Enrico III di Francia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Enrico III
Enrico III di Francia. Ritratto di François Clouet (1570)
Enrico III di Francia. Ritratto di François Clouet (1570)
Re di Francia
In carica 30 maggio, 1574 – 2 agosto, 1589
Incoronazione 13 febbraio 1575, Reims
Predecessore Carlo IX di Francia
Successore Enrico IV di Francia
Nome completo Henri Alexandre-Édouard de France
Altri titoli Re di Polonia (1573-1574)
duca d'Angoulême(1551-1560)
duca d'Orleans(1560-1566)
duca d'Angiò(1566-1574)
Nascita Fontainebleau, 19 settembre 1551
Morte Castello di Saint-Cloud, 2 agosto 1589
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis, Francia.
Casa reale Valois-Angoulême
Dinastia Capetingi
Padre Enrico II di Francia
Madre Caterina de' Medici
Consorte Luisa di Lorena-Vaudémont
Firma Signature of Henry III Valois as King of Poland.PNG

Enrico III di Valois (Fontainebleau, 19 settembre 1551Saint-Cloud, 2 agosto 1589) fu re di Polonia dal 1º maggio 1573 al 18 giugno 1574 con il nome di Enrico V di Polonia e re di Francia dal 1574 al 1589 col nome di Enrico III di Francia. Fu l'ultimo re della dinastia Valois.

Enrico III (pol. Henryk Walezy) era il quarto figlio di Enrico II e di Caterina de' Medici. Fu battezzato con i nomi di Alessandro Edoardo e gli fu dato il titolo di duca d'Angoulême. Divenne poi duca d'Orléans nel 1560, quando morì il fratello Francesco II di Francia e il fratello Carlo, di solo un anno più vecchio di lui, salì al trono. Il 17 marzo 1564, data della sua Confermazione, prese il nome "Enrico"; nel 1566, fu nominato duca d'Angiò.

L'11 maggio (giorno della Pentecoste) 1573, fu eletto re di Polonia. Regnò sulla Polonia dal 24 gennaio al 18 giugno 1574. Il 30 maggio 1574, morto il fratello Carlo IX, lasciò di nascosto la Polonia per il trono di Francia. Fu consacrato a Reims il 13 febbraio 1575 con il nome di Enrico III e il 15 febbraio sposò Luisa di Lorena-Vaudémont.

Salendo sul trono francese, Enrico III si trovò davanti un paese diviso, dove la sua autorità era solo parzialmente riconosciuta. Il suo regno era segnato da gravi problemi religiosi, politici ed economici. Durante il suo regno, durato 15 anni, si succedettero ben quattro guerre di religione. Enrico III dovette lottare contro partiti sostenuti da potenze straniere, che finirono col minare la sua autorità, come il partito dei Malcontenti, quello dei Protestanti e la Lega cattolica, che riuscì a farlo assassinare. Morì infatti a Saint-Cloud il 1º agosto 1589 accoltellato da Jacques Clément, un monaco fanatico.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Da sinistra: Francesco Ercole d'Alençon, Caterina de' Medici, re Carlo IX, Margherita e Enrico d'Angiò. 1561 circa.

Durante la sua giovinezza, Enrico d'Angiò era molto amato dalla madre Caterina de' Medici che sfruttò tutte le occasioni per metterlo in luce. Egli esercitò molto presto il ruolo di principe reale, come testimonia la sua presenza ufficiale agli Stati Generali del 1561. Nel 1565, a solo quattordici anni, in occasione dell'incontro di Bayonne, fu incaricato di andare in Spagna a trovare sua sorella, la regina Elisabetta di Valois.[1] Il giovane principe si fece notare per la sua eleganza e l'amore per il lusso.

La madre desiderava che Enrico diventasse un appoggio sicuro per la monarchia. A sedici anni Enrico diventò luogotenente generale. Questa altissima carica militare lo pose al secondo posto del regno, dopo suo fratello, il re. Sfortunatamente, le ambizioni politiche di Luigi, principe di Condé, che ambiva al trono, provocarono una forte rivalità tra lui ed il principe, che innescò la ripresa delle ostilità tra il re e i protestanti di cui Condé era il capo. Enrico s'impegnò allora personalmente nella seconda e terza guerra di religione e si fece onore vincendo le battaglie di Moncontour e di Jarnac. Nel corso di quest'ultima il principe di Condé rimase ucciso.

