Benedetto Cairoli

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Benedetto Cairoli
Benedetto Cairoli iii.jpg

Presidente della Camera dei deputati
Durata mandato 7 marzo 1878 –
24 marzo 1878
Predecessore Francesco Crispi
Successore Domenico Farini

Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia
Durata mandato 24 marzo 1878 –
19 dicembre 1878
Capo di Stato Umberto I
Predecessore Agostino Depretis
Successore Agostino Depretis

Durata mandato 14 luglio 1879 –
29 maggio 1881
Capo di Stato Umberto I
Predecessore Agostino Depretis
Successore Agostino Depretis

Dati generali
Partito politico Sinistra storica

Benedetto Angelo Francesco Cairoli (Pavia, 28 gennaio 1825Napoli, 8 agosto 1889) è stato un politico italiano. Fu garibaldino, rifugiato politico e cospiratore anti-austriaco, deputato al Parlamento, Presidente del Consiglio dei ministri italiano nei periodi 24 marzo 1878 - 19 dicembre 1878 e 14 luglio 1879 - 29 maggio 1881.

Esordi[modifica | modifica wikitesto]

Figlio primogenito di Carlo Cairoli, erede di agiati proprietari terrieri della Lomellina, medico, professore di chirurgia all'Università di Pavia e di Adelaide Bono Cairoli, figlia di un prefetto di Milano sotto Napoleone, poi conte dell'Impero.
Nel 1848, il padre accettò l'incarico di podestà di Pavia, durante la breve stagione del Governo Provvisorio: tornati gli austriaci, si rifugiò in Piemonte dove morì esule.

Benedetto, studente del liceo classico Ugo Foscolo e poi della facoltà di Giurisprudenza sin dal 1844 alla università di Pavia, fu partecipe del crescente clima anti-austriaco e patriottico che lì dominava e si sarebbe tradotto in una larghissima partecipazione degli studenti ai battaglioni di volontari durante la prima guerra di indipendenza.

Durante il Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1848 ebbe un ruolo nelle Cinque Giornate di Milano. Nel 1859 ebbe un comando nel corpo dei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi (insieme al fratello Ernesto). Nel 1860 (con il fratello Enrico) fu ancora con Garibaldi alla prima spedizione dei Mille: fu ferito per due volte: la prima, in modo lieve, a Calatafimi e la seconda, gravemente, a Palermo nel 1860. Nel 1866, col grado di colonnello, partecipò alla campagna di Garibaldi nel Trentino. Nel 1867 (mentre i fratelli Enrico e Giovanni conducevano lo scontro di villa Glori) combatté a Mentana. Nel 1870 partecipò ai negoziati informali con Bismarck, negoziati nel corso dei quali pare che il Cancelliere tedesco avesse promesso di appoggiare l'annessione di Roma da parte dell'Italia, a patto che il Partito Democratico si fosse adoperato per impedire un'alleanza fra il re Vittorio Emanuele II e Napoleone III.

Fece parte della Commissione istituita nel dicembre 1861, per redigere il primo elenco dei Mille che sbarcarono a Marsala l'11 maggio 1860. La Commissione era composta dai generali: Vincenzo Giordano Orsini, Francesco Stocco, Giovanni Acerbi, i colonnelli; Giuseppe Dezza, Guglielmo Cenni e Benedetto Cairoli, Giorgio Manin, i maggiori; Luigi Miceli e Antonio Della Palù, i maggiori; Giulio Emanuele De Cretsckmann, Francesco Raffaele Curzio e Davide Cesare Uziel, i capitani; Salvatore Calvino e Achille Argentino. La Commissione rilasciò delle autorizzazioni a fregiarsi della medaglia decretata dal Consiglio civico di Palermo il 21 giugno 1860 per gli sbarcati a Marsala. Un altro Giurì d'onore riesaminò i titoli dei componenti la spedizione e il Ministero della Guerra pubblicò un nuovo Elenco dei Mille di Marsala, nel bollettino n.21, nell'anno 1864, in base al quale furono concesse le pensioni. Sulla base del secondo elenco fu redatto in modo definitivo il documento della Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia del 12 novembre 1878.[1]

