Pipino il Breve

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pipino il Breve
Pipino il Breve nell'interpretazione pittorica di Louis-Félix Amiel (ritratto commissionato da re Luigi Filippo per il museo storico di Versailles nel 1837)
Pipino il Breve nell'interpretazione pittorica di Louis-Félix Amiel (ritratto commissionato da re Luigi Filippo per il museo storico di Versailles nel 1837)
Re di tutti i Franchi
In carica 751768
Predecessore Childerico III
Successore Carlo Magno congiuntamente a Carlomanno I
Altri titoli maggiordomo di palazzo
Nascita Jupille[1], circa 715[2]
Morte Saint Denis[3], 24 settembre 768[3]
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis, Francia.
Dinastia Carolingi
Padre Carlo Martello
Madre Rotrude di Treviri
Consorte Bertrada di Laon
Coniuge Berta o Bertrada
Figli Carlo
Carlomanno
Gisella
Pipino
Rothaide
Adelaide e
altre due figlie di cui non si conoscono i nomi[2]
Rappresentazione idealizzata di Pipino, con alcune monete del suo tempo (incisione di origine sconosciuta)

Pipino III detto il Breve[4] (Jupille, 714Saint Denis, 24 settembre 768) fu maggiordomo di palazzo di Neustria (741-751) e d'Austrasia (747-751), poi re dei Franchi (751-768). Fu il padre del futuro imperatore, Carlo Magno.

Venne incoronato re dei Franchi dal Papa che, minacciato dall'avanzata dei Longobardi, ne aveva ottenuto la protezione e ricambiò l'aiuto ricevuto da Pipino il Breve con un'incoronazione formalmente illegittima.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Era il figlio secondogenito del Maggiordomo di palazzo di Austrasia[5] ed in seguito maggiordomo di palazzo di tutti i regni dei Franchi[6], Carlo Martello (che era figlio di Pipino di Herstal o Pipino II maggiordomo di palazzo di tutti i regni dei Franchi[7] e di Alpaïde di Bruyères[8], (ca. 650-† 717), di cui non si conoscono gli ascendenti, ma l'Ex Chronico Sigeberti monachi ci informa che era sorella di un certo Dodone, domestico di Pipino II, che martirizzò il vescovo di Liegi, San Lamberto[9]) e della sua prima moglie, Rotrude di Treviri (695-724) che per molto tempo è stata ritenuta figlia di Willigarda di Baviera e di San Liévin, Liutwin o Leudin (?-†713), arcivescovo di Treviri; ma studi più recenti hanno stabilito che fu la figlia del conte Lambert de Hesbaye (?-†714), antenato dei Robertingi (poi Capetingi); da cui discese anche Ermengarda (778-818), moglie di Ludovico il Pio.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Carlo Martello divide il regno dei Franchi tra i figli maggiori, Carlomanno e Pipino III

Pipino il breve nel 736, assieme al padre, Carlo Martello, e al fratello maggiore, Carlomanno, attraversò la Loira e, combattendo il duca d'Aquitania, Hunaldo, giunse alla Garonna conquistò la città di Bordeaux, il castello di Blavia, riuscì ad assoggettare tutta la regione e ad impossessarsene[10]. Concesse però a Hunaldo di governare il ducato in seguito al giuramento di fedeltà fatto a Carlo e ai suoi figli, Carlomanno e Pipino III[11]. Nel 741, il padre Carlo divise il regno in due parti: a Carlomanno il primogenito consegnò l'Austrasia, la Svevia, oggi denominata Alemannia e la Turingia; al secondogenito, Pipino consegnò la Neustria la Burgundia e la Provenza. In quello stesso anno, Carlo, assalito dalla febbre, morì[12].
Secondo gli Annales Mettenses il padre, Carlo, avrebbe voluto dividere il regno in tre parti, come richiesto dalla seconda moglie Swanachilde, ma seguendo il parere dei Franchi che consideravano il figlio di secondo letto, Grifone, illegittimo, Carlomanno e Pipino rifiutarono[13].

Grifone si ribellò ai fratellastri, per poter avere una parte o addirittura tutto il dominio paterno[14]. Allora Carlomanno e Pipino radunarono l'esercito per catturare Grifone che avuta la notizia fuggì con la madre e si chiuse in Laudunum (l'attuale Laon)[14], dove i fratellastri posero l'assedio[13]. Vedendo che non poteva evadere dall'assedio, Grifone si consegnò ai fratellastri[13]. Venne imprigionato, da Carlomanno, in un castello (Nova Castella) nelle Ardenne, vicino a Liegi[15] dove rimase sino al 747, l'anno in cui il fratellastro Carlomanno si recò a Roma[14].

