Carlo Martello
Carlo detto Martello (Carolus Tudite, secondo alcuni cronisti dell'epoca, in quanto come il martello del fabbro sagoma i metalli così Carlo colpì e condizionò tutti i popoli confinanti col regno dei Franchi[1]) o anche Marcello (per via della tradizione storica che gli attribuisce l'appellativo di "piccolo Marte" ossia il dio romano della guerra) (circa 690 – Quierzy-sur-Oise, 22 ottobre 741) fu Maggiordomo di Palazzo dei regni merovingi di Austrasia dal 717 e di Neustria e Burgundia dal 719 sino alla sua morte.
[modifica] Origine
Secondo l'anonimo continuatore del cronista Fredegario, era l'unico figlio del Maggiordomo di palazzo di Austrasia ed in seguito maggiordomo di palazzo di tutti i regni dei Franchi[2], Pipino di Herstal (o Pipino II che era figlio di Ansegiso (629- av.679), maggiordomo di Palazzo d'Austrasia (629-639). e di Santa Begga (620-693) e di Alpaïde di Bruyères[3], (ca. 650-† 717), di cui non si conoscono gli ascendenti, ma l'Ex Chronico Sigeberti monachi ci informa che era sorella di un certo Dodone, domestico di Pipino II, che martirizzò il vescovo di Liegi, San Lamberto[4].
[modifica] I primi anni
L'anonimo continuatore del cronista Fredegario, ci dice che Pipino II, dopo Plectrude[5], sposò un'altra donna nobile ed elegante di nome Alpaide, che gli diede un figlio, chiamato Carlo, nome che vuol dire coraggioso. Il bambino crebbe, spavaldo ed elegante, per cui il suo nome gli si addiceva ottimamente[3]. Alla morte del fratellastro[6], nel 708[7][8], Drogone (670-708), l'altro fratellastro, Grimoaldo, già maggiordomo del palazzo di Neustria[9][10], divenne anche maggiordomo di Borgogna[4] e governò i due regni, anche con l'aiuto di Carlo[11] .
Carlo era nato da un matrimonio di secondaria importanza tra Pipino di Herstal e Alpaïde di Bruyères, rispetto a Grimoaldo nato dal primo matrimonio, più importante, del padre con Plectrude, figlia del conte palatino, Ugoberto (?-† 698) e di Sant'Erminia (650-† 710), fondatrice e prima badessa del monastero di Oehren, nei pressi di Treviri. Carlo quindi aveva meno diritto del fratellastro a ricevere l'eredità del padre. Ma alla morte di Pipino, nel dicembre del 714), per un ribaltamento della fortuna, Carlo aveva tutte le carte in regola per assumere la carica di Maggiordomo di Palazzo già ricoperta dal genitore defunto, in quanto Grimoaldo era stato assassinato, pochi mesi prima (nel 714, Grimoaldo si era recato a trovare il padre che era a Liegi, malato[12] e mentre, in quella città, pregava sulla tomba di San Lamberto di Maastricht[13] fu assassinato da tale Rangario[12], uomo di fiducia del suocero, il re Redboldo di Frisia[4] e Il suo figlio, Teodoaldo, fu nominato maggiordomo di palazzo di Neustria e di Burgundia[12] da re Dagoberto III[10], per volere di suo nonno[13]). Ma poiché Carlo era considerato figlio illegittimo, Plectrude, la prima moglie di Pipino, fece di tutto per allontanarlo dal potere e proteggere l'avvenire del nipotino Teodobaldo, di appena sei anni, che avendo ereditato anche l'Austrasia, si trovò ad essere maggiordomo di tutti i regni Franchi[10], sotto la reggenza della nonna, Plectrude[12], che fece imprigionare il figliastro, Carlo[4], che aspirava ad essere maggiordomo d'Austrasia[12].
Ma tutto ciò non teneva conto dell'opinione dei Franchi, che non accettavano che una donna governasse tutti e tre i regni. La rivolta scoppiò in Neustria che iniziò una sedizione contro Teodoaldo[4] e raccolto un esercito, nella foresta Cotia[13], vicino a Compiègne, i neustriani si scontrarono con lo smisurato esercito austrasiano di Teodebaldo[14] che si diede alla fuga[12]. Iniziò così, nel regno dei Franchi, un periodo di turbolenza e di guerra civile e in Neustria, in quello stesso anno, fu nominato maggiordomo Ragenfrido[1].
