Giuseppe Pontiggia

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« Abituarsi alla diversità dei normali è più difficile che abituarsi alla diversità dei diversi. »
(da Prima persona)
Giuseppe Pontiggia finalista al Premio Campiello del 1994

Giuseppe Pontiggia (Como, 25 settembre 1934Milano, 27 giugno 2003) è stato uno scrittore, aforista e critico letterario italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nasce da una madre attrice dilettante e da un padre funzionario di banca, e trascorre l'infanzia a Erba, nella campagna brianzola. In seguito, dopo l'uccisione del padre per ragioni mai chiarite, nelle prime avvisaglie della guerra civile (1943), la famiglia si sposta a Santa Margherita Ligure e poi a Varese, infine definitivamente dal 1948 a Milano.

Pontiggia, mosso da innata propensione allo scrivere e da un desiderio irrefrenabile di conoscere l'universo attraverso i libri, ereditato dal padre bibliofilo, scopre lo stile come felicità del linguaggio attraverso la lettura adolescenziale di Guy de Maupassant. Ultimato il liceo classico con due anni di anticipo, per necessità familiari comincia a lavorare in banca, e al contempo collabora fin dalla sua fondazione (1956) con la rivista d'avanguardia Il Verri diretta da Luciano Anceschi. Intorno alla rivista Il Verri, della cui redazione Pontiggia entra presto a far parte con un ruolo importante (che non è sempre stato valutato adeguatamente dalla critica), ruotano anche Umberto Eco e Nanni Balestrini.

Contemporaneamente completa gli studi universitari e nel 1959 si laurea all'Università Cattolica del Sacro Cuore con una tesi sulla tecnica narrativa di Italo Svevo. Lo stesso anno pubblica il suo primo romanzo autobiografico La morte in banca, frutto d'una profonda insoddisfazione per la sua esperienza lavorativa e per un mondo che considera frustrante, pieno di adulti che non sono maturi. Grazie all'incoraggiamento di Elio Vittorini, che gli consiglia di dedicare più tempo alla narrativa, nel 1961 lascia l'impiego in banca e si dedica all'insegnamento serale.

Nel 1963 si sposa con Lucia Magnocavallo, e sei anni dopo diviene padre di Andrea.

Il tempo libero gli consente di approfondire letture, interessi ed esperienze culturali in molteplici direzioni. Pontiggia diventa consulente di alcune case editrici: Adelphi per la quale pubblica nel 1968 L'arte della fuga; e la Arnoldo Mondadori Editore con la quale collabora attivamente, anche curando insieme con Marco Forti l'Almanacco dello Specchio fin dal primo numero del 1972. Intanto amplia la sua attività di saggista e di critico e occupandosi di autori classici, quali Ausonio, Macrobio, Sallustio, Lucano, Bonvesin de la Riva, successivamente Francesco Guicciardini e anche di autori moderni e contemporanei come Manzoni, Verga, Collodi, Morselli, D'Arrigo, Sinisgalli, Porta, ecc. Nel 1978 pubblica con Mondadori il romanzo Il Giocatore invisibile. Protagonista principale ne è un professore (attaccato anonimamente su una rivista per l'etimologia di "ipocrita"), che vede crollare tutte le certezze su cui ha costruito falsamente l'esistenza. Il tema era stato suggerito a Pontiggia dalla lettura di un feroce scambio polemico tra filologi su una rivista di studi classici. Nel 1983 il tradimento di un infiltrato in un gruppo clandestino comunista sarà il filo conduttore del romanzo Il raggio d'ombra. Le vicende sono ispirate da un evento reale accaduto nel 1927; Pontiggia ripubblicherà il libro in una edizione riveduta nel 1988, ma del risultato non sarà mai pienamente convinto.

