Carlo Martello

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Carlo Martello
Carlo Martello
Statua di Carlo Martello realizzata da Jean-Baptiste Joseph Debay (1802-1862). Galleria della Reggia di Versailles.
Sovrano (di fatto) di tutti i Franchi
In carica 737741
Predecessore Teodorico IV[1]
Successore Childerico III, che fu nominato re poco prima[2] (o alcuni mesi dopo[3]) la morte di Carlo Martello
Altri titoli maggiordomo di palazzo
Nascita circa 690
Morte Quierzy, 11 novembre 741[4]
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis, Francia.
Dinastia Carolingi
Padre Pipino di Herstal
Madre Alpaïde di Bruyères
Coniugi Rotrude di Treviri
Swanachilde
Figli Carlomanno
Pipino III detto il Breve e
Iltrude, di primo letto
Landrada e
Alda, di primo o secondo letto
Grifone, di secondo letto
Bernardo
Geronimo e
Remigio di Rouen, illegittimi

Carlo detto Martello (Carolus Martellus o Carolus Tudes, in alcuni cronisti antichi[5]) o anche Marcello (690 circa – Quierzy-sur-Oise, 11 novembre 741[4]) fu un Maggiordomo di palazzo dei regni merovingi di Austrasia dal 716, di Burgundia dal 717 e di Neustria dal 719 sino alla sua morte, che per quattro anni, dal 737 al 741, esercitò il potere regale pur non avendone il titolo.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Carlo era l'unico figlio del Maggiordomo di palazzo di Austrasia ed in seguito maggiordomo di palazzo di tutti i regni dei Franchi[6], Pipino di Herstal (o Pipino II, che era figlio di Ansegiso) e di Alpaïde di Bruyères[7], (ca. 650-† 717), di cui non si conoscono gli ascendenti, ma che secondo l'Ex Chronico Sigeberti monachi era sorella di un certo Dodone, domestico di Pipino II, che martirizzò il vescovo di Liegi, San Lamberto[8].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

L'anonimo continuatore del cronista Fredegario ci dice che Pipino II, dopo Plectrude[9], sposò un'altra donna nobile ed elegante di nome Alpaide, che gli diede un figlio, chiamato Carlo, nome che vuol dire coraggioso. Il bambino crebbe, spavaldo ed elegante, per cui il suo nome gli si addiceva ottimamente[7].

Alla morte del fratellastro[10], nel 708[11][12], Drogone, l'altro fratellastro, Grimoaldo, già maggiordomo del palazzo di Neustria[13][14], divenne anche maggiordomo di Borgogna[8] e governò i due regni, anche con l'aiuto di Carlo[15].

Carlo era nato da un matrimonio di secondaria importanza tra Pipino di Herstal e Alpaïde di Bruyères, rispetto a Grimoaldo nato dal primo matrimonio, più importante, del padre con Plectrude (figlia del conte palatino, Ugoberto (?-† 698) e di Sant'Erminia). Carlo quindi aveva meno diritto del fratellastro a ricevere l'eredità del padre. Ma alla morte di Pipino, nel dicembre del 714), per un ribaltamento della fortuna, Carlo aveva tutte le carte in regola per assumere la carica di Maggiordomo di palazzo già ricoperta dal genitore defunto, in quanto Grimoaldo era stato assassinato, pochi mesi prima (nel 714, Grimoaldo si era recato a trovare il padre che era a Liegi, malato[16] e mentre, in quella città, pregava sulla tomba di San Lamberto di Maastricht[17] fu assassinato da tale Rangario[16], uomo di fiducia del suocero, il re Redbaldo di Frisia[8] e Teodoaldo, figlio di Grimoaldo, fu nominato maggiordomo di palazzo di Neustria e di Burgundia[16] da re Dagoberto III[14], per volere del nonno, Pipino II[17]). Ma poiché Carlo era considerato figlio illegittimo, Plectrude, la prima moglie di Pipino, fece di tutto per allontanarlo dal potere e proteggere l'avvenire del nipotino Teodebaldo, di appena sei anni, che avendo ereditato alla morte del nonno, Pipino, anche l'Austrasia, si trovò ad essere maggiordomo di tutti i regni Franchi[14], sotto la reggenza della nonna, Plectrude[16], che fece imprigionare il figliastro, Carlo[8], che aspirava ad essere maggiordomo d'Austrasia[16]. Ma tutto ciò non teneva conto dell'opinione dei Franchi, che non accettavano che una donna governasse tutti e tre i regni. La rivolta scoppiò in Neustria che iniziò una sedizione contro Teodoaldo[8] e raccolto un esercito, nella foresta Cotia[17], vicino a Compiègne, i neustriani si scontrarono con lo smisurato esercito austrasiano di Teodebaldo[18] che si diede alla fuga[16]. Iniziò così, nel regno dei Franchi, un periodo di turbolenza e di guerra civile e in Neustria, in quello stesso anno, fu nominato maggiordomo Ragenfrido[19].