Il martirologio della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Il prestigio del Cairoli fu grande, anche in quanto rifletteva i meriti dei quattro fratelli, tutti caduti nelle guerre risorgimentali: il padre morto in esilio, Ernesto morto tra i Cacciatori delle Alpi, Luigi morto a Cosenza, di tifo, durante la Spedizione dei Mille, Enrico morto allo Scontro di villa Glori il 23 ottobre del 1867, Giovanni morto per le ferite riportare a villa Glori.

Accanto a loro anche due sorelle, Rachele (1826-1856) ed Emilia (1827-1856), alle quali pure la sorte riserva una vita breve.
Esemplare fu considerato il comportamento della madre: il suo rifiuto di accettare ricompense od onorificenze di qualsiasi tipo mise la famiglia in una luce ancora migliore di fronte agli Italiani.

Il primo governo Cairoli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Cairoli I.
Busto commemorativo, a Verona

Quando nel 1876 la Sinistra andò al potere, Cairoli, deputato sin dalla prima legislatura, quindi da 16 anni, divenne capogruppo parlamentare della maggioranza e, dopo la caduta dei governi Depretis e Crispi, il 24 marzo 1878 formò il suo primo Gabinetto.

Sin dagli anni precedenti, la sua politica estera fu filo-francese ed irredentista, in linea con i sentimenti tradizionali della Sinistra italiana ed ebbe suggello simbolico con le sue nozze (nel 1873) con la contessa Elena Sizzo Noris (1845-1920), patriota trentina, fervente irredentista.

Tale atteggiamento, tuttavia, non teneva conto del grave indebolimento della Francia, dopo la sconfitta subita alla guerra franco-prussiana, né delle latenti tensioni fra Roma e Parigi in merito alla colonizzazione della Tunisia. Contemporaneamente, l'appoggio alle manifestazioni irredentiste offerto da Cairoli contribuiva a mantenere tesi i rapporti con Vienna e l'alleato Bismarck. Perciò la politica estera di Cairoli aveva praticamente posto la posizione internazionale dell'Italia in un vicolo cieco.

Gli effetti di tale isolamento furono palesi a tutti in occasione del Congresso di Berlino (12 giugno-13 luglio 1878): l'Austria-Ungheria si assicurò l'occupazione della Bosnia e dell'Erzegovina, la Gran Bretagna l'isola di Cipro, la Francia garanzie sulla Tunisia, mentre l'Italia (rappresentata dal ministro degli esteri Corti) non ottenne assolutamente nulla, in particolare in merito al Trentino.

Cairoli sostenne di aver condotto la politica delle "mani nette", rifuggendo da tentazioni nazionaliste: l'idea essendo che Roma aveva tanto pochi diritti su una nazione africana, quanto Vienna sulle residue province italiane. Ma l'assenza di progressi in merito a Trento appariva in troppo palese contraddizione con l'enfasi irredentista cui sembrava conformarsi la politica del governo. Cairoli, inoltre, poteva vantare di aver ottenuto la partecipazione dell'Italia ad un grande Congresso europeo, in qualità di grande potenza. Ed era la prima volta. Ma non fu facile per l'opinione pubblica comprenderne i vantaggi, in assenza di guadagni di alcun tipo.

Il governo Cairoli ne uscì fortemente indebolito, cosicché cadde alla prima occasione: il tentativo da parte dell'anarchico Passannante di assassinare il Re Umberto I (17 novembre 1878). Cairoli stesso, presente al fatto, afferrò l'attentatore e ricevette una coltellata alla coscia. L'11 dicembre 1878 un ordine del giorno favorevole al governo venne respinto a grande maggioranza e Cairoli si dimise il giorno 19.