Maggiordomo di palazzo[modifica | modifica sorgente]

Carlomanno e Pipino, dopo che il trono dei regni dei Franchi era stato vacante per alcuni anni, decisero, o alla fine del 741[16], o, nel 742[17], di riconoscere come re, il merovingio, Childerico III[18] che secondo gli Annales Francorum Ludovici Dufour era parente del predecessore, Teodorico IV[17] (forse fratello o figlio).

Nel 742, Carlomanno e Pipino andarono in Aquitania a combattere Hunaldo, che dopo la morte di Carlo Martello non aveva mantenuto l'impegno di fedeltà ai suoi figli. Radunato l'esercito e passata la Loira ad Aurelianis, l'attuale Orleans, giunsero a Beturigas, l'attuale Bourges, che diedero alle fiamme[19]. Proseguendo, sconfissero Hunaldo e lo costrinsero a darsi alla fuga e durante l'inseguimento, conquistarono il castello[20] e la città di Lucas, l'attuale Loches[21], risparmiando gli abitanti. Poi a Vetus-Pictavis (Vieux-Poitiers)[20] i due fratelli si divisero le prede e gli ostaggi[19].
Nell'autunno di quell'anno, passato il Reno, Carlomanno e Pipino devastarono l'Alemannia[20], arrivando sino al Danubio dove gli Alemanni, guidati da Teobaldo, figlio del duca Godfrid[22], vedendosi battuti, si arresero e consegnando ostaggi e offrendo doni chiesero la pace[19].

Nel 743, il duca di Baviera Odilone, che, l'anno prima aveva costretto la sorella di Carlomanno e Pipino, Iltrude, a sposarlo contro la volontà dei fratelli (secondo l'Ex Chronico Sigeberti monachi l'aveva rapita[23]), si ribellò all'autorità dei Franchi, costringendo così Carlomanno e Pipino a radunare l'esercito per attaccare la Bavaria[24]. Si accamparono sulle rive del fiume Lech, mentre sulla sponda opposta si erano radunati non solo Bavari ma anche Sassoni, Svevi e Alemanni. Non potendo attraversare il fiume in quel punto, dopo alcuni giorni, Carlomanno, dopo aver diviso in due gruppi l'esercito, lo attraversò di notte, in zone paludose e disabitate, e piombando inaspettatamente sugli avversari[19], li sconfissero[25], mentre Odilone e Teodorico duca dei Sassoni fuggirono oltre il fiume Inn[19], I Franchi fecero molti prigionieri tra cui il messo del papa, Sergio, che convinse i Franchi a ritornare in patria[25]. In quello stesso anno Carlomanno combatté i Sassoni e conquistò il castello di Hoohseoburg[26] (l'attuale Seeburg vicino a Eisleben) e soggiogò Teodorico duca dei Sassoni[19], li sconfisse[27] e li costrinse alla pace[23].

Dinastia carolingia
Pipinidi
Arnolfingi
Carolingi
Dopo il Trattato di Verdun (843)

Sempre nel 743, Hunaldo, il duca di Aquitania, attraversò la Loira, conquistò e bruciò Carnotis, l'attuale Chartres[17]. Carlomanno e Pipino, nel 744, memori dell'ingiuria di Hunaldo[28], reagirono, passarono la Loira e posero il campo in Aquitania[27].
Hunaldo vedendo che non poteva resistere ai suoi avversari decise di abdicare[29].

Poi, sempre nel 744, Carlomanno e Pipino intervennero con l'esercito in Sassonia che si era ribellata, e dopo aver catturato il duca Teodorico un'altra volta[29][30], secondo l'anonimo continuatore del cronista Fredegario, dopo aver fatto un gran numero di prigionieri e constatato che erano di stirpe simile agli abitanti del suo regno, Carlomanno li acquisì come sudditi[31] e molti di essi si convertirono alla fede cristiana e chiesero di essere battezzati[29].
Sempre in quell'anno Carlomanno e Pipino intervennero in Baviera[32]e dopo averlo sconfitto Carlomanno fece la pace con Odilone[33].

Nel 745, si ribellarono ancora una volta i Vasconi, per cui l'esercito dei Franchi fu radunato sulle sponde della Loira. Spaventati di ciò i Vasconi chiesero la pace[34].
Nel 745, Teobaldo, figlio di Godfrid, duca degli Alemanni si ribellò[29], che fu sconfitto da suo fratello, Pipino[23][28].