Pipinidi
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Arnolfingi
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Carolingi
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Dopo il Trattato di Verdun (843)
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[modifica] La guerra civile
Ragenfrido strinse un'alleanza col re di Frisia Redboldo[15], col quale, sempre nel 715, attaccò l'Austrasia arrivando sino alle sponde della Mosa[12] devastando la regione[13].
Fu in quel periodo, che Carlo riuscì a evadere e alla testa degli austrasiani affrontò sia Redboldo[16]che gli Alemanni che si erano ribellati, guidati dal duca Lantfrido, il cui successore Tebaldo, scacciò dall'Alsazia San Pirmino[17].
Sempre nel 715, alla morte del re dei Franchi, Dagoberto III, Ragenfrido chiamò sul trono l’ormai ultra quarantenne monaco Daniele (il figlio secondogenito del re dei Franchi Sali della dinastia merovingia, Childerico II e di Bilichilde[18])[4][7], che, dopo aver fatto ricrescere i capelli[13], salì al trono come Chilperico II[10][2].
Ragenfrido e Chilperico II, che aveva rinnovato l'alleanza col re di Frisia Redboldo[12][13], nel 716, attraversarono le Ardenne[3]e invasero l'Austrasia e, dopo averla devastata[19], arrivarono al Reno[13] e raggiunta Colonia[20], dove Plectrude si era rinchiusa col nipote Teodealdo, e la posero sotto assedio[21].
Carlo Martello, dopo aver sconfitto e disperso i Frisoni[22], tentò di liberare Colonia dall'assedio, ma dopo aver subito ingenti perdite (Battaglia di Colonia) si dovette ritirare[21]. Così Plectrude ed il nipote accettarono Chlperico II come re dei Franchi e Ragenfrido maggiordomo di Neustria[22], e inoltre cedettero loro buona parte della Borgundia e parte dell'Austrasia[20].
Carlo che, nel frattempo, era stato nominato maggiordomo d'Austrasia dalla nobiltà[20], si appostò ad Amblava, vicino a Liegi, e sorprese l'esercito neustriano[20], sulla via del ritorno[22], e Chlperico II e Raginfredo furono sopraffatti[23]. Successivamente Carlo li inseguì e, nel 717, dopo aver loro offerto invano la pace[22], nella domenica delle Palme[20], li sconfisse[24] a Viciago[20], li mise in fuga[25] e li inseguì sino a Parigi[21], devastando i territori sin al fiume Wifera[25], riuscendo così a liberare l'Austrasia.
Dopo aver liberarato l'Austrasia, Carlo rientrò a Colonia da vincitore[22], Plectrude dovette cedergli tutti i poteri ed i titoli[22] che erano stati di suo padre[26].
Carlo Martello, in quello stesso anno, in opposizione a Chilperico II, proclamò re di Austrasia, Clotario IV[19], legittimo erede di Dagoberto III.
Nel 718, Chilperico II e Ragenfrido, dopo la sconfitta Vinciago, si allearono col duca d’Aquitania e duca di Guascogna, Oddone I[19], riconoscendogli il titolo di re[26] che intervenendo col suo esercito di Vasconi[26] partecipò alle battaglie contro il regno d’Austrasia[4]ed il suo maggiordomo di palazzo, Carlo Martello[27], sino alla battaglia di Soissons del 719, dove si diede alla fuga e, riuscendo a sfuggire[4] a Carlo Martello, Oddone si rifugiò ad Orleans[26], assieme a Chilperico II che riuscì ad attraversare la Loira , mettendo in salvo il tesoro reale[22].
Mentre Ragenfrido, che si era ritirato nei suoi domini in Angiò, fu destituito dalla carica[28] di maggiordomo di palazzo di Neustria.
| Per approfondire, vedi la voce Guerra civile dei Franchi 715-719. |
[modifica] Pacificazione del regno franco
La guerra civile si può considerare terminata nel 719, ma vi furono ancora due episodi che possono essere considerati parte di essa:
-nel 720[29] e nel 721, Carlo inseguì Ragenfrido e devastò l'Andegavis[16], e
-nel 724, dopo che si era sollevato, Carlo invase l'Andegavis, ne assediò la capitale e devastò la regione, rientrando in Austrasia carico di bottino[26].
