Biblioteca Malatestiana

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Biblioteca Malatestiana
Biblioteca Malatestiana
L'aula del Nuti
Stato Italia
Regione Emilia-Romagna
Città Cesena
Specialistica Pubblica
Numero opere 350 000 volumi
Stile Rinascimentale
Architetto Matteo Nuti
Costruzione 1447-1454
Apertura 15 agosto 1454
Sito malatestiana.it
L'edificio che ospita la Biblioteca Malatestiana
« La splendida Biblioteca Malatestiana di Cesena è il cuore della cultura della Romagna. »
(Guido Piovene, Viaggio in Italia)

La Biblioteca Malatestiana di Cesena è una biblioteca monastica di particolare importanza storica. Fondata alla metà del XV secolo, detiene due primati assoluti: è stata la prima biblioteca civica d'Italia[1][2] e d'Europa[3]; è l'unico esempio di biblioteca monastica umanistica giunta fino a noi perfettamente conservata nell'edificio, negli arredi e nella dotazione libraria[4].

L'UNESCO ha riconosciuto l'importanza culturale della Malatestiana inserendola, prima in Italia, nel Registro della Memoria del Mondo[5][6]. Il 19 settembre 2008, Poste Italiane ha emesso un francobollo dedicato alla biblioteca, sulla serie tematica "Il patrimonio artistico e culturale italiano"[7].

Oggi vi sono conservati quasi 250 000 volumi, di cui 287 incunaboli, circa 4 000 cinquecentine, 1 753 manoscritti che spaziano fra il XVI secolo e il XIX secolo e oltre 17 000 lettere e autografi[8]; mentre nella sezione moderna della biblioteca sono presenti oltre centomila volumi.

Inoltre vi ha sede la Società di Studi Romagnoli, istituzione fondata nel 1949.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rinascimento a Cesena e Storia di Cesena.
Ingresso dell'Aula del Nuti

Intorno agli anni '40 del XV secolo i locali frati Francescani, disponendo di un numero di codici ormai superiore alla capacità della loro piccola biblioteca, chiesero a Domenico Malatesta, Signore di Cesena, i fondi per l'edificazione per una nuova libraria. I lavori vennero affidati all'architetto Matteo Nuti da Fano, discepolo di Leon Battista Alberti, ebbero inizio nel 1447 e già nel 1452 l'aula, ricavata nel braccio orientale del convento di San Francesco, un tempo adibito a dormitorio, poteva dirsi conclusa. Occorsero poi due anni per la sistemazione dei codici e la realizzazione del portale in noce di Agostino di Duccio[9]; il 15 agosto 1454 il nuovo studium veniva aperto al pubblico[10].

La Biblioteca Malatestiana è la prima biblioteca civica d'Italia, di proprietà cioè dell'Amministrazione Comunale nonché visitabile da tutti i cittadini, ma la custodia fu affidata ai frati Francescani. Questa doppia responsabilità sulla biblioteca, sancita dalla presenza di un doppia chiave per accedervi, è ritenuta dagli studiosi uno degli aspetti che ha portato la Malatestiana al suo primato maggiore: quella di essere l'unica biblioteca di tipo umanistico-conventuale al mondo ad aver mantenuto intatti struttura, arredo e codici fin dalla sua apertura, cioè per più di cinquecento anni[10].

Morto Malatesta Novello e terminata la signoria, la biblioteca poté vivere grazie alla lungimiranza del suo mecenate che la dotò di una rendita. Solo durante il periodo napoleonico, dal 1797 al 1814, l'intero complesso fu trasformato in caserma e il patrimonio librario corse seriamente il rischio di essere smembrato.

Nel convento fu disposto il primo nucleo della biblioteca comunale e le aule scolastiche del Liceo Ginnasio (che nel 2008 furono trasferite nel Cubo, una nuova sede in condivisione con l'Istituto Tecnico per Geometri)[11]. La lunga serie di trasformazioni edilizie cui il complesso fu sottoposto in seguito non fece che rafforzare la sua caratterizzazione in senso culturale che anche oggi rimane fortissima.[10]

Bozza di un dipinto ottocentesco che rappresenta Malatesta Novello nel momento dell'inaugurazione della Biblioteca Malatestiana

Dal 1983, al pian terreno è situata la sezione moderna della biblioteca comunale[10].