Nel 746, riprese la ribellione degli Alemanni[22]; Carlomanno e Pipino li combatterono[28]. Carlomanno si scagliò contro di loro facendone strage[35], soprattutto a Candistat (oggi Canstat quartiere di Stoccarda)[36].

Dopo tante battaglie, Carlomanno confessò a Pipino che voleva lasciare la vita secolare[22] e, nel 747, non mossero l'esercito, ma si prepararono per facilitare la via scelta da Carlomanno[37]; rinunciò al potere, che consegnò nelle mani del fratello Pipino[38], lasciandogli anche la tutela di suo figlio Drogone[35], si recò a Roma con diversi suoi ministri e con molti doni[39], dove incontrò con Papa Zaccaria, si fece tonsurare e divenne monaco[23], ricevendo l'abito monacale da papa Zaccaria[39].
Secondo alcuni storici, suffragati dall'Annalium Petavianorum continuatio, Carlomanno si ritirò in convento per espiare le colpe dei massacri compiuti nelle varie battaglie combattute, specialmente contro gli Alemanni[40](vedi strage di Canstatt del 746). Altri sostengono che Pipino il Breve, con la complicità del papa, abbia agevolato questa decisione del fratello, Carlomanno.

In quello stesso anno Pipino liberò il fratellastro Grifone dalla prigione in cui l'aveva rinchiuso Carlomanno e lo accolse nel suo palazzo dandogli una contea e diverse rendite[39]. Ma, nel 748, mentre Pipino era a Duria (l'attuale Durer), Grifone, lasciata la casa di Pipino, con molti giovani nobili[39]si recò in Sassonia[28][21].
Pipino allora lo inseguì e attraversata la Turingia[21], arrivò in Sassonia e occupò la città di confine di Skahningi (l'attuale Schöningen), dove in aiuto a Pipino erano arrivati gli Svevi[41]e dove molti Sassoni furono catturati e molti di loro furono convertiti nella fede cristiana[41]. Inoltre a Hocsemburgh (l'attuale Süpplingenburg) il perfido duca Teodorico fu catturato da Pipino, per la terza volta[41]. Continuando ad avanzare, Pipino arrivò sulla riva del fiume Obacra (l'attuale Oker)[25], mentre Grifone coi Sassoni erano attestati sulla sponda opposta del fiume Obacra, vicino alla città di Orhaim (l'attuale Ohrum)[21]. Durante la notte, pensando di essere più deboli i Sassoni abbandonarono le posizioni e così Pipino facilmente distrusse le loro fortificazioni[25]. Sempre in quell'anno, Grifone pensando che i Sassoni fossero troppo deboli per poterlo difendere e non fidandosi del fratellastro[42] si rifugiò in Bavaria[43], dove suo zio, il fratello di sua madre, il duca di Baviera, Odilone I era morto[41].
Grifone in Baviera fu ben accolto dalla sorellastra, Iltrude[21], la vedova di Odilone, reggente per conto del figlioletto il nuovo duca, Tassilone III[44]. Grifone, avanzando delle pretese dinastiche (in quanto figlio di una principessa di Baviera, Swanachilde) usurpò il trono a Tassilone III[43], bambino di 7 anni, e con l'aiuto di Lanfredo soggiogò i Bavari[44]. Saputo ciò Pipino si recò in Baviera[27] e catturati Grifone[5]e Lanfredo[43] li portò con sé[23] dopo aver riconfermato sul trono ducale il nipote Tassilone[43]. Pipino perdonò tutti i giovani che avevano seguito Grifone[44], che, nel 750[42], ricevette dodici contee[44][23] in Neustria, tra cui Le Mans.

Nel 748, i Sassoni, come loro costume, non avevano mantenuto fede ai giuramenti fatti, per cui Pipino fu obbligato a intervenire, con l'aiuto dei Frisoni. Dopo che molti di essi erano già stati trucidati o presi prigionieri e le loro terre bruciate, i Sassoni, colti da timore, chiesero la pace, promettendo di essere tributari[45]. Vedendo inoltre, che non potevano contrastare i Franchi, destituiti i propri comandanti, si convertirono alla fede Cristiana[45]. Poi però per effetto della pressione dei Bavari, abiurarono la loro fede e non mantennero alla parola data[45], per cui, nel 749, Pipino rientrò, con l'esercito, in Sassonia e i Sassoni si ritirano, con mogli e figli oltre il fiume Inn[45]. Pipino allora si accampò sulle sponde del fiume per preparasi ad attraversarlo con delle imbarcazioni[45]. I Bavari valutando di non poter intervenire in aiuto ai Sassoni inviarono doni e accettarono di essere sudditi di Pipino, che accettò e fece ritorno in patria e per due anni regnò la pace[45].

Incoronazione di Pipino III secondo il pittore e miniaturista Jean Fouquet (secolo XV)

Verso il 750, Pipino, su richiesta del fratello monaco, Carlomanno e della Santa Sede, incaricò il fratellastro, Remigio, di recarsi a Saint-Benoît-sur-Loire, nei pressi di Orléans, per richiedere all'abate dell'Abbazia di Fleury la restituzione delle ossa di san Benedetto[46] all'Abbazia di Montecassino[47].

In questo contesto di pace, Pipino, nel 751, inviò, a Papa Zaccaria, delle lettere e, all'insaputa del suo re[48], ma con il beneplacito di tutti i Franchi[45], inviò una delegazione a Roma,[22], guidata da san Burcardo, vescovo di Würzburg e di Fulrado, abate di Saint-Denis[49], chiedendogli se il titolo di re appartenesse a chi esercitava il potere o a chi era di sangue reale[49]. Il papa rispose che doveva essere re colui che veramente esercitava il potere[49][50].
Childerico III allora fu deposto[23] e, per ordine del successore di Zaccaria, Stefano II[47]fu rasato e, nel 752, fu condotto in monastero e tonsurato, mentre, Pipino il Breve, con la regina Berta[45], fu unto[51] e incoronato, a Soissons, re dei Franchi, da san Bonifacio, vescovo di Magonza[52][53].
Pipino diventò così il primo re dei Franchi carolingi, per prima cosa secondo le tradizioni del suo popolo[54] e in seguito per la Chiesa di Roma[55].

Re di tutti i Franchi[modifica | modifica sorgente]

Fu cruciale per la storia europea l'atto, giuridicamente illegittimo, dell'incoronazione regale con legittimazione papale (fino ad allora i re erano stati solo benedetti dal papa, mentre lo status giuridico a regnare doveva provenire dall'unico erede dell'Impero romano, il sovrano bizantino). Sia Pipino stava usurpando un titolo di sovrano "sacrale" verso i Germani, sia il papa si stava arrogando un potere di legittimazione che non aveva fondamento giuridico definito. Ma nella pratica la sacralità del papa compensò la fine della sacralità della dinastia merovingia, inoltre la presenza di un imperatore "eretico" (iconoclasta) come Leone III sul trono di Bisanzio causava un vuoto di potere che il papa aveva già manifestato di volersi arrogare (nacque proprio in quegli anni il documento apocrifo della Donazione di Costantino).[56].

Nel 752, la popolazione Gota della Settimania si ribellò ai Saraceni, che da diversi anni avevano occupato la regione, e chiamò in aiuto Pipino, che alla fine della campagna, aveva ricevuto dai Goti le città di Nemauso (l'attuale Nimes), Magdalona (l'attuale Maguelonne), Agate (l'attuale Agde) e Beterris (l'attuale Béziers)[57].

Quando Pipino, nel novembre del 751, era stato eletto re dei Franchi, il suo fratellastro, Grifone si ribellò ancora e, per riprendere la lotta, decise di recarsi in Vasconia[42] presso il duca di Aquitania, Waifer[44][23][28].
Allora Pipino mandò i suoi legati a Waifer affinché gli fosse restituito il fratello[44].
Allora Grifone, considerando che il fratellastro avrebbe potuto condizionare Waifer, pensò di raggiungere l'Italia per rifugiarsi dal re dei Longobardi, Astolfo[58]. Arrivato, nel 753, nella zona di Maurienne, fu intercettato[58] da diversi Franchi, fedeli a Pipino[42], e, in combattimento, trovò la morte[58], sulle sponde del fiume Arbore (l'attuale Arvan )[59].
In quel periodo, Pipino aveva sconfitto i Sassoni e mentre rientrava e si trovava a Bonna (l'attuale Bonn)[60] Pipino venne raggiunto da messaggeri dalla Burgundia[34] che gli dissero che suo fratellastro Grifone era stato ucciso presso Maurienne[61].
Pipino riuscì da allora a regnare in pace[58].