La guerra civile[modifica | modifica sorgente]

Ragenfrido strinse un'alleanza col re di Frisia Redbaldo[20], col quale, sempre nel 715, attaccò l'Austrasia arrivando sino alle sponde della Mosa[16] devastando la regione[17]. Fu in quel periodo, che Carlo riuscì a evadere e alla testa degli austrasiani affrontò sia Redboldo[21]che gli Alemanni che si erano ribellati, guidati dal duca Lantfrido, il cui successore Tebaldo, scacciò dall'Alsazia Pirmino di Murbach[22].

Dinastia carolingia
Pipinidi
Arnolfingi
Carolingi
Dopo il Trattato di Verdun (843)

Sempre nel 715, alla morte del re dei Franchi, Dagoberto III, Ragenfrido chiamò sul trono l’ormai ultra quarantenne monaco Daniele (il figlio secondogenito del re dei Franchi Sali della dinastia merovingia, Childerico II e di Bilichilde[23])[8][11], che, dopo aver fatto ricrescere i capelli[17], salì al trono come Chilperico II[14][6].

Ragenfrido e Chilperico II, che aveva rinnovato l'alleanza col re di Frisia Redbaldo[16][17], nel 716, attraversarono le Ardenne[7]e invasero l'Austrasia e, dopo averla devastata[24], arrivarono al Reno[17] e raggiunta Colonia[25], dove Plectrude si era rinchiusa col nipote Teodeoaldo, e la posero sotto assedio[26]. Carlo Martello, dopo aver sconfitto e disperso i Frisoni[27], tentò di liberare Colonia dall'assedio, ma dopo aver subito ingenti perdite (Battaglia di Colonia) si dovette ritirare[26]. Così Plectrude ed il nipote accettarono Chlperico II come re dei Franchi e Ragenfrido maggiordomo di Neustria[27], e inoltre cedettero loro buona parte della Borgundia e parte dell'Austrasia[25].

Carlo che, nel frattempo, era stato nominato maggiordomo d'Austrasia dalla nobiltà[25], si appostò ad Amblava, vicino a Liegi, e sorprese l'esercito neustriano[25], sulla via del ritorno[27], e Chilperico II e Raginfredo furono sopraffatti[28]. Successivamente Carlo li inseguì e nel 717, dopo aver loro offerto invano la pace[27], nella domenica delle Palme[25], li sconfisse[29] a Viciago[25], li mise in fuga[30] e li inseguì sino a Parigi[26], devastando i territori sino al fiume Wifera[30], riuscendo così a liberare l'Austrasia. Dopo aver liberarato l'Austrasia, Carlo rientrò a Colonia da vincitore[27], Plectrude dovette cedergli tutti i poteri e i titoli[27] che erano stati di suo padre[31]. Carlo Martello, in quello stesso anno, in opposizione a Chilperico II, si proclamò re di Austrasia, Clotario IV[24], legittimo erede di Dagoberto III.

