Ercole

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Scultura romana, Museo del Louvre di Parigi
Statua di Ercole al Palazzo del Melograno (Genova), un edificio storico oggi adibito a sede di un grande magazzino
Ercole e Lica di Antonio Canova
Erma di Ercole barbato in abito di filosofo, dagli Horti Sallustiani a Roma

Ercole (in latino Hercules) è una figura della mitologia romana, forma italica del culto dell'eroe greco Eracle, introdotto probabilmente presso i popoli Sanniti dai coloni greci, in particolare dalla colonia di Cuma, e presso i Latini e i Sabini dal culto etrusco ad Hercle.

Per antonomasia si definisce così una persona di grande forza fisica e, in passato, il forzuto che si esibiva nei circhi e nelle fiere.[1]

Ercole nella antica religione romana[modifica | modifica wikitesto]

Ercole è noto in particolare per le "dodici fatiche".

Numerose sono le leggende religiose che hanno Ercole come protagonista. Figlio di Giove, la madre di Ercole era la fanciulla Alcmena; ebbe in moglie Deianira. Un giorno, durante una delle sue imprese, Ercole e Deianira dovevano attraversare un fiume tumultuoso. L’eroe lo attraversò, ma lasciò che la moglie fosse traghettata da un centauro battelliere, Nesso, che tentò di rapire Deianira. Ercole allora colpì il centauro con una delle frecce avvelenate col sangue dell'Idra. Il centauro morente si prese la sua vendetta offrendo a Deianira il proprio sangue, e convincendola che esso avrebbe costituito un potentissimo filtro d’amore che avrebbe reso Ercole fedele a lei per sempre. Un giorno Deianira ebbe il sospetto che il suo sposo fosse un po’ troppo interessato ad un’altra donna. Così, dette ad Ercole una camicia su cui aveva sparso un po’ del sangue del centauro morente. Ovviamente il sangue era un potente veleno, dato che era stato contaminato dal sangue dell’Idra.

Quando Ercole indossò la camicia avvelenata, si compì la vendetta del centauro: cominciò ad essere preda di dolori lancinanti e sentì le carni bruciargli in modo talmente insopportabile da preferire la morte. Ma nessun mortale poteva ucciderlo, ed Ercole decise di darsi la morte da sé, facendosi bruciare vivo su una pira funeraria. Giove, impietosito dalla sorte del suo figlio prediletto, scese dal cielo e lo prese con sé nell'Olimpo, ponendo fine alla sua agonia.

Nell'Olimpo sposò Ebe, dea della giovinezza. Ci sono varie versioni sul genetliaco di Ercole:

  1. l'anniversario della nascita di Ercole è festeggiato il quarto giorno di ogni mese
  2. secondo un'altra tradizione Ercole nacque quando il sole entrò nella decima costellazione (Capricorno)
  3. per altri quando il sole entra nella dodicesima costellazione (Pesci).

Ercole nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Ercole Sassano [2], 1569, affresco a Villa d'Este, appartamento inferiore, a Tivoli.

Scultura[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio appartenente alla mitologia greca era stato già protagonista de Le Trachinie di Sofocle, ne Gli Eraclidi di Euripide e anche in Alcesti ed Eracle, sempre di quest'ultimo. Il personaggio fu famoso anche nel teatro romano.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Una scena de Gli amori di Ercole, (1960)

Dagli anni sessanta in poi furono girati numerosi film di genere peplum (mitologico misto a kolossal) in cui i protagonisti, oltre ad Eracle (o Ercole per i romani) in questo caso ribattezzato Hercules, erano noti eroi della mitologia greca e romana, ma nel maggior caso delle volte anche inventati. Alcune trame sono basate su avvenimenti della vicenda mitica del famoso personaggio, seguendo a volte anche le tragedie di Eschilo o Euripide, ma spesso le vicende degli altri film, molto rielaborate dagli sceneggiatori, ottenevano in pubblico scarso successo. Ciò avvenne anche per i personaggi di Maciste e di Ursus, tuttavia il primo, essendo stato creato da Gabriele D'Annunzio e interpretato nei primi film muti da Bartolomeo Pagano, ottenne più successo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ercole in Treccani.it, Treccani. URL consultato il 9 agosto 2009.
  2. ^ Antonio_del_Re_Antichità_Tiburtine_cap_I_II_1607_edizione_2012

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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