Murano
| Murano | |
|---|---|
|
Vista del canale degli Angeli.
|
|
| Localizzazione | |
| Localizzazione | Laguna Veneta |
| Coordinate | 45°27′30″N 12°21′12″E / 45.45833°N 12.35333°ECoordinate: 45°27′30″N 12°21′12″E / 45.45833°N 12.35333°E |
| Geografia fisica | |
| Superficie | 1,17 km² |
| Altitudine massima | 4 m s.l.m. |
| Geografia politica | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Demografia | |
| Abitanti | 4.616 (16-06-2011) |
| Densità | 3945,3 ab./km² |
| Etnico | muranesi |
|
|
|
| voci di isole d'Italia presenti su Wikipedia | |
Murano è un'isola della Laguna Veneta, situata a nord-est di Venezia, lungo il canale dei Marani.
Come la stessa Venezia, nella realtà è composta da sette isole minori, di cui due di origine artificiale (Sacca Serenella e Sacca San Mattia), divise da canali e rii e collegate tra loro da ponti. È totalmente urbanizzata (escludendo la Sacca S. Mattia tuttora in fase di bonifica) e, con circa 4.500 abitanti, risulta essere uno dei centri più popolosi della Laguna. La località è nota in tutto il mondo per il plurisecolare artigianato della lavorazione del vetro.
Indice |
Storia [modifica]
| Le origini del nome |
|
Il toponimo deriverebbe dal personale latino Amurius o Mur(r)ius; si può quindi ipotizzare che in origine la località fosse nota come Amuriana villa[1]. Del tutto prive di fondamento le tradizioni che lo ricollegano al nome di una delle porte di Altino[2]. |
Murano sarebbe uno dei tanti centri fondati dai profughi di Altino durante le invasioni barbariche.
L'isola è però nominata per la prima volta solo nell'840, quando nel Pactum Lotharii si ricorda anche Amorianas. Se ne accenna poco dopo in Costantino Porfirogenito e Giovanni Diacono, mentre si elencano almeno dieci muranesi nella lista delle decime di Pietro II Orseolo (X-XI secolo). I documenti dei secoli XI e XII la descrivono come località di transito per il flusso migratorio proveniente da Torcello ed Equilio e diretto verso la nascente Venezia[3].
Dal punto di vista civile la città era retta da un gastaldo ducale, mentre a livello religioso faceva capo alla chiesa matrice dei Santi Maria e Donato (metà del X secolo), a sua volta sottoposta nella diocesi di Torcello. Più tardi le si aggiunsero le pievi di San Salvatore, San Martino e Santo Stefano[3].
La città, da sempre inserita nella Venezia marittima, ebbe una certa autonomia sino al 1171, quando fu unita al sestiere di Santa Croce. Dal 1275 fu invece retta da un proprio podestà; ebbe pure il privilegio di potersi dare delle leggi, garantite da un Maggior Consiglio formato da un discreto numero di nobili muranesi (circa cinquecento) e presieduto da un Podestà, e di coniare una propria moneta (l'Osella).
Diventò ben presto importantissima per la lavorazione artistica del vetro, grazie ad un decreto della Serenissima Repubblica del 1295 che ne sanciva il trasferimento delle fornaci da Venezia: più di una volta, infatti, esse avevano provocato gravi incendi, aggravati dal fatto che allora le costruzioni a Venezia erano soprattutto in legno.
| I sindaci di Murano | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
L'autonomia dell'isola, ora come comune, fu confermata sotto Napoleone, il quale però ne depauperò e demolì moltissimi conventi e chiese (oggi se ne contano solo tre), e sotto gli Austriaci. L'istituzione, che comprendeva anche Sant'Erasmo e le Vignole, fu soppressa nel 1923 e il territorio integrato a quello di Venezia.
La Voce di Murano era la gazzetta ufficiale dell'isola.
L'arte del vetro [modifica]
Nel 1295 si decretò che le vetrerie di Venezia, attive probabilmente già prima del mille, fossero trasferite a Murano dal momento che i forni dei laboratori erano spesso responsabili di disastrosi incendi, che divenivano particolarmente gravi perché all'epoca le costruzioni erano principalmente in legno. Tuttavia, documenti e reperti antichi testimoniano che l'industria si fosse radicata nell'isola già da tempo.
