Scuola Grande di San Fantin

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Coordinate: 45°26′02.54″N 12°20′02.37″E / 45.434039°N 12.333993°E45.434039; 12.333993

Facciata della Scuola di San Fantin, oggi Ateneo Veneto (vista dalle gradinate del Teatro la Fenice)

La Scuola Grande di San Fantin o Scuola di San Girolamo[1] o Ateneo Veneto di Scienze, Lettere ed Arti è un palazzo di Venezia, ubicato nel sestiere di San Marco, in Campo San Fantin, dove sorgono l'omonima chiesa e il Teatro la Fenice.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Scuola[modifica | modifica sorgente]

L'edificio risale al periodo compreso tra 1592 e 1600, progetto di Antonio e Tommaso Contin e Alessandro Vittoria per ospitare una scuola formatasi nel Quattrocento a partire da due confraternite: Santa Maria della Consolazione e San Girolamo. Trovando sede presso San Fantin, la scuola ne assunse il nome, specializzandosi nel compito di dare gli ultimi conforti ai condannati a morte: perciò veniva detta anche Scuola della Buona Morte o dei Picai (veneziano per degli impiccati).
La scuola è attiva fino al primo decennio dell'Ottocento, quando subisce le repressioni napoleoniche, che ne decretano la chiusura; è allora che molte opere contenute nella cappella della scuola (attuale Aula Magna) vengono disperse o trasferite, come le statue che oggi hanno sede alla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo.

L'Ateneo Veneto[modifica | modifica sorgente]

Il 12 gennaio 1812 nasce l’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (in forza del decreto napoleonico del 25 gennaio 1810), con l'elezione di Leopoldo Cicognara a presidente, al quale seguirono - tra i soci - nomi altrettanto illustri quali Daniele Manin, Nicolò Tommaseo, Alessandro Manzoni, Antonio Fogazzaro, Carlo Rubbia.
Ancora oggi la Scuola di San Fantin è sede dell’Ateneo Veneto. Nel corso di questi due secoli il percorso culturale e sociale dell'Ateneo non è stato sempre uniforme, ma l’assunto primario è sempre rimasto il progredire della cultura; allo stesso modo non è cambiato il rapporto intrecciato dall’istituzione con la città, di volta in volta portavoce degli umori cittadini, luogo di dibattito delle questioni politiche, urbanistiche e ambientali, ma anche eco mondana, salotto “buono” per presentazioni di pubblicazioni, attività e speranze. L’ultima trasformazione dell’Ateneo è avvenuta a cavallo del nuovo secolo: dopo la pausa degli anni 1950-1980, l'istituto ha rinverdito la propria realtà, in parte nell'età media degli associati, ancor più negli intenti e nell’organizzazione. La grave crisi economica che ha colpito in questi ultimi anni tutte le istituzioni culturali ha stimolato nuovi modi per recuperare risorse economiche, attraverso un’utilizzazione più oculata, meno dispersiva, delle proprie sale. Già alla fine del Nocevento si era iniziata una ristrutturazione della sede che è stata recentemente perfezionata con l'adeguamento dei servizi all'utenza[2].

Le attività promosse dall’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, come recita lo statuto, coinvolgono idealmente tutte le branche del sapere, dalla storia alla storia dell'arte e all'oreficeria, dalla musica alla medicina, dal cinema e il teatro all'economia, all'architettura e alla letteratura. Esse si svolgono in giornate dedicate alle varie attività nel corso dell’anno con una pausa estiva, da giugno a settembre. Su circa 200 giorni in cui le sale sono disponibili, esse vengono impegnate con attività dell’istituto per una media di circa 160-170 giorni all’anno. Tutte le attività promosse dall’istituto sono a ingresso libero e a titolo gratuito.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Particolare della facciata con frontone, statue e nicchia col Cristo crocifisso
L'Ecce Homo di Baldassarre d'Anna in Aula Magna
Opere di Palma il Giovane in Aula Magna

Esterni[modifica | modifica sorgente]

La scuola si presenta come un elegante edificio a due piani, con una grande facciata a capanna che risente degli influssi dell'architettura tardo cinquecentesca.
In alto il grande frontone a base rotta, si interseca con una spaziosa nicchia contenente in rilievo e bassorilievo la figura di Cristo crocifisso. Sopra, tre sculture decorano la facciata in corrispondenza degli angoli del frontone: ai lati due angeli, al centro al Vergine Maria.

