Paolo Boselli

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Paolo Boselli
Paolo Boselli.jpg

Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia
Durata mandato 18 giugno 1916 –
30 ottobre 1917
Capo di Stato Vittorio Emanuele III
Predecessore Antonio Salandra
Successore Vittorio Emanuele Orlando

Dati generali
Partito politico Destra storica

Paolo Boselli (Savona, 8 giugno 1838Roma, 10 marzo 1932) è stato un docente e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Boselli nacque l'8 giugno 1838 a Savona, da Paolo Boselli, di professione notaio, e da Marina Pizzorno. Il padre, di sentimenti liberali, nel 1821 dovette andare in esilio in Francia, perché accusato di aver favorito la fuga di patrioti come Santorre di Santarosa e Ramina da Savona.

Dopo aver frequentato il collegio degli scolopi a Savona, Paolo nel 1856 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Torino, dove si laureò nel 1860, avendo come insegnati valenti professori del calibro di Luigi Melegari, Francesco Ferrara, Pasquale Stanislao Mancini, Matteo Pescatore, Antonio Scialoja. Sposatosi con Corinna Cambieri (dalla quale ebbe tre figli, Silvio, Maria e Luisa), Boselli fece una rapida carriera nella struttura amministrativa statale: nel 1862 divenne auditore del Consiglio di Stato, nel 1865 ebbe la nomina a consigliere della prefettura di Milano, mentre successivamente collaborò con l'allora ministro dell'agricoltura Filippo Cordova e su incarico di quest'ultimo venne nominato nel 1867 segretario generale della Commissione italiana all'Esposizione Universale di Parigi. Nel 1870, divenne professore universitario della cattedra di scienza delle finanze a Roma, appena istituita, ma abbandonò l'insegnamento nel 1874 per dedicarsi completamente all'attività politica.

La carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Infatti Boselli era stato eletto deputato per il collegio di Savona nel Parlamento italiano nel 1870 nelle file della Destra storica, partecipò a varie commissioni parlamentari e fu relatore di vari progetti di legge: membro e poi presidente della giunta permanente di finanza, fece parte delle commissioni di riordinamento dell'imposta fondiaria, di quella per il riordino dei tributi locali e di quella consultiva sulle istituzioni di previdenza e del lavoro. Successivamente, tra il 1872 ed il 1874, fu membro della commissione d'inchiesta agraria e di quella industriale. Inizialmente liberista (nel dibattito del marzo del 1876 sulla statalizzazione delle ferrovie si schierò dalla parte dei deputati governativi), Boselli si avvicinò successivamente allo statalismo economico propugnato da Francesco Crispi e dal 1888 ricoprì vari incarichi ministeriali: infatti dal 17 febbraio 1888 al 6 febbraio 1891 fu Ministro della Pubblica Istruzione nel governo Crispi, scelto per rafforzare con i voti di parte della Destra il ministero. Vari furono i provvedimenti presi durante tale incarico: tentativo di istituzione della scuola media, miglioramento del regolamento scolastico, valorizzazione e conservazione del patrimonio artistico e culturale italiano attraverso il restauro di vari monumenti (Villa Giulia e le Terme di Diocleziano) e l'istituzione di musei archeologici.

Ministro dell'agricoltura nel terzo governo Crispi nel 1893, fu anche ministro delle Finanze dal 14 giugno 1894, lasciando il dicastero dell'Agricoltura ad Augusto Barazzuoli: come titolare del portafoglio finanziario, Boselli diede il definitivo regolamento alla neonata Banca d'Italia, nata dopo lo scandalo della Banca Romana che aveva fatto cadere il ministero Giolitti. Dopo la caduta dell'esecutivo Crispi in seguito alla battaglia di Adua, ritornò deputato, ma fu chiamato ad occupare il dicastero del Tesoro nel gabinetto Pelloux nel 1899. Eletto varie volte presidente del Consiglio provinciale di Torino, fu a capo del Regio Museo Industriale Italiano dal 1904 al 1907 ed appoggiò in seguito l'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale. Nel 1906 fu nominato dal suo grande amico Fortunato Ballerini come Presidente onorario della S.S. Lazio, società della quale Boselli rimase sempre socio.

