Luigi Federico Menabrea

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Bandiera Presidente del
Consiglio dei Ministri
Stemma
Luigi Federico Menabrea
Luogo di nascita Chambery
Data di nascita 4 settembre 1809
Luogo di morte Chambery
Data di morte 25 maggio 1896
Partito politico Destra storica
Coalizione
Mandato 27 ottobre 1867 - 14 dicembre 1869
Elezione
Titolo di studio
Professione Militare, Politico
Vicepresidente
Predecessore Urbano Rattazzi
Successore Giovanni Lanza
{{{carica 2}}}
Partito politico {{{partito 2}}}
Mandato {{{mandato 2}}}
Elezione {{{elezione 2}}}
{{{titolo vice 2}}} {{{vice 2}}}
Predecessore {{{predecessore 2}}}
Successore {{{successore 2}}}

Conte Luigi Federico Menabrea (Chambéry4 settembre 1809 – Chambéry25 maggio 1896) è stato uno scienziato, generale e politico italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Studiò a Torino, dove nel 1832 si laureò in ingegneria e matematica con i professori Giovanni Plana e Bidone. Ingegnere ed ufficiale del genio, sostituì Cavour alla fortezza di Bard e, in seguito, divenne professore di meccanica e costruzioni presso l'Accademia militare.

Immagine del generale Menabrea, verso il 1859.
Immagine del generale Menabrea, verso il 1859.

Nel 1840 si svolse a Torino, presso l'Accademia delle Scienze il secondo Congresso degli Scienziati italiani, invitati dal re Carlo Alberto di Savoia. Al congresso partecipò anche Charles Babbage, invitato dall'astronomo Giovanni Piana a presentare il suo progetto di macchina analitica. A Torino Babbage presentò per la prima volta ad un pubblico scientifico il suo progetto ed ha modo di mostrare vari disegni del suo ambizioso e complesso progetto. La presentazione appassionò gli scienziati italiani e proseguì in seminari ristretti. Particolarmente interessati a questi seminari, nei quali per la prima volta si discusse di concatenamento delle operazioni, potremmo dire di programmazione, furono il fisico Ottaviano Mossotti e Luigi Menabrea. Questi si dedicò successivamente a una descrizione del progetto di Babbage che pubblicò in francese nel 1842 presso la "Bibliothèque Universelle de Genève", in quello che può essere considerato il primo lavoro scientifico nella disciplina dell'informatica: "Notions sur la machine analytique de Charles Babbage". Il testo qualche mese dopo venne ripreso per essere tradotto in inglese e notevolmente ampliato da Ada Lovelace, valente collaboratrice di Babbage.

Nel 1846 divenne professore di Scienza delle Costruzioni all'Università di Torino, cattedra che ricoprì fino al 1860.

Nel 1848 divenne membro del Parlamento piemontese e fu senatore per ben 36 anni consecutivi.

Partecipò come Tenente generale del Corpo del Genio alle campagne di Lombardia (1859) e all'assedio della fortezza di Gaeta (1860). Il 3 ottobre 1860 ricevette l'onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine militare d'Italia.

In politica fu ministro della Marina nel gabinetto Ricasoli (1861-62) e ministro dei Lavori pubblici in quello Farini-Minghetti (1862-64).

Dal 27 ottobre 1867 al 14 dicembre 1869, succedette a Urbano Rattazzi nella carica di primo ministro del Regno d'Italia, a capo di tre successivi gabinetti. In questa posizione si trovò a contrastare i tentativi di Giuseppe Garibaldi di togliere Roma al Papato. Inoltre, nel tentativo di conseguire il pareggio del bilancio, fece approvare un'imposta grave ed impopolare come la tassa sul macinato, non esitando a indurre il Senato a conferire poteri straordinari al generale Raffaele Cadorna per reprimere le rivolte che agitarono l'intero Paese in conseguenza di tale iniziativa fiscale.