Appena divenuto maggiordomo dei tre regni, Carlo mise ordine intorno a sé, estromesse il vescovo di Reims Rigoberto, favorevole a Plectrude. Poi, poco per volta, riprese il controllo di tutto il regno franco, ristabilendo i confini che aveva all'epoca di suo padre, Pipino di Herstal: attaccando e combattendo i Sassoni, nel 718[25]e nel 720[19]. Nel 719, alla morte di Clotario IV[30][22][19], Carlo, tramite i suoi ambasciatori[26], offrì un accordo di amicizia a Oddone I[30] in cambio della consegna di Chilperico II[22] che gli venne consegnato[26] col tesoro reale[27][30].
Dopo che Chilperico II era rientrato nel regno dei Franchi, Carlo Martello, lo riconfermò re[30] di tutti i Franchi[7].
Chilperico morì, dopo cinque anni di regno, tra il 720[19] ed il 721[20] e Carlo cercò nelmonastero di Chelles il figlio di Dagoberto III, che, dopo un anno di attesa[26], divenne re di tutti i Franchi col nome di Teodorico IV[30].
Nel 723, secondo gli Annales Petaviani, senza farne il nome due nipoti, figli di Drogone, probabilmente Arnolfo con uno dei suoi fratelli (o Goffredo o Pipino) si ribellarono all'autorità di Carlo[31], che però li sconfisse e durante la rivolta uno dei due fratelli, probabilmente Pipino, morì[31].
Dopo aver domato questa rivolta familiare, nonostante che Carlo fosse malato[31], e schiacciato quella dell'anno successivo in Andegavis, sopra citata, il regno poteva considerarsi definitivamente pacificato, anche se il nemico di Carlo, Ragenfrido morì solo nel 731, dopo aver governato la regione colpermesso di Carlo[32].
Solo nel 733, vi fu un tentativo di ribellione in Burgundia, ma Carlo intervenne occupò Lione[33] e tutte le altre città della Burgundia[32], dopo aver concordato una tregua, mise fine alla rivolta[33].
[modifica] Rafforzamento dei Confini ed espansione
Carlo sin dall'inizio del suo potere non cessò mai di combattere i nemici esterni, tutti i popoli confinanti del regno: nel 718, entrò in Sassonia, arrecando gravi distruzioni[31], nel 720 ritornò in Sassonia[31][34], dopo che nel 719, i Sassoni avevano subito delle perdite a Soissons e nella zona circostante[34].
Nel 725, Carlo radunò un imponente esercito, passò il Reno[35], assoggettò Alemanni e Svevi[16], attraversò i loro territori, arrivando al Danubio[35] e attraversatolo, combatté contro i Bavari[36], sottomettendoli[30]. Rientrò nel regno dei Franchi con ingenti tesori e con una matrona di nome Bilitrude e la nipote, Sonechilde[35].
Nel 728, Carlo entrò ancora in guerra con Sassoni e Bavari[37].
Nel 730, Carlo combatté gli Alemanni che furono soggiogati[30] e il loro duca, Lanfrido, morì. Poi soggiogò anche Svevi e Bavari[30].
Nel 731, Carlo venuto a conoscenza, tramite messaggeri, che Oddone I d'Aquitania, aveva intenzione di recedere dall'alleanza col regno dei Franchi, radunò l'esercito, per due volte[22], attraversò la Loira e, per due volte, mise in fuga Oddone e devastò l'Aquitania[22] e dopo aver annesso parte della regione rientrò con un grande bottino[35].
Nel 733, per il continuatore del cronista Fredegario (mentre per gli Annales Mettenses era il 736[38]) Carlo audacemente si attrezzò di una forza navale, sia in Neustria che in Austrasia, penetrando tra le isole della Frisia, pose il campo sul fiume Burdine, per poter attaccare i Frisoni, un popolo marittimo, che si era ribellato; il nuovo (il precedente re, Redboldo, era morto nel 719[39]) re dei Frisoni, Poppo fu ucciso ed il loro esercito fu disfatto, la popolazione sterminata[40] e distrusse bruciandoli i loro sacri idoli pagani. Rientrò nel regno dei Franchi vincitore carico di bottino e di prigionieri[35].
