Giuseppe Pontiggia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
« Abituarsi alla diversità dei normali è più difficile che abituarsi alla diversità dei diversi. »
(da Prima persona)

Giuseppe Pontiggia (Como, 25 settembre 1934Milano, 27 giugno 2003) è stato uno scrittore, aforista e critico letterario italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Nasce da una madre attrice dilettante e da un padre funzionario di banca, e trascorre l'infanzia a Erba, nella campagna brianzola. In seguito, dopo la morte prematura del padre (1943), la famiglia si sposta a Santa Margherita Ligure e poi a Varese, infine definitivamente dal 1948 a Milano.

Pontiggia, mosso da innata propensione allo scrivere e da un desiderio irrefrenabile di conoscere l'universo attraverso i libri, probabilmente ereditato dal padre bibliofilo, scopre lo stile come felicità del linguaggio attraverso la lettura adolescenziale di Guy de Maupassant. Ultimato il liceo classico con due anni di anticipo, per necessità familiari e con grande senso di sacrificio comincia a lavorare in banca, e al contempo collabora fin dalla sua fondazione (1956) con la rivista d'avanguardia Il Verri diretta da Luciano Anceschi. La rivista Il Verri annovera tra gli altri anche Umberto Eco, Nanni Balestrini.

Contemporaneamente completa gli studi universitari e nel 1959 si laurea all'Università Cattolica con una tesi sulla tecnica narrativa di Italo Svevo. Lo stesso anno pubblica il suo primo romanzo autobiografico La morte in banca, frutto d'una profonda insoddisfazione per la sua esperienza lavorativa e per un mondo che considera frustrante, pieno di adulti che non sono maturi. Grazie all'incoraggiamento di Elio Vittorini, che gli consiglia di dedicare più tempo alla narrativa, nel 1961 lascia l'impiego in banca e si dedica all'insegnamento serale.

Nel 1963 si sposa con Lucia Magnocavallo, e sei anni dopo diviene padre di Andrea.

Il tempo libero consente a Pontiggia di approfondire letture, interessi ed esperienze in molteplici direzioni. Pontiggia inizia una collaborazione proficua con alcune case editrici: con Adelphi per la quale pubblica nel 1968 L'arte della fuga, e con la Mondadori con la quale collabora, sin dal primo numero del 1961, curando l'Almanacco dello Specchio, ampliando la sua attività di saggista e di critico e occupandosi di autori classici, quali Ausonio, Macrobio, Sallustio, Lucano, Bonvesin de la Riva, Francesco Guicciardini e anche di autori moderni e contemporanei (come Manzoni, Verga, Collodi, Morselli, Saba, Sinisgalli, Porta, Ruffilli ecc.).

Nel 1978 pubblica con Mondadori il romanzo Giocatore invisibile che tratta d'una polemica feroce tra due filologi: il tema gli era stato suggerito da una lettura su una rivista di studi classici. Nel 1983 il tradimento di un infiltrato in un gruppo clandestino comunista sarà il filo conduttore del romanzo Il raggio d'ombra. Negli anni ottanta organizza una serie di incontri tenuti presso università e teatri italiani, incentrati sul linguaggio della prosa.[1]

Pontiggia inizia a pubblicare raccolte di saggi di scrittura piacevole e arguta: Il giardino delle Esperidi (1984), a cui fanno seguito Le sabbie immobili (1991), L'isola volante (1996) e I contemporanei del futuro: viaggio nei classici (1998). Nella narrativa riesce a cogliere brillanti successi, di critica come di pubblico, vincendo tra l'altro il Premio Strega nel 1989 con La grande sera, il Super Flaiano nel 1993 con Vite di uomini non illustri, il Premio Chiara alla carriera nel 1997, infine il Premio Campiello nel 2001 con Nati due volte, romanzo fortemente autobiografico da cui è stato tratto il film Le chiavi di casa. Durante questo periodo felice, riesce a prestare attenzione a suoi vecchi lavori, ampliando o ripubblicando alcuni dei suoi precedenti libri.

Oltre al film citato di Gianni Amelio, da Vite di uomini non illustri Mario Monicelli trae il film Facciamo paradiso, mentre nel 1989 il musicista Marco Tutino scrive Due arie per soprano e pianoforte su due testi di Pontiggia.

Tra gli autori stranieri che ha presentato Herman Hesse, Isaac Bashevis Singer, Rex Stout, E.M. Forster, Valery Larbaud, Seamus Heaney ecc.

Muore a Milano il 27 giugno 2003, colpito da collasso circolatorio mentre è ancora in piena attività creativa e umana.

[modifica] Opere

[modifica] Saggi

[modifica] Romanzi e racconti

[modifica] Critica

  • Giuseppe Leone, "Ironia e Linguaggio con Giuseppe Pontiggia", Il Punto Stampa, Lecco, aprile 1985.
  • Carlo Del Teglio, "Giuseppe Pontiggia- "La morte in banca" e "L'arte della fuga", due fasi propedeutiche alla narrativa maggiore", in "Scrittori di casa nostra" su "Leucensia", Editrice C.B.R.S. - Lecco 1985.
  • Alberto Albertini, Nascere due volte: le straordinarie opportunità della scrittura di Giuseppe Pontiggia, Brescia: L'Obliquo 2003
  • Giovanni Maccari, Giuseppe Pontiggia, Fiseole (Firenze): Cadmo 2003
  • Roberto Michilli e Simone Gambacorta, La chiarezza enigmatica. Conversazione su Giuseppe Pontiggia, Giulianova (Teramo): Galaad 2009

[modifica] Note

  1. ^ Introduzione a La grande sera, suppl. a Famiglia Cristiana n.25, 18 giugno 1997, Milano, pag. IV-V

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue