Poveglia
| Poveglia | |
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L'ospedale
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| Localizzazione | Laguna di Venezia |
| Coordinate | 45°22′54″N 12°19′54″E / 45.38167°N 12.33167°ECoordinate: 45°22′54″N 12°19′54″E / 45.38167°N 12.33167°E |
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Poveglia è un'isola della laguna sud posta di fronte a Malamocco lungo il Canal Orfano, che collega la bocca di porto di Malamocco con Venezia. La sua superficie è di 7,25 ettari, è quindi un'isola abbastanza grande nel contesto lagunare. Conta undici fabbricati.
Indice |
[modifica] Storia
Anticamente era denominata Popilia, probabilmente per la sua vegetazione (dal latino populus "pioppo") o in relazione alla vicina via Popilia-Annia, fatta costruire dal console romano Publio Popilio Lenate. Nelle antiche mappe cinquecentesche l'isola appare nominata anche nella forma Poveggia.
A seguito dell'invasione longobarda del VI secolo e della distruzione delle città dell'entroterra (in particolare Padova ed Este), divenne uno dei centri di reinsediamento delle popolazioni in fuga verso le coste. Divenuta borgo e sede di un castello, il centro contribuì efficacemente, tra l'809 e l'810, alla resistenza di Metamauco, l'antica capitale del ducato di Venezia, assediata dai Franchi. Gli abitanti di Popilia, per l'attiva parte avuta nella difesa dall'invasione franca, ricevettero una serie di privilegi, quali l'esenzione dalle tasse, dal servizio militare e dal remare nelle galee.
Nell'864 vi si insediarono le famiglie dei 200 fedelissimi servi di Pietro Tradonico che, in seguito alle rivolte scaturite dall'uccisore del doge, qui avevano ottenuto dal successore Orso I Partecipazio la concessione di terre e valli, con l'obbligo di censimento annuale e di atto d'omaggio da compiersi il secondo giorno di Pasqua, ed il diritto ad avere come governatore un castaldo ducale, affiancato da 27 consiglieri locali.
Poveglia era un centro florido, sia dal punto di vista economico che demografico. Le famiglie locali (Musso, Boyso, Barbalongolo ecc.) erano impegnate nella pesca e nella salinatura, con interessi anche a Chioggia e a Pellestrina. A livello ecclesiastico, faceva capo alla pieve di San Vitale[1].
L'isola divenne così prospera che al castaldo di Poveglia fu accordato in seguito l'eccezionale privilegio di legare la propria imbarcazione alla nave ducale (il Bucintoro) durante la Festa della Sensa.
La fine del centro avvenne improvvisamente nel 1379, allorché, minacciata dai Genovesi durante la Guerra di Chioggia, vide la popolazione trasferita in altri centri della laguna (in particolare Spinalonga) per far posto agli apprestamenti militari in difesa di Venezia assediata, in particolare all'ottagono (una batteria d'artiglieria in grado di controllare il passaggio lagunare da Venezia a Chioggia). Al termine del conflitto poco rimaneva dell'antico splendore.
L'isola vide quindi diminuire di molto la sua superficie a causa dei fenomeni ambientali di erosione, passando sotto l'autorità del podestà di Malamocco. Nel 1468 vi si costruirono magazzini e cantieri navali, trasformandola in luogo di quarantena per navi e merci. Nel XVI secolo si tentò invano di attirarvi l'ordine dei Camaldolesi per costruirvi un convento. Non più adatta al ripopolamento, dopo il trasferimento nel 1777 sotto l'autorità del magistrato alla Sanità, tra il 1793 e il 1814, vi ebbe sede un lazzaretto.
In seguito l'isola divenne stazione per la quarantena marittima. Venne infine ceduta al Demanio nel 1968.
Un tempo sull'isola sorgeva una chiesa dedicata a San Vitale, che custodiva un celebre crocifisso (ora conservato nella chiesa di Malamocco) ed una tavola di Tiziano, ma nel 1806 fu chiusa ed in seguito distrutta. Ora non rimane che il campanile cuspidato, una volta usato come faro e oggi incorporato in un blocco di grandi edifici sorti quando l'isola venne usata per la quarantena delle navi.
Poveglia fu per un periodo utilizzata come terreno agricolo e da ultimo progressivamente abbandonata. È attualmente oggetto di una fase di recupero e ridestinazione d'uso.
[modifica] Leggenda e Folclore
Al ricordo della fallita spedizione franca è legato il nome del canale prospiciente l'isola, nel quale sarebbe avvenuto l'accerchiamento e il massacro della flotta nemica e che per questo, secondo la leggenda, sarebbe stato denominato Canale dell'Orfano. Un'altra leggenda narra che nell'isola vi siano gli spiriti di coloro che venivano portati a morire a Poveglia durante gli anni della peste e chiunque si avvicini all'isola di notte può sentirne i lamenti e vedere le anime che vagano per l'isola. Inoltre alcuni documenti storici proverebbero che all'inizio del '900 nell'isola sorse un ospedale psichiatrico, noto per le cure tutt'altro che ortodosse usate per tentare di curare i malati, i quali si lamentavano di continuare a vedere spiriti di persone malate di peste. Tali spiriti un giorno furono visti anche dal direttore dell'ospedale, il quale si suicidò buttandosi dalla torre che ancora oggi sorge nella parte più a sud della struttura.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Luigi Lanfranchi, Gian Giacomo Zille, Il territorio del Ducato Veneziano dall'VIII al XII secolo in Storia di Venezia, Venezia, International Centre of Arts and Costume, 1958, Vol. 2, p. 34.
[modifica] Bibliografia
- Diehl, Charles: La Repubblica di Venezia, Newton & Compton editori, Roma, 2004. ISBN 88-541-0022-6
- Romanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, tipografia Pietro Naratovich, Venezia, 1861.
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