Mitologia celtica

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La mitologia celtica è l'insieme dei miti, delle saghe e delle credenze religiose diffuse tra la civiltà dei Celti.

Le fonti scritte[modifica | modifica wikitesto]

Gli antichi celti praticavano la scrittura, ma la ricostruzione della religione celtica presenta alcune difficoltà, causate da motivi di ordine storico e documentario. I celti facevano uso della scrittura solo a fini pratici per intestare dediche alle divinità o nei casi di iscrizioni funebri e marchi di proprietà.

Il patrimonio religioso veniva tramandato solo per via orale e creatori di esso erano i "druidi" (termine che potrebbe significare "gli esperti della quercia"), le loro funzioni variavano e oltre ad essere sacerdoti, a volte comparivano anche nella veste di poeti, storici, giuristi.

Altre fonti sono quelle greche e romane, ma anch'esse hanno dei limiti insuperabili dovute in parte al pregiudizio classicocentrico, in cui si mettono in risalto i particolari barbarici della religione celtica o quegli elementi che la differenziavano dal paganesimo greco-romano. Nessun testo pervenuto tratta sistematicamente ed organicamente la mitologia celtica.

I druidi[modifica | modifica wikitesto]

Poco conosciuti sono ancora i riti druidici, anche se i sacrifici umani descritti da Cesare sembrano avere avuto una abbastanza ridotta rilevanza. Plinio, invece, descrive un culto arboreo collegato ad elementi astronomici: la raccolta del vischio che cresceva sulle querce, i cui boschi erano sacri per i druidi. Il sacerdote vestito di bianco saliva su un albero e tagliava il vischio con un falcetto d'oro nel sesto giorno della luna nuova. Seguiva il sacrificio di due tori bianchi tra canti religiosi. È ipotesi ormai assodata quella del legame tra il culto druidico e dei megaliti, in particolare dei menhir. I druidi avevano conoscenze astronomiche testimoniate dal misterioso sito di Stonehenge, interpretato come un antichissimo calendario celeste in grado di prevedere, in base all'incidenza dei raggi solari tra i monoliti, cicli stagionali ed eclissi.

Il pantheon gallico[modifica | modifica wikitesto]

Nel "De bello Gallico" Cesare elenca le principali divinità celtiche di cui fa una interpretatio latina, dando a ciascuna di esse il nome della divinità romana o greca con cui a suo giudizio andava identificata. Lucano invece conserverà i nomi esotici, tra questi si devono ricordare Teutates che corrisponde al Mercurio romano che spesso viene placato con sangue umano, Esus dio della guerra, Taranis rappresentante il Dis-Pater, Lúg che riceve l'epiteto di samildanach ("che possiede tutte le arti") a cui è dedicato un racconto, "La battaglia di Moytura". Il dio Ogmios viene identificato da Luciano di Samosata con l'Eracle greco, anche se era in realtà un vegliardo con i capelli canuti, la pelle rinsecchita e la fronte rugosa che si dice essere stato l'inventore dell'alfabeto irlandese: l'ogam. Un debole legame c'è tra Apollo e Belenus o la divinità Atepomaros che significa "che possiede tanti cavalli", definito altrove come Maponos ("il giovane ragazzo") figlio di Dagda "il dio buono" e la dea Boann ("colei che concede vacche ai suoi devoti").

Il dio della medicina è invece Dian Cecht, che prepara una mirabile protesi d'argento per Nuadu Airgetlam a cui in combattimento era stata mozzata una mano. I morti invece si recano dal dio irlandese Donn "lo Scuro", una divinità minore che abita nel Tech Duinn presso le coste irlandesi. Tra le divinità femminili vanno ricordate Brigit che spesso viene associata a Minerva, Epona dea dei cavalli da associare alla romana Demetra e Sirona dea delle acquee dolci e della bianca luce lunare. Esistono anche due dei silvestri Sucellus e Nantos e soprattutto il dio Cernunnos ("cornuto"), che ha le corna di cervo.

Il culto delle Matronae[modifica | modifica wikitesto]

Le celtiche Matronae sono l'incarnazione della maternità. Nelle figurazioni non compaiono mai sole, ma sempre in gruppo e formano quasi sempre una triade. Esse rappresentano un complesso insieme di forze positive ornate di spighe e frutti a simbolo di una perenne fruttuosità. Non appartengono al pantheon ufficiale, ma rappresentano precise realtà locali o sociali, il loro culto è legato ad un'idea di fiducia gratuita. Prima di esistere nella religione celtica, appartenevano già ai culti indoeuropei.