Nel 735, Carlo attaccò in Vasconia, sconfiggendo Oddone I che morì[41]. Allora Carlo, combattendo contro i figli di Oddone I, Hunaldo e Hattone[40] giunse alla Garonna conquistò la città di Bordeaux e il castello di Blavia, si impossessò di tutta la regione[35] e Hattone fu catturato e imprigionato[40]. Concesse però il ducato al figlio di Oddone I, Hunaldo, che promise fedeltà a Carlo e ai suoi figli, Carlomanno e Pipino III detto il Breve[38].
[modifica] Arresto dell'invasione arabo-islamica
| Per approfondire, vedi la voce espansione islamica. |
Nel 733 Carlo dovette affrontare gli eserciti musulmani del governatore di al-Andalus ʿAbd al-Raḥmān al-Ghāfiqī. In effetti, già dal 711, gli Arabi e i loro ausiliari berberi avevano occupato la Penisola iberica, continuando lentamente ad avanzare verso il Nord, al di qua dei Pirenei, conquistando nel 725 la Languedoc e una gran parte della attuale Borgogna, pronti a penetrare nel cuore del territorio franco.
Grazie all'intervento di Eudes, duca d'Aquitania, essi furono bloccati una prima volta a Tolosa nel 731. Forte della sua vittoria, il duca d'Aquitania volle prevenire il ritorno dei musulmani di Spagna alleandosi al governatore berbero di Settimania. Questi, chiamato Munuza, era in rivolta contro i suoi correligionari di Spagna. Eudes gli dette sua figlia in sposa ma Munuza fu ucciso affrontando il governatore di Spagna al-Ghāfiqī. Quest'ultimo mandò una spedizione punitiva contro gli Aquitani per poi avviare, nel 732, un'offensiva attraverso la frontiera franca allo scopo, fra gli altri, d'andare a saccheggiare il santuario di san Martino di Tours, ricco di offerte votive.
In questa occasione il duca Eudes non poté bloccarlo da solo e chiese a Carlo di venire in suo aiuto. Nell'ottobre gli eserciti di Carlo e del duca furono riuniti per fronteggiare la razzia che avvenne il 19 (o il 17) ottobre 732 a Moussais, nell'attuale comune di Vouneuil-sur-Vienne, fra Tours e Poitiers. Carlo fece di tutto per evitare lo scontro e limitare il saccheggio ai dintorni. Ciò ebbe il duplice effetto di riempire di bottino i musulmani, rendendoli meno mobili e smaniosi. Al termine di sei giorni di saccheggio la battaglia fu abbastanza breve: Carlo uccise al-Ghāfiqī e questo fece decidere le truppe spagnole a riprendere le vie del ritorno.
Lo scontro di Poitiers in sé e per sé dovette essere di modeste dimensioni, di durata giornaliera e senza vincitori né vinti[42]. La "battaglia" non fermò le scorrerie saracene nella Gallia-Francia: nel 734 infatti veniva presa Avignone e contemporaneamente veniva saccheggiata Arles. Nel 737 gli arabi arrivarono a saccheggiare la Borgogna, dove prelevarono una gran quantità di schiavi da portare in Spagna. Carlo Martello era impegnato nelle campagne militari nel sud della Francia, ma i continui doppi giochi di alleanze trasversali e di tradimenti rese impossibile una netta divisione tra i due schieramenti, tanto che ad alcuni franchi i raid musulmani facevano anche comodo, all'interno di una lotta molto complessa per il potere. L'esaurirsi della spinta araba fu graduale e probabilmente fu la conclusione di un processo naturale di esaurimento delle forze. Se si dovesse scegliere un evento significativo dell'arresto sarebbe più sensato indicare la distruzione della flotta araba durante l'assedio a Costantinopoli del 717, ma il fatto che fosse riuscito grazie ad un imperatore "eretico", Leone III, mise già da allora in una luce secondaria l'evento agli occhi degli occidentali.
Comunque è rilevante come man mano che il potere della dinastia merovingia andava diminuendo, durante il periodo detto dei "re fannulloni", i maggiordomi di palazzo Pipinidi accrebbero il loro potere, al quale mancava ormai il solo titolo.
