Accademia Nazionale dei Lincei

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Coordinate: 41°53′37″N 12°28′03″E / 41.893611°N 12.4675°E41.893611; 12.4675

Accademia Nazionale dei Lincei - Roma: sede di Villa Farnesina

L'Accademia Nazionale dei Lincei ha sede a Roma ed è una delle più antiche accademie italiane. Venne fondata nel 1603 da Federico Cesi, Francesco Stelluti, Anastasio De Filiis e Johannes van Heeck, con lo scopo di costituire una sede di incontri rivolti allo sviluppo delle scienze. Il suo nome si richiama all'acutezza che deve avere la vista di coloro che si dedicano alle scienze, proprietà fisiologica che leggendariamente caratterizza la lince.

È membro dell'Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia.

L'accademia ha sede nel Palazzo Corsini alla Lungara e nella vicina Villa Farnesina. L'attuale presidente è Lamberto Maffei, in carica dal 2009.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La prima Accademia (1603-1630)[modifica | modifica sorgente]

I Lincei riminesi

Nel 1745 il medico e scienziato Giovanni Bianchi (noto anche con lo pseudonimo di Jano Planco, 1693-1775) rifondò a Rimini l'Accademia dei Lincei. Essa sarebbe stata attiva almeno fino al 1765, con ventuno accademici e trentadue dissertazioni documentate. Giovanni Bianchi aveva scritto in precedenza una breve storia dei Lincei di Cesi, intitolata Lynceorum Notitia, che è la prima apparsa a stampa. Questa storia esce nel 1744 come premessa al Fitobasano di Fabio Colonna, pubblicato a cura dello stesso Bianchi a Firenze: l'opera studia le piante più rare note agli antichi, cercandone il corrispondente nome moderno. Colonna aveva 24 anni quando, a sue spese, la licenziò nel 1594 a Napoli, dove era nato (e morì nel 1640).[1]

L'Accademia dei Lincei ha subito nel tempo vari cambiamenti. Dopo un primo periodo di grande prestigio, dovuto all'opera di Cesi e degli altri fondatori e alla presenza di soci quali Galileo Galilei e Giovanni Battista Della Porta, dopo la morte di Cesi nel 1630 ridusse le sue attività fino a scomparire; la prima sede fu presso Palazzo Cesi ad Acquasparta (in Umbria).

La doppia rifondazione (1847 e 1874)[modifica | modifica sorgente]

Nell'Ottocento, dopo un tentativo di rianimarla da parte dell'abate Feliciano Scarpellini che cercò di attivare un'accademia dei Nuovi lincei, si ebbe una vera ripresa delle sue attività solo nel 1847 quando papa Pio IX rifondò una Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei, tuttora esistente.
Da parte sua, il Regno d'Italia procedette ad una rifondazione del sodalizio nel 1874, per opera di Quintino Sella, con la costituzione dell'Accademia Nazionale Reale dei Lincei. Questa ampliò i suoi scopi con la costituzione della Classe di scienze morali o umanistiche, che ebbe fra i suoi primi membri il filosofo Giuseppe Ferrari, e riuscì ad assumere un grande prestigio.

Il primo Novecento[modifica | modifica sorgente]

Nel 1926 Benito Mussolini promosse la nascita di una nuova accademia, in sintonia con la politica culturale del regime: nacque l'Accademia d'Italia. Questo portò il presidente dei Lincei, Vito Volterra, a dimettersi. Ne prese il posto Vittorio Scialoja. L'Accademia d'Italia fu poi inaugurata solo nel 1929.

Nel 1933 avviene il commissariamento dell'Accademia[2]; il governo richiese a tutti i soci il giuramento di fedeltà al regime fascista per restare a farne parte. Tra i Lincei non giurarono in dieci:

Nel 1938 lasciarono l'accademia alcuni soci ebrei.[4]

Nel 1939 il regime fascista accorpò l'istituzione con l'Accademia d'Italia, al fine di ridurne l'indipendenza. Ultimo presidente fu Federico Millosevich che fu nominato membro dell'ufficio di presidenza dell'Accademia d'Italia[5].

Dal 1944 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Dopo la Liberazione di Roma, il (4 giugno 1944), l'Accademia d'Italia fu soppressa, su suggerimento di Benedetto Croce, e i Lincei riebbero la loro indipendenza. Fu poi costituita una commissione di epurazione. Il presidente, Vincenzo Rivera, si insediò il 17 luglio 1944. I lavori si protrassero fino al 1946.

La commissione decise di radiare dall'Accademia i membri più compromessi con il fascismo: Giuseppe Bottai, Cesare Maria De Vecchi, Luigi Federzoni e Sabato Visco.[6]

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

L'Accademia dei Lincei dal 1986 è retta da uno statuto che prevede che sia composta da 540 accademici, divisi secondo tre qualifiche, ognuna delle quali raccoglie un terzo di essi; 180 sono infatti i soci ordinari "nazionali", 180 i soci ordinari "stranieri" e 180 sono i soci "corrispondenti".

Tutti i soci sono poi ripartiti in due classi: la prima è quella di Scienze Fisiche, mentre la seconda è quella delle Scienze Morali.

Dal 2001 la Classe di Scienze Fisiche è ripartita in 5 categorie:

  1. Matematica, Meccanica e applicazioni
  2. Astronomia, Geodesia, Geofisica e applicazioni
  3. Fisica, Chimica e applicazioni
  4. Geologia, Paleontologia, Mineralogia e applicazioni
  5. Scienze Biologiche e applicazioni

La Classe di Scienze Morali è ripartita in 7 categorie:

  1. Filologia e Linguistica
  2. Archeologia
  3. Critica dell'Arte e della Poesia
  4. Storia e Geografia storica e antropica
  5. Scienze Filosofiche
  6. Scienze Giuridiche
  7. Scienze Sociali e Politiche

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Una completa storia dei Lincei riminesi è nel saggio Tra erudizione e Nuova Scienza. I Lincei riminesi di Giovanni Bianchi (1745), «Studi Romagnoli» LII (Cesena 2004, pp. 401-492).
  2. ^ Accademia dei Lincei - Cronologia - 1933 Commissariamento dell’Accademia dei Lincei
  3. ^ Paolo Simoncelli, «(Guido Castelnuovo). Il matematico, gli ebrei e il fascismo», da Avvenire, 17 dicembre 2009.
  4. ^ Accademia dei Lincei - Cronologia - 1938 Epurazione dei soci ebrei dall’Accademia dei Lincei
  5. ^ Accademia dei Lincei - Cronologia - 1939 Fusione dell’Accademia dei Lincei con l’Accademia d’Italia
  6. ^ Paolo Simoncelli, op. cit.

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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