Concentrare le vetrerie a Murano servì alla Serenissima, gelosa di un'arte che l'aveva resa celebre in tutto il mondo sin dalle origini, a controllarne meglio l'attività. I mastri vetrai erano obbligati a vivere sull'isola e non potevano lasciare Venezia senza un permesso speciale. Molti tuttavia riuscirono a fuggire, esportando all'estero le loro celebri tecniche. La più importante crisi che colpì l'industria fu quella del XV secolo, quando si cominciò la fabbricazione dei cristalli di Boemia, forse ispirati agli stessi vetri di Murano. Venezia ne uscì, specie da quando il vetro fu utilizzato per la realizzazione di lampadari, tutt'oggi tra i manufatti più noti di Murano.
Solo i mastri vetrai, fra i non nobili, potevano sposare figlie di patrizi. La Repubblica infatti, emanò un decreto, in seguito ai disordini avvenuti nel Maggior Consiglio di Murano, che dichiarava cittadini muranesi solamente coloro i quali fossero nati nell'isola o avessero acquistato immobili nella stessa. Nel 1602, il podestà Barbarigo, nel censire gli isolani, ricorse alla compilazione di un Libro d'Oro. L'iter per ottenere l'iscrizione non era né semplice né breve e infatti avveniva solamente mediante il consenso della Repubblica. Chi non risultava iscritto non poteva svolgere alcun tipo di lavoro in vetreria, non partecipava ai consigli e non usufruiva di tutti gli altri privilegi concessi ai cittadini muranesi.
Il maestro vetraio viene assistito da due aiutanti chiamati servente e serventino. Essi sorreggono la lunga canna metallica sulla quale il maestro soffia per dare al vetro la forma desiderata, ma non solo, il servente ed il serventino manipolano a loro volta il vetro con gli attrezzi a loro disposizione, tra i quali sono essenziali la spatola ed una pinza chiamata borsella.
Stemma [modifica]
Lo stemma di Murano deriverebbe da quello dell'antica famiglia dei Muranexi che sarebbero stati tra i primi reggitori della città; l'arme, confermata dall'imperatore Ferdinando I il 20 aprile 1845, con lo sfondo azzurro si presenta con «Il gallo … nero ed ardito, posto su un ristretto di terreno di verde [e con ] la cresta argentata, la serpe verde, la volpe d’oro. In questa forme, verrà rappresentato, fatta eccezione per la cresta, che assumerà la forma di una corona d’argento, nello stemma comunale fino alla soppressione di questo nel 1923».[4]
Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]
Prima dell'avvento di Napoleone Bonaparte, nell'isola si contavano diciotto tra parrocchie, monasteri e conventi. Oggi rimangono solamente tre chiese funzionanti (Santa Maria e Donato, San Pietro Martire, Santa Maria Degli Angeli), mentre sono visibili i resti di alcune altre chiese come Santa Chiara, San Maffio e Santo Stefano. A queste si aggiunge l'oratorio dei Santi Giuseppe e Teresa, annesso ospizio Briati.
Duomo dei Santi Maria e Donato [modifica]
| Per approfondire, vedi Duomo di Murano. |
La chiesa nacque probabilmente nel VII secolo, originariamente dedicata a Maria. Nel 1125, dopo la conquista di Cefalonia, vi furono collocate le spoglie di san Donato; assunse così il nome attuale. Successivi restauri l'hanno trasformata sensibilmente, presenta tre navate che convergono nell'abside centrale, rigorosamente rivolta verso est. Ed è proprio l'abside a rappresentare una delle parti più rilevanti dell'intero edificio, rivolta com'è verso le fondamenta, mentre la facciata è architettonicamente meno rivoluzionaria, tendente com'è a rispettare i moduli ravennati. Il catino absidale ospita una notevole Madonna orante a mosaico, opera di un maestro veneto di cultura bizantina della seconda metà del sec. XII. Il semicilindro absidale è decorato negli spazi tra le finestre con affreschi di area giottesca. Di notevole importanza è il pavimento musivo, presumibilmente contemporaneo a quello della basilica di San Marco.