Nel 718, Chilperico II e Ragenfrido, dopo la sconfitta a Vinciago, si allearono col duca d'Aquitania e duca di Guascogna, Oddone I[24], riconoscendogli il titolo di re[31] che intervenendo col suo esercito di Vasconi[31] partecipò alle battaglie contro il regno d’Austrasia[8]ed il suo maggiordomo di palazzo, Carlo Martello[32], sino alla battaglia di Soissons del 719, dove si diede alla fuga e, riuscendo a sfuggire[8] a Carlo Martello, Oddone si rifugiò ad Orleans[31], assieme a Chilperico II che riuscì ad attraversare la Loira, mettendo in salvo il tesoro reale[27]. Mentre Ragenfrido, che si era ritirato nei suoi domini in Angiò, fu destituito dalla carica[33] di maggiordomo di palazzo di Neustria.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile dei Franchi 715-719.

Pacificazione del regno franco[modifica | modifica sorgente]

I regni dei Franchi, alla morte di Pipino di Herstal. Si noti che l'Aquitania (in giallo) non era controllata dagli Arnolfingi, mentre la Neustria e la Burgundia ( in rosa) si erano unite per contrastare il dominio degli Arnolfingi. Solo l'Austrasia (in verde) appoggiò lealmente, prima Teodoaldo e dopo la sconfitta di quest'ultimo, Carlo Martello. Si noti inoltre che tutti i regni e i ducati dei popoli germanici ad est del Reno, a quel tempo erano al di fuori della sovranità dei regni Franchi.

La guerra civile si può considerare terminata nel 719, ma vi furono ancora due episodi che possono essere considerati parte di essa: nel 720[34] e nel 721, Carlo inseguì Ragenfrido e devastò l'Andegavis[21]; nel 724, dopo che si era sollevato, Carlo invase l'Andegavis, ne assediò la capitale e devastò la regione, rientrando in Austrasia carico di bottino[31].

Appena divenuto maggiordomo dei tre regni, Carlo mise ordine intorno a sé, estromise il vescovo di Reims Rigoberto, favorevole a Plectrude. Poi, poco per volta, riprese il controllo di tutto il regno franco, ristabilendo i confini che aveva all'epoca di suo padre, Pipino di Herstal: attaccando e combattendo i Sassoni, nel 718[30]e nel 720[24]. Nel 719, alla morte di Clotario IV[35][27][24], Carlo, inviò i suoi ambasciatori[31], offrì un accordo di amicizia a Oddone I[35] in cambio della consegna di Chilperico II[27] che gli venne consegnato[31] col tesoro reale[32][35]. Dopo che Chilperico II era rientrato nel regno dei Franchi, Carlo Martello, lo riconfermò re[35] di tutti i Franchi[11].

Chilperico morì, dopo cinque anni di regno, tra il 720[24] ed il 721[25] e Carlo cercò nell'abbazia di Chelles il figlio di Dagoberto III, che, dopo un anno di attesa[31], divenne re di tutti i Franchi col nome di Teodorico IV[35].

Nel 723, secondo gli Annales Petaviani, che non ne fanno i nomi, due nipoti, figli di Drogone, probabilmente Arnolfo con uno dei suoi fratelli (o Goffredo o Pipino) si ribellarono all'autorità di Carlo[36], che però li sconfisse e durante la rivolta uno dei due fratelli, probabilmente Pipino, morì[36]. Dopo aver domato questa rivolta familiare, nonostante che Carlo fosse malato[36], e schiacciato quella dell'anno successivo in Andegavis, sopra citata, il regno poteva considerarsi definitivamente pacificato, anche se il nemico di Carlo, Ragenfrido morì solo nel 731, dopo aver governato la regione colpermesso di Carlo[37]. Solo nel 733, vi fu un tentativo di ribellione in Burgundia, ma Carlo intervenne occupò Lione[38] e tutte le altre città della Burgundia[37], dopo aver concordato una tregua, mise fine alla rivolta[38].