Nel 754, Pipino, che risiedeva in riva alla Mosella, fu informato che il papa Stefano II era partito da Roma con un grande seguito e molti doni e che aveva già attraversato il Gran san Bernardo. Pipino, col figlio Carlo, gli si fece incontro sino al ponte, Pons Sancti Hugonis, sul fiume Isère, vicino a La Chapelle-du-Bard[62].
Il papa, giunto alla presenza del re, richiese il suo aiuto contro i Longobardi ed il loro re Astolfo, per liberare i Romani dai soprusi che stavano subendo[62]. Poi Pipino condusse il papa e la sua delegazione a Parigi, dove venne alloggiato a san Dionigi[62]. Quindi inviò degli ambasciatori al re Astolfo per fargli cessasse le angherie contro il papa[62].
Il 28 giugno papa Stefano II unse Pipino confermandolo re dei Franchi e unse anche i suoi figli[63], Carlo e Carlomanno[64], nominandoli patrizi romani (cioè difensori militari dei territori appartenenti alla Chiesa di Roma).
In quello stesso periodo, si era recato in Francia anche suo fratello, Carlomanno, per ordine del suo abate, fu inviato in Francia[60], in concomitanza al viaggio in Francia di papa Stefano II, per una missione di pace[60], consistente nel convincere il fratello, il re Pipino a non invadere l'Italia (secondo gli Annales Mettenses su richiesta del re Astolfo[65])..
Ma, a conclusione della infruttuosa missione, si ammalò e rimase nella città di Vienne, assistito dalla regina Bertrada, per molti giorni e morì in pace, nel 754[66].

Dato che Pipino non riusciva ad ottenere ciò che aveva chiesto ai Longobardi e Astolfo continuava ad agire come prima, nel 755, fu presa la decisione di fare la guerra ai Longobardi, al fianco di papa Stefano II, per cui venne radunato un nutrito esercito[67]. Re Astolfo, venuto a conoscenza di ciò, si portò, con l'esercito, alle chiuse di Susa[67]. Allora Pipino fece passare una parte dell'esercito attraverso i monti. Giunto a Susa, Astolfo lo aggredì[67]. Durante la battaglia Astolfo fu ferito; abbandonò i suoi e fuggì a Pavia con pochi seguaci[67]. Pipino allora mise a ferro e fuoco tutta la regione e lo inseguì fino a Pavia, dove pose il campo e si preparò all'assedio[67]. Astolfo, ritenendo di non poter sfuggire all'assedio, chiese la pace, promettendo di rispettare le richieste del papa[67]. Pipino, clemente, accettò le offerte lasciando in vita Astolfo[67]. Poi, avendo ricevuto un invito dal papa[66], che nel frattempo era rientrato presso la Santa Sede, si recò a Roma, portando con sé innumerevoli doni[67]. Infine, ricevuti quaranta ostaggi da Astolfo, rientrò nel suo regno[66].

Ma Astolfo non tenne fede alle promesse e, in quello stesso anno, si diresse verso Roma, devastando e bruciando le terre del Patrimonio di San Pietro[68]. Pipino, nel 756, attraversò le Alpi al il valico del monte Cenisium[68]. I Longobardi, lasciata Roma si erano portati alle chiuse dei valichi alpini, dove furono sconfitti dai Franchi[68]. Poi, col nipote Tassilone III di Baviera, Pipino devastando la regione li inseguì sino a Pavia che fu messa sotto assedio[68]. Astolfo allora chiese di nuovo la pace promettendo, oltre a un tributo annuo al re dei Franchi, di non attaccare più la sede apostolica e di restituire i territori contesi al papato: le terre bizantine dell'Esarcato di Ravenna e della Pentapoli (si tratta della vasta area che va dal fiume Panaro fino ad Ancona)[69], territori che erano finiti sotto il potere dei re Longobardi, a partire da Liutprando, che furono consegnate all'abate Fulrado, inviato di Pipino. In base agli accordi presi nel 754 con papa Stefano II (Promissio Carisiaca) Pipino donò le terre conquistate al pontefice[70]. Il re dei Franchi, in cambio di un terzo del tesoro e di ostaggi e con l'obbligo di consegnare a lui tutti i ribelli Franchi che si trovavano nel regno dei Longobardi[non chiaro][68].
Sempre, nel 756, Astolfo, durante una partita di caccia, colpito da un ramo di un albero fu sbalzato dal cavallo[71] e morì[69]. Fu eletto re di Longobardi Desiderio[69], col consenso di Pipino[71].