Struttura[modifica | modifica sorgente]

L'esterno della Biblioteca Malatestiana è sacrificato tra gli edifici ottocenteschi che sostituirono le sale del convento, e solo dal Chiostro di San Francesco e dal cortile di Palazzo Ghini se ne possono ammirare rispettivamente il lato nord e il frontone, il tutto in una disarmante semplicità: in cotto, con frontone ornato da rosone e lapide dedicatoria, e lati i maggiori con finestrelle ad arco acuto e un delizioso cornicione in terra cotta.

All'interno, salite le scale che conducono al primo piano e attraversati due corridoi, si accede al vestibolo che immette all'Aula del Nuti e che la divide con l'adiacente Biblioteca Piana, con la splendida mazza da parata che papa Pio VI donò alla sua città natale[12].

Aula del Nuti[modifica | modifica sorgente]

Il timpano del portale sul quale campeggia l'elefante, emblema dei Malatesta, con il motto Elephas Indus culices non timet («L'elefante indiano non teme le zanzare»)

Composta di un'unica sala a forma rettangolare, la sua architettura e l'uso per la quale fu pensata (fungeva da studium) preludono al Rinascimento italiano. Domenico Malatesta assegnò all'architetto Matteo Nuti il compito di progettare un edificio adeguato alla conservazione delle opere dello studium. È questa sala la parte principale dell'insieme architettonico che diede fama alla Malatestiana.

Celebrato come Dedalus alter nell'epigrafe che si legge accanto nella porta d'ingresso, questi pose il sigillo del proprio nome:

« MCCCCLII Matheus Nutius Fanensi ex urbe creatus Dedalus alter opus tantum deduxit ad unguem »
(1452, Matteo Nuti, nato a Fano, quale secondo Dedalo condusse a compimento una tale opera.[1])

Sul timpano del portale campeggia l'elefante, emblema dei Malatesta:

« Elephas Indus culices non timet »
(L'elefante indiano non teme le zanzare.)

pare avere valore di motteggio verso i nemici Da Polenta, signori di Ravenna, zona infestata dalle zanzare.

Mentre ai lati dell'architrave e sui capitelli delle lesene sono raffigurati i simboli araldici della grata, delle tre teste e della scacchiera[13].

La porta in legno ad opera di Cristoforo da San Giovanni in Persiceto

La porta in legno scuro è opera di Cristoforo da San Giovanni in Persiceto e reca la data del 15 agosto 1454, giorno solenne e festoso per la città che celebrava intorno a quei giorni un'importante "fiera d'agosto".

Gli intagli, di gusto gotico, ripetono motivi a rosette e simboli elicoidali, disposti in modo da evocare la scacchiera malatestiana. L'araldica dei Malatesta è riprodotta anche all'interno, sui capitelli delle colonne della sala e sui 58 plutei (29 per parte), imponenti banchi di legno di pino in cui si conservano i codici[14].

All'ideazione di questo spazio armonioso e luminoso non sembra estraneo l'artefice del Tempio Malatestiano di Rimini, Leon Battista Alberti, per tutta una serie di rapporti geometrici e proporzionali riscontrabili nella pianta e nell'alzato dell'edificio, che fanno riferimento alla nuova cultura prospettica rinascimentale codificata nel De re aedificatoria, celebre trattato dello stesso Alberti[15]. Innovativa per quei tempi è infatti la pianta a tre navate, tutte e tre con copertura a volte: a botte quella centrale e a crociera quelle laterali, un poco più larghe e basse[14]. La luce, distribuendosi dalle finestrelle, due per campata, si ripartisce nelle navate laterali, mentre la navata centrale, scandita da venti eleganti colonne con capitelli a scudi e a foglie pendule, è illuminata dal grande occhio di fondo. Per questo schema simile alla basilica, Nuti si ispirò alla biblioteca del convento domenicano di San Marco, a Firenze, progettata da Michelozzo (1444)[14]. Tuttavia, l'uso della volta a botte nella biblioteca fiorentina pare non far parte del concetto originale di Michelozzo, ma essere piuttosto un'aggiunta successiva al terremoto del 1457 e ispirata proprio alla Biblioteca Malatestiana[16].

Lungo le due navate laterali, le meglio illuminate, sono disposti i 58 banchi, 29 per fila. La navata centrale, quella stretta e rialzata, funge invece da corridoio. Si tratta di una soluzione razionale che avrebbe fatto scuola nelle biblioteche monastiche dell'Italia settentrionale.