Rafforzamento dei confini ed espansione[modifica | modifica sorgente]

Carlo sin dall'inizio del suo potere non cessò mai di combattere i nemici esterni, tutti i popoli confinanti del regno: nel 718, entrò in Sassonia, arrecando gravi distruzioni[36], nel 720 ritornò in Sassonia[36][39], dopo che nel 719, i Sassoni avevano subito delle perdite a Soissons e nella zona circostante[39]. Nel 725, Carlo radunò un imponente esercito, passò il Reno[40], assoggettò Alemanni e Suebi[21], attraversò i loro territori, arrivando al Danubio[40] e attraversatolo, combatté contro i Bavari[41], sottomettendoli[35]. Rientrò nel regno dei Franchi con ingenti tesori e con una matrona di nome Bilitrude e la nipote, Sonechilde[40], che divenne la sua seconda moglie.

Nel 728, Carlo entrò ancora in guerra con Sassoni e Bavari[42]. Nel 730, combatté gli Alemanni che furono soggiogati[35] e il loro duca, Lanfrido, morì. Poi soggiogò anche Svevi e Bavari[35]. Nel 731, Carlo venuto a conoscenza, tramite messaggeri, che Oddone I d'Aquitania, aveva intenzione di recedere dall'alleanza col regno dei Franchi, radunò l'esercito, per due volte[27] attraversò la Loira e per due volte mise in fuga Oddone, devastò l'Blavia[non chiaro][27] e dopo aver annesso parte della regione rientrò con un grande bottino[40].

Nel 733, per il continuatore del cronista Fredegario (mentre per gli Annales Mettenses era il 736[43]) Carlo audacemente si attrezzò di una forza navale, sia in Neustria che in Austrasia, penetrando tra le isole della Frisia, pose il campo sul fiume Burdine, per poter attaccare i Frisoni, un popolo marittimo, che si era ribellato; il nuovo (il precedente re, Redboldo, era morto nel 719[44]) re dei Frisoni, Poppo fu ucciso ed il loro esercito fu disfatto, la popolazione sterminata[45] e distrusse bruciandoli i loro sacri idoli pagani. Rientrò nel regno dei Franchi vincitore carico di bottino e di prigionieri[40].

Nel 735, Carlo attaccò in Vasconia, sconfiggendo Oddone I che morì[2]. Allora Carlo, combattendo contro i figli di Oddone I, Hunaldo e Hattone[45] giunse alla Garonna conquistò la città di Bordeaux e il castello di Blavia, si impossessò di tutta la regione[40] e Hattone fu catturato e imprigionato[45]. Concesse però il ducato al figlio di Oddone I, Hunaldo, che promise fedeltà a Carlo e ai suoi figli, Carlomanno e Pipino III detto il Breve[43].

Nel 737, Carlo sconfisse ancora i Sassoni, rendendoli suoi tributari[34]. Nel 738, i Sassoni, che occupavano un territorio oltre il Reno, si erano ribellati. Carlo passò il Reno alla confluenza col Lippia. La popolazione si dimostrò saggia ed offrì ostaggi e continuò ad essere tributaria, per cui Carlo rientrò vincitore[46].

Arresto dell'invasione arabo-islamica[modifica | modifica sorgente]

Carlo alla battaglia di Poitiers. Olio di Charles de Steuben, dipinto tra il 1834 e il 1837 (Musei della Reggia di Versailles, Francia).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi espansione islamica.