Negli anni Ottanta comincia a tenere corsi di scrittura al Teatro Verdi e presso università e altre sedi, incentrati sui vari modi, problemi e aspetti dello scrivere e sullo studio del linguaggio della prosa.[1]

Pontiggia inizia a pubblicare anche raccolte di saggi dalla scrittura limpida e di forte tensione stilistica e critica: Il giardino delle Esperidi (1984), a cui fanno seguito il volumetto satirico Le sabbie immobili (1991), L'isola volante (1996) e I contemporanei del futuro: viaggio nei classici (1998), una delle riflessioni più profonde del secolo su chi sono i classici e perché, e sul rapporto che è possibile intrattenere con loro. Nella narrativa riesce a cogliere brillanti successi, di critica come di pubblico, vincendo tra l'altro il Premio Strega nel 1989 con "La grande sera", un affresco a tratti perfino spietato della società italiana degli anni Ottanta; il Super Flaiano nel 1994 con Vite di uomini non illustri (1993); il Premio Chiara alla carriera nel 1997; infine il Premio Campiello, il Premio Società dei Lettori e Pen Club nel 2001 con Nati due volte (2000), romanzo in cui un tema che lo tocca (la disabilità del figlio) si articola in una narrazione non riducibile all'autobiografismo e da cui è stato tratto il film Le chiavi di casa. Durante questo periodo felice, riesce a prestare attenzione a suoi vecchi lavori, ampliando o ripubblicando alcuni dei suoi precedenti libri.

Oltre al film citato di Gianni Amelio, da Vite di uomini non illustri Mario Monicelli trae il film Facciamo paradiso, mentre nel 1989 il musicista Marco Tutino scrive Due arie per soprano e pianoforte su due testi di Pontiggia.

Tra gli autori stranieri che ha presentato Herman Hesse, Isaac Bashevis Singer, Rex Stout, E.M. Forster, Valery Larbaud, ecc.

Muore a Milano il 27 giugno 2003, colpito da collasso cardio-circolatorio mentre è ancora in piena attività.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Saggi[modifica | modifica sorgente]

Romanzi e racconti[modifica | modifica sorgente]

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • - Daniela Marcheschi, "Profilo di un autore italiano contemporaneo: Giuseppe Pontiggia", in «Moderna Språk», LXXIV, 4 (1980), pp. 359-374, poi rivisto "Uno scrittore contemporaneo: Giuseppe Pontiggia", in «Rassegna Lucchese», 6 (1981), pp. 18-29.
  • Giuseppe Leone, "Ironia e Linguaggio con Giuseppe Pontiggia", Il Punto Stampa, Lecco, aprile 1985.
  • Carlo Del Teglio, "Giuseppe Pontiggia- "La morte in banca" e "L'arte della fuga", due fasi propedeutiche alla narrativa maggiore", in "Scrittori di casa nostra" su "Leucensia", Editrice C.B.R.S. - Lecco 1985.
  • Daniela Marcheschi, "Introduzione" a Giuseppe Pontiggia, "Il giocatore invisibile", Milano, Mondadori Oscar, 1989, pp. 5-19.
  • Daniela Marcheschi, "Postfazione" a Giuseppe Pontiggia, "La Grande Sera", Milano, Mondadori Oscar, 1995, pp. 235-250.
  • Daniela Marcheschi, "Giuseppe Pontiggia", in "Dictionary of Literary Biografy", vol. 196 "Italian Novelists Since World War II, 1965-1990", edited by Augustus Pallotta, Detroit-Washington D.C.-London, Gale Research, 1999, pp. 214-219.
  • Daniela Marcheschi, "Destino e sorpresa. Per Giuseppe Pontiggia, con i suoi primi scritti sul «Verri»", Pistoia,C.R.T.,2000
  • Alberto Albertini, Nascere due volte: le straordinarie opportunità della scrittura di Giuseppe Pontiggia, Brescia: L'Obliquo 2003
  • Giovanni Maccari, Giuseppe Pontiggia, Fiseole (Firenze): Cadmo 2003
  • AA.VV., "Giuseppe Pontiggia contemporaneo del futuro", Atti del Convegno di Bologna – 23-25 settembre 2004, a cura di Gino Ruozzi, Bologna, Gedit, 2006, pp.3 -17.
  • "Le vie dorate: Con Giuseppe Pontiggia", a cura di Daniela Marcheschi, Prefazione di Guido Conti, Parma MUP, 2009.
  • Roberto Michilli e Simone Gambacorta, La chiarezza enigmatica. Conversazione su Giuseppe Pontiggia, Giulianova (Teramo): Galaad 2009
  • Daniela Marcheschi, "Introduzione" a Giuseppe Pontiggia,"L'Arte della Fuga", Milano, Oscar Mondadori, 2013, pp.V-XXII.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Introduzione a La grande sera, suppl. a Famiglia Cristiana n.25, 18 giugno 1997, Milano, pag. IV-V

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