Battaglia di Modena

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Battaglia di Modena
M Antonius modified.png

Data 21 aprile 43 a.C.
Luogo Modena
Causa attacco dei repubblicani a Marco Antonio
Esito Vittoria parziale dei repubblicani
Schieramenti
Vexilloid of the Roman Empire.svg seguaci di Marco Antonio Vexilloid of the Roman Empire.svg seguaci di Cesare Ottaviano e del Senato romano
Comandanti
Effettivi
20.000 uomini 45.000 uomini
Perdite
6.000 morti 8.000 morti
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La battaglia di Modena o di Mutina fu combattuta nel 43 a.C., nei pressi della città di Modena, e vide lo scontro tra le legioni cesariane di Marco Antonio, che era stato dichiarato nemico pubblico dal Senato, e i repubblicani guidati dai consoli Aulo Irzio e Gaio Vibio Pansa, in alleanza con l'altra fazione cesariana guidata dal giovane Cesare Ottaviano.

La battaglia si concluse con una vittoria tattica dei repubblicani, che sconfissero Antonio sul campo, ma i due consoli morirono nella battaglia e Antonio riuscì a disimpegnarsi con successo marciando lungo la via Emilia per congiungersi con le legioni di Marco Emilio Lepido. Entro poche settimane la situazione politico-strategica sarebbe completamente mutata con l'accordo tra Antonio e Cesare Ottaviano contro il Senato repubblicano.

La situazione a Roma dopo la morte di Giulio Cesare[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cesaricidio e Guerra civile romana (44-31 a.C.).

Predominio di Marco Antonio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'assassinio di Gaio Giulio Cesare il 15 marzo 44 a.C. i cospiratori guidati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, non avevano mostrato realismo e risolutezza dando quindi modo al console superstite Marco Antonio di prendere subito energici provvedimenti e conservare il potere in collaborazione con cesariani fedeli come Lucio Cornelio Balbo, Aulo Irzio e il magister equitum Marco Emilio Lepido. Antonio peraltro non era favorevole ad una immediata repressione dei cesaricidi e indisse quindi una riunione del Senato per organizzare una composizione. I cesaricidi, isolati nel Campidoglio e privi di sostegno popolare, erano deboli e divisi[1].

Il 17 marzo 44 a.C. in Senato Marco Antonio tenne un comportamento apparentemente equilibrato, non richiese la condanna e la punizione dei cesaricidi, promosse la concordia repubblicana e contemporaneamente propose che gli atti, le disposizioni e il testamento di Cesare fossero confermati e adempiuti; l'accordo fu raggiunto. La tregua peraltro si rivelò fragile; al funerale del dittatore, il 20 marzo, l'orazione di Antonio suscitò l'emozione nella folla che manifestò simpatia per il defunto e minacciò la rappresaglia contro i cesaricidi che all'inizio di aprile dovettero abbandonare Roma e cercarono rifugio nelle cittadine laziali. La posizione di Bruto, Cassio e gli altri cospiratori era particolarmente debole: le legioni di veterani cesariani erano inquiete e minacciose verso gli assassini del loro capo, i tentativi di ottenere l'appoggio di cesariani come Irzio e Publio Cornelio Dolabella fallirono[2].

Marco Antonio, nonostante la sua forza politica come console e principale esponente della fazione cesariana, continuò in un primo tempo a mostrarsi conciliante: per accattivarsi i conservatori del Senato, propose di abolire per sempre la carica di "dittatore", tenne un atteggiamento amichevole verso Bruto e Cassio, consentì che tre cesaricidi potessero raggiungere le province a loro assegnate: all'inizio di aprile 44 a.C. quindi Gaio Trebonio si recò in Asia, Lucio Tillio Cimbro in Bitinia e Decimo Giunio Bruto partì per la Gallia Cisalpina dove erano presenti due legioni[3]. Nella stessa circostanza vennero anche deliberate le province che sarebbero state assegnate ai due consoli al termine del loro mandato del 44 a.C.: Dolabella avrebbe ricevuto la Siria mentre Marco Antonio sarebbe andato in Macedonia dove avrebbe ricevuto il controllo di sei ottime legioni di veterani cesariani[4]. Altri fedeli luogotenenti di Cesare controllavano le province orientali: Publio Vatinio l'Illirico, Tito Sestio l'Africa, mentre Lucio Staio Murco e Quinto Marcio Crispo erano con sei legioni ad Apamea[5].