L'epigrafe sul pavimento

Le epigrafi del pavimento rinnovano la memoria del donatore:

« Mal(atesta) Nov(ellus) Pan(dulphi) fil(ius) Mal(atestae) nep(os) dedit »
(Malatesta Novello, figlio di Pandolfo nipote di Malatesta, diede[1])

Anche il colore riveste un ruolo preciso: il bianco (fede) delle colonne mediane, il rosso (speranza) del pavimento in cotto e delle semicolonne e il verde (carità) dell'intonaco, riportato alla luce dai restauri del 1920, rimandano ai colori degli stemmi malatestiani[13][17].

Come le altre biblioteche monastiche del periodo, la Malatestiana venne collocata al primo piano per proteggere i codici da eventuali danni dovuti ad inondazioni. La luce penetra dall'esterno entrando da finestre ad arco acuto, che viste dall'interno presentano invece un arco ribassato.

Francobollo emesso nel 2009 dedicato alla biblioteca

L'architettura della Malatestiana come modello[modifica | modifica sorgente]

La soluzione a tre navate con volta adottata a Cesena per la Malatestiana e a Firenze per la Biblioteca di San Marco divenne un modello per la successiva costruzione di rinomate biblioteche monastiche italiane, le cui sale oggi si trovano spesso in cattivo stato di conservazione; per citarne alcune, si tratta della biblioteca del convento Santa Maria delle Grazie a Milano (1469),[18] della biblioteca di San Domenico a Perugia (1474)[19] e di quella della biblioteca nel convento benedettino di San Giovanni a Parma (1523).[20] Il successo di questa forma continuò fino al momento in cui l'evoluzione dei canoni rinascimentali impose, nei primi decenni del Cinquecento, una soluzione che privilegiasse l'unità dello spazio, con conseguente rinuncia alla ripartizione in navate (Biblioteca Laurenziana di Michelangelo a Firenze).

Biblioteca Piana[modifica | modifica sorgente]

L'interno della biblioteca Piana

Nel salone che si apre di fronte alla Malatestiana si conserva la Biblioteca Piana, già di Papa Pio VII Chiaramonti (1800-1823)[12]. Assegnata in uso ai Benedettini del monastero di Santa Maria del Monte per espressa volontà del papa e di proprietà della famiglia Chiaramonti, nel 1941 è stata venduta dagli eredi Chiaramonti allo Stato italiano, ed è attualmente in deposito presso la biblioteca Malatestiana[12].

Ricca di oltre cinquemila volumi a stampa dei secoli dal XV al XIX e di un centinaio di manoscritti, comprende, fra i codici più preziosi, un Evangelario datato 1104, un manoscritto giuridico del XIII secolo contenente il Decretum Gratiani, un Messale romano databile agli inizi del Quattrocento con una splendida Crocefissione miniata[21].

Tra gli incunaboli si può ricordare un esemplare della Cosmographia di Tolomeo, che riporta la data falsa 1462 (in realtà stampato nel 1477 o nel 1482), con tavole colorate i cui disegni sono stati attribuiti a Taddeo Crivelli[21].

La raccolta malatestiana[modifica | modifica sorgente]

Gli amanuensi di Novello Malatesta

Ecco riportati alcuni dei copisti più illustri che hanno lavorato per la Biblioteca su commissione del Malatesta[1]:

I manoscritti della Malatestiana, preziosissimi, venivano legati ai banchi per evitarne l'asportazione
  • Jacopo da Pergola
  • Francesco di Bartolomeo da Figline
  • Giovanni da Magonza
  • Francesco de Tianis
  • Jean D'Epinal
  • Andrea Catrinello
  • Jacopo di Francesco Macario
  • Anonimo "Copista di Tacito"
  • Matthias Kuler
  • Pietro de Traiector

Voluta da un unico mecenate, Novello Malatesta (1418-1465), e realizzata in breve tempo, la raccolta ha un carattere largamente sistematico (oggi diremmo "enciclopedico") perché destinata non al personale interesse del committente, ma agli studi di una comunità monastica. Domenico Malatesta dichiarò il suo ruolo di promotore facendo apporre sulla prima pagina di ogni codice il proprio stemma, riccamente ornato alla maniera antica, e le iniziali "M" e "N" dipinte in oro, o in altri colori, entro un campo rettangolare a foglia d'oro[22].