Secondo alcuni autori fu a seguito di questa vittoria che Carlo fu soprannominato Martello, dal momento che aveva violentemente colpito le truppe musulmane a mo' di martello (il martello era all'epoca anche un'arma da combattimento). Secondo altri studiosi, approfittando della debolezza del duca Eudes, egli s'era impadronito dei vescovadi della Loira, quindi era disceso nel Midi, che aveva saccheggiato coscienziosamente e da cui aveva cacciato i capi musulmani che vi si erano insediati qualche anno prima. Solamente allora, secondo questi autori, egli avrebbe guadagnato il soprannome di Martello, senza dubbio non nel senso positivo del termine che s'è voluto far credere (almeno per le popolazioni). Comunque sia, è certo che questo soprannome ha «colpito» soprattutto gli animi: cosa che contribuì alla creazione del mito di Carlo Martello, mito ripreso e amplificato da numerosi storici non troppo «nazionalisti».
Nel 737 Carlo riconquistò Avignone con suo fratello Childebrando ma non riuscì a riprendere Narbonne.
S'alleò ai Longobardi per riconquistare la Provenza. Tutti coloro che avevano collaborato con gli Arabi furono puniti e i loro beni donati ai guerrieri franchi. Gli Arabi rimasero in possesso solo di Narbonne ed è certo che tutte queste battaglie contribuirono grandemente a unificare il regno franco attorno a Carlo Martello.
[modifica] Riforma agraria e militare
Importante fu invece la riorganizzazione del regno dei Franchi in vista di una sua militarizzazione, ristrutturando la proprietà agraria in maniera da poter disporre da una classe di guerrieri dotati di cavallo, rapidi e forti grazie anche all'adozione di nuove tecniche e/o strumenti come la staffa, che permetteva uno scontro frontale a cavallo tramite l'ancorazione delle lance. Carlo mise come proprietari dei terreni più importanti esponenti di famiglie a lui fedeli, spianando la strada a un consenso per una futura appropriazione del trono. Incontrò una forte resistenza ecclesiastica, avendo egli espropriato molte terre di diocesi e monasteri, alla quale rispose in maniera dura contro i più ostili oppositori, esautorandoli e sostituendoli con persone di fiducia e, più prudente nei confronti della Chiesa franca in generale, cercando un miglior rapporto diretto con il papato, sostenendo ad esempio le campagne missionarie verso i frisoni, gli alamanni e i turingi.
[modifica] Discendenza
Carlo martellò sposò tra il 708 ed il 709 Rotrude di Tréves da cui ebbe:
- Carlomanno (707 – 17 agosto 754), maggiordomo di Palazzo d'Austrasia (741-747). Monaco di Montecassino.
- Pipino III detto il Breve (v.715-† 768), maggiordomo di Palazzo di Borgogna (741), di Neustria (741) e d'Austrasia (747), re dei Franchi (751). sposa nel 744 Bertrada o Bertha di Laon, detta dal Grande Piede
- Hiltrude (720-† 754). sposa di Odilone di Baviera
- Hadeloga o Auda, detta santa Hadeloga (?-† 751). sposa di Teodorico.
Sposa nel 725 Swanachilde di Baviera
Sposa infine Ruodaide
- Bernardo (725-† 787), abate e conte di Saint-Quentin.
- Jérome (?-† ca.775), abate di Saint-Quentin.
- Remigio di Rouen (?-† 771), Arcivescovo di Rouen.
[modifica] Creazione della dinastia carolingia
Alla morte del re Teodorico IV (737) Carlo, forte del suo enorme potere, decise di non scegliergli un successore, tanto insignificante era diventato il ruolo assolto dai monarchi merovingi. Assunse quindi direttamente il potere regio franco e regnò in modo del tutto illegale fino alla morte. Il suo corpo fu inumato a Saint-Denis.
Morto Carlo, il suo potere fu diviso fra i due figli:
- Carlomanno, che ottenne l'Austrasia, l'Alemannia e la Turingia
- Pipino il Breve, che ottenne la Neustria, la Burgundia e la Provenza
Malgrado non avesse mai ottenuto il titolo di re, egli ebbe maggior potere di tutti i sovrani franchi dell'epoca, visto che la dinastia merovingia era già a quel momento in piena decadenza. Il suo potere segnò i primi passi della linea carolingia, confermata dall'investitura di Pipino il Breve il 28 luglio 754.