Comparsa di Cesare Ottaviano[modifica | modifica wikitesto]

L'equilibrio politico a Roma ebbe una inattesa svolta con l'arrivo a Brindisi del giovane Gaio Giulio Cesare Ottaviano; abile, prudente, dissimulatore, spietato e ambizioso, il pronipote del dittatore accettò la pesante eredità e manifestò subito la sua volontà di difendere la causa cesariana in competizione con Marco Antonio e appropriarsi della vendetta contro i cesaricidi; ben presto ebbe contatti con alcuni fedeli cesariani come Cornelio Balbo, Aulo Irzio e Gaio Vibio Pansa; il primo incontro con Marco Antonio a Roma nel maggio 44 a.C. si svolse in un atmosfera tesa e conflitturale[6].

Per contrastare il crescente prestigio del giovane Ottaviano, Marco Antonio ritornò ad una politica meno conciliante: ricercò il sostegno dei veterani cesariani, entrò in contrasto con il moderato Aulo Irzio e fece pressioni per costringere Bruto e Cassio a lasciare l'Italia. Il 1 giugno 44 a.C. riuscì a far approvare in contrasto con la maggioranza senatoria una lex de permutatione provinciarum che prevedeva una variazione dell'assegnazione delle province per l'anno 43 a.C.; secondo questo provvedimento, Antonio avrebbe lasciato il comando della Macedonia ma al suo posto avrebbe ricevuto l'amministrazione della Gallia Comata e della Gallia Cisalpina che sarebbe stata tolta a Decimo Bruto; inoltre Antonio avrebbe mantenuto il controllo delle legioni cesariane presenti nei Balcani[7].

Nelle settimane seguenti la situazione politica a Roma divenne confusa: Cesare Ottaviano accentuò la sua azione di propaganda filocesariana per accattivarsi il sostegno della plebe e dei veterani; il 1 agosto in Senato furono espresse lamentale contro l'attività del console; Marco Antonio prese l'iniziatiava all'inizio di agosto contro Bruto e Cassio che ricevettero l'assegnazione delle province di Creta e Cirene, i due cesaricidi decisero di lasciare l'Italia e recarsi in Oriente. Contemporaneamente ci furono tentativi di riconciliare Antonio e Ottaviano; quest'ultimo continuava la sua attività per organizzare una propria fazione con esponenti cesariani, cavalieri e veterani delle legioni[8].

Indebolimento di Marco Antonio[modifica | modifica wikitesto]

La politica incoerente di Antonio gli attirò la rabbia di Ottaviano, deciso a vendicare il prozio.[9] Come se non bastasse, Cicerone lo sosteneva, togliendo consensi ad Antonio, ed eleggendo per il consolato Aulo Irzio e Vibio Pansa, chiaramente ostili. Antonio era consapevole che a Roma si stava organizzando una eterogena coalizione contro di lui con elementi repubblicani del Senato, cesariani di Ottaviano e cesaricidi di Bruto e Cassio; questi ultimi due avevano lasciato l'Italia e si erano recati in Oriente apparentemente per governare le province di Creta e Cirene assegnategli dai senatori.

Molti senatori moderati, raccolti intorno a Cicerone, erano sempre più ostili, mentre il giovane Cesare Ottaviano aveva raccolto ad Arezzo molti veterani cesariani a cui si erano unite anche le legioni Martia e Quarta che avevano abbandonato il campo di Antonio[10]. Il tentativo personale di Antonio di persuadere le due legioni ribelli a rimanere nei ranghi del suo esercito non fu coronato da successo di fronte alle proteste dei soldati; egli versò premi in denaro agli altri legionari per evitare nuove defezioni[11], furono eseguite anche repressioni ed esecuzioni per ristabilire la disciplina.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

La principale fonte per gli eventi di Modena è Appiano di Alessandria, autorevole storico che scrisse del periodo delle guerre civili con grande cura, riportando numerosi scritti su tali eventi. Sulla battaglia di Modena, che Appiano descrive come Guerra di Modena (ed in effetti vi furono un assedio, due battaglie e diverse scaramucce vicino alla città) e vi dedica ben due capitoli. Appiano costituisce quindi per noi la fonte principale.

La guerra di Modena[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Forum Gallorum.