Chiesa di Santa Maria degli Angeli [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria degli Angeli (Murano). |
Affacciata sull'omonimo canale (un tempo detto Canale di Santo Stefano), sorge in uno degli estremi lembi dell'isola. Fondata nel 1188, grazie a Ginevra Gradenigo, figlia del patrizio Marino, che donò un terreno con adiacenti acque all'abadessa Giacomina Boncio al fine di edificare una chiesa ed un monastero in onore della Vergine. Riedificata nel Cinquecento, era ricca di tele e preziosi, specie in seguito alla bolla papale che ne sancì l'unione con il monastero di Santa Maria del Piave di Lovadina, nell'attuale provincia di Treviso. La chiesa fu visitata nel 1574 da Enrico III, re di Francia e Polonia, e vi si conservavano le spoglie del doge Sebastiano Venier, eroe di Lepanto, le quali furono trasportate, con pompa solenne, nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo, il 30 giugno 1907. Dopo un periodo di abbandono, durante il quale molte delle opere furono trasferite nella chiesa di San Pietro Martire, una parte dell'edificio fu convertita a lazzaretto, atto ad ospitare le famiglie più povere. Il campanile, alto trentun metri, risale alla metà del Cinquecento.
Chiesa di San Pietro martire [modifica]
| Per approfondire, vedi Chiesa di San Pietro Martire (Murano). |
Situata nel Rio dei Vetrai, e fondata nel 1348 in onore di san Giovanni Battista, fu totalmente demolita a causa di un incendio dal quale non si poté salvare niente. Fu quindi ricostruita nel 1511 e dedicata a San Pietro Martire. Divisa in tre navate con colonnato in marmo, risultano di grande interesse le tele ad opera di Giovanni Bellini Assunzione della Vergine e Santi e Il doge Barbarigo presentato alla Vergine e al Putto. Caratteristici e di inestimabile valore sono i lampadari in vetro con le famose mandole. Molte altre opere contenute nella chiesa sono quello che si è potuto salvare dalla razzia di Napoleone Bonaparte dalle altre chiese dell'isola. Nell'ala destra si può ammirare la splendida cappella della famiglia Ballarin, dedicata a San Giuseppe e a Maria, che il celebre vetraio Giorgio Ballarin fece costruire per sé (vi riposa dal 1506), per la sua famiglia e per i suoi discendenti. Nella stessa cappella sorge inoltre il monumento funebre dedicato al Cancellier Grande della Repubblica di Venezia, Giovanni Battista Ballarin, morto il 29 settembre del 1666 a Isdin in Macedonia e la tomba di suo figlio, Domenico Ballarin, anche lui Cancellier Grande della Repubblica di Venezia, morto il 2 novembre 1698.
Palazzo Giustinian - Museo del Vetro [modifica]
| Per approfondire, vedi Museo del Vetro. |
Di grande interesse storico artistico, sorge in Fondamenta Marco Giustinian, all'interno di un palazzo in stile gotico, antica residenza dei vescovi di Torcello. Dopo uno dei periodi più oscuri che il vetro di Murano abbia mai passato, in concomitanza con la caduta della Repubblica e l'invasione straniera, nel 1805 con la soppressione della diocesi di Torcello, il palazzo divenne proprietà del patriarcato di Venezia lampadari, di cui il più imponente, a sessanta bracci, è stato realizzato dai Maestri Lorenzo Santi e Giovanni Fuga. Per un breve periodo fu istituita anche una scuola per il disegno e la produzione del vetro soffiato insegnando l'evoluzione della tecnica nel corso dei secoli. Il Museo fa parte dei Musei Civici Veneziani dal 1923, anno dell'annessione dell'isola al Comune di Venezia. Fu sede inoltre del Municipio di Murano, trasferito in seguito a Palazzo Da Mula.
