Alfredo Comandini

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Antonio Alfredo Comandini (Faenza, 5 dicembre 1853Milano, 9 luglio 1923) è stato un giornalista e politico italiano, direttore politico del Corriere della Sera tra il maggio 1891 e il novembre 1892.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Quando nasce, Faenza fa parte dello Stato pontificio; suo padre, il cesenate Federico Comandini, in carcere per cospirazione, non può vederlo subito. Alfredo vive l'infanzia a Cesena dove comincia a dedicarsi all'attività politica. È giovane segretario della Consociazione repubblicana sino al 1872, quando decide di trasferirsi a Roma per studiare Giurisprudenza.

Il 2 agosto 1874 Comandini partecipa a una riunione repubblicana a Villa Ruffi, presso Rimini. Tra i convenuti vi sono Aurelio Saffi (già triumviro della Repubblica Romana del 1849), e il futuro Presidente del Consiglio, Alessandro Fortis[1]. La polizia fa irruzione, arrestando ventotto partecipanti. Comandini è il più giovane arrestato.

La sua passione politica lo porta ad entrare nel mondo del giornalismo come corrispondente da Roma. Nel 1876, a soli 23 anni, è chiamato a dirigere a Vicenza Il Paese e, nel 1879, passa, sempre come direttore, all'Adige di Verona.

Trasferitosi a Milano, nel 1883 dirige La Lombardia, che riesce a trasformare da giornale ormai in declino in un organo di stampa vivace e combattivo. Otto anni dopo, il 1º settembre 1891 viene chiamato da Eugenio Torelli Viollier (fondatore e direttore del Corriere della Sera) ad affiancarlo alla guida del quotidiano milanese come direttore politico[2]. Viollier sta cercando da qualche tempo chi lo possa sostituire. Ma Comandini rimane per poco tempo alla guida del Corriere poiché nel 1892 accetta la candidatura al Parlamento che gli viene offerta dal Circolo democratico costituzionale di Cesena. Comandini viene eletto e deve così lasciare il posto da direttore politico, in quanto Torelli Viollier non gli consente di mantenere entrambe le cariche. Accetta però di rimanere nella redazione come commentatore politico da Roma.

Alla Camera dei Deputati, Comandini, diventato ormai moderato e costituzionale, siede nel gruppo di Sidney Sonnino. Il gabinetto Sonnino cade appena un anno dopo e Comandini non viene rieletto alle elezioni successive. Tenta, aiutato da Sonnino (che è nuovo ministro del Tesoro), di dare vita a Milano ad un nuovo quotidiano, «Il Corriere del Mattino», ma il tentativo si conclude con un insuccesso. Non ha migliore fortuna anche la successiva iniziativa del 1898, quando cerca di dare vita ad un nuovo quotidiano radicale, «Il Piccolo». Dopo due cocenti fallimenti così ravvicinati, Comandini decide di abbandonare il giornalismo attivo, anche se rimane collaboratore per «L'Illustrazione Italiana» (tra il 1905 e il 1916), sotto lo pseudonimo Spectator.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Del Comandini studioso e ricercatore rimangono una memorabile L'Italia nei cento anni del secolo XIX giorno per giorno illustrata e la sua inchiesta come inviato in Sicilia per il "Corriere della Sera" in occasione dei gravi disordini che nel 1894 si verificarono nell'isola.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Spadolini, I repubblicani dopo l'Unità, Le Monnier, Firenze, 1950, pagg. 37-39
  2. ^ Torelli Viollier rimane gerente responsabile.

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