L'assedio a Decimo Bruto[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 novembre del 44 a.C. Marco Antonio, ormai vicino alla scadenza del suo consolato, aveva deciso di passare all'azione ed era partito da Roma per marciare, con le legioni provenienti dalla Macedonia raccolte a Brindisi, verso la Gallia Cisalpina e battere Decimo Bruto. La posizione di Antonio a Roma si era gravemente indebolita dopo la defezione delle due legioni di veterani e la sorprendente coalizione organizzatasi contro di lui a tra cesariani rivoluzionari di Ottaviano, cesariani moderati dei nuovi consoli subentranti Irzio e Pansa e repubblicani raccolti intorno a Cicerone.

Due luogotenenti del console, Lucio Decidio Saxa e Publio Ventidio Basso, reclutarono nuove truppe in Campania e nel Piceno che rafforzarono le legioni in marcia verso la Gallia Cisalpina contro Decimo Bruto che era deciso a resistere e aveva a sua volta aumentato le sue forze con reclutamenti sul posto[12]. L'esercito di Antonio, dopo le nuove leve, era costituito dalle tre legioni rimaste di quelle provenienti dalla Macedonia e di una legione, formata con esperti veterani cesariani richiamati e quindi particolarmente efficiente[13].

Ottaviano nel frattempo aveva cosolidato le sue forze; egli disponeva delle due legioni cesariane, Martia e Quarta, che avevano defezionato dal campo di Marco Antonio, di una legione di reclute e di due legioni incomplete di veterani rinforzate con nuove leve. Ottaviano si affrettò ad entrare in comunicazione con il Senato a cui offrì la sua collaborazione; egli trattenne i suoi legionari da prove di forze per accrescere il suo potere, elargì ricchi premi ai veterani a lui fedeli e sembrò per il momento accettare l'autorità dei repubblicani in Roma; i senatori a loro volta accolsero con sollievo l'aiuto del giovane erede di Cesare, ma erano in attesa dell'entrata in carica dei nuovi consoli per organizzare altre forze per l'attacco contro Antonio[14].

Marco Antonio ritenne pericoloso affrontare direttamente i veterani cesariani di Ottaviano raggruppati ad Arezzo e quindi si diresse al nord con le sue quattro legioni, raggiungendo rapidamente la Gallia Cisalpina. Egli contava anche sul sostegno che avrebbe potuto ricevere teoricamente da tre generali cesariani nelle provience dell'Occidente: Marco Emilio Lepido era in Spagna Citeriore e Gallia Narbonese con quattro legioni, Gaio Asinio Pollione aveva due legioni in Spagna Ulteriore; Lucio Munazio Planco governava la Gallia Comata con altre tre legioni[15]. In realtà l'appoggio di questi tre personaggi per Antonio non era del tutto sicuro: Pollione era lontano e con forze insufficienti, Planco era un prudente opportunista, mentre Lepido era inaffidabile e ambizioso; egli sembrava attendere gli sviluppi prima di prendere chiaramente posizione[16].

Decimo Bruto era schierato in Gallia Cisalpina con tre legioni, di cui due formate da veterani ed una da reclute inesperte, egli aveva anche arruolato gruppi di gladiatori per rinforzare le sue truppe. Si era asserragliato a Modena dove alla fine dell'anno 44 a.C. Antonio lo strinse d'assedio[17].

Mentre Irzio si univa ad Ottaviano per un totale di cinque legioni, Pansa arruolò a Roma ben quattro legioni, riuscendo a chiudere Antonio in una morsa. Antonio si rese conto della difficile situazione e si preparò ad affrontarla; il primo atto fu di insistere con l'assedio a Bruto, che aveva perso i rifornimenti. Ma quando la città stava per cadere, i due eserciti consolari si mossero per stringerlo in una morsa: la battaglia era inevitabile.

Battaglia di Forum Gallorum[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia di Modena[modifica | modifica wikitesto]

Partenza di Marco Antonio[modifica | modifica wikitesto]

Bilancio e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, pp. 110-111.
  2. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, pp. 111-114.
  3. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, pp. 115-118.
  4. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, p. 119.
  5. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, p. 123.
  6. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, pp. 127-129.
  7. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, pp. 129-131.
  8. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, pp. 130-136.
  9. ^ SvetonioAugustus, 10.
  10. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, p. 142.
  11. ^ Appiano, Guerre civili, III, 45.
  12. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, pp. 140 e 142.
  13. ^ Appiano, Guerre civili, III, 46.
  14. ^ Appiano, Guerre civili, III, 47-49.
  15. ^ Appiano, Guerre civili, III, 46.
  16. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, pp. 185-186.
  17. ^ R. Syme, La rivoluzione romana, p. 143.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]