Il secondo ed il terzo governo Cairoli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Cairoli II e Governo Cairoli III.

Dopo un breve governo Depretis, il 14 luglio 1879 Cairoli tornò al potere e, il 25 novembre successivo formò con Depretis un governo di coalizione, nel quale egli assunse gli incarichi di primo ministro e ministro degli esteri. Ma non aveva saputo risolvere il grave isolamento in cui languiva la politica estera italiana.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Schiaffo di Tunisi.

La questione all'ordine del giorno era la colonizzazione della Tunisia, cui ambivano la ricca Francia e la debole Italia. Cairoli, come prima di lui il Depretis non ritennero mai di procedere ad un'occupazione, essendo in generale ostili ad una politica militarista. Essi, tuttavia, confidarono troppo nella possibile opposizione della Gran Bretagna all'allargamento della sfera di influenza francese in Africa del nord (mentre, semmai, Londra era ostile al fatto che una sola potenza controllasse per intero il Canale di Sicilia).

Cosicché il governo si lasciò sorprendere, l'11 maggio 1881, quando i francesi procedettero all'occupazione della colonia. Essa diede ulteriore conferma della debolezza della posizione internazionale dell'Italia, e rinfocolò le polemiche successive al Congresso di Berlino. Gli eventi, in effetti, dimostravano la velleitarietà della politica del Cairoli e del Depretis, l'impossibilità di un'alleanza con la Francia e la necessità di un riavvicinamento con Berlino e, quindi, con Vienna, seppure obtorto collo.

Una simile inversione della politica dell'ultimo decennio, tuttavia, non poteva essere condotta dai medesimi uomini politici e Cairoli riconobbe la necessità di presentare le dimissioni, il 29 maggio 1881, evitando così che la Camera lo censurasse apertamente. Da allora di fatto scomparve dalla scena politica.

La strada era aperta per le ambizioni di Francesco Crispi, uomo della Sinistra ma assai più disponibile ad abbandonare la politica del disimpegno internazionale ed a legarsi al grande avversario della Francia, il cancelliere Otto von Bismarck: nel maggio del 1882 Roma divenne membro della Triplice Alleanza.

Dopo la vita politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1887 fu insignito del Collare dell'Annunziata, la massima onorificenza italiana. Morì l'8 agosto 1889, mentre si trovava ospite di re Umberto I nel palazzo reale di Capodimonte, a Napoli. È sepolto insieme alla famiglia nel Sacrario che è Monumento Nazionale di Gropello Cairoli in provincia di Pavia.

Cairoli fu uno dei più importanti rappresentanti di quella generazione di patrioti che, dopo aver speso tutta la vita cospirando e combattendo valorosamente per la causa dell'unità nazionale, non riuscirono ad adattarsi alle responsabilità derivanti dall'attività parlamentare e dalle cariche pubbliche statali che furono chiamati ad occupare, e che, a causa della loro scarsa conoscenza degli affari internazionali e del modo di gestire l'amministrazione, furono involontariamente di ostacolo allo sviluppo del Paese.