Palazzo da Mula [modifica]
| Per approfondire, vedi Palazzo da Mula. |
Lo stile gotico della sua facciata è mescolato all'influsso Veneto-Bizantino del XII secolo; sorge su una delle fondamenta del Canal Grande di Murano, a pochi metri dal Ponte Vivarini. Costruito nelle vicinanze dell'abbazia di San Cipriano, ex seminario Patriarcale, distrutta nel 1817, fu restaurato completamente circa un decennio fa, e ospita la sede del Municipio di Murano, il quale vi organizza mostre e incontri su diversi temi, ma quello predominante è senza dubbio il vetro.
Faro di Murano [modifica]
| Per approfondire, vedi Faro di Murano. |
Il faro di Murano è una costruzione cilindrica in marmo d'Istria molto importante nonostante la sua posizione alquanto interna rispetto al mare: il fascio di luce infatti, potenziato da un ingegnoso gioco di specchi, punta diretto al centro della Bocca di Porto del Lido, agevolando il rientro delle navi durante la notte. Durante l'alto Medioevo, il faro si ergeva sotto forma di torre in legno, non troppo alta, alla cui sommità venivano accesi dei fuochi; la luce prodotta dal fuoco veniva riflessa mediante un gioco di specchi, così secondo una tecnica adottata addirittura dai Romani veniva illuminata la Laguna. È situato all'estremità di Viale Garibaldi (Bressagio), precisamente in Fondamenta Francesco Maria Piave.
Società [modifica]
Evoluzione demografica [modifica]
La seguente tabella riporta l'evoluzione demografica del comune di Murano sino alla sua soppressione nel 1923.
Abitanti censiti; in verde la popolazione residente entro i vecchi confini comunali 
Cultura [modifica]
Personalità legate a Murano [modifica]
- Antonio Vivarini, pittore
- Leonardo Corona, pittore
- Giovanni Segala (1663 – 1720), pittore
- Vincenzo Miotti, fisico e astronomo
- Francesco Maria Piave, librettista
- Lino Toffolo, attore
- Aldo Tagliapietra, musicista
- Alberto Toso Fei, scrittore
Marchio "Vetro artistico di Murano" [modifica]
La regione del Veneto[5], nel più ampio contesto della tutela e valorizzazione della produzione e commercializzazione dei prodotti tipici e tradizionali veneti, tutela e promuove la denominazione d'origine dei manufatti artistici in vetro realizzati nell'isola di Murano, in quanto patrimonio della storia e della cultura secolare di Venezia.
Il marchio del "Vetro artistico di Murano" (realizzato graficamente dal designer Diego Lazzarini)[6] è disciplinato dalla legge regionale n. 70 del 1994.[7]
Sebbene solo le aziende concessionarie siano autorizzate dalla Regione Veneto ad apporre il bollino raffigurante il marchio, vi sono comunque numerose aziende operanti a Murano (in particolare alcuni tra gli artisti locali più noti a livello internazionale) che hanno deciso di non chiedere la concessione.
-
Rio di Murano
Note [modifica]
- ^ Giovan Battista Pellegrini, Dai Veneti ai Venetici in Storia di Venezia, Teccani, 1992, Vol. 1 - Origini, Età ducale.
- ^ Jacopo Filiasi, Memorie storiche de' Veneti primi e secondi, 1ª edizione, Venezia, Tipografia del Seminario, 1797, Vol. 6, p. 255.
- ^ a b Luigi Lanfranchi, Gian Giacomo Zille, Il territorio del Ducato Veneziano dall'VIII al XII secolo in Storia di Venezia, Venezia, International Centre of Arts and Costume, 1958, Vol. 2, p. 33.
- ^ Stemma di Murano su araldicacivica.it. URL consultato in data 26-03-2013.
- ^ Regione del Veneto - Marchio "Vetro artistico di Murano"
- ^ Marchio registrato e depositato presso Ufficio per l'Armonizzazione del Mercato Interno di Alicante al n. 000481812
- ^ legge regionale n. 70 del 1994.
Bibliografia [modifica]
- Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo Estuario
- Marcello Brusegan, Le chiese di Venezia, Newton Compton Editori
- Alberto Toso Fei, Misteri della laguna e racconti di streghe
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Murano
Wikivoyage contiene informazioni turistiche su Murano