Presidente del Consiglio[modifica | modifica wikitesto]

Interventista allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1916, caduto il governo Salandra a causa dell'insoddisfazione generale suscitata dagli scarsi risultati ottenuti dalle sanguinose offensive italiane, e dal grave pericolo corso dal fronte trentino a causa della Strafexpedition austriaca, Boselli fu nominato Presidente del Consiglio dei ministri dal re Vittorio Emanuele III, rimanendo in carica dal 18 giugno 1916 al 30 ottobre 1917. Il suo fu un esecutivo di coalizione nazionale, dal quale però rimasero esclusi i socialisti. Il primo ministro italiano fu contrario all'intromissione parlamentare sulla conduzione della guerra e diede sempre fiducia al severissimo Luigi Cadorna, approvando la visione strategica del generale e i suoi metodi tattici. Ciò fu la sua fine, perché, dopo la battaglia di Caporetto, dovette presentare le dimissioni; al suo posto il sovrano nominò Vittorio Emanuele Orlando.

Gli ultimi anni e l'adesione al fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1922 fu favorevole all'ascesa del fascismo, al quale lo accomunava l'avversione per il movimento socialista, tanto che nel 1924 ricevette la tessera ad honorem del Partito Nazionale Fascista. L'ultimo suo atto politico di rilievo fu la relazione di una commissione che approvò i Patti Lateranensi del 1929. Scomparso nel 1932 ad oltre 93 anni, è stato il più longevo primo ministro della storia d'Italia fino al 2012, quando è stato superato da Giulio Andreotti. È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1915
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1915
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone e Cancelliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone e Cancelliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1915

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Impero tedesco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Impero tedesco)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Scanderbeg (Regno d'Albania) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Scanderbeg (Regno d'Albania)
— 21 gennaio 1928
Cavaliere di Gran Croce dell'ordine reale di Alberto di Sassonia (Regno di Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'ordine reale di Alberto di Sassonia (Regno di Sassonia)
Grand'Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
Commendatore di Numero dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di Numero dell'Ordine di Carlo III (Spagna)
Commendatore dell'Ordine della Corona di Prussia (Impero tedesco) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona di Prussia (Impero tedesco)
Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica - nastrino per uniforme ordinaria Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica
Cavaliere dell'Ordine dell'Immacolata Concezione di Vila Viçosa (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Immacolata Concezione di Vila Viçosa (Portogallo)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Emblema della Regno d'Italia Predecessore: Presidenti del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia Successore: Stemma dei Savoia
Antonio Salandra giugno 1916 - ottobre 1917 Vittorio Emanuele Orlando I
Camillo Benso, conte di Cavour (1861-1861)  | Bettino Ricasoli (1861-1862)  | Urbano Rattazzi (1862-1862)  | Luigi Carlo Farini (1862-1863)  | Marco Minghetti (1863-1864)  | Alfonso La Marmora (1864-1866)  | Bettino Ricasoli (1866-1867)  | Urbano Rattazzi (1867-1867)  | Luigi Federico Menabrea (1867-1869)  | Giovanni Lanza (1869-1873)  | Marco Minghetti (1873-1876)  | Agostino Depretis (1876-1878)  | Benedetto Cairoli (1878-1878)  | Agostino Depretis (1878-1879)  | Benedetto Cairoli (1879-1881)  | Agostino Depretis (1881-1887)  | Francesco Crispi (1887-1891)  | Antonio Starabba di Rudinì (1891-1892)  | Giovanni Giolitti (1892-1893)  | Francesco Crispi (1893-1896)  | Antonio Starabba di Rudinì (1896-1898)  | Luigi Pelloux (1898-1900)  | Giuseppe Saracco (1900-1901)  | Giuseppe Zanardelli (1901-1903)  | Giovanni Giolitti (1903-1905)  | Tommaso Tittoni (1905-1905)  | Alessandro Fortis (1905-1906)  | Sidney Sonnino (1906-1906)  | Giovanni Giolitti (1906-1909)  | Sidney Sonnino (1909-1910)  | Luigi Luzzatti (1910-1911)  | Giovanni Giolitti (1911-1914)  | Antonio Salandra (1914-1916)  | Paolo Boselli (1916-1917)  | Vittorio Emanuele Orlando (1917-1919)  | Francesco Saverio Nitti (1919-1920)  | Giovanni Giolitti (1920-1921)  | Ivanoe Bonomi (1921-1922)  | Luigi Facta (1922-1922)  | Benito Mussolini (1922-1943)  | Pietro Badoglio (1943-1944)  | Ivanoe Bonomi (1944-1945)  | Ferruccio Parri (1945-1945)  | Alcide De Gasperi (1945-1946)
Predecessore Ministro delle Finanze del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Sidney Sonnino 14 giugno 1894 - 10 marzo 1896 Ascanio Branca
Predecessore Ministro del Tesoro del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Pietro Vacchelli 14 maggio 1899 - 24 giugno 1900 Giulio Rubini
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