Grecia romana

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Con l'espressione di Grecia romana si indica quel periodo della storia greca che va dalla distruzione di Corinto nel 146 a.C. alla definitiva divisione delle due parti dell'Impero (quella occidentale e quella orientale) avvenuta alla morte di Teodosio I (395).

Il Mausoleo dell'imperatore romano Galerio a Salonicco

Da Protettorato romano a Provincia[modifica | modifica sorgente]

La Grecia divenne un protettorato romano nel 146 a.C., mentre le isole dell'Egeo entrarono a farvi parte nel 133 a.C. Nel secolo successivo la città di Atene, ribellatasi nell'88 a.C., e gran parte della penisola greca furono devastate dal generale romano Lucio Cornelio Silla. Anche la guerra civile tra Cesare e Pompeo e quella tra Ottaviano e Antonio si combatterono in Grecia, che, dopo le devastazioni subite, venne riorganizzata nel 27 a.C. da Ottaviano, che la trasformò nella provincia dell'Achea).

Rapporti culturali fra la Grecia e Roma[modifica | modifica sorgente]

La Grecia fu una delle province chiave dell'Impero romano. Orazio lasciò scritto che Graecia capta ferum victorem cepit (la Grecia conquistata conquistò il rude vincitore). La civiltà romana ricevette infatti un forte impulso dalla cultura greca e la lingua greca continuò a servire da lingua franca in Oriente. Roma dal canto suo portò in Grecia il proprio diritto, le proprie istituzioni politiche e la propria tecnologia sia civile (ponti, strade, anfiteatri ecc.) che militare. Molti intellettuali greci si recarono a Roma (Polibio, Dionigi di Alicarnasso, Elio Aristide, Plutarco) e ne celebrarono le glorie. Numerosi imperatori romani, fra cui il grande Adriano abbellirono Atene ed altre città greche, e un gran numero di patrizi amarono soggiornare in Grecia attratti dal suo prestigioso passato e da una vita culturale che si mantenne sempre viva durante tutta l'età imperiale. Un certo numero di autori latini, fra cui Seneca ed Apuleio, furono influenzati dalla letteratura greca e, da parte loro, alcuni storici e letterati di cultura e lingua elleniche preferirono esprimersi in latino per far conoscere all'Occidente il proprio pensiero: Ammiano Marcellino e Claudiano in primo luogo. La pax romana permise alla Grecia di continuare a prosperare economicamente e socialmente fino alla vigilia delle invasioni barbariche. La diffusione del Cristianesimo avvenne con una relativa precocità in Grecia e nell'Oriente ellenizzato (soprattutto in Asia Minore). Ricordiamo che san Paolo predicò a Corinto e ad Atene e che uno fra i primi grandi filosofi cristiani, Origene, seppur egiziano di nascita, era di etnia e di lingua greche.

La Grecia in epoca tardo-imperiale[modifica | modifica sorgente]

Nei secoli II e III, la Grecia venne suddivisa tra le province di Acaia, Macedonia e Mesia. All'epoca della riforma tetrarchica dell'imperatore Diocleziano (tardo III secolo), la Mesia divenne una diocesi, governata da Galerio. In età costantiniana, l'Hellas faceva parte delle prefetture di Macedonia e Tracia, mentre Teodosio I divise la prefettura di Macedonia nelle province di Creta, Achea, Tessaglia, Epiro vecchio, Epiro nuovo e Macedonia. Le isole egee formarono la provincia di Insulae, nella prefettura Asiana.

Già sottoposta ad una serie di invasioni ed incursioni barbariche nel corso del III secolo, la Grecia visse, a partire dall'ascesa al trono di Diocleziano e fino all'epoca dell'Imperatore Valente, un'epoca relativamente tranquilla. L'invasione gota della Tracia, che culminò con la memorabile sconfitta di Adrianopoli (378) sembrò rimettere tutto in discussione. Teodosio I riuscì tuttavia ad arginare la marea barbara che rischiava di travolgere la Grecia e tutto il mondo romano. Alla sua morte (395) la parte orientale dell'Impero fu ereditata al primogenito Arcadio, e quella occidentale dal figlio minore, Onorio. Quella che doveva essere una spartizione di mero carattere amministrativo e militare come altre volte era accaduto nel corso di quello stesso secolo, si rivelò essere invece una divisione irreversibile fra Stati con interessi divergenti e talvolta anche contrapposti. Il mondo romano aveva perso per sempre la propria unità.

Da Roma a Bisanzio[modifica | modifica sorgente]

La Grecia passò sotto la giurisdizione dell'Impero romano d'Oriente a seguito della definitiva divisione dello stato romano cui si è fatto precedentemente accenno. In quest'epoca, o forse ancor prima, subito dopo la fondazione o rifondazione di Costantinopoli (330), ebbe inizio il graduale trapasso della Grecia (e di tutte le province romano-orientali) dal mondo romano a quello bizantino in formazione. Tale processo con ogni probabilità non poteva ancora ritenersi compiuto all'epoca di Giustiniano I (565), ultimo imperatore di madrelingua latina a salire sul trono imperiale. Nella prima metà del VII secolo tuttavia, l'imperatore Eraclio effettuò drastici cambiamenti nell'organizzazione amministrativa e militare dell'impero d'Oriente, fino ad allora ispirata a modelli romani, e impose il greco come lingua ufficiale in sostituzione del latino, prendendo atto del definitivo declino della lingua di Roma in uno stato che pur continuò a definirsi, fino alla sua definitiva scomparsa (1453), romano. Era iniziato per la Grecia un nuovo ciclo storico.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ranuccio Bianchi Bandinelli, Roma. La fine dell'arte antica (parte II, Il Mediterraneo e l'Oriente), Milano, Corriere della Sera e Rizzoli libri illustrati, 2005, p. 297-305 e 317-321

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