Lucio Domizio Enobarbo (console 54 a.C.)

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Lucio Domizio Enobarbo
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Lucius Domitius Aenobarbus
Nascita Attorno al 100 a.C.
Roma
Morte 48 a.C.
Farsalo
Coniuge Porcia Maggiore
Figli Gneo Domizio Enobarbo
Gens Domitia
Padre Gneo Domizio Enobarbo
Madre  ?
Consolato 54 a.C.

Lucio Domizio Enobarbo (latino: Lucius Domitius Aenobarbus; 100 a.C.Farsalo, 48 a.C.) è stato un politico romano.

Fu un console romano di fede pompeiana, nemico di Giulio Cesare ed un sostenitore degli optimates durante il periodo della tarda repubblica romana.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio di Gneo Domizio Enobarbo, e viene citato per la prima volta da Cicerone nel 70 a.C., in occasione della sua testimonianza contro Verre. Nel 61 a.C. divenne edile curule, e per festeggiare l'evento organizzò dei giochi a cui parteciparono cento leoni della Numidia: i giochi, racconta Cassio Dione, durarono così a lungo che la gente lasciò il circo prima della fine dello spettacolo per mangiare, fatto che non era mai avvenuto prima.[2][3] Tale pausa venne poi chiamata diludium.[4] Sposò in seguito Porcia, sorella di Catone Uticense, da cui ebbe il figlio Gneo Domizio Enobarbo. Come edile si scagliò contro la corruzione emersa in occasione delle elezioni durante le quali Pompeo cercò di favorire l'alleato Lucio Afranio. Le idee politiche di Enobarbo furono estremamente simili a quelle di Catone: fu un attivo sostenitore dell'aristocrazia e si oppose strenuamente alle decisioni in favore della plebe di Cesare e Pompeo, tanto che Cesare, nel 59 a.C., lo accusò di aver ordito un complotto contro la vita di Pompeo.

Enobarbo si candidò come console nel 55 a.C., ma non riuscì a giungere alla carica, anche per la campagna elettorale ostile di Pompeo, Crasso e Cesare, che Enobarbo aveva minacciato di privare della provincia della Gallia Cisalpina. Si ricandidò al consolato l'anno successivo e, non trovando l'opposizione dei triumviri, che avevano ormai il potere in pugno, divenne console con Appio Claudio Pulcro, un seguace di Pompeo, senza riuscire a contrastare Cesare e Pompeo. L'anno successivo scoppiò uno scandalo per quelle elezioni.[5] Dopo il consolato Enobarbo rifiutò il governo di una provincia e, quando i rapporti fra Cesare e Pompeo si fecero tesi, egli si schierò con l'ultimo, che aveva una parvenza repubblicana.

Enobarbo, nel 52 a.C., fu il magistrato che si occupò della questione dell'omicidio di Publio Clodio Pulcro, che era stato ucciso da Tito Annio Milone, come dice Asconio in un suo commento dell'orazione Pro Milone di Cicerone. Le fonti per la sua vita nei tre anni successivi provengono dalle lettere del nemico Marco Celio Rufo che scrisse a Cicerone mentre quest'ultimo era governatore in Cilicia. Nel 50 a.C. si candidò per ottenere un posto nel collegio degli auguri, ma a causa delle pressioni di Cesare la carica andò a Marco Antonio. Quell'anno divenne comunque pretore.

Il senato lo designò come successore di Cesare nella provincia di Gallia Cisalpina ma, quando Cesare si diresse verso Roma con le proprie legioni, Enobarbo fu l'unico ad opporsi. Si recò a Corfinium con 20 coorti, sperando un aiuto da Pompeo, che non arrivò. Le sue truppe lo costrinsero ad arrendersi a Cesare e, quando tentò di avvelenarsi, il suo medico gli diede del sonnifero. Cesare lasciò illeso inaspettatamente Enobarbo, il quale rimase però suo nemico. Più tardi Enobarbo andò a Cosa, in Etruria, da cui si imbarcò per difendere Marsiglia dall'attacco di Cesare. Quando Marsiglia cadde, Enobarbo riuscì a salvarsi sull'unica imbarcazione che era scampata all'assedio.

Si recò in Tessaglia, dove c'era Pompeo con il suo esercito, e propose che, alla fine della guerra, tutti i senatori rimasti neutrali ai fatti dovessero rendere conto del proprio comportamento, compreso Cicerone. Enobarbo venne tuttavia ucciso mentre fuggiva dopo la battaglia di Farsalo, nel 48 a.C., durante la quale fu a capo dell'ala sinistra dell'esercito pompeiano. Cicerone, nella II Filippica, dice che fu lo stesso Marco Antonio ad ucciderlo. Durante la sua vita Enobarbo fu sempre fedele ai propri ideali, anche se fu senza scrupoli nei mezzi e contro chi gli si opponesse.[6][7][8]

Il poeta Lucano, vissuto nel I secolo d.C. e di opinioni repubblicane, parla molto favorevolmente di Enobarbo nel settimo libro della Pharsalia, come unico senatore fedele ai principi repubblicani, anche se fu un antenato di Nerone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) William Smith, Ahenobarbus in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870..
  2. ^ Cassio Dione, XXXVII, 46
  3. ^ Plinio il Vecchio, Historia Naturalis VIII, 54
  4. ^ Orazio, Epistulae 19, 47
  5. ^ Ernst Badian, Domitus Ahenobarbus, Lucius (1) in Simon Hornblower (a cura di), Oxford Classical Dictionary, Oxford, Oxford University Press, 1996.
  6. ^ Svetonio, Nerone 2
  7. ^ Cassio Dione, lib. XXXIX, XLI.
  8. ^ Giulio Cesare, Commentarii de Bello Gallico
Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Marco Licinio Crasso II
e Gneo Pompeo Magno II
54 a.C.
con Appio Claudio Pulcro
Marco Valerio Messalla Rufo,
e Gneo Domizio Calvino