Nel 732 Carlo dovette affrontare gli eserciti musulmani del governatore di al-Andalus ʿAbd al-Raḥmān al-Ghāfiqī. In effetti, già dal 711, gli Arabi e i loro ausiliari berberi avevano occupato la Penisola iberica, continuando lentamente ad avanzare verso il Nord, al di qua dei Pirenei, e attorno al 720 i Saraceni che avevano invaso la Settimania occuparono Narbona; dopo invasero l’Aquitania e posero l’assedio a Tolosa[17]. Oddone I d'Aquitania, con un esercito di Aquitani e di Franchi[17], il 9 giugno 721, attaccò all’improvviso e ottenne una schiacciante vittoria sul Wali di al-Andalus (governatore della Spagna) l’emiro Al-Samh ibn Malik al-Khawlani: in questo scontro, conosciuto come Battaglia di Tolosa, i saraceni si diedero alla fuga e molti di loro morirono[17], liberando così l'Aquitania[47]. Oddone I fermò in Borgogna la razzia del nuovo wali di al-Andalus, l’emiro ʿAnbasa ibn Suḥaym al-Kalbī (chiamato Ambiza dalle cronache cristiane dell'epoca), nel 725 a Sens, costringendolo a interrompere la razzia e ritornare in Spagna, dopo che aveva espugnato Carcassonne ed era arrivato sino a Nimes, senza combattere, inviando gli ostaggi a Barcellona[17] ed aver fatto un grande bottino dopo aver saccheggiato Autun[27]; poi nel 726, sconfisse Ambiza, all'inizio della razzia, e lo uccise in battaglia[41].

I Saraceni, nell’autunno del 731, approfittando del fatto che Carlo Martello, non gradendo l’indipendenza dell’Aquitania, la stava invadendo, attaccarono e presso Bordeaux, nel 732, ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAbd Allāh al-Ghāfiqī, ottenne una schiacciante vittoria su Oddone, nella Battaglia della Garonna[17]. Secondo l'anonimo continuatore del cronista Fredegario e gli Annales Mettenses ʿAbd al-Raḥmān al-Ghāfiqī fu chiamato dallo stesso Oddone I per poter contrastare Carlo Martello[40][48], ma che una volta arrivati a Bordeaux cominciarono ad uccidere[48] e a bruciare delle chiese[40]. Anche secondo la Cronaca di Ermanno il Contratto, i Saraceni, chiamati da Oddone I, devastarono la Gallia[49], inclusa l'Aquitania[37]. Allora Oddone fu costretto a rivolgersi al suo antagonista più inviso, Carlo Martello, che, dopo la riconciliazione[2], intervenne e a Poitiers, facendo strage di nemici[49], sconfisse[48] e uccise ʿAbd al-Raḥmān al-Ghāfiqī[4][40], in un sabato del mese di ottobre del 732 (cento anni esatti dalla morte di Maometto). Secondo la Cronaca di Sigebert di Gembloux, Carlo uccise 375.000 nemici incluso il loro re Abdaraman[2].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Poitiers (732).

Lo scontro di Poitiers, secondo gli storici moderni, dovette essere di modeste dimensioni, di durata giornaliera e senza vincitori né vinti[50]. La "battaglia" non fermò le scorrerie saracene nella Gallia-Francia: nel 734, i Saraceni, guidati da Yusuf, figlio di Abd al-Raḥmān, si erano installati a Narbona e l'anno dopo, passato il Rodano, avevano conquistato Arles e tutta la sua provincia che tennero poi per quattro anni, portandovi morte e distruzione[27] ed avevano conquistato Avignone. Carlo reagì e già, nel 735, si diresse su Lione per fare un'incursione su Arles e Marsiglia[43].Poi, nel 737, strappò Avignone ai Saraceni, aiutati da Mauronto, duca della Provenza e li scacciò, sterminandoli[2]. Poi nuovamente Carlo, raccolto un grande esercito di Franchi e Burgundi, col fratellastro, Childebrando, si diresse in Provenza e occupò tutta la zona di Avignone, spingendosi sino al mare. Messo in fuga il duca Mauronto, sottomise tutta la regione cacciandone i saraceni[46]. Poi, passato il Rodano, li inseguì sino a Narbona dove assediò il re Athima[2]. Dalla Penisola iberica interviene un esercito di saraceni, guidato da Amor figlio di Calet che Carlo, lasciato parte del suo esercito a continuare l'assedio, andò incontro al nemico che incontrò al fiume Berre[4], dove avvenne la battaglia che Carlo vinse e rientrò in patria, dopo aver ucciso entrambi i re[2] e dopo aver scacciato i saraceni da tutta la Gotia[2], carico di bottino dopo aver distrutto Magdalena e dopo aver danneggiato (incendiato l'arena e le porte) Nîmes[4]. Nel 739, Arles era stata ancora catturata dai Saraceni e Carlo si alleò coi Longobardi per riconquistare la Provenza, con l'aiuto del re Liutprando[8](Carlo Martello ripagò poi Liutprando, rifiutando, per ben due volte, di calare in Italia a combattere i Longobardi, come gli veniva richiesto da papa Gregorio III, pur inviandogli molti doni[51]) riconquistò Arles, seminando il terrore tra i nemici, li mise in fuga e riconquistò la regione sino a Marsiglia[45]. Così i Saraceni vennero fermati. Carlo sconfisse Mauronto, duca di Provenza che aveva chiamato i Saraceni[2]. Tutti coloro che avevano collaborato con gli Arabi furono puniti e i loro beni donati ai guerrieri franchi. Gli Arabi rimasero in possesso solo di Narbona ed è certo che tutte queste battaglie contribuirono grandemente a unificare il regno franco attorno a Carlo Martello