Nel 757, Pipino, in segno di amicizia scambiò, tramite ambasciatori[72], doni con l'imperatore bizantino, Costantino V[73].
In quello stesso anno, Tassilone III, duca di Baviera, con un seguito di notabili che controfirmarono, giurò fedeltà a Pipino ed ai suoi due figli, Carlo e Carlomanno[73]

Nel 758, Pipino, si recò in Sassonia e, a Sitnia (l'odierna Sythen[74]) fece strage di Sassoni[64], domando la loro volontà di resistenza per parecchi anni[75].

Nel 759, dopo che Pipino l'aveva messa sotto assedio, la città di Narbona, che molti anni prima era dai Goti era caduta in mano ai Saraceni, fu da questi consegnata ai Franchi[16]

I Mussulmani consegnano Narbona a Pipino il Breve, nel 759, dopo 40 anni di occupazione.

Tra il 759 ed il 760, Pipino, dato che Waifer dava rifugio ai Franchi che si erano ribellati[76]e, non trattava con correttezza alcune questioni ecclesiastiche di competenza della chiesa francese[77], rivolse le sue attenzioni all'Aquitania. Passata la Loira nelle vicinanze di Autisioderum (l'attuale Auxerre), bruciando e devastando arrivò nell'Arvernico (l'attuale Alvernia)[76]. Allora Waifer, inviò due ambasciatori, consegnò due ostaggi[77] e accettando le condizioni poste da Pipino, ottenne la pace[76].

Nel 761, Waifer, per vendicarsi, entrò in Burgundia con le sue truppe e portando devastazione arrivò sino a Cavalonum (l'attuale Chalon-sur-Saône)[78], per poi ritirarsi[79]. Pipino reagì immediatamente e, devastando l'Aquitania, arrivò a Claremonte (l'attuale Clermont-Ferrand), dove uomini donne e bambini perirono nell'incendio della città[79]. Dopo continuò e assieme al figlio Carlo, occupò molti altri castelli in Alvernia[78].
Pipino ritornò l'anno seguente e pose l'assedio a Bituricam (l'attuale Bourges)[80]e la conquistò[81], permettendo a tutti i difensori inviati da Waifer che erano stati catturti di tornare alle proprie terre[80], mentre Bitorica ricostruita venne occupata dai franchi[80].

Negli anni 763 e 764, la guerra contro l'Aquitania continuò[82], anche se con minore intensità, in quanto Pipino temeva il tradimento del nipote, duca dei Bavari, Tassilone III[83], per cui non mosse il suo esercito[84].

Negli anni 765 e 766, Pipino invase l'Aquitania e si impadronì di parecchie città, Pectavis (l'attuale Poitiers), Lemodicas (l'attuale Limoges), Santonis (l'attuale Saintes), Equolisma (l'attuale Angoulême), di cui distrusse le mura[85]. Devastò tutta la zona coltivata a vite[85] e, passata la Garonna, affrontato da Waifer con un grande esercito di Vasconi, lo sconfisse e molti Vasconi furono uccisi[85]. Waifer, con pochi altri, riuscì a fuggire e inviò dei legati a Pipino che promisero sottomissione ma, questa volta le sue offerte non furono prese in considerazione[85]. Nel 766, dopo che Pipino aveva posto una guarnigione franca a Bitorica[86], l'Aquitania, benché devastata, poteva considerarsi una provincia del regno dei Franchi[85].

Nel 767, Pipino si recò in Aquitania con la regina Bertrada con l'intenzione di catturare Waifer[87], che nel frattempo si era riappropriato di una parte del suo ducato[87].
Pipino continuò nella conquista del ducato e tra le altre città e castelli[88], conquistò Tolosa[84].

Nel 768, Waifer, con pochi seguaci, cercò di insidiare ancora Pipino, che era in Aquitania con la regina[89] ed i due figli, Carlo e Carlomanno, con sé[90]. Waifer venne sconfitto e messo in fuga. Pipino divise l'esercito in 4 gruppi e lo fece inseguire, finché fu catturato e ucciso[91].
Finalmente, padrone di tutta l'Aquitania,[91] Pipino fece rientro a Saintes, dove lo attendeva la regina, Bertrada[89].