I testi della collezione malatestiana comprendono autori classici, Padri della Chiesa e opere greche in traduzione, con particolare predilezione per gli storici e per le scoperte degli umanisti contemporanei. La collezione è ispirata al modello umanistico anche nello stile di scrittura, quasi tutta effettuata in littera antiqua, anche se sono presenti codici in gotica o semigotica.

Di alcuni degli amanuensi che lavorarono per Novello Malatesta ci è stato tramandato il nome:

  • Jean d'Epinal, che copiò almeno trentuno codici[23],
  • Jacopo della Pergola, al quale Domenico Malatesta affidò la trascrizione di opere di grande impegno, come lo splendito De civitate Dei di Sant'Agostino (D.IX.1)[23],
  • Frate Francesco di Bartolomeo da Figline, che fu anche il primo custode della biblioteca[23].

Tra i copisti malatestiani che per il loro lavoro si servirono generalmente dell'umanistica, ricordiamo Andrea Catriello da Genova, che sottoscrisse uno dei codici da lui copiati il 20 novembre 1465[24].

Una carta geografica dell'Italia, all'interno di un volume di grandi dimensioni

I manoscritti commissionati o acquistati da Novello Malatesta (circa 150 esemplari) integravano un preesistente fondo conventuale, costituito già nel XIV secolo, ma ricco di codici ancora più antichi, come le Etymologiae di Isidoro di Siviglia (S.XXI.5), del IX secolo.

La prima donazione esterna giunse dal riminese Giovanni di Marco, medico di Domenico Malatesta e come lui appassionato collezionista di codici. Si aggiunsero alla raccolta malatestiana testi di medicina e di scienze, ma anche di letteratura e filosofia.

Quattordici codici greci, acquistati molto probabilmente dal Malatesta a Costantinopoli, sette ebraici e altri donatigli, più qualche codice aggiunto nei secoli successivi completarono la raccolta, che ammonta a 343 manoscritti[25].

I volumi sono tuttora collocati nei loro banchi, che avevano una duplice funzione:

  • leggìo, in quanto i libri venivano posti sul piano reclinato,
  • deposito, infatti dopo la lettura venivano riposti nella scansia sottostante. Qui i codici, di solito cinque per pluteo e suddivisi per materia, erano appoggiati orizzontalmente ed erano fissati ai banchi con catenelle di ferro battuto. Questa consuetudine era dovuta a esigenze di sicurezza[26].

Il Signore di Cesena, che intuiva nella biblioteca il simbolo imperituro della propria fama presso i posteri, volle, con una decisione e un'intuizione assolutamente originali, che la biblioteca fosse dotata di una rendita di 200 ducati all'anno per le acquisizioni e fosse affidata anche alle cure e all'attenzione della comunità cesenate, sottolineandone così la vocazione pubblica. Le nuove acquisizioni furono dedicate soprattutto ad opere di autori cesenati, o stampate nella città[27]. Ciò significa che la biblioteca si qualificò subito come luogo della memoria e delle glorie cittadine.

Il libro più piccolo del mondo

Tra le "curiosità" della Biblioteca Malatestiana si può ricordare una serie di volumi a stampa di piccolo formato, tra i quali il "libro più piccolo del mondo leggibile senza lente".

Stampato dai Fratelli Salim di Padova nel 1897, misura 15×9 mm e contiene una lettera di Galileo Galilei a Cristina di Lorena, in cui lo scienziato sostiene che la teoria copernicana non è in contrasto con le verità rivelate della fede[21].

Volumetti in miniatura

Fin dal 1461 il consiglio comunale fece eseguire ogni due mesi un rigoroso controllo dei libri collocati nei plutei. Nel 1466, dopo la morte di Domenico Malatesta, il comune ottenne addirittura una bolla di scomunica per chiunque portasse via i codici senza previa autorizzazione[10].

La raccolta era quindi sorvegliata due volte:

  1. dai monaci del convento di San Francesco che la ospitava e ne garantiva l'uso;
  2. dal Comune, che vegliava sulla sua integrità e il suo rispetto. Anche la nomina del custode-bibliotecario spettava, secondo la volontà di Domenico Malatesta, al consiglio comunale.

In questo modo la storia della Biblioteca Malatestiana e della sua prodigiosa conservazione fino ai tempi odierni, che rappresenta ancora oggi un motivo di orgoglio per Cesena, è anche la storia di un simbolo sentito come proprio e amato con eccezionale fedeltà dai cesenati.

