Pharsalia

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La Farsaglia
La guerra civile
Titolo originale Pharsalia
Altri titoli De bello civili, Bellum civile
Lucanus, De bello civili ed. Pulmann (Plantin 1592), title page.jpg
Un'edizione Pharsalia del 1592
Autore Lucano
1ª ed. originale 61 d.C. circa
Genere poema epico
Sottogenere guerra
Lingua originale latino

La Pharsalia, spesso chiamata Farsaglia in italiano (conosciuta anche come De bello civile "Sulla guerra civile", o Bellum civile[1], "La guerra civile"), è un poema epico romano del poeta Marco Anneo Lucano. Argomento del poema è la guerra civile tra Giulio Cesare e le forze del Senato comandate da Pompeo Magno. Il titolo del poema allude alla decisiva Battaglia di Farsalo (48 a.C.), in cui Cesare sconfisse Pompeo e la narrazione della quale occupa tutto il VII libro. Benché ci sia pervenuto probabilmente incompleto, il poema è considerato il migliore dell'età argentea della letteratura latina.

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

Lucano iniziò la stesura dell'opera attorno al 61 d.C., e vari libri erano in circolazione prima del deteriorarsi dei rapporti con Nerone. Il poeta continuò il suo lavoro - nonostante l'Imperatore avesse posto il veto alla pubblicazione di qualsivoglia libro di Lucano - che però rimase incompleto quando, a causa del suo coinvolgimento nella Congiura di Pisone, il poeta dovette suicidarsi (65). Tutti i dieci libri ci sono pervenuti; l'ultimo termina bruscamente con la permanenza di Cesare e delle sue truppe ad Alessandria d'Egitto.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Cesare
Pompeo

Libro I: Il poema si apre con la canonica esposizione dell'argomento. Con una breve introduzione, il poeta lamenta l'orrore dell'idea di guerra civile; è presente inoltre una lunga dedica adulatoria nei confronti di Nerone. Si ricapitolano poi gli eventi che hanno portato alla guerra. Quindi si presenta Cesare, fermo in Italia settentrionale, al di sopra del limite invalicabile del pomerium. Nonostante lo Spirito di Roma lo implori accoratamente di deporre le armi, il condottiero attraversa il Rubicone, raduna le truppe e marcia sull'Urbe. Lungo la marcia è raggiunto da Curione. Il libro termina con scene di panico nella città, terribili prodigi e visioni di futuri disastri.

Libro II: In questo clima di disperazione, dei veterani rievocano la precedente guerra civile tra Mario e Silla. Il poeta presenta quindi Catone, uomo di eroici principi; benché aborrisca la guerra civile, egli convince Bruto che è meglio combattere che rimanere a guardare. Si allea quindi con Pompeo, risposa la sua ex-moglie e si dirige al fronte. Cesare procede nella marcia ma è rallentato dall'azione coraggiosa di Domizio. L'imperator prova a bloccare Pompeo a Brindisi, ma quest'ultimo riesce a scappare in Grecia

Libro III: Mentre sta salpando, a Pompeo appare in sogno la sua defunta moglie Giulia, figlia di Cesare. Cesare fa ritorno a Roma e ne deruba le ricchezze, mentre Pompeo passa in rassegna gli alleati orientali. Cesare si dirige quindi verso la Spagna, ma è trattenuto dal lungo assedio di Massilia. Alla fine la città capitola grazie ad un sanguinoso scontro navale.

Libro IV: La prima metà del libro è occupata dalla campagna di Spagna in cui Cesare sconfigge Afranio e Petreio. Intanto, Pompeo intercetta una zattera su cui viaggiano cesariani alla deriva, che preferiscono tutti uccidersi piuttosto che cadere prigionieri. Il libro si chiude con la campagna in Africa di Curione, che però è sconfitto e ucciso da Giuba di Numidia.