I successi militari di Enrico ed il suo comportamento da principe ideale lo resero popolare e provocarono la gelosia del fratello Carlo IX. Il duca d'Angiò dovette molto presto confrontarsi con la politica. Più vicino ai Guisa che ai Montmorency - nel seno del consiglio reale dove la madre l'aveva introdotto - predicava una politica di rigore contro i protestanti. La sua ambizione a governare e le sue capacità a farlo lo resero, agli occhi dei contemporanei, un potenziale successore.

Caterina de' Medici avrebbe voluto fargli sposare una principessa reale per dargli una corona europea, ma le trattative con Elisabetta I, regina d'Inghilterra, fallirono per motivi religiosi. Inoltre il principe era innamorato della bella Maria di Clèves. Durante gli eventi passati alla storia con il nome di notte di san Bartolomeo (24 agosto 1572), Enrico stava dalla parte del duca di Montmorency, governatore di Parigi, ma niente prova, nonostante i sospetti, una qualsiasi partecipazione del principe al massacro.

Re di Polonia[modifica | modifica sorgente]

Nel popolo il fanatismo religioso non si era spento e si stava diffondendo anche un grande malcontento nei confronti della monarchia, che non era riuscita a proteggere i suoi sudditi. Nelle città come La Rochelle, in cui il credo ugonotto era più radicato, venne messa in discussione l'autorità regale. Per ristabilirvi il potere regale, Enrico prese d'assedio la città per parecchi mesi, senza successo. Caterina ebbe però l'occasione di riscattare suo figlio quando giunse la notizia della sua elezione come re di Polonia.

Caterina aveva infatti inviato il vescovo di Valence, Jean de Montluc, come ambasciatore straordinario per sostenere davanti alla Dieta la candidatura del figlio al trono polacco. Grazie alla sua abilità di diplomatico, Montluc riuscì a convincere l'assemblea ed Enrico fu eletto re della Confederazione polacco-lituana (nata dal matrimonio dei re lituano Jagello ed Edvige, regina polacca) con il nome di Henryk Walezy, cioè Enrico di Valois. Nel 1573, Enrico dovette lasciare Parigi in direzione di Cracovia, capitale del suo nuovo regno.

Enrico III fugge dalla Polonia. Dipinto del XIX secolo.

Conservò il titolo fino al 18 giugno dell'anno seguente. Alla morte del fratello Carlo IX nel 1574, Enrico lasciò la Polonia senza il consenso della Dieta, rubando anche nella sua fuga i gioielli della corona polacca, e rientrò in Francia attraverso Vienna, Venezia, Ferrara, Torino ed infine le Alpi.

L'inizio di un regno caotico[modifica | modifica sorgente]

Enrico III

Enrico fu incoronato a Reims il 13 febbraio 1575 con il nome di Enrico III. Il 15 febbraio sposò Luisa di Lorena-Vaudémont.

Sin dall'inizio del suo regno Enrico III fu messo di fronte alla guerra condotta da Enrico I di Montmorency, conte di Damville, detto re di Linguadoca. Nella corte doveva guardarsi dai complotti fomentati dal fratello Francesco, duca d'Alençon e dal re di Navarra, il futuro Enrico IV, che finirono col lasciare la corte e prendere le armi. Allora iniziò una campagna che fu disastrosa per il re.

Nonostante la vittoria del 6 maggio 1576, Enrico III concesse la pace chiamata paix de Monsieur, di cui suo fratello fu il principale beneficiario. Enrico III gli concesse diversi titoli, tra cui quello di duca d'Angiò. I protestanti ottennero numerosi vantaggi, che provocarono il risentimento dei cattolici e la formazione delle prime leghe. Umiliato, Enrico III pensò di prendersi la rivincita.

Alla fine dell'anno egli doveva convocare gli Stati Generali a Blois per cercare di mettere riparo al deficit finanziario causato dalla guerra. Spinto dai deputati cattolici, decise però di riprendere la guerra contro i protestanti. Prima di iniziarla, si riconciliò con il fratello che, ricoperto di benefici, marciò al suo fianco. La campagna fu vittoriosa per il re: il 17 settembre 1577, l'Editto di Poitiers soppresse le libertà concesse agli ugonotti precedentemente. Enrico III lasciò alla madre Caterina de' Medici il compito di perfezionare la pace. Dopo un soggiorno a Nérac, dove riconciliò la coppia Navarra, ella fece un lungo giro in Francia e suggerì al re di sostenere le ambizioni di Francesco d'Angiò per i Paesi-Bassi.