I corali del cardinale Bessarione[modifica | modifica sorgente]

Il cardinale Bessarione fu uno dei personaggi più importanti e influenti della Chiesa del XV secolo e il massimo rappresentante di quella tendenza conciliare che voleva riunita la chiesa occidentale latina a quella orientale greca. Tra il 1450 e il 1455 trascorse un periodo a Bologna, come legato papale per quella città e per la Romagna, che coincide con quello della commissione dei corali.

Il ciclo comprendeva diciotto volumi, e la sua destinazione doveva essere il convento dei Francescani Osservanti di Costantinopoli, ma la caduta della città in mano turca nel 1453 fece cambiare tale sede e fu scelto il Convento dell'Osservanza di Cesena, dove essi rimasero fino ai primi anni dell'Ottocento.

In seguito alle vicende legate all'occupazione napoleonica e alla soppressione degli ordini religiosi (1797-1810), la maggior parte dei corali andò dispersa e soltanto sette furono collocati nella biblioteca comunale di Cesena che allora si andava costituendo. Un recente acquisto sul mercato antiquario internazionale ha consentito di recuperare uno dei corali dispersi: si tratta di uno splendido antifonario, contrassegnato nella carta incipitaria dello stemma del Bessarione[28].

I corali della cattedrale[modifica | modifica sorgente]

Uno dei sette corali Uno dei sette corali
Uno dei sette corali
Un libro della Malatestiana

I sette corali, sei Graduali e un Kyriale, vennero commissionati dal Vescovo Giovanni Venturelli da Amelia e dai canonici del Duomo di Cesena e realizzati dal copista Enrico di Amsterdam tra il 1480 e il 1495.

Tra i miniatori che hanno decorato questi corali, si ricordano il canonico Savinus Faventinus e Frater Hieronimus. Secondo la testimonianza dell'erudito settecentesco Giovan Battista Braschi, essi venivano esposti alla pubblica devozione e ammirazione nel giorno della festa di San Giovanni Battista, patrono di Cesena, che si celebra il 24 giugno. Non a caso quindi, uno dei fogli più noti di questi splenditi volumi è il 75v del corale C, che contiene la raffigurazione della nascita del santo[29].

La Malatestiana patrimonio culturale[modifica | modifica sorgente]

Scranno con stemma malatestiano

Il programma memoria del mondo, avviato dall'UNESCO nel 1992, si propone di stabilire, a somiglianza di quanto avviene per il Patrimonio culturale e naturale dell'Umanità, una lista di beni documentari caratterizzati dalla loro unicità e del loro rilievo per la storia dell'umanità. L'UNESCO ha inserito nel registro della Memoria del Mondo, nel giugno del 2005, la Biblioteca Malatestiana di Cesena con la seguente motivazione:

« La biblioteca contiene lavori di filosofia, teologia e scritti di natura biblica, così come di letteratura scientifica e classica e di differenti provenienze. È un raro esempio di una completa e meravigliosa collezione conservata dalla metà del XV secolo, appena prima dell'avvento della stampa in Europa. La collezione è un esempio unico di biblioteca umanistica del Rinascimento, momento in cui le prime valutazioni sugli scritti e sugli insegnamenti cristiani lasciavano la strada a varie considerazioni secolari. »

La Biblioteca Malatestiana è il primo bene culturale italiano a conseguire tale riconoscimento[10].

Cronotassi dei custodi e direttori[modifica | modifica sorgente]

I "custodi-bibliotecari" avevano la doppia funzione di custodire il tesoro della Biblioteca e di registrare e controllare i prestiti. Ecco riportato l'elenco, non completo, dei "custodi-bibliotecari"[1]:

La moderna Biblioteca Malatestiana[modifica | modifica sorgente]

Una sala della sezione moderna della Biblioteca Malatestiana

Nella sezione moderna della Biblioteca Malatestiana sono presenti oltre centomila volumi. È questo il grande patrimonio ad "accesso diretto" della Biblioteca Malatestiana, cioè l'insieme dei libri che possono essere presi in prestito gratuito da chiunque, purché si sia registrato alla biblioteca.

Inoltre, alla fine di ottobre 2009 sono state inaugurate due nuovi locali: uno dedicato a internet e uno per lo studio e la ricerca universitaria.

I due nuovi locali sono collocati al piano terreno (dove un tempo si trovava l'archivio storico della biblioteca); nella prima sala sono a disposizione otto postazioni web utilizzabili gratuitamente da tutti[30], mentre nella sala accanto si trovano altre due postazioni internet che sono utilizzate per la consultazione di riviste elettroniche alle quali l'Ateneo di Bologna è abbonato.