La forometria della facciata è costituita principalmente da sei aperture, inserite in un disegno perfettamente simmetrico: il portale rettangolare al centro e cinque grandi monofore a tutto sesto sovrastate da timpano sostenuto da colonnine e divise da coppie di semicolonne, terminanti in architrave al primo piano e in marcapiano al pian terreno.
Esistono delle differenze stilistiche tra i due livelli della facciata: le colonne del piano terra sono di ordine ionico, quelle del piano superiore di ordine corinzio; inoltre la maggiore decoratività dei timpani e l'aggiunta di balaustre distinguono le aperture del primo piano dalle altre.

Interni[modifica | modifica sorgente]

All'interno vi sono numerose stanze di rilevanza storico-artistica.

Aula Magna

Le tele di grandi dimensioni dell'Aula Magna, l'ambiente principale dell'Ateneo Veneto che ospitava ai tempi della Scuola di San Fantin l'ampia cappella, sono luogo di molti tesori.
Opere di Baldassarre d'Anna (Ecce Homo) e Leonardo Corona (La Passione) impreziosiscono la parete di fondo col Ciclo della Passione, mentre opere di Palma il Giovane (Ciclo del Purgatorio, completato nel 1600) sono incastonate nei cassettoni del soffitto ligneo.
Nell'Aula sono presenti anche opere scultoree di Alessandro Vittoria (Busti). Altre opere pittoriche seicentesche sono poste sopra gli ingressi: Il Figliol Prodigo e Il Buon Samaritano, tele di Antonio Zanchi.

Sala Tommaseo

La sala, ospitante anche i busti di Jacopo Bernardi e Daniele Manin, è dedicata a Nicolò Tommaseo. Anche qui le opere su tela da segnalare sono copiose: tranne Le due sibille del 1580 di Palma il Giovane e la settecentesca Cena a casa del Fariseo di Francesco Fontebasso, tutte sono del XVII secolo, opere di Antonio Zanchi (Giudizio Universale, la grande tela del soffitto, e Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio), Bernardo Strozzi (David e Isaia), Ermanno Zerest (La resurrezione di Lazzaro) e Giovanni Segala (La guarigione dell'ossesso).

Biblioteca

Ambiente di grande valore anche quello della biblioteca, oltre che per i volumi conservati (circa 36000), per il patrimonio artistico: infatti nella sala lettura si possono ammirare San Giovanni Evangelista e San Marco, Apparizione della Vergine a San Girolamo e San Girolamo che riceve doni dai Mercanti di Jacopo Tintoretto, nonché Transito della Vergine, Assunzione, Visitazione, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Fuga in Egitto, Cristo fra i Dottori e Battesimo di Cristo di Paolo Veronese e della sua scuola.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nome riportato in Lecomte 1848, p.474, e nel sito dell'Ateneo Veneto.
  2. ^ Per una storia dei duecento anni dell'Ateneo, delle sue collezioni e della sua attività, cfr. Ateneo Veneto 1812-2012. Un'istituzione per la città, a cura di Michele Gottardi, Marina Niero, Camillo Tonini, Venezia, Ateneo Veneto - Linea d'Acqua, 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jules François Lecomte, Venezia, o colpo d'occhio sui monumenti di questa città. Prima versione italiana, Oxford University, 1848.
  • Giuseppe Pavanello, La scuola di San Fantin ora Ateneo Veneto, Venezia, Callegari, 1914 (estr. dall’“Ateneo Veneto”, gennaio-aprile 1914)
  • Chiara Traverso, La scuola di San Fantin o dei «Picai». Carità e giustizia a Venezia, Venezia, Marsilio Editore, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]