Libro V: Il senato, esule in Epiro, conferma Pompeo legittimo duce di Roma. Appio consulta l'oracolo di Delfi per apprendere della sua sorte nella guerra, ma ottiene una profezia incomprensibile. In Italia Cesare, dopo aver sedato una rivolta dei soldati, marcia su Brindisi per attraversare l'Adriatico e scontrarsi con Pompeo. Prima che l'intero esercito possa compiere la traversata, però, scoppia una tempesta che rende il passaggio impossibile; Cesare prova a recapitare di persona un messaggio al resto delle truppe ma scampa di poco all'annegamento. Alla fine la tempesta si placa e i due eserciti riuniti si fronteggiano. Pompeo mette la moglie al sicuro sull'isola di Lesbo.

Libro VI: Pompeo è costretto ad asserragliarsi a Durazzo; ma dopo uno scontro favorevole ai pompeiani i cesariani sono costretti a riparare in Tessaglia, di cui si descrive diffusamente il selvaggio scenario. Il resto del libro segue Sesto, figlio di Pompeo, che si reca da Erìttone, la più potente strega della regione, per conoscere il futuro. La maga rianima il cadavere di un soldato con una spaventosa cerimonia; il morto predice la sconfitta di Pompeo, la rovina di Roma e l'assassinio di Cesare.

Libro VII: I soldati desiderano scontrarsi, ma Pompeo è riluttante ad attaccare, finché non è convinto dai suoi, tra cui Cicerone. Segue lo scontro decisivo, la battaglia di Farsalo: i cesariani hanno la meglio, e Lucano interviene direttamente lamentando la perdita della libertà. Cesare si distingue per la sua crudeltà[2]: si fa beffe di Domizio morente e nega gli onori funebri ai pompeiani. Bestie selvatiche si nutrono dei cadaveri mentre il poeta leva ancora il suo lamento.

Libro VIII: Pompeo fugge a Lesbo, si ricongiunge alla moglie, quindi si reca in Cilicia e considera le opzioni che gli rimangono. Decide di cercare rifugio ed aiuto in Egitto, ma il Faraone teme la vendetta di Cesare e progetta di assassinare Pompeo mentre sbarca. Il duce sospetta il tradimento; consola quindi la moglie, e rema da solo fino alla spiaggia, dove viene ucciso e decapitato accettando il suo fato alla maniera stoica. Il corpo è gettato in mare, ma è spazzato a riva dalle onde ed un certo Cordo gli dà sepoltura.

Libro IX: La moglie di Pompeo piange il fato del marito, mentre Catone prende le redini della causa del senato. Eroicamente conduce le truppe attraverso il deserto africano per ricongiungersi a Giuba; lungo il percorso, si imbatte in un oracolo ma rifiuta di consultarlo, in accordo ai dettami stoici. Cesare visita Troia e onora gli spiriti dei suoi antenati. Poco dopo arriva in Egitto; quando gli emissari del Faraone gli presentano il capo di Pompeo, Cesare nasconde la sua gioia e si finge addolorato.

Libro X: Cesare è sedotto da Cleopatra, sorella di Tolomeo; e visita la tomba di Alessandro Magno. Si tiene un fastoso banchetto; segue una lunga discussione sulle sorgenti del Nilo con il sacerdote Acoro. Il cinico Potino, principale tutore del giovane re, intende far assassinare Cesare ma è ucciso mentre i Romani attaccano il palazzo. Un altro notabile egiziano, Ganimede, compie un altro tentativo ed il poema si chiude bruscamente mentre Cesare combatte per salvarsi.

Le critiche degli antichi[modifica | modifica wikitesto]

L'innovativa visione portata avanti da Lucano nella Pharsalia non attirò, almeno non del tutto, il favore dei grammatici antichi; tra tutti Servio, Quintiliano e Frontone hanno criticato la mancanza degli interventi delle divinità nell'operare umano (non tutto, nella visione degli antichi, può essere spiegato semplicemente con le imprese umane), e l'impostazione "annalistica" tipica di Ennio, che ormai non riscuoteva più successo. La descrizione dei lati più "oscuri" della guerra intestina tra Cesare e Pompeo, l'uso di versi con una fonetica in grado di trasmettere la sua visione disarmonica dell'accaduto anche tramite una disposizione insolita delle parole nei versi, sono tutte caratteristiche sottoposte alla critica intransigente dei letterati classici contemporanei a Lucano.