Poco tempo dopo, Pipino fu colto da febbre[92] e si ammalò[89]. Allora si recò a Toronis (l'attuale Tours), presso il monastero di San Martino confessore, dove elargì elemosine e pregò per la sua salute[92]. Da qui poi, con moglie e figli, si trasferì a Parigi a Saint-Denis, dove, constatato che la sua vita era giunta al termine, con il consenso dei notabili e dei vescovi dei Franchi, divise il regno tra i figli: a Carlo, il maggiore, andarono l'Austrasia e a Carlomanno La Burgundia, la Provenza, la Gotia, l'Alsazia e L'Alemannia, mentre l'Aquitania appena conquistata la divise tra i due[92] (Carlo ebbe l'Austrasia, gran parte della Neustria e la metà nord-occidentale dell'Aquitania (ossia il nord e l'Occidente della Francia più la bassa valle del Reno); Carlomanno ebbe la Borgogna, la Provenza, la Gotia, l'Alsazia, l'Alamagna, e la parte sud-orientale dell'Aquitania (cioè il sud e l'Oriente della Francia più l'alta valle del Reno).
Dopo pochi giorni, colpito da forti dolori[92], morì[64] dopo 25 anni di regno, il 24 settembre[89].
I figli lo seppellirono a Saint-Denis, come lo stesso Pipino aveva voluto[92].

I figli Carlo e Carlomanno furono unti e incoronati re nello stesso giorno di ottobre[93], rispettivamente a Noviomem (l'attuale Soissons) e a Saxonis (l'attuale Samoussy)[89].

La benevolenza del papato e l'energia dei nuovi sovrani cancellarono presto dalla memoria collettiva qualsiasi ricordo di usurpazione. Da allora, l'esistenza, nel centro dell'Italia, di un solido e ben difeso territorio della Chiesa (il Patrimonio di San Pietro) rese impossibile ogni successivo progetto di unificazione della penisola.

Riforma monetaria[modifica | modifica sorgente]

Con Pipino il Breve fu avviata la cosiddetta "riforma monetaria carolingia", che riguardò anche il sistema delle zecche. La monetazione carolingia fissò i seguenti valori: 1 libbra = 20 soldi = 240 denari.

