Basilica dei Santi Giovanni e Paolo (Venezia)

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Coordinate: 45°26′21.48″N 12°20′31.92″E / 45.4393°N 12.3422°E45.4393; 12.3422

Basilica dei Santi Giovanni e Paolo
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Venezia-Stemma.png Venezia
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Giovanni e Paolo
Diocesi Patriarcato di Venezia
Consacrazione 1430
Completamento 1343
Sito web Sito ufficiale

La basilica dei Santi Giovanni e Paolo (detta San Zanipolo in dialetto veneziano) è uno degli edifici medievali religiosi più imponenti di Venezia, assieme alla basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Viene considerata il pantheon di Venezia a causa del gran numero di dogi veneziani e altri importanti personaggi che vi sono stati sepolti a partire dal Duecento. Sorge nell'omonimo campo, nel sestiere di Castello.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la leggenda, le origini della basilica sono connesse a una visione del doge Jacopo Tiepolo, che donò nel 1234 l'oratorio di San Daniele ai frati domenicani, presenti in città fin da oltre dieci anni. Subito si costruì la chiesa duecentesca, dedicata ai martiri romani del IV secolo Giovanni e Paolo. L'aumento dell'attività dei frati domenicani impose ben presto un ampliamento, che fu diretto dai due frati domenicani Benvenuto da Bologna e Nicolò da Imola; il cantiere fu chiuso nel 1343, ma i lavori di abbellimento durarono ancora quasi un secolo: il 14 novembre 1430, la chiesa fu solennemente consacrata. Da allora fu continuamente arricchita di monumenti sepolcrali, dipinti e sculture opera dei maggiori artisti veneziani, finché nel 1806, in piena età napoleonica, i domenicani vengono allontanati dal loro convento, trasformato in ospedale, e la chiesa viene privata di numerose opere d'arte. Nella notte tra il 15 e il 16 agosto 1867 un incendio brucia completamente la cappella del Rosario, insieme ai dipinti che vi erano conservati. Il restauro di questa cappella si conclude nel 1959.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Campo Santi Giovanni e Paolo

Esterno[modifica | modifica sorgente]

L'abside

La chiesa si presenta con un'altissima facciata tripartita, aperta da un rosone centrale e da due occhi laterali. La parte bassa è caratterizzata da sei nicchioni gotici, che custodiscono alcuni sepolcri, e dal grande portale, ornato da sei colonne di marmo proconnesio qui trasportate nel 1459. Autori dell'opera sono Bartolomeo Bono fino ai capitelli, il maestro Domenico Fiorentino per il fregio, e magister Luce per la parte sommitale. In alto, la facciata è coronata da tre edicole con santi domenicani: San Tommaso d'Aquino, San Domenico e San Pietro Martire. Sul fianco che prospetta sul campo si addossano varî edifici e cappelle:

Sul retro si può ammirare il complesso delle absidi, aperto da slanciatissime finestrature gotiche, tra le più alte espressioni del tardogotico veneziano. La cupola a doppia calotta (altezza interna: 41 m; altezza esterna 55,40 m) fu aggiunta alla fine del Quattrocento.

L'interno

Interno[modifica | modifica sorgente]

La pianta è a croce latina con transetto e tre navate suddivise da enormi colonne cilindriche (eccettuate la quarta a sinistra e a destra, che sono pilastri formati dall'unione di tre colonne cilindriche molto sottili). Le altissime volte gotiche sono collegate da tiranti lignei, che hanno la funzione di contrastare le spinte generate dalle volte a crociera e degli archi. Le dimensioni sono veramente grandiose: 101,60 di lunghezza, 45,80 di larghezza nel transetto, 32.20 di altezza. Alle pareti delle navate sono addossati numerosi monumenti, e a destra si aprono cappelle. Anche sul transetto si affacciano due cappelle per lato, che affiancano il presbiterio. Fino al Seicento la navata maggiore era divisa trasversalmente in due parti (come avviene ancora oggi nella Basilica dei Frari) dal coro dei frati, che fu demolito per dare spazio alle solenni celebrazioni che si svolgevano in questa chiesa, per esempio i funerali dei dogi. Unico avanzo di questa monumentale struttura sono i due altari (di Santa Caterina da Siena e di San Giuseppe) che si trovano all'incrocio tra la navata e il transetto, rispettivamente a destra e a sinistra.

