Torque

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Esempio di torque gallica

La torque, detta anche torquis, torc o torq (dal latino torquis o torques[1], da torqueo[senza fonte]) era un collare o un girocollo, o più raramente un bracciale[senza fonte], solitamente d'oro o di bronzo, più raramente d'argento, realizzato con una disposizione a tortiglione da cui deriva il nome. Veniva usato dai Celti, Sciti e altri popoli antichi.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Torque d'oro del I millennio a.C. trovata in Spagna

In uso in Europa da vari popoli dall'Età del Bronzo (circa dal II-I millennio a.C.), se ne ha traccia fino al 300 d.C.; ebbe un comune utilizzo a partire dall'800 a.C., cioè dall'epoca a cui risalgono i suoi più antichi ritrovamenti dell'Età del Ferro presso le Alpi italiane[senza fonte]. In seguito si ritrova indossata da tutte le tribù celtiche, dai Britanni fino ai Galati in Asia Minore. Veniva indossata anche presso popoli non celtici quali Iberi, Liguri, Germani[senza fonte], Sciti[2] e Illiri[3].

Uso e significato presso i Celti[modifica | modifica wikitesto]

Per i Celti la torque era molto più di un gioiello: era un oggetto mistico, parte integrante dell'identità del popolo. Costituiva una sorta di segno tipico della divinità e, di conseguenza, indossandola ci si garantiva protezione. Era un talismano catalizzatore e avvicinava l'uomo agli dei concentrandone l'energia mistica sul proprio corpo.

Statua del Galata morente, indossante solo la torque al collo

Alcune torque sono state rinvenute nelle tombe di popolazioni celtiche, quasi a simboleggiare il legame eterno con gli dei, l'auspicio di un buon viaggio nell'oltretomba; altre appaiono in alcune statue romane che raffigurano guerrieri celti in battaglia vestiti solo della torque al collo, come se quest'oggetto fosse l'unica protezione dal nemico, una protezione divina.

Essa indicava l'alto rango di chi la indossava e per questo motivo veniva spesso utilizzata nelle raffigurazioni delle divinità. La torque veniva utilizzata frequentemente nelle sepolture cerimoniali di individui socialmente importanti. Ciò è comprovato dal ritrovamento di una sepoltura di un principe nei pressi di Hochdorf e risalente al VI secolo a.C. e della Tomba di Vix, sepoltura di una principessa ritrovata nei pressi di Vix in Borgogna.

Testimonianze e ritrovamenti[modifica | modifica wikitesto]

L'uso fra le popolazioni celtiche di indossare torque è testimoniato anche da alcuni autori classici come Strabone e Cassio Dione Cocceiano. Il primo[4] parla dell'usanza gallica di indossare ornamenti d'oro e, appunto, torque, mentre il secondo [5] afferma che la regina Budicca indossava al collo un grande girocollo a tortiglione.

Esistono molte altre testimonianze dell'uso di questo tipo di ornamento, che veniva anche raffigurato come attributo di divinità: nella copia romana del Galata morente c'è la raffigurazione di un guerriero celtico nudo e con indosso una torque. In molte monete di conio celtico sono raffigurati individui che indossano una torque[senza fonte].

Calderone di Gundestrup, dettaglio del pannello con la raffigurazione del dio Cernunnos ornato di torque

Molte divinità celtiche, anche romanizzate, venivano raffigurate con una torque a simboleggiare il loro alto ufficio: Mercurio e la sua sposa Rosmerta, una statua a Treviri, indossano un collare a tortiglione, così come una statua di Ercole a Castlesteads o una di Venere proveniente da Augst, che indossano entrambi delle torque[senza fonte]. Ma l'uso della torque era dedicato soprattutto alle divinità autoctone, come testimoniato dal famoso Calderone di Gundestrup risalente alla fine del II secolo a.C. e che raffigura immagini di divinità celtiche con al collo delle torque.

Uso e significato presso i Romani[modifica | modifica wikitesto]

Poiché questo ornamento era un elemento di spicco nel patrimonio di chi lo possedeva, esso era considerato dai soldati romani un bottino molto ambito, che spesso veniva assegnato a coloro che si erano particolarmente distinti in battaglia - come testimoniato da Plinio[6]. I monumenti eretti in onore di soldati particolarmente meritevoli enumeravano spesso anche il numero di torque raccolte in battaglia[senza fonte]. Le torque figuravano tra i dona minora, cioè le ricompense militari di ordine inferiore, assegnate come premio a soldati e ufficiali a fronte del loro valore in battaglia e nel corso delle campagne[7].

Fu proprio dall'abitudine di indossare un collare simile, appartenuto ad un guerriero gallico da lui ucciso in combattimento, che Tito Manlio ebbe il cognomen di "Torquatus" [8]. Fu, infatti, nel 361 a.C., che, durante la guerra contro i galli, Tito Manlio sfidò a duello un barbaro dall'enorme corporatura e, dopo avergli strappato la collana (torque) e averla messa al suo collo, prese per sempre il soprannome di "Torquato" per sé e per i suoi discendenti.

« Il Romano (Tito Manlio), tenendo alta la punta della spada, colpì col proprio scudo la parte bassa di quello dell'avversario; poi, insinuatosi tra il corpo e le armi di quest'ultimo in modo tale da non correre il rischio di essere ferito, con due colpi sferrati uno dopo l'altro gli trapassò il ventre e l'inguine facendolo stramazzare a terra, disteso in tutta la sua mole. Tito Manlio si astenne dall'infierire sul corpo del nemico crollato al suolo, limitandosi a spogliarlo della sola collana, che indossò a sua volta, coperta com'era di sangue. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita, VII, 10.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «torque» (sostantivo femminile), Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana
  2. ^ Era un elemento iconografico ricorrente nella produzione scultore in pietra nell'arte scitica dal VII secolo a.C.: cfr. Muzafer Korkuti, Arte scitica, Enciclopedia dell' Arte Antica, II Supplemento (1997), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  3. ^ (EN) J.J. Wilkes, The Illyrians, 1992, ISBN 0-631-19807-5, p. 223: «Illyrian chiefs wore heavy bronze torques» ("I capi illirici indossavano pesanti torque di bronzo").
  4. ^ Strabone, Geografia, IV, 4-5.
  5. ^ Cassio Dione, Storia romana, LXII, 2, 1-4.
  6. ^ Storia naturale, XXXIII, 2.
  7. ^ Tacito, Annali, II, 9.
  8. ^ Cicerone, De Officiis, III, 31.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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