Duomo di Murano

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Coordinate: 45°27′27″N 12°21′25.85″E / 45.4575°N 12.35718°E45.4575; 12.35718

Basilica di Santa Maria e Donato
Veduta absidale
Veduta absidale
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Religione Cattolica
Diocesi Patriarcato di Venezia
Inizio costruzione VII secolo
Completamento 1140

La basilica di Santa Maria e Donato è una chiesa situata nell'isola di Murano (Venezia).

È un importante luogo di culto dedicato ai santi Maria e Donato, ed è uno dei massimi esempi di romanico lagunare.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fondata forse nella metà del X secolo (del 999 è una promissione del pievano al vescovo di Torcello)[1], la chiesa fu inizialmente dedicata a santa Maria. Ad essa, nel 1125, fu associato san Donato martire, vescovo di Evorea, quando il corpo del santo fu trasportato da Cefalonia, dopo che la città fu conquistata da parte dell'armata navale comandata dal doge Domenico Michiel.

Rifacimenti successivi a questa data (fu restaurata nel IX secolo e completamente riedificata nel XII secolo) hanno prodotto il prezioso manufatto pavimentale, databile intorno al 1140, che molto ha influenzato la produzione artistica dell'epoca (in particolare i manufatti analoghi dell'abbazia di Pomposa). Tali mosaici sono composti di marmo e paste vitree policrome. La chiesa contiene, poi, una delle più antiche tavole dipinte del veneziano.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il campanile

La chiesa ha pianta basilicale. Le due navate laterali sono divise dalla mediana da cinque colonne di marmo greco, con capitelli di stile veneto-bizantino.

Secondo i moduli imposti da San Marco a Venezia, l'architettura tende a dissolvere le masse. Ciò accade soprattutto per l'abside, che si affaccia sulla laguna nord di Venezia, mentre la facciata paleocristiana è rivolta verso ovest. È quindi l'abside, rigorosamente rivolta verso est, che presentandosi per prima a chi venga dalle fondamenta, ha un ruolo preminente: ha pianta interna esagonale e un finto porticato all'esterno, con nicchie e colonne binate in due ordini. Spicca al suo interno un maestoso mosaico raffigurante una Madonna orante.

All'esterno, le logge, con arco a tutto sesto e piedritto, la doppia fascia fregiata da triangoli, l'accenno di strombatura degli archi derivato dalle multiple ghiere, tutto contribuisce a scarnificare la massa, esaltando il contrasto cromatico tra il rosso del mattone e il bianco del marmo. In entrambi gli ordini, poi, l'apertura degli archi presenta via via diverse ampiezze, contribuendo a ritmare visioni differenti, anche in base alla luce.

Molti elementi decorativi devono essere andati perduti nel tempo: sono stati trovati frammenti di transenne del IX secolo.

La facciata non sfugge invece ai moduli più tipici della basilica ravennate e resta subordinata, poiché, come detto, la si incontra, venendo dal canale, solo dopo aver fatto il giro di un intero lato della chiesa.

Il campanile è una torre quadrata suddivisa in tre ordini (scanditi a loro volta da lesene) e conclusa da una cella campanaria con trifore e archetti pensili. Ubicata nel campo omonimo alla chiesa, è adiacente ad una grandiosa scultura in marmo, un Monumento ai Caduti, opera dello scultore Napoleone Martinuzzi e datato 1927.

Attualmente la chiesa fa parte delle due parrocchie di Murano assieme alla Chiesa di San Pietro Martire.

Il mosaico absidale[modifica | modifica sorgente]

Domina l'abside il catino decorato con una splendida Madonna orante immersa in un fondo oro, erta su un suppedaneo, con le mani aperte sul petto in segno di preghiera, lo sguardo dolce rivolto alla propria sinistra e la figura slanciata, avvolta nel manto e nel maphorion di un blu intenso. Assai simile alla Theotokos che domina il catino della non lontana chiesa di S. Maria Assunta a Torcello (persino le due iscrizioni contratte MΡ ΘΥ – Μήτηρ Θεοῦ – ai lati sono uguali), questo mosaico muranese rappresenta uno dei più alti esiti di un maestro veneto ben addestrato al linguaggio bizantino della prima metà del secolo XII: lo stile è infatti quello delle maestranze bizantine che lavorarono anche in San Marco a Venezia, per esempio nella Madonna orante sulla cupola dell'Ascensione, e nelle parti di risarcimento della basilica torcellana, soprattutto la lunetta, e databile all'ultimo quarto del XII secolo; ma la linearità ripetuta e un poco ingessata del panneggio e le forme slanciate lo staccano nettamente dalla mano bizantina che aveva lavorato all'abside torcellana, mostrando finalmente l'autonomia e la parlata artistica tipica della nuova generazione musiva veneziana successiva alla metà del secolo.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Luigi Lanfranchi, Gian Giacomo Zille, Il territorio del Ducato Veneziano dall'VIII al XII secolo in Storia di Venezia, Vol. 2, Venezia, International Centre of Arts and Costume, 1958, p. 33.
  2. ^ Clementina Rizzardi, Mosaici altoadriatici, Ravenna, Edizioni del Girasole, 1985.

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