Controfacciata[modifica | modifica sorgente]

L'intera controfacciata è occupata da monumenti della famiglia Mocenigo:

Pietro Lombardo - Monumento del doge Pietro Mocenigo

Navata destra[modifica | modifica sorgente]

Andrea Tirali - Tomba dei Valier
Gloria di San Domenico del Piazzetta
  • Prospetto dell'urna del doge Renier Zen, raffigurante il Redentore sostenuto da due angeli, di stile bizantineggiante.
  • Altare rinascimentale con una Madonna in trono e santi di artista quattrocentesco, un tempo attribuita a Giovanni Bellini. Fu qui portata nel 1881 dalle Gallerie dell'Accademia dopo che la pala originale, capolavoro di Giovanni Bellini, venne distrutta nell'incendio della cappella del Rosario.
  • Monumento a Marcantonio Bragadin, eroe veneziano scorticato vivo dai turchi dopo la presa di Famagosta. Ciò che rimaneva della sua pelle fu portato qui nel 1596, e esaminato scientificamente nel 1961. L'architettura è dello Scamozzi, il busto di un allievo del Vittoria, mentre il chiaroscuro, che rappresenta il Martirio del Bragadin è di incerta attribuzione.
  • Altare dedicato al domenicano spagnolo San Vincenzo Ferrer. È ornato dal grandioso Polittico di San Vincenzo Ferrer (1464-1470) di Giovanni Bellini in nove scomparti: nel registro centrale si trovano le grandi figure di San Vincenzo, al centro, di San Cristoforo a sinistra e di San Sebastiano a destra. Negli scomparti superiori sono rappresentati al centro il Cristo morto sorretto da angeli, e ai lati l'Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata, con lo sguardo rivolto verso l'alto, dove in origine si trovava la lunetta con l'Eterno. Nella predella sono raffigurati alcuni miracoli di San Vincenzo: a sinistra il Santo salva una donna da un fiume e protegge una donna e un bambino da un crollo; al centro la Predica di Toledo, in cui il santo fa resuscitare due morti perché testimonino le verità da lui predicate; a destra il Santo resuscita un bambino e libera alcuni prigionieri. Sotto al polittico si trovano le spoglie del beato Tommaso Caffarrini, confessore e primo biografo di Santa Caterina da Siena.
  • Cappella del Beato Giacomo Salomoni, o del Nome di Gesù, in origine gotica, portata alle attuali forme barocche nel 1639. È ornata da una volta con dipinti di Giovanni Battista Lorenzetti e da una pala d'altare di Pietro Liberi raffigurante la Crocifissione e la Maddalena. Sull'altare è conservato il corpo del beato domenicano Giacomo Salomoni (Venezia, 1231 - Forlì, 1314), invocato a protezione dei tumori
  • Sul pavimento di fronte alla cappella si trova la lastra sepolcrale a niello del decemviro Alvise Diedo che nel 1453 salvò la flotta veneziana a Costantinopoli. Canova la considerava "un vero gioiello d'arte".
  • Mausoleo Valier, progettato da Andrea Tirali. Fra quattro colonne corinzie si trova un panneggio di marmo giallo, su cui si stagliano le statue del doge Bertuccio affiancata da quelle del doge Silvestro, a sinistra, e della moglie di Silvestro, la dogaressa Elisabetta Querini. Completano il monumento numerose statue e bassorilievi dei migliori scultori veneziani dell'epoca.
  • Cappella della Madonna della Pace, cui si accede dall'arco di destra che si apre sotto il Mausoleo Valier. Sopra l'altare si trova un'icona bizantina portata a Venezia nel 1349. Ai lati due grandi tele: a sinistra San Giacinto attraversa il fiume Dnieper, opera di Leandro da Bassano, e a destra Flagellazione dell'Aliense.
  • Cappella di San Domenico, costruita da Andrea Tirali (1690). Il soffitto racchiude la tela la Gloria di San Domenico (terminata nel 1727), opera del Piazzetta, uno dei migliori lavori del Settecento veneziano. Agli angoli del dipinto principale, quattro tondi a chiaroscuro con le virtù cardinali, sempre del Piazzetta. Alle pareti sono sei bassorilievi che raffigurano episodi della vita di San Domenico: cinque, in bronzo, sono opera di Giuseppe Mazza; il sesto, in legno, è di Giobatta della Meduna.
  • Altare di Santa Caterina da Siena. Apparteneva al distrutto coro dei frati. È stato modificato nel 1961 per inserirvi la reliquia del piede di Santa Caterina da Siena.
Venezia - Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo (S. Zanipolo) - Foto G. Dall'Orto 2 lug 2006 - 10.jpg