Enrico III chiuse gli occhi sulle attività politiche del fratello a scapito degli spagnoli. L'ipocrisia della diplomazia francese provocò la collera di Filippo II e le tensioni franco-spagnole. Il fiasco dell'esercito francese alle isole Canarie mise definitivamente fine alla supremazia francese in Europa. Dopo il fallimento di Francesco d'Angiò ad Anversa, Enrico III strinse ancor di più l'alleanza con la regina Elisabetta I d'Inghilterra. Nonostante tutto, la Francia conobbe al suo interno una calma relativa. Il fasto dei Valois visse agli inizi del 1580 i suoi ultimi splendori.

Re Enrico III

La vittoria della Lega Cattolica[modifica | modifica sorgente]

La pace instauratasi da qualche anno fu seriamente minata quando il fratello Francesco morì nel 1584 senza figli. Lo stesso Enrico III non riuscì ad avere figli e quindi eredi. La dinastia dei Valois era perciò destinata ad estinguersi. Secondo la legge salica la corona sarebbe dovuta andare ad Enrico III, re di Navarra, esponente del ramo cadetto dei Borbone che discendeva direttamente e per linea maschile da Luigi IX di Francia, detto San Luigi; Enrico era, tra l'altro, marito di Margherita di Valois, sorella di Enrico III di Francia. Il fatto che il re di Navarra fosse protestante causava però un grande problema per le coscienze cattoliche, per le quali era assolutamente impossibile che un protestante potesse salire sul trono di Francia.

Per i cattolici era anche difficile ipotizzare una riconciliazione tra il re di Francia ed il re di Navarra. Sotto la spinta della Lega cattolica e del suo capo Enrico di Guisa, Enrico III firmò il Trattato di Nemours (7 luglio 1585). Il re ordinò di cacciare gli eretici dalla Francia e soprattutto dichiarò guerra all'ugonotto Enrico di Navarra, suo potenziale successore. Iniziò così l'ottava ed ultima guerra di religione.

L'assassinio del duca de Guisa

Tuttavia, le ambizioni della Lega Cattolica e la sua vasta dimensione provocarono l'odio del re verso il movimento. Egli tentò in tutti i modi di frenarne la diffusione. Molto presto tra lui e gli ambienti cattolici cittadini, il cui malcontento andava crescendo, si creò un fossato. Questi ultimi lamentavano la mancanza di energia nella guerra contro i protestanti. Enrico III in effetti cominciò a temere più le ambizioni della lega che i protestanti. L'immagine del re, fortemente criticata dai pamphlets della Lega e dal clero parigino si deteriorò anche negli ambienti popolari. Il 12 maggio 1588 gli estremisti cattolici parigini provocarono un'insurrezione: fu la giornata delle barricate ed il giorno successivo il re fu costretto a lasciare a Parigi.

Jacques Clément uccide Enrico III

Enrico III ormai non aveva più nulla da perdere. Convocò gli Stati Generali a Blois e fece assassinare Enrico I di Guisa. Privata del suo capo, la Francia della Lega destituì il re. Le truppe reali e quelle protestanti allora si unirono contro la Lega. Ma il 2 agosto 1589, Enrico III morì assassinato da Jacques Clément, monaco domenicano, appartenente alla Lega. Suo cugino, Enrico di Navarra gli succedette con il nome di Enrico IV di Francia. Finì così la dinastia dei Valois, che regnava in Francia dal 1328.

La sua personalità[modifica | modifica sorgente]

Enrico III era un uomo di contrasti e dalle molte sfaccettature: quella di uomo fiero, distinto e solenne ma anche quella di uomo stravagante, amante del divertimento e del piacere. La sua personalità fu complessa: sotto un'apparente dolcezza nascondeva un animo spesso nervoso che lo portava talvolta ad avere violenti accessi di collera.

Enrico possedeva soprattutto la grazia e la maestà di un re. Sempre alla ricerca dell'eleganza, curava molto il suo aspetto. Amante della moda, fu il primo ad indossare una figura lugubre come quella del teschio, seppure su dei bottoni, a causa della morte di un amico o dell'amante. Persona molto dolce, detestava la violenza e cercava di evitare le battaglie. Inoltre non amava l'attività fisica pur essendo una delle migliori "lame" del regno. Il suo disgusto per la caccia e per la guerra, privilegi della nobiltà del tempo, gli valsero aspre critiche da parte dei suoi contemporanei. Enrico III era un re più adatto a discutere con i suoi ministri piuttosto che a guerreggiare sui campi di battaglia. Era un uomo molto intelligente, ma debole di carattere ed il suo più grande difetto fu sicuramente l'eccessiva mansuetudine.