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Pipino sposò nel 744 Bertrada di Laon, da cui ebbe:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Genealogia di Pipin III
  2. ^ a b c (EN) | Foundation for Merovingian Nobility: Pepin
  3. ^ a b (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo,CXXXVI
  4. ^ Sull'aspetto fisico del re non si hanno informazioni. Molto probabilmente la leggenda medioevale che lo fece definire il breve è senza fondamento.
  5. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, pag. 698
  6. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CVII
  7. ^ (LA) Annales Marbacenses, pag. 4 15-20
  8. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CIII
  9. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi, pag. 345
  10. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CIX
  11. ^ (LA) Annales Mettenses, pag. 28
  12. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austraso, CX
  13. ^ a b c (LA) Annales Mettenses, pag. 32
  14. ^ a b c (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Einhardi Annales, pag. 135
  15. ^ (LA) Annales Mettenses, pag. 33
  16. ^ a b (LA) Cronicon Mossiacensis, pag. 292
  17. ^ a b c (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, pag. 704
  18. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex miracolis S. Benedicti, pag. 672
  19. ^ a b c d e f (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austraso, CXI
  20. ^ a b c (LA) Annales Regni Francorum, anno 742
  21. ^ a b c d e (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Einhardi Annales, pag. 137
  22. ^ a b c d (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Hermanni Contracti, pag. 331
  23. ^ a b c d e f g h (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi, pag. 348
  24. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austraso, CXII
  25. ^ a b c d (LA) Annales Mettenses, pag. 34
  26. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 743
  27. ^ a b c (LA) Annales Mettenses, pag. 35
  28. ^ a b c d e (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, pag. 705
  29. ^ a b c d (LA) Annales Mettenses, pag. 36
  30. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 744
  31. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austraso, CXIII
  32. ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Analium Petaviarum continuatio, pag. 11
  33. ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Enhardi fuldensis annales, pag. 345
  34. ^ a b (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austraso, CXIV
  35. ^ a b (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austraso, CXV
  36. ^ (LA) Annales Mettenses, pag. 37
  37. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 745
  38. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austraso, CXVI
  39. ^ a b c d (LA) Annales Mettenses, pag. 38
  40. ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Annalium Petavianorum continuatio, pag. 11
  41. ^ a b c d (LA) Annales Mettenses, pag. 41
  42. ^ a b c d (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Fuldensi Annales, pag. 346
  43. ^ a b c d (LA) Annales Regni Francorum, anno 748
  44. ^ a b c d e f (LA) Annales Mettenses, pag. 42
  45. ^ a b c d e f g h (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austraso, CXVII
  46. ^ Le ossa di san Benedetto erano state trasferite dall'Abbazia di Montecassino all'Abbazia di Fleury, circa un secolo prima, quando i Longobardi, minacciavano di saccheggiare l'abbazia.
  47. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex miracolis S. Benedicti, pag. 673
  48. ^ (LA) Annales Marbacenses, pag. 5 31-38
  49. ^ a b c (LA) Annales Regni Francorum, anno 749
  50. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989, ISBN 88-384-1326-6. pag. 249
  51. ^ L'"unzione" regale con uno speciale olio benedetto, un atto estraneo al mondo germanico o romano, che si rifaceva direttamente all'unzione dei Re d'Israele presente nella Bibbia. In quel periodo nacque probabilmente per analogia anche la leggenda dell'unzione di re Clodoveo con un olio benedetto portato miracolosamente da una colomba all'arcivescovo di Reims san Remigio per volere dello Spirito Santo. La nuova sacralità arrogata dai carolingi era "più alta" della tradizionale sacralità con risvolti pagani arrogata dai merovingi.
  52. ^ (LA) Annales Xantenses, pag. 37
  53. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 750
  54. ^ La fine del regno dei merovingi fu marcata, secondo la tradizione franca dei "re capelluti", dalla rasatura che venne imposta a Childerico.
  55. ^ La disponibilità del papa, fu dovuta anche al fatto che, proprio in quegli anni, era in cerca di alleati contro la minacciosa espansione dei Longobardi verso Roma.
  56. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, pag. 145: «Pipino era ben cosciente che, sotto il profilo delle tradizioni franche, la sua era un'usurpazione perpetrata nei confronti d'un casato regio ammantato di indiscutibile sacralità.»
  57. ^ (LA) Cronicon Mossiacensis, pag. 294
  58. ^ a b c d (LA) Annales Mettenses, pag. 43
  59. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXVIII
  60. ^ a b c (LA) Annales Regni Francorum, anno 753
  61. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, pag. 706
  62. ^ a b c d (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXIX
  63. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 754
  64. ^ a b c d (LA) Annales Xantenses, pag. 38
  65. ^ (LA) Annales Mettenses, pag. 46
  66. ^ a b c (LA) Annales Regni Francorum, anno 755
  67. ^ a b c d e f g h (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXX
  68. ^ a b c d e (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXI
  69. ^ a b c (LA) Annales Regni Francorum, anno 756
  70. ^ Più ancora che la donazione di Sutri, questo fu il vero inizio di uno Stato della Chiesa.
  71. ^ a b (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Parte quarta, autore anonimo, CXXII
  72. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXIII
  73. ^ a b (LA) Annales Regni Francorum, anno 757
  74. ^ Sythen è un paese nella regione di Münster in Renania Settentrionale-Westfalia
  75. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 758
  76. ^ a b c (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXIV
  77. ^ a b (LA) Annales Regni Francorum, anno 760
  78. ^ a b (LA) Annales Regni Francorum, anno 761
  79. ^ a b (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXV
  80. ^ a b c (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXVI
  81. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 762
  82. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXVII e CXXVIII
  83. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anni 763 e 764
  84. ^ a b (LA) Annales Mettenses, pag. 53
  85. ^ a b c d e (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXIX, CXXX e CXXXI
  86. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 766
  87. ^ a b (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXXII. e CXXXIII
  88. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 767
  89. ^ a b c d e (LA) Annales Regni Francorum, anno 768
  90. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXXIV
  91. ^ a b (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXXV
  92. ^ a b c d e (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXXVI
  93. ^ (LA) Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars quarta, auctore anonymo, CXXXVII
  94. ^ (LA) Annales Regni Francorum, anno 759

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Letteratura storiografica[modifica | modifica sorgente]

  • Christian Pfister, La Gallia sotto i Franchi merovingi. Vicende storiche in Storia del mondo medievale, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 688-711.
  • G.L. Burr, La rivoluzione carolingia e l'intervento franco in italia in Storia del mondo medievale, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 336-357.
  • Gerhard Seeliger, Conquiste e incoronazione a imperatore di Carlomagno in Storia del mondo medievale, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 358-396.
  • Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Maggiordomo di palazzo di Austrasia Successore
Carlomanno 747–751 fu l'ultimo
Predecessore Maggiordomo di palazzo di Borgogna Successore
Carlo Martello 741–751 fu l'ultimo
Predecessore Maggiordomo di palazzo di Neustria Successore
Carlo Martello 741–751 fu l'ultimo
Predecessore Re dei Franchi Successore Autograf, Karl den store, Nordisk familjebok.png
Childerico III 751 - 768 Carlomanno e Carlo Magno

Controllo di autorità VIAF: 264661907 LCCN: n/84/128337