Transetto destro[modifica | modifica sorgente]

È dominato sulla parete di fondo dal grandioso finestrone gotico, con vetrata colorata, compiuta da Gian Antonio Licino da Lodi, su cartoni attribuiti a Bartolomeo Vivarini, a Cima da Conegliano e a Girolamo Mocetto. Sotto di esso si possono vedere due altari rinascimentali: quello di destra è ornato dall'Elemosina di sant'Antonino, pala eseguita nel 1542 circa da Lorenzo Lotto, quella di sinistra dal Cristo tra i santi Pietro e Andrea, opera di Rocco Marconi. Inoltre al centro, sotto un baldacchino, è conservata la sedia del doge. Sulla parete laterale si trovano l'Incoronazione della Vergine di Giambattista Cima da Conegliano e il monumento con statua equestre in legno dorato di Niccolò Orsini (morto nel 1510), conte di Pitigliano, che combatté per la Repubblica di Venezia contro gli eserciti della lega di Cambrai. Il condottiero, tra l'altro, non avrebbe dovuto essere tumulato qui, bensì nel suo sepolcro approntato nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Ghedi, in provincia di Brescia, dove l'Orsini deteneva il suo feudo[1].L'opera è attribuita ad Antonio Minello.

Cappelle absidali di destra[modifica | modifica sorgente]

Statua Melanconia di Melchior Barthel del monumento al pittore Melchiorre Lanza.

Presbiterio[modifica | modifica sorgente]

Aperto dagli altissimi finestroni gotici, splendidamente illuminati specialmente nelle ore mattutine, è scandito dagli snellissimi costoloni che si riuniscono nella chiave di volta con lo stemma della Scuola Grande di San Marco, che qui si riuniva. A partire dalla parete destra vi si trovano:

Cappelle absidali di sinistra[modifica | modifica sorgente]

Tomba di Giacomo Cavalli .

Transetto sinistro[modifica | modifica sorgente]

La parete di fondo è ornata dal grande orologio sovrastante la porta della Cappella del Rosario. Sopra la porta si trova il monumento quattrocentesco al doge Antonio Venier. A sinistra monumento alla moglie del doge, la dogaressa Agnese Venier, e alla loro figlia Orsola. A destra si erge la statua bronzea del generale da mar poi doge Sebastiano Venier, vincitore di Lepanto. Il monumento è opera moderna di Antonio dal Zotto, inaugurato nel 1907 in occasione della traslazione delle spoglie del doge dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli a Murano.

Cappella del Rosario[modifica | modifica sorgente]

Cappella del Rosario
Dossale ligneo di Giacomo Piazzetta nella cappella del Rosario

Qui sorgeva fin dal Trecento una cappella dedicata a San Domenico, poi sostituita nel 1582 dalla cappella della Scuola del Rosario, dedicata alla Madonna del Rosario, nella cui ricorrenza (7 ottobre 1571) avvenne la battaglia di Lepanto. Bruciò nel 1867 insieme ai capolavori che vi erano contenuti: il soffitto in legno dorato con tele del Tintoretto e di Palma il giovane, altre 34 tele, e soprattutto il Martirio di san Pietro di Tiziano e la Madonna e Santi di Giovanni Bellini che vi erano depositati per restauro. La cappella è formata da una navata rettangolare e da un presbiterio quadrato, entrambi coperti da un soffitto intagliato di Carlo Lorenzetti inaugurato nel 1932. Nel soffitto della navata sono racchiusi tre capolavori del Veronese qui portati dalla chiesa dell'Umiltà alle Zattere: l'Adorazione dei Pastori, l'Assunta e l'Annunciazione. Sulla parete di fondo un'altra Adorazione dei pastori sempre del Veronese. Sulla parete destra Gesù morto dello Giovanni Battista Zelotti, Gesù incontra la Veronica di Carlo Caliari, il bel San Michele sconfigge Lucifero, di Bonifacio de' Pitati. Sulla parete sinistra: Martirio di Santa Cristina di Sante Peranda, Lavanda dei piedi e Cena eucaristica di Benedetto Caliari, San Domenico salva dei marinai invitandoli alla preghiera del rosario del Padovanino. Le due pareti laterali sono fiancheggiate da dossali lignei di Giacomo Piazzetta (1698). Il soffitto del presbiterio è ornato da altre opere del Veronese: al centro la tela quadriloba dell'Adorazione dei Magi (1582), agli angoli i quattro evangelisti. L'altare è sormontato da un tempietto quadrato di Girolamo Campagna, al cui interno si trova la statua novecentesca della Madonna del Rosario, scolpita da Giovanni Dureghello nel 1914. Tutto intorno all'altare sono stati ricomposti dopo l'incendio dieci bassorilievi settecenteschi. Il resto del presbiterio è decorato con statue e bassorilievi.

