Biblioteca Malatestiana

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La sala della Biblioteca Malatestiana
L'edificio che ospita la Biblioteca Malatestiana

La Biblioteca Malatestiana di Cesena è una biblioteca monastica di particolare importanza storica. Fondata alla metà del XV secolo, detiene due primati assoluti: è stata la prima biblioteca civica italiana[1]; è l’unico esempio di biblioteca monastica medievale perfettamente conservata nell’edificio, negli arredi e nella dotazione libraria.[2]

L'Unesco ha riconosciuto l'importanza culturale della Malatestiana inserendola, prima in Italia, nel Registro della Memoria del Mondo[3]. Nel 2008 è stata visitata da più di 15.000 persone[4].

Oggi vi sono conservati quasi 250.000 volumi, di cui 287 incunaboli, circa 4.000 cinquecentine, 1.753 manoscritti che spaziano fra il XVI secolo e il XIX secolo e oltre 17.000 lettere e autografi[5].

Indice

[modifica] La Biblioteca Malatestiana

[modifica] La sala del Nuti

Il timpano del portale sul quale campeggia l’elefante, emblema dei Malatesta, con il motto “Elephas Indus culices non timet (“L’elefante indiano non teme le zanzare”),
Entrata della biblioteca Malatestina

Composta di un’unica sala a forma rettangolare, la sua architettura e l'uso per la quale fu pensata (fungeva da studium) preludono al Rinascimento italiano.
Domenico Malatesta assegnò all'architetto Matteo Nuti il compito di progettare un edificio adeguato alla conservazione delle opere dello studium.

Celebrato come Dedalus alter nell’epigrafe che si legge accanto nella porta d’ingresso, pose il sigillo del proprio nome:

« MVVVVLII Matheus Nutius Fanensi ex urbe creatus Dedalus alter puos tantum deduxit ad unguem »
(1452, Matteo Nuti, nato a Fano, secondo Dedalo, condusse a compimento una tale opera[6])

Sul timpano del portale campeggia l’elefante, emblema dei Malatesta, con la scritta:

« Elephas Indus culices non timet »
(L’elefante indiano non teme le zanzare)

pare avere valore di motteggio verso i nemici Da Polenta, signori di Ravenna, zona infestate dalle zanzare.

Mentre ai lati dell’architrave e sui capitelli delle lesene, sono raffigurati i simboli araldici della grata, delle tre teste e della scacchiera.

La porta in legno scuro è opera di Cristoforo da San Giovanni in Persiceto e reca la data 15 agosto 1454, giorno solenne e festoso per la città che celebrava intorno a quei giorni un’importante "fiera d’agosto". Gli intagli, di gusto gotico, ripetono motivi a rosette e simboli elicoidali, disposti in modo da evocare la scacchiera malatestiana. L’araldica dei Malatesta è riprodotta anche all’interno, sui capitelli delle colonne della sala e sui 58 plutei (29 per parte), imponenti banchi di legno di pino in cui si conservano i codici.

All’ideazione di questo spazio armonioso e luminoso non sembra estraneo l’artefice del Tempio Malatestiano di Rimini, Leon Battista Alberti, per tutta una serie di rapporti geometrici e proporzionali riscontrabili nella pianta e nell’alzato dell’edificio, che fanno riferimento alla nuova cultura prospettica rinascimentale codificata nel De re aedificatoria, celebre trattato dello stesso Alberti. Innovativa per quei tempi è infatti la pianta a tre navate, tutte e tre con copertura a volte: a botte quella centrale e a crociera quelle laterali, un poco più larghe e basse. La luce, distribuendosi dalle finestrelle, due per campata, si ripartisce nelle navate laterali mentre la navata centrale, scandita da venti eleganti colonne con capitelli a scudi e a foglie pendule, è illuminata dal grande occhio di fondo. Per questo schema simile alla basilica, Nuti si ispirò alla biblioteca del convento domenicano di San Marco, a Firenze, progettata da Michelozzo (1444). Tuttavia, l'uso della volta a botte nella biblioteca fiorentina pare non far parte del concetto originale di Michelozzo, ma essere piuttosto un'aggiunta successiva al terremoto del 1457 ed ispirata proprio alla Biblioteca Malatestiana.[7]

Lungo le due navate laterali, le meglio illuminate, sono disposte i 58 banchi, 29 per fila. La navata centrale, quella stretta e rialzata, funge invece da corridoio. Si tratta di una soluzione razionale che avrebbe fatto scuola nelle biblioteche monastiche dell'Italia settentrionale.