L'esaurirsi della spinta araba fu graduale e probabilmente fu la conclusione di un processo naturale di esaurimento delle forze. Se si dovesse scegliere un evento significativo dell'arresto sarebbe più sensato indicare la distruzione della flotta araba durante l'assedio a Costantinopoli del 717, ma il fatto che fosse riuscito grazie ad un imperatore "eretico", Leone III, l'evento agli occhi degli occidentali fu messo già da allora in una luce secondaria.

La creazione di una dinastia carolingia e la morte[modifica | modifica sorgente]

Tomba di Carlo Martello a Saint-Denis.

Man mano che il potere della dinastia merovingia andava diminuendo, durante il periodo detto dei "re fannulloni", i maggiordomi di palazzo Pipinidi accrebbero il loro potere, al quale mancava ormai il solo titolo. Infatti, alla morte del re Teodorico IV, nel 737, Carlo, forte del suo enorme potere, decise di non scegliergli un successore, tanto insignificante era diventato il ruolo assolto dai monarchi merovingi. Assunse quindi direttamente il potere regio franco e regnò in modo del tutto illegale fino alla morte. Nel 740, messa fine a tutte la ribellioni[46], finalmente regnò la pace[52].

Rientrando nel regno, Carlo si ammalò a Verimbrea sul fiume Issara[51]. Carlo morì a Parigi[53], l'11 novembre del 741, dopo 23 anni e 6 mesi di governo e gli successero i figli Pipino (a cui aveva assegnato Burgundia, con Neustria, e Provenza) e Carlomanno (a cui aveva assegnato Austrasia, Alemannia e Turingia)[4]. Secondo Sigeberto, essendo già re Childerico III che aveva sostituito Teodorico IV[2]. Il suo corpo fu inumato a Saint-Denis[53].

Morto Carlo, il suo potere fu diviso fra i due figli[51]:

Malgrado non avesse mai ottenuto il titolo di re, egli ebbe maggior potere di tutti i sovrani franchi dell'epoca, visto che la dinastia merovingia era già a quel momento in piena decadenza. Il suo potere segnò i primi passi della linea carolingia, confermata dall'investitura di Pipino il Breve il 28 luglio 754.