Nelle due sale sono raccolti oltre duemila libri specialisti d'esame, utilizzabili dagli studenti universitari delle facoltà cesenati[31].

Biblioteca Moderna[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte dei libri si trovano all'interno della Biblioteca Moderna, che raccoglie più di 66.000 volumi editi dopo il 1830 ed è aperta dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 18.45 e il sabato dalle 8.00 alle 12.45.

Nel 1983 fu adottato lo "scaffale aperto", permette così un rapporto più diretto tra libri e lettori. Un altro importante strumento è il "Registro dei Desiderata", un libro sul quale ciascuno può segnalare opere che vorrebbe fossero acquistate dalla biblioteca[32].

Biblioteca dei Ragazzi[modifica | modifica sorgente]

Foto di Giuseppe Mazzini dal Fondo Comandini

Nella Biblioteca dei Ragazzi, l'altra area di pubblica lettura della Malatestiana, sono custoditi invece quasi 34.000 testi destinati ai lettori da 0 a 16 anni. È aperta dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 18.45 e il sabato dalle 9.00 alle 12.45 ma anche disponibile su prenotazione nelle altre mattine feriali per le visite delle scolaresche.

La Biblioteca dei Ragazzi è nata nel 1976 e ha assunto la sua fisionomia attuale, all'interno dei locali nel Chiostro di San Francesco, nel 1982. Fin dalle sue origini la Biblioteca dei Ragazzi è stata organizzata a "scaffale aperto", ma che allora costituì una delle prime esperienze in questa direzione. Lo "scaffale aperto" prevede che i libri siano direttamente a portata di mano e non chiusi al pubblico, ordinati sugli scaffali secondo un sistema di classificazione (nella Malatestiana la Classificazione decimale Dewey) che consente di disporre i volumi secondo la disciplina o classe di appartenenza[33].

Fondi della Malatestiana[modifica | modifica sorgente]

Locandina pubblicitaria di Augusto Casalboni

Tanti sono stati negli anni i personaggi legati a Cesena che hanno donato le opere delle loro librerie personali alla Malatestiana. Fra questi c'è Renato Serra, direttore della Biblioteca dal 1909 al 1915, che ha lasciato a Cesena l'archivio dei suoi manoscritti e delle sue opere a partire dal 1935[34].

A questo occorre aggiungere i fondi donati da cesenati come Cavallotti, Bufalini, Urbinati, Trovanelli, Finali, Allocatelli, Fabbri e Rambelli. Tra i Fondi della Malatestiana si segnala la biblioteca del giornalista e storico Alfredo Comandini, composta di oltre 14.000 volumi, 13.000 opuscoli, 4.000 stampe, 1.800 fotografie, 4.000 cartoline, 1.600 periodici, 1.193 annate di 397 quotidiani, e centinaia di medaglie, monete, disegni, manoscritti e cimeli vari[35].

Degno di nota anche il Fondo Nori, donato dalla famiglia nel 1986. Comprende 31 manoscritti, un incunabolo e 329 cinquecentine, 4.354 volumi dal XVII al XX secolo e un centinaio di periodici[36].

Un altro fondo importante è il Fondo Zavatti, che raccoglie documenti, carte varie e riviste che documentano l'attività di architetto e i vari progetti di ristrutturazione della Biblioteca Malatestiana[37].