Navata sinistra[modifica | modifica sorgente]

Partendo dal transetto vi si possono ammirare principalmente:

Tomba del doge Tommaso Mocenigo
  • monumento al doge Tommaso Mocenigo, opera della prima metà del Quattrocento, che unisce elementi ancora gotici a elementi rinascimentali, oltre a denotare una certa influenza dell'arte di Donatello (specialmente nel guerriero all'angolo sinistro del sarcofago).
  • monumento al doge Nicolò Marcello, di Pietro e Tullio Lombardo, costruito tra il 1481 e il 1485. Ancora più che nel monumento di Pietro Mocenigo, qui è evidente la derivazione dagli archi di trionfo romani, con le colonne libere e avanzate, la trabeazione in aggetto sopra i capitelli, e i tondi sopra all'arco, come nell'arco di Augusto di Rimini.
  • altare rinascimentale con una copia settecentesca di Carlo Loth del Martirio di san Pietro da Verona, capolavoro di Tiziano bruciato nel 1867.
  • monumento equestre barocco al generale perugino Orazio Baglioni
  • monumento ai patrioti fratelli Bandiera e Domenico Moro, le cui salme furono qui trasportate nel 1867.
  • altare di Verde Scaligera, con il potente San Girolamo, capolavoro del 1576 del Vittoria.

Sacrestia[modifica | modifica sorgente]

È completamente ornata da dipinti che costituiscono una vera e propria esaltazione dell'Ordine domenicano, eseguiti tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento. I più importanti sono la vasta tela di Leandro da Bassano, di fronte alla porta, Onorio III approva la regola di San Domenico, il Crocifisso adorato da santi domenicani, sull'altare, di Palma il giovane, e San Domenico e San Francesco, sopra la porta, di Angelo Lion.

Convento[modifica | modifica sorgente]

Sorse insieme all'attigua chiesa ed era già terminato nel 1293. Fu ricostruito da Baldassarre Longhena tra il 1660 e il 1675. Oggi ospita l'Ospedale civile di Venezia. È articolato intorno a due chiostri e a un cortile. Ad est si trova il dormitorio dei frati, attraversato da un lunghissimo corridoio su cui si aprono le celle. Lo scalone del Longhena si caratterizza per i magnifici intarsi marmorei; la biblioteca conserva ancora il bellissimo soffitto ligneo di Giacomo Piazzetta (1682), con dipinti di Federico Cervelli. Un frate illustre di questo convento fu Francesco Colonna, autore della Hypnerotomachia Poliphili.

Attuale convento[modifica | modifica sorgente]

Attualmente il convento domenicano ha sede in quella che era la Scuola di Sant'Orsola. La comunità domenicana a Venezia ha come sua missione, oltre alla cura pastorale della parrocchia, l'accoglienza dei turisti, la promozione di incontri culturali, la predicazione del messaggio cristiano attraverso l'arte e l'ospitalità.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ragni, Gianfranceschi, Mondini, pag. 83

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa nel 1731 circa
  • Aa. Vv., La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Marcianum Press, Venezia, 2013
  • Angelo Maria Caccin O.P., Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Storia e Arte, Giorgio Deganello Editore, Padova (s.d.)
  • Elena Lucchesi Ragni, Ida Gianfranceschi, Maurizio Mondini, (a cura di), Il coro delle monache - Cori e corali, catalogo della mostra, Skira, Milano 2003
  • Silvia Moretti, Maria Teresa Todesco, Il cantiere della cappella di Sant'Alvise nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia (1458-1499), in Annali di Architettura n° 20, Vicenza 2008 leggere l'articolo
  • Sandro Dalla Libera, "l'arte degli organi a Venezia"
  • www.basilicasantigiovanniepaolo.it

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]