Il 16 settembre 1868, in qualità di capo del governo italiano, scrisse all'ambasciatore italiano in Argentina Enrico della Croce di Doyola al fine di incaricarlo di sondare la disponibilità del governo argentino a concedere all'Italia terre «totalmente disabitate» nelle regioni deserte del sud della Patagonia allo scopo di deportarvi i ribelli protagonisti del già scemante brigantaggio meridionale, reputando egli necessario accrescere «il sano terrorismo di Minghetti». Menabrea specificava che il territorio «non avrebbe in vista lo stabilimento di una colonia», lasciando quindi intendere come unica conseguenza logica l'intenzione di sterminare i deportati. La Repubblica Argentina, tuttavia, preoccupata di possibili pretese territoriali italiane, replicò negando la «vendita, l'ospitalità, l'affitto e il comodato» e l'allontanamento di Menabrea dal governo qualche tempo dopo fece definitivamente naufragare il progetto[1]. Lasciati gli incarichi di governo, venne nominato ambasciatore a Londra e successivamente a Parigi. Nel 1875 ricevette il titolo ereditario di marchese di Valdora. Si ritirò dalla vita pubblica solo nel 1892.

Nonostante i suoi gravosi impegni militari e politici, Menabrea condusse una notevole attività scientifica. Fu il primo scienziato a dare una prima formulazione dell'analisi strutturale basata sul principio di lavoro virtuale, divenendo di fatto un precursore nell'introduzione di principi energetici nella meccanica dei continui. Inoltre formulò il principio ora noto come teorema del minimo lavoro, pubblicandone nel 1870, insieme a Joseph Bertrand, la prima precisa dimostrazione. Studiato in meccanica applicata la teoria dei sistemi elastici, questo principio afferma che: "fra tutti i sistemi di forze esterne, il solo che è il grado di esistere è quello che corrisponde al potenziale elastico minimo".

Menabrea è stato socio dell'Accademia delle Scienze di Torino e dell'Accademia Nazionale dei Lincei.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata

Cavaliere di Gran Croce Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce Ordine militare d'Italia

— 1 aprile 1861


[modifica] Note

  1. ^ Lorenzo Del Boca, Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento, Piemme, Casale Monferrato, 2003, ISBN 88-384-7040-5, pagg. 235-236.

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Bibliografia

  • Necrologio (1895-1896): Atti Accad. Sci. Torino 31 pp. 851-852
  • Necrologio (1910): Suppl. ai Rend. Circ. Mat. Palermo 5 pp. 21-24
Predecessore: Presidente del Consiglio del Regno d'Italia Successore: Bandiera italiana
Urbano Rattazzi ottobre 1867 - dicembre 1869 Giovanni Lanza I
{{{precedente2}}} {{{periodo2}}} {{{successivo2}}} II
{{{precedente3}}} {{{periodo3}}} {{{successivo3}}} III
{{{precedente4}}} {{{periodo4}}} {{{successivo4}}} IV
{{{precedente5}}} {{{periodo5}}} {{{successivo5}}} V
Presidenti del Consiglio dei Ministri del Regno d'Italia
Stemma dei Savoia
Camillo Benso Conte di Cavour · Bettino Ricasoli · Urbano Rattazzi · Luigi Carlo Farini · Marco Minghetti · Alfonso La Marmora · Luigi Federico Menabrea · Giovanni Lanza · Agostino Depretis · Benedetto Cairòli · Francesco Crispi · Antonio di Rudinì · Giovanni Giolitti · Luigi Pelloux · Giuseppe Saracco · Giuseppe Zanardelli · Tommaso Tittoni · Alessandro Fortis · Sidney Sonnino · Luigi Luzzatti · Antonio Salandra · Paolo Boselli · Vittorio Emanuele Orlando · Francesco Saverio Nitti · Ivanoe Bonomi · Luigi Facta · Benito Mussolini · Pietro Badoglio · Ferruccio Parri · Alcide De Gasperi
Predecessore: Ministro degli Esteri del Regno d'Italia Successore:
Pompeo Di Campello 27 ottobre 1867 - 14 dicembre 1869 Emilio Visconti-Venosta I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Pompeo Di Campello {{{data}}} Emilio Visconti-Venosta
Strumenti personali