L'opera fu definita cronachistica, troppo legata agli avvenimenti storici e poco poetica.

La figura dominante[modifica | modifica wikitesto]

A lungo si è discusso su chi potesse essere il protagonista della Pharsalia, ma l'incompletezza del poema non fornisce un aiuto in tal senso. È tuttavia indubbio che la figura di Cesare, oltre a essere presente per gran parte del poema, è caratterizzata minuziosamente, anche dal punto di vista psicologico. Cesare è un concentrato di qualità negative, quali l'irascibilità, la mancanza di rispetto per gli sconfitti, e in generale lo scarso autocontrollo. Il passaggio del Rubicone, nel pensiero di Lucano, rappresenta un atto di sfida e di sovvertimento della morale comune da parte di un condottiero, appunto Cesare, assetato di potere e descritto con tratti animaleschi:

(LA)

« mox ubi se saevae stimulavit verbere caudae
erexitque iubam et vasto grave murmur hiatu
infremuit, tum, torta levis si lancea Mauri
haereat aut latum subeant venabula pectus,
per ferrum tanti securus volneris exit. »

(IT)

« poi, dopo essersi eccitato sferzandosi con la fiera coda
e avere rizzata la criniera, spalanca le fauci e freme con ruggiti gravi,
e, anche se ha conficcata il giavellotto lanciato dallo svelto Mauro
o si sente nel gonfio petto le lance,
incurante di tante ferite, si scaglia contro il ferro. »

(Pharsalia libro 1, 208-212)

Cesare ricopre il ruolo di dominatore; la sua forte personalità viene esplicitata più volte e il lettore ne deriva la convinzione che l'unica legge che vale per il tiranno, che ha sfidato il senato e il potere della repubblica, sia solo quella del più forte, come si capisce dal discorso pronunciato ai soldati prima della battaglia di Farsàlo:

(LA)

« ...haec, fato quae teste probet quis iustius arma
sumpserit; haec acies victum factura nocentem est. »

(IT)

« ...queste cose, per testimonianza del destino, mostreranno chi abbia preso le armi con maggiore ragione;
questa battaglia farà sì che lo sconfitto sia il colpevole »

(Pharsalia, libro settimo)

In realtà non esiste un eroe. Nessun personaggio è del tutto positivo, l'unico che si salva è Catone. Cesare è sicuramente l'empio per eccellenza, mentre Pompeo si riscatta con la morte.

Tema tragico, non epico[modifica | modifica wikitesto]

La Pharsalia è infatti il racconto di un crollo, della fine catastrofica di Roma, che per Lucano si identifica con l'antica res publica senatoria. Più che assistere a una rappresentazione-narrazione della guerra civile, ascoltiamo un lamento funebre per la morte di un mondo tragicamente sconvolto. Si tratta di una guerra fratricida: un tema propriamente tragico, secondo quanto aveva osservato Aristotele, dunque estraneo agli statuti del genere epico, che non possono non risultarne scossi e modificati in profondità.

Pompeo stesso è un personaggio tragico, distrutto dagli eventi della guerra, abbandonato dalla Fortuna.

Alcuni personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nei manoscritti che la tramandano è sempre citata come Bellum civile ma il titolo esatto dovrebbe essere proprio Pharsalia, in base a quello che lo stesso Lucano dice nel IX libro:
    (LA)

    « Pharsalia nostra / vivet, et a nullo tenebris damnabimur aevo »

    (IT)

    « La nostra Pharsalia / vivrà e da nessuna epoca saremo condannati all'oblio »

    (Pharsalia, 985 ss.)
  2. ^ È una delle maggiori e più note deformazioni storiche del poema: Cesare difatti usò clemenza ai pompeiani sconfitti, senza negar loro gli onori funebri, e accordò a molti di loro il perdono.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Anneo Lucano, La guerra civile, o Farsaglia, Milano, BUR, 1999

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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