Enrico III era un uomo molto pio, profondamente cattolico e con l'età, la sua devozione aumentò. La sfortuna ed i mali che gravavano su di lui alla fine del suo regno gli diedero perfino un certo gusto per il macabro. Il re, di natura piuttosto emotiva, credeva che le sue sfortune, in particolare l'assenza di eredi, e quelle del regno fossero dovute ai suoi peccati. Perciò, per espiarli, spesso si ritirava per giorni interi nei monasteri a mortificarsi od in ritiri spirituali.

La sua maniera di governare[modifica | modifica sorgente]

Fu continuatore della politica della madre, Caterina, nell'escludere dagli affari dello Stato i nobili delle grandi famiglie aristocratiche che non avevano mai cessato, sin dall'inizio delle guerre di religione, di scontrarsi per il potere. Il re promosse al rango della corte gli uomini della piccola nobiltà, uomini nuovi a cui si appoggiò nella sua attività di governo, affidando loro grandi responsabilità. La corte di Enrico III si compose quindi di una folta schiera di favoriti che conobbero una carriera folgorante e che saranno chiamati i mignons.

Il re voleva intorno a sé uomini completamente devoti. Per realizzare questo progetto creò, nel 1578, l'Ordine dello Spirito Santo, un ordine cavalleresco che riunì tutti i membri intorno a lui. Per imporsi, il re mirava ad impressionare i suoi sudditi. Organizzava feste sontuose, come quelle date in onore del matrimonio del duca di Joyeuse con la sorella della regina Luisa nel 1581. In questa occasione si rappresentava a corte il sontuoso Ballet Comique de la Reine. Il re concedeva come ricompensa anche somme di denaro rilevanti ai servitori più zelanti. Tutte queste spese non fecero che aumentare i debiti del regno, ma per il re la restaurazione del potere reale restava l'obiettivo primario.

D'altra parte, Enrico III organizzò diverse riforme importanti, soprattutto riforme monetarie che dovevano sistemare i problemi finanziari del regno. Enrico III rese anche l'etichetta di corte più rigida, anticipando così quella di Versailles di un secolo più tardi. Come Luigi XIV più tardi, Enrico III cercò di mettere in rilievo la sua maestà.

La leggenda rosa di Enrico III[modifica | modifica sorgente]

La camera da letto di Enrico III nel Castello di Blois

A lungo andare, l'immagine trasmessa di Enrico III è stata indissociabile da quella dei suoi favoriti. Nel XIX secolo era un tema alla moda nel quale si cimentavano diversi pittori ed autori romantici. Enrico III venne rappresentato circondato da efebi effeminati, dai costumi eccentrici e grotteschi. Questa immagine caricaturale del re, molto lontana dalla realtà, è rimasta molto popolare.

In verità i contemporanei di Enrico III ci hanno descritto il re come un uomo che amava molto le avventure femminili. Se queste furono meno conosciute di quelle di Enrico II o di Francesco I, ciò è dovuto al fatto che, per rispetto a sua madre ed a sua moglie, Enrico III non conferì mai alle sue amanti il titolo di amanti ufficiali. La sua passione per Maria di Clèves era conosciutissima e le numerose lettere che le scrisse ne sono ancor oggi la prova. Enrico III, nel corso del suo viaggio italiano al rientro dalla Polonia nel giugno 1574, incontrò la bellissima Veronica Franco, una cortigiana veneziana molto conosciuta all'epoca, con la quale trascorse piacevoli momenti. Il re è descritto anche come un uomo molto devoto e l'omosessualità e la religione cattolica nel XVI secolo s'accordavano poco. Siccome nessun documento prova un'avventura maschile, anche minore, l'omosessualità del re deve essere considerata come probabile frutto della fantasia.

Enrico III fu uno dei re la cui immagine fu più diffamata. Durante le guerre di religione i preti parigini non esitavano a diffondere false notizie sul re, ingiuriandolo e ridicolizzandolo nel corso di prediche infuocate. Dopo l'assassinio del duca di Guisa era tale l'odio, che i preti più fanatici preconizzavano di farlo abbattere. Il cambio di dinastia non ha permesso la riabilitazione di questo re beffeggiato ed un'immagine peggiorativa di Enrico III è rimasta nel tempo.
Sotto Enrico IV le vecchie mode furono derise e la corte di Enrico III ne fu l'oggetto.