Nei ricordi dei contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Dossi ne parla spesso nelle sue Note Azzurre, e nel modo meno lusinghiero; secondo questi pettegolezzi, raccolti al Ministero degli Esteri in cui Dossi lavorava, Cairoli era un politico incompetente e disonesto. Al contrario l'amico Alfredo Baccarini si sprecava negli elogi del patriota e dell'uomo politico: "... Nell'arringo parlamentare, ascoltata e temuta, tuonò la sua voce nelle più solenni occasioni, come sulla legge per l'esercizio delle ferrovie, sulla riforma universitaria, sul miglioramento di condizione dei maestri elementari, sulla perequazione fondiaria, sull'indirizzo della politica all'interno, all'estero, e nelle colonie, e intorno ad ogni altro argomento che richiamasse la difesa delle libertà, il sollievo delle sofferenze, il ristoro dei contribuenti, il patrocinio dell'industria, dell'agricoltura, dell'economia nazionale.
E Garibaldi così lo confortò dopo le dimissioni del 1878: "Io vi ho compreso. Vi ho amato e stimato da quando vi conobbi. Oggi più che mai vi ammiro." [2].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1887
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1887
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1887
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 6 dicembre 1866[3]
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1861[3]
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Come solenne attestato della Sovrana riconoscenza per la splendida prova data al suo attaccamento esponendo la propria vita onde salvare Sua Maestà Umberto I dall'attentato alla Sacra Reale Persona. Napoli, 17 novembre 1878.»
— 21 novembre 1878[4]
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza
Medaglia civica commemorativa delle cinque giornate di Milano (1848) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia civica commemorativa delle cinque giornate di Milano (1848)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Commissione istituita nel dicembre 1861, per redigere l'elenco dei Mille che sbarcano a Marsala per il documento della Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia del 12 novembre 1878
  2. ^ Discorsi politici di Alfredo Baccarini 1876-1890, Bologna, tip. Zanichelli, 1907.
  3. ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]


Parte di questo testo è la traduzione dell'articolo presente sull'Enciclopedia Britannica del 1911 ora di pubblico dominio.

Predecessore Presidente della Camera dei deputati Successore
Francesco Crispi 7 marzo 1878 - 24 marzo 1878 Domenico Farini
Emblema della Regno d'Italia Predecessore: Presidenti del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia Successore: Stemma dei Savoia
Agostino Depretis marzo 1878 - dicembre 1878 Agostino Depretis I
Agostino Depretis luglio 1879 - maggio 1881 Agostino Depretis II
Camillo Benso, conte di Cavour (1861-1861)  | Bettino Ricasoli (1861-1862)  | Urbano Rattazzi (1862-1862)  | Luigi Carlo Farini (1862-1863)  | Marco Minghetti (1863-1864)  | Alfonso La Marmora (1864-1866)  | Bettino Ricasoli (1866-1867)  | Urbano Rattazzi (1867-1867)  | Luigi Federico Menabrea (1867-1869)  | Giovanni Lanza (1869-1873)  | Marco Minghetti (1873-1876)  | Agostino Depretis (1876-1878)  | Benedetto Cairoli (1878-1878)  | Agostino Depretis (1878-1879)  | Benedetto Cairoli (1879-1881)  | Agostino Depretis (1881-1887)  | Francesco Crispi (1887-1891)  | Antonio di Rudinì (1891-1892)  | Giovanni Giolitti (1892-1893)  | Francesco Crispi (1893-1896)  | Antonio di Rudinì (1896-1898)  | Luigi Pelloux (1898-1900)  | Giuseppe Saracco (1900-1901)  | Giuseppe Zanardelli (1901-1903)  | Giovanni Giolitti (1903-1905)  | Tommaso Tittoni (1905-1905)  | Alessandro Fortis (1905-1906)  | Sidney Sonnino (1906-1906)  | Giovanni Giolitti (1906-1909)  | Sidney Sonnino (1909-1910)  | Luigi Luzzatti (1910-1911)  | Giovanni Giolitti (1911-1914)  | Antonio Salandra (1914-1916)  | Paolo Boselli (1916-1917)  | Vittorio Emanuele Orlando (1917-1919)  | Francesco Saverio Nitti (1919-1920)  | Giovanni Giolitti (1920-1921)  | Ivanoe Bonomi (1921-1922)  | Luigi Facta (1922-1922)  | Benito Mussolini (1922-1943)  | Pietro Badoglio (1943-1944)  | Ivanoe Bonomi (1944-1945)  | Ferruccio Parri (1945-1945)  | Alcide De Gasperi (1945-1946)
Predecessore Ministro degli Esteri del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Luigi Corti 24 ottobre 1878 - 19 dicembre 1878 Agostino Depretis (ad interim) I
Agostino Depretis (ad interim) 14 luglio 1879 - 29 maggio 1881 Pasquale Mancini II

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