L'epigrafo sul pavimento.

Le epigrafi del pavimento rinnovano la memoria del donatore:

« Mal(atesta) Nov(ellus) Pan(dulphi) fil(ius) Mal(atestae) nep(os) dedit »
(Malatesta Novello, figlio di Pandolfo nipote di Malatesta diede[8])

Anche il colore riveste un ruolo preciso: il bianco delle colonne mediane, il rosso del pavimento in cotto e delle semicolonne e il verde dell’intonaco, riportato alla luce dai restauri del 1920, rimandano ai colori degli stemmi malatestiani.[9]

Come le altre biblioteche monastiche del periodo, la Malatestiana venne collocata al primo piano per proteggere i codici da eventuali danni dovuti ad inondazioni. La luce penetra dall'esterno entrando da finestre ad arco acuto, che viste dall'interno presentano invece un arco ribassato.

[modifica] La Biblioteca Piana

L'interno della biblioteca Piana

Nel salone che si apre di fronte alla malatestiana si conserva la biblioteca piana, già di Papa Pio VII Chiaramonti (1800-1823). Assegnata in uso ai Benedettini del monastero di Santa Maria del Monte per espressa volontà del papa e di proprietà della famiglia Chiaramonti, nel 1941 è stata venduta dagli eredi Chiaramonti allo Stato Italiano, ed è attualmente in deposito presso la biblioteca Malatestiana.

Ricca di oltre cinquemila volumi a stampa dei secoli XV-XIX e di un centinaio di manoscritti, comprende, fra i codici più preziosi, un Evangelario datato 1104, un manoscritto giuridico del XIII secolo contenete il Decretum Gratiani, un Messale romano databile agli inizi del Quattrocento con una splendida Crocefissione miniata.
Tra gli incunaboli si può ricordare un esemplare della Cosmographia di Tolomeo, che riporta la data falsa 1462 (in realtà stampato nel 1477 o nel 1482), con tavole colorate i cui disegni sono stati attribuiti a Taddeo Crivelli.[10]

[modifica] La raccolta Malatestiana

Gli amanuensi di Malatesta Novello

Ecco riportati alcuni dei copisti più illustri che hanno lavorato per la Biblioteca[11]:

I manoscritti della Malatestiana, preziosissimi, venivano legati ai banchi per evitarne l'asportazione
  • Jacopo da Pergola
  • Francesco di Bartolomeo da Figline
  • Giovanni da Magonza
  • Francesco de Tianis
  • Jean D'Epinal
  • Andrea Catrinello
  • Jacopo di Francesco Macario
  • Anonimo "Copista di Tacito"
  • Matthias Kuler
  • Pietro de Traiector

I testi della collezione malatestiana comprendono autori classici, Padri della Chiesa e opere greche in traduzione, con particolare predilezione per gli storici e per le scoperte degli umanisti contemporanei. La collezione è ispirata al modello umanistico anche nello stile di scrittura, quasi tutta effettuata in littera antiqua, anche se sono presenti codici in gotica o semigotica.

Di alcuni degli amanuensi che lavorarono per Domenico Malatesta ci è stato tramandato il nome:

  • Jean d'Epinal, che copiò almeno trentasei codici,
  • Jacopo della Pergola, al quale Domenico Malatesta affidò la trascrizione di opere di grande impegno, come lo splendito De civitate Dei di Sant’Agostino (D.IX.1),
  • Frate Francesco di Bartolomeo da Figline, che fu anche il primo custode della biblioteca.

Tra i copisti malatestiani che per il loro lavoro si servirono generalmente dell’umanistica, ricordiamo Andrea Catriello da Genova, che sottoscrisse uno dei codici da lui copiati, il 20 novembre 1465.[12]

Voluta da un unico mecenate e realizzata in breve tempo, la raccolta ha un carattere fortemente sistematico, enciclopedico, perché destinata non al personale interesse del committente, ma agli studi di una comunità monastica. Domenico Malatesta dichiarò il suo ruolo di promotore facendo apporre sulla prima pagina di ogni codice il proprio stemma, riccamente ornato alla maniera antica, e le iniziali "M" e "N" dipinte in oro, o in altri colori, entro un campo rettangolare a foglia d’oro.