Personalità del regno di Enrico III[modifica | modifica sorgente]

La famiglia

I Grandi di Francia

I favoriti

I servitori

I magistrati

I finanzieri

I letterati e gli artisti

I nemici

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Stemma di Enrico re di Polonia.
Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo
Gran Maestro dell'Ordine di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Michele

Enrico III nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Pochi film trattano di Enrico III. Tra essi è possibile citare:

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Re di Francia
Valois-Angoulême
Blason comte fr Angouleme (Valois).svg

Francesco I (1515-1547)
Enrico II (1547-1559)
Francesco II (1559-1560)
Carlo IX (1560-1574)
Enrico III (1574-1589)
Albero genealogico di tre generazioni di Enrico III di Valois
Enrico III di Valois Padre:
Enrico II di Francia
Nonno paterno:
Francesco I di Francia
Bisnonno paterno:
Carlo di Valois-Angoulême
Bisnonna paterna:
Luisa di Savoia
Nonna paterna:
Claudia di Francia
Bisnonno paterno:
Luigi XII di Francia
Bisnonna paterna:
Anna di Bretagna
Madre:
Caterina de' Medici
Nonno materno:
Lorenzo de' Medici duca di Urbino
Bisnonno materno:
Piero il Fatuo
Bisnonna materna:
Alfonsina Orsini
Nonna materna:
Madeleine de La Tour d'Auvergne
Bisnonno materno:
Giovanni III de La Tour d'Auvergne
Bisnonna materna:
Giovanna di Borbone

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Castelot, Regina Margot, p. 43

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Mémoires de Marguerite de Valois, reine de France et de Navarre
  • André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.
  • (FR) Pierre Champion, La jeunesse d'Henri III, 2 tomes, Paris, B.Grasset, 1941-1942
  • (FR) Pierre Champion, Henri III, roi de Pologne, Paris, B.Grasset, 1943-1951
  • (FR) Pierre Chevallier, Henri III: roi shakespearien, Paris, Fayard, 1985
  • Ivan Cloulas, Caterina de' Medici, Firenze, Sansoni editore, 1980.ISBN non esistente
  • Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2008, ISBN 978-88-459-2302-9.
  • Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987.
  • Charlotte Haldane, Regina di Cuori: Margherita di Valois, Verona, Gherardo Casini editore, 1975.
  • Dara Kotnik, Elisabetta d'Inghilterra. Una donna al potere, Milano, Rusconi libri, 1984.
  • Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi libri, 1987.
  • Evelyne Lever, Madame de Pompadour. Passioni e destino di una favorita, Milano, Mondadori, 2002, ISBN 88-04-51762-X.
  • Maria Luisa Mariotti Masi, Maria de' Medici, Milano, Mursia, 1994, ISBN 88-425-3520-6.
  • Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000, ISBN 88-452-9077-8.
  • Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988, ISBN 88-04-30464-2.
  • (FR) Jean- François Solnon, Henri III: un désir de majesté, Perrin, 2001
  • Antonio Spinosa, Luigi XVI. L'ultimo sole di Versailles, Milano, Mondadori, 2008, ISBN 978-88-04-58134-5.
  • Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Compton Editori, 2002, ISBN 88-8289-719-2.
  • Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994.
  • Giorgio Gallavotti Museo del bottone. Il bottone la memoria della storia., graph Rimini 2013.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re di Francia Successore Arms of the Kingdom of France (Ancien).svg
Carlo IX 30 maggio 1574 - 2 agosto 1589 Enrico IV
Predecessore Re di Polonia Successore Blason Henri Ier de Pologne.svg
Sigismondo II Augusto 1573–1574 Massimiliano II
Predecessore Granduca di Lituania Successore
Sigismondo II Augusto 1573–1574 Massimiliano II
Predecessore Delfino e Conte del Viennois, Conte di Diois Successore
Carlo IX 1574–1589
Enrico II
Enrico IV
Predecessore Duca di Orléans Successore
Carlo III d'Orleans 1560–1574 Unito alla corona francese
Predecessore Duca d'Angiò Successore
Luisa di Savoia 1566–1574 Francesco, duca d'Angiò
Predecessore Duca d'Angoulême Successore
Carlo II di Valois 1551–1574 Enrico di Valois-Angoulême
Predecessore Conte di Provenza e Forcalquier Successore
Carlo IX 1574–1589
Enrico II
Enrico IV

Controllo di autorità VIAF: 5774506 LCCN: n50040026