Marco Petreio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Marco Petreio (in latino Marcus Petreius; 110 a.C.aprile 46 a.C.) è stato un militare romano, vissuto nell'epoca cesariana, figlio di Gneo Petreio[1].

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Sconfisse il congiurato Lucio Sergio Catilina presso Pistoia. Non concedendo tempo ai congiurati costretti ad una ritirata strategica, il legato di Gaio Antonio Ibrida, Marco Petreio, aiutato da Publio Sesto, riuscì a costringerli in un passaggio angusto tra due montagne che conduceva ad una rupe. Lì i congiurati, Catilina compreso, si ritrovarono nella trappola del condottiero, che mandò avanti le legioni, tuttavia le forze catilinarie resistettero all' impeto dei legionari, mossi dal "coraggio della paura" della rupe alle loro spalle. Così lo stesso Marco fu costretto a raggiungere le prime file assieme ad una cohors praetoria (a quel tempo questo nome indicava la coorte posta a protezione del Praetorium, ovvero la tenda del comandante in capo, poi per estensione a protezione del condottiero). Con l'arrivo del dux e della sua coorte la battaglia finì nel giro di poche ore. L'esito fu una vittoria schiacciante di Petreio. Le perdite romane si limitano ad un centinaio, mentre per i congiurati non ci fu nessun superstite: persino Catilina e Manlio, braccio destro del cospiratore, perirono con i loro uomini.

Dopo questa grande vittoria, Petreio si alleò con Catone l'Uticense, che contrastava il primo triumvirato nel 59 a.C. Si ritrovò come legato in Spagna su ordine del senato e di Pompeo nel 55 a.C. Nel 49 a.C. era divampata la guerra civile; Cesare dopo aver preso Roma, nel frattempo evacuata, si diresse verso la Spagna. Lì Lucio Afranio e Marco Petreio si erano dichiarati a favore della Repubblica e quindi contro Cesare. Essi dopo una serie di scaramucce positive, furono circondati e su decisione di Afranio si arresero il 2 agosto del 49 a.C. Petreio chiese di essere ucciso, tanta era la vergogna della sconfitta, ma Cesare decise di risparmiarli e così entrambi i legati si diressero in Grecia per unirsi alle forze pompeiane. Dopo la battaglia di Farsalo nell'agosto del 48 a.C., Petreio e il suo amico e alleato Catone si rifugiarono prima in Peloponneso e poi in Nord Africa, dove riorganizzarono la resistenza contro il futuro dittatore. Lui e Tito Labieno riuscirono a vincere varie volte contro l'esercito di Cesare. Dopo la grande battaglia di Tapso, dove Gaio Giulio Cesare sconfisse l'esercito pompeiano sotto Metello Scipione, Petreio fuggì insieme al re numida Giuba I. In una situazione disperata nei pressi di Zama, i due decisero di cercare la morte in un duello. Nello scontro concordato Petreio uccise il re numida con relativa facilità, e poi si suicidò con l'aiuto di uno schiavo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo Plinio il Vecchio (Naturalis historia 22, 11) Marco Petreio potrebbe essere stato il figlio del centurione Gneo Petreio, che nel 102 a.C. salvò una legione dalla distruzione da parte della Cimbri e, quindi, ricevette la corona di gramigna

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]