Riforma agraria e militare[modifica | modifica sorgente]

Importante fu la riorganizzazione del regno dei Franchi in vista di una sua militarizzazione, ristrutturando la proprietà agraria in maniera da poter disporre da una classe di guerrieri dotati di cavallo, rapidi e forti grazie anche all'adozione di nuove tecniche e/o strumenti come la staffa, che permetteva uno scontro frontale a cavallo tramite l'ancoraggio delle lance. Carlo mise come proprietari dei terreni più importanti esponenti di famiglie a lui fedeli, spianando la strada a un consenso per una futura appropriazione del trono. Incontrò una forte resistenza ecclesiastica, avendo egli espropriato molte terre di diocesi e monasteri, alla quale rispose in maniera dura contro i più ostili oppositori, esautorandoli e sostituendoli con persone di fiducia e, più prudente nei confronti della Chiesa franca in generale, cercando un miglior rapporto diretto con il papato, sostenendo ad esempio le campagne missionarie verso i frisoni, gli Alamanni e i turingi.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Carlo Martello divide il regno dei Franchi tra i due figli maggiori, Carlomanno e Pipino III detto il Breve.

Carlo Martello sposò, tra il 708 ed il 709, Rotrude di Treviri (ca. 690-725), da cui ebbe:

Rimasto vedovo, sposò, nel 725, Swanachilde di Baviera, che gli diede un figlio:

Carlo dalla prima o dalla seconda moglie ebbe anche altre due figlie:

  • Landrada (?-?), che sposò il nobile Sigramno e fu madre di Crodegango, vescovo di Metz[54].
  • Alda o Audana (?-† 751) che sposò Teodorico[55], conte di Autun e madre di Guglielmo d'Aquitania, come è scritto in un documento dell'804, in occasione della fondazione del monastero di Gellone.

Nello stesso tempo Carlo ebbe almeno due concubine, che gli diedero tre figli. Con Rodaide ebbe:

Con un'altra concubina di cui non si conosce il nome ebbe:

Nelle opere musicali[modifica | modifica sorgente]

Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers è una canzone satirica del cantautore italiano Fabrizio De André, il cui testo è stato scritto in collaborazione con l'attore Paolo Villaggio, pubblicata nel 1963.

« Re Carlo tornava dalla guerra,
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor »
(Fabrizio De André, Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alla morte di Teodorico IV, Carlo Martello lo sostituì, di fatto, nel potere regale
  2. ^ a b c d e f g h i j (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi, p.347
  3. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, p.704
  4. ^ a b c d e f (LA) Cronicon Mossiacensis, p.292
  5. ^ Il soprannome Martello gli sarebbe stato assegnato dai cronisti molto tempo dopo (XI secolo), forse come diminutivo di Marte, il dio romano della guerra, oppure in quanto Carlo colpì tutti i popoli confinanti come il martello del fabbro batte i metalli
  6. ^ a b (LA) Annales Marbacenses, pp.415-20
  7. ^ a b c Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, CIII
  8. ^ a b c d e f g h i (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi, p.345
  9. ^ Fredegari, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, C
  10. ^ (LA) Cronicon Mossiacensis, p.289
  11. ^ a b c (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, p.697
  12. ^ (LA) Annales Mettenses, p.18
  13. ^ (LA) Annales Mettenses, p.16
  14. ^ a b c d (LA) Monumenta Germaniae historica, tomus II: Domus Carolingiae genealogia, p.311
  15. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex vita S. Leutfredi, p.645 C
  16. ^ a b c d e f g h Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, CV
  17. ^ a b c d e f g h i j k l (LA) Cronicon Mossiacensis, p.290
  18. ^ (LA) Annales Mettenses, p.20
  19. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex chronico virdunensi Hugonis abbatis, pp.362-363
  20. ^ (LA) Annales Mettenses, p.21
  21. ^ a b c (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Annalium Fuldensium pars prima, pp.343-345
  22. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Hepidanni monachi S. Galli, p.316
  23. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, p.691
  24. ^ a b c d e f (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Hermanni contracti, p.329
  25. ^ a b c d e f g (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, p.698
  26. ^ a b c Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CVI
  27. ^ a b c d e f g h i j k l m (LA) Cronicon Mossiacensis, p.291
  28. ^ (LA) Annales Mettenses, p.22
  29. ^ (LA) Annales Mettenses, p.24
  30. ^ a b c (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico S. Benigni, p.318
  31. ^ a b c d e f g h Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CVII
  32. ^ a b (LA) Annales Mettenses, p.26
  33. ^ (LA) Annales Marbacenses, p.5
  34. ^ a b (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Annales Laurissenses minores, pp. 114-115
  35. ^ a b c d e f g h (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi, p.346
  36. ^ a b c d e (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Annales Petaviani, p.7
  37. ^ a b c (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, p.701
  38. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, CIX
  39. ^ a b (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Annales Laureshamenses, p.24
  40. ^ a b c d e f g h i Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austrasyo, CVIII
  41. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, p.699
  42. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, p.700
  43. ^ a b c (LA) Annales Mettenses, p.28
  44. ^ (LA) Annales Xantenses, p.36
  45. ^ a b c d (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, p.702
  46. ^ a b c Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austrasio, CIX
  47. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Heridanni monachi S. Galli, p.316 d
  48. ^ a b c (LA) Annales Mettenses, p.27
  49. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Hermanni contracti, p.330
  50. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, p.144.
  51. ^ a b c Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars tertia, auctore anonymo austrasio, CX
  52. ^ (LA) Annales Mettenses, p.30
  53. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour, p.703
  54. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, tomus II: Pauli Gesta Episcoporum Mettensium, p.267
  55. ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus primus: Einhardi Annales, p.163