[modifica] Carlo Martello nelle opere musicali
Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers è una canzone satirica del cantautore italiano Fabrizio De André, il cui testo è stato scritto dall'attore Paolo Villaggio, pubblicata nel 1963.
[modifica] Note
- ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex chronico virdunensi Hugonis abbatis , Pag 362-363
- ^ a b (LA) Annales Marbacenses, pag 4 15-20
- ^ a b c Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, CIII
- ^ a b c d e f g h (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi , Pag 345
- ^ Fredegari, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, C
- ^ (LA) Cronicon Mossiacensis , pag Pag 289
- ^ a b c (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour , Pag 697
- ^ (LA) Annales Mettenses, pag 18
- ^ (LA) Annales Mettenses, pag 16
- ^ a b c d (LA) Domus Carolingiae genealogia , Pag 311
- ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex vita S. Leutfredi , Pag 645 C
- ^ a b c d e f g h Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, CV
- ^ a b c d e f g (LA) Cronicon Mossiacensis , Pag 290
- ^ (LA) Annales Mettenses, pag 20
- ^ (LA) Annales Mettenses, pag 21
- ^ a b c (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Annalium Fuldensium pars prima , Pag 343-345
- ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Hepidanni monachi S, Galli , Pag 316
- ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour , pag 691
- ^ a b c d e f (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Hermanni contracti , pag 329
- ^ a b c d e f g (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour , Pag 698
- ^ a b c Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CVI
- ^ a b c d e f g h i j k (LA) Cronicon Mossiacensis , pag 291
- ^ (LA) Annales Mettenses, pag 22
- ^ (LA) Annales Mettenses, pag 24
- ^ a b c (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico S. Benigni , pag 318
- ^ a b c d e f g h Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CVII
- ^ a b (LA) Annales Mettenses, pag 26
- ^ (LA) Annales Marbacenses, pag 5
- ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Annales Laurissenses minores , Pag 114-115
- ^ a b c d e f g h (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi , pag 346
- ^ a b c d e (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Annales Petaviani , Pag 7
- ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour , pag 701
- ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, CIX
- ^ a b (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Annales Laureshamenses , Pag 24
- ^ a b c d e f Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, CVIII
- ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour , pag 699
- ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour , pag 700
- ^ a b (LA) Annales Mettenses, pag 28
- ^ (LA) Annales Xantenses, pag 36
- ^ a b c (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour , pag 702
- ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi , Pag 347
- ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, pag. 144.
[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti primarie
- (LA) Fredegario, FREDEGARII SCHOLASTICI CHRONICUM CUM SUIS CONTINUATORIBUS, SIVE APPENDIX AD SANCTI GREGORII EPISCOPI TURONENSIS HISTORIAM FRANCORUM.
- (LA) Annales Marbacenses.
- (LA) Annales Mettenses Priores.
- (LA) Annales Xantenses.
- (LA) Monumenta Germaniae historica: Domus Carolingicae genealogia.
- (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus.
- (LA) Monumenta Germaniae historica: Cronicon Mossiacensis.
- (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius.
[modifica] Letteratura storiografica
- Christian Pfister, La Gallia sotto i Franchi merovingi. Vicende storiche in Storia del mondo medievale, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 688-711.
- Becher Matthias, Carlo Magno, Il Mulino, Bologna, 2000.
- Pierre Riché, Les Carolingiens, une famille qui fit l'Europe. ISBN 2-01278-851-3
- Jean-Charles Volkmann, Bien Connaître les généalogies des rois de France, Ed. Jean-Paul Gisserot, ISBN 2-87747-208-6
- Michel Mourre, Frédéric Haboury, Le petit Mourre. Dictionnaire de l'Histoire, Larousse, 2001, ISBN 203505169X
- Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 88-00204-740
- Schedelsche Weltchronik,(tedesco, fonte del nome Marcello)
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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| Predecessore: | Re di Austrasia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Dagoberto III | 715-717 | Clotario IV | I |
| Clotario IV | 719-720 | Teodorico IV | II |
| Teodorico IV | 737-743 | Childerico III | III |