Una carta geografica

I manoscritti commissionati o acquistati da Malatesta Novello de' Malatesti (circa 150 esemplari) integravano un preesistente fondo conventuale, costituito già nel 1300, ma ricco di codici ancora più antichi, come le Etymologiae di Isidoro di Siviglia (S.XXI.5), del IX secolo.

Vennero aggiunti alla raccolta i testi di medicina e di scienze, ma anche di letteratura e filosofia, donati dal riminese Giovanni di Marco, medico di Domenico Malatesta e come lui appassionato collezionista di codici.

Quattordici codici greci, acquistati molto probabilmente dal Malatesta a Costantinopoli, sette ebraici e altri donatigli, più qualche codice aggiunto nei secoli successivi completarono la raccolta, che ammonta a 343 manoscritti.

I volumi sono tuttora collocati nei loro banchi, che avevano una duplice funzione:

  • leggio, in quanto i libri venivano posti sul piano reclinato,
  • deposito, infatti dopo la lettura venivano riposti nella scansia sottostante. Qui i codici, di solito cinque per pluteo e suddivisi per materia, erano appoggiati orizzontalmente ed erano fissati ai banchi con catenelle di ferro battuto. Questa consuetudine probabilmente fu dovuta a esigenze di sicurezza.

Il signore di Cesena, che intuiva nella biblioteca il simbolo imperituro della propria fama presso i posteri, volle, con una decisione e un’intuizione assolutamente originali, che la biblioteca fosse dotata di una rendita di 200 ducati all'anno per le acquisizioni e fosse affidata anche alle cure e all’attenzione della comunità cesenate sottolineandone così la vocazione pubblica. Infatti, già dal 1461 il consiglio comunale faceva eseguire ogni due mesi un rigoroso controllo dei libri collocati nei plutei. Nel 1466, dopo la morte di Domenico Malatesta, il comune ottenne addirittura una bolla di scomunica per chiunque portasse via i codici senza autorizzazione.

La raccolta era quindi sorvegliata due volte:

Il libro più piccolo del mondo

Tra le “curiosità” della Biblioteca Malatestiana si può ricordare una serie di volumi a stampa di piccolo formato, tra i quali il “libro più piccolo del mondo leggibile senza lente” [13].

Stampato dai Fratelli Salim di Padova nel 1897, misura 15x9mm e contiene una lettere di Galileo Galilei a Cristina di Lorena, in cui lo scienziato sostiene che la teoria copernicana non è in contrasto con le verità della fede rivelante.

Volumetti in miniatura
  1. dai monaci del convento di San Francesco che la ospitava e ne garantiva l’uso;
  2. dal Comune, che vegliava sulla sua integrità e il suo rispetto. Anche la nomina del custode-bibliotecario spettava, secondo la volontà di Domenico Malatesta, al consiglio comunale.

In questo modo la storia della Biblioteca Malatestiana e della sua prodigiosa conservazione fino ai tempi odierni, che rappresenta ancora oggi un motivo di orgoglio di Cesena, è anche la storia un simbolo sentito come proprio e amato con eccezionale fedeltà dai cesenati.

[modifica] I corali del Cardinale Bessarione

Il Cardinale Bessarione fu uno dei personaggi più importanti e influenti della Chiesa del XV secolo ed il massimo rappresentante di quella tendenza conciliare che voleva riunita la chiesa occidentale latina a quella orientale greca. Tra il 1450 e il 1455 trascorse un periodo a Bologna, come legato papale per quella città e per le Romagne, che coincide con quello della commissione dei corali.

Il ciclo comprendeva diciotto volumi, e la sua destinazione doveva essere il convento dei Francescani Osservanti di Costantinopoli, ma la caduta della città in mano turca nel 1453 fece cambiare tale sede e fu scelto il Convento dell’Osservanza di Cesena, dove essi rimasero fino ai primi anni dell’Ottocento.
In seguito alle vicende legate all’occupazione napoleonica e alla sospensione degli ordini religiosi (1797-1810), la maggior parte dei corali andò dispersa e soltanto sette furono collocati nella biblioteca comunale di Cesena che allora si andava costituendo. Un recente acquisto sul mercato antiquario internazionale ha consentito di recuperare uno dei corali dispersi: si tratta di uno splendido antifonario, contrassegnato nella carta icipriate dello stemma del Bessarione.

