Sesto Pompeo

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Sesto Pompeo
Roman SPQR banner.svg Militare della Repubblica romana e per breve periodo pirata, contro Ottaviano
RSC 0017.jpg
Denario di Sesto Pompeo. Al dritto Pompeo Magno tra lituo e capis. Al rovescio Nettuno in mezzo ai pii fratres.
Nome originale Sextus Pompeius Magnus Pius
Nascita 67 a.C. circa
Morte 35 a.C.
Mileto
Padre Gneo Pompeo Magno
Madre Mucia Terzia

Sesto Pompeo Magno Pio (latino: Sextus Pompeius Magnus Pius; intorno al 67 a.C. – 35 a.C.) è stato un militare e politico romano della fine della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era il figlio più giovane di Gneo Pompeo Magno e della sua terza moglie, Mucia Terzia. Il fratello maggiore era Gneo Pompeo, figlio della stessa madre. Entrambi i ragazzi crebbero all’ombra del padre, uno dei migliori comandanti militari romani e inizialmente un politico favorevole ai populares (formò il Primo triumvirato con Gaio Giulio Cesare e Marco Licinio Crasso), che passò ai conservatori quando Cesare divenne una minaccia per il partito degli optimates.

Quando Cesare attraversò il Rubicone nel 49 a.C., dando così inizio alla guerra civile, Gneo seguì il padre in Oriente, come fece la maggior parte dei senatori conservatori, mentre Sesto rimase a Roma, prendendosi cura della matrigna, Cornelia Metella. L'esercito di Pompeo perse la battaglia di Farsalo nel 48 a.C. e lo stesso Pompeo Magno dovette fuggire per salvarsi la vita. Cornelia e Sesto lo incontrarono nell'isola di Mitilene e insieme fuggirono in Egitto. Al loro arrivo Sesto assistette all’assassinio del padre, ordinato dal fratello di Cleopatra, re Tolomeo XIII (29 settembre 48 a.C.).

L'anno successivo, Sesto si unì alla resistenza contro Cesare nella provincia dell'Africa: assieme a Cecilio Metello Scipione, Catone Uticense, il fratello Gneo e altri senatori, si preparò a opporsi a Cesare e al suo esercito fino alla fine. Cesare vinse la prima battaglia a Tapso (46 a.C.) contro Metello Scipione e Catone, che si suicidò. Nel 45 a.C. in Hispania Cesare batté anche Gneo e Sesto nella battaglia di Munda. Gneo fu giustiziato, mentre Sesto riuscì a sfuggire di nuovo alla morte, riparando in Sicilia.

Tornato a Roma, Cesare fu ucciso alle idi di marzo del 44 a.C. da un gruppo di senatori guidati da Cassio e Bruto. L'assassinio non riportò la pace, ma provocò solo una nuova guerra civile: nacque il Secondo triumvirato, stretto da Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido, che intendevano vendicare Cesare e sconfiggere gli oppositori.

Denario di Sesto Pompeo battuto in occasione della sua vittoria sulla flotta di Augusto. Al dritto la Colonna Reggina con la statua di Nettuno/Poseidone, al rovescio Scilla, che ha battuto Augusto.

Nel frattempo Sesto Pompeo era stato nominato dal Senato prefetto della flotta romana che riunì a Massilia. Dopo la sua proscrizione per effetto della lex Pedia, Sesto salvò molti altri fuggiaschi e si diresse in Sicilia, conquistando l'isola all'inizio del 42 a.C. Con la sua flotta interruppe i rifornimenti per l'Italia.

Dopo aver sconfitto Bruto e Cassio a Filippi (42 a.C.), i triumviri spostarono la loro attenzione sulla Sicilia e su Sesto. Ma Sesto si era preparato a resistere avendo occupato la Sicilia.[1] Durante gli anni successivi, la forza delle armi non bastò a nessuna delle due parti in lotta per giungere a una vittoria conclusiva. Nel 39 a.C., Sesto e i triumviri conclusero la pace a Miseno. Il motivo di questo trattato va ricercato nella campagna militare che Antonio intendeva scatenare contro l'impero dei Parti, per la quale erano necessarie quante più legioni possibile. Era quindi utile fissare un armistizio sul fronte siciliano. La pace non durò però a lungo.

Ottaviano provò di nuovo a conquistare la Sicilia, ma fu sconfitto nella battaglia navale dello stretto di Messina (38 a.C.) e di nuovo nell'agosto del 36 a.C.[2] Ma Ottaviano aveva al suo fianco Marco Vipsanio Agrippa, un comandante di grande talento. Soltanto un mese dopo, infatti, Agrippa distrusse la flotta di Sesto nella battaglia di Nauloco.[3] Svetonio aggiunge un particolare di quest'ultima vicenda:

(LA)

« Valerius Messala tradit, neminem umquam libertinorum adhibitum ab eo cenae excepto Mena, sed asserto in ingenuitatem post proditam Sexti Pompei classem. »

(IT)

« Valerio Messala racconta che nessun liberto fu mai ammesso alle sue cene (di Ottaviano Augusto) ad eccezione di Mena, dopo che divenne un libero cittadino, poiché aveva consegnato la flotta di Sesto Pompeo. »

(SvetonioAugustus, 74.)

Sesto fuggì in Oriente ma fu catturato a Mileto nel 35 a.C. e giustiziato senza processo (un atto illegale giacché Sesto era cittadino romano) per ordine di Marco Tizio, un subordinato di Antonio: aveva poco più di trent'anni. La sua morte violenta fu una delle accuse usate da Ottaviano contro Antonio alcuni anni dopo, quando la situazione tra i due precipitò definitivamente.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  • 48 a.C. - in Egitto con il padre che viene assassinato
  • 47/45 a.C. – resistenza in Africa
  • 45 a.C. – sconfitta a Munda
  • 42 a.C. – controlla la Sicilia con una potente flotta
  • 39 a.C. – patto di Miseno con Ottaviano ed Antonio
  • 37 a.C. – sconfigge Ottaviano davanti Messina
  • 36 a.C. -
  • 35 a.C. – catturato e giustiziato in Asia Minore (Mileto)

Sesto Pompeo nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Sesto Pompeo è uno degli antagonisti del videogioco di ruolo per PlayStation 2 Shadow of Rome.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 123.1.
  2. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 128.1.
  3. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 129.1-4.

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