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Letteratura storiografica[modifica | modifica sorgente]

  • Ulrich Nonn, Das Bild Karl Martells in den lateinischen Quellen vornehmlich des VIII und IX Jahrhunderts, in "Frühmittelalterliche Studien", 4, 1970, pp. 70–137.
  • Pierre Riché, Les Carolingiens, une famille qui fit l'Europe. 1983 (2ª ed. 1997) ISBN 2-01278-851-3
  • Ulrich Nonn: Die Schlacht bei Poitiers 732. Probleme historischer Urteilsbildung, in Beiträge zur Geschichte des Regnum Francorum, a cura di Rudolf Schieffer, Sigmaringen 1990, pp. 37 e segg. ISBN 3-7995-7322-4
  • Karl Martell in seiner Zeit, a cura di Jörg Jarnut, Sigmaringen 1994, ISBN 3-7995-7337-2 (online sul sito Perspectivia.net).
  • Christian Pfister, La Gallia sotto i Franchi merovingi. Vicende storiche in Storia del mondo medievale, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 688-711.
  • Jean-Charles Volkmann, Bien Connaître les généalogies des rois de France, Ed. Jean-Paul Gisserot, 1999. ISBN 2-87747-208-6
  • Waltraud Joch, Legitimität und Integration. Untersuchungen zu den Anfängen Karl Martells, Husum 1999.
  • Paul Fouracre: The Age of Charles Martel, Harlow 2000.
  • Becher Matthias, Carlo Magno, Il Mulino, Bologna 2000.
  • Michel Mourre, Frédéric Haboury, Le petit Mourre. Dictionnaire de l'Histoire, Larousse, 2001, ISBN 203505169X
  • Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze 2006. ISBN 88-00204-740
  • Alessandro Angelucci, Carlo Martello e la battaglia di Poitiers: nuove proposte interpretative per un mito storiografico, in "I Quaderni del MAES" X (2007), pp. 91-119.
  • Marco Kamradt, Die frühfränkische Historiographie und die Schlacht von Vinchy am 21. März 717, in "Concilium Medii Aevi" X (2007), pp. 153-166 (online).
  • Andreas Fischer, Karl Martell, Stuttgart 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 807219 LCCN: n80121045

Predecessore Maggiordomo di palazzo di Austrasia Successore
Teodoaldo 716–741 Carlomanno
Predecessore Maggiordomo di palazzo di Borgogna Successore
Ragenfrido 717–741 Pipino il Breve
Predecessore Maggiordomo di palazzo di Neustria Successore
Ragenfrido 719–741 Pipino il Breve
Predecessore Sovrano di tutti i Franchi Successore
Teodorico IV 737-741 Childerico III