Interpretatio graeca

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L'interpretatio graeca è il termine latino indicante la comune tendenza degli scrittori dell'antica Grecia ad equiparare le divinità straniere a quelle del loro pantheon. Erodoto, ad esempio, riferendosi agli antichi dei egiziani Amon, Osiride e Ptah, li chiama "Zeus", "Dionisio" ed "Efesto".

Versione romana[modifica | modifica sorgente]

L'equivalente pratica romana era chiamata interpretatio romana. Il primo uso di questa frase venne fatto da Tacito nel libro Germania[1], nel quale racconta del bosco sacro di Naarvali, dicendo "Praesidet sacerdos muliebri ornatu, sed deos interpretatione Romana Castorem Pollucemque memorant" ("un sacerdote presiede in vestiti di donna, ma nell'interpretazione dei romani, loro venerano gli dei Castore e Polluce"). Altrove[2] dice che i capi degli dèi degli antichi Germani erano Ercole e Mercurio, riferendosi rispettivamente a Thor e Odino.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Germania, cap. 43.
  2. ^ Germania, cap. 9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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