo fine dopo 136 anni al regno siciliano degli Svevi-Normanni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Graves, I miti greci, 1955, trad. di E. Morpurgo, Milano 1983, 92 h-j, pp. 284-285. Il mito è avvalorato dai ritrovamenti archeologici che fanno sospettare che la cultura autoctona Siciliana dei Sicani avesse profonde radici Minoiche; vedi ad esempio: L. Bernabò Brea, La cultura di Castelluccio in Sicilia, in Eolie, Sicilia e Malta nell’età del bronzo, «Kokalos» XXII-XXIII, 1976-1977, tomo I, pp. 40-67 ovvero V. La Rosa, a cura di, Le presenze micenee nel territorio siracusano, Padova 2004 ovvero S. Tusa, La Sicilia nella preistoria, Palermo 1999, pp. 348 et passim.
  2. ^ (EN) Sicily Region (Italy).
  3. ^ http://www.bibrax.org/celti_arte/triskel.htm
  4. ^ (EN) Man.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Vocabolario araldico ufficiale", a cura di Antonio Manno – edito a Roma nel 1907

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]