Tradizioni gallesi[modifica | modifica wikitesto]

Due famose collezioni del XIV secolo, il "Libro bianco di Rhydderch" e il "Libro rosso di Hergest" contengono alcune tradizioni gallesi come quella della raccolta detta "Mabinogi". Altri racconti gallesi contengono tradizioni che gli studiosi definiscono come sciamaniche, il cui protagonista è Cei che si trasformerà nel lugubre Key del ciclo arturiano. Infine il modello gallese di Merlino è il poeta mago Taliesin che si vanta di possedere tutte le arti magiche dell'Europa e dell'Asia. Ma anche altri personaggi come Math, Gwydion, figlio di Don (la dea Dana), Llwyd, ecc. sono capaci di imprese favolose.

Tradizioni irlandesi[modifica | modifica wikitesto]

Queste tradizioni ci raccontano la storia mitica dell'isola dopo il diluvio. I primi immigrati subiscono continuamente gli attacchi dei Fomori, esseri crudeli arrivati da oltremare. Una nuova ondata di immigrati porta le leggi e la società civile. Sono seguiti dai Túatha Dé Danann, le tribù della dea Dana, iniziati al sapere magico. Essi sono guidati dal Dio Lugh in persona nella grande battaglia di Magh Tuiredh contro la razza dei Fomoriani che vinta verrà per sempre bandita dall'Irlanda. Dopo la battaglia arriveranno i primi celti provenienti dalla Spagna. Le relazioni fra i celti e i Tuatha restano tese, come dimostrano le diverse battaglie che combattono gli uni contro gli altri. Finalmente i Tuatha si ritirano nell'Annwn e cedono lo spazio visibile ai Celti.

Il ciclo eroico[modifica | modifica wikitesto]

Questo ciclo è detto di Ulster e ha come protagonista l'eroe Cù Chulainn, che risiede alla corte del re Conchobar, a Ulster. La regina Medhbh di Connacht invia un'armata per impadronirsi del toro bruno di Cuailnge e la gente di Ulster, per effetto di un sortilegio, non è capace di opporle resistenza. Ma Cù Chulainn lotterà da solo contro l'armata degli avversari e un combattimento feroce tra il toro bruno di Cuailnge e il toro di Connacht metterà fine all'epopea. La carriera del semi-dio Cù Chulainn sarà breve, perché i suoi avversari lo uccideranno attraverso i loro poteri magici. Tra gli eroi mitici non si può scordare anche Fionn mac Cumhail, capo dei Feniani, una confraternita di guerrieri iniziati. Fionn possiede poteri magici che utilizza per eliminare le forze sovrannaturali che minacciano il suo paese.

Le feste celtiche[modifica | modifica wikitesto]

Il calendario celtico si basava su un computo complesso, regolato sia dal ciclo solare che da quello lunare. Il ciclo solare scandiva l'anno in due fasi, segnate dalla festa di Samain e di Beltane; queste due fasi principali erano ulteriormente divise in due parti uguali, segnate dalle festività minori di Lugnasad e Imbolc. Erano festività del fuoco. Nella festa di Samain, il primo novembre, ha inizio la parte oscura dell'anno. In tale occasione le porte degli inferi si aprivano e gli spiriti dei morti tornavano a vagare nel mondo terreno. Il 1 maggio incominciava invece la parte luminosa dell'anno, con la festa di Beltane che significava "fuoco di Bel" dedicata probabilmente a Belenus. Il primo agosto era la volta della festa di Lugnasad in cui si festeggiava la mietitura e il nuovo raccolto, celebrando la fertilità della terra, dedicato al dio Lúg. Il 1 febbraio si celebrava invece la festa di Imbolc (letteralmente"latte di pecora") che era una festa di purificazione e rinascita, in cui si celebrava la Dea Madre e si festeggiava la nascita degli agnelli. Durante la celebrazione il latte veniva versato copiosamente sulla terra a simboleggiare la fertilità. Accanto a queste che erano le date più importanti del calendario solare, c'erano delle date variabili legate al calendario lunare.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, La saga irlandese di Cu Chulainn, Mondadori, Milano 1982.
  • Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Saghe e racconti dell'antica Irlanda, Mondadori, Milano 1993.
  • Giordano Berti, Il sogno di Oengus, Lo Scarabeo, Torino, 1991 (illustrazioni di Milo Manara).
  • Giordano Berti, Miti dei Celti d’Irlanda, Lo Scarabeo, Torino, 1994 (illustrazioni di Giacinto Gaudenzi).
  • Melita Cataldi, Antiche storie e fiabe irlandesi, Torino 1985.
  • Giovanni Giusti, Antiche liriche irlandesi, Salerno Editrice, Roma 1991.
  • Augusta Gregory, Dei e guerrieri d’Irlanda, Studio Tesi, Milano 1991.
  • Françoise Le Roux e Christian-J. Guyonvarc'h, I Druidi, ECIG, Genova, 1990; nuova ediz. 2000.
  • Thomas W. Rolleston, I miti celti, Longanesi, Milano 1994.

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