Uno dei sette corali

[modifica] I corali della Cattedrale

I sette, sei Graduali e un Kyriale, vennero commissionati dal Vescovo Giovanni Venturelli da Amelia e dai canonici del Duomo di Cesena e realizzati del copista Enrico di Amsterdam tra il 1480 e il 1495.
Tra i miniatori che hanno decorato questi corali, ricordiamo il canonico Savinus Faventinus e Frater Hieronimus. Secondo la testimonianza dell’erudito settecentesco Giovan Battista Braschi, essi venivano esposti alla pubblica devozione e ammirazione nel giorno della festa di San Giovanni Battista, patrono di Cesena, che si celebra il 24 giugno. Non a caso quindi, una delle pagine più note di questi splenditi volumi è la 75v del corale C, che contiene la raffigurazione della nascita del santo.

[modifica] La Malatestiana “Memoria del Mondo”

Interno della Biblioteca Malatestiana

Il programma Memoria del Mondo, avviato dall’UNESCO nel 1992, si propone di stabilire, a somiglianza di quanto avviene per il Patrimonio culturale e naturale dell’Umanità, una lista di beni documentari caratterizzati dalla loro unicità e del loro rilievo per la storia dell’umanità. L’UNESCO ha inserito nel registro della Memoria del Mondo, nel giugno del 2005, la Biblioteca Malatestiana di Cesena con la seguente motivazione:

« La biblioteca contiene lavori di filosofia, teologia e scritti di natura biblica, così come di letteratura scientifica e classica e di differenti provenienze. È un raro esempio di una completa e meravigliosa collezione conservata dalla metà del XV sec., appena prima dell'avvento della stampa in Europa. La collezione è un esempio unico di biblioteca umanistica del Rinascimento, momento in cui le prime valutazioni sugli scritti e sugli insegnamenti cristiani lasciavano la strada a varie considerazioni secolari. »

La Biblioteca Malatestiana è il primo bene culturale italiano a conseguire tale riconoscimento[3].

[modifica] Cronotassi dei custodi della Biblioteca Malatestiana

I "custodi-bibliotecari" avevano la doppia funzione di custodire il tesoro della Biblioteca e di registrare e controllare i prestiti. Ecco riportati alcuni dei "custodi-bibliotecari" più famosi[14]:

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

Bozza di un dipinto ottocentesco che rappresenta Malatesta Novello, con la moglie Violante, nel momento dell'inaugurazione della Biblioteca Malatestiana
Papa Giovanni Paolo II in visita alla Biblioteca Malatestiana
Foto d'epoca della Biblioteca Malatestiana
  1. ^ http://www.malatestiana.it/sezioni/libraria.htm
  2. ^ O' Gorman, vedi bibliografia.
  3. ^ a b http://www.unesco.it/SitoFrancese/Patrimonio_mondialeF/Registro_Memoria_del_Mondo/Registro_mondiale_mondo.htm
  4. ^ Statistiche
  5. ^ Patrimonio documentario
  6. ^ http://www.malatestiana.it/sezioni/libraria.htm
  7. ^ Baldacchini-Corti, p. 88; Gori-Montanelli, pp. 93 e 96.
  8. ^ Le Epigrafi
  9. ^ Baldacchini-Corti, p. 60.
  10. ^ http://www.homolaicus.com/arte/cesena/storia/Malatestiana/malatestiana.htm
  11. ^ Gli Amanuensi di Malatesta Novello
  12. ^ Il giorno della morte di Domenico Malatesta.
  13. ^ Informazione presa dall'opuscolo informativo che offrono durante la visita alla Biblioteca.
  14. ^ I Custodi della Memoria

[modifica] Bibliografia

  • L. Baldacchini-G. Corti, La Biblioteca Malatestiana di Cesena, Roma 1992.
  • E. Bottasso, Storia della biblioteca in Italia, Milano, Editrice Bibliografica, 1984 ISBN: 88-7075-095-7
  • L. Gori-Montanelli, Brunelleschi e Michelozzo, Firenze 1957.
  • J. F. O' Gorman, The Architecture of the monastic Library in Italy, New York 1972.
  • G. Volpe, Matteo Nuti architetto dei Malatesta, Venezia 1989.

[modifica] Voci correlate

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