Completano il patrimonio della Malatestiana diversi archivi fra cui quello della "Società miniere sulfuree di Romagna"[38] e quello fotografico con lastre e fotografie di fine Ottocento e inizi Novemcento[39].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Biblioteca Malatestiana - Storia. URL consultato il 25 agosto 2009.
  2. ^ unibo.it. URL consultato il 07-03-2010.
  3. ^ Strada dei vini e dei sapori - Cesena. URL consultato il 25-08-2009.
  4. ^ O' Gorman, passim, vedi bibliografia; Baldacchini-Corti, pp. 88-89
  5. ^ (EN) Memoria del mondo Unesco. URL consultato il 17 febbraio 2010.
  6. ^ corriereromagna.it. URL consultato il 17 febbraio 2010.
  7. ^ Biblioteca Malatestiana - Francobollo. URL consultato il 31-08-2009.
  8. ^ Biblioteca Malatestiana - Patrimonio documentario. URL consultato il 25-08-2009.
  9. ^ Touring Club Italiano, p. 75.
  10. ^ a b c d e f Lauretano, op. cit., cap. Biblioteca Malatestiana
  11. ^ Andrea Alessandrini, IL CUBO sta cominciando a riempirsi in il Resto del Carlino, 6 agosto 2008.
  12. ^ a b c Capellini, op. cit., p. 53
  13. ^ a b Biblioteca Malatestiana - L'araldica e la simbologia malatestianal. URL consultato il 25-08-2009.
  14. ^ a b c Biblioteca Malatestiana - Aula del Nuti. URL consultato il 16-01-2011.
  15. ^ L.B. Alberti, L'architettura (De re aedificatoria), ed. a cura di G. Orlandi e P. portoghesi, Milano 1966, libro I, cap. I, p. 18.
  16. ^ Baldacchini-Corti, p. 88; Gori-Montanelli, pp. 93 e 96.
  17. ^ Baldacchini-Corti, p. 60.
  18. ^ O'Gorman, p. 64.
  19. ^ O'Gorman, p. 66.
  20. ^ O'Gorman, p. 69.
  21. ^ a b c Capellini, op. cit., p. 54
  22. ^ malatestiana.it - Lo scriptorium di Malatesta Novello. URL consultato il 25 agosto 2009.
  23. ^ a b c Jean d'Epinal. URL consultato il 25-08-2009.
  24. ^ Il giorno della morte di Domenico Malatesta.
  25. ^ Manoscritti. URL consultato il 25-08-2009.
  26. ^ malatestiana.it - Biblioteche della provincia di Forlì. URL consultato il 25 agosto 2009.
  27. ^ Paolo Turroni, Monumento per i grandi cesenati in La Voce di Romagna, 18 luglio 2011, p. 34.
  28. ^ Corale del cardinal Bessarione. URL consultato il 25-08-2009.
  29. ^ CORALI DELLA CATTEDRALE. URL consultato il 25-08-2009.
  30. ^ Biblioteca Malatestiana – Internet. URL consultato il 26-02-2010.
  31. ^ Biblioteca Malatestiana – Università. URL consultato il 26-02-2010.
  32. ^ Biblioteca Moderna. URL consultato il 26-02-2010.
  33. ^ Biblioteca dei Ragazzi. URL consultato il 26-02-2010.
  34. ^ Biblioteca Malatestiana – Fondo Serra.
  35. ^ Biblioteca Malatestiana – Fondo Comandini. URL consultato il 26-02-2010.
  36. ^ Biblioteca Malatestiana – Fondo Antichi a Stampa.
  37. ^ Biblioteca Malatestiana – Fondo Zavatti.
  38. ^ Biblioteca Malatestiana – Fondo "Società miniere sulfuree di Romagna".
  39. ^ Biblioteca Malatestiana – Fondi Fotografici. URL consultato il 26-02-2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianfranco Lauretano, Cesena, nello sguardo, nella mente, nel cuore, a cura di Marisa Zattini, Cesena, Il Vicolo, 2010, ISBN 978-88-96431-15-3.
  • Touring Club Italiano, La provincia di Forlì-Cesena: Terra del Sole, Bertinoro, Longiano, Cesenatico, Milano, Touring Editore, 2003, ISBN 88-365-2908-9.
  • Denis Capellini, Guida di Cesena, Città Malatestiana, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2001, ISBN 88-8312-175-9.
  • L. Baldacchini, G. Corti, La Biblioteca Malatestiana di Cesena, Roma, 1992. ISBN non esistente
  • Gianni Volpe, Matteo Nuti architetto dei Malatesta, Venezia, Marsilio, 1989, ISBN 88-317-5244-8.
  • E. Bottasso, Storia della biblioteca in Italia, Milano, Editrice Bibliografica, 1984, ISBN 88-7075-095-7.
  • J.F. O'Gorman, The Architecture of the monastic Library in Italy, New York, 1972, ISBN 0-8147-6152-6.
  • L.B. Alberti, L'architettura (De re aedificatoria), ed. a cura di G. Orlandi e P. Portoghesi, Milano, 1966. ISBN non esistente
  • Lorenzo Gori-Montanelli, Brunelleschi e Michelozzo, Firenze, 1957. ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Coordinate: 44°08′20″N 12°14′38″E / 44.138889°N 